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Ritratto di vecchia (Venezia) del Giorgione

Giorgione: Ritratto di vecchia, cm. 68 x 59, Gallerie dell'Accademia, Venezia.

Giorgione: Ritratto di vecchia, cm. 68 x 59, Gallerie dell'Accademia, Venezia.

Giorgione: Ritratto di vecchia (Venezia)

Giorgione: Ritratto di vecchia (Venezia)
Giorgione: Ritratto di vecchia, cm. 68 x 59, Gallerie dell’Accademia, Venezia.

Al primo elenco opere del Giorgione

        Sull’opera: “Ritratto di vecchia” è un dipinto autografo del Giorgione, realizzato con tecnica a olio su tela nel 1506, misura 68 x 59 cm. ed è custodito nel Gallerie dell’Accademia di Venezia.

Molti dubbi furono avanzati nel tempo intorno a questo dipinto, con una figura certamente fuorviante come la “vecchia” ritratta che reca, tra il braccio ed il seno, l’affine aforisma “col tempo”.

Certamente il tema è lontano dal timbro e dallo spirito del Giorgione, ma materia pittorica ha le stesse valenze di quella della Tempesta.

Senza una plausibile ragione stilistica, salvo un lontano richiamo – della donna effigiata – con una vecchia nella pala di San Zeno del veneziano Francesco Torbido (1482 – 1562), il dipinto venne attribuito a quest’ultimo.

Tale assegnazione perdurò nel tempo, tanto che l’opera mantenne la sua modesta importanza, impedendo così agli studiosi di Storia dell’arte di prenderla in considerazione per ricerche più approfondite.

Soltanto nel 1949 fu presa venne considerata la preziosità della coloristica e l’alta carica umana della vecchia effigiata: “L’artista anche raffigurando quella immagine nella sua umana verità l’ha improntata senza residui oggettivi ad una trasfigurante pienezza di stile … la sintetica larghezza dell’espressione pittorica risolve ogni gusto nordico dei particolari caratteristici, portando ad una classicità moderna che supera i limiti del contenuto verista e pone problemi che diverranno a più riprese attuali” (Moschini, 1949).

Il Berenson, nel 1954, considerati i richiami stilistici alla Tempesta, ipotizzò che l’artista, con l’effige della vecchia donna, abbia voluto far vedere la potenza del tempo, prospettando come la bella  “zingara” avrebbe potuto trasformarsi, appunto “col tempo”. Ma già dagli inizi del Novecento iniziarono a farsi avanti le prime ipotesi di attribuzione con Della Rovere (1903), Monneret de Villard (1904), Suida, Morassi, Moschini, Pallucchini e altri. Contrari pochissimi studiosi, tra cui Lionello Venturi.

Andando indietro nel tempo, però, si incontrano importantissime documentazioni che portano direttamente al Giorgione, tra le quali quella di G. Fogolari che vi identificò la madre dell’artista (“retrato de la madre del Zorzon de man de Zorzon”), l’inventario (1569) dei beni di Gabriele Vendramin (committente della Tempesta), dove  vi è scritto che il “fornimento” reca dipinta “l’arma de cà Vendramin’, le cui tracce quale si notano effettivamente sulla cornice dell’opera in questa pagina rappresentata.

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