Giovanni Fattori: Assalto alla Madonna della scoperta, cm.(particolare, Livorno Museo Fattoriano

Riassunto della storia dell’arte in Italia: dai Macchiaioli ad oggi

Storia dell’arte in Italia: dai Macchiaioli ad oggi

Arte in Italia: continua dalla pagina precedente – Riassunto della Storia dell’arte italiana: dal Gotico al Realismo

Pagine correlate: Nascita della pittura italiana

Questo articolo è soltanto una breve sintesi della Storia dell’arte in Italia perciò per approfondimenti andare alla pagina Storia dell’arte dall’Impressionismo ai nostri giorni.

Viene così riassunta in modo quasi schematico l’arte nei vari periodi italiani: Pittura dei Macchiaioli, Pittura di genere, la Belle Époque, il Futurismo, la Pittura metafisica, il Realismo esistenziale, l’Astrattismo, l’Arte concettuale, il Novecento, la Pop art, l’Arte povera, la Transavanguardia, il Moderno, il Cinema neorealista, l’Arte contemporanea

I Macchiaioli

Giovanni Fattori: Assalto alla Madonna della scoperta, cm.(particolare, Livorno Museo Fattoriano
Giovanni Fattori: Assalto alla Madonna della scoperta, cm., Livorno Museo Fattoriano

Il movimento macchiaiolo, insieme a quello impressionista, risulta tra quelli più impegnati e costruttivi dell’arte dell’Ottocento. Quello impressionista non ha però interessato la nostra penisola.

Formatosi a Firenze nel 1855, nacque nei momenti in cui l’inerzia formale delle Accademie stava ormai raggiungendo altissimi livelli.  Il movimento macchiaiolo si sviluppò anche in concomitanza ai fermenti ideologici del Risorgimento nazionale.

Ad esso si associarono artisti provenienti da ogni parte d’Italia, tutti con idee politiche democratiche. Alcuni di loro presero parte alle guerre risorgimentali.

Il periodo più proficuo di questa corrente artistica durò soltanto pochi anni, cioè dal 1854 al 1860. In questi anni emersero però contrasti interni sullo stile, sulle tradizioni regionali e, soprattutto, sulle differenze di carattere personale.

Nelle loro composizioni i macchiaioli rappresentavano la natura filtrata e priva di una qualsiasi definizione letteraria. I pittori presero anche coscienza di un’arte alla cui base stava una ricerca di sintesi, cioè uno studio regolato soprattutto nella variazione tonale del colore, peculiarmente pronunciata nello spazio. La loro preoccupazione, più che la cura della struttura prospettica, stava nel configurare la modulazione cromatica del dipinto, anche quella compresa nei piccoli spazi intermedi.

Le macchie di colore sui loro dipinti nella didattica napoletana aveva un chiaro e peculiare valore, cioè come fondamento un marcato contrasto di chiaroscuro. Questo si otteneva tramite l’accostamento di colori dalle gradazioni ben distinte, rifiutando la sfumatura.

I Macchiaioli ci lasciano composizioni nitide e precise, sia nei profili che nei contorni, a dispetto delle convenzioni canoniche e didattiche del disegno.

I maggiori interpreti del movimento macchiaiolo

Tra i maggiori rappresentanti toscani del movimento macchiaiolo ricordiamo Giovanni Fattori (Livorno 1825-1908), Adriano Cecioni, Raffaello Sernesi (1838-66), Telemaco Signorini (1835-1901) e Odoardo Borrani (1834-1905). Tra quelli di altre regioni citiamo il campano Giuseppe Abbati (Napoli 1836-68), il laziale Giovanni Nino Costa (Roma 1826-1903), il romagnolo Silvestro Lega (1826-95), il veneto Federico Zandomeneghi (Venezia 1841-1917) e Giovanni Boldini (Ferrara 1842-1931).

Per approfondimenti sul movimento macchiaiolo: I MacchiaioliBiografie e opere dei pittori macchiaioli.

Impressionismo

Un movimento che non appartenente all’arte italiana

L’Impressionismo nacque e si sviluppò in Francia ma, data l’importanza di questo movimento, non possiamo non farne cenno.

Gli Impressionisti furono attivi in Francia dal 1860, anno in cui nacque il gruppo con MonetRenoirSisley e Pissarro, a cui subito si aggiunsero ManetBazilleDegas, la Morisot e Cézanne.

Il movimento durò circa una decina d’anni e si presentò in Italia per la prima volta nel 1878, quando la “Promotrice Fiorentina”, una società di propaganda artistica, introdusse in una mostra a Firenze due opere di Pissarro.

I dipinti di Pissarro, la cui arte in Italia era fortemente sostenuta dal critico d’arte Diego Martelli (si veda il ritratto realizzato dal pittore amico Giovanni Fattori), furono oggetto di aspre critiche da parte dei visitatori e dei pittori fiorentini. In sostanza i macchiaioli, nonostante le similitudini con il loro stile (accostamenti di macchie), consideravano superata e banale la pittura impressionista, e retrograda la tecnica.

Diego Martelli, naturalmente, prese le difese della pittura di Pissarro elogiando i suoi dipinti e, in risposta alle negative critiche, organizzò a Livorno (centro dei Macchiaioli) due conferenze per far conoscere la corrente del gruppo impressionista. Il contributo di Diego Martelli ebbe subito un effetto entusiastico sia sul pubblico che sulla critica.

Per approfondimenti sul movimento impressionista: L’Impressionismo e la pittura impressionista L’Impressionismo e i pittori impressionistiRiassunto sull’ImpressionismoIl Post-ImpressionismoIl Neo-ImpressionismoDifferenza tra Impressionismo e Post-Impressionismo.

Pittura di genere

La pittura di “di genere” è una corrente pittorica del Settecento nelle cui scene appaiono soggetti ed eventi che descrivono la vita di ogni giorno. Infatti le rappresentazioni si concentravano sulle faccende domestiche, sulle riunioni di salotto, sui mercati, sulle feste in ambienti interni (ma anche esterni), sui ritratti di indigenti e pezzenti, soldataglia, venditori ed altro di simile.

Questa pittura – nonostante la piena e articolata descrizione della vita quotidiana, o forse proprio per tal motivo – venne considerata per un lungo periodo molto inferiore a quella storico-religiosa e, addirittura, meno importante della ritrattistica.

A rappresentarla, però, non fu soltanto l’occhio della realtà! Quest’ultima veniva infatti integrata con un gusto di stravaganza più accentuato, quasi efferato, che si poneva al di sopra dell’esplorazione intellettuale e del coinvolgimento morale.

Percorrendo la Storia dell’arte in Italia, tra i primi ed isolati interpreti della pittura di genere – assai prima del Settecento – ricordiamo il cremonese  Vincenzo Campi (1536 – 1591) e il bolognese Bartolomeo Passerotti (1529 – 1592), ai quali si ispirò Annibale Carracci nel Seicento e più tardi Gabriele Bella e Pietro Longhi nei secoli successivi.

In Europa i pittori di “genere” furono quasi tutti fiamminghi, olandesi, tedeschi e austriaci, molti dei quali attivi anche a Roma nei seguaci del gruppo a cui venne appioppato l’appellativo “dei bamboccianti”.

Antonio Rotta - Un uomo ed il suo cane
Antonio Rotta – Un uomo ed il suo cane

La pittura di genere, però, raggiunse la sua massima espressione nell’Ottocento, quando assunse una formula fortemente introspettiva. Nell’arte italiana, tra i principali pittori di questo periodo ricordiamo Antonio Rotta (si veda, foto sopra, Un uomo ed il suo cane) e Vincenzo Petrocelli.

Per leggere altro sulla “Pittura di genere”:  Pittura di genere e Bamboccianti

L’arrivo del ventesimo secolo

Il Novecento italiano ha visto nascere e fiorire molte correnti che hanno influito in maniera piuttosto marcata sulla cultura a livello continentale. Questo accadeva nella pittura, nella scultura, nell’architettura e nel cinema.

Tra gli artisti più significativi di inizio Novecento ricordiamo Pellizza da Volpedo e il livornese Amedeo Modigliani. Quest’ultimo, anche scultore, fu un importante esponente della Scuola di Parigi, un gruppo artistico che contribuì allo sviluppo dell’arte moderna.

Tra gli altri artisti che si sono distinti nel corso del secolo citiamo Giorgio De Chirico (1888-1978), Carlo Carrà (1890-1978), Umberto Boccioni (1882-1916), Giacomo Balla (1874-1958), Lucio Fontana (1899-1968), Renato Guttuso (1912-1987), Renato Birolli, Alberto Burri (1915-1995), Giorgio Morandi (1890-1964) Giovanni de Martino (1905-1959).

La Belle Époque

Henri Toulouse-Lautrec: Marcelle Lender danza il bolero in Chilperic, cm. 150, Collezione Whitney, New York.
Henri Toulouse-Lautrec: Marcelle Lender danza il bolero in Chilperic, cm. 150, Collezione Whitney, New York.

La “Belle Époque” (in italiano “L’Epoca Bella”), che nacque in Francia intorno alla fine dell’Ottocento, comprende quattro decenni a cavallo del vecchio e nuovo secolo, coincidendo con il periodo umbertino (1878-1900) e quello giolittiano (1903-1914).

Parigi fu un centro importantissimo di questa corrente che, in ogni campo (storico, artistico, socio-culturale), scaturì in contrapposizione alle infatuazioni create dai progressi della scienza e dello sviluppo tecnologico dello stesso periodo.

La Belle Époque in Italia – come pure in Europa occidentale, negli Stati Uniti e nel Messico – si manifestò con tratti assai simili a quelli francesi. Fra gli artisti italiani più significativi dell’epoca ricordiamo Giovanni Boldini.

Pagine correlate: Art Nouveaustile libertyDecadentismo.

Il Futurismo

Umberto Boccioni: La città che sale, cm. 200 x 290,5 Museum of Modern Art (Guggenheim) of New York N.Y.
Umberto Boccioni: La città che sale, cm. 200 x 290,5 Museum of Modern Art (Guggenheim) of New York N.Y.

L’inizio di questo movimento coincide con la data di pubblicazione del Manifesto del Futurismo, avvenuta il 5 febbraio 1909.

L’idea futurista coinvolse – oltre che l’architettura, la pittura, la musica, la letteratura e il cinema – anche importanti settori socio-politici.

Il progresso, la modernità e la rapidità erano le principali fonti di ispirazione di questo movimento. Il nuovo modo di interpretare fatti e cose della vita quotidiana ben si integrava con quello dell’ideologia fascista. Detto in parole povere, le tematiche fondamentali del movimento che Marinetti riporta nel Manifesto sono il culto per tutto ciò che è pericoloso.

Oltre al culto della pericolosità il movimento predilige l’irrazionalità, la trasfigurazione esagerata, la tecnologia, le parole in libertà, il rifiuto della sintassi, l’individualismo e l’odio verso il Romanticismo e l’Illuminismo.

Il movimento futurista varcò i confini italiani influenzando anche la Russia.

Tra gli esponenti più significativi del Futurismo citiamo Filippo Tommaso Marinetti, Umberto Boccioni, Giacomo Balla, Mario Sironi e Fortunato Depero.

Per approfondimenti sul movimento futurista: Il FuturismoCento anni di Futurismo.

La pittura metafisica

De Chirico: Canto d'amore
De Chirico: Canto d’amore

La Pittura Metafisica nasce intorno al 1919 grazie a Giorgio De Chirico (greco di nascita ma vissuto in Italia e Francia). Il pittore, in tutto l’arco della sua vita artistica, ha sempre rifiutato e disprezzato i linguaggi delle avanguardie e loro derivati, considerandone pressoché nullo il valore artistico.

Mentre le correnti avanguardiste rifiutano i linguaggi classici, Giorgio De Chirico predilige tematiche che recuperano la tradizione antica dei primitivi toscani.

Le sue opere, ricche di iconografie architettoniche, dove abbondano piazze e manichini, si caricano di nuovi significati, sempre complicati e misteriosi.

Benché assai famoso già dal 1914, De Chirico rimane solo con il suo complesso linguaggio fino al 1918. A sostenerlo in questo periodo è soltanto il fratello Andrea (Alberto Savino), letterato e critico musicale.

Per approfondimenti sulla Pittura metafisica: Pittura metafisica

Il Realismo esistenziale

Le tematiche del realismo italiano, già riproposte ad inizio secolo da Antonio Rotta e Giuseppe Pellizza da Volpedo, ripresero forza a Milano tra gli anni Cinquanta e Sessanta, grazie ad un gruppo formato da tre giovani artisti. Si trattava di tre pittori appena usciti dalla scuola di pittura di Francesco Messina ed Aldo Carpi all’Accademia di Brera.

L’intento del gruppo era la ricerca di un’alternativa, sia all’informale sia all’esistenzialismo, entrambi politicizzati, che ormai stavano cavalcando l’onda emotiva scaturita dagli orrori della seconda guerra mondiale.

Gli artisti del Realismo esistenziale rifiutavano gli autoritarismi e i conformismi socio-politici, allineandosi con le nuove idee della sinistra italiana.

Al gruppo si associarono subito altri pittori, tra cui citiamo il marxista Tino Vaglieri (fino al 1956), Gianfranco Ferroni, Giuseppe Banchieri e lo scultore Floriano Bodini.

Più tardi entrarono Rodolfo Aricò, Dimitri Plescan, Giorgio Bellandi, Pietro Bisio, Giancarlo Cazzaniga, Liberio Reggiani, Sandro Luporini, Giuseppe Martinelli, Giuseppe Giannini, Adolfo Borgognoni, Giulio Scapaticci ed altri ancora.

L’Astrattismo e l’Arte concettuale

Le origini dell’astrattismo

L’astrattismo ebbe le sue origini in Germania nel 1910, quando alcuni artisti si rifiutarono di rappresentare nelle proprie tele le brutalità del mondo esteriore. Essi, alla ricerca di espressioni provenienti dal loro intimo, iniziarono a dipingere dando ascolto al principio delle necessità interiori.

L’arte concettuale

L’arte concettuale era il linguaggio che dava al pittore la forza di valorizzare un oggetto povero, di uso quotidiano. A quest’ultimo veniva sempre attribuita una più alta dignità estetica.

L’artista iniziò così a rifiutare il valore prospettico, la tradizione storica, i valori sociali, i dettami del classicismo, la rappresentazione del soggetto reale e naturale, arrivando alla completa esclusione dell’opera materiale.

L’Arte concettuale, in definitiva, è il punto di arrivo – diciamo pure poco felice – entusiasticamente iniziato  con gli Impressionisti in un percorso durato quasi un secolo.

Gli artisti italiani dell’astrattismo e dell’arte concettuale

Nell’arte in Italia, tra i più significativi esponenti di queste due correnti ricordiamo Ibrahim Kodra, Carla Accardi, Giuseppe Capogrossi, Alberto Biasi, Alberto Burri, Getulio Alviani, Piero Dorazio, Emilio Scanavino, Osvaldo Licini, Piero Manzoni, Giulio Turcato, Emilio Vedova, Manlio Rho, Aldo Galli, Mario Radice, Tancredi Parmeggiani, Carla Badiali, Roberto Crippa, Afro Basaldella, Bruno Munari, Agostino Bonalumi,, Achille Perilli Enrico Castellani, Giovanni e Arnaldo Pomodoro, Lucio Fontana, Toti Scialoja, Giannino Castiglioni, Mario Deluigi.

Per approfondimenti sulle due correnti: Espressionismo e astrattismoIl Nuovo AstrattismoArte concettuale.

Il Novecento italiano

La nascita del Novecento italiano

Sette pittori italiani furono chiamati a svolgere un programma assai ambizioso, quello cioè porsi in netto contrasto con gli ultimi movimenti artistici dell’avanguardia futurista

I loro riferimenti si dovevano concentrare sulle tradizioni italiane, soprattutto su quelle lombarde, proponendo un naturalismo non troppo descrittivo e che fosse abbastanza lontano da quello del tipo impressionistico.

Tale programma, suggerito dai critici d’arte Margherita Sarfatti e Lino Pesaro (anche noto gallerista dell’epoca) non aveva un indirizzo stilistico ben definito.

I pittori proposti dai due studiosi di Storia dell’arte erano Achille Funi, Leonardo Dudreville, Mario Sironi, Gian Emilio Malerba, Anselmo Bucci, Ubaldo Oppi e Pietro Marussing.

Ottenendo un inaspettato ed enorme consenso alla Biennale di Venezia del 1924, il gruppo di pittori aprì le porte ai migliori artisti delle nuove generazioni. È doveroso ricordare che Ubaldo Oppi partecipò alla stessa manifestazione ma staccato dal gruppo, esponendo le proprie opere in un’altra sala.

Nacque così il Novecento Italiano, che in brevissimo tempo varcò i confini europei e si spinse oltreoceano raggiungendo anche Buenos Aires.

Le opere degli artisti di questo movimento sono caratterizzate soprattutto da forme plastiche e geometriche. I soggetti sono generalmente paesaggi, ritratti e nature morte. Lo stile, abbastanza semplice nell’iconografia, appare spesso con una certa durezza espressiva. Tali raffigurazioni saranno poi definite come dipinti di “realismo magico”.

La pop art

Andy Warhol: Il ritratto di Marilyn Monroe
Andy Warhol: Il ritratto di Marilyn Monroe

Questa tendenza artistica, in contrapposizione delle precedenti correnti, si rifiuta di rappresentare il rapporto emozionale dell’artista con l’opera ma si indirizza alla neutralità del soggetto. Quest’ultimo è generalmente un oggetto di consumo quotidiano, che viene rappresentato con un’enfatica carica esplosiva, alterandone le dimensioni e le gamme cromatiche.

Nella Pop art il semplice tubetto di dentifricio, le mollette che si usano per stendere i panni, le cazzuole – e tanto altro di simile – diventano monumentali sculture.

In Italia i rappresentanti di questa corrente debuttano nel 1964 alla Biennale di Venezia, con artisti come Enrico Baj, Mimmo Rotella, Tano Festa e Mario Schifano. La mostra fu oggetto di violente reazioni, anche da parte degli studiosi di Storia dell’arte, tanto che il presidente della Repubblica mancò all’inaugurazione.

Per approfondimenti sulla Pop Art: la Pop art

Arte povera

Pino Pascali: Trappola, anno 1968

L’Arte povera è stata una tendenza artistica indirizzata al recupero degli elementi naturali primari e tecnologici appartenenti alla realtà della vita quotidiana.

Il linguaggio artistico dell’Arte povera è assai affine a quello del Nouveau Réalisme. A differenza di quest’ultimo, però, non è carico di valenze espressionistiche.

L’arte povera, nata tra Roma e Torino negli anni Sessanta, aveva l’intento di proporre creazioni realizzate con la massima semplicità, mettendo in evidenza, oltre l’oggetto, i legami con ciò che è stato il processo lavorativo. Si doveva così valorizzare il lavoro concreto servito per arrivare alla realizzazione dell’opera, cioè il “fare arte”.

In Italia gli artisti più significativi di questa tendenza sono Giulio Paolini, Luciano Fabbro, Michelangelo Pistoletto, Claudio Parmiggiani, Mario Merz, Alighiero Boetti, Gino De Dominicis, Pino Pascali, Pierpaolo Calzolari.

Transavanguardia

Il movimento (pittorico) della Transavanguardia nacque intorno alla fine degli anni Settanta, quando l’arte concettuale era al massimo della sua espressività. Il linguaggio della Transavanguardia era assai vicino al Neo-espressionismo, sia quello tedesco che americano.

Gli artisti di questo movimento avevano grande libertà espressiva e non badavano a preordinati schemi culturali. Tale libertà permise loro di  riferirsi a più ed eventuali precedenti senza incorrere in conflitti di coerenza formale, né di contenuto.

Per quanto riguarda l’arte in Italia, fra i più significativi rappresentati di questa corrente, formalizzata da Achille Bonito Oliva, ricordiamo Sandro Chia, Enzo Zucchi, Francesco Clemente e Mimmo Paladino.

Per approfondimenti: La TransavanguardiaL’Arte moderna nella seconda metà del ventesimo secolo.

Il Movimento Moderno

L’arte in Italia nell’Architettura.

Dopo il breve periodo dello stile Liberty – che ebbe importanti centri a Milano, Torino e Palermo – si assistette allo sviluppo di diverse tendenze architettoniche nel vasto contesto del Movimento Moderno. Nacque così il Razionalismo italiano.

Il Razionalismo, nel periodo compreso tra le due Guerre mondiali, conobbe come esponente di rilievo Marcello Piacentini, che contribuì più di ogni altro all’aspetto della Roma mussoliniana. Fra gli altri valenti architetti dello stesso periodo ricordiamo Gualtiero Galmanini e Piero Portaluppi.

Più tardi, negli anni Settanta-Ottanta, dominerà in Architettura il movimento del Funzionalismo.

Cinema neorealista

Arte in Italia: cinema

Il nostro cinema – dopo un’intensa stagione di pellicola muta, quando era il più proficuo in Europa – con il film “Cabiria” di Giovanni Pastrone (1914) già mostrava le didascalie di Gabriele d’Annunzio. L’anno successivo in “Assunta Spina” la grande attrice Francesca Bertini, che collaborava alla regia dello stesso film, toccò vertici più alti dell’arte melodrammatica.

Fu però con l’arrivo degli anni Cinquanta che il cinema italiano conobbe  il suo periodo migliore con il Neorealismo, quando uscirono le pellicole di “Sciuscià” di Vittorio De Sica e di “Roma città aperta” di Roberto Rossellini.

Poco più tardi apparvero altri grandi registri, fra cui ricordiamo Pier Paolo Pasolini, Michelangelo Antonioni, Federico Fellini e Dino Risi.

Fra gli attori non possiamo non citare Sophia Loren, Marcello Mastroianni Vittorio Gassman e Anna Maria Magnani. Altri attori altrettanto significativi, e forse anche più importanti, se venissero citati, questa pagina perderebbe il senso del riassuntivo.

Arte contemporanea

Mentre i due manifesti futuristi (il primo apparve nel 1909, l’altro nel 1910) tagliarono nettamente i rapporti con le tradizioni letterarie ed artistiche del passato, un’altra pesante rottura si stava delineando alcuni decenni più tardi, in un trauma destinato a perdurare per moltissimi anni.

Nel mondo dell’arte, in questo caso con l’Arte Contemporanea, avvenne ciò che già era avvenuto con le grandi lotte politico-sociali dei primi anni del Novecento. Vi fu infatti la rottura con un pubblico che, per la sua sensibilità e cultura, non era ancora preparato allo sviluppo estetico di nuove e rivoluzionarie tendenze.

Le inquietudini, le lotte sociali ed i traumatici cambiamenti nell’arco dei tristi decenni compresi tra due devastanti guerre provocarono intensi turbamenti anche nel mondo dell’arte. Questo stato di cose non permetteva agli artisti di potersi serenamente esprimere con un pubblico che stava quotidianamente affrontando grandi problemi, soprattutto quello della sopravvivenza. Vennero purtroppo a mancare, per molti decenni, esami critici e contatti tra l’arte ed il pubblico.

Per approfondimenti: Arte ContemporaneaArte moderna e contemporanea.

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