Riassunto della storia dell’arte in Italia: dai Macchiaioli ad oggi

Storia dell’arte in Italia: dai Macchiaioli ad oggi

Arte in Italia: continua dalla pagina precedente – Riassunto della Storia dell’arte italiana: dal Gotico al Realismo

Pagine correlate: Nascita della pittura italiana

Questo articolo è soltanto una breve sintesi della Storia dell’arte in Italia perciò per approfondimenti andare alla pagina Storia dell’arte dall’Impressionismo ai nostri giorni.

Viene così riassunta in modo quasi schematico l’arte nei vari periodi italiani: Pittura dei Macchiaioli, Pittura di genere, la Belle Époque, il Futurismo, la Pittura metafisica, il Realismo esistenziale, l’Astrattismo, l’Arte concettuale, il Novecento, la Pop art, l’Arte povera, la Transavanguardia, il Moderno, il Cinema neorealista, l’Arte contemporanea

I Macchiaioli

Giovanni Fattori: Assalto alla Madonna della scoperta, cm.(particolare, Livorno Museo Fattoriano
Giovanni Fattori: Assalto alla Madonna della scoperta, cm., Livorno Museo Fattoriano

Il movimento macchiaiolo, insieme a quello impressionista, risulta tra quelli più impegnati e costruttivi dell’arte dell’Ottocento. Quello impressionista non ha però interessato la nostra penisola.

Formatosi a Firenze nel 1855, nacque nei momenti in cui l’inerzia formale delle Accademie stava ormai raggiungendo altissimi livelli.  Il movimento macchiaiolo si sviluppò anche in concomitanza ai fermenti ideologici del Risorgimento nazionale.

Ad esso si associarono artisti provenienti da ogni parte d’Italia, tutti con idee politiche democratiche. Alcuni di loro presero parte alle guerre risorgimentali.

Il periodo più proficuo di questa corrente artistica durò soltanto pochi anni, cioè dal 1854 al 1860. In questi anni emersero però contrasti interni sullo stile, sulle tradizioni regionali e, soprattutto, sulle differenze di carattere personale.

Nelle loro composizioni i macchiaioli rappresentavano la natura filtrata e priva di una qualsiasi definizione letteraria. I pittori presero anche coscienza di un’arte alla cui base stava una ricerca di sintesi, cioè uno studio regolato soprattutto nella variazione tonale del colore, peculiarmente pronunciata nello spazio. La loro preoccupazione, più che la cura della struttura prospettica, stava nel configurare la modulazione cromatica del dipinto, anche quella compresa nei piccoli spazi intermedi.

Le macchie di colore sui loro dipinti nella didattica napoletana aveva un chiaro e peculiare valore, cioè come fondamento un marcato contrasto di chiaroscuro. Questo si otteneva tramite l’accostamento di colori dalle gradazioni ben distinte, rifiutando la sfumatura.

I Macchiaioli ci lasciano composizioni nitide e precise, sia nei profili che nei contorni, a dispetto delle convenzioni canoniche e didattiche del disegno.

I maggiori interpreti del movimento macchiaiolo

Tra i maggiori rappresentanti toscani del movimento macchiaiolo ricordiamo Giovanni Fattori (Livorno 1825-1908), Adriano Cecioni, Raffaello Sernesi (1838-66), Telemaco Signorini (1835-1901) e Odoardo Borrani (1834-1905). Tra quelli di altre regioni citiamo il campano Giuseppe Abbati (Napoli 1836-68), il laziale Giovanni Nino Costa (Roma 1826-1903), il romagnolo Silvestro Lega (1826-95), il veneto Federico Zandomeneghi (Venezia 1841-1917) e Giovanni Boldini (Ferrara 1842-1931).

Per approfondimenti sul movimento macchiaiolo: I MacchiaioliBiografie e opere dei pittori macchiaioli.

Impressionismo

Un movimento che non appartenente all’arte italiana

L’Impressionismo nacque e si sviluppò in Francia ma, data l’importanza di questo movimento, non possiamo non farne cenno.

Gli Impressionisti furono attivi in Francia dal 1860, anno in cui nacque il gruppo con MonetRenoirSisley e Pissarro, a cui subito si aggiunsero ManetBazilleDegas, la Morisot e Cézanne.

Il movimento durò circa una decina d’anni e si presentò in Italia per la prima volta nel 1878, quando la “Promotrice Fiorentina”, una società di propaganda artistica, introdusse in una mostra a Firenze due opere di Pissarro.

I dipinti di Pissarro, la cui arte in Italia era fortemente sostenuta dal critico d’arte Diego Martelli (si veda il ritratto realizzato dal pittore amico Giovanni Fattori), furono oggetto di aspre critiche da parte dei visitatori e dei pittori fiorentini. In sostanza i macchiaioli, nonostante le similitudini con il loro stile (accostamenti di macchie), consideravano superata e banale la pittura impressionista, e retrograda la tecnica.

Diego Martelli, naturalmente, prese le difese della pittura di Pissarro elogiando i suoi dipinti e, in risposta alle negative critiche, organizzò a Livorno (centro dei Macchiaioli) due conferenze per far conoscere la corrente del gruppo impressionista. Il contributo di Diego Martelli ebbe subito un effetto entusiastico sia sul pubblico che sulla critica.

Per approfondimenti sul movimento impressionista: L’Impressionismo e la pittura impressionista L’Impressionismo e i pittori impressionistiRiassunto sull’ImpressionismoIl Post-ImpressionismoIl Neo-ImpressionismoDifferenza tra Impressionismo e Post-Impressionismo.

Pittura di genere

La pittura di “di genere” è una corrente pittorica del Settecento nelle cui scene appaiono soggetti ed eventi che descrivono la vita di ogni giorno. Infatti le rappresentazioni si concentravano sulle faccende domestiche, sulle riunioni di salotto, sui mercati, sulle feste in ambienti interni (ma anche esterni), sui ritratti di indigenti e pezzenti, soldataglia, venditori ed altro di simile.

Questa pittura – nonostante la piena e articolata descrizione della vita quotidiana, o forse proprio per tal motivo – venne considerata per un lungo periodo molto inferiore a quella storico-religiosa e, addirittura, meno importante della ritrattistica.

A rappresentarla, però, non fu soltanto l’occhio della realtà! Quest’ultima veniva infatti integrata con un gusto di stravaganza più accentuato, quasi efferato, che si poneva al di sopra dell’esplorazione intellettuale e del coinvolgimento morale.

Percorrendo la Storia dell’arte in Italia, tra i primi ed isolati interpreti della pittura di genere – assai prima del Settecento – ricordiamo il cremonese  Vincenzo Campi (1536 – 1591) e il bolognese Bartolomeo Passerotti (1529 – 1592), ai quali si ispirò Annibale Carracci nel Seicento e più tardi Gabriele Bella e Pietro Longhi nei secoli successivi.

In Europa i pittori di “genere” furono quasi tutti fiamminghi, olandesi, tedeschi e austriaci, molti dei quali attivi anche a Roma nei seguaci del gruppo a cui venne appioppato l’appellativo “dei bamboccianti”.

Antonio Rotta - Un uomo ed il suo cane
Antonio Rotta – Un uomo ed il suo cane

La pittura di genere, però, raggiunse la sua massima espressione nell’Ottocento, quando assunse una formula fortemente introspettiva. Nell’arte italiana, tra i principali pittori di questo periodo ricordiamo Antonio Rotta (si veda, foto sopra, Un uomo ed il suo cane) e Vincenzo Petrocelli.

Per leggere altro sulla “Pittura di genere”:  Pittura di genere e Bamboccianti

L’arrivo del ventesimo secolo

Il Novecento italiano ha visto nascere e fiorire molte correnti che hanno influito in maniera piuttosto marcata sulla cultura a livello continentale. Questo accadeva nella pittura, nella scultura, nell’architettura e nel cinema.

Tra gli artisti più significativi di inizio Novecento ricordiamo Pellizza da Volpedo e il livornese Amedeo Modigliani. Quest’ultimo, anche scultore, fu un importante esponente della Scuola di Parigi, un gruppo artistico che contribuì allo sviluppo dell’arte moderna.

Tra gli altri artisti che si sono distinti nel corso del secolo citiamo Giorgio De Chirico (1888-1978), Carlo Carrà (1890-1978), Umberto Boccioni (1882-1916), Giacomo Balla (1874-1958), Lucio Fontana (1899-1968), Renato Guttuso (1912-1987), Renato Birolli, Alberto Burri (1915-1995), Giorgio Morandi (1890-1964) Giovanni de Martino (1905-1959).

La Belle Époque

Henri Toulouse-Lautrec: Marcelle Lender danza il bolero in Chilperic, cm. 150, Collezione Whitney, New York.
Henri Toulouse-Lautrec: Marcelle Lender danza il bolero in Chilperic, cm. 150, Collezione Whitney, New York.

La “Belle Époque” (in italiano “L’Epoca Bella”), che nacque in Francia intorno alla fine dell’Ottocento, comprende quattro decenni a cavallo del vecchio e nuovo secolo, coincidendo con il periodo umbertino (1878-1900) e quello giolittiano (1903-1914).

Parigi fu un centro importantissimo di questa corrente che, in ogni campo (storico, artistico, socio-culturale), scaturì in contrapposizione alle infatuazioni create dai progressi della scienza e dello sviluppo tecnologico dello stesso periodo.

La Belle Époque in Italia – come pure in Europa occidentale, negli Stati Uniti e nel Messico – si manifestò con tratti assai simili a quelli francesi. Fra gli artisti italiani più significativi dell’epoca ricordiamo Giovanni Boldini.

Pagine correlate: Art Nouveaustile libertyDecadentismo.

Il Futurismo

Umberto Boccioni: La città che sale, cm. 200 x 290,5 Museum of Modern Art (Guggenheim) of New York N.Y.
Umberto Boccioni: La città che sale, cm. 200 x 290,5 Museum of Modern Art (Guggenheim) of New York N.Y.

L’inizio di questo movimento coincide con la data di pubblicazione del Manifesto del Futurismo, avvenuta il 5 febbraio 1909.

L’idea futurista coinvolse – oltre che l’architettura, la pittura, la musica, la letteratura e il cinema – anche importanti settori socio-politici.

Il progresso, la modernità e la rapidità erano le principali fonti di ispirazione di questo movimento. Il nuovo modo di interpretare fatti e cose della vita quotidiana ben si integrava con quello dell’ideologia fascista. Detto in parole povere, le tematiche fondamentali del movimento che Marinetti riporta nel Manifesto sono il culto per tutto ciò che è pericoloso.

Oltre al culto della pericolosità il movimento predilige l’irrazionalità, la trasfigurazione esagerata, la tecnologia, le parole in libertà, il rifiuto della sintassi, l’individualismo e l’odio verso il Romanticismo e l’Illuminismo.

Il movimento futurista varcò i confini italiani influenzando anche la Russia.

Tra gli esponenti più significativi del Futurismo citiamo Filippo Tommaso Marinetti, Umberto Boccioni, Giacomo Balla, Mario Sironi e Fortunato Depero.

Per approfondimenti sul movimento futurista: Il FuturismoCento anni di Futurismo.

La pittura metafisica

De Chirico: Canto d'amore
De Chirico: Canto d’amore

La Pittura Metafisica nasce intorno al 1919 grazie a Giorgio De Chirico (greco di nascita ma vissuto in Italia e Francia). Il pittore, in tutto l’arco della sua vita artistica, ha sempre rifiutato e disprezzato i linguaggi delle avanguardie e loro derivati, considerandone pressoché nullo il valore artistico.

Mentre le correnti avanguardiste rifiutano i linguaggi classici, Giorgio De Chirico predilige tematiche che recuperano la tradizione antica dei primitivi toscani.

Le sue opere, ricche di iconografie architettoniche, dove abbondano piazze e manichini, si caricano di nuovi significati, sempre complicati e misteriosi.

Benché assai famoso già dal 1914, De Chirico rimane solo con il suo complesso linguaggio fino al 1918. A sostenerlo in questo periodo è soltanto il fratello Andrea (Alberto Savino), letterato e critico musicale.

Per approfondimenti sulla Pittura metafisica: Pittura metafisica

Il Realismo esistenziale

Le tematiche del realismo italiano, già riproposte ad inizio secolo da Antonio Rotta e Giuseppe Pellizza da Volpedo, ripresero forza a Milano tra gli anni Cinquanta e Sessanta, grazie ad un gruppo formato da tre giovani artisti. Si trattava di tre pittori appena usciti dalla scuola di pittura di Francesco Messina ed Aldo Carpi all’Accademia di Brera.

L’intento del gruppo era la ricerca di un’alternativa, sia all’informale sia all’esistenzialismo, entrambi politicizzati, che ormai stavano cavalcando l’onda emotiva scaturita dagli orrori della seconda guerra mondiale.

Gli artisti del Realismo esistenziale rifiutavano gli autoritarismi e i conformismi socio-politici, allineandosi con le nuove idee della sinistra italiana.

Al gruppo si associarono subito altri pittori, tra cui citiamo il marxista Tino Vaglieri (fino al 1956), Gianfranco Ferroni, Giuseppe Banchieri e lo scultore Floriano Bodini.

Più tardi entrarono Rodolfo Aricò, Dimitri Plescan, Giorgio Bellandi, Pietro Bisio, Giancarlo Cazzaniga, Liberio Reggiani, Sandro Luporini, Giuseppe Martinelli, Giuseppe Giannini, Adolfo Borgognoni, Giulio Scapaticci ed altri ancora.

L’Astrattismo e l’Arte concettuale

Le origini dell’astrattismo

L’astrattismo ebbe le sue origini in Germania nel 1910, quando alcuni artisti si rifiutarono di rappresentare nelle proprie tele le brutalità del mondo esteriore. Essi, alla ricerca di espressioni provenienti dal loro intimo, iniziarono a dipingere dando ascolto al principio delle necessità interiori.

L’arte concettuale

L’arte concettuale era il linguaggio che dava al pittore la forza di valorizzare un oggetto povero, di uso quotidiano. A quest’ultimo veniva sempre attribuita una più alta dignità estetica.

L’artista iniziò così a rifiutare il valore prospettico, la tradizione storica, i valori sociali, i dettami del classicismo, la rappresentazione del soggetto reale e naturale, arrivando alla completa esclusione dell’opera materiale.

L’Arte concettuale, in definitiva, è il punto di arrivo – diciamo pure poco felice – entusiasticamente iniziato  con gli Impressionisti in un percorso durato quasi un secolo.

Gli artisti italiani dell’astrattismo e dell’arte concettuale

Nell’arte in Italia, tra i più significativi esponenti di queste due correnti ricordiamo Ibrahim Kodra, Carla Accardi, Giuseppe Capogrossi, Alberto Biasi, Alberto Burri, Getulio Alviani, Piero Dorazio, Emilio Scanavino, Osvaldo Licini, Piero Manzoni, Giulio Turcato, Emilio Vedova, Manlio Rho, Aldo Galli, Mario Radice, Tancredi Parmeggiani, Carla Badiali, Roberto Crippa, Afro Basaldella, Bruno Munari, Agostino Bonalumi,, Achille Perilli Enrico Castellani, Giovanni e Arnaldo Pomodoro, Lucio Fontana, Toti Scialoja, Giannino Castiglioni, Mario Deluigi.

Per approfondimenti sulle due correnti: Espressionismo e astrattismoIl Nuovo AstrattismoArte concettuale.

Il Novecento italiano

La nascita del Novecento italiano

Sette pittori italiani furono chiamati a svolgere un programma assai ambizioso, quello cioè porsi in netto contrasto con gli ultimi movimenti artistici dell’avanguardia futurista

I loro riferimenti si dovevano concentrare sulle tradizioni italiane, soprattutto su quelle lombarde, proponendo un naturalismo non troppo descrittivo e che fosse abbastanza lontano da quello del tipo impressionistico.

Tale programma, suggerito dai critici d’arte Margherita Sarfatti e Lino Pesaro (anche noto gallerista dell’epoca) non aveva un indirizzo stilistico ben definito.

I pittori proposti dai due studiosi di Storia dell’arte erano Achille Funi, Leonardo Dudreville, Mario Sironi, Gian Emilio Malerba, Anselmo Bucci, Ubaldo Oppi e Pietro Marussing.

Ottenendo un inaspettato ed enorme consenso alla Biennale di Venezia del 1924, il gruppo di pittori aprì le porte ai migliori artisti delle nuove generazioni. È doveroso ricordare che Ubaldo Oppi partecipò alla stessa manifestazione ma staccato dal gruppo, esponendo le proprie opere in un’altra sala.

Nacque così il Novecento Italiano, che in brevissimo tempo varcò i confini europei e si spinse oltreoceano raggiungendo anche Buenos Aires.

Le opere degli artisti di questo movimento sono caratterizzate soprattutto da forme plastiche e geometriche. I soggetti sono generalmente paesaggi, ritratti e nature morte. Lo stile, abbastanza semplice nell’iconografia, appare spesso con una certa durezza espressiva. Tali raffigurazioni saranno poi definite come dipinti di “realismo magico”.

La pop art

Andy Warhol: Il ritratto di Marilyn Monroe
Andy Warhol: Il ritratto di Marilyn Monroe

Questa tendenza artistica, in contrapposizione delle precedenti correnti, si rifiuta di rappresentare il rapporto emozionale dell’artista con l’opera ma si indirizza alla neutralità del soggetto. Quest’ultimo è generalmente un oggetto di consumo quotidiano, che viene rappresentato con un’enfatica carica esplosiva, alterandone le dimensioni e le gamme cromatiche.

Nella Pop art il semplice tubetto di dentifricio, le mollette che si usano per stendere i panni, le cazzuole – e tanto altro di simile – diventano monumentali sculture.

In Italia i rappresentanti di questa corrente debuttano nel 1964 alla Biennale di Venezia, con artisti come Enrico Baj, Mimmo Rotella, Tano Festa e Mario Schifano. La mostra fu oggetto di violente reazioni, anche da parte degli studiosi di Storia dell’arte, tanto che il presidente della Repubblica mancò all’inaugurazione.

Per approfondimenti sulla Pop Art: la Pop art

Arte povera

Pino Pascali: Trappola, anno 1968

L’Arte povera è stata una tendenza artistica indirizzata al recupero degli elementi naturali primari e tecnologici appartenenti alla realtà della vita quotidiana.

Il linguaggio artistico dell’Arte povera è assai affine a quello del Nouveau Réalisme. A differenza di quest’ultimo, però, non è carico di valenze espressionistiche.

L’arte povera, nata tra Roma e Torino negli anni Sessanta, aveva l’intento di proporre creazioni realizzate con la massima semplicità, mettendo in evidenza, oltre l’oggetto, i legami con ciò che è stato il processo lavorativo. Si doveva così valorizzare il lavoro concreto servito per arrivare alla realizzazione dell’opera, cioè il “fare arte”.

In Italia gli artisti più significativi di questa tendenza sono Giulio Paolini, Luciano Fabbro, Michelangelo Pistoletto, Claudio Parmiggiani, Mario Merz, Alighiero Boetti, Gino De Dominicis, Pino Pascali, Pierpaolo Calzolari.

Transavanguardia

Il movimento (pittorico) della Transavanguardia nacque intorno alla fine degli anni Settanta, quando l’arte concettuale era al massimo della sua espressività. Il linguaggio della Transavanguardia era assai vicino al Neo-espressionismo, sia quello tedesco che americano.

Gli artisti di questo movimento avevano grande libertà espressiva e non badavano a preordinati schemi culturali. Tale libertà permise loro di  riferirsi a più ed eventuali precedenti senza incorrere in conflitti di coerenza formale, né di contenuto.

Per quanto riguarda l’arte in Italia, fra i più significativi rappresentati di questa corrente, formalizzata da Achille Bonito Oliva, ricordiamo Sandro Chia, Enzo Zucchi, Francesco Clemente e Mimmo Paladino.

Per approfondimenti: La TransavanguardiaL’Arte moderna nella seconda metà del ventesimo secolo.

Il Movimento Moderno

L’arte in Italia nell’Architettura.

Dopo il breve periodo dello stile Liberty – che ebbe importanti centri a Milano, Torino e Palermo – si assistette allo sviluppo di diverse tendenze architettoniche nel vasto contesto del Movimento Moderno. Nacque così il Razionalismo italiano.

Il Razionalismo, nel periodo compreso tra le due Guerre mondiali, conobbe come esponente di rilievo Marcello Piacentini, che contribuì più di ogni altro all’aspetto della Roma mussoliniana. Fra gli altri valenti architetti dello stesso periodo ricordiamo Gualtiero Galmanini e Piero Portaluppi.

Più tardi, negli anni Settanta-Ottanta, dominerà in Architettura il movimento del Funzionalismo.

Cinema neorealista

Arte in Italia: cinema

Il nostro cinema – dopo un’intensa stagione di pellicola muta, quando era il più proficuo in Europa – con il film “Cabiria” di Giovanni Pastrone (1914) già mostrava le didascalie di Gabriele d’Annunzio. L’anno successivo in “Assunta Spina” la grande attrice Francesca Bertini, che collaborava alla regia dello stesso film, toccò vertici più alti dell’arte melodrammatica.

Fu però con l’arrivo degli anni Cinquanta che il cinema italiano conobbe  il suo periodo migliore con il Neorealismo, quando uscirono le pellicole di “Sciuscià” di Vittorio De Sica e di “Roma città aperta” di Roberto Rossellini.

Poco più tardi apparvero altri grandi registri, fra cui ricordiamo Pier Paolo Pasolini, Michelangelo Antonioni, Federico Fellini e Dino Risi.

Fra gli attori non possiamo non citare Sophia Loren, Marcello Mastroianni Vittorio Gassman e Anna Maria Magnani. Altri attori altrettanto significativi, e forse anche più importanti, se venissero citati, questa pagina perderebbe il senso del riassuntivo.

Arte contemporanea

Mentre i due manifesti futuristi (il primo apparve nel 1909, l’altro nel 1910) tagliarono nettamente i rapporti con le tradizioni letterarie ed artistiche del passato, un’altra pesante rottura si stava delineando alcuni decenni più tardi, in un trauma destinato a perdurare per moltissimi anni.

Nel mondo dell’arte, in questo caso con l’Arte Contemporanea, avvenne ciò che già era avvenuto con le grandi lotte politico-sociali dei primi anni del Novecento. Vi fu infatti la rottura con un pubblico che, per la sua sensibilità e cultura, non era ancora preparato allo sviluppo estetico di nuove e rivoluzionarie tendenze.

Le inquietudini, le lotte sociali ed i traumatici cambiamenti nell’arco dei tristi decenni compresi tra due devastanti guerre provocarono intensi turbamenti anche nel mondo dell’arte. Questo stato di cose non permetteva agli artisti di potersi serenamente esprimere con un pubblico che stava quotidianamente affrontando grandi problemi, soprattutto quello della sopravvivenza. Vennero purtroppo a mancare, per molti decenni, esami critici e contatti tra l’arte ed il pubblico.

Per approfondimenti: Arte ContemporaneaArte moderna e contemporanea.

I più bei dipinti di tutti i tempi (Ottocento e Novecento)

Ottocento e Novecento: una selezione tra i quadri più belli di tutti i tempi

I più bei dipinti scelti fra i due secoli.

Continua dalla pagina precedente:  10 tra i dipinti più belli dal Seicento al Settecento.

Scorrendo la Storia dell’arte si trovano innumerevoli di capolavori di grandi maestri, pertanto i dipinti presentati in queste pagine, fra quelli più belli e famosi, sono il frutto di una scelta soggettiva.

L’eleganza del tratto, la bellezza e la forza emotiva delle grandi opere porta sempre più luce all’anima dell’osservatore. Pertanto l’invito è sempre quello di girare di persona nei vari musei per assorbirle e godersele dal vivo!

Un viaggio fra i dipinti più famosi: in questa pagina sono raffigurati: La Colazione sull’erba di Edouard Manet, La terrazza a Sainte-Adresse e Impressione (Levar del sole) di Claude Monet, Ballo al Moulin de la Galette di Pierre Auguste Renoir, Notte stellata e Campo di grano con volo di corvi di Vincent van Gogh, Due donne tahitiane di Paul Gauguin, L’Urlo (o Il Grido) di Edvard Munch, il Bacio di Gustav Klimt, La persistenza della memoria (1931) di Salvador Dalì, Guernica di Pablo Picasso.

Edouard Manet: Colazione sull’erba (1863)

Edouard Manet: Colazione sull'erba, 1862-1863, olio su tela, 208×264 cm., Musée d'Orsay, Parigi
Edouard Manet: Colazione sull’erba, 1862-1863, olio su tela, 208×264 cm., Musée d’Orsay, Parigi

La Colazione sull’erba (in lingua francese “Le Déjeuner sur l’herbe”) è un dipinto realizzato da Édouard Manet, intorno al 1862-1863 e conservato a Parigi nel Museo d’Orsay.

Il dipinto in esame innescò una tra le più aspre discussioni scandalistiche della Storia dell’arte.

A quei tempi la borghesia “benpensante” francese – ed in particolare quella parigina – si indignò clamorosamente di fronte alla figura nuda inserita in primo piano da Manet. Ne conseguì che l’intera opera fosse tacciata come una scandalosa «indecenza».

Nello stesso periodo in tutto il mondo, come in altri ben determinati periodi della Storia dell’arte, il nudo era oggetto di studio nelle Accademie e negli atelier di importanti maestri. Inoltre era anche una fra le tematiche più ricercate dagli appassionati d’arte nell’arco dei secoli. Gli artisti che intrapresero questa via, infatti, sono innumerevoli (si veda la Nascita di Venere realizzata da Botticelli intorno al 1482-14,85 circa) , la Venere Rockeby eseguita da Velázquez intorno al 1648 circa, nonché le molteplici figure di Ingres.

Curiosità sulla Colazione sull’erba di Manet

Esiste un dipinto microscopico, realizzato da Stefano Busonero, che rappresenta la Colazione di Manet riprodotta sul globo terracqueo della moneta da due centesimi di euro. L’opera riproduttiva è stata realizzata con la tecnica a olio.

Colazione sull'erba di Manet eseguita sul globo terrestre di due centesimi
Colazione sull’erba di Manet eseguita sul globo terrestre di due centesimi

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Claude Monet: Colazione sull’erba (1866)

Claude Monet: Colazione sull’erba,1866 olio su tela 124 × 181 cm. Parigi, Musée d’Orsay.
Claude Monet: Colazione sull’erba,1866 olio su tela 124 × 181 cm. Parigi, Musée d’Orsay.

La presente raffigurazione è un frammento che, insieme ad un altro frammento del Museo d’Orsay, rappresenta una testimonianza del grande dipinto originale dal titolo “Colazione sull’erba” di Monet.

L’opera, le cui misure nell’originale formato erano superiori ai 4000 x 6000 cm, fu iniziata intorno ai primi mesi del 1865. Il dipinto doveva raffigurare una scena in omaggio ad un altro impressionista, Edouard Manet, ma – per alcuni studiosi della Storia dell’arte – doveva essere anche un aperto confronto con esso.

Si sa – come sopra già accennato – che la “Colazione sull’erba” di Manet venne aspramente criticata e fu oggetto di stridenti critiche da parte del pubblico, già all’esordio al Salon des Refusés del 1863.

Il progetto di questo dipinto fu interrotto ed abbandonato nello stesso anno in cui fu iniziato, a pochi giorni dalla manifestazione annuale del Salon per il quale l’opera era destinata.

A tal proposito, dopo moltissimi anni, Monet raccontava che “Dovevo l’affitto al proprietario di casa e, non potendo fare altrimenti, gli ho dato in pegno la tela che costui ha tenuto avvolta in cantina. Quando finalmente sono riuscito a procurarmi la somma necessaria per riprenderla indietro, capirete bene che la tela aveva avuto tutto il tempo necessario per ammuffire“.

Curiosità sulla Colazione sull’erba di Claude Monet

Esiste un piccolissimo dipinto, realizzato da Stefano Busonero, che riproduce esattamente la Colazione di Monet sul globo terracqueo della moneta da due centesimi di euro. L’opera riproduttiva è stata realizzata con la tecnica a olio.

La Colazione sull'erba di Monet, realizzata dentro un centesimo.
La Colazione sull’erba di Monet, realizzata dentro un centesimo.

Vedi approfondimenti sulla colazione sull’erba di Monet

Claude Monet: Impressione, levar del sole (1872)

Claude Monet: Impressione, sole nascente, 1872, Musée Marmottan, Parigi.
Claude Monet: Impressione, sole nascente, 1872, Musée Marmottan, Parigi.

“Sole nascente”, o “Levar del sole”, o “Impressione”, o “Il porto di Le Havre“ è un dipinto autografo di Claude Monet eseguito a olio su tela nel 1872, misura 48 x 63 cm. e si trova nel Musée Marmottan di Parigi.

L’opera fu esposta alla prima manifestazione dei futuri pittori impressionisti allestita a Parigi nel 1874 presso lo studio di Nadar, un popolare fotografo dell’epoca, al nº 35 di Boulevard des Capucines a Parigi.

In seguito alla presentazione del dipinto, con il titolo “Impressione”, questo divenne subito pretesto per un appellativo di dispregio (gli “Impressionisti”) da affibbiare al gruppo appena nato: uscì, infatti, un articolo di Leroy sullo “Charivari” che innescò aspre discussioni sulla manifestazione.

È questa la prestigiosa tela, denigrata e derisa alla sopracitata manifestazione, nella quale Monet si fa trasportare da un’insolita ispirazione poetica.

L’assoluta indipendenza dall’oggetto del dipinto, sentito come come volume, è una fra le più apprezzate conquiste di Monet in questo periodo.

La coloristica, nella quale dominano i toni bluastri e rosé, maestosamente rappresentata con lievi velature, pare che attenui ed ammorbidisca i rumori dell’acqua … nella giornata appena iniziata.

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Pierre Auguste Renoir: Ballo al Moulin de la Galette (1876)

Pierre-Auguste Renoir: Il Bal au Moulin de la Galette, 1876 olio su tela cm 131 x 175, Museo d’Orsay Parigi.
Pierre-Auguste Renoir: Il Bal au Moulin de la Galette, 1876 olio su tela cm 131 x 175, Museo d’Orsay Parigi.

Il “Bal au Moulin de la Galette“ è un’opera di Renoir realizzata intorno al 1876-84 con tecnica ad olio su tela, misura 131 x 175 cm. e ei trova nel Museo d’Orsay a Parigi.

L’artista impressionista coglieva i naturali eventi quotidiani riportandoli sulla tela con grande maestria

In questa composizione, capolavoro della produzione impressionistica, Renoir riesce a centrare il bersaglio raffigurando un momento di vita parigina notturna creando un ambiente allegro, felice e spensierato. Qui riesce a rendere assai dinamico e vibrante il movimento che anima le innumerevoli figure nelle conversazioni e nella danza.

Nella presente opera risulta assai evidente la mancanza di un impianto con un ben studiato disegno preliminare. Pertanto la coloristica la fa da padrona, rendendo il movimento con la sola maestria delle giustapposizioni di variatissimi toni. Si noti, ad esempio, come gli abiti delle singole coppie riescano a contrastarsi gradevolmente. Quelli delle dame, infatti, con toni più accesi e decisi per le numerose e diversificate pennellate, risaltano su quelli maschili  dai toni scuri e poche variazioni.

Vedi approfondimenti sul sito

Vincent Van Gogh: Notte stellata (1889)

Vincent van Gogh: La notte stellata, New York Museum of Modern art.
Vincent van Gogh: La notte stellata, New York Museum of Modern art.

La “Notte stellata”, conosciuta anche come “Cipresso e villaggio”, è un’opera di Vincent van Gogh realizzata nel 1889 (periodo di Saint-Rémy) con tecnica ad olio su tela, misura 73 x 92 cm. (altre fonti indicano invece 73,7 x 92,1) e si trova a New York nel Museum of Modern Art. La presente composizione, che è priva di firma e di data, viene citata nelle sue lettere n° 595 e 607.

Trattasi di un dipinto eccezionale, che esprime una straordinaria dinamicità ma, allo stesso tempo, una anche drammatica vitalità, a testimonianza  della  notevole capacità visionaria dell’artista.

Il tratto è concitato e furioso, mentre la coloristica ad irradiazione circolare evidenzia nervose e violenti pennellate, che tuttavia non riescono ad intaccare l’eleganza delle forme, che spesso troviamo nelle ultime composizioni dell’artista.

Vedi approfondimenti sul sito della Notte stellata di van Gogh

Paul Gauguin: Due donne tahitiane

Paul Gauguin: Due donne tahitiane, 94 x 73, New York, Metropolitan Museum.
Paul Gauguin: Due donne tahitiane, 94 x 73, New York, Metropolitan Museum.

“Due donne tahitiane”, conosciuto anche come “Seni con fiori rossi”, è un’opera di Paul Gauguin realizzata nel 1899 con tecnica ad olio su tela, misura 94 x 73 cm. e si trova a New York nel Metropolitan Museum. Nella zona sinistra,  quella scura in basso, si legge “99 / P. Gauguin”.

Alcuni tra gli studiosi di Storia dell’arte mettono in evidenza dei collegamenti con la copertina del “Courrier francais” del 30 novembre 1894, redatta da Gray, dove spicca una figura femminile con in mano un grande vassoio. Pochi, tra il pubblico, intrapresero la discussione su tale ipotesi e tanto meno la stragrande maggioranza della critica ufficiale.

Sembrerebbe che le due graziose figure siano state studiate separatamente in vari disegni e silografie.

Curiosità sulle donne tahitiane

Esiste la riproduzione di questa opera, e una dello stesso tema, realizzate da Stefano Busonero come pitture microscopiche con tecnica a olio. La prima misura 4,5 x 5,7 millimetri, mentre l’altra è stata eseguita sul mappamondo della moneta da un centesimo di euro.

Stefano Busonero - due donne tahitiane
Stefano Busonero – le due donne tahitiane di Gauguin riprodotte come miniatura microscopica di 4,5 x5,7 millimetri
Busonero . due tahitiane dipinte dentro un centesimo
Stefano Busonero: le due tahitiane di Gauguin dipinte dentro il mappamondo di un centesimo

Edvard Munch: Urlo (1893)

Edvard Munch: L’urlo (Il grido), 1893, tecnica a olio, tempera e pastello su cartone, 83,5 cm × 66 cm, Galleria Nazionale, Oslo.
Edvard Munch: L’urlo (Il grido), 1893, tecnica a olio, tempera e pastello su cartone, 83,5 cm × 66 cm, Galleria Nazionale, Oslo.

“L’urlo”, conosciuto anche come “Il grido”,  è un’opera di Edvard Munch realizzata nel 1893 con tecnica a olio, tempera e pastello su cartone, misura 83,5 cm × 66 cm. e si trova nella Galleria Nazionale di Oslo.

Esistono quattro versioni dell’Urlo. La composizione qui raffigurata è quella realizzata nel 1883. Essa fu oggetto di due furti consumati a circa dieci anni di distanza l’uno dall’altro. Il primo avvenne il 12 febbraio del 1994 (recuperato dopo tre mesi), mentre il secondo fu del 22 agosto del 2004 (ritrovato alla fine dello stesso mese).

Il dipinto, nel covo in cui fu nascosto, subì forti danneggiamenti a causa dell’umidità. In riferimento alla valutazione sulla recuperabilità dell’opera (si pensi alla delicatezza del cartone e alla tenuta coloristica della tempera) gli esperti del museo di Munch si espressero a favore del restauro, che fu portato a termine con ottimi risultati il 23 maggio 2008.

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Gustav Klimt: Il bacio (1907-08)

Gustav Klimt: Il bacio. Anno 1907-1908, olio su tela, 180 × 180 cm., Österreichische
Gustav Klimt: Il bacio. Anno 1907-1908, olio su tela, 180 × 180 cm., Österreichische

Il “Bacio” è un’opera di Klimt realizzata intorno al 1907-08 con tecnica a olio su tela, misura 180 x 180 cm. e si trova nell’Österreichische Galerie Belvedere di Vienna.

Dei due personaggi le sole parti configurate in modo tradizionale sono i volti, le mani e gli arti della figura femminile (braccio sinistro e gambe). Per il resto della composizione, sia la donna che l’uomo appaiono coperti da vesti ornate da abbondanti decorazioni.

Il panneggio del maschio è realizzato con forme geometriche rettangolari riportate in verticale, mentre quello della femmina ha decorazioni curvilinee concentriche. La differente configurazione di linearità dei due panneggi rappresenta simbolicamente la differenza di sesso: rettangoli eretti in verticale (uomo) e cerchi (donna).

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Salvador Dalì: La persistenza della memoria (1931)

Salvator Dalì: La persistència de la memòria), olio su tela, 24 × 33 cm, anno 1931, Museum of Modern Art di New York.
Salvator Dalì: La persistència de la memòria), olio su tela, 24 × 33 cm, anno 1931, Museum of Modern Art di New York. Foto a bassa risoluzione a scopo didattico.

La persistenza della memoria è un’opera di  Salvador Dalí realizzata nel 1931 con tecnica a olio su tela, misura 24×33 cm. e si trova nel Museum of Modern Art di New York.

La persistenza della memoria, composizione surrealista per antonomasia,  rappresenta una landa deserta dove appaiono diversi orologi molli, senza una solida consistenza, quasi fluida. L’artista vi ha voluto simboleggiare l’elasticità dello scorrere del tempo.

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Pablo Picasso: Guernica (1937)

Guernica di Pablo Picasso
Pablo Picasso: Guernica, anno 1937, olio su tela, 349,3 x 376,7 cm. Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, Madrid. Foto a bassa risoluzione a scopo didattico.

Guernica è un’opera di Picasso realizzata tra il 1 maggio ed il 4 giugno del 1937 con tecnica a olio su tela, misura 349,3×776,6 cm. e si trova a Madrid nel Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía.

A Picasso l’ispirazione per questa composizione venne improvvisa, e all’istante, subito dopo che Guernica fu bombardata. L’artista la raffigurò in circa due mesi, quindi la espose a Parigi nel padiglione spagnolo dell’esposizione universale.

Dopo il suo esordio l’opera fece letteralmente il giro del mondo, ricevendo ampi consensi ad ogni esposizione. Guernica servì a far conoscere la mostruosità del conflitto fratricida che in quel periodo stava consumandosi nel Paese iberico.

Il dipinto viene considerato dagli studiosi di Storia dell’arte come uno fra i più grandi capolavori di Pablo Picasso.

Guernica va letta da destra a sinistra, dato che la stanza della parete che l’avrebbe ospitata in origine aveva l’entrata che confluiva il pubblico da destra a sinistra. Tale fu il motivo per cui l’artista la progettò per l’Esposizione Internazionale di Parigi nel il padiglione della Repubblica Spagnola.

Vedi approfondimenti su Wikipedia

Raffigurazione pittorica della Battaglia del Volturno di Stefano Busonero

La Battaglia del Volturno

Battaglia del Volturno di Stefano Busonero
Battaglia del Volturno di Stefano Busonero, 60 x 80 cm. anno 2019

Il dipinto di Busonero

L’opera qui raffigurata rappresenta la Battaglia del Volturno (60 x 80 cm), che si svolse il 1º ottobre 1860 a sud dell’omonimo fiume. La composizione è ancora proprietà dell’autore ma può essere visitata, insieme alle altre 41 riproduzioni in ceramica – raffiguranti lo stesso tema –  sul Molo Garibaldi a Porto S. Stefano.

Essendo un quadro a tematica storica, l’artista Busonero – per poter configurare nel modo più realistico l’avvenimento – si è dovuto ispirare alle pitture del passato ma, nello stesso tempo, ha voluto integrarci alcune particolari e curiosissime novità. Tali incorporazioni (rappresentazioni microscopiche), che non sono assolutamente tutte visibili a prima vista, appaiono all’improvviso all’osservatore dopo una più attenta visione dell’opera.

Inoltre, osservando spensieratamente la composizione, appare all’improvviso – sul lato sinistro, tendenzialmente in alto – il volto di Garibaldi.

I quadri microscopici inseriti nel dipinto

Il volto di Garibaldi di 2,5 x 3,5 mm. inserito tra i fiori a destra del cannone.

Ritratto di Giuseppe Garibaldi
Ritratto di Giuseppe Garibaldi dimensioni 2,5 x 3,5 mm.

Il ritratto di Garibaldi di 3 x 4 mm. inserito sul muro delle rovine, sulla destra.

Ritratto microscopico di Garibaldi
Ritratto microscopico di Garibaldi, 3 x 4 mm.

La veduta paesaggistica (Porto Santo Stefano) dove Garibaldi fece tappa.

Garibaldini in una veduta di Porto Santo Stefano
Garibaldini in una veduta di Porto Santo Stefano, 10 x 15 mm.

La scritta sopra al paesaggio. Fu eseguita dalla Società operaia di Porto S. Stefano e contiene queste frasi: Duce ai Mille, terrore ai tiranni, ai popoli l’esempio, qui sostò Giuseppe Garibaldi …

Le prime tre righe sono originali mentre le altre due – che contengono: Qui sostai il 9 giugno 1960 – sono personalizzate.

La scritta della società operaia
La scritta della società operaia del 1953 sullo sbarco di Garibaldi a Porto S. Stefano

Il grande volto di Garibaldi mimetizzato nell’opera.

Volto di Garibaldi mimetizzato
Volto di Garibaldi mimetizzato nel quadro, visibile sulla sinistra, leggermente in alto.
Ubicazioni dei quadri microscopici
Ubicazioni dei quadri microscopici rappresentati nei cerchi rossi

Cenni sulla Battaglia del Volturno

La Battaglia del Volturno è considerata dagli storici uno fra i più importanti e significativi scontri armati del Risorgimento. Si distingue dalle altre battaglie per l’enorme numero di combattenti e per aver arrestato la ripresa offensiva dei Borboni dopo la ricostruzione del loro esercito tra le mura di Capua.

Incomprensioni ma anche e – soprattutto – ragioni politiche impedirono da subito di dare la dovuta importanza alla Battaglia del Volturno, di carattere offensivo da parte dei garibaldini sulle truppe borboniche. Queste ultime, nonostante fossero ben equipaggiate e fortemente armate, furono vinte perché venne meno l’abilità dei condottieri, a differenza delle truppe garibaldine, mal preparate ed improvvisate, ma comandate da esperti capi con grande ascendente, tra cui Giuseppe Garibaldi, che si mosse con mirato intuito tattico.

L’esercito borbonico, benché potesse farlo, non attaccò subito perdendo giorni preziosi, tutto a vantaggio dei garibaldini che per tal motivo ebbero tempo di organizzarsi sul terreno.

La battaglia principale iniziò il 1º ottobre del 1860 a sud del Volturno, da cui prese il nome. Il numero dei garibaldini era intorno ai 24.000, mentre i borbonici 50.000. Secondo lo storico Trevelyan, però, nella stessa battaglia furono impiegati effettivamente non meno di 20.000 garibaldini contro 28.000 borbonici.

Per approfondimenti si legga La battaglia del Volturno.

L’arte moderna nella seconda metà del ventesimo secolo

L’arte moderna del dopoguerra

Continua dalla pagina precedente : L’arte moderna nella prima metà del ventesimo secolo.

L’arte moderna del primo decennio del secolo si svolse soltanto nei Paesi europei. Iniziò a diffondersi in America nel secondo decennio ad opera di artisti fuggiti dal nostro continente per via del primo conflitto mondiale.

Tuttavia gli Stati Uniti sfornarono una moltitudine di tendenze artistiche e di avanguardie, favorendo anche il passaggio tra l’arte moderna e quella postmoderna. Quest’ultima, conosciuta anche come arte contemporanea, iniziò a diffondersi intorno agli anni Settanta.

I due precedenti decenni videro prendere forza movimenti riconducibili all’Astrattismo, derivati soprattutto dall’Espressionismo.

Fra le tendenze espressioniste americane più note ricordiamo l’Espressionismo astratto, l’Action painting (Dripping art) di Pollock e il gruppo “The ten” di Mark Rothko, mentre fra quelle europee indichiamo il Tachisme e l’Art Brut .

Intorno agli anni Sessanta nasceva l’Arte concettuale, l’Op Art, la Pop Art, il Neo-dadaismo, il Minimalismo, la Performance art, e tante altre correnti che certamente influirono sull’arte contemporanea.

Astrattismo

Espressionismo, Espressionismo astratto, Action painting (pittura d’azione) e Dripping art (arte gocciolante – conosciuta anche come Action painting).

Tra gli artisti più conosciuti dell’Astrattismo ricordiamo Jackson Pollock, Willem de Kooning, Robert Motherwell, Emilio Vedova, Clyfford Still, Rino Destino.

Arte informale  e Tachisme: Emilio Scanavino, Jean Dubuffet, Jean Bazaine, Hans Hartung, Camille Bryen, Sam Francis, Alberto Burri, Eugenio Carmi, Ferruccio Bortoluzzi.

Astrattismo geometrico (si veda il Neoplasticismo): Wassily Kandinsky, Manlio Rho, Josef Albers, Mario Radice, Eugenio Carmi, Luigi Veronesi.

Movimento spazialista: Mario Deluigi, Lucio Fontana, Roberto Crippa.

Color field Painting, da noi meglio conosciuta come Pittura a Campi di colore: Mark Rothko, Sam Francis, Barnett Newman.

CO.BR.A.: Karel Appel, Pierre Alechinsky, Else Alfelt e Asger Jorn.

Art Brut (o “Arte grezza”): Adolf Wölfli, Ferdinand Cheval e Tarcisio Merati.

Arte concettuale

Neo Dada: Robert Rauschenberg, Jasper Johns, Piero Manzoni, Joseph Beuys

Nouveau Réalisme: Yves Klein, Christo, Arman, Pierre Restany.

Fluxus – George Maciunas, Allan Kaprow, Nam June Paik, Wolf Vostell, Yōko Ono, Dick Higgins, Charlotte Moorman.

Happening performance: Joseph Beuys, Wolf Vostell.

Videoarte: Nam June Paik, Wolf Vostell, Bill Viola.

Minimal Art: Agnes Martin, Donald Judd- Sol LeWitt, Dan Flavin, Richard Serra.

Post-minimalismo: Bruce Nauman, Eva Hesse.

Arte Povera: Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Mario Merz, Piero Manzoni , Alighiero Boetti, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto.

Dau al Set (gruppo fondato da Joan Brossa): Joan Brossa, Antoni Tàpies.

Arte nucleare: Sergio Dangelo, Enrico Baj.

Arte figurativa

Pop art, Roy Lichtenstein: – Andy Warhol, Richard Hamilton, Robert Indiana, Jasper Johns, Claes Oldenburg, Robert Rauschenberg.

Op art (Optical art): Bridget Riley, Victor Vasarely, Alberto Biasi.

Décollage (tecnica inversa al collage, che toglie elementi invece di aggiungerne nuovi): Mimmo Rotella, Wolf Vostell.

Transavanguardia: Enzo Cucchi, Francesco Clemente, Sandro Chia, Nicola De Maria, Mimmo Paladino.

Neoespressionismo e Neuen Wilden (Nuovi Selvaggi): Anselm Kiefer, Georg Baselitz, Lucian Freud, David Salle, Jean-Michel Basquiat, Julian Schnabel.

Arte figurativa: Maurice Boitel, Bernard Buffet.

Arte neo-figurativa: Antonio Berni, Fernando Botero.

Arti plastiche

Arte cinetica: Jean Tinguely, Getulio Alviani, il Gruppo N (formato da Alberto Biasi, Toni Costa, Ennio Chiggio, Manfredo Massironi, Edoardo Landi, il Gruppo T (formato da Giovanni Anceschi, Gianni Colombo, Davide Boriani, Grazia Varisco, Gabriele Devecchi)

Scultura: David Smith, Alberto Giacometti, Henry Moore, Tony Smith, Alexander Calder, René Iché, Jean Dubuffet, Marino Marini, Fausto Melotti, Constantin Brâncuși.

Land Art: Christo, Richard Long, Robert Smithson

L’arte moderna nella prima metà del ventesimo secolo

Gli influssi dei primi decenni sull’arte moderna

L’influsso espressionista

Arte moderna del Novecento: tra i movimenti artistici che nacquero e si svilupparono nei i primi venti anni del Novecento uno dei più influenti è quello espressionista, attivo, in tutte le sue svariate tendenze, in Francia e in Germania.

In Italia in quello stesso periodo si sentirono assai meno le influenze: molti artisti si spostarono oltre frontiera, soprattutto verso la Francia per sperimentarne tutte le rivoluzionarie novità.

L’Espressionismo, di cui già percepiamo le radici in alcune opere di Munch, Gauguin e Daumier, venne inaugurato in Francia ed in Germania, rispettivamente dalle avanguardie fauviste e dal gruppo Die Brücke. Questi ultimi partorirono altre tendenze, tra cui ricordiamo la quasi astratta spiritualità del gruppo Der Blaue Reiter (1911) e lo spirito di denuncia degli artisti aderenti alla Neue Sachlichkeit (la Nuova oggettività – ultimi anni Venti).

Altri artisti di spicco, tra i quali ricordiamo Amedeo Modigliani e Oskar Kokoschka, contribuirono allo sviluppo dell’arte moderna, anche se all’insegna di una spiccata eterogeneità, sia nella forma che nei contenutisti.

Mentre il Realismo e l’Impressionismo furono il frutto delle assidue ricerche, atte a riportare in maniera realistica la natura sul supporto pittorico, l’Espressionismo ebbe lo scopo primario di lanciare messaggi introspettivi.

L’espressionista, attraverso la pittura, comunicava non soltanto i propri moti interiori ma vi veicolava anche quelli del mondo esterno che egli stesso dipingeva. Tutto questo anche perché rifiutava gli sviluppi impressionistici, che riteneva essere in gran parte legati alla visione estetica, insieme all’incapacità degli stessi impressionisti di trasmettere le esigenze sociali ed esistenziali.

Influsso fauvista

Matisse: Armonia in rosso
Matisse: Armonia in rosso

Il gruppo aderente al Fauvismo , una formazione che nacque e si sviluppò in seno ai movimenti di avanguardia, dette per primo il suo contributo alla nascita dell’Espressionismo.

Il termine Fauves (“belve” tradotto dal francese) deriva dalla violenta e selvaggia espressività della coloristica impiegata dagli artisti aderenti al movimento, fatta di colori puri, di cui esasperavano la riflessione impressionista sulla tecnica degli accostamenti. L’esasperazione raffigurativa veniva portata ai massimi livelli.

Gli artisti di questa tendenza, tra cui ricordiamo Matisse e Vlaminck, promossero l’impiego di toni forti fino all’innaturale.

A differenza delle altre tendenze espressioniste, gli artisti di questo gruppo si preoccupavano esclusivamente degli aspetti coloristici, dando la massima importanza all’immediatezza visiva piuttosto che lanciare messaggi introspettivi. Il loro intento era quello di smarcarsi da ogni regola nell’uso del colore con un’irruente rivoluzione coloristica ed “iper” espressiva.

La Die Brücke

Ernst Ludwig Kirchner: Coppia sotto l’ombrello giapponese, anno 1913, tecnica a olio su tela, 100 x 75 cm., Collezione privata.
Ernst Ludwig Kirchner: Coppia sotto l’ombrello giapponese, anno 1913, tecnica a olio su tela, 100 x 75 cm., Collezione privata.

Gli influssi della Die Brücke  nell’Arte moderna del Novecento: la nascita della Brücke di Dresda (7 giugno 1905) coincide con l’origine di quel movimento.

Quattro artisti sconosciuti, studenti di architettura, formarono quel gruppo che in pochissimo tempo sarebbe diventato celebre nell’intera Europa. I fondatori furono Ernst Ludwig Kirchner (1880 – 1938), Erich Heckel (1883 – 1970), Karl Schmidt (1884 – 1976) e Fritz Bleyl (1880 – 1966).

In un primo periodo al Die Brücke aderì anche Emil Nolde (1867 – 1956) il cui profilo risultò, poi, essere meno importante ed innovativo di quello dei quattro pittori fondatori.

In realtà gli artisti della Brücke svilupparono uno stile comune con l’uso di una coloristica accesa, a cui venivano integrate ricche tensioni emozionali, spesso con immagini violente. Non mancava in essi una una certa dose di primitivismo, con l’alternanza di immagini crude della realtà quotidiana, nonché contesti carichi pathos, che avrebbero sfociato verso un’espressionismo più realista e politicizzato.

Der Blaue Reiter

Ernst Paul Klee: Conqueror, anno 1930, acquerello su carta, 41,6 × 34,2 cm., Paul Klee Foundation, Kunstmuseum, Berne, Switzerland.
Ernst Paul Klee: Conqueror, anno 1930, acquerello su carta, 41,6 × 34,2 cm., Paul Klee Foundation, Kunstmuseum, Berne, Switzerland.

Gli influssi della Der Blaue Reiter  nell’Arte moderna del Novecento: il movimento Der Blaue Reiter – il cui termine, tradotto in italiano significa “il cavaliere blu” – nacque a Monaco di Baviera nel 1911.

Gli artisti ad esso aderenti, tra cui ne ricordiamo i principali interpreti – che furono Kandinskij, Klee, Macke e Marc – erano alla ricerca di una pittura atta, soprattutto, ad esprimere verità spirituali attraverso l’uso di una coloristica spontanea. Le forme, ricche di sinuosi tratti, spesso cariche virtuosismi ispirati all’Art Nouveau, venivano risaltate da una coloristica piuttosto accesa.

Ben presto però i dissensi e le difficoltà fra i membri incominciarono a crescere  fino allo scioglimento del gruppo. Il pretesto iniziò in occasione della bocciatura dell’opera “Compassione V” di Kandinsky, da parte della giuria (riferimento alla 3° mostra della Neue Künstlervereinigung München del 1911).

Le dimissioni annunciate dallo stesso Kandinsky e da Franz Marc, che lo aveva difeso con tutte le sue forze, furono sottoscritte anche da Alfred Kubin e Gabriele Munter.

Più tardi si ritirarono dal gruppo anche Alexej Jawlensky, Marianne von Werefkin, Adolf Erbslöh e Alexander Kanoldt.

La Nuova oggettività

Ensor James: Cristo entra a Bruxelles
Ensor James: Cristo entra a Bruxelles

Gli influssi della Nuova oggettività nell’Arte moderna del Novecento: questa tendenza si sviluppò intorno alla fine degli anni Venti in seno all’Espressionismo in un clima di tristezza, devastazione e tensioni sociali lasciati dalla prima guerra mondiale.

La rappresentazione pittorica degli artisti appartenenti al movimento della Nuova oggettività trasmetteva le emozioni proprie dell’Espressionismo, con la differenza che queste erano a favore delle classi più umili e svantaggiate.

La pittura della Nuova oggettività recuperò le motivazioni della rappresentazione realistica e macchiaiola ma anche di quella grottesca alla James Ensor.

Il clima del dopo conflitto stimolò artisti come come la scultrice Käthe Schmidt Kollwitz (Königsberg, 1867 – Moritzburg, 1945) e Lorenzo Viani (Viareggio, 1882 – Lido di Ostia, 1936) alla rappresentazione dei disagi e delle sofferenze delle classi subalterne e del proletariato.

Altri artisti, come Otto Dix e George Grosz, si impegnarono in raffigurazioni (pitture e vignette) satiriche anti-borghesi ed anti-militariste. Essi si erano chiaramente schierati a sinistra e di appoggio alle istanze del Sindacalismo rivoluzionario e della Lega spartachista (organizzazione socialista rivoluzionaria d’ispirazione marxista), fino alle repressioni hitleriste e fasciste.

Nei primi anni del Novecento si affiancarono all’Espressionismo altri movimenti  di avanguardia, tra cui ricordiamo il Cubismo (Picasso, Braque e Gris), il Dadaismo (Tzara e di Duchamp), il Futurismo (Boccioni e Balla), il Surrealismo (Ernst Paul Klee, Mirò, Magritte e Dalí) ed il Suprematismo (Kazimir Severinovič Malevič).

Futurismo

Umberto Boccioni: La città che sale, cm. 200 x 290,5, Museum of Modern Art (Guggenheim), New York.
Umberto Boccioni: La città che sale, cm. 200 x 290,5, Museum of Modern Art (Guggenheim), New York.

Gli influssi del Futurismo nell’Arte moderna del Novecento: il Futurismo è un movimento artistico nato e sviluppatosi in Italia con l’opera di Filippo Tommaso Marinetti.

Questo movimento artistico, che si ispira al forte sviluppo tecnologico dei primi decenni del secolo, offre l’opportunità per superare l’immaginario decadente e le vecchie ideologie, enfatizzando il dinamismo e la fiducia nel progresso.

Il Futurismo si propone principalmente di intervenire e, quindi, di modificare qualsiasi aspetto della vita ambientale e sociale. Molto spesso il movimento agisce sollecitando la forza del linguaggio a tutto campo, in alcuni casi anche assai violenta.

Gli artisti futuristi entrano anche prepotentemente nel quotidiano sociale, dal modo di cucinare e vestire, fino alla vita politica.

Il primo manifesto del Futurismo uscì sulla rivista Le Figaro nel febbraio del 1909.

A Marinetti si aggregano Carlo Carrà, Umberto Boccioni, Giacomo Balla, Luigi Russolo, Gino Severini.

Il periodo futurista italiano, che non disdegna l’astrattismo, coincide esattamente con il periodo del cubismo.

Il Cubismo

Ritratto di Picasso
Ritratto di Picasso

Gli influssi del Cubismo nell’Arte moderna del Novecento: il Cubismo, movimento nato nel 1905 a Parigi, si proponeva di dividere, analizzare e dare nuove forme – di solito astratte – al soggetto, proponendone visioni scomposte nei vari punti di vista. Il pittore cubista sottoponeva il soggetto (o l’oggetto) ad una scomposizione della sua struttura (“scomposizione parascientifica”), riconfigurandolo sulla tela non in base alla visione prospettica della realtà ma alla dettagliata conoscenza del soggetto stesso.

Dalla Russia, dall’America e dalla Spagna, personalità e formazioni di grandi personaggi si intersecarono e influenzarono a vicenda, in continuo cambiamento. Parigi è il centro di tutto questo fermento artistico.

I pittori più significativi del movimento cubista furono Pablo Picasso, Robert Delaunay, Georges Braque e Fernand Léger. Un letterato che dette un notevole contributo al Cubismo fu il poeta Guillaume Apollinaire.

La pittura metafisica

De Chirico: Canto d'amore
De Chirico: Canto d’amore

Gli influssi della pittura metafisica nell’Arte moderna del Novecento: la Pittura Metafisica nacque e si sviluppò con Giorgio De Chirico (greco di nascita ma vissuto in Italia e Francia) nel secondo decennio del Novecento.

Il suo fondatore ha sempre rifiutato tutti i linguaggi delle avanguardie e quelli da esse derivati, denigrandoli  apertamente e considerandone nullo il valore artistico.

Il movimento nacque intorno al 1912 durante il soggiorno parigino dell’artista.

La caratteristica del linguaggio metafisico è l’intenzione di oltrepassare con le immagini l’esperienza fisica della realtà giornaliera e quella dei sensi. Infatti gli artisti aderenti al movimento creano stilisticamente stratagemmi come atmosfere fuori dalla realtà e dal tempo, allucinate e sognanti. Inoltre le stesure coloristiche sono ampie e piatte.

Spesso troviamo nelle composizioni metafisiche molteplici punti di fuga ed ombre allungate, dove immancabilmente sono assenti le figure umane, che vengono sostituite da manichini o statue di varia natura.  Tutto questo contribuisce certamente ad enfatizzare quel senso di solitudine e di mistero.

La pittura metafisica dette una grande spinta alla nascita del Surrealismo, tanto che la maggior parte degli aderenti a quest’ultimo movimento riconosceranno De Chirico come uno dei loro capostipiti.

Il Suprematismo

Kazimir Malevic: Quadrato nero.
Kazimir Malevic: Quadrato nero.

Gli influssi del Suprematismo nell’Arte moderna del Novecento: il Suprematismo è una corrente artistica nata e sviluppatasi nel 1913 in Russia.

Il termine “suprematismo”deriva dal pensiero del suo fondatore Kazimir Malevič, che nel 1915, in collaborazione con il poeta Majakovskij, ne scrisse il manifesto. Qualche anno dopo lo stesso artista pubblicava un saggio delle proprie teorie.

La pittura suprematista non raffigura il mondo reale e viene considerata come la “non rappresentazione del mondo”.

Le opere degli artisti di questa tendenza apparvero per la prima volta a Pietrogrado nel 1915, in occasione della “Seconda esposizione futurista di quadri 0,10 (Zero-dieci)”.

Gli artisti suprematisti aspiravano ad un’arte che si affrancasse dalla pura rappresentazione realistica a fini pratici ed estetici. Inoltre rifiutavano di ubbidire a quella sensibilità verso la raffigurazione del plasticismo presente in ogni essere umano. Essi ricercavano la sola essenza dell’arte: un’arte, cioè, “fine a se stessa”.

Il Dadaismo

Marcel Duchamp: Fountain
Marcel Duchamp: Fountain

Dadaismo: nei primi anni del Novecento nascono e si accavallano – in una continua trasformazione – svariati linguaggi artistici derivanti dai moltissimi movimenti dello stesso periodo.

Gli artisti sono in continuo fermento alla ricerca di nuovi linguaggi, forti ed espressivi, entrando così in mondi strutturali mai esplorati in passato. Inoltre rifiutano traumaticamente, e spesso provocatoriamente, l’arte tradizionale.

Tale atteggiamento nei primissimi anni del secolo non riesce a rompere completamente i rapporti con gli studiosi di Storia dell’arte e con gli amatori della pittura. Questo perché l’estetica raffigurativa non viene mai messa in discussione. Tuttavia si rinforza in prossimità del periodo della Grande Guerra (1914 -1918), fino a giungere al rifiuto di qualunque forma di cultura e creazione artistica.

Le rappresentazioni diventano povere, ambigue  e piene di messaggi allusivi. Si inizia a dipingere  oggetti come orinatoi, ferri da stiro dettagliatamente rifiniti ma con linguaggi e significati sempre più provocatori. Qualche accenno di tutto questo si era avuto nel 1913 con i dipinti di Marcel Duchamp, l’esponente di spicco del Dadaismo. Lo stesso artista, però, non si è mai considerato dadaista.

Il Surrealismo

Marc Chagall - Madonna del villaggio (1938)
Marc Chagall – Madonna del villaggio (1938). La foto è a bassa risoluzione

Il linguaggio del movimento surrealista (si veda la pagina del Surrealismo) è considerato come l’immediato proseguimento di quello metafisico, che si protrae fino alla fine degli anni Venti.

Il messaggio proveniente dalla pittura surrealistica entra direttamente nella parte più intima del fruitore. Quest’ultimo lo elabora inconsciamente e lo confronta con  associazioni psichiche casuali e variabili, stimolando così gli automatismi dei processi espressivi.

Il Surrealismo è una caratteristica tendenza intellettuale che contiene in sé, oltre alle arti pittoriche, quelle cinematografiche e letterali.

Il Surrealismo nasce a Parigi intorno al secondo decennio. Una fra le sue caratteristiche più importanti è la spietata critica alla razionalità ed a tutto ciò che viene programmato.

Continua con L’arte moderna nella seconda metà del ventesimo secolo.

L’arte moderna nel Tardo Ottocento

Arte moderna nel Tardo Ottocento: continua dalla pagina precedente (Radici dell’arte moderna)

Gli influssi del Post-Impressionismo sull’arte moderna

Arte moderna nel tardo Ottocento: in questo periodo nacquero altri movimenti che in parte contribuirono ad influenzare l’arte moderna. Insieme a questi ricordiamo quel raggruppamento di tendenze nate in seno al Post-impressionismo (soprattutto Puntinismo e Divisionismo) e il Simbolismo.

È bene tenere presente che il Post-Impressionismo non è un movimento artistico ma un periodo che fa riferimento a una varietà di correnti, che si svilupparono in Europa (soprattutto in Francia) negli ultimi due decenni del secolo. Molte fra queste tendenze spogliarono l’Impressionismo di alcune peculiarità, accrescendogli, allo stesso tempo, l’impressione visiva con contenuti più profondi e soggettivi.

Gli artisti che influirono alla nascita

Tra gli artisti che si evidenziarono in tale trasformazione ricordiamo Vincent van Gogh, con alcune sue tendenze espressioniste e fauviste, Georges Seurat (Puntinismo) e Paul Cézanne, che può essere considerato l’anticipatore del Cubismo.

Gli influssi del Puntinismo

Il Puntinismo è conosciuto anche come “Impressionismo scientifico” perché sviluppò, esasperandola, la riflessione tecnica sui piccoli accostamenti di colore puro sulla tela, già portata avanti dagli impressionisti.

Georges-Pierre Seurat: Il porto di Port-en-Bessen in alta marea, cm. 66 x 81 Parigi Museo d’Orsay.
Georges-Pierre Seurat: Il porto di Port-en-Bessen in alta marea, cm. 66 x 81 Parigi Museo d’Orsay.

Le ricerche sulla scomposizione e sulla frammentazione del colore e del tratto portarono gli artisti aderenti al Puntinismo ad apporre sulla tela accostamenti di minuscoli frammenti di pigmento puro. Queste piccolissime porzioni di colore, talvolta stese in piccoli tratti – accostati, connessi, o sovrapposti – assumevano spesso la forma di un puntino. L’insieme dei vari accostamenti si fondeva direttamente nella retina del fruitore dell’opera creando armoniosi effetti di luminosità. Anche in Italia si raggiunsero gli stessi risultati (Divisionismo) con ma con soggetti più variati, spesso tendenti alla visione simbolista.

Gli influssi del Simbolismo

Il movimento Simbolista nacque in Francia, anch’esso con l’intento di approfondire le ricerche impressionistiche.

A differenza del Puntinismo, però, gli studi erano diretti al superamento della mera visività realistica, cioè nella ricerca di collegamenti tra il mondo oggettivo e il quello soggettivo. Nella pittura il Simbolismo non volle andare oltre tali limiti e quindi – salvo rare eccezioni – non enfatizzò la naturale visione con significati allegorici ma impiegò elementi reali per trasmettere sinteticamente idee ed emozioni.

Continua con “L’arte moderna nella prima metà del ventesimo secolo” 

Le radici dell’arte moderna

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Le radici dell’arte moderna vanno ricercate nel Romanticismo, nel Realismo e nell’Impressionismo [Arnason 1998, p. 22].

Radici dell’arte moderna nel Romanticismo

Alcuni artisti appartenenti al Romanticismo iniziarono a staccarsi dalle tradizionali rappresentazioni figurative, spingendosi fino alla creazione di languide e misticheggianti atmosfere (si pensi a Turner e Constable).

Anche i contesti ai quali il Romanticismo faceva costantemente riferimento cambiavano in favore di rappresentazioni della natura e del sublime e, spesso, anche dei valori nazionali (Delacroix con “La Libertà che guida il popolo”).

I pittori romantici esaltavano l’universalità del sentimento e della condizione umana, denigrando le superficialità del presente.

Radici dell’arte moderna nel Realismo

Il Realismo, compreso quello pittorico, iniziò come integrazione artistica allo scontento politico-popolare che si diffuse in tutto il continente europeo in seguito alla Rivoluzione francese del 1789. Il movimento si rafforzò ulteriormente dopo le ondate rivoluzionarie del 1830 e del 1848 (considerate come seconda e terza rivoluzione francese).

Il malcontento politico-sociale, ormai divenuto incontenibile, smosse anche la società borghese, che si fece sentire con aspri dibattiti che diventarono sempre più popolari.

Anche la pittura classicheggiante subì grandi cambiamenti ricercando un realismo che rispettasse la visione attuale, con le ingiustizie e le incoerenze riscontrabili anche nella semplice vita quotidiana.

Jean-François Millet: The gleaners (le spigolatrici).
Jean-François Millet: The gleaners (le spigolatrici).

Tale volontà stimolò così molti pittori i a riprodurre con più fedeltà la realtà attuale, soprattutto con soggetti umili e popolari (ad esempio The gleaners, sopra raffigurata, di Millet e La partita a dama di Daumier).

Allo stesso tempo non mancarono, però, stili che oggi potremo ben definire “pre-espressionisti” (si pensi a quegli elementi grotteschi di Gustave Courbet).

In Italia la tendenza verista incominciava a portare in seno la pittura macchiaiola con artisti come Teofilo Patini (Castel di Sangro, 1840 – Napoli, 1906) ed Angelo Morbelli (Alessandria, 1853 – Milano, 1919).

È bene tenere presente che la tendenza realistica venne ostacolata già sul nascere da quella idealista, che all’epoca era già molto diffusa godendo di appoggi politici ed elitari. [Corinth, Schuster, Brauner, Vitali, and Butts 1996, p.25].

Radici dell’arte moderna nell’Impressionismo

L’Impressionismo nacque e si sviluppò nella seconda metà dell’Ottocento, spingendosi fino ai primissimi anni del secolo successivo.

Il movimento raccolse – per le ricerche cromatiche e l’en plein air paesaggistico – l’eredità del Romanticismo, ma anche quella del Realismo e dei pittori macchiaioli nella raffigurazione dei soggetti e nella naturalezza compositiva.

Gli impressionisti dipingevano sempre all’aperto (Degas è uno dei pochi che lavorava anche, e soprattutto, in studio), con corpose e rapide pennellate, portando a termine l’opera in poche ore.

Sulla tela fissavano le emozioni che provavano nei vari momenti della realizzazione, comunicate dal paesaggio come “attimi fuggenti”. Questi – tradotti in colore dal sentimento del pittore e non dalla sua ragione – dovevano raggiungere immediatamente la tela senza alcun ripensamento. In tal modo la sommatoria di emozioni e stati d’animo, derivati essenzialmente dalla visione della natura, avrebbe dovuto esprimere con più forza la realtà nella sua più intera globalità.

Anche il movimento impressionista, come quello realista, venne in un certo qual modo contrastato dalle tendenze del momento. Gli impressionisti, a differenza di quelli realisti, riuscirono però ad attirare l’attenzione dell’establishment dipingendo su commissione anche tele relativamente popolari, in controtendenza con l’arte elitaria il cui motto era “arte per l’arte”.

Continua con l’arte moderna nel Tardo Ottocento

Arte moderna: la nascita

Il termine “Arte Moderna” generalmente indica lo stile, l’espressione e la concezione artistica propri del “periodo moderno” (riferiti però a un ben determinato ciclo artistico). Tale definizione, oggi, pur non considerata legata alla generica modernità, continua a mantenere lo stesso termine.

L’arte moderna esprime una forma di «rifiuto» per i canoni del passato aprendosi invece a nuove sperimentazioni, proponendo inedite forme visive e nuove concezioni rappresentative della natura.

Appartengono all’arte moderna i pittori simbolisti, gli espressionisti e gli astrattisti, ma anche artisti il cui rinnovamento viene integrato con tematiche e tecniche un po’ più realistiche.

Il secondo periodo dell’Arte moderna viene definito come Postmoderno, o Arte contemporanea. Anche questi due ultimi termini rimangono legati a quel periodo, staccandosi dal generico significato della parola “moderno” e “contemporanea”, cioè dai nostri giorni.

Storia dell’arte moderna

Il periodo

Quando ci si riferisce all’arte moderna generalmente si pensa allo scorso secolo, anche se la pittura ebbe già iniziato quel percorso a partire dalla seconda metà dell’Ottocento.

La scultura e l’architettura “moderne”, anch’esse si riferiscono al Novecento – ma con un po’ più di logica – dato che il loro cammino verso lo sviluppo ebbe inizio nel periodo a cavallo tra l’Ottocento ed il Novecento.

Per quanto riguarda la pittura, il momento, che la maggior parte degli studiosi di storia dell’arte indicano come fase di partenza, è quello compreso fra il 1855 ed il 1863, [anno, quest’ultimo, indicato da Arnason 1998, p. 17].

Lo studio del pittore (Courbet) è un primissimo accenno all'arte moderna
Gustave Courbet: Studio dell’artista (1855)

Tali date – si badi, ben lontane dalle fondamentali forme espressive di questo movimento artistico, che fu soggetto ad una metamorfosi centenaria – corrispondono alla realizzazione dello “Studio dell’artista” di Gustave Courbet, del 1855 (foto sopra raffigurata), e della “Colazione sull’erba” di Edouard Manet del 1863 (sotto raffigurata, da non confondere con la Colazione sull’erba di Monet).

Edouard Manet: Colazione sull'erba (rappresenta uno dei primi passi verso l'arte moderna), 1862-1863, olio su tela, 208×264 cm., Musée d'Orsay, Parigi
Edouard Manet: Colazione sull’erba, 1862-1863, olio su tela, 208×264 cm., Musée d’Orsay, Parigi

Secondo Hjorvardur Harvard Arnason, lo studioso d’arte americano, gli anni indicati a partire da tale periodo furono molto importanti. Infatti, come egli stesso affermò, “hanno un significato nello sviluppo dell’arte moderna, ma marcano una data assoluta d’inizio di una nuova arte … Una graduale metamorfosi è accaduta nel corso di un centinaio di anni.”

I primi influssi

Un primo e grezzo collegamento, legato al periodo iniziale dell’arte moderna, possiamo ricondurlo a quel movimento politico, sociale, culturale e filosofico che fu l’Illuminismo, ma ci sono studiosi (ad esempio Cahoone) che si spingono addirittura verso il diciassettesimo secolo. [… nel diciassettesimo e nel diciottesimo secolo l’atteggiamento cominciò a muoversi verso una nuova visione del mondo che avrebbe portato alla creazione di un mondo “nuovo”, cioè del “mondo moderno”. Cahoone 1996, p. 27.].

A proposito dell’Illuminismo è doveroso precisare che tale movimento nacque dall’esterno per contrastare le istituzioni, mentre il modernismo ebbe inizio con confitti interni nel tradizionale mondo dell’arte e, quindi, fra gli stessi artisti [Frascina and Harrison 1982, p. 5.].

La Rivoluzione francese fece cadere presunzioni e istituzioni che nel corso dei secoli stavano sempre più rafforzandosi. Inoltre stimolò il popolo alla partecipazione di un crescente dibattito politico. Questo sollevò la consapevolezza della gente comune, e – come disse lo storico Ernst Gombrich – “una consapevolezza che permette alle persone di scegliere come vivere esattamente come si sceglie la fantasia della carta da parati”.[Gombrich 1958, pp. 358-359.].

Continua nella pagina successiva con le radici dell’arte moderna.

Le miniature microscopiche di Busonero

Tutto con le mani … come da micro-pittore

Stefano Busonero: Un orologio da polso con il quadrante dipinto con una riproduzione delle Tre Grazie di Botticelli
Stefano Busonero: Un orologio da polso con il quadrante dipinto con una riproduzione delle Tre Grazie di Botticelli

Il quadrante del tuo orologio, valorizzato con pitture precise ed accurate in ogni piccolo dettaglio, gioca un ruolo importante nel campo estetico della tua vita quotidiana.

L’Artista Stefano Busonero, dipingendo con pennelli artigianali, interamente costruiti per conto proprio nel suo Studio di Pittura, può rendere personalizzata a tua volontà la parte più esposta del tuo orologio. Nel tuo quadrante può infatti rappresentare – a tua richiesta – il tuo ritratto, quello di uno stretto parente, un paesaggio e tante altre tematiche, anche riproduzioni di dipinti famosi dei grandi Maestri del passato.

Qua sotto, un video che mostra come Busonero dipinge le sue “telette”. Il supporto in questo caso è il mappamondo della moneta da un centesimo di euro.

Come pennello impiega un pelo del proprio gatto infilato dentro la condotta di un ago di siringa.

Naturalmente per poter definire bene ogni particolare Stefano ha bisogno di lavorare con uno stereoscopio.

 

Alcuni dipinti in miniatura di Stefano Busonero

Chi è Stefano Busonero? Sono io, il gestore di questo sito web!

La Nascita della Venere

Stefano Busonero: Copia della Nascita di Venere dipinta dentro li spazio di un centesimo di euro.
Stefano Busonero: Copia della Nascita di Venere dipinta dentro li spazio di un centesimo di euro.

La Nascita della Venere di Sandro Botticelli è qui riprodotta in ogni suo piccolo particolare dentro la moneta da un centesimo di euro. Il dipinto è stato realizzato nel gennaio del 2020 con la tecnica ad olio.

Donna che legge di Fragonard

Donna che legge dipinta dentro il globo terrestre della moneta da un centesimo
Donna che legge dipinta dentro il globo terrestre della moneta da un centesimo

La Donna che legge, qui riprodotta dal Busonero in tutte le sue particolarità, è riferita all’omonimo dipinto (Donna che legge) di Fragonard.

La riproduzione, dipinta sul globo terrestre della moneta da un centesimo, misura 6,6 millimetri di diametro.

La ragazza col turbante

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La ragazza col turbante, o la ragazza con l’orecchino di perle, è un dipinto di Vermeer. Stefano ha realizzato la miniatura dentro il globo terracqueo della monetina da un cent. di euro.

La riproduzione misura 6,6 millimetri di diametro.

La dama con l’ermellino

Dama con l'ermellino
Riproduzione della Dama con l’ermellino di Leonardo da Vinci, dentro la moneta da un centesimo di euro.

La Dama con l’ermellino è un dipinto di Leonardo da Vinci. Anche in questo caso l’odierno artista l’ha riprodotta con ogni piccolo dettaglio nella moneta da un centesimo.

La riproduzione  del dipinto misura 6,6 millimetri di diametro.

La Madonna della seggiola

La madonna della seggiola
Madonna della sedia riprodotta dentro il mappamondo della moneta da un centesimo

La Madonna della seggiola è un’opera di Raffaello Sanzio. Anche qui il Busonero l’ha dipinta dentro il mappamondo del centesimo.

La presente riproduzione misura 6,6 millimetri di diametro.

Notte stellata

Notte stellata
La notte stellata di Vincent van Gogh dipinta dentro il mappamondo della moneta da 5 centesimi.

La Notte stellata è un dipinto di Vincent van Gogh.

La riproduzione di Stefano misura 4,8 x 6,6 millimetri.

La Venere di Urbino

La Venere di Urbino di Tiziano dipinta dentro il globo terrestre della moneta da 5 centesimi.
La Venere di Urbino di Tiziano dipinta dentro il globo terrestre della moneta da 5 centesimi.

In questa miniatura (Venere di Urbino di Tiziano) Stefano si è dovuto confrontare con la difficoltà di realizzare il volto della Venere in una superficie con dimensioni intorno al mezzo millimetro … come spesso accade nelle sue Miniature microscopiche.

Colazione sull’erba di Edouard Manet

Stefano Busonero: Colazione sull'erba di Manet realizzata nel mappamondo della moneta da due centesimi di euro
Stefano Busonero: Colazione sull’erba di Manet realizzata nel mappamondo della moneta da due centesimi di euro

In questa microscopica composizione (la Colazione sull’erba di Manet) Stefano si è dovuto confrontare con la raffigurazione del nudo femminile in primo piano con il volto della figura in una superficie con dimensioni intorno allo 0,5 millimetri … come spesso accade nei suoi dipinti microscopici.

Colazione sull’erba di Claude Monet

La Colazione sull'erba di Monet, realizzata dentro un centesimo.
La Colazione sull’erba di Monet, realizzata dentro un centesimo.

Il dipinto che riproduce l’opera del grande impressionista misura 7,7 millimetri di diametro ed è stato realizzato sul globo terrestre della moneta da due centesimi di euro.

Garibaldi e la Battaglia del Volturno

Nella Battaglia del Volturno, realizzata da Busonero, sono mimetizzati tre quadri microscopici relativi a Giuseppe Garibaldi: due ritratti ed un paesaggio marino con garibaldini.

Ritratto di Giuseppe Garibaldi
Una delle tre miniature inserite nella Battaglia del Volturno: Ritratto di Giuseppe Garibaldi dimensioni 2,5 x 3,5 mm.

 

Cenni sulla vita artistica di Stefano Busonero

Famoso soprattutto per le sue miniature microscopiche

L’artista è nato il 13 Gennaio 1947 a Porto S. Stefano (Monte Argentario), un piccolo paese marittimo.

Gli stimoli ed i richiami dell’arte

La sua sensibilità alla pittura è stata influenzata dal lento scorrere della vita del suo piccolo paese marinaro. In quel posto, agli inizi della vita artistica del Busonero, il turismo di Porto S. Stefano era fatto di pochi visitatori, mentre le risorse dell’agricoltura e della pesca mantenevano una forte tradizione, soprattutto quando la solidarietà e i rapporti fra le persone avevano un significato assai più genuino.

Non è quindi esagerato pensare che proprio in quegli anni il pittore iniziò ad integrare quel substrato psicologico che assai spesso troviamo nei suoi dipinti e nelle sue microscopiche miniature. Perciò è naturale che in essi, realizzati spesso nelle lunghe giornate di navigazione, ci siano siano ritratti di tipici personaggi dell’Argentario e struggenti marine dello stesso promontorio.

Pur non avendo avuto una formazione artistica in specifiche strutture tradizionali, il pittore, da tempo si è immerso con inesorabile caparbietà autodidattica nello studio delle tecniche dei grandi Maestri della pittura, esaminando a fondo le loro tematiche.

Verso la pittura microscopica

Dalle prime esperienze a tema ritrattistico e paesaggistico, l’artista è passato al piccolo formato, dipingendo su schede telefoniche esaurite e su supporti di dimensioni da francobollo. Infine … ecco che prendono corpo le miniature microscopiche di Busonero.

I suoi dipinti microscopici, che arrivano a sfiorare dimensioni non visibili ad occhio nudo, li possiamo trovare anche dentro le crune di aghi da sarto, o di siringa, come nel caso di alcune marine (marina in cruna di ago) del suo paese natio.

Attualmente – questo articolo è stato redatto nel 2019 – Stefano Busonero sta lavorando sul globo terrestre (diametro di 6,6 millimetri) delle monete da un centesimo (talvolta nei 5 centesimi) riproducendo le famose e grandiose opere dei grandi maestri del passato.

Il Busonero appare spesso nelle trasmissioni televisive nazionali e sui giornali (un video su Repubblica).

Il sito web, dove è possibile ammirare moltissime miniature microscopiche di Busonero, comprende anche un interessante corso di pittura. Il tutorial ha lo scopo di introdurre il principiante nel mondo della pittura, soprattutto tramite le emozioni.

La redazione di Frammentiarte sente doveroso dover informare i visitatori che Stefano Busonero è il gestore del presente sito web. Quindi il sottoscritto si è esentato dal dare valutazioni sulla qualità della propria pittura.

Per contattare Frammentiarte o Stefano Busonero

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Stefano Busonero

stefano Busonero
Stefano Busonero

 

Luigi Russolo (Portogruaro 1885 – Laveno-Mombello 1947)

Pagine correlate a Luigi Carlo Filippo Russolo: Il Futurismo – Il Manifesto del Futurismo – Filippo Tommaso Marinetti – Umberto Boccioni – Giacomo Balla – Carlo Carrà – Fortunato Depero.

L’arte musicale di Luigi Russolo

L'Intonarumori di Russolo
L’Intonarumori di Luigi Russolo

L’artista partecipa alla realizzazione del manifesto intitolato “L’arte dei rumori”, pubblicato l’11 marzo 1913, dove si teorizza l’uso del rumore come suono musicale per la composizione di brani costituiti essenzialmente da rumori puri. Russolo è il primo musicista che teorizza e mette in pratica il concetto di “noise music”.

L’Intonarumori ed il Rumorarmonium

Il Rumorarmonium di Luigi Russolo
Il Rumorarmonium di Luigi Russolo

La sua stravagante musica l’artista la esegue con l’Intonarumori, uno strumento da lui stesso realizzato. Trattasi di un apparecchiatura meccanica creatrice di suoni avanguardistici, privi di ogni armonia, la cui performance viene subito battezzata “musica futurista”. Nel 1922 realizza il “rumorarmonio”, una specie di amplificatore per l’intonarumori

Biografia dell’artista

Gli inizi

Luigi Carlo Filippo Russolo, compositore e pittore futurista, nasce a Portogruaro il 30 aprile 1885  e muore a Laveno-Mombello il 4 febbraio 1947.

Per la sua figura di inventore, musicista e pittore, Luigi Russolo è considerato tra i protagonisti principali del Futurismo.

Il contributo alla musica del Primo Novecento

Grande è il suo contributo nel campo della musica, che grazie alla sua geniale intuizione è riuscito a creare un’inedita strumentazione per creare ed amplificare sonorità musicali, dimostrando che la musica si può ottenere anche dai rumori.

Questo nuovo mondo sonoro però dura quanto il movimento futurista e, con il passare degli anni, viene quasi dimenticato.

Nel 1901 l’artista si trasferisce a Milano, dove frequenta l’Accademia di Belle Arti di Brera. In questo periodo collabora con altri artisti al restauro del Cenacolo di Leonardo da Vinci in Santa Maria delle Grazie.

Il trasferimento a Milano

Russolo - dinamismo di un'automobile
Russolo – dinamismo di un’automobile

Nel 1913, realizza il Dinamismo di un’Automobile, a cui subito dopo segue la pubblicazione.

I vari manifesti, insieme al volume “L’arte dei rumori”  e  alle invenzioni  di strumenti (Rumorarmonium, Intonarumori, Arco enarmonico, piano enarmonica …) capaci di creare un rumore modulato nel tono, precorrono l’esperienza della “Musique concrète”. Quella di Russolo viene oggi considerata come la madre preistorica della musica elettronica.

Le pantomime futuriste a Parigi

Gli strumenti ideati e creati dall’artista vengono usati, nel 1927, al Thèatre de la Madeleine di Parigi per le rappresentazioni della pantomima futurista.

Gli spartiti della “spirale di rumore”, suonato per il “Risveglio di una città”, non si sono più ritrovati.

L’ultimo periodo

L’ultimo periodo della sua vita l’artista lo dedica ad esperimenti metapsichici. Infatti nel 1938 pubblica il libro “Al di là della materia” (Milano, ed. Brocca).

Nel biennio 1941-42, dopo una pausa pittorica, riprende a dipingere in uno stile che possiamo avvicinarlo – ma in maniera un po’ vaga – a quello naïf . Lo stesso artista però lo definisce “classico moderno”.

Luigi Carlo Filippo Russolo muore a Laveno-Mombello il 4 febbraio 1947.

Nel 2009 la sua città natale (Portogruaro) gli dedica il nuovo teatro cittadino.

L’erede attuale dell’archivio “Luigi Russolo” è il pronipote dello stesso artista: Riccardo Boccato di Como.