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Citazioni degli studiosi e critica a Raffaello

Citazioni degli studiosi e critica a Raffaello Sanzio (citazioni tratte dai “Classici dell’Arte”, Rizzoli Editore)

Quello che gli studiosi della Storia dell’arte hanno detto di Raffaello:

Raffaello aveva avuto la precisione del disegno, l’abile composizione, il costume la grazia i begli abbigliamenti, la bella e regolare disposizione delle figure secondo la prospettiva …:

invero gli era mancato il bei colore dei lombardi, ma questi a loro volta non avevano il senso delle proporzioni, il disegno e il costume; prova ne sia che lo stesso Poussin, il più gran pittore e il più sapiente mai esistito, dopo aver imitato per qualche tempo Tiziano, si è poi arrestato a Raffaello, dando così a conoscere che lo considerava superiore agli altri.  G. L. bernini (in P. fréart DE chantelou, Journal de voyage du Chevolier Bernin en Franco, 1665).

.. discepolo della bella natura e delle sue grandi idee … che Fiatone dice essere il più perfetto originale delle cose bèlle. A. félibien, Entretiens sur Ics Vies et les Ouvrages des plus exceUents Peintres Anciens et Modernes, 1666

… se non si è troppo versati in questo particolare gusto [della coerenza storica e della perfezione geometrica], in Italia, e soprattutto in Lombardia e a Venezia, di fronte alle opere di grandi pittori come Tiziano, Giorgione, Tintoretto, Veronese, Palma, Bassano e altri, eccellenti coloristi e ricchi in fatto di composizioni di figure, la vista rimane estremamente sorpresa : ciò che non accade con le opere del grande Raffaello e con altre dello stesso genere, le quali hanno però questo vantaggio: si insinuano dolcemente nell’animo e vi lasciano un’impressione tale che, quanto più si vedono, tanto più se ne resta appagati, poiché vi si scoprono pregi sempre nuovi.  A. bosse, Le peintre converty aux précises et uniuerseUes règles de son art, 1667

… con gli ultimi lineamenti dell’arte accrebbe al sommo la sua bellezza, riponendola nell’antica maestà di tutte quelle grazie e di que’ pregi arricchita che già un tempo la resero gloriosissima appresso de’ greci e de’ romani. G. P. bellori, Le vite de’ pittori, scultori et architetti moderni, 1672

… Queste Historie e questi bellissimi Dipinti [delle Stanze vaticane] che han forza d’imparadisare chiunque li rimira, degne sarebbero d’essere del continuo encomiate della Lingua e della Penna degl’Huomini dotti, e che la fama loro se ne volasse dall’uno all’altro Polo.  L. scaram uccia, Le finezze de’ pennelli italiani, 1674

… insegnò al mondo privo del lume del concettare e rappresentare istorie … C. C. malvasia (riferendo concetti di F. Albani, 1630 e.). Poiana pittrice, 1678

È qui [nell’imitazione degli “oggetti visibili”, nella quale consiste “l’essenza della pittura”] che Raffaello e la scuola romana non meritano che una mediocre considerazione. R. DE piles, Dissertations sur les ouvrages des plus fameux peintres comparés avec ceux de Rubens, 1681

… non fu superato in nulla, e sembra radunare in sé tutte le buone qualità degli antichi.  G. P. bellori, Descrizione delle immagini dipinte da Raffaello nelle camere del Palazzo … Vaticano, 1695

… tante sue belle parti perdono a non essere accompagnate da un colorito che attirasse il curioso ad ammirarle.  R, de pilis, 1708

Vedi come egli ha scelto il più perfetto ne’ corpi, per formare coll’armoniosa diversità delle parti la perfetta unione de’ mèmbri di sue figure. Mira come è stato in esse attaccato alla sodezza, alla forza ed al rilievo, senza staccarsi mai dalla tenerezza, dalla grazia e dal brio; come ha accordato l’orrido col piacevole, il severo col mite, il gioviale col tetro. Guarda la bizzarria de’ pensieri, il giudizioso modo di comporre, la proprietà dei contrasti, l’eleganza de’ caratteri, la copia de’ concetti, la fecondità dell’invenzioni. Osserva ch’egli ha eccellentemente intesa la distanza de’ piani, la distribuzione de’ siti, la posizione e diminuzion degli oggetti, le ragioni dell’ombre e de’ lumi. E nota bene che niun più di lui ha saputo esprimere col pennello le azioni del corpo e le passioni dell’anima.  L. pascoli (riferendo concetti di C. Maratta), Vite di’ pittori, scultori ed architetti moderni, 1730

… tutte le qualità del pittore perfetto mai si incontrarono se non in Raffaello, Guido Reni e Annibale Carracci. H. walpole, Aedes Wàlpolianae, 1747

… sarebbe forse rimasto spento se non avesse ricevuto la

scintilla dal contatto con Michelangelo; e quantunque non sia mai esploso col calore e la veemenza di quest’ultimo, tuttavia bisogna ammettere che bruciò d’una fiamma più pura, più casta, più continua. Tutto considerato, il nostro giudizio pende per Raffaello. Ciò che non impedisce di riconoscere che Raffaello non esercita mai sull’animo una presa altrettanto forte, un prestigio abbastanza esteso da non desiderarsi altro … J. reynolds 1769-81

Considerandolo … per la sola bellezza, .Raffaello è incontrastabilmente il più egregio di tutti nell’espressione. Nel colorito, però, e nel chiaroscuro resta inferiore a Tiziano e a Correggio. … Il disegno di Raffaello è mirabile riguardo alle proporzioni, alle mosse e all’espressione, grazioso, elegante, corretto, nobile, semplice. Ma riguardo alle forme egli copiò il bello individuale come lo trovò, ne in ciò conobbe la bella natura …                   F. milizia, , 1781

… La causa poi per cui le opere di Raffaello a prima vista non piacciono egualmente a tutti si è che le sue bellezze sono bellezze della ragione e non degli occhi; onde non sono sentite subito dalla vista, ma soltanto allorché abbiano penetrato nell’intelletto …     Raffaello è sempre riuscito a fare quello che gli altri vagheggiavano di fare.  A. R. Mengs Opere 1783

Un gusto naturale per la scelta del bello, una facoltà intellettuale di estrarre da molte particolari bellezze per comporne una perfetta, un sentimento vivacissimo, e quasi un estro per concepire gli aspetti formali dell’attività momentanea di una passione, una facilità di pennello ubbidientissima a’ concetti della immaginativa; questi erano i mezzi che sol natura poeta dargli ….   L. Lanzi Storia pittorica della Italia 1795

Massima chiarezza e. insieme, massima mobilità e profondità : questo, il carattere del raffaellismo e l’incomparabile nelle opere di Raffaello; le quali; sotto tale aspetto, malgrado tante dissomiglianze dall’apparenza esteriore, sono paragonabili a quelle degli antichi.              V. kollof, Beschreibunf drr Museen zu Paris, 1811

… nessuno è giunto tanto avanti nella scienza del disegno quanto Michelangelo, nella verità del colore quanto Tiziano, nell’incanto della pennellata e del chiaro scuro quanto Correggio, nell’invenzione e nella composizione quanto Raffaello. Ma quando si paragonano tra loro questi quattro grandi pittori, non si può non convenire che nessuno come Raffaello si è mai avvicinato a ciascuno dei suoi tre rivali in ciò che è — si può ben dire — il loro merito esclusivo; mentre nessuno di essi ha eguagliato Raffaello nelle qualità che gli sono proprie. Ed ecco in che consiste il suo incontestabile primato. quatremère DE quincy, Histoire de la vie et des ourages de Raphael (1824), 1835

Usi, da veri parigini, alle espressioni caricate dei pittori moderni che mirano al suffragio generale …, la maggior parte delle teste di Raffaello ci sembrano fredde. Otto mesi trascorsi a Roma cominciano a guarirci da un tale cattivo gusto … stendhal, Promenades dans Rome, 1829

La sua dignità non è quella un po’ teatrale di Poussin, per cui sembra che il pittore abbia sempre bisogno d’uno sforzo per mantenere un tono che non gli è proprio. Non è la grazia eletta ma talora leziosa di Leonardo; è un’eleganza il cui modello non esiste da nessuna parte; un estro pudico, per così dire, la manifestazione terrestre di un’anima che conversa con gli dèi. Non è la pompa, lo splendore delle idee, la profusione a volte indiscreta dei pittori veneziani. Nelle sue stesure più semplici, così come nelle vaste composizioni piene di maestà, con la vita e il movimento il suo spirito diffonde ovunque l’ordine più assoluto, un’armonia che incanta.

Non è mai banale; in lui non si trovano mai quelle figure che non so quale pittore chiama ironicamente figure da affittare : quella specie d’insipido riempitivo che si trova in tanti quadri. Non si è mai preoccupato troppo di eseguire e rifinire i suoi lavori con cura minuta in ogni particolare: un tale scrupolo si accompagna più spesso che non si creda a una totale carenza d’espressione.

Ha voluto soltanto che nulla rimanesse freddo e inutile, che nulla potesse venire distaccato a piacere per essere applicato altrove. Delacroix in Revue de Paris 1830

La Forma è un Proteo assai più inafferrabile e più astuto che non sia il Proteo della leggenda : soltanto dopo lunghi combattimenti la si può costringere a mostrarsi nel suo aspetto reale. Quanto a voi, vi accontentate della prima parvenza da. lei offerta, o al più della seconda o della terza; ma non è così che agiscono gli atleti vittoriosi. Loro non si lasciano ingannare da tutti questi sotterfugi, e invece proseguono finché la natura non si lascia vedere nuda, nel suo vero spirito. Così ha fatto Raffaello … la sua grande superiorità deriva dal senso intimo che, in lui, sembra voler spezzare la Forma. Nelle sue figurazioni la Forma è ciò che per noi costituisce un mezzo per trasmettere idee e sensazioni : una vasta poesia. Ogni figura è un mondo, un ritratto il cui modello apparve in una visione sublime, intriso di luce, designato da una voce inferiore, tracciato da un dito celeste che, nei trascorsi di tutta una vita, rivelò le sorgenti dell’espressione. Alle vostre donne, voi fabbricate belle vesti di carne, bei panneggi di capelli : ma dov’è il sangue che genera la calma o la passione, e tanti altri particolari aspetti? … Così, le vostre figure sono pallidi fantasmi colorati che ci fate passeggiare davanti agli occhi, chiamandoli pittura, arte. Poiché avete messo insieme qualcosa che rassomiglia più a una donna che a una casa, credete di avere raggiunto lo scopo … e vi immaginate di essere artisti stupendi. … Certo, una donna ha questo portamento del capo, tiene la gonna in questo modo, gli occhi le si illanguidiscono e si fondono con quest’aria di rassegnata dolcezza, l’ombra palpitante delle ciglia le alita in questa maniera sulle gote. È così; eppure non è così. Che cosa manca? Un nulla; però questo nulla è tutto. Offrite l’apparenza della vita, ma non esprimete il sovrappiù che ne trabocca, quel non so che, che forse è l’anima e che fluttua nebulosamente sull’involucro : insomma quel fiore di vita che Tiziano e Raffaello hanno sorpreso. H. De balzac, Le chef d’oeuvre inconnu, 1832.

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