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L’amor sacro e l’amor profano di Tiziano

Tiziano: L’amor sacro e l’amor profano

Tiziano: L'amor sacro e l'amor profano
L’amor sacro e l’amor profano  118 x 279, Galleria Borghese, Roma  (particolare sinistro  –  particolare destro)

Al secondo elenco opere di Tiziano

Sull’opera: “L’amor sacro e l’amor profano” è un dipinto autografo di Tiziano Vecellio, realizzato con tecnica a olio su tela nel 1515, misura 118 x 279 cm. ed è custodito nella  Galleria Borghese a Roma.

Da documentazioni certe si ricava che nel 1608 Scipione Borghese, tramite il cardinale Pallavicini, suo tesoriere, acquistò settantuno opere presso il cardinale Sfondrato. Tra esse c’era il dipinto in esame che, nel catalogo della Galleria, viene più volte indicato con differenti diciture: “Beltà disornata e Beltà ornata” (fonte: Francucci, 1613), “Tre Amori” (fonte: Manilli, 1650), “Amor Profano e Amore Divino” (1693), “Donna divina e profana” (fonte: Rossini, 1700), e finalmente “Amor Sacro e Profano” (fonti: Vasi nel 1792 e Fidecomisso nel 1833).

Anche il soggetto, come del resto il titolo, viene diversamente interpretato dagli studiosi. Secondo Wickhoff (1985) il tema è tratto dall’ “Argonautica” di Valerio Flacco, dove la raffigurata è Venere nell’atto di persuadere Medea; il Gerstfeld, invece, vede nelle veci di Venere la presunta figlia di Palma ed amante di Tiziano, Violante. Hourticq (GBA” 1917) l’interpreta come Polia e Venere dal Sogno di Polifilo. Altri vari commenti sulla natura della tematica non sono certamente mancati.

Del dipinto fu data ampia spiegazione da De Logu (L’Amor sacro e profano, 1947) e dall’Argan (l’amor sacro e l’Amor profano, 1950). Entrambi gli studiosi lo datarono intorno al 1515.

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