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Il Parnaso (Louvre) del Mantegna

Mantegna: Il Parnaso (Louvre)

Mantegna: Il Parnaso (Louvre)
Mantegna: Particolare del Parnaso, cm. 31, Louvre Parigi. particolare 1  particolare 2

Al primo elenco opere del Mantegna

        Sull’opera: “Il Parnaso” è un dipinto autografo del Mantegna, realizzato su tela nel 1497, misura 160 x 192 cm. ed è custodito nel Museo del Louvre a Parigi.

L’opera venne realizzata dall’artista nel 1497, destinata a Mantova per ornare una parete dello studiolo di Isabella d’Este (1474-1539), sua committente. Venere e Marte, entrambi in piedi, sono abbracciati sopra una piccola altura (parte superiore centrale).

Ai loro piedi, sulla destra di Marte, sta la piccola figura di Cupido che lancia una freccia, non verso i due amanti ma contro Vulcano, marito di Venere, il quale sta lavorando nella sua fucina. In primo piano, a destra del cavallo alato Pegaso, sta Mercurio, mentre le nove Muse danzanti si trovano al centro. La figura situata nella zona estrema di destra che sta suonando la cetra è quella di Apollo.

Il Mantegna rappresenta così l’amore per le arti liberali della sua celebre committente. L’opera in esame, insieme ad altre, pervenne al cardinale Richelieu intorno al primo ventennio del Seicento (probabilmente nel periodo 1627-1629), per passare, nell’Ottocento, al Museo Napoleon di Parigi e quindi nell’attuale sede.

Esistono, nell’arco dei secoli, forti contrasti per quanto riguarda l’interpretazione della tematica. Il Forster (“JPK” 1901) evidenziava il dissenso delle ninfe verso la manifesta illegittima unione Venere e Marte, mentre la Tietze-Conrat (“JKS” 1917), ricordando l’epitalamio introdotto nel 1487 da A. M. Salimbeni per la sorella d’Isabella, ipotizzava invece che quel legame non veniva disapprovato da nessuno, tanto meno dagli eruditi che frequentavano la corte di Mantova.

Il Wind fornì una tortuosa interpretazione della tela, rapportandola ad Omero, i cui celebri scritti si stavano espandendo fin dal 1488 con l’aiuto delle traduzioni di letterati umanisti come Raffaele da Volterra e Lorenzo Valla.

Tuttavia lo studioso di storia dell’arte credeva che il tono dell’origine greca fosse stato interpretato nel “Parnaso” come una sorta di “eroismo burlesco” e non vi escludeva , senza tanto indugiare sugli atteggiamenti delle muse danzanti, un significato pornografico.

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