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Crocifisso di Rimini di Giotto di Bondone

Giotto: Crocifisso, cm. 430 x 303, Tempio Malatestiano, Rimini.

Giotto: Crocifisso, cm. 430 x 303, Tempio Malatestiano, Rimini.

Giotto di Bondone: Crocifisso di Rimini

Crocifisso, cm. 303, Tempio Malatestiano, Rimini
Giotto: Crocifisso, cm. 430 x 303, Tempio Malatestiano, Rimini.

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Sull’opera: “Crocifisso” è un dipinto prevalentemente attribuito a Giotto, realizzato con tecnica a tempera su tavola nel 1313-17, misura 430 x 303 cm. ed è custodito nel Tempio Malatestiano a Rimini.

Non si sono trovate antiche documentazioni riguardo l’opera in esame che fu citata per la prima volta, a distanza di quasi sei secoli (1864), dal Tonini nella “Guida di Rimini”.

La tavola è arrivata ai nostri giorni in uno stato alquanto precario e, per di più, mutilata delle sue parti terminali.A dispetto del rovinoso stato della pittura, emerse subito l’alto pregio del dipinto, ma non si pensò a Giotto fino al 1934, anno in cui il Longhi gliela assegnò con decisione contro il parere di gran parte degli studiosi di Storia dell’arte.

Nel 1935, dopo un’accurata pulitura eseguita nell’anno precedente, il Crocifisso venne esposto alla “Rassegna di Rimini” come opera di “pittore locale intorno al 1310-15” (fonte : Brandi 1935). In quell’anno il dipinto aveva già i requisiti che avrebbero portato la critica ad un forte richiamo verso Giotto, quindi, mancava soltanto che venisse affiancato alle sue opere per stimolare la fantasia degli studiosi. Questo avvenne casualmente due anni dopo in occasione di una mostra a Firenze dedicata a Giotto.

L’attenzione al dipinto ed i riferimenti all’artista furono all’inizio unanimi ma più tardi seguì un significativo ridimensionamento: il Beenken ed il Coletti, che già prima (1936) si erano pronunciati timidamente a favore, ne confermarono l’attribuzione, che venne accolta con qualche riserva Van Marle, Salmi e Suida (1935-37), i quali evidenziarono interventi più o meno consistenti di uno discepolo riminese.

Si pronunciarono poi a favore altri eminenti critici d’arte come la Sinibaldi (1941-42), lo Gnudi (1959), il Salvini (1962).

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