L’arte moderna nella seconda metà del ventesimo secolo

L’arte moderna del dopoguerra

Continua dalla pagina precedente : L’arte moderna nella prima metà del ventesimo secolo.

L’arte moderna del primo decennio del secolo si svolse soltanto nei Paesi europei. Iniziò a diffondersi in America nel secondo decennio ad opera di artisti fuggiti dal nostro continente per via del primo conflitto mondiale.

Tuttavia gli Stati Uniti sfornarono una moltitudine di tendenze artistiche e di avanguardie, favorendo anche il passaggio tra l’arte moderna e quella postmoderna. Quest’ultima, conosciuta anche come arte contemporanea, iniziò a diffondersi intorno agli anni Settanta.

I due precedenti decenni videro prendere forza movimenti riconducibili all’Astrattismo, derivati soprattutto dall’Espressionismo.

Fra le tendenze espressioniste americane più note ricordiamo l’Espressionismo astratto, l’Action painting (Dripping art) di Pollock e il gruppo “The ten” di Mark Rothko, mentre fra quelle europee indichiamo il Tachisme e l’Art Brut .

Intorno agli anni Sessanta nasceva l’Arte concettuale, l’Op Art, la Pop Art, il Neo-dadaismo, il Minimalismo, la Performance art, e tante altre correnti che certamente influirono sull’arte contemporanea.

Astrattismo

Espressionismo, Espressionismo astratto, Action painting (pittura d’azione) e Dripping art (arte gocciolante – conosciuta anche come Action painting).

Tra gli artisti più conosciuti dell’Astrattismo ricordiamo Jackson Pollock, Willem de Kooning, Robert Motherwell, Emilio Vedova, Clyfford Still, Rino Destino.

Arte informale  e Tachisme: Emilio Scanavino, Jean Dubuffet, Jean Bazaine, Hans Hartung, Camille Bryen, Sam Francis, Alberto Burri, Eugenio Carmi, Ferruccio Bortoluzzi.

Astrattismo geometrico (si veda il Neoplasticismo): Wassily Kandinsky, Manlio Rho, Josef Albers, Mario Radice, Eugenio Carmi, Luigi Veronesi.

Movimento spazialista: Mario Deluigi, Lucio Fontana, Roberto Crippa.

Color field Painting, da noi meglio conosciuta come Pittura a Campi di colore: Mark Rothko, Sam Francis, Barnett Newman.

CO.BR.A.: Karel Appel, Pierre Alechinsky, Else Alfelt e Asger Jorn.

Art Brut (o “Arte grezza”): Adolf Wölfli, Ferdinand Cheval e Tarcisio Merati.

Arte concettuale

Neo Dada: Robert Rauschenberg, Jasper Johns, Piero Manzoni, Joseph Beuys

Nouveau Réalisme: Yves Klein, Christo, Arman, Pierre Restany.

Fluxus – George Maciunas, Allan Kaprow, Nam June Paik, Wolf Vostell, Yōko Ono, Dick Higgins, Charlotte Moorman.

Happening performance: Joseph Beuys, Wolf Vostell.

Videoarte: Nam June Paik, Wolf Vostell, Bill Viola.

Minimal Art: Agnes Martin, Donald Judd- Sol LeWitt, Dan Flavin, Richard Serra.

Post-minimalismo: Bruce Nauman, Eva Hesse.

Arte Povera: Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Mario Merz, Piero Manzoni , Alighiero Boetti, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto.

Dau al Set (gruppo fondato da Joan Brossa): Joan Brossa, Antoni Tàpies.

Arte nucleare: Sergio Dangelo, Enrico Baj.

Arte figurativa

Pop art, Roy Lichtenstein: – Andy Warhol, Richard Hamilton, Robert Indiana, Jasper Johns, Claes Oldenburg, Robert Rauschenberg.

Op art (Optical art): Bridget Riley, Victor Vasarely, Alberto Biasi.

Décollage (tecnica inversa al collage, che toglie elementi invece di aggiungerne nuovi): Mimmo Rotella, Wolf Vostell.

Transavanguardia: Enzo Cucchi, Francesco Clemente, Sandro Chia, Nicola De Maria, Mimmo Paladino.

Neoespressionismo e Neuen Wilden (Nuovi Selvaggi): Anselm Kiefer, Georg Baselitz, Lucian Freud, David Salle, Jean-Michel Basquiat, Julian Schnabel.

Arte figurativa: Maurice Boitel, Bernard Buffet.

Arte neo-figurativa: Antonio Berni, Fernando Botero.

Arti plastiche

Arte cinetica: Jean Tinguely, Getulio Alviani, il Gruppo N (formato da Alberto Biasi, Toni Costa, Ennio Chiggio, Manfredo Massironi, Edoardo Landi, il Gruppo T (formato da Giovanni Anceschi, Gianni Colombo, Davide Boriani, Grazia Varisco, Gabriele Devecchi)

Scultura: David Smith, Alberto Giacometti, Henry Moore, Tony Smith, Alexander Calder, René Iché, Jean Dubuffet, Marino Marini, Fausto Melotti, Constantin Brâncuși.

Land Art: Christo, Richard Long, Robert Smithson


L’arte moderna nella prima metà del ventesimo secolo

Gli influssi dei primi decenni sull’arte moderna

L’influsso espressionista

Arte moderna del Novecento: tra i movimenti artistici che nacquero e si svilupparono nei i primi venti anni del Novecento uno dei più influenti è quello espressionista, attivo, in tutte le sue svariate tendenze, in Francia e in Germania.

In Italia in quello stesso periodo si sentirono assai meno le influenze: molti artisti si spostarono oltre frontiera, soprattutto verso la Francia per sperimentarne tutte le rivoluzionarie novità.

L’Espressionismo, di cui già percepiamo le radici in alcune opere di Munch, Gauguin e Daumier, venne inaugurato in Francia ed in Germania, rispettivamente dalle avanguardie fauviste e dal gruppo Die Brücke. Questi ultimi partorirono altre tendenze, tra cui ricordiamo la quasi astratta spiritualità del gruppo Der Blaue Reiter (1911) e lo spirito di denuncia degli artisti aderenti alla Neue Sachlichkeit (la Nuova oggettività – ultimi anni Venti).

Altri artisti di spicco, tra i quali ricordiamo Amedeo Modigliani e Oskar Kokoschka, contribuirono allo sviluppo dell’arte moderna, anche se all’insegna di una spiccata eterogeneità, sia nella forma che nei contenutisti.

Mentre il Realismo e l’Impressionismo furono il frutto delle assidue ricerche, atte a riportare in maniera realistica la natura sul supporto pittorico, l’Espressionismo ebbe lo scopo primario di lanciare messaggi introspettivi.

L’espressionista, attraverso la pittura, comunicava non soltanto i propri moti interiori ma vi veicolava anche quelli del mondo esterno che egli stesso dipingeva. Tutto questo anche perché rifiutava gli sviluppi impressionistici, che riteneva essere in gran parte legati alla visione estetica, insieme all’incapacità degli stessi impressionisti di trasmettere le esigenze sociali ed esistenziali.

Influsso fauvista

Matisse: Armonia in rosso
Matisse: Armonia in rosso

Il gruppo aderente al Fauvismo , una formazione che nacque e si sviluppò in seno ai movimenti di avanguardia, dette per primo il suo contributo alla nascita dell’Espressionismo.

Il termine Fauves (“belve” tradotto dal francese) deriva dalla violenta e selvaggia espressività della coloristica impiegata dagli artisti aderenti al movimento, fatta di colori puri, di cui esasperavano la riflessione impressionista sulla tecnica degli accostamenti. L’esasperazione raffigurativa veniva portata ai massimi livelli.

Gli artisti di questa tendenza, tra cui ricordiamo Matisse e Vlaminck, promossero l’impiego di toni forti fino all’innaturale.

A differenza delle altre tendenze espressioniste, gli artisti di questo gruppo si preoccupavano esclusivamente degli aspetti coloristici, dando la massima importanza all’immediatezza visiva piuttosto che lanciare messaggi introspettivi. Il loro intento era quello di smarcarsi da ogni regola nell’uso del colore con un’irruente rivoluzione coloristica ed “iper” espressiva.

La Die Brücke

Ernst Ludwig Kirchner: Coppia sotto l’ombrello giapponese, anno 1913, tecnica a olio su tela, 100 x 75 cm., Collezione privata.
Ernst Ludwig Kirchner: Coppia sotto l’ombrello giapponese, anno 1913, tecnica a olio su tela, 100 x 75 cm., Collezione privata.

Gli influssi della Die Brücke  nell’Arte moderna del Novecento: la nascita della Brücke di Dresda (7 giugno 1905) coincide con l’origine di quel movimento.

Quattro artisti sconosciuti, studenti di architettura, formarono quel gruppo che in pochissimo tempo sarebbe diventato celebre nell’intera Europa. I fondatori furono Ernst Ludwig Kirchner (1880 – 1938), Erich Heckel (1883 – 1970), Karl Schmidt (1884 – 1976) e Fritz Bleyl (1880 – 1966).

In un primo periodo al Die Brücke aderì anche Emil Nolde (1867 – 1956) il cui profilo risultò, poi, essere meno importante ed innovativo di quello dei quattro pittori fondatori.

In realtà gli artisti della Brücke svilupparono uno stile comune con l’uso di una coloristica accesa, a cui venivano integrate ricche tensioni emozionali, spesso con immagini violente. Non mancava in essi una una certa dose di primitivismo, con l’alternanza di immagini crude della realtà quotidiana, nonché contesti carichi pathos, che avrebbero sfociato verso un’espressionismo più realista e politicizzato.

Der Blaue Reiter

Ernst Paul Klee: Conqueror, anno 1930, acquerello su carta, 41,6 × 34,2 cm., Paul Klee Foundation, Kunstmuseum, Berne, Switzerland.
Ernst Paul Klee: Conqueror, anno 1930, acquerello su carta, 41,6 × 34,2 cm., Paul Klee Foundation, Kunstmuseum, Berne, Switzerland.

Gli influssi della Der Blaue Reiter  nell’Arte moderna del Novecento: il movimento Der Blaue Reiter – il cui termine, tradotto in italiano significa “il cavaliere blu” – nacque a Monaco di Baviera nel 1911.

Gli artisti ad esso aderenti, tra cui ne ricordiamo i principali interpreti – che furono Kandinskij, Klee, Macke e Marc – erano alla ricerca di una pittura atta, soprattutto, ad esprimere verità spirituali attraverso l’uso di una coloristica spontanea. Le forme, ricche di sinuosi tratti, spesso cariche virtuosismi ispirati all’Art Nouveau, venivano risaltate da una coloristica piuttosto accesa.

Ben presto però i dissensi e le difficoltà fra i membri incominciarono a crescere  fino allo scioglimento del gruppo. Il pretesto iniziò in occasione della bocciatura dell’opera “Compassione V” di Kandinsky, da parte della giuria (riferimento alla 3° mostra della Neue Künstlervereinigung München del 1911).

Le dimissioni annunciate dallo stesso Kandinsky e da Franz Marc, che lo aveva difeso con tutte le sue forze, furono sottoscritte anche da Alfred Kubin e Gabriele Munter.

Più tardi si ritirarono dal gruppo anche Alexej Jawlensky, Marianne von Werefkin, Adolf Erbslöh e Alexander Kanoldt.

La Nuova oggettività

Ensor James: Cristo entra a Bruxelles
Ensor James: Cristo entra a Bruxelles

Gli influssi della Nuova oggettività nell’Arte moderna del Novecento: questa tendenza si sviluppò intorno alla fine degli anni Venti in seno all’Espressionismo in un clima di tristezza, devastazione e tensioni sociali lasciati dalla prima guerra mondiale.

La rappresentazione pittorica degli artisti appartenenti al movimento della Nuova oggettività trasmetteva le emozioni proprie dell’Espressionismo, con la differenza che queste erano a favore delle classi più umili e svantaggiate.

La pittura della Nuova oggettività recuperò le motivazioni della rappresentazione realistica e macchiaiola ma anche di quella grottesca alla James Ensor.

Il clima del dopo conflitto stimolò artisti come come la scultrice Käthe Schmidt Kollwitz (Königsberg, 1867 – Moritzburg, 1945) e Lorenzo Viani (Viareggio, 1882 – Lido di Ostia, 1936) alla rappresentazione dei disagi e delle sofferenze delle classi subalterne e del proletariato.

Altri artisti, come Otto Dix e George Grosz, si impegnarono in raffigurazioni (pitture e vignette) satiriche anti-borghesi ed anti-militariste. Essi si erano chiaramente schierati a sinistra e di appoggio alle istanze del Sindacalismo rivoluzionario e della Lega spartachista (organizzazione socialista rivoluzionaria d’ispirazione marxista), fino alle repressioni hitleriste e fasciste.

Nei primi anni del Novecento si affiancarono all’Espressionismo altri movimenti  di avanguardia, tra cui ricordiamo il Cubismo (Picasso, Braque e Gris), il Dadaismo (Tzara e di Duchamp), il Futurismo (Boccioni e Balla), il Surrealismo (Ernst Paul Klee, Mirò, Magritte e Dalí) ed il Suprematismo (Kazimir Severinovič Malevič).

Futurismo

Umberto Boccioni: La città che sale, cm. 200 x 290,5, Museum of Modern Art (Guggenheim), New York.
Umberto Boccioni: La città che sale, cm. 200 x 290,5, Museum of Modern Art (Guggenheim), New York.

Gli influssi del Futurismo nell’Arte moderna del Novecento: il Futurismo è un movimento artistico nato e sviluppatosi in Italia con l’opera di Filippo Tommaso Marinetti.

Questo movimento artistico, che si ispira al forte sviluppo tecnologico dei primi decenni del secolo, offre l’opportunità per superare l’immaginario decadente e le vecchie ideologie, enfatizzando il dinamismo e la fiducia nel progresso.

Il Futurismo si propone principalmente di intervenire e, quindi, di modificare qualsiasi aspetto della vita ambientale e sociale. Molto spesso il movimento agisce sollecitando la forza del linguaggio a tutto campo, in alcuni casi anche assai violenta.

Gli artisti futuristi entrano anche prepotentemente nel quotidiano sociale, dal modo di cucinare e vestire, fino alla vita politica.

Il primo manifesto del Futurismo uscì sulla rivista Le Figaro nel febbraio del 1909.

A Marinetti si aggregano Carlo Carrà, Umberto Boccioni, Giacomo Balla, Luigi Russolo, Gino Severini.

Il periodo futurista italiano, che non disdegna l’astrattismo, coincide esattamente con il periodo del cubismo.

Il Cubismo

Ritratto di Picasso
Ritratto di Picasso

Gli influssi del Cubismo nell’Arte moderna del Novecento: il Cubismo, movimento nato nel 1905 a Parigi, si proponeva di dividere, analizzare e dare nuove forme – di solito astratte – al soggetto, proponendone visioni scomposte nei vari punti di vista. Il pittore cubista sottoponeva il soggetto (o l’oggetto) ad una scomposizione della sua struttura (“scomposizione parascientifica”), riconfigurandolo sulla tela non in base alla visione prospettica della realtà ma alla dettagliata conoscenza del soggetto stesso.

Dalla Russia, dall’America e dalla Spagna, personalità e formazioni di grandi personaggi si intersecarono e influenzarono a vicenda, in continuo cambiamento. Parigi è il centro di tutto questo fermento artistico.

I pittori più significativi del movimento cubista furono Pablo Picasso, Robert Delaunay, Georges Braque e Fernand Léger. Un letterato che dette un notevole contributo al Cubismo fu il poeta Guillaume Apollinaire.

La pittura metafisica

De Chirico: Canto d'amore
De Chirico: Canto d’amore

Gli influssi della pittura metafisica nell’Arte moderna del Novecento: la Pittura Metafisica nacque e si sviluppò con Giorgio De Chirico (greco di nascita ma vissuto in Italia e Francia) nel secondo decennio del Novecento.

Il suo fondatore ha sempre rifiutato tutti i linguaggi delle avanguardie e quelli da esse derivati, denigrandoli  apertamente e considerandone nullo il valore artistico.

Il movimento nacque intorno al 1912 durante il soggiorno parigino dell’artista.

La caratteristica del linguaggio metafisico è l’intenzione di oltrepassare con le immagini l’esperienza fisica della realtà giornaliera e quella dei sensi. Infatti gli artisti aderenti al movimento creano stilisticamente stratagemmi come atmosfere fuori dalla realtà e dal tempo, allucinate e sognanti. Inoltre le stesure coloristiche sono ampie e piatte.

Spesso troviamo nelle composizioni metafisiche molteplici punti di fuga ed ombre allungate, dove immancabilmente sono assenti le figure umane, che vengono sostituite da manichini o statue di varia natura.  Tutto questo contribuisce certamente ad enfatizzare quel senso di solitudine e di mistero.

La pittura metafisica dette una grande spinta alla nascita del Surrealismo, tanto che la maggior parte degli aderenti a quest’ultimo movimento riconosceranno De Chirico come uno dei loro capostipiti.

Il Suprematismo

Kazimir Malevic: Quadrato nero.
Kazimir Malevic: Quadrato nero.

Gli influssi del Suprematismo nell’Arte moderna del Novecento: il Suprematismo è una corrente artistica nata e sviluppatasi nel 1913 in Russia.

Il termine “suprematismo”deriva dal pensiero del suo fondatore Kazimir Malevič, che nel 1915, in collaborazione con il poeta Majakovskij, ne scrisse il manifesto. Qualche anno dopo lo stesso artista pubblicava un saggio delle proprie teorie.

La pittura suprematista non raffigura il mondo reale e viene considerata come la “non rappresentazione del mondo”.

Le opere degli artisti di questa tendenza apparvero per la prima volta a Pietrogrado nel 1915, in occasione della “Seconda esposizione futurista di quadri 0,10 (Zero-dieci)”.

Gli artisti suprematisti aspiravano ad un’arte che si affrancasse dalla pura rappresentazione realistica a fini pratici ed estetici. Inoltre rifiutavano di ubbidire a quella sensibilità verso la raffigurazione del plasticismo presente in ogni essere umano. Essi ricercavano la sola essenza dell’arte: un’arte, cioè, “fine a se stessa”.

Il Dadaismo

Marcel Duchamp: Fountain
Marcel Duchamp: Fountain

Dadaismo: nei primi anni del Novecento nascono e si accavallano – in una continua trasformazione – svariati linguaggi artistici derivanti dai moltissimi movimenti dello stesso periodo.

Gli artisti sono in continuo fermento alla ricerca di nuovi linguaggi, forti ed espressivi, entrando così in mondi strutturali mai esplorati in passato. Inoltre rifiutano traumaticamente, e spesso provocatoriamente, l’arte tradizionale.

Tale atteggiamento nei primissimi anni del secolo non riesce a rompere completamente i rapporti con gli studiosi di Storia dell’arte e con gli amatori della pittura. Questo perché l’estetica raffigurativa non viene mai messa in discussione. Tuttavia si rinforza in prossimità del periodo della Grande Guerra (1914 -1918), fino a giungere al rifiuto di qualunque forma di cultura e creazione artistica.

Le rappresentazioni diventano povere, ambigue  e piene di messaggi allusivi. Si inizia a dipingere  oggetti come orinatoi, ferri da stiro dettagliatamente rifiniti ma con linguaggi e significati sempre più provocatori. Qualche accenno di tutto questo si era avuto nel 1913 con i dipinti di Marcel Duchamp, l’esponente di spicco del Dadaismo. Lo stesso artista, però, non si è mai considerato dadaista.

Il Surrealismo

Marc Chagall - Madonna del villaggio (1938)
Marc Chagall – Madonna del villaggio (1938). La foto è a bassa risoluzione

Il linguaggio del movimento surrealista (si veda la pagina del Surrealismo) è considerato come l’immediato proseguimento di quello metafisico, che si protrae fino alla fine degli anni Venti.

Il messaggio proveniente dalla pittura surrealistica entra direttamente nella parte più intima del fruitore. Quest’ultimo lo elabora inconsciamente e lo confronta con  associazioni psichiche casuali e variabili, stimolando così gli automatismi dei processi espressivi.

Il Surrealismo è una caratteristica tendenza intellettuale che contiene in sé, oltre alle arti pittoriche, quelle cinematografiche e letterali.

Il Surrealismo nasce a Parigi intorno al secondo decennio. Una fra le sue caratteristiche più importanti è la spietata critica alla razionalità ed a tutto ciò che viene programmato.

Continua con L’arte moderna nella seconda metà del ventesimo secolo.


L’arte moderna nel Tardo Ottocento

Arte moderna nel Tardo Ottocento: continua dalla pagina precedente (Radici dell’arte moderna)

Gli influssi del Post-Impressionismo sull’arte moderna

Arte moderna nel tardo Ottocento: in questo periodo nacquero altri movimenti che in parte contribuirono ad influenzare l’arte moderna. Insieme a questi ricordiamo quel raggruppamento di tendenze nate in seno al Post-impressionismo (soprattutto Puntinismo e Divisionismo) e il Simbolismo.

È bene tenere presente che il Post-Impressionismo non è un movimento artistico ma un periodo che fa riferimento a una varietà di correnti, che si svilupparono in Europa (soprattutto in Francia) negli ultimi due decenni del secolo. Molte fra queste tendenze spogliarono l’Impressionismo di alcune peculiarità, accrescendogli, allo stesso tempo, l’impressione visiva con contenuti più profondi e soggettivi.

Gli artisti che influirono alla nascita

Tra gli artisti che si evidenziarono in tale trasformazione ricordiamo Vincent van Gogh, con alcune sue tendenze espressioniste e fauviste, Georges Seurat (Puntinismo) e Paul Cézanne, che può essere considerato l’anticipatore del Cubismo.

Gli influssi del Puntinismo

Il Puntinismo è conosciuto anche come “Impressionismo scientifico” perché sviluppò, esasperandola, la riflessione tecnica sui piccoli accostamenti di colore puro sulla tela, già portata avanti dagli impressionisti.

Georges-Pierre Seurat: Il porto di Port-en-Bessen in alta marea, cm. 66 x 81 Parigi Museo d’Orsay.
Georges-Pierre Seurat: Il porto di Port-en-Bessen in alta marea, cm. 66 x 81 Parigi Museo d’Orsay.

Le ricerche sulla scomposizione e sulla frammentazione del colore e del tratto portarono gli artisti aderenti al Puntinismo ad apporre sulla tela accostamenti di minuscoli frammenti di pigmento puro. Queste piccolissime porzioni di colore, talvolta stese in piccoli tratti – accostati, connessi, o sovrapposti – assumevano spesso la forma di un puntino. L’insieme dei vari accostamenti si fondeva direttamente nella retina del fruitore dell’opera creando armoniosi effetti di luminosità. Anche in Italia si raggiunsero gli stessi risultati (Divisionismo) con ma con soggetti più variati, spesso tendenti alla visione simbolista.

Gli influssi del Simbolismo

Il movimento Simbolista nacque in Francia, anch’esso con l’intento di approfondire le ricerche impressionistiche.

A differenza del Puntinismo, però, gli studi erano diretti al superamento della mera visività realistica, cioè nella ricerca di collegamenti tra il mondo oggettivo e il quello soggettivo. Nella pittura il Simbolismo non volle andare oltre tali limiti e quindi – salvo rare eccezioni – non enfatizzò la naturale visione con significati allegorici ma impiegò elementi reali per trasmettere sinteticamente idee ed emozioni.

Continua con “L’arte moderna nella prima metà del ventesimo secolo” 


Le radici dell’arte moderna

Continua dalla pagina precedente: Arte moderna

Le radici dell’arte moderna vanno ricercate nel Romanticismo, nel Realismo e nell’Impressionismo [Arnason 1998, p. 22].

Radici dell’arte moderna nel Romanticismo

Alcuni artisti appartenenti al Romanticismo iniziarono a staccarsi dalle tradizionali rappresentazioni figurative, spingendosi fino alla creazione di languide e misticheggianti atmosfere (si pensi a Turner e Constable).

Anche i contesti ai quali il Romanticismo faceva costantemente riferimento cambiavano in favore di rappresentazioni della natura e del sublime e, spesso, anche dei valori nazionali (Delacroix con “La Libertà che guida il popolo”).

I pittori romantici esaltavano l’universalità del sentimento e della condizione umana, denigrando le superficialità del presente.

Radici dell’arte moderna nel Realismo

Il Realismo, compreso quello pittorico, iniziò come integrazione artistica allo scontento politico-popolare che si diffuse in tutto il continente europeo in seguito alla Rivoluzione francese del 1789. Il movimento si rafforzò ulteriormente dopo le ondate rivoluzionarie del 1830 e del 1848 (considerate come seconda e terza rivoluzione francese).

Il malcontento politico-sociale, ormai divenuto incontenibile, smosse anche la società borghese, che si fece sentire con aspri dibattiti che diventarono sempre più popolari.

Anche la pittura classicheggiante subì grandi cambiamenti ricercando un realismo che rispettasse la visione attuale, con le ingiustizie e le incoerenze riscontrabili anche nella semplice vita quotidiana.

Jean-François Millet: The gleaners (le spigolatrici).
Jean-François Millet: The gleaners (le spigolatrici).

Tale volontà stimolò così molti pittori i a riprodurre con più fedeltà la realtà attuale, soprattutto con soggetti umili e popolari (ad esempio The gleaners, sopra raffigurata, di Millet e La partita a dama di Daumier).

Allo stesso tempo non mancarono, però, stili che oggi potremo ben definire “pre-espressionisti” (si pensi a quegli elementi grotteschi di Gustave Courbet).

In Italia la tendenza verista incominciava a portare in seno la pittura macchiaiola con artisti come Teofilo Patini (Castel di Sangro, 1840 – Napoli, 1906) ed Angelo Morbelli (Alessandria, 1853 – Milano, 1919).

È bene tenere presente che la tendenza realistica venne ostacolata già sul nascere da quella idealista, che all’epoca era già molto diffusa godendo di appoggi politici ed elitari. [Corinth, Schuster, Brauner, Vitali, and Butts 1996, p.25].

Radici dell’arte moderna nell’Impressionismo

L’Impressionismo nacque e si sviluppò nella seconda metà dell’Ottocento, spingendosi fino ai primissimi anni del secolo successivo.

Il movimento raccolse – per le ricerche cromatiche e l’en plein air paesaggistico – l’eredità del Romanticismo, ma anche quella del Realismo e dei pittori macchiaioli nella raffigurazione dei soggetti e nella naturalezza compositiva.

Gli impressionisti dipingevano sempre all’aperto (Degas è uno dei pochi che lavorava anche, e soprattutto, in studio), con corpose e rapide pennellate, portando a termine l’opera in poche ore.

Sulla tela fissavano le emozioni che provavano nei vari momenti della realizzazione, comunicate dal paesaggio come “attimi fuggenti”. Questi – tradotti in colore dal sentimento del pittore e non dalla sua ragione – dovevano raggiungere immediatamente la tela senza alcun ripensamento. In tal modo la sommatoria di emozioni e stati d’animo, derivati essenzialmente dalla visione della natura, avrebbe dovuto esprimere con più forza la realtà nella sua più intera globalità.

Anche il movimento impressionista, come quello realista, venne in un certo qual modo contrastato dalle tendenze del momento. Gli impressionisti, a differenza di quelli realisti, riuscirono però ad attirare l’attenzione dell’establishment dipingendo su commissione anche tele relativamente popolari, in controtendenza con l’arte elitaria il cui motto era “arte per l’arte”.

Continua con l’arte moderna nel Tardo Ottocento


Arte moderna: la nascita

Il termine “Arte Moderna” generalmente indica lo stile, l’espressione e la concezione artistica propri del “periodo moderno” (riferiti però a un ben determinato ciclo artistico). Tale definizione, oggi, pur non considerata legata alla generica modernità, continua a mantenere lo stesso termine.

L’arte moderna esprime una forma di «rifiuto» per i canoni del passato aprendosi invece a nuove sperimentazioni, proponendo inedite forme visive e nuove concezioni rappresentative della natura.

Appartengono all’arte moderna i pittori simbolisti, gli espressionisti e gli astrattisti, ma anche artisti il cui rinnovamento viene integrato con tematiche e tecniche un po’ più realistiche.

Il secondo periodo dell’Arte moderna viene definito come Postmoderno, o Arte contemporanea. Anche questi due ultimi termini rimangono legati a quel periodo, staccandosi dal generico significato della parola “moderno” e “contemporanea”, cioè dai nostri giorni.

Storia dell’arte moderna

Il periodo

Quando ci si riferisce all’arte moderna generalmente si pensa allo scorso secolo, anche se la pittura ebbe già iniziato quel percorso a partire dalla seconda metà dell’Ottocento.

La scultura e l’architettura “moderne”, anch’esse si riferiscono al Novecento – ma con un po’ più di logica – dato che il loro cammino verso lo sviluppo ebbe inizio nel periodo a cavallo tra l’Ottocento ed il Novecento.

Per quanto riguarda la pittura, il momento, che la maggior parte degli studiosi di storia dell’arte indicano come fase di partenza, è quello compreso fra il 1855 ed il 1863, [anno, quest’ultimo, indicato da Arnason 1998, p. 17].

Lo studio del pittore (Courbet) è un primissimo accenno all'arte moderna
Gustave Courbet: Studio dell’artista (1855)

Tali date – si badi, ben lontane dalle fondamentali forme espressive di questo movimento artistico, che fu soggetto ad una metamorfosi centenaria – corrispondono alla realizzazione dello “Studio dell’artista” di Gustave Courbet, del 1855 (foto sopra raffigurata), e della “Colazione sull’erba” di Edouard Manet del 1863 (sotto raffigurata, da non confondere con la Colazione sull’erba di Monet).

Edouard Manet: Colazione sull'erba (rappresenta uno dei primi passi verso l'arte moderna), 1862-1863, olio su tela, 208×264 cm., Musée d'Orsay, Parigi
Edouard Manet: Colazione sull’erba, 1862-1863, olio su tela, 208×264 cm., Musée d’Orsay, Parigi

Secondo Hjorvardur Harvard Arnason, lo studioso d’arte americano, gli anni indicati a partire da tale periodo furono molto importanti. Infatti, come egli stesso affermò, “hanno un significato nello sviluppo dell’arte moderna, ma marcano una data assoluta d’inizio di una nuova arte … Una graduale metamorfosi è accaduta nel corso di un centinaio di anni.”

I primi influssi

Un primo e grezzo collegamento, legato al periodo iniziale dell’arte moderna, possiamo ricondurlo a quel movimento politico, sociale, culturale e filosofico che fu l’Illuminismo, ma ci sono studiosi (ad esempio Cahoone) che si spingono addirittura verso il diciassettesimo secolo. [… nel diciassettesimo e nel diciottesimo secolo l’atteggiamento cominciò a muoversi verso una nuova visione del mondo che avrebbe portato alla creazione di un mondo “nuovo”, cioè del “mondo moderno”. Cahoone 1996, p. 27.].

A proposito dell’Illuminismo è doveroso precisare che tale movimento nacque dall’esterno per contrastare le istituzioni, mentre il modernismo ebbe inizio con confitti interni nel tradizionale mondo dell’arte e, quindi, fra gli stessi artisti [Frascina and Harrison 1982, p. 5.].

La Rivoluzione francese fece cadere presunzioni e istituzioni che nel corso dei secoli stavano sempre più rafforzandosi. Inoltre stimolò il popolo alla partecipazione di un crescente dibattito politico. Questo sollevò la consapevolezza della gente comune, e – come disse lo storico Ernst Gombrich – “una consapevolezza che permette alle persone di scegliere come vivere esattamente come si sceglie la fantasia della carta da parati”.[Gombrich 1958, pp. 358-359.].

Continua nella pagina successiva con le radici dell’arte moderna.


Luigi Russolo (Portogruaro 1885 – Laveno-Mombello 1947)

Pagine correlate a Luigi Carlo Filippo Russolo: Il Futurismo – Il Manifesto del Futurismo – Filippo Tommaso Marinetti – Umberto Boccioni – Giacomo Balla – Carlo Carrà – Fortunato Depero.

L’arte musicale di Luigi Russolo

L'Intonarumori di Russolo
L’Intonarumori di Luigi Russolo

L’artista partecipa alla realizzazione del manifesto intitolato “L’arte dei rumori”, pubblicato l’11 marzo 1913, dove si teorizza l’uso del rumore come suono musicale per la composizione di brani costituiti essenzialmente da rumori puri. Russolo è il primo musicista che teorizza e mette in pratica il concetto di “noise music”.

L’Intonarumori ed il Rumorarmonium

Il Rumorarmonium di Luigi Russolo
Il Rumorarmonium di Luigi Russolo

La sua stravagante musica l’artista la esegue con l’Intonarumori, uno strumento da lui stesso realizzato. Trattasi di un apparecchiatura meccanica creatrice di suoni avanguardistici, privi di ogni armonia, la cui performance viene subito battezzata “musica futurista”. Nel 1922 realizza il “rumorarmonio”, una specie di amplificatore per l’intonarumori

Biografia dell’artista

Gli inizi

Luigi Carlo Filippo Russolo, compositore e pittore futurista, nasce a Portogruaro il 30 aprile 1885  e muore a Laveno-Mombello il 4 febbraio 1947.

Per la sua figura di inventore, musicista e pittore, Luigi Russolo è considerato tra i protagonisti principali del Futurismo.

Il contributo alla musica del Primo Novecento

Grande è il suo contributo nel campo della musica, che grazie alla sua geniale intuizione è riuscito a creare un’inedita strumentazione per creare ed amplificare sonorità musicali, dimostrando che la musica si può ottenere anche dai rumori.

Questo nuovo mondo sonoro però dura quanto il movimento futurista e, con il passare degli anni, viene quasi dimenticato.

Nel 1901 l’artista si trasferisce a Milano, dove frequenta l’Accademia di Belle Arti di Brera. In questo periodo collabora con altri artisti al restauro del Cenacolo di Leonardo da Vinci in Santa Maria delle Grazie.

Il trasferimento a Milano

Russolo - dinamismo di un'automobile
Russolo – dinamismo di un’automobile

Nel 1913, realizza il Dinamismo di un’Automobile, a cui subito dopo segue la pubblicazione.

I vari manifesti, insieme al volume “L’arte dei rumori”  e  alle invenzioni  di strumenti (Rumorarmonium, Intonarumori, Arco enarmonico, piano enarmonica …) capaci di creare un rumore modulato nel tono, precorrono l’esperienza della “Musique concrète”. Quella di Russolo viene oggi considerata come la madre preistorica della musica elettronica.

Le pantomime futuriste a Parigi

Gli strumenti ideati e creati dall’artista vengono usati, nel 1927, al Thèatre de la Madeleine di Parigi per le rappresentazioni della pantomima futurista.

Gli spartiti della “spirale di rumore”, suonato per il “Risveglio di una città”, non si sono più ritrovati.

L’ultimo periodo

L’ultimo periodo della sua vita l’artista lo dedica ad esperimenti metapsichici. Infatti nel 1938 pubblica il libro “Al di là della materia” (Milano, ed. Brocca).

Nel biennio 1941-42, dopo una pausa pittorica, riprende a dipingere in uno stile che possiamo avvicinarlo – ma in maniera un po’ vaga – a quello naïf . Lo stesso artista però lo definisce “classico moderno”.

Luigi Carlo Filippo Russolo muore a Laveno-Mombello il 4 febbraio 1947.

Nel 2009 la sua città natale (Portogruaro) gli dedica il nuovo teatro cittadino.

L’erede attuale dell’archivio “Luigi Russolo” è il pronipote dello stesso artista: Riccardo Boccato di Como.


Fortunato Depero (1892-1960)

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Biografia e vita artistica di Fortunato Depero (1892-1960)

Gli inizi

Foto di Fortunato Depero
Foto di Fortunato Depero

Fortunato Depero, importante esponente del movimento futurista, nasce il 30 marzo 1892 a Fondo – Val di Non (Trento).

La famiglia si trasferisce a Rovereto, dove Fortunato frequenta la Scuola Reale Elisabettina seguendo la sezione delle arti applicate.

Nel 1908 dopo il rifiuto all’ammissione presso l’Accademia di Belle Arti di Vienna, l’artista inizia a lavorare nella bottega di un marmista. Occupandosi del trattamento di lapidi, scopre di essere attratto dalla scultura.

Nel dicembre del 1913 Fortunato si trasferisce a Roma, in un clima indiscutibilmente fervido di avanguardie futuriste ma dove è ancora dominante il Decadentismo.

Nella capitale conosce Giacomo Balla, il pittore-poeta napoletano Francesco Cangiullo, Tommaso Marinetti e il gallerista romano Giuseppe Sprovieri. Qui, nel maggio del 1914, partecipa insieme a belgi, russi, inglesi e nordamericani all’Esposizione Libera Futurista Internazionale nella Galleria Futurista.

La “Ricostruzione Futurista dell’Universo”

Con lo scoppio della Grande Guerra, con l’Italia non ancora entrata nel conflitto, l’artista partecipa con Giacomo Balla alla pubblicazione di un manifesto (marzo, 1915) che apre un nuovo varco futuristico. Trattasi della “Ricostruzione Futurista dell’Universo”, in cui si propone la fusione di svariate arti ed una maggior integrazione di queste ultime nella vita giornaliera, associando ad esse tematiche della violenza.

All’entrata dell’Italia in guerra, l’artista si arruola all’esercito come volontario ma è costretto a lasciare per motivi di salute.

La grande mostra con oltre 200 opere

Al suo rientro a Roma, dopo una lunga preparazione allestisce una mostra con oltre duecento sue opere, realizzate con diverse tecniche (olio, tempera, collage …), la maggior parte di esse decisamente influenzate dalla pittura di Giacomo Balla.

Nel 1916 Sergeij Diaghilev, un noto organizzatore di balletti russi, gli commissiona coreografia e costumi plastici per due manifestazioni teatrali. Una di queste, “Le chant du rossignol” di Igor Strawinskij, non verrà poi rappresentata.

Intorno allo stesso periodo Depero incontra importanti personaggi del mondo dello spettacolo, della letteratura e dell’arte come il ballerino Massine, il poeta-scrittore-design Jean Cocteau,  i coniugi Larionov-Goncharova e Pablo Picasso.

Le rappresentazioni teatrali

L’artista stringe una sincera amicizia col poeta decadentista Gilbert Clavel, con cui  collabora a Capri nel 1917 alle illustrazioni per  il racconto “Un istituto per suicidi”. Sempre nello stesso anno prepara alcune coreografie teatrali.

Nel 1918 Depero si trova a Roma e, sempre in collaborazione con Clavel, presenta i Balli Plastici, uno spettacolo teatrale i cui attori, esclusivamente marionette in materiale ligneo, agiscono e ballano con le musiche di Casella, Bartok, Malipiero, Tyrwhitt.

Il periodo del dopo guerra

Subito dopo il 1918 l’artista partecipa a diverse mostre collettive, anche a quella organizzata da Tommaso Marinetti a Milano per un rilancio del Futurismo del dopo guerra.

Nel 1919, a Rovereto, Depero apre una bottega d’arte (la “Casa d’Arte Depero”) dove vengono realizzati oggetti d’arte applicata, collages e tarsie in panno.  Nella sua attività si dedica anche alle decorazioni murali di interni ed arredamenti.

Nel 1924, a Milano, durante la tournee del Nuovo Teatro Futurista, Depero organizza il Balletto Meccanico Anihccam del 3000 per il Teatro Trianon di Milano,  che verrà riproposto in molte altre città italiane. Lo strano termine “Anihccam”, letto da destra a sinistra, suona come “Meccanica”.

Nel 1925, a Parigi, insieme al modenese Enrico Prampolini e Giacomo Balla, partecipa all’Esposizione Internazionale delle Arti Decorative, rappresentando l’Italia.

Il libro imbullonato

Nel 1927 progetta il libro imbullonato “Depero-Dinamo Azari”, realizzato allo scopo di promuovere la propria attività artistica e quella della casa editrice Dinamo Azari. Quest’opera è il primo esempio di libro-oggetto futurista, in cui l’artista esprime con forza la propria creatività grafica.

Il soggiorno americano

Prima di partire per l’America, nell’autunno del 1928, Depero si dedica principalmente ai lavori di grafica pubblicitaria. In questo periodo realizza molti manifesti per la ditta Campari, di cui rimane testimonianza anche di un centinaio di bozzetti.

A New York, dove soggiorna per quasi due anni, Depero lavora nel campo delle scenografie teatrali e della pubblicità.

Al suo rientro in Italia, a Rovereto, fonda la rivista “Dinamo Futurista” e pubblica le Liriche radiofoniche. Inoltre partecipa a molte manifestazioni artistiche nazionali ed internazionali, dedicandosi nel frattempo alla realizzazione di pannelli decorativi e mobili con il Buxus, un materiale innovativo nato dall’autarchia imposta dal Fascismo a causa delle sanzioni del 1928. Il Buxus viene molto utilizzato in questo periodo da ingegneri e arredatori per opere di rivestimento ma non riesce a oltrepassare i confini italiani, né a perdurare oltre un ventennio.

Durante il Fascismo e la Seconda guerra mondiale

Nel periodo fascista Depero si avvicina alla corrente politica dominante credendo che il movimento futurista vi potesse interagire. Non tiene però conto che al gruppo futurista appartengono anche esponenti di sinistra.

Durante il secondo conflitto mondiale si ritira a Serrada di Folgaria e viene accusato di aver aderito al Fascismo in seguito alla pubblicazione, durante l’ascesa di Mussolini, del libro “A passo romano”.

Nel 1948 riparte per New York, dove pensa di pubblicizzare il Buxus ma trova la città cambiata ed ostile al futurismo, un movimento ormai considerato di stampo fascista. Decide perciò di trasferirsi in un paesino del Connecticut dove rimane fino al 1856.

Il ritorno a Rovereto e l’ultimo periodo dell’artista

Tornato a Rovereto realizza la decorazione della Sala del Consiglio Provinciale di Trento.

Nel 1957, in collaborazione con l’Amministrazione comunale, realizza la Galleria Permanente e Museo Depero. Questa oggi ospita più di 3000 opere artistiche e circa 7500 manoscritti, nonché una fornitissima biblioteca sul Futurismo.

Fortunato Depero muore il 29 novembre 1960 a Rovereto, ad un anno di distanza dall’inaugurazione del primo museo futurista in Italia.

Alcune opere di Fortunato Depero

Le opere di Fortunato Depero
Le opere di Fortunato Depero

Filippo Tommaso Marinetti

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Breve biografia di Tommaso Marinetti

foto di Tommaso Marinetti
foto di Tommaso Marinetti

Filippo Tommaso Marinetti, poeta e scrittore, nasce il 22 dicembre 1876 ad Alessandria d’Egitto ed è considerato il padre fondatore del movimento futurista.

Nel periodo degli studi presso le Università di Pavia e Genova (facoltà di giurisprudenza), Marinetti collabora con una rivista letteraria.

Nel 1898, pubblica il suo primo scritto,  superando gli schemi e le  metriche tradizionali. Un lavoro svolto seguendo un suo stile ideale: quello del verso libero.

La Rivista Poesia e il Manifesto

Ad inizio del nuovo secolo, dopo la decisione di dedicarsi anima e corpo alla letteratura ed alla poesia, Marinetti fonda la rivista internazionale “Poesia”. Le pubblicazioni della rivista – la prima risulta nel 1905 a Milano – dureranno fino al 1909. Nel periodico si rilevano leggeri riscontri della poetica simbolista e decadente.

La Fondazione del Futurismo e la conseguente pubblicazione del Manifesto (20 febbraio 1909 sulla prima pagina di Le Figaro) dà una forte spinta alla notorietà di Tommaso Marinetti.

Il Manifesto, con i suoi polemici contenuti, si fonda sui nuovi principi estetici valorizzando uno stile di vita veloce ed aggressivo, illuminato dall’affascinante era delle macchine.

L’incontro con altri artisti e letterati

Nel 1910 Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Gino Severini, Carlo Carrà ed alcuni letterati e musicisti (fra i quali molti anarchici, rappresentanti della rivoluzione d’avanguardia), raggiungono Marinetti che si trova a Parigi.

Il Manifesto della letteratura futurista

Insieme ad essi scrive il Manifesto della Letteratura futurista (11 maggio 1912), dove si sostiene le poetiche atte a rappresentare il senso del movimento e della materia, rifiutando le regole della sintassi e della punteggiatura. Le parole scritte nel manifesto scorrono libere nella pagina senza nessuna regola.

Marinetti incomincia a pubblicizzare il suo nuovo stile organizzando una valanga di manifesti. Per una maggiore diffusione inventa la forma della “serata futurista”, da cui nasce l’idea del Teatro Sintetico.

Le rappresentazioni teatrali

Nelle rappresentazioni teatrali, generalmente integrate con musica ma anche con macchine atte a creare rumori. I discorsi sono improvvisati (spesso dallo stesso Marinetti). Si presentano così opere pittoriche, letterarie e scene drammatiche molto sintetizzate, queste ultime chiamate per l’appunto “Sintesi”.

Le Parole in libertà vengono impiegate non solo nelle opere letterarie ma anche all’arte visiva. Seguono, infatti, varie manifestazioni come quella allestita nel 1915 a Roma nella Galleria Angelelli.

Tra gli scritti futuristi di Marinetti non si può non citare il romanzo “Mafarka il futurista”, pubblicato nel 1910, e la poesia “Zaff Tumb Tumb. Adrianopoli, ottobre 1912”, uscito nel 1914, che si scagliano contro l’eco surrealista.

La fine del Futurismo coincide con la fine della seconda guerra mondiale e la morte di Tommaso Marinetti (Bellagio, 1944).


Oscar Kokoschka (1886-1980)

Oscar Kokoschka (Pöchlarn, 1886 – Montreux, 1980)

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Biografia e vita artistica di Oscar Kokoschka

L’artista, pittore e drammaturgo, nasce nei pressi di Pöchlarn (Austria) l’1 marzo 1886 e muore a Montreaux il 22 febbraio 1980.

Avvio alla carriera artistica

foto di Oskar Kokoschka del 1963
Foto di Oskar Kokoschka del 1963

La sua famiglia, con lui ancora giovinetto, si trasferisce a Vienna. Qui, nel 1905, grazie ad una borsa di studio, il ragazzo può iniziare a frequentare la Scuola di Arti Applicate.

Oskar Kokoschka si era già introdotto nel mondo dell’arte iniziando a dipingere a soli quattordici anni. La sua formazione si forgia negli ambienti della Secessione Viennese, subendo le dirette influenze di Klimt, che lo invita ad esporre con lui al Kunstschau (Art Show) del 1908.

Non è soltanto pittura l’arte di Oscar Kokoschka, la cui anima poliedrica lo indirizza in varie attività artistiche – di cui rimangono come testimonianze cartoline, oggetti decorativi, ventagli … – e letterarie. Famoso è il dramma “Assassino, speranza delle donne” (in tedesco “Mörder, Hoffnung der Frauen”) che, nel 1908, viene messo in scena ottenendo ampi consensi del pubblico, e che oggi è considerata la prima opera espressionista teatrale.

Il primo suo periodo espressionista

Nelle opere grafiche, realizzate nel periodo 1907-1912, che influenzano Egon Schiele ed altri artisti, le figure appaiono soffici e delicate ma disposte in modo irregolare.

Le sue caratteristiche rappresentazioni, unite all’amicizia con l’architetto modernista Adolf Loos, gli permrttono di entrare nei salotti più prestigiosi di Vienna, ove riceve moltissime commissioni, soprattutto a tema ritrattistico.

Le opere di questo periodo, che vengono realizzate nel 1912 a Berlino e Colonia, ottengono subito il consenso del pubblico e della critica, tanto che alcune di esse passano in vari musei tedeschi.

L’indole di Oscar, aperta ad ogni genere artistico, lo spinge ad accettare la proposta di collaborazione alla rubrica “Ritratto della settimana” edito sulla rivista d’avanguardia berlinese Der Sturm. Qui l’artista diventa il primo illustratore della rivista.

La sposa del vento

La “La sposa del vento”, realizzata nel 1914 e dedicata ad Alma Mahler, colloca l’artista in una posizione assai caratteristica  nel gruppo degli Espressionisti, soprattutto per una pittura agitata, concitata e spesso tragica. La protagonista del quadro, vedova del compositore Gustav Mahler, è la donna con la quale in questo periodo ha una travagliata relazione sentimentale.

Il periodo della Grande Guerra

Allo scoppio della Grande Guerra, prima della decisione di arruolarsi come volontario nell’esercito l’artista realizza “Il Cavaliere errante”.

Sul fronte russo Kokoschka, in seguito ad una brutta ferita durante un combattimento, rischia di morire. Ritornato alla normale vita cittadina guarisce completamente e nel 1916 si trasferisce a Dresda dove, qualche anno più tardi, insegnerà presso l’Accademia della stessa città, dal 1920 al 1924.

I soggiorni e una pittura più netta e luminosa

A partire da questo periodo l’artista privilegia la pittura chiara e luminosa, comune a tutti gli espressionisti tedeschi, trattando progressivamente vasti spazi.

Il grande shock lasciatogli dai disagi della guerra non si affievolisce e la salute mentale continua a tormentare l’artista che, per sottrarsi alle numerose crisi di nervi, abbandona l’Accademia e incomincia a viaggiare in Europa, in Nord Africa ed in Asia Minore.

Durante questi soggiorni Kokoschka sviluppa la sua arte realizzando pitture a tema mitologico, ritrattistico e paesaggistico.

Continuando a soggiornare nelle varie parti del mondo, sotto la pressione della situazione politica dei vari stati, il pittore è costretto a cambiare nazionalità per due volte.

Nel periodo 1934-1938 soggiorna a Praga, dopodiché si trasferisce a Londra dove rimane per una quindicina di anni.

Nel 1953, subito dopo il soggiorno londinese, si trasferisce definitivamente in Svizzera, spostandosi soltanto in Estate per insegnare presso all’Accademia internazionale di Strasburgo. Qui Kokoschka svolge anche un intenso lavoro pubblicistico e politico-culturale.

L’ultimo decennio

Nel 1962 espone alla Tate Gallery di Londra molte delle opere realizzate nei periodi passati.

Negli anni 1967-1968 realizza diverse pitture a tematica politica contro la dittatura della Grecia e contro l’occupazione della Cecoslovacchia da parte dei russi.

Nell’ultimo periodo Oscar Kokoschka continua alacremente a svolgere la sua arte e, nel 1973, inaugura  l’archivio Oskar Kokoschka nella sua casa natale a Pöchlarn.

Nonostante la sua malattia mentale, che lo accompagna per tutta la vita, l’artista muore novantaquattro, a Montreaux il 22 febbraio 1980.

Alcune sue opere

Foto a bassissima definizione inserita a scopo didattico

opere di oscar Kokoschka
Opere di Oscar Kokoschka.

Maurice de Vlaminck (Parigi, 1876 – Rueil-la-Gadelière, 1958)

Maurice de Vlaminck (1876 – 1958)

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Biografia di Maurice de Vlaminck

La formazione

L’artista nasce a Parigi e si forma da autodidatta in ambiente parigino. Le sue opere evidenziano fluidità coloristica ottenuta da pennellate libere ed immediate, stese con una spontaneità tale da non permettere interpretazioni letterali o filosofiche.

I primi passi

I suoi primi lavori sono ispirati all’Impressionismo ma in breve tempo si distacca da quella coloristica guardando con interesse alle stesure con toni più accesi di Henri Matisse ed André Derain.

Verso i Fauves

Nelle opere che seguono il cambio di direzione dell’artista si evidenziano l’acceso cromatismo ed i forti contrasti. Inoltre gli elementi paesaggistici, che sono ancora semplificati, pur creando un forte dinamismo e senso del ritmo, hanno poca grazia. Detto in poche parole le sue pennellate hanno molta forza ma poca armonia.

I suoi dipinti piacciono a Henri Matisse che lo convince a partecipare ad una manifestazione al Salon des Indépendants.

Più tardi, nel 1905, espone al Salon d’Automne insieme a Henri Matisse, Pierre-Albert Marquet,  André Derain, Othon Friesz, Henri Charles Manguin, Georges Rouault, Jean Puy e Louis Valtat.

In tale occasione i critici non hanno dubbi sull’inserimento di Maurice nel gruppo dei fauves proprio per quel cromatismo decisamente aggressivo, ottenuto con l’impiego di colori usciti direttamente dal contenitore. Talvolta gli stende senza pennello e direttamente col beccuccio del tubetto. Oggi Maurice è considerato  come l’esponente più radicale dei fauves.

Verso la pittura di Cezanne

Il gruppo dei Fauves è fragile e di breve durata: dopo il 1907 si scioglie. Come tutti gli artisti appartenenti a quella corrente Vlaminck intraprende un proprio percorso, del tutto indipendente, alla ricerca di uno stile decisamente più pacato.

Dopo essere entrato in contatto con la pittura di Paul Cézanne, le sue tematiche si orientano verso il paesaggio e la natura morta, mentre le stesure pittoriche si fanno più pacate a fortemente espressive. I contorni si fanno meno incisivi, le pennellate – nonostante l’immediatezza e la fluidità – sono assai più pacate, il tratto è semplificato, mentre le curve si fanno armoniose.

Verso l’Espressionismo

Agli inizi del secondo decennio del Novecento, dopo un brevissimo periodo che lo vede interessato al Cubismo, le sue forme diventano più piene e assai elaborate, avvicinandosi così alla pittura espressionista. Un cambiamento di rotta piuttosto comune ad altri componenti del gruppo fauves.

Se analizziamo le differenze tra il fauvismo e l’espressionismo troviamo importanti punti di contatto. Gli sviluppi di entrambi, oltre che seguire una parallela evoluzione, vengono integrati con reciproche influenze nonostante la diversa sensibilità verso la coloristica dei singoli artisti.

Sia i Fauvisti che gli Espressionisti superano in modo definitivo la rappresentazione impressionista. Mettendo infatti a confronto le due pitture, quella impressionista risulta decisamente pacata e priva di ogni interiore problematica, mentre l’altra (fauves ed espressionisti), cupa e perturbata. Si evidenzia in questi ultimi angosciosi stati d’animo alla ricerca continua della propria identità.

Vlaminck espressionista

Dopo la Grande Guerra, Vlaminck lascia Parigi e si trasferisce a Rueil-la-Gadelière. Qui preferisce vivere in campagna ma nei lavori di questo periodo si evidenzia il profondo segno lasciato dalle terribili esperienze avute durante conflitto. I suoi dipinti, generalmente a tema paesaggistica, acquistano una rinnovata fisionomia sempre più tendente alla pittura espressionista. Il cromatismo si fa più cupo creando drammatiche ed inquietanti atmosfere.

Lapide della tomba di di Maurice Vlamink
Lapide della tomba di di Maurice Vlaminck

La paesaggistica di questo periodo è caratterizzata soprattutto da strade isolate e silenziose, che corrono seguendo una nuova profondità prospettica fino a disperdersi nell’orizzonte, penetrandolo. La natura non è più pacata ed armonicamente raffigurata ma diventa minacciosa ed ostile, mentre gli elementi in essa inseriti simbolizzano una drammatica visione dell’esistenza. I cieli, spesso nuvolosi e cupi, hanno toni freddi e le pennellate perdono fluidità ed immediatezza. Quei dipinti danno l’idea di una mano che agisce a fatica sulla tela ed evidenziano un forte scoraggiamento esistenziale.

Nel 1944 Vlaminck viene arrestato per la sua collaborazione con le forze naziste, a cui seguirà una forte emarginazione.

Muore l’11 ottobre 1958 a Rueil-la-Gadelière.