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Arte Contemporanea

Pagine correlate: Frammenti: Pittori Contemporanei – L’Impegno sociale dell’arte ed il Divisionismo – L’Espressionismo.

Arte contemporanea (Arte postmoderna – Postmodernismo)

Il Novecento e le contrapposizioni con l’Ottocento

Il Novecento è un secolo che per gran parte del suo corso va contrapponendosi a quello precedente. Questa opposizione è molto sentita e talvolta viene esaltata anche con toni polemici dagli studiosi del periodo.

Picasso: Les demoiselles di Avignon, olio su tela, 243,9 x 233,7, Museo MoMA, New York.

La tendenza è quella di voler sminuire l’Ottocento a vantaggio del Novecento, facendo sì che la “storia degli atteggiamenti” venga ripetuta. Si ricordi gli abusi e le esagerazioni degli studiosi della Storia dell’arte quando, durante il Rinascimento – con Vasari in prima linea – non riuscivano a comprendere il valore dell’arte gotica. Inoltre, quando il Settecento parlava di “secentismo” denigrando fortemente alcuni suoi contenuti, soprattutto la spettacolarità dell’arte barocca.

Un secolo ha dentro di sé una grande varietà di movimenti artistici e non può essere criticato prendendo come riferimento solo il Gotico, o il Barocco o qualsiasi altro movimento, ma occorre considerarne tutto l’insieme.

Il ritorno alla razionalità

Naturalmente con il trascorrere del tempo cambia il modo di vedere e di intendere le cose, ci si trova a sostenere ciò che prima veniva declassato, e ci si accorge così di aver commesso errori grossolani. È bene quindi opporsi ad un singolo movimento a prescindere dal secolo a cui esso appartiene, limitando così la portata del potenziale errore. La storia ci dice, però, che succederà di nuovo.

I diversi orientamenti nel nuovo secolo

Come nei periodi passati, anche nel Novecento è molto sentito il passaggio da un secolo all’altro. Esistono già dai primi anni di quel nuovo secolo tre grandi categorie di artisti, ovvero quelli che si sentono di ripercorrere la strada del Neoimpressionismo e del Realismo, altri che sono spinti da un certo tipo di rinnovamento atto ad integrare l’arte tradizionale, ed i gruppi dalle forti e decise caratteristiche come le avanguardie.

In questo vario contesto, che contiene a sua volta numerosissime altre tendenze, non è facile dare una precisa definizione dell’arte contemporanea. Comprensibilmente, soltanto prendendo in considerazione le correnti più vive, si potrà parlare effettivamente di artisti contemporanei.

Il termine “Contemporaneo”

Il termine “contemporaneo”, riferito al mondo dell’arte (“arte contemporanea”, “pittura contemporanea” …) ha un preciso ed incontestabile significato. Raggruppa, cioè, tutte le forme artistiche iconografiche succedutesi dopo il periodo post-impressionista (pittura, videoarte, fotografia, computer art, scultura, disegno, happening, musica, fluxus, performance …), fino ai giorni nostri. Tuttavia l’impiego generico di “contemporaneo”, anche se abbinato all’arte e ad epoche diverse dal Novecento-Duemila, non ha mai creato confusione.

Il termine “Novecento” (italiano)

Il sodalizio

Il termine “Novecento Italiano” invece nasce nel 1922,  quando Lino Pesaro, un mercante  d’arte di grande capacità, ed un critico alquanto influente  come Margherita Sarfatti, fanno una superba proposta a sette pittori. A questi, artisti di alto talento, che operano a Milano e provincia si propone, un sodalizio.  I pittori sono: Achille Funi, Gian Emilio Malerba, Leonardo Dudreville, Ubaldo Oppi, Anselmo Bucci, Pietro Marussing e Mario Sironi. Il programma è straordinario e deve porsi in controtendenza con gli ultimi derivati dell’avanguardia futurista. Deve, inoltre, senza un suo proprio linguaggio, riportare la pittura alle tradizioni italiane, soprattutto quelle della regione lombarda, comprendendo un naturalismo lontano dal descrittivo e dalla maniera impressionista.

L’espansione del Novecento italiano

Quegli artisti avranno un grandissimo successo alla Biennale di Venezia del 1924, perciò decideranno di ampliare il sodalizio inserendo tutti i migliori talenti delle giovani generazioni.

Ecco nascere il Novecento Italiano che in brevissimo tempo varcherà i confini della penisola e del continente, spingendosi fino in Argentina. Ci si accorgerà presto che, a prescindere dal contenuto, accorpare il tutto con questo termine è stata una scelta alquanto inopportuna e che occorrerà soffermarsi sulle varie correnti che caratterizzano l’arte contemporanea.

Verso una più chiara visione globale

Si incomincia così a distinguere i vari movimenti artistici che finalmente possono rientrare separatamente nelle indagini della “Storia dell’arte”. Quello che avvenne nella pittura degli ultimi decenni dell’Ottocento fu una vera e propria rivoluzione. Basti quindi soltanto pensare alla pittura degli Impressionisti che accostavano macchie di colore senza passare attraverso la degradazione tonale del chiaroscuro, sciogliendolo nella luce, nel movimento e, quindi nell’armonia.

Pablo Picasso: Autoritratto del 1907

Il nuovo secolo vede la pittura – apprezzata soprattutto dalla borghesia – cullarsi in un certo scadente naturalismo, e quindi definita di “fine secolo”.

È inevitabile la reazione di grandissima portata del primo Novecento (1906), che vede nella Francia il territorio di nascita e divulgazione del primo grande movimento in contrapposizione al Neoimpressionismo. Nasce così nel 1907 il Cubismo, dove gli oggetti assumono forme volumetriche e prospettiche in modo del tutto soggettivo, con intersecazioni di piani e di poliedri. Pioniere di questa nuova pittura, è Pablo Picasso.

Frammenti e riassunti

Cubismo

Cezanne: La montagna di Sainte Victoire, cm. 65 x 81, Zurigo, Kunsthaus.

Il Cubismo nasce in Francia. Era da tempo in grembo ed il suo precorritore inconsapevole fu Cézanne, che solidificava lo spazio e componeva i vari oggetti secondo rappresentazioni geometriche. Cézanne dava al colore la forza espressiva nei volumi e poneva sullo stesso piano oggetti vicini e lontani.

L’esempio di Cézanne sarà di fondamentale importanza anche per la scultura e l’architettura.

Espressionismo, Futurismo e Verticismo

Il Cubismo ha una grandissima risonanza che oltrepassa i confini continentali.

Franz Marc: Capriolo rosso e capriolo giallo

Al Cubismo seguono altri tre movimenti “sovversivi” che contribuiscono a rivoluzionare il mondo dell’arte: l’Espressionismo che nasce in Germania, il nostro Futurismo ed  il Verticismo inglese. Questi movimenti provocano un vero e proprio terremoto agitando le acque ormai da molto tempo stagnanti di maniere obsolete e superate.

Vogliono stimolare con forza la ricerca, con apporto di nuove e grandi energie, seppur alquanto disordinate ed incomposte. Il loro valore oltre che artistico è soprattutto polemico e il loro programma, multifunzionale, è quello di sovrapporsi alle maniere fantastiche ed artistiche, e alle strutture astruse e cervellotiche. A questi movimenti bisogna riconoscere il merito di aver causato una netta rottura con il passato.

Il futurismo

Il movimento futurista viene fondato a F. T. Marinetti ed ha caratteristiche universali che abbracciano più campi, non solo quelli della pittura e della letteratura.

Il Futurismo parte dalle premesse del Cubismo ed ha l’ambizione di presentarsi come un movimento rivoluzionario, avendo dell’universo una concezione meccanica ispirata al materialismo.

Il manifesto del futurismo
Umberto Boccioni: Elasticità

Il Manifesto del Movimento futurista sottoscritto nel 1910 da U. Boccioni, L. Russolo, C. Carrà, G. Severini e G. Balla, proclama la teoria del dinamismo plastico, presentando l’universo come una concezione meccanica materialista, avallando la compenetrazione dei piani e la simultaneità del movimento e, sminuendo la concezione tradizionale spazio/tempo.

Nonostante il contenuto alquanto utopistico dei principi sopra citati che tendono a far allontanare dall’arte, alcuni artisti italiani, per la loro capacità ed attaccamento, vivono in pieno l’esperienza futurista. Vogliono contribuire a far uscire il Paese dal suo greve ambiente provinciale, facendolo quindi partecipe delle correlative tendenze di avanguardia europea.

Questi stessi artisti interpretano il Manifesto come un richiamo alla riscossa e vengono prontamente affiancati da altre giovani leve, con l’efficace sostegno del periodico fiorentino “La Voce”. Famosa è rimasta la frase riportata da Carrà che parla del «segno preconizzatore di una svolta della storia artistica italiana».

L’arte contemporanea

Mentre i due manifesti futuristi (1909-1910) rompono traumaticamente con le tradizioni letterarie ed artistiche del passato, un altro trauma della stessa importanza è dietro l’angolo. Un trauma destinato a perdurare per parecchi decenni.

Avviene nel mondo dell’arte (in questo caso con l’Arte Contemporanea) quello che già era avvenuto in precedenza nei primi anni del Novecento con le grandi lotte politico-sociali, cioè la rottura con un pubblico, che per la sua sensibilità e cultura non è ancora preparato ad accettare l’estetica di queste nuove tendenze.

Già ancor prima della fine dell’Ottocento ci fu una importante avversione da parte del pubblico per il linguaggio artistico di Cézanne, oggi considerato il grande precursore dell’Arte Contemporanea. Molti decenni dovevano trascorrere prima di arrivare a capire a fondo il suo messaggio, data la radicata cultura neoclassica che permaneva e che continuava ad essere divulgata dall’Accademia. L’Arte doveva rappresentare l’idealizzazione del vero e la fedeltà obbiettiva della natura in generale. Questi concetti che orientavano l’artista verso rappresentazioni logiche, vengono quindi ripudiati per rincorrere un linguaggio del tutto nuovo. Un linguaggio lontano dall’eleganza classicheggiante e dalle maniere realistiche, ma con forti contenuti espressivi, diretti a colpire i sentimenti e le emozioni del pubblico.

I cambiamenti, le inquietudini e le lotte sociali nell’arco dei tristi decenni che comprendono due guerre di devastante portata, scombussolano anche il mondo dell’arte. Tutto questo non permette agli artisti di potersi confrontare serenamente con un pubblico che si trova quotidianamente ad affrontare i più svariati problemi, compreso quello della sopravvivenza. Vengono a mancare quindi, per oltre mezzo secolo, esami critici e prolungati contatti tra l’arte ed il pubblico.

Si veda anche Arte moderna

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