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Il martirio di Attilio Regolo di Salvator Rosa

Salvator Rosa: Il martirio di Attilio Regolo

Salvator Rosa: Il martirio di Attilio Regolo
Il martirio di Attilio Regolo, cm. 152 x 219,5, Museum of Fine Arts (Williams Fund), Richmond (Virginia).

Sull’opera: “Il martirio di Attilio Regolo” è un dipinto autografo di Salvator Rosa, realizzato con tecnica a olio su tela nel 1652, misura 152 x 219,5 cm. ed è custodito nel Museum of Fine Arts (Williams Fund) a Richmond (Virginia). 

 Nella parte bassa, sulla destra, è riportata la firma dell’artista. Lo stesso Rosa cita il dipinto in una missiva, datata 15 novembre 1666, come realizzato molto tempo prima e venduto a prezzo assai basso.

In precedenza l’opera apparteneva a Carlo De Rossi il quale negò all’artista di eseguirne una copia per il Ricciardi, nonostante la forte amicizia che li legava (fonte: De Rinaldis, 1939). Tuttavia, nel 1662, il pittore riprodusse il dipinto in un incisione e promise al Ricciardi di fargli recapitare i rispettivi disegni.

Più tardi il dipinto passò nella Galleria Colonna e quindi, insieme al “Pitagora e i pescatori” (127 x 87 cm., Staatliche Museen di Berlino), nella collezione del conte di Darnley a Cobham Hall. Tramite acquisto presso Christie’s, il 6 maggio 1925 pervenne al Museum of Fine Arts (Williams Fund) di Richmond (Virginia).

 Per quanto riguarda la cronologia, si pensa che l’opera sia collocabile intorno al 1652 per le numerose affinità stilistiche con la “Battaglia eroica” del Louvre (217 x 351 cm., datata 1652).

Il tema riguarda l’enfatizzazione di una virtù stoica. Attilio Regolo era un console romano che fu fatto prigioniero dai Cartaginesi nel 267 a.C. Insieme ad una delegazione del nemico andò a Roma per proporre al Senato la fine della guerra a condizione che, se i Romani non avessero accettato la proposta, egli sarebbe stato riportato dai cartaginesi in campo nemico.

Invece di consigliare la pace Attilio Regolo incitò i senatori a continuare la guerra, scegliendo così di rimanere prigioniero ed affrontare il martirio entro una botte irta di chiodi piantati dall’esterno verso l’interno.

Sembra che la storia delle torture subite da Regolo, come le palpebre tagliate per l’abbacinamento e il famoso rotolamento della botte da una collina siano, appunto, frutto di  pura propaganda bellica romana. A proposito di ciò Seneca parla invece di crocifissione.

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