L’arte moderna nella seconda metà del ventesimo secolo

L’arte moderna del dopoguerra

Continua dalla pagina precedente : L’arte moderna nella prima metà del ventesimo secolo.

L’arte moderna del primo decennio del secolo si svolse soltanto nei Paesi europei. Iniziò a diffondersi in America nel secondo decennio ad opera di artisti fuggiti dal nostro continente per via del primo conflitto mondiale.

Tuttavia gli Stati Uniti sfornarono una moltitudine di tendenze artistiche e di avanguardie, favorendo anche il passaggio tra l’arte moderna e quella postmoderna. Quest’ultima, conosciuta anche come arte contemporanea, iniziò a diffondersi intorno agli anni Settanta.

I due precedenti decenni videro prendere forza movimenti riconducibili all’Astrattismo, derivati soprattutto dall’Espressionismo.

Fra le tendenze espressioniste americane più note ricordiamo l’Espressionismo astratto, l’Action painting (Dripping art) di Pollock e il gruppo “The ten” di Mark Rothko, mentre fra quelle europee indichiamo il Tachisme e l’Art Brut .

Intorno agli anni Sessanta nasceva l’Arte concettuale, l’Op Art, la Pop Art, il Neo-dadaismo, il Minimalismo, la Performance art, e tante altre correnti che certamente influirono sull’arte contemporanea.

Astrattismo

Espressionismo, Espressionismo astratto, Action painting (pittura d’azione) e Dripping art (arte gocciolante – conosciuta anche come Action painting).

Tra gli artisti più conosciuti dell’Astrattismo ricordiamo Jackson Pollock, Willem de Kooning, Robert Motherwell, Emilio Vedova, Clyfford Still, Rino Destino.

Arte informale  e Tachisme: Emilio Scanavino, Jean Dubuffet, Jean Bazaine, Hans Hartung, Camille Bryen, Sam Francis, Alberto Burri, Eugenio Carmi, Ferruccio Bortoluzzi.

Astrattismo geometrico (si veda il Neoplasticismo): Wassily Kandinsky, Manlio Rho, Josef Albers, Mario Radice, Eugenio Carmi, Luigi Veronesi.

Movimento spazialista: Mario Deluigi, Lucio Fontana, Roberto Crippa.

Color field Painting, da noi meglio conosciuta come Pittura a Campi di colore: Mark Rothko, Sam Francis, Barnett Newman.

CO.BR.A.: Karel Appel, Pierre Alechinsky, Else Alfelt e Asger Jorn.

Art Brut (o “Arte grezza”): Adolf Wölfli, Ferdinand Cheval e Tarcisio Merati.

Arte concettuale

Neo Dada: Robert Rauschenberg, Jasper Johns, Piero Manzoni, Joseph Beuys

Nouveau Réalisme: Yves Klein, Christo, Arman, Pierre Restany.

Fluxus – George Maciunas, Allan Kaprow, Nam June Paik, Wolf Vostell, Yōko Ono, Dick Higgins, Charlotte Moorman.

Happening performance: Joseph Beuys, Wolf Vostell.

Videoarte: Nam June Paik, Wolf Vostell, Bill Viola.

Minimal Art: Agnes Martin, Donald Judd- Sol LeWitt, Dan Flavin, Richard Serra.

Post-minimalismo: Bruce Nauman, Eva Hesse.

Arte Povera: Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Mario Merz, Piero Manzoni , Alighiero Boetti, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto.

Dau al Set (gruppo fondato da Joan Brossa): Joan Brossa, Antoni Tàpies.

Arte nucleare: Sergio Dangelo, Enrico Baj.

Arte figurativa

Pop art, Roy Lichtenstein: – Andy Warhol, Richard Hamilton, Robert Indiana, Jasper Johns, Claes Oldenburg, Robert Rauschenberg.

Op art (Optical art): Bridget Riley, Victor Vasarely, Alberto Biasi.

Décollage (tecnica inversa al collage, che toglie elementi invece di aggiungerne nuovi): Mimmo Rotella, Wolf Vostell.

Transavanguardia: Enzo Cucchi, Francesco Clemente, Sandro Chia, Nicola De Maria, Mimmo Paladino.

Neoespressionismo e Neuen Wilden (Nuovi Selvaggi): Anselm Kiefer, Georg Baselitz, Lucian Freud, David Salle, Jean-Michel Basquiat, Julian Schnabel.

Arte figurativa: Maurice Boitel, Bernard Buffet.

Arte neo-figurativa: Antonio Berni, Fernando Botero.

Arti plastiche

Arte cinetica: Jean Tinguely, Getulio Alviani, il Gruppo N (formato da Alberto Biasi, Toni Costa, Ennio Chiggio, Manfredo Massironi, Edoardo Landi, il Gruppo T (formato da Giovanni Anceschi, Gianni Colombo, Davide Boriani, Grazia Varisco, Gabriele Devecchi)

Scultura: David Smith, Alberto Giacometti, Henry Moore, Tony Smith, Alexander Calder, René Iché, Jean Dubuffet, Marino Marini, Fausto Melotti, Constantin Brâncuși.

Land Art: Christo, Richard Long, Robert Smithson


L’arte moderna nella prima metà del ventesimo secolo

Gli influssi dei primi decenni sull’arte moderna

L’influsso espressionista

Arte moderna del Novecento: tra i movimenti artistici che nacquero e si svilupparono nei i primi venti anni del Novecento uno dei più influenti è quello espressionista, attivo, in tutte le sue svariate tendenze, in Francia e in Germania.

In Italia in quello stesso periodo si sentirono assai meno le influenze: molti artisti si spostarono oltre frontiera, soprattutto verso la Francia per sperimentarne tutte le rivoluzionarie novità.

L’Espressionismo, di cui già percepiamo le radici in alcune opere di Munch, Gauguin e Daumier, venne inaugurato in Francia ed in Germania, rispettivamente dalle avanguardie fauviste e dal gruppo Die Brücke. Questi ultimi partorirono altre tendenze, tra cui ricordiamo la quasi astratta spiritualità del gruppo Der Blaue Reiter (1911) e lo spirito di denuncia degli artisti aderenti alla Neue Sachlichkeit (la Nuova oggettività – ultimi anni Venti).

Altri artisti di spicco, tra i quali ricordiamo Amedeo Modigliani e Oskar Kokoschka, contribuirono allo sviluppo dell’arte moderna, anche se all’insegna di una spiccata eterogeneità, sia nella forma che nei contenutisti.

Mentre il Realismo e l’Impressionismo furono il frutto delle assidue ricerche, atte a riportare in maniera realistica la natura sul supporto pittorico, l’Espressionismo ebbe lo scopo primario di lanciare messaggi introspettivi.

L’espressionista, attraverso la pittura, comunicava non soltanto i propri moti interiori ma vi veicolava anche quelli del mondo esterno che egli stesso dipingeva. Tutto questo anche perché rifiutava gli sviluppi impressionistici, che riteneva essere in gran parte legati alla visione estetica, insieme all’incapacità degli stessi impressionisti di trasmettere le esigenze sociali ed esistenziali.

Influsso fauvista

Matisse: Armonia in rosso
Matisse: Armonia in rosso

Il gruppo aderente al Fauvismo , una formazione che nacque e si sviluppò in seno ai movimenti di avanguardia, dette per primo il suo contributo alla nascita dell’Espressionismo.

Il termine Fauves (“belve” tradotto dal francese) deriva dalla violenta e selvaggia espressività della coloristica impiegata dagli artisti aderenti al movimento, fatta di colori puri, di cui esasperavano la riflessione impressionista sulla tecnica degli accostamenti. L’esasperazione raffigurativa veniva portata ai massimi livelli.

Gli artisti di questa tendenza, tra cui ricordiamo Matisse e Vlaminck, promossero l’impiego di toni forti fino all’innaturale.

A differenza delle altre tendenze espressioniste, gli artisti di questo gruppo si preoccupavano esclusivamente degli aspetti coloristici, dando la massima importanza all’immediatezza visiva piuttosto che lanciare messaggi introspettivi. Il loro intento era quello di smarcarsi da ogni regola nell’uso del colore con un’irruente rivoluzione coloristica ed “iper” espressiva.

La Die Brücke

Ernst Ludwig Kirchner: Coppia sotto l’ombrello giapponese, anno 1913, tecnica a olio su tela, 100 x 75 cm., Collezione privata.
Ernst Ludwig Kirchner: Coppia sotto l’ombrello giapponese, anno 1913, tecnica a olio su tela, 100 x 75 cm., Collezione privata.

Gli influssi della Die Brücke  nell’Arte moderna del Novecento: la nascita della Brücke di Dresda (7 giugno 1905) coincide con l’origine di quel movimento.

Quattro artisti sconosciuti, studenti di architettura, formarono quel gruppo che in pochissimo tempo sarebbe diventato celebre nell’intera Europa. I fondatori furono Ernst Ludwig Kirchner (1880 – 1938), Erich Heckel (1883 – 1970), Karl Schmidt (1884 – 1976) e Fritz Bleyl (1880 – 1966).

In un primo periodo al Die Brücke aderì anche Emil Nolde (1867 – 1956) il cui profilo risultò, poi, essere meno importante ed innovativo di quello dei quattro pittori fondatori.

In realtà gli artisti della Brücke svilupparono uno stile comune con l’uso di una coloristica accesa, a cui venivano integrate ricche tensioni emozionali, spesso con immagini violente. Non mancava in essi una una certa dose di primitivismo, con l’alternanza di immagini crude della realtà quotidiana, nonché contesti carichi pathos, che avrebbero sfociato verso un’espressionismo più realista e politicizzato.

Der Blaue Reiter

Ernst Paul Klee: Conqueror, anno 1930, acquerello su carta, 41,6 × 34,2 cm., Paul Klee Foundation, Kunstmuseum, Berne, Switzerland.
Ernst Paul Klee: Conqueror, anno 1930, acquerello su carta, 41,6 × 34,2 cm., Paul Klee Foundation, Kunstmuseum, Berne, Switzerland.

Gli influssi della Der Blaue Reiter  nell’Arte moderna del Novecento: il movimento Der Blaue Reiter – il cui termine, tradotto in italiano significa “il cavaliere blu” – nacque a Monaco di Baviera nel 1911.

Gli artisti ad esso aderenti, tra cui ne ricordiamo i principali interpreti – che furono Kandinskij, Klee, Macke e Marc – erano alla ricerca di una pittura atta, soprattutto, ad esprimere verità spirituali attraverso l’uso di una coloristica spontanea. Le forme, ricche di sinuosi tratti, spesso cariche virtuosismi ispirati all’Art Nouveau, venivano risaltate da una coloristica piuttosto accesa.

Ben presto però i dissensi e le difficoltà fra i membri incominciarono a crescere  fino allo scioglimento del gruppo. Il pretesto iniziò in occasione della bocciatura dell’opera “Compassione V” di Kandinsky, da parte della giuria (riferimento alla 3° mostra della Neue Künstlervereinigung München del 1911).

Le dimissioni annunciate dallo stesso Kandinsky e da Franz Marc, che lo aveva difeso con tutte le sue forze, furono sottoscritte anche da Alfred Kubin e Gabriele Munter.

Più tardi si ritirarono dal gruppo anche Alexej Jawlensky, Marianne von Werefkin, Adolf Erbslöh e Alexander Kanoldt.

La Nuova oggettività

Ensor James: Cristo entra a Bruxelles
Ensor James: Cristo entra a Bruxelles

Gli influssi della Nuova oggettività nell’Arte moderna del Novecento: questa tendenza si sviluppò intorno alla fine degli anni Venti in seno all’Espressionismo in un clima di tristezza, devastazione e tensioni sociali lasciati dalla prima guerra mondiale.

La rappresentazione pittorica degli artisti appartenenti al movimento della Nuova oggettività trasmetteva le emozioni proprie dell’Espressionismo, con la differenza che queste erano a favore delle classi più umili e svantaggiate.

La pittura della Nuova oggettività recuperò le motivazioni della rappresentazione realistica e macchiaiola ma anche di quella grottesca alla James Ensor.

Il clima del dopo conflitto stimolò artisti come come la scultrice Käthe Schmidt Kollwitz (Königsberg, 1867 – Moritzburg, 1945) e Lorenzo Viani (Viareggio, 1882 – Lido di Ostia, 1936) alla rappresentazione dei disagi e delle sofferenze delle classi subalterne e del proletariato.

Altri artisti, come Otto Dix e George Grosz, si impegnarono in raffigurazioni (pitture e vignette) satiriche anti-borghesi ed anti-militariste. Essi si erano chiaramente schierati a sinistra e di appoggio alle istanze del Sindacalismo rivoluzionario e della Lega spartachista (organizzazione socialista rivoluzionaria d’ispirazione marxista), fino alle repressioni hitleriste e fasciste.

Nei primi anni del Novecento si affiancarono all’Espressionismo altri movimenti  di avanguardia, tra cui ricordiamo il Cubismo (Picasso, Braque e Gris), il Dadaismo (Tzara e di Duchamp), il Futurismo (Boccioni e Balla), il Surrealismo (Ernst Paul Klee, Mirò, Magritte e Dalí) ed il Suprematismo (Kazimir Severinovič Malevič).

Futurismo

Umberto Boccioni: La città che sale, cm. 200 x 290,5, Museum of Modern Art (Guggenheim), New York.
Umberto Boccioni: La città che sale, cm. 200 x 290,5, Museum of Modern Art (Guggenheim), New York.

Gli influssi del Futurismo nell’Arte moderna del Novecento: il Futurismo è un movimento artistico nato e sviluppatosi in Italia con l’opera di Filippo Tommaso Marinetti.

Questo movimento artistico, che si ispira al forte sviluppo tecnologico dei primi decenni del secolo, offre l’opportunità per superare l’immaginario decadente e le vecchie ideologie, enfatizzando il dinamismo e la fiducia nel progresso.

Il Futurismo si propone principalmente di intervenire e, quindi, di modificare qualsiasi aspetto della vita ambientale e sociale. Molto spesso il movimento agisce sollecitando la forza del linguaggio a tutto campo, in alcuni casi anche assai violenta.

Gli artisti futuristi entrano anche prepotentemente nel quotidiano sociale, dal modo di cucinare e vestire, fino alla vita politica.

Il primo manifesto del Futurismo uscì sulla rivista Le Figaro nel febbraio del 1909.

A Marinetti si aggregano Carlo Carrà, Umberto Boccioni, Giacomo Balla, Luigi Russolo, Gino Severini.

Il periodo futurista italiano, che non disdegna l’astrattismo, coincide esattamente con il periodo del cubismo.

Il Cubismo

Ritratto di Picasso
Ritratto di Picasso

Gli influssi del Cubismo nell’Arte moderna del Novecento: il Cubismo, movimento nato nel 1905 a Parigi, si proponeva di dividere, analizzare e dare nuove forme – di solito astratte – al soggetto, proponendone visioni scomposte nei vari punti di vista. Il pittore cubista sottoponeva il soggetto (o l’oggetto) ad una scomposizione della sua struttura (“scomposizione parascientifica”), riconfigurandolo sulla tela non in base alla visione prospettica della realtà ma alla dettagliata conoscenza del soggetto stesso.

Dalla Russia, dall’America e dalla Spagna, personalità e formazioni di grandi personaggi si intersecarono e influenzarono a vicenda, in continuo cambiamento. Parigi è il centro di tutto questo fermento artistico.

I pittori più significativi del movimento cubista furono Pablo Picasso, Robert Delaunay, Georges Braque e Fernand Léger. Un letterato che dette un notevole contributo al Cubismo fu il poeta Guillaume Apollinaire.

La pittura metafisica

De Chirico: Canto d'amore
De Chirico: Canto d’amore

Gli influssi della pittura metafisica nell’Arte moderna del Novecento: la Pittura Metafisica nacque e si sviluppò con Giorgio De Chirico (greco di nascita ma vissuto in Italia e Francia) nel secondo decennio del Novecento.

Il suo fondatore ha sempre rifiutato tutti i linguaggi delle avanguardie e quelli da esse derivati, denigrandoli  apertamente e considerandone nullo il valore artistico.

Il movimento nacque intorno al 1912 durante il soggiorno parigino dell’artista.

La caratteristica del linguaggio metafisico è l’intenzione di oltrepassare con le immagini l’esperienza fisica della realtà giornaliera e quella dei sensi. Infatti gli artisti aderenti al movimento creano stilisticamente stratagemmi come atmosfere fuori dalla realtà e dal tempo, allucinate e sognanti. Inoltre le stesure coloristiche sono ampie e piatte.

Spesso troviamo nelle composizioni metafisiche molteplici punti di fuga ed ombre allungate, dove immancabilmente sono assenti le figure umane, che vengono sostituite da manichini o statue di varia natura.  Tutto questo contribuisce certamente ad enfatizzare quel senso di solitudine e di mistero.

La pittura metafisica dette una grande spinta alla nascita del Surrealismo, tanto che la maggior parte degli aderenti a quest’ultimo movimento riconosceranno De Chirico come uno dei loro capostipiti.

Il Suprematismo

Kazimir Malevic: Quadrato nero.
Kazimir Malevic: Quadrato nero.

Gli influssi del Suprematismo nell’Arte moderna del Novecento: il Suprematismo è una corrente artistica nata e sviluppatasi nel 1913 in Russia.

Il termine “suprematismo”deriva dal pensiero del suo fondatore Kazimir Malevič, che nel 1915, in collaborazione con il poeta Majakovskij, ne scrisse il manifesto. Qualche anno dopo lo stesso artista pubblicava un saggio delle proprie teorie.

La pittura suprematista non raffigura il mondo reale e viene considerata come la “non rappresentazione del mondo”.

Le opere degli artisti di questa tendenza apparvero per la prima volta a Pietrogrado nel 1915, in occasione della “Seconda esposizione futurista di quadri 0,10 (Zero-dieci)”.

Gli artisti suprematisti aspiravano ad un’arte che si affrancasse dalla pura rappresentazione realistica a fini pratici ed estetici. Inoltre rifiutavano di ubbidire a quella sensibilità verso la raffigurazione del plasticismo presente in ogni essere umano. Essi ricercavano la sola essenza dell’arte: un’arte, cioè, “fine a se stessa”.

Il Dadaismo

Marcel Duchamp: Fountain
Marcel Duchamp: Fountain

Dadaismo: nei primi anni del Novecento nascono e si accavallano – in una continua trasformazione – svariati linguaggi artistici derivanti dai moltissimi movimenti dello stesso periodo.

Gli artisti sono in continuo fermento alla ricerca di nuovi linguaggi, forti ed espressivi, entrando così in mondi strutturali mai esplorati in passato. Inoltre rifiutano traumaticamente, e spesso provocatoriamente, l’arte tradizionale.

Tale atteggiamento nei primissimi anni del secolo non riesce a rompere completamente i rapporti con gli studiosi di Storia dell’arte e con gli amatori della pittura. Questo perché l’estetica raffigurativa non viene mai messa in discussione. Tuttavia si rinforza in prossimità del periodo della Grande Guerra (1914 -1918), fino a giungere al rifiuto di qualunque forma di cultura e creazione artistica.

Le rappresentazioni diventano povere, ambigue  e piene di messaggi allusivi. Si inizia a dipingere  oggetti come orinatoi, ferri da stiro dettagliatamente rifiniti ma con linguaggi e significati sempre più provocatori. Qualche accenno di tutto questo si era avuto nel 1913 con i dipinti di Marcel Duchamp, l’esponente di spicco del Dadaismo. Lo stesso artista, però, non si è mai considerato dadaista.

Il Surrealismo

Marc Chagall - Madonna del villaggio (1938)
Marc Chagall – Madonna del villaggio (1938). La foto è a bassa risoluzione

Il linguaggio del movimento surrealista (si veda la pagina del Surrealismo) è considerato come l’immediato proseguimento di quello metafisico, che si protrae fino alla fine degli anni Venti.

Il messaggio proveniente dalla pittura surrealistica entra direttamente nella parte più intima del fruitore. Quest’ultimo lo elabora inconsciamente e lo confronta con  associazioni psichiche casuali e variabili, stimolando così gli automatismi dei processi espressivi.

Il Surrealismo è una caratteristica tendenza intellettuale che contiene in sé, oltre alle arti pittoriche, quelle cinematografiche e letterali.

Il Surrealismo nasce a Parigi intorno al secondo decennio. Una fra le sue caratteristiche più importanti è la spietata critica alla razionalità ed a tutto ciò che viene programmato.

Continua con L’arte moderna nella seconda metà del ventesimo secolo.


L’arte moderna nel Tardo Ottocento

Arte moderna nel Tardo Ottocento: continua dalla pagina precedente (Radici dell’arte moderna)

Gli influssi del Post-Impressionismo sull’arte moderna

Arte moderna nel tardo Ottocento: in questo periodo nacquero altri movimenti che in parte contribuirono ad influenzare l’arte moderna. Insieme a questi ricordiamo quel raggruppamento di tendenze nate in seno al Post-impressionismo (soprattutto Puntinismo e Divisionismo) e il Simbolismo.

È bene tenere presente che il Post-Impressionismo non è un movimento artistico ma un periodo che fa riferimento a una varietà di correnti, che si svilupparono in Europa (soprattutto in Francia) negli ultimi due decenni del secolo. Molte fra queste tendenze spogliarono l’Impressionismo di alcune peculiarità, accrescendogli, allo stesso tempo, l’impressione visiva con contenuti più profondi e soggettivi.

Gli artisti che influirono alla nascita

Tra gli artisti che si evidenziarono in tale trasformazione ricordiamo Vincent van Gogh, con alcune sue tendenze espressioniste e fauviste, Georges Seurat (Puntinismo) e Paul Cézanne, che può essere considerato l’anticipatore del Cubismo.

Gli influssi del Puntinismo

Il Puntinismo è conosciuto anche come “Impressionismo scientifico” perché sviluppò, esasperandola, la riflessione tecnica sui piccoli accostamenti di colore puro sulla tela, già portata avanti dagli impressionisti.

Georges-Pierre Seurat: Il porto di Port-en-Bessen in alta marea, cm. 66 x 81 Parigi Museo d’Orsay.
Georges-Pierre Seurat: Il porto di Port-en-Bessen in alta marea, cm. 66 x 81 Parigi Museo d’Orsay.

Le ricerche sulla scomposizione e sulla frammentazione del colore e del tratto portarono gli artisti aderenti al Puntinismo ad apporre sulla tela accostamenti di minuscoli frammenti di pigmento puro. Queste piccolissime porzioni di colore, talvolta stese in piccoli tratti – accostati, connessi, o sovrapposti – assumevano spesso la forma di un puntino. L’insieme dei vari accostamenti si fondeva direttamente nella retina del fruitore dell’opera creando armoniosi effetti di luminosità. Anche in Italia si raggiunsero gli stessi risultati (Divisionismo) con ma con soggetti più variati, spesso tendenti alla visione simbolista.

Gli influssi del Simbolismo

Il movimento Simbolista nacque in Francia, anch’esso con l’intento di approfondire le ricerche impressionistiche.

A differenza del Puntinismo, però, gli studi erano diretti al superamento della mera visività realistica, cioè nella ricerca di collegamenti tra il mondo oggettivo e il quello soggettivo. Nella pittura il Simbolismo non volle andare oltre tali limiti e quindi – salvo rare eccezioni – non enfatizzò la naturale visione con significati allegorici ma impiegò elementi reali per trasmettere sinteticamente idee ed emozioni.

Continua con “L’arte moderna nella prima metà del ventesimo secolo” 


Le radici dell’arte moderna

Continua dalla pagina precedente: Arte moderna

Le radici dell’arte moderna vanno ricercate nel Romanticismo, nel Realismo e nell’Impressionismo [Arnason 1998, p. 22].

Radici dell’arte moderna nel Romanticismo

Alcuni artisti appartenenti al Romanticismo iniziarono a staccarsi dalle tradizionali rappresentazioni figurative, spingendosi fino alla creazione di languide e misticheggianti atmosfere (si pensi a Turner e Constable).

Anche i contesti ai quali il Romanticismo faceva costantemente riferimento cambiavano in favore di rappresentazioni della natura e del sublime e, spesso, anche dei valori nazionali (Delacroix con “La Libertà che guida il popolo”).

I pittori romantici esaltavano l’universalità del sentimento e della condizione umana, denigrando le superficialità del presente.

Radici dell’arte moderna nel Realismo

Il Realismo, compreso quello pittorico, iniziò come integrazione artistica allo scontento politico-popolare che si diffuse in tutto il continente europeo in seguito alla Rivoluzione francese del 1789. Il movimento si rafforzò ulteriormente dopo le ondate rivoluzionarie del 1830 e del 1848 (considerate come seconda e terza rivoluzione francese).

Il malcontento politico-sociale, ormai divenuto incontenibile, smosse anche la società borghese, che si fece sentire con aspri dibattiti che diventarono sempre più popolari.

Anche la pittura classicheggiante subì grandi cambiamenti ricercando un realismo che rispettasse la visione attuale, con le ingiustizie e le incoerenze riscontrabili anche nella semplice vita quotidiana.

Jean-François Millet: The gleaners (le spigolatrici).
Jean-François Millet: The gleaners (le spigolatrici).

Tale volontà stimolò così molti pittori i a riprodurre con più fedeltà la realtà attuale, soprattutto con soggetti umili e popolari (ad esempio The gleaners, sopra raffigurata, di Millet e La partita a dama di Daumier).

Allo stesso tempo non mancarono, però, stili che oggi potremo ben definire “pre-espressionisti” (si pensi a quegli elementi grotteschi di Gustave Courbet).

In Italia la tendenza verista incominciava a portare in seno la pittura macchiaiola con artisti come Teofilo Patini (Castel di Sangro, 1840 – Napoli, 1906) ed Angelo Morbelli (Alessandria, 1853 – Milano, 1919).

È bene tenere presente che la tendenza realistica venne ostacolata già sul nascere da quella idealista, che all’epoca era già molto diffusa godendo di appoggi politici ed elitari. [Corinth, Schuster, Brauner, Vitali, and Butts 1996, p.25].

Radici dell’arte moderna nell’Impressionismo

L’Impressionismo nacque e si sviluppò nella seconda metà dell’Ottocento, spingendosi fino ai primissimi anni del secolo successivo.

Il movimento raccolse – per le ricerche cromatiche e l’en plein air paesaggistico – l’eredità del Romanticismo, ma anche quella del Realismo e dei pittori macchiaioli nella raffigurazione dei soggetti e nella naturalezza compositiva.

Gli impressionisti dipingevano sempre all’aperto (Degas è uno dei pochi che lavorava anche, e soprattutto, in studio), con corpose e rapide pennellate, portando a termine l’opera in poche ore.

Sulla tela fissavano le emozioni che provavano nei vari momenti della realizzazione, comunicate dal paesaggio come “attimi fuggenti”. Questi – tradotti in colore dal sentimento del pittore e non dalla sua ragione – dovevano raggiungere immediatamente la tela senza alcun ripensamento. In tal modo la sommatoria di emozioni e stati d’animo, derivati essenzialmente dalla visione della natura, avrebbe dovuto esprimere con più forza la realtà nella sua più intera globalità.

Anche il movimento impressionista, come quello realista, venne in un certo qual modo contrastato dalle tendenze del momento. Gli impressionisti, a differenza di quelli realisti, riuscirono però ad attirare l’attenzione dell’establishment dipingendo su commissione anche tele relativamente popolari, in controtendenza con l’arte elitaria il cui motto era “arte per l’arte”.

Continua con l’arte moderna nel Tardo Ottocento


Arte moderna: la nascita

Il termine “Arte Moderna” generalmente indica lo stile, l’espressione e la concezione artistica propri del “periodo moderno” (riferiti però a un ben determinato ciclo artistico). Tale definizione, oggi, pur non considerata legata alla generica modernità, continua a mantenere lo stesso termine.

L’arte moderna esprime una forma di «rifiuto» per i canoni del passato aprendosi invece a nuove sperimentazioni, proponendo inedite forme visive e nuove concezioni rappresentative della natura.

Appartengono all’arte moderna i pittori simbolisti, gli espressionisti e gli astrattisti, ma anche artisti il cui rinnovamento viene integrato con tematiche e tecniche un po’ più realistiche.

Il secondo periodo dell’Arte moderna viene definito come Postmoderno, o Arte contemporanea. Anche questi due ultimi termini rimangono legati a quel periodo, staccandosi dal generico significato della parola “moderno” e “contemporanea”, cioè dai nostri giorni.

Storia dell’arte moderna

Il periodo

Quando ci si riferisce all’arte moderna generalmente si pensa allo scorso secolo, anche se la pittura ebbe già iniziato quel percorso a partire dalla seconda metà dell’Ottocento.

La scultura e l’architettura “moderne”, anch’esse si riferiscono al Novecento – ma con un po’ più di logica – dato che il loro cammino verso lo sviluppo ebbe inizio nel periodo a cavallo tra l’Ottocento ed il Novecento.

Per quanto riguarda la pittura, il momento, che la maggior parte degli studiosi di storia dell’arte indicano come fase di partenza, è quello compreso fra il 1855 ed il 1863, [anno, quest’ultimo, indicato da Arnason 1998, p. 17].

Lo studio del pittore (Courbet) è un primissimo accenno all'arte moderna
Gustave Courbet: Studio dell’artista (1855)

Tali date – si badi, ben lontane dalle fondamentali forme espressive di questo movimento artistico, che fu soggetto ad una metamorfosi centenaria – corrispondono alla realizzazione dello “Studio dell’artista” di Gustave Courbet, del 1855 (foto sopra raffigurata), e della “Colazione sull’erba” di Edouard Manet del 1863 (sotto raffigurata, da non confondere con la Colazione sull’erba di Monet).

Edouard Manet: Colazione sull'erba (rappresenta uno dei primi passi verso l'arte moderna), 1862-1863, olio su tela, 208×264 cm., Musée d'Orsay, Parigi
Edouard Manet: Colazione sull’erba, 1862-1863, olio su tela, 208×264 cm., Musée d’Orsay, Parigi

Secondo Hjorvardur Harvard Arnason, lo studioso d’arte americano, gli anni indicati a partire da tale periodo furono molto importanti. Infatti, come egli stesso affermò, “hanno un significato nello sviluppo dell’arte moderna, ma marcano una data assoluta d’inizio di una nuova arte … Una graduale metamorfosi è accaduta nel corso di un centinaio di anni.”

I primi influssi

Un primo e grezzo collegamento, legato al periodo iniziale dell’arte moderna, possiamo ricondurlo a quel movimento politico, sociale, culturale e filosofico che fu l’Illuminismo, ma ci sono studiosi (ad esempio Cahoone) che si spingono addirittura verso il diciassettesimo secolo. [… nel diciassettesimo e nel diciottesimo secolo l’atteggiamento cominciò a muoversi verso una nuova visione del mondo che avrebbe portato alla creazione di un mondo “nuovo”, cioè del “mondo moderno”. Cahoone 1996, p. 27.].

A proposito dell’Illuminismo è doveroso precisare che tale movimento nacque dall’esterno per contrastare le istituzioni, mentre il modernismo ebbe inizio con confitti interni nel tradizionale mondo dell’arte e, quindi, fra gli stessi artisti [Frascina and Harrison 1982, p. 5.].

La Rivoluzione francese fece cadere presunzioni e istituzioni che nel corso dei secoli stavano sempre più rafforzandosi. Inoltre stimolò il popolo alla partecipazione di un crescente dibattito politico. Questo sollevò la consapevolezza della gente comune, e – come disse lo storico Ernst Gombrich – “una consapevolezza che permette alle persone di scegliere come vivere esattamente come si sceglie la fantasia della carta da parati”.[Gombrich 1958, pp. 358-359.].

Continua nella pagina successiva con le radici dell’arte moderna.


Le miniature microscopiche di Busonero

Alcuni dipinti in miniatura di Stefano Busonero

La Nascita della Venere

Stefano Busonero: Copia della Nascita di Venere dipinta dentro li spazio di un centesimo di euro.
Stefano Busonero: Copia della Nascita di Venere dipinta dentro li spazio di un centesimo di euro.

La Nascita della Venere di Sandro Botticelli è qui riprodotta in ogni suo piccolo particolare dentro la moneta da un centesimo di euro. Il dipinto è stato realizzato nel gennaio del 2020 con la tecnica ad olio.

Donna che legge di Fragonard

Donna che legge dipinta dentro il globo terrestre della moneta da un centesimo
Donna che legge dipinta dentro il globo terrestre della moneta da un centesimo

La Donna che legge, qui riprodotta dal Busonero in tutte le sue particolarità, è riferita all’omonimo dipinto (Donna che legge) di Fragonard.

La riproduzione, dipinta sul globo terrestre della moneta da un centesimo, misura 6,6 millimetri di diametro.

La ragazza col turbante

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La ragazza col turbante, o la ragazza con l’orecchino di perle, è un dipinto di Vermeer. Stefano ha realizzato la miniatura dentro il globo terracqueo della monetina da un cent. di euro.

La riproduzione misura 6,6 millimetri di diametro.

La dama con l’ermellino

Dama con l'ermellino
Riproduzione della Dama con l’ermellino di Leonardo da Vinci, dentro la moneta da un centesimo di euro.

La Dama con l’ermellino è un dipinto di Leonardo da Vinci. Anche in questo caso l’odierno artista l’ha riprodotta con ogni piccolo dettaglio nella moneta da un centesimo.

La riproduzione  del dipinto misura 6,6 millimetri di diametro.

La Madonna della seggiola

La madonna della seggiola
Madonna della sedia riprodotta dentro il mappamondo della moneta da un centesimo

La Madonna della seggiola è un’opera di Raffaello Sanzio. Anche qui il Busonero l’ha dipinta dentro il mappamondo del centesimo.

La presente riproduzione misura 6,6 millimetri di diametro.

Notte stellata

Notte stellata
La notte stellata di Vincent van Gogh dipinta dentro il mappamondo della moneta da 5 centesimi.

La Notte stellata è un dipinto di Vincent van Gogh.

La riproduzione di Stefano misura 4,8 x 6,6 millimetri.

La Venere di Urbino

La Venere di Urbino di Tiziano dipinta dentro il globo terrestre della moneta da 5 centesimi.
La Venere di Urbino di Tiziano dipinta dentro il globo terrestre della moneta da 5 centesimi.

In questa miniatura (Venere di Urbino di Tiziano) Stefano si è dovuto confrontare con la difficoltà di realizzare il volto della Venere in un superficie con dimensioni intorno al mezzo millimetro … come spesso accade nelle sue Miniature microscopiche.

Cenni sulla vita artistica di Stefano Busonero

Famoso soprattutto per le sue miniature microscopiche

L’artista è nato il 13 Gennaio 1947 a Porto S. Stefano (Monte Argentario), un piccolo paese marittimo.

Gli stimoli ed i richiami dell’arte

La sua sensibilità alla pittura è stata influenzata dal lento scorrere della vita del suo piccolo paese marinaro. In quel posto, agli inizi della vita artistica del Busonero, il turismo di Porto S. Stefano era fatto di pochi visitatori, mentre le risorse dell’agricoltura e della pesca mantenevano una forte tradizione, soprattutto quando la solidarietà e i rapporti fra le persone avevano un significato assai più genuino.

Non è quindi esagerato pensare che proprio in quegli anni il pittore iniziò ad integrare quel substrato psicologico che assai spesso troviamo nei suoi dipinti e nelle sue microscopiche miniature. Perciò è naturale che in essi, realizzati spesso nelle lunghe giornate di navigazione, ci siano siano ritratti di tipici personaggi dell’Argentario e struggenti marine dello stesso promontorio.

Pur non avendo avuto una formazione artistica in specifiche strutture tradizionali, il pittore, da tempo si è immerso con inesorabile caparbietà autodidattica nello studio delle tecniche dei grandi Maestri della pittura, esaminando a fondo le loro tematiche.

Verso la pittura microscopica

Dalle prime esperienze a tema ritrattistico e paesaggistico, l’artista è passato al piccolo formato, dipingendo su schede telefoniche esaurite e su supporti di dimensioni da francobollo. Infine … ecco che prendono corpo le miniature microscopiche di Busonero.

I suoi dipinti microscopici, che arrivano a sfiorare dimensioni non visibili ad occhio nudo, li possiamo trovare anche dentro le crune di aghi da sarto, o di siringa, come nel caso di alcune marine (marina in cruna di ago) del suo paese natio.

Attualmente – questo articolo è stato redatto nel 2019 – Stefano Busonero sta lavorando sul globo terrestre (diametro di 6,6 millimetri) delle monete da un centesimo (talvolta nei 5 centesimi) riproducendo le famose e grandiose opere dei grandi maestri del passato.

Il Busonero appare spesso nelle trasmissioni televisive nazionali e sui giornali.

Il sito web, dove è possibile ammirare moltissime miniature microscopiche di Busonero, comprende anche un interessante corso di pittura. Il tutorial ha lo scopo di introdurre il principiante nel mondo della pittura, soprattutto tramite le emozioni.

La redazione di Frammentiarte sente doveroso dover informare i visitatori che Stefano Busonero è il gestore del presente sito web. Quindi il sottoscritto si è esentato dal dare valutazioni sulla qualità della propria pittura.


Le Madonne dei grandi pittori (1528-1949)

Pagina collegate alle Madonne dei grandi pittori: Quindici “Natività di Gesù” di Grandi Maestri.

Le Madonne che hanno fatto la storia dell’arte

Vai alla pagina precedente, oppure alla pagina iniziale delle Madonne

Correggio – Madonna di San Girolamo o Il giorno (intorno al 1528)

Correggio: Il giorno, assieme di 205 x 141 Parma Galleria
Correggio: Il giorno, assieme di 205 x 141 Parma Galleria

La Madonna di San Girolamo, conosciuta anche come “Il Giorno”, in contrapposizione alla Notte (Adorazione dei pastori) di Dresda, è un’opera realizzata da Correggio intorno al 1528.

Il dipinto, eseguito con tecnica ad olio su tavola, misura 205 × 141 cm. e si trova nella Galleria Nazionale di Parma.

Già dal primo periodo della pubblicazione la composizione fece grande scalpore per la sua eccezionale bellezza. Fu infatti elogiata nelle Vite di Vasari per il suo “mirabile colorito” e l’espressione sorridente dell’angelo che sta porgendo la Bibbia. L’opera piacque anche al pittore cretese El Greco che, davanti alla rappresentazione delle eleganti figure, rimanendo incantato per la bellezza della Maddalena, gli uscì spontanea l’esclamazione “l’unica figura della Pittura!”.

Vedi approfondimenti sul sito le Madonne dei grandi pittori

Lorenzo Lotto – Annunciazione di Recanati (1534)

Lorenzo Lotto: Annunciazione, cm. 166 x 114, Pinacoteca Comunale di Recanati.
Lorenzo Lotto: Annunciazione, cm. 166 x 114, Pinacoteca Comunale di Recanati.

L’Annunciazione di Recanati è un’opera di Lorenzo Lotto realizzata con tecnica ad olio su tela intorno al 1526-1534. Il dipinto, che misura 166 × 114 cm., è custodito a Recanati nel Museo civico Villa Colloredo Mels.

Nella tavola appare la firma del pittore con la scritta “L. Lotus”. Da documentazioni certe si ricava che la composizione rimase nell’Oratorio di Santa Maria sopra Mercanti (sede commissionaria) fino 1953 quando, per motivi di sicurezza, pervenne nella Pinacoteca di Recanati.

Per quanto riguarda la cronologia, il Gianuizzi (“NRM” 1894) la anticipa al 1526, mentre il Boschetto (1953) ipotizza nel 1527. Il Berenson (1955) la ritarda al 1527-28.

Vedi approfondimenti sul sito – Si veda anche La Madonna del Polittico di Recanati dello stesso Lorenzo Lotto tra le Madonne dei grandi pittori

El Greco – L’annunciazione (intorno al 1600)

El Greco: L’Annunciazione, tecnica a olio su tela, 114 x 67 cm, anno 1597-1600, Lugano, Collezione Thyssen.
El Greco: L’Annunciazione, tecnica a olio su tela, 114 x 67 cm, anno 1597-1600, Lugano, Collezione Thyssen.

“L’Annunciazione” è un dipinto del pittore cretese El Greco, che lo realizzò con tecnica a olio su tela intorno al 1597-1600. L’opera misura 114 x 67 cm. e attualmente si trova a Lugano nella collezione Thyssen.

La presente composizione è una riproduzione autografa dell’artista di uno dei tre dipinti originali eseguiti per il “Colegio del de Doña Maria de Aragõn a Madrid” (l’ “Adorazione dei pastori”, l’ “Annunciazione” e il “Battesimo di Cristo”). È firmata con la scritta “doménikos theotokópoulos epoiei”.

El Greco – Madonna con il Bambino e le sante Martina e Agnese

El Greco: Madonna con il Bambino e le sante Martina e Agnese, cm. 193 x 103, National Gallery of Washington.
El Greco: Madonna con il Bambino e le sante Martina e Agnese, cm. 193 x 103, National Gallery of Washington.

La “Madonna con il Bambino e le sante Martina e Agnese” è un’opera autografa di El Greco realizzata ad olio su tela intorno al 1597-99 e si trova nella National Gallery di Washington. La composizione, che misura 193 x 103 cm, fa parte dei cinque dipinti (e relative riproduzioni, sia autografe che non) per la Cappella S. Josè a Toledo.

Sulla stesura pittorica appare un monogramma con due lettere dell’alfabeto greco.

Prima della National Gallery si trovava sull’altare di destra della summenzionata cappella.

La figura a sinistra della Vergine venne identificata in santa Tecla.

Le figure allungate di questa raffigurazione la distinguono dalle altre Madonne dei grandi pittori

Vedi approfondimenti sul sito.

Pieter Paul Rubens – Madonna della Vallicella (intorno al 1608)

Rubens: Madonna della Vallicella, olio su tavola di ardesia, dimensioni 425 × 250 cm, anno 1606-1608, chiesa di Santa Maria della Vallicella, Roma
Rubens: Madonna della Vallicella, olio su tavola di ardesia, dimensioni 425 × 250 cm, anno 1606-1608, chiesa di Santa Maria della Vallicella, Roma

La Madonna della Vallicella è un’opera realizzata da Pieter Paul Rubens intorno al 1607 con tecnica ad su tavola di ardesia. La composizione, che misura 425 × 250 cm., si trova a Roma nella chiesa di Santa Maria della Vallicella.

Trattasi della seconda opera di una commissione pubblica per Roma. Qualche anno prima, infatti, l’artista realizzò un ciclo pittorico per la basilica di Santa Croce in Gerusalemme, andato in parte perduto.

La presente composizione si trova sull’altare maggiore della chiesa di Santa Maria in Vallicella, conosciuta anche come chiesa Nuova, a Roma ed ha nel suo interno un’antico affresco miracoloso (trattasi della Madonna vallicelliana, immagine tipica della Nicopeia o Kyriotissa).

Caravaggio – Madonna dei palafrenieri (1605)

Caravaggio: Madonna dei palafrenieri, cm. 292 x 211, Galleria Borghese, Roma.
Caravaggio: Madonna dei palafrenieri, cm. 292 x 211, Galleria Borghese, Roma.

La Madonna dei palafrenieri è un dipinto autografo del Caravaggio (Michelangelo Merisi), realizzato con tecnica ad olio su tela nel 1605. La composizione, che misura 292 x 211 cm, è custodita a Roma nella Galleria Borghese.

Il presente dipinto raffigura la Madonna e il Bambino nel momento in cui schiacciano il serpente con il proprio piede, simbolo del peccato originale. Alla loro sinistra appare Anna che sta osservando la scena.

La Madonna dei palafrenieri era stata commissionata per la chiesa di Sant’Anna dei Palafrenieri (destinazione Altare Maggiore) presso San Pietro in Vaticano.

La pregiatissima opera venne rifiutata dai committenti per le sproporzionate dimensioni del Bambino e per la sua completa nudità, nonché per la vistosa scollatura della Madonna e per la modella scelta: Lena, prostituta ed amante del Caravaggio, da lui preferita come modella anche per la realizzazione della Madonna dei pellegrini.

Caravaggio – Annunciazione (intorno al 1609)

Caravaggio: annunciazione, anno 1609 circa, olio su tela 285 x 205, Nancy (Francia) nel Musée des Beaux-Arts
Caravaggio: annunciazione, anno 1609 circa, olio su tela 285 x 205, Nancy (Francia) nel Musée des Beaux-Arts

L’Annunciazione è un’opera di Caravaggio realizzata intorno al 1609, quando l’artista era ormai entrato nella fase della tarda dell’attività.

La composizione fu probabilmente commissionata dal duca di Lorena e dipinta in Sicilia (o nel corso del secondo soggiorno napoletano) con tecnica ad olio su tela di 285 × 205 cm. Attualmente si trova a Nancy (Francia) nel Musée des Beaux-Arts.

In questa Annunciazione il Caravaggio narra il tema classico del soggetto ma lo espone in una nuova prospettiva, che molti studiosi di storia dell’arte considerano rivoluzionaria. Infatti l’angelo, che tradizionalmente viene  raffigurato di fronte alla Vergine, in genuflessione (in piedi o in ginocchio), qui appare mentre è ancora in volo e volgendo le spalle all’osservatore. Altri, pur riconoscendo la forte innovazione del tema (l’angelo in alto, con Maria in basso ed inchinata) lo considerano comunque inginocchiato e genuflesso.

Orazio Gentileschi – Annunciazione (1623)

Orazio Gentileschi: Annunciazione di torino, olio su tela, anno 1623, Galleria Sabauda.
Orazio Gentileschi: Annunciazione di torino, olio su tela, anno 1623, Galleria Sabauda.

L’Annunciazione di Torino è un’opera realizzata da Orazio Gentileschi nel 1623 con tecnica ad olio su tela. La composizione, che si trova nella Galleria Sabauda di Torino, è considerata come il lavoro di più alto valore artistico nella produzione del pittore sabaudo, nonché uno dei capolavori della pittura seicentesca.

L’opera è stata dipinta dal Gentileschi durante suo soggiorno genovese. Fu poi inviata al duca Carlo Emanuele di Savoia per essere ubicata nella cappella della sua residenza a Torino.

Data l’originalità di questa Annunciazione, da cui si rileva anche un certo arcaismo, questo straordinario dipinto non è stato sempre compreso ed è stato oggetto di accesi dibattiti nel corso della storia dell’arte, suscitando anche aspre critiche.

Sassoferrato – Vergine Maria (intorno al 1650)

Giovanni Battista Salvi (Sassoferrato): Vergine Maria, anno 1640-50, National Gallery a Londra
Giovanni Battista Salvi (Sassoferrato): Vergine Maria, anno 1640-50, National Gallery a Londra

Il Sassoferrato (Giovan Battista Salvi), pittore appartenente allo stile barocco, nacque a Sassoferrato il 25 agosto 1609 e morì a Roma l’8 agosto 1685. Viene spesso ricordato col  semplice nominativo del suo paese di nascita.

La Vergine Maria, realizzata intorno al 1640-1650, è custodita a Londra nella National Gallery.

Murillo – Madonna col Bambino, o Madonna del Rosario (intorno al 1650-55)

Bartolomé Esteban Murillo: La Madonna col Bambino, o Madonna (o Vergine) del Rosario, olio su tela, 166 x 112 cm., Museo del Prado, Madrid.
Bartolomé Esteban Murillo: La Madonna col Bambino, o Madonna (o Vergine) del Rosario, olio su tela, 166 x 112 cm., Museo del Prado, Madrid.

La Madonna col Bambino, o Madonna (nonché Vergine) del Rosario è un’opera realizzata dal pittore spagnolo Bartolomé Esteban Murillo intorno al 1650-55 con tecnica a olio su tela. Il dipinto, che misura 166 x 112 cm, è conservato a Madrid nel Museo del Prado (sala XVI, inventariato con il numero P00975).

In precedenza la presente composizione si trovava nel Monastero dell’Escorial e nel Palazzo Reale di Madrid.

Giambattista Tiepolo – Madonna del cardellino (1760)

Giambattista Tiepolo: Madonna del Cardellino, olio su tela, anno 1760 circa, National Gallery of Art di Washington
Giambattista Tiepolo: Madonna del Cardellino, olio su tela, anno 1760 circa, National Gallery of Art di Washington

La Madonna del cardellino (Madonna of the Goldfinch), è un opera realizzata da Giambattista Tiepolo intorno al 1760 con tecnica a olio su tela, misura 240 × 120 cm. e si trova alla National Gallery of Art di Washington. Il Tiepolo è stato un pittore, incisore e frescante italiano, cittadino della Repubblica di Venezia.

Roberto Ferruzzi – Madonna del riposo (1897)

Roberto Ferruzzi: Madonna delle vie, o la Madonna del Riposo, tecnica a olio, anno 1897. Non si conosce l'attuale ubicazione.
Roberto Ferruzzi: Madonna delle vie, o la Madonna del Riposo, tecnica a olio, anno 1897. Non si conosce l’attuale ubicazione.

La tenera composizione, conosciuta anche come La Madonna delle vie, è un’opera di Roberto Ferruzzi realizzata nel 1897 con tecnica a olio. Il dipinto vinse la seconda Biennale di Venezia.

Si pensa che i modelli per l’esecuzione dell’opera siano stati Angelina Cian, a 11 anni, e il suo fratellino.

In un primo periodo alla presente composizione, che semplicemente rappresentava la “maternità”, non erano state date caratteristiche religiose. In seguito al conseguimento del premio della Biennale di Venezia ed il successo avuto a livello nazionale, il dipinto fu rinominato con titoli relativi alle Madonne col Bambino e divenne più conosciuto dell’autore. La Madonna del riposo è annoverata tra le madonne dei grandi maestri della pittura.

John George Alexander Leishman, un diplomatico in francese e mecenate del Ferruzzi, acquistò la Madonnina ma non il copyright. Per tale ragione si pensa la composizione sia stata sottoposta a diversi rifacimenti nel corso dello scorso secolo e che, probabilmente, sia pervenuta negli anni Cinquanta in una collezione privata della Pennsylvania.

Del dipinto si sono perse le tracce.

William-Adolphe Bouguereau – Vergine dei gigli (1899)

William-Adolphe Bouguereau - Vergine dei gigli
William-Adolphe Bouguereau – Vergine dei gigli, 1899

In questa bellissima composizione, realizzata nel 1899, l’artista volle proporre diversi concetti:

  • lo sguardo della Vergine non è rivolto al fruitore dell’opera.
  • La Vergine ha un atteggiamento di modestia che pare prevalga a tal punto da annullarla.
  • La Vergine indossa un abito nero.
  • Il Bambino pare che venga offerto in dono all’umanità.
  • Il Bambino ha una postura benedicente.
  • L’apertura delle braccia del bambino, insieme alla posizione dei piedi, pare volesse anticipare la Crocifissione

I gigli bianchi rimandano tradizionalmente, già dai tempi della Grecia classica, all’idea della maternità. Dagli inizi del medio, evo nell’ambiente cristiano, assumono significati di purezza, sia nelle raffigurazioni della Vergine Maria che dell’Annunciazione.

William-Adolphe Bouguereau (La Rochelle, 1825 – La Rochelle, 1905) è stato un pittore accademista francese.

Marc Chagall – Madonna del villaggio (1938)

Marc Chagall - Madonna del villaggio (1938)
Marc Chagall – Madonna del villaggio (1938). La foto è a bassa risoluzione ed usata al solo scopo didattico.

Marc Chagall (Vitebsk,  1887 – Saint-Paul-de-Vence, 1985) è stato un pittore surrealista di d’origine ebraica chassidica, nato in bielorussa stabilitosi in Francia.

La presente composizione, che misura 102.5 x 98 cm, fu realizzata da Chagal nel 1938 ed è custodita nella collezione Thyssen-Bornemisza di Lugano-Castagnola a Madrid.

Salvator Dalì – Madonna di Port Lligat (1949)

Salvator Dalì - Madonna di Port Lligat (1949)
Salvator Dalì – Madonna di Port Lligat (1949). La foto è a bassa risoluzione ed usata al solo scopo didattico.

Questo dipinto, fra i più significativi di Salvador Dalí, è stato realizzato nel 1949.

La Madonna di Port Lligat, che misura 49 x 37,5 cm, fu eseguita dall’artista nel 1949 in una prima versione. L’anno seguente, tuttavia, Dalì realizzò una seconda con lo stesso nominativo.

La presente composizione si trova attualmente esposta nel Museo Haggerty of Art di Milwaukee, Wisconsin (U.S.A).

Ancora un po’ di pazienza: stiamo lavorando per inserire altre Madonne.


Alcune Madonne dei grandi maestri della pittura (1481-1528).

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Le più importanti Madonne dei pittori attraverso i secoli

Segue dalla pagina precedente

Se si è entrati in questa pagina tramite motori di ricerca si consiglia di visitare anche la pagina precedente (link sopra), dove vengono raffigurate le Madonne dei grandi maestri dei periodi precedenti.

Sandro Botticelli – Madonna del Magnificat (1481)

Botticelli: Madonna del Magnificat, diametro 118 cm., Galleria degli Uffizi, Firenze.
Botticelli: Madonna del Magnificat, diametro 118 cm., Galleria degli Uffizi, Firenze.

La  Madonna qui raffigurata, conosciuta anche come Madonna con il Bambino e cinque angeli, è un’opera realizzata da Sandro Botticelli nel 1481 con tecnica a tempera su tavola.

Il dipinto misura 118 cm. di diametro si trova a Firenze nella Galleria degli Uffizi.

Il pregiato e brillante cromatismo, i tratti netti e chiari dei contorni, l’eleganza delle curve e lo scrupoloso disegno sottostante caratterizzano la composizione, avvicinandola a quelle di Filippo Lippi che di Botticelli fu il primo maestro. Anche dalla Lippina di Lippi, infatti, l’artista prese ispirazione per la configurazione della malinconica Vergine, nonostante i toni più aristocratici della composizione in esame. Vedi approfondimenti sul sito della Madonna del Magnificat.

Leonardo da Vinci – Vergine delle rocce del Louvre (intorno al 1486)

Leonardo da Vinci: La Vergine delle rocce (cm. 123), Parigi museo del Louvre
Leonardo da Vinci: La Vergine delle rocce (cm. 123), Parigi museo del Louvre

La Vergine delle Rocce (esiste anche una seconda versione a Londra) è un dipinto realizzato da Leonardo da Vinci con tecnica a olio su tavola intorno al 1483-86.  L’opera, che attualmente si trova su una tela di 199 × 122 cm. è custodita a Parigi nel Musée du Louvre.

La caverna dove si sta svolgendo la scena rappresenta l’utero materno, ovvero il luogo della rinascita e la via di comunicazione con l’Aldilà.

La ben dettagliata roccia è strettamente collegata alla missione del Salvatore, sorgente e bevanda redentrice dell’anima.

Leonardo presenta la Vergine nella sua funzione di madre, protettrice e nutrice.

L’angelo, sulla destra, indica Giovanni Battista (meglio riconoscibile sulla seconda versione perché reca una croce), messaggero della Redenzione, che avverrà con il Battesimo e il sacrificio di Cristo. Il dito rivolto verso l’alto del bambino raffigurato sulla destra (Gesù) indica la dimensione ultraterrena, a cui esso stesso è predestinato. Vedi approfondimenti sul sito La Vergine delle rocce del Louvre.

Leonardo da Vinci – Vergine delle rocce di Londra (tra il 1494 ed il 1508)

Leonardo da Vinci: La Vergine delle rocce, periodo 1503-1506, dimensioni cm. 189,5 x 120, Londra, National Gallery.
Leonardo da Vinci: La Vergine delle rocce, periodo 1503-1506, dimensioni cm. 189,5 x 120, Londra, National Gallery.

La seconda versione della Vergine delle Rocce è un’opera realizzata dallo stesso Leonardo a cavallo dei due secoli (1494-1508) con tecnica a olio su tavola. Il dipinto, che misura 189,5 x 120 cm, si trova a Londra nella National Gallery.

La prima versione del dipinto, come sopra riportato, è invece custodita nel Museo del Louvre.

La composizione, come configurazione, pare a prima vista identica alla prima versione della Madonna delle rocce, con un articolatissimo sviluppo piramidale e moltissimi rimandi da un punto all’altro della tavola.

La Madonna è raffigurata al centro e sta accordando un gesto di protezione a san Giovannino, inginocchiato e in preghiera verso l’altro bambino (Gesù), posto in basso sulla destra in atteggiamento benedicente. Anche l’angelo si trova sulla destra, mentre la mano di Maria che si stende in scorcio verso il figlioletto, rappresentata un gesto protettivo.

Come in molte altre Madonne dei grandi maestri tutti gli atteggiamenti delle quattro figure sono collegati tra loro con scambi di gesti e sguardi.

Per approfondimenti si segua il link della prima Madonna dove le storie delle due composizioni si incontrano.

Michelangelo Buonarroti – Tondo Doni (1504)

Tondo Doni, Uffizi, Firenze
Michelangelo Buonarroti:Tondo Doni (La Sacra Famiglia), diametro 120 cm. Uffizi Firenze

Il Tondo Doni è un’opera realizzata da Michelangelo Buonarroti intorno al biennio 1503-4 con tecnica a tempera su tavola. Il dipinto, che misura 120 cm. di diametro ,è custodito a firenze nella Galleria degli Uffizi.

Il Tondo Doni si trova ancora nella cornice originale, che fu probabilmente disegnata e realizzata dallo stesso artista, e – fino ad oggi, secondo gli esperti di storia dell’arte – corrisponde alla sua unica opera eseguita su supporto mobile.

Il dipinto, che viene considerato come una delle rappresentazioni più emblematiche del Cinquecento italiano, fu certamente un esempio che contribuì fortemente allo sviluppo del Manierismo. Vedi approfondimenti sul sito relativi al Tondo Doni.

Albrecht Dürer – Madonna del Lucherino (1506)

Albrecht Dürer: Madonna del Lucherino, cm. 91 x 76, Staatliche Museen, Berlino.
Albrecht Dürer: Madonna del Lucherino, cm. 91 x 76, Staatliche Museen, Berlino.

La Madonna del Lucherino è un’opera realizzata da Albrecht Dürer nel 1506 con tecnica a olio su tavola. Il dipinto, che misura 91 × 76 cm, si trova a Berlino nella Gemäldegalerie.

Nell’opera, che ha il monogramma di Dürer incorporato, si legge l’iscrizione “Albertus Durer Germanus faciebat post Virginis partum 1506” sul foglietto configurato in primo piano.

Secondo il Tietze in questa composizione traspaiono influssi di Tiziano, che si confermano nello splendore del cromatismo, negli azzurri e nei verdi sgargianti. Probabilmente Dürer prese spunto dalla Madonna delle ciliegie del pittore veneziano (Vienna, Kunsthistorisches Museum).

In verità, per il resto degli studiosi di storia dell’arte, pare si tratti d’una ingegnosa variante della “Festa dei rosario” (Narodni Galerie di Praga), realizzata forse  nello stesso periodo, o subito dopo.

Vedi approfondimenti sul sito relativi alla Madonna del Lucherino.

Bernardino Luini – Madonna del Roseto (1510)

Bernardino Luini: Madonna del roseto
Bernardino Luini: Madonna del roseto

La Madonna del Roseto è un dipinto a olio su tavola realizzato da Bernardino Luini, intorno al 1510 e custodito a Milano nella Pinacoteca di Brera.

Capolavoro fra le Madonne dei grandi maestri, fu eseguito dall’artista nella sua fase giovanile.

L’opera, proveniente dalla collezione di Giuseppe Bianchi, pervenne alla Pinacoteca di Brera nel 1826.

Tradizionalmente, e secondo alcuni esperti di storia dell’arte, la presente composizione proverrebbe dalla Certosa di Pavia, tuttavia non esistono documentazioni che lo confermino.

Raffaello Sanzio – Madonna della Seggiola ( intoprno al 1514)

Raffaello Sanzio: Madonna della seggiola, Firenze Palazzo Pitti (diam. 71 cm.).
Raffaello Sanzio: Madonna della seggiola, Firenze Palazzo Pitti (diam. 71 cm.).

La Madonna della Seggiola è una composizione realizzata da Raffaello intorno al 1513-14 con tecnica a olio su tavola.  La composizione, che misura 71 cm. di diametro, è custodita a Firenze nella Galleria Palatina di Palazzo Pitti.

La scena è scrupolosamente curata in tutti i suoi dettagli, che ne fanno un’opera di grande pregio fra le Madonne dei grandi maestri di ogni epoca. Le brillanti frange dorate che pendono dallo schienale della seggiola e gli articolati ricami sullo scialle della Madonna, a cui si aggiunge una ricercatissima variazione cromatica che va dai toni caldi a quelli freddi (rosso, giallo, verde, blu), fanno del presente dipinto uno fra i più grandi capolavori del periodo rinascimentale.

Vedi approfondimenti sul sito relativi alla Madonna della seggiola.

Raffaello Sanzio – Madonna Sistina (1513)

Raffaello Sanzio: Madonna Sistina, Gemäldegalerie, Dresda. (265 x 196 cm).
Raffaello Sanzio: Madonna Sistina, Gemäldegalerie, Dresda. (265 x 196 cm).

La Madonna Sistina è un’opera realizzata da Raffaello intorno al 1513-14 con tecnica a olio su tela. Il dipinto, che misura 265 × 196 cm, viene custodito a Dresda nella Gemäldegalerie.

Dalle vite di Giorgio Vasari si ricava che Raffaello eseguì l’opera su commissione per il convento di San Sisto a Piacenza. Infatti vi appaiono i due santi ivi venerati.

Il taglio moderno della raffigurazione è sottolineato dal semplice panneggio, privo di ogni ornamento della Vergine, che incede scalza frontalmente illuminata.

L’evidente umanizzazione della divinità qui si giustifica dalla bellezza sovrannaturale della donna, apice dell’impeccabilità, e dalle percezioni adulatorie intorno all’elegante figura.

Vedi approfondimenti sul sito relativi alla Madonna Sistina.

Tiziano – L’Assunta (intorno al 1518)

Tiziano: L’Assunta, cm. 360, Santa Maria gloriosa dei Frari, Venezia.
Tiziano Vecellio: L’Assunta, cm. 360, Santa Maria gloriosa dei Frari, Venezia.

L’Assunta è un dipinto realizzato da Tiziano Vecellio intorno al 1516-18 con tecnica ad olio su tavola e custodito a Venezia nella chiesa di Santa Maria Gloriosa dei Frari.

La composizione, ubicata nello stesso posto fin dall’origine, fa parte della decorazione dell’altare centrale.

La presente Assunta, di evidente straordinarietà ed eleganza, è considerata dagli esperti di storia dell’arte come uno dei più grandi capolavori di Tiziano e tra le più belle Madonne dei grandi maestri. Trattasi di un dipinto talmente innovativo per il pubblico contemporaneo da lasciare attoniti anche gli artisti dello stesso periodo. È, infatti, la composizione che aprì a Tiziano definitivamente le porte dell’Olimpo dei grandi maestri del Rinascimento.

Vedi approfondimenti sul sito relativi all’Assunta di Tiziano.

Tiziano – La Madonna Lochis (1508-10)

Tiziano - La Madonna Lochis (1508-10), Accademia Carrara, Bergamo
Tiziano – La Madonna Lochis (1508-10), Accademia Carrara, Bergamo

La Madonna Lochis è un’opera attribuita a Tiziano Vecellio. Il dipinto, che è conservato nell’Accademia Carrara di Bergamo, fu realizzato intorno al 1508-10 con tecnica a olio su tavola dalle dimensioni di 38 x 48 cm.

L’opera pervenne all’attuale sede dalle collezioni Lochis, da cui ne prese il nominativo.

Prima dell’assegnazione all’artista il dipinto subì diverse ipotesi attributive, tra cui quelle che lo riconoscevano come opera di Sante Zago e di Francesco Vecellio, quest’ultimo fratello e seguace di Tiziano. Attualmente si parla del periodo giovanile del maestro, tanto che risultano ancora evidenti gli influssi di Giorgione.

Pontormo – Sacra famiglia con san Giovannino (intorno al 1523)

Jacopo Carrucci detto il Pontormo: Sacra famiglia con San Giovannino, cm. 120 x 98,5, Ermitage, Leningrado
Jacopo Carrucci detto il Pontormo: Sacra famiglia con San Giovannino, cm. 120 x 98,5, Ermitage, Leningrado

La Sacra Famiglia con san Giovannino è un’opera realizzata intorno al 1522-23 da Jacopo Carrucci (meglio conosciuto come Pontormo) con tecnica a olio su tavola. Il dipinto, che misura 120 x 99 cm,  è custodito a Pietroburgo nel Museo dell’Ermitage.

Nella scena della composizione si evidenzia una rottura con i principi rinascimentali per le contraddizioni in essa presenti. I volti dei personaggi centrali (Madonna e Bambino), infatti, sono stati configurati per dare risalto al volume, mentre il panneggio risulta quasi piatto e quindi privo di consistenza. Inoltre, i contrasti coloristici sono assai intensi.

Vedi approfondimenti sul sito relativi alla Sacra Famiglia di Pontormo.

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Le Madonne più belle e significative nella storia dell’arte (1100-1476)

Pagine collegate alle Madonne più belle: Quindici “Natività di Gesù” di Grandi Maestri.

Le Madonne più belle di tutti i tempi

In tre pagine di questo sito web descriviamo, elencandole, le Madonne più belle di tutte le epoche della storia dell’arte.

Tra queste, quasi tutte dipinte con la presenza del Bambino, non potevano mancare composizioni come la Madonna della seggiola, l’Assunta, la Vergine Madre, l’Assunzione, la Vergine delle rocce, Santa Maria Madre di Dio. Trattasi, dunque, delle più significative immagini che hanno colpito il pubblico dei vari periodi storici.

La selezione delle Madonne è stata sofferta e difficile e, comunque, ci saranno certamente nei vari musei delle raffigurazioni – più importanti di alcune fra queste – che non sono qui state prese in considerazione.

Le composizioni delle Madonne più belle sono qui presentate in ordine cronologico, cercando di coprire tutto il periodo storico che va dall’arte romanica ai giorni nostri.

La difficile selezione sulle Madonne è stata fatta artista per artista, per cui per la maggior parte dei maestri si troverà un solo dipinto. Scegliere, per esempio, fra le Madonne di Leonardo, Raffaello e Michelangelo – e stabilire fra esse quale inserire nell’elenco – è un compito di grande rilievo e quindi, fra questi, si troveranno più composizioni.

Troveremo nella lista anche opere murarie e altre realizzate con varie tecniche.

Non dispiacerebbe a questa redazione se venissero segnalate altre importanti Madonne della storia della pittura.

Autore ignoto – Madonna di Vladimir, o Madonna della tenerezza (intorno al 1100)

Autore sconosciuto: La Theotokos di Vladimir – conosciuta anche come Madre di Dio della tenerezza, o Vergine di Vladimir; Galleria Tret’jakov di Mosca
Autore ignoto: La Theotokos di Vladimir – conosciuta anche come Madre di Dio della tenerezza, o Vergine di Vladimir; Galleria Tret’jakov di Mosca.

La Theotokos di Vladimir – conosciuta anche come Madre di Dio della tenerezza, o Vergine di Vladimir – è una delle immagini ortodosse più conosciute e venerate.

La presente composizione è un tipico esempio della tipologia eleusa nelle rappresentazioni bizantine. La Theotokos di Vladimir – il termine Theotokos, dal greco, “Madre di Dio” – è la protettrice della Russia.

L’opera, di cui non si conosce l’autore, è attualmente custodita nella Galleria Tret’jakov di Mosca. Gli ortodossi festeggiano l’anniversario di questa Madonna due volte l’anno: il 3 giugno ed il 26 agosto.

Berlinghiero Berlinghieri – Madonna di sotto gli organi (1200-1220)

Berlinghiero Berlinghieri: Madonna di sotto gli organi, anno 1200-1220, dimensioni 93 x 55 cm, Duomo di Pisa.
Berlinghiero Berlinghieri: Madonna di sotto gli organi, anno 1200-1220, dimensioni 93 x 55 cm, Duomo di Pisa.

La Madonna di sotto gli organi è un’opera realizzata con tecnica a tempera e oro su tavola attribuita a Berlinghiero Berlinghieri.

La presente Madonna col Bambino, che misura 93 x 55 cm, fu dipinta intorno al 1200-1220 ed è conservata nel Duomo di Pisa.

Non si sa bene se il dipinto sia stato realizzato come opera indipendente oppure come dettaglio (forse uno scomparto) di un trittico o altro. Detta riflessione nasce dalla forma della tavola, centinata.

Autore ignoto – La Vergine nera, o la Madonna nera (intorno al 300)

Autore ignoto: Nella Madonna Nera di Częstochowa
Autore ignoto: Nella Madonna Nera di Częstochowa

Nella Madonna Nera di Częstochowa viene raffigurata la Vergine Maria.

La composizione, conosciuta anche come la Madonna nera, è un’icona bizantina (tipica nel medioevo) facente parte delle rappresentazioni di Madonne col Bambino.

Non si conosce l’autore dell’opera ma una leggenda narra che sia stata realizzata da un santo contemporaneo alla Madonna (San Luca), che la dipinse con il volto scuro, proprio perché la Vergine l’aveva nero.

L’opera, che in precedenza apparteneva al principe Ladislao di Opole, pervenne al Santuario di Częstochowa, a Jasna Góra, nel 1382.

Purtroppo durante le guerre degli Ussiti, nel 1430, l’opera venne profanata e danneggiata a colpi d’ascia, di cui ancora oggi risultano evidenti gli sfregi subiti.

Nel Seicento il dipinto rappresentava per i polacchi la resistenza del paese alle invasioni straniere.

Duccio di Buoninsegna – Madonna con il Bambino (1300-1305)

Duccio di Buoninsegna: Madonna con il Bambino e sei Angeli, cm. 97 x 93, Galleria Nazionale dell’Umbria, Perugia
Duccio di Buoninsegna: Madonna con il Bambino e sei Angeli, cm. 97 x 93, Galleria Nazionale dell’Umbria, Perugia.

La Madonna con il Bambino e sei Angeli è una composizione gotica eseguita da Duccio di Buoninsegna con tecnica a tempera su tavola intorno al 1300 – 1305.

L’opera, che misura 97 x 93 cm, è attualmente custodita nella Galleria nazionale dell’Umbria a Perugia.

In precedenza si trovava nella sagrestia – esposta al di sopra della porta di entrata – del convento perugino di San Domenico.

Soltanto agli inizi dello scorso secolo (1911) si incominciò a riferirla a Duccio di Buoninsegna (fonti Weigelt). Un’assegnazione, questa, assai audace per via delle consistenti ridipinture quattrocentesche, che ne falsavano i carnati.

La forma, per una leggera tendenza alla dilatazione, distingue il dipinto dalla prima Madonna di Duccio, mettendolo in relazione all’arte giottesca.  Ciò farebbe presupporre un rapporto con la contemporanea esperienza di Giotto e, quindi, pensare (Brandi nel 1947 e il Carli nel 1952) ad una cronologia molto più tardiva, intorno al periodo della Maestà del Duomo di Siena, anno 1308-11).

Per saperne vedi approfondimenti su questa Madonna col Bambino nel sito.

Giotto – Maestà di Ognissanti agli Uffizi (intorno al 1310

Giotto: Maestà di Ognissanti, intorno al 1310, tecnica a tempera su tavola, 325×204 cm. Uffizi, Firenze
Giotto: Maestà di Ognissanti, intorno al 1310, tecnica a tempera su tavola, 325×204 cm. Uffizi, Firenze.

La Maestà di Ognissanti è un’opera realizzata da Giotto  (opere di Giotto) intorno al 1310. La tecnica impiegata per la realizzazione del dipinto è quella a tempera e oro su tavola.

La grande e pregiata composizione, che misura 325 × 204 cm, si trova nella Galleria degli Uffizi a Firenze, dove è collocato a pochi passi da quelle rappresentate dalle pale di Duccio (Madonna Ruccellai) e di Cimabue (Madonna di Santa Trinita).

La Maestà pervenne nell’attuale sede dalla chiesa di Ognissanti, da cui ne derivò il nominativo. Per saperne vedi approfondimenti sulla Maestà di Giotto nel sito.

Simone Martini – Maestà del Palazzo Pubblico di Siena (1315)

Simone Martini: Maestà, cm. 763 x 970, Palazzo Pubblico, Siena.
Simone Martini: Maestà, cm. 763 x 970, Palazzo Pubblico, Siena.

La Maestà custodita nel Palazzo Pubblico di Siena è un’opera realizzata con tecnica a fresco nel 1315 da Simone Martini.

La composizione, che misura 970 × 763 cm. e che comprende tutta la parete nord della Sala del consiglio del Palazzo Pubblico di Siena, è conosciuta anche come Sala del Mappamondo.

Questa Maestà è considerata dagli studiosi di storia dell’arte fra le più significative opere di Simone Martini, nonché uno dei dipinti più importanti della pittura gotica italiana. Vedi approfondimenti sul sito: Maestà di Simone Martini.

Vitale da Bologna – Madonna dei battuti (intorno al 1355)

Vitale da Bologna: Madonna dei battuti (intorno al 1355), Vaticano
Vitale da Bologna: Madonna dei battuti (intorno al 1355), Vaticano

La Madonna dei Battuti, o Madonna col Bambino e confratelli, è un’opera realizzata da Vitale di Aimo de’ Cavalli (o Vitale degli Equi o, più semplicemente, Vitale da Bologna).

La composizione si trova in Città del vaticano nella Pinacoteca vaticana.

Gentile da Fabriano – Madonna dell’Umiltà (intorno al 1420)

Gentile da Fabriano - Madonna dell’Umiltà (intorno al 1420)
Gentile da Fabriano: Madonna dell’Umiltà (intorno al 1420), tempera su tavola, Museo Nazionale di S. Matteo a Pisa.

La Madonna dell’Umiltà è un’opera di Gentile da Fabriano realizzata intorno al 1420-23 con tecnica a tempera su tavola.

La composizione, che misura 56 × 41 cm, è custodita a Pisa nel Museo Nazionale di San Matteo.

La Madonna dell’umiltà pervenne all’odierna sede nell’Ottocento dalla Pia Casa della Misericordia, nella stessa città, dove venne prelevata per la musealizzazione.

Poca e frammentaria è la storia della tavoletta, nonché delle circostanze e modalità della committenza. Pare infatti che il dipinto fosse stato richiesto per devozione privata, forse dal cardinale (e arcivescovo di Pisa) Alemanno Adimari.

Quest’ultimo la inserì nel sepolcro nella chiesa romana di Santa Maria Nova, decorato proprio dallo stesso artista in quegli anni. Secondo il Vasari detta decorazione andò perduta. Vedi altra Madonna di Gentile da Fabriano, quella con il Bambino e due angeli.

Gentile da Fabriano- Madonna col il Bambino (intorno al 1425)

Gentile da Fabriano: Madonna con il Bambino, cm. 96 x 57, National Gallery di Washington.
Gentile da Fabriano: Madonna con il Bambino, cm. 96 x 57, National Gallery di Washington.

La Madonna con il Bambino sopra raffigurata è un dipinto autografo di Gentile da Fabriano.

L’opera, che l’artista realizzò con tecnica a tempera su tavola intorno al 1425, misura 96 x 57 cm. e si trova nella National Gallery di Washington.

Della tavola in esame nulla si conosce riguardo i primi periodi, sia nella committenza, che nella destinazione originaria.

Da fonti certificate si ricava che nel 1874 l’opera, non ancora assegnata all’artista, faceva parte della collezione londinese Barker, da cui – poco più tardi – passava di proprietà al parigino E. J. Sartoris.

Nel 1919 La Madonna con il Bambino venne esposta al Musée des Arts Decoratifs, dove fu ammirata da A. Venturi che, riconoscendo lo stile di Gentile da Fabriano, gliela assegnò con estrema certezza (“Storia dell’Arte”, 1928).

L’attribuzione del Venturi fu accolta da tutti gli studiosi di storia dell’arte e, poco più tardi, fu pubblicata da A. Colasanti (“BA” 1911). Si vedano gli approfondimenti alla pagina del sito.

Jan Van Eick – Madonna di Lucca (intorno al 1433)

Jan Van Eick: Madonna di Lucca (intorno al 1433), Städelsches Kunstinstitut di Francoforte
Jan Van Eick: Madonna di Lucca (intorno al 1433), Städelsches Kunstinstitut di Francoforte sul Meno

La Madonna di Lucca è un’opera realizzata da Jan van Eick intorno al 1433-36 con tecnica ad olio su tavola.

Il dipinto, che misura 49,5 × 65,5 cm, è custodito allo Städelsches Kunstinstitut di Francoforte sul Meno.

La Madonna di Lucca viene così convenzionalmente chiamata poiché, all’inizio dell’Ottocento, apparteneva alla pregiata collezione di Carlo di Borbone, duca di Parma e Lucca.

L’opera in esame, secondo gli studiosi di storia dell’arte, è annoverata tra gli ultimi lavori dell’artista, prima della prematura scomparsa.
Vedi approfondimenti della Madonna di Lucca sul sito.

Beato Angelico – Annunciazione del corridoio nord (intorno al 1440)

Beato Angelico - Annunciazione del corridoio nord
Beato Angelico – Annunciazione del corridoio nord, 230 x 321, anno 1440-50, tecnica a fresco, Convento di San Marco, Firenze

L’opera, denominata Annunciazione del corridoio Nord, è un dipinto di Beato Angelico realizzato con tecnica a fresco nel convento di San Marco a Firenze. Si trova al primo piano e lo si incontra proprio di fronte alle scale.

La composizione, che misura 230 × 321 cm, fu realizzata dall’Angelico in un periodo che probabilmente oscilla il 1440 e il 1450, o forse ancora più tardi.

Secondo gli studiosi di storia dell’arte dovrebbe coincidere con il periodo del dopo ritorno da Roma (1450).

La presente Annunciazione viene considerata come una delle opere più significative famose ed uno dei migliori dipinti di Beato angelico, rappresentanti questo stesso soggetto. Vedi altre Annunciazioni dell’artista sul sito.

Jean Fouquet – Madonna del latte, in trono col Bambino (parte smembrata del Dittico di Melun) (intorno al 1450)

Jean Fouquet: Madonna del latte, 91,8 x 83,3, anno 1450-55 Gemäldegalerie di Berlino
Jean Fouquet: Madonna del latte, 91,8 x 83,3, anno 1450-55 Gemäldegalerie di Berlino

L’opera fu realizzata su tavola insieme al ritratto di Etienne Chevalier presentato da S. Stefano. La composizione, che faceva parte del Dittico di Melun, è una tavola attribuita a Jean Fouquet, probabilmente la dipinta intorno al 1450-1455.

La Madonna del latte, che misura 91,8 × 83,3 cm, è custodita ad Anversa nel Koninklijk Museum voor Schone Kunsten.

Faceva parte del Dittico Melun anche un medaglione del diametro di 6 cm, dipinto a smalto, in cui è raffigurato lo stesso artista, oggi al Louvre.

Filippo Lippi – Lippina (intorno al 1465)

Filippo Lippi: Lippina (Madonna col Bambino e angeli), 1457-69 circa, cm. 92 x 63,5 , tempera su tavola, Galleria degli Uffizi, Firenze.
Filippo Lippi: Lippina (Madonna col Bambino e angeli), 1457-69 circa, cm. 92 x 63,5 , tempera su tavola, Galleria degli Uffizi, Firenze.

Madonna col Bambino e angeli, meglio conosciuta come Lippina, è un’opera realizzata intorno al 1465 da Filippo Lippi con tecnica a tempera su tavola. Il dipinto, che misura 92 × 63,5 cm, è custodito nella Galleria degli Uffizi a Firenze.

Sul retro è visibile lo schizzo realizzato a pennello che rappresenta un busto di donna.

La Lippina è considerata dagli studiosi di storia dell’arte una fra le più significative opere del frate artista, punto di riferimento per tutte le raffigurazioni di “Madonne col bambino” dei successivi periodi. Vi prese spunto anche Sandro Botticelli.

Il dipinto in esame è considerato uno dei pochissimi dipinti realizzati interamente da Filippo Lippi, senza aiuti di bottega. Vedi approfondimenti sulla Lippina nel sito.

Piero della Francesca Pala Brera – Pala di Montefeltro (intorno al 1472)

Piero della Francesca: Pala di Brera, cm. 170, Pinacoteca di Brera, Milano.
Piero della Francesca: Pala di Brera, cm. 170, Pinacoteca di Brera, Milano.

La Pala Montefeltro, o Pala di Brera, o – più precisamente – “Sacra Conversazione con la Madonna col Bambino, sei santi, quattro angeli e il donatore Federico da Montefeltro”, è stata realizzata da Piero della Francesca.

La tavola, dipinta con tecnica a tempera e olio, misura 248 × 170 cm. e databile intorno al 1472, si trova a Milano nella Pinacoteca di Brera (da qui il nome dell’opera).

Alcuni particolari della composizione in esame (in particolare le mani del duca) non sono opera dell’artista ma attribuite a Pedro Berruguete, che li completò (o modificò) dopo il 1474. Vedi approfondimenti sulla Pala di Brera nel sito.

Antonello da Messina – Annunciata di Palermo (intorno al 1476)

Antonello da Messina: Vergine annunziata, cm. 45 x 34,5, Museo Nazionale di Palermo.
Antonello da Messina: Vergine annunziata, cm. 45 x 34,5, Museo Nazionale di Palermo.

L’Annunciata di Palermo è un’opera realizzata con tecnica a olio su tavola da Antonello da Messina.

La piccola composizione, che misura 45 × 34,5 cm. e datata intorno al 1476, si trova a Palermo nel Palazzo Abatellis.

L’opera, secondo gli studiosi di storia dell’arte, rappresenta una delle mete fondamentali della pittura italiana del lungo periodo rinascimentale.

L’armonia cromatica e la purezza nelle forme, nonché l’espressione magnetica dell’intera figura (si osservi, oltre il viso, le mani, in particolare la destra sospesa) ne fanno un pregiatissimo capolavoro. Questa tavola non poteva assolutamente mancare nella descrizione fra le Madonne più belle. Vedi approfondimenti sulla Vergine nel sito.

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Biografia, opere e vita artistica di Giovanni Antonio Canal detto Canaletto

Biografia opere e vita artistica di Canaletto

Pagine correlate: Elenco delle opereAltre opere di Canaletto – Ancora altre opere del Canaletto – Biografia e vita artistica – La critica – Il suo periodo – Bibliografia.

Breve biografia di Canaletto

Biografia opere e vita artistica di Canaletto

Giovanni Antonio Canal detto il Canaletto (Venezia,17 ottobre 1697 – ivi, 19 aprile 1768) fu il caposcuola dei vedutisti veneti del Settecento.

Il padre era pittore di scenari teatrali: nel suo studio il giovane Canaletto apprese l’arte.

Fino dal 1716 aiutava il padre insieme al fratello Cristoforo, a disegnare le scene per due opere di Vivaldi e Chelleri, eseguite al teatro Sant’Angelo a Roma,durante un soggiorno romano, in cui aveva accompagnato il padre, come è testimoniato dai relativi libretti; ma è possibile che avesse lavorato precedentemente col padre, nei teatri veneziani.

Nei successivi quattro anni, la famiglia fornì le scene per altre opere di vari compositori, in diversi teatri romani.

In questo periodo romano Giovanni Antonio Canal (che era chiamato Canaletto per distinguerlo dal padre), forse perché si rese conto che i metodi convenzionali della scenografia contemporanea soffocavano le sue doti naturali: il suo innato amore per la pittura di paesaggio, si risvegliò forse attraverso contatti con artisti olandesi attivi a Roma, in particolare Gaspar Van Wittel (meglio noto come, Vanvittelli), che allora dipingeva rappresentazioni topografiche di Roma e di altre città italiane.

Poiché Van Wittel aveva allora appena intrapreso il genere di pittura vedutista,anche Canaletto iniziò dipingendo le antichità di Roma; quasi certamente risale a questo periodo una serie di ventidue disegni con vedute romane. (oggi conservati a Londra, al British Museum).

Alcune fra le più conosciute opere di Canaletto

Riva degli Schiavoni verso est (1745 circa)

Canaletto: Riva degli Schiavoni verso est (1745 circa), Edimburgo, Scottish National Gallery. Dimensione della tela: (40,1 X 59,7 cm.)
Canaletto: Riva degli Schiavoni verso est (1745 circa), Edimburgo, Scottish National Gallery. Dimensione della tela: (40,1 X 59,7 cm.)

Le geometrie fortemente razionalistiche e la prospettiva impeccabile rendono la tela Riva degli Schiavoni verso est, uno dei manifesti per eccellenza della pittura vedutista. La mano di Canaletto è capace di riprodurre “fotograficamente” uno degli scorci più apprezzati di Venezi

. A sinistra si vedono la colonna di San Marco con il leone in cima, la maestosa facciata gotica di Palazzo Ducale, e in lontananza,oltre le scale, le carceri della città.

Il dipinto, realizzato per committenti inglesi, riproduce fedelmente la vivacità e la frenesia di Venezia.

Inoltre la tela ha un’importanza particolare, in quanto si sofferma su quello che, alcuni secoli dopo, diventerà il punto d’osservazione prediletto dei pittori impressionisti, in visita a Venezia. (come Manet, Renoir e Monet).

Santa Maria Aracoeli e il Campidoglio

Antonio Canal: Santa Maria Aracoeli e il Campidoglio (1720 circa), Budapest, Szépmuvesti Museum.
Canaletto: Santa Maria Aracoeli e il Campidoglio (1720 circa), Budapest, Szépmuvesti Museum. Dimensioni della tela: (148 X 200 cm.)

Il Canaletto, al seguito del padre, a Roma, avrebbe iniziato proprio nell’Urbe a proporsi come interprete del vedutismo, un’arte in cui protagonisti sono scorci cittadini o vedute del paesaggio. Qui ritrae la piazza del Campidoglio e Santa Maria Aracoeli.

Secondo Charles Beddington, la tela sarebbe stata eseguita dal Canaletto dopo il ritorno da Roma, cioè nel 1720,venendo a porsi come punto di riferimento fondamentale nella ricostruzione dell’attività giovanile dell’artista.

L’attribuzione è basata sulla relazione con disegni del Canaletto facenti parte della serie di ventidue vedute romane da lui eseguite tra il 1719 e il 1720. Ma l’argomentazione è fragile, perché non esiste alcun legame stilistico tra questo mediocre dipinto e le opere vedutiste come l’Arco di Settimio Severo e l’Arco di Costantino, che Beddington ha datato 1720 – 1721, senza dare una convincente giustificazione dello stridente divario stilistico e cromatico.

Dopo il suo ritorno a Venezia, elaborò uno stile personale di vedute di Venezia e del suo entroterra, che incontrò il favore di un pubblico internazionale: ebbe tra i suoi acquirenti il principe del Liechtenstein e il banchiere inglese Joseph Smith, che divenne poi console inglese a Venezia e gli aprì le porte del ricco e nobile collezionismo inglese. Dal 1746 al 1755, Canaletto soggiornò a Londra (con brevi ritorni a Venezia).

Piazza San Marco

Canaletto: Piazza San Marco (1723 circa) Madrid, Museo Tyssen-Bornemisza. Dimensioni della tela: (141 X 204 cm.)
Canaletto: Piazza San Marco (1723 circa)
Madrid, Museo Tyssen-Bornemisza. Dimensioni della tela: (141 X 204 cm.)

Anche con questa tela il Canaletto si dimostra uno dei più grandi (se non il più grande) tra gli esponenti del vedutismo,genere pittorico in cui protagonista del dipinto sono le vedute di città o di paesaggi.

Questo genere, anche grazie all’abilità di pittori come Canaletto, si diffuse in particolare a Venezia,soprattutto per la bellezza e per l’unicità dei suoi scorci cittadini, che resero i dipinti dei vedutisti veneziani, richiestissimi in ogni parte d’Europa, i committenti di ogni angolo del continente si recavano infatti a Venezia per acquistare le vedute della città lagunare riprodotte su tela.

Il Canaletto esalta i contrasti chiaroscurali tra le zone in ombra e quelle soleggiate, ricorrendo ad una gamma cromatica verde- azzurra e grigio- argento, fredda e ai toni brumosi dei pittori paesaggisti. I dipinti del Canaletto comunque si distinguono sempre per la loro grande accuratezza.

Il Canal Grande verso Rialto

Canaletto: Il canal grande da campo San Vio presso il ponte di Rialto cm. 144 x 207, Venezia, Ca’ Rezzonico
Canaletto: Il canal grande da campo San Vio presso il ponte di Rialto cm. 144 x 207, Venezia, Ca’ Rezzonico

Questo dipinto appartiene alla serie delle quattro vedute realizzate da Canaletto agl’inizi degli anni venti per un unico committente, probabilmente, uno dei governatori dell’Ospedale dei Mendicanti.

I dipinti divennero proprietà del principe del Liechtenstein e, sul finire del secolo, vennero trasferiti a Vienna.

La tela, precedentemente in collezione privata, è pervenuta al museo veneziano nel 1983.

La scena è osservata da palazzo Balbi, in direzione del ponte di Rialto che chiude le linee di fuga sullo sfondo. Il canale,delimitato in primo piano dal perimetro della tela,corre verso il punto di fuga della composizione; lungo le sue rive si svolge la scenografica sfilata dei palazzi addossati gli uni agli altri,quelli sul lato sinistro, splendono illuminati dal sole che rivela impietoso il degrado delle costruzioni.

Oltre ai minuti particolari architettonici. Grazie all’impiego preso a prestito dalla tecnica scenografica,di due diverse fonti di luce (poste su entrambi i lati della tela) alterando in modo suggestivo la visione reale, le acque della laguna sono oscurate dalle ombre di palazzo Balbi,sulla sinistra,e da quelle delle case dei Mocenigo, sulla sponda opposta. La pittura del Canaletto, oltre ad unire nella rappresentazione topografica, architettura e natura, si atteneva a rigorose e precise condizioni di luce e a valori assoluti della prospettiva, ottenuta con l’uso della camera ottica.

Biografia opere e vita artistica di Canaletto

BREVE NOTA SULLA CAMERA OTTICA

La camera ottica era uno strumento molto usato dai pittori del 1700, permetteva di proiettare l’immagine della realtà su uno schermo di carta oleata, in modo da poter procedere al ricalco.

La nuova pittura del Canaletto, piace tanto che nel 1722 l’artista ha già fama di un genio, che supera la tradizionale pittura topografica del Carlevarijs. Il successo consente a Canaletto di assicurarsi la collaborazione di una bottega, dove vengono vendute le sue opere, prima a italiani e poi ad inglesi.

Nel 1723 lavora per il banchiere inglese Joseph Smith, futuro console a Venezia, e suo mecenate, per il quale esegue disegni e dipinti destinati a decorargli l’abitazione.

Il Canal Grande visto da campo San Vio

Il Canal Grande visto da campo San Vio (1723), Madrid, Museo Tyssen – Bornemisza. Dimensioni della tela: (142 X 214 cm.)
Canaletto: Il Canal Grande visto da campo San Vio (1723), Madrid, Museo Tyssen – Bornemisza. Dimensioni della tela: (142 X 214 cm.)

Anche quest’opera fu acquisita dal principe del Liechtenstein insieme ad altre. La scena osservata dal lato del campo San Vio, pone il punto di vista dello spettatore leggermente rialzato,così da spaziare fino al bacino di San Marco.

La facciata marmorea di palazzo Corner ,interamente riprodotta, contrasta con la fiancata dall’intonaco vecchio e scrostato. Sul lato destro della tela, una parte del campo popolato dagli abitanti della zona: quattro uomini, poveramente vestiti, si riposano al sole, mentre parlano con l’uomo in piedi di fronte a loro.

Al precario approdo sono ancorati due barconi,uno solo di essi ha la vela spiegata; ed è qui che il pittore sembra soffermarsi maggiormente, cercando attraverso le molteplici tonalità del marrone, di creare l’effetto della tela logora e sporca.

Come realmente risultano certe vecchie imbarcazioni. Ma, senza dubbio, il particolare più realistico ci è offerto dalla donna affacciata al balcone della palazzina di destra, che con la scopa in mano e lo straccio della polvere appeso al balcone, osserva lo svolgersi della vita della piazza sottostante, mentre sul tetto lavora lo spazzacamino.

Il bacino di San Marco dalla Giudecca

Il bacino di San Marco con la dogana dalla punta della Giudecca, cm. 141 x 152,5 Cardiff National Museum of Wales
Canaletto: Il bacino di San Marco con la dogana dalla punta della Giudecca, cm. 141 x 152,5 Cardiff National Museum of Wales

Il bacino di San Marco con la dogana è visto dalla punta della Giudecca.

La tela appartiene alle opere giovanili di Canaletto dipinte a Venezia.

Questo scorcio di Venezia, fra i più suggestivi della città lagunare, verrà commissionato spesso al vedutista veneziano, questa veduta dalla Giudecca è forse più insolita, ma indubbiamente questa veduta del bacino di San Marco piaceva a tutti e solo i più ricchi e fortunati potevano portarsi a casa una tela del Canaletto, che aveva ormai una bottega avviata e prospera.

Il bacino di San Marco

Canaletto: Il bacino di San Marco verso est, cm. 204, Boston, Museum of Fine Arts.
Canaletto: Il bacino di San Marco verso est, cm. 125 x 204, Boston, Museum of Fine Arts.

La pittura vedutista di Canaletto in quest’opera ritrae “fotograficamente” un luminoso bacino di San Marco, con la Riva degli Schiavoni, uno dei punti d’attracco della città lagunare, molto fitto d’imbarcazioni di ogni tipo.

Il bacino di San Marco verso est abbraccia una luminosa Isola di San Giorgio, che fa da sfondo al fitto movimento delle imbarcazioni.

Canaletto “dilata” lo spazio, come se lo vedesse attraverso un grandangolo e cerca la veduta panoramica abbassando la linea dell’orizzonte.

Il bacino di San Marco dalla piazzetta

Canaletto: Il bacino di San Marco con l’isola di san Giorgio dalla piazzetta, cm. 63, Milano, collezione. privata.
Canaletto: Il bacino di San Marco con l’isola di san Giorgio dalla piazzetta, cm. 47 x 63, Milano, collezione. privata.

Canaletto. Il bacino di San Marco con l’isola di San Giorgio dalla piazzetta (1726 – 1728)
Milano, collezione privata. Dimensioni della tela: (47 X 63 cm.).

Il Canaletto eseguì altre tele con il bacino di San Marco, questa è custodita oggi da un collezionista privato.

Il ritorno del bucintoro al molo

Antonio Canal : Il ritorno del bucintoro al molo (1734), Windsor Castle, Royal Collection. Dimensioni della tela: (77 X 126 cm.)
Canaletto: Il ritorno del bucintoro al molo (1734), Windsor Castle, Royal Collection. Dimensioni della tela: (77 X 126 cm.)

Il quadro dipinto per il console inglese Joseph Smith, ritrae il bucintoro nel giorno dell’Ascensione.

Entro un rigoroso telaio prospettico, il pittore inserisce con assoluta esattezza il complesso sviluppo dei maggiori monumenti di Piazza San Marco, visti dalle acque del bacino, nel giorno della maggiore solennità della Serenissima, quando il doge rievoca lo sposalizio del mare, simbolo del dominio veneziano sull’Adriatico.

Sotto una luce solare, il monumentale bucintoro (regale nave a remi che ospita il doge), solca lentamente le acque sulle quali scintilla una luce d’argento, mentre una folla, sparsa tra gondole e barche addobbate a festa, lo attende tranquillamente sulla banchina del molo.

Vedutismo

Con il Settecento nacque nell’ambiente artistico una forte esigenza di oggettività e precisione, capaci d’impreziosire il genere del vedutismo anche di un valore documentario.

Già dalla prima metà del XVIII secolo s’iniziò a manifestare una certa inclinazione per la razionalità che si riverberò anche sul modo di rendere il paesaggio.

La richiesta di vedute aumentò in breve tempo per i luoghi di grande interesse turistico e politico e tale fenomeno spiega così il motivo per cui, in alcuni centri di grande richiamo, si siano formate vere e proprie schiere d’artisti specializzati in questo genere pittorico, come avvenne per esempio a Venezia.

Si comprende perciò il motivo per il quale un pittore dalle discrete doti tecnico-artistiche come Canaletto, si sia specializzato proprio in tale pittura, conducendola molto presto a livelli molto alti di precisione e cura del dettaglio.

In breve tempo l’artista riuscì ad essere adorato dai più svariati committenti che capitavano a Venezia; e in particolare dal pubblico inglese, e questo fu uno dei motivi che nel 1746 spinsero Canaletto a stabilirsi a Londra, dove, salvo due brevi rientri a Venezia, rimase fino al 1755.

Sempre per Joseph Smith dipingerà “La Regata sul Canal Grande” e “Interno di San Marco di notte”.

La Regata sul Canal Grande

Antonio Canal: La Regata sul Canal Grande (1732), Londra, Collezioni Reali. Dimensioni della tela: (77 X 126 cm.)
Canaletto: La Regata sul Canal Grande (1732), Londra, Collezioni Reali. Dimensioni della tela: (77 X 126 cm.)

Il dipinto raffigura il Canal Grande durante una gara molto importante per i Veneziani, la Regata storica (ancora oggi disputata e molto ammirata).

Il dipinto ci fa notare l’intenso traffico di gondole e altre barche che fanno da contorno, cariche di spettatori e tifosi.

Sui palazzi veneziani affollati di gente, si vedono dei drappi ricamati che sono appesi a simboleggiare il giorno di festa. Si vede un bellissimo cielo sereno,che occupa quasi metà del quadro.

Nei suoi quadri Canaletto oltre ad unire nella rappresentazione topografica architettura e natura,mostra un’attenta resa atmosferica, dalla scelta di precise condizioni di luce per ogni particolare momento della giornata e da un’indagine condotta con criteri di scientifica oggettività,in concomitanza col maggiore momento di diffusione dell’Illuminismo. Insistendo sul valore geometrico della prospettiva, che l’artista a volte descrive servendosi della camera ottica.

Interno di San Marco di notte

Canaletto: Interno di San Marco di notte (1733), Londra, Collezioni Reali. Dimensioni della tela: (33 X 22 cm.)
Canaletto: Interno di San Marco di notte (1733), Londra, Collezioni Reali. Dimensioni della tela: (33 X 22 cm.)

Il dipinto rappresenta la Basilica di San Marco durante le funzioni del Venerdì santo. La crociera e il transetto nord vengono ripresi da un punto d’osservazione posto a sud (in corrispondenza della cupola di San Leonardo).

I volumi interni sembrano rimpiccioliti e l’illusione dell’altezza è rafforzata dalla catena filiforme a cui è sospesa la lampada.

La luce arriva sulla croce appesa all’ingresso e si diffonde creando un senso di mistero e di solennità nel sacro tempio e nei riti che vi sono celebrati.

Questo dipinto di Canaletto si evidenzia per essere uno dei pochi (forse l’unico) notturno della produzione del pittore, che invece deve la sua fama allo studio della luce e alla particolare luminosità delle sue opere.

La festa di San Rocco

Canaletto: La festa di San Rocco (1735), Londra, National Gallery. Dimensioni della tela 147 X 199 cm.
Canaletto: La festa di San Rocco (1735), Londra, National Gallery. Dimensioni della tela 147 X 199 cm.

A Venezia il 16 agosto,giorno della festa di San Rocco, si commemorava ancora la fine della terribile pestilenza del 1576 (di cui morì anche Tiziano).

In quel giorno il Doge ascoltava la Messa nella chiesa di San Rocco. La tela del Canaletto mostra la grande processione di dignitari di stato e ambasciatori che escono dalla chiesa.

I partecipanti portano mazzolini di fiori che venivano loro consegnati all’arrivo come memoria della peste. Il Doge viene riparato da un parasole e indossa ori ed eleganti abiti da cerimonia bordati di ermellino.

Ci sono delle tende a proteggere dal sole agostano i partecipanti. Tradizionalmente, nel giorno della festa si teneva presso la Scuola di San Rocco di Venezia una mostra di dipinti.

A causa delle guerre che sconvolgono l’Europa, Canaletto vedrà notevolmente ridursi le committenze di stranieri, e forse anche grazie alle sue importanti conoscenze inglesi, nel 1746 decise di trasferirsi a Londra,dove vivrà per circa dieci anni.

SOGGIORNO A LONDRA

Giunto all’apice della fama, Canaletto, nel 1746, si trasferì a Londra. Dove venne in contatto con una realtà urbana, climatica e storica profondamente diversa, che gli diede l’opportunità di ripensare il suo approccio al “vero”. Realizzò, nello studio di Silver Street (l’attuale Beak Street, presso Regent’s Park) numerosi dipinti. Queste sue opere londinesi, oggi sono inaccessibili al grande pubblico, in quanto, per lo più, sono in proprietà private. Qui cerchiamo di mostrarne alcune. In Inghilterra il Canaletto comincia a raffigurare tipici paesaggi calmi e privi di architetture complesse, della brughiera inglese. Esemplificativi in tal senso sono anche alcuni dipinti come il castello di Warwick, realizzato per Francis Greville Brooke, futuro duca di Warwick, e alcune vedute del Tamigi, nelle quali il Canaletto poteva utilizzare gli artifici di cui si serviva per raffigurare i bacini di Venezia. Interessante un dipinto conservato presso l’Abbazia di Westminster, che raffigura l’abbazia stessa con la processione dell’Ordine del Bagno: si tratta di un dipinto a scopo celebrativo, nel quale il pittore poteva servirsi della propria esperienza maturata nel dipingere le sfarzose feste della Repubblica di Venezia.

Il Tamigi da Richmond House

Canaletto. Veduta del Tamigi da Richmond House (1747), Proprietà privata. Dimensioni della tela 105 X 117 cm.
Canaletto:  Veduta del Tamigi da Richmond House (1747), Proprietà privata. Dimensioni della tela 105 X 117 cm.

In queste vedute del Tamigi Canaletto adotta le stesse tecniche che usava per il Canal Grande a Venezia.

L’Abbazia di Westminster con la processione dell’Ordine del Bagno

Canaletto: L’Abbazia di Westminster con la processione (1749), Londra, Abbazia di Westminster, Warwick. Dimensioni della tela 99 X 101 cm.
Canaletto: L’Abbazia di Westminster con la processione (1749), Londra, Abbazia di Westminster, Warwick. Dimensioni della tela 99 X 101 cm.

Qui Canaletto quasi si compiace di ritornare alle grandi architetture e alle feste,come fosse a Venezia.

Dopo aver interrotto il soggiorno inglese una prima volta nel 1750, e una seconda nel 1753, Canaletto torna a Londra e stringe rapporti con Thomas Hollis, uno dei più importanti committenti del periodo inglese: per lui Canaletto dipinge Il Ponte Walton e l’interno della Rotonda Ranelagh, luogo molto conosciuto, oltre che uno dei rari interni realizzati dal pittore in Inghilterra,perciò era una veduta molto cara all’osservatore.

La rotonda di Ranelagh

Canaletto. La rotonda di Ranelagh (1754), Londra, National Gallery. Dimensioni della tela 46 X 75 cm.
Canaletto. La rotonda di Ranelagh (1754), Londra, National Gallery. Dimensioni della tela 46 X 75 cm.

L’opera (una delle poche a ritrarre un interno tra quelle dipinte in Inghilterra), fu eseguita su commissione del Duca di Richmond, che tra l’altro era stato uno dei primi clienti del pittore, a Venezia, durante gli anni venti.

Il pittore comincia così a creare i rapporti con i suoi nuovi clienti, tra i quali figuravano il principe boemo Johann Georg, Christian von Lobkowitz e il nobile inglese Hugh Percy, futuro Duca di Northumberland.

Accolto con iniziale diffidenza, Tintoretto riesce a ricevere in terra straniera diverse commissioni da parte dell’aristocrazia inglese. In breve tempo l’artista riuscì ad essere adorato dal pubblico inglese.

In questo periodo, durato circa una decina d’anni, l’artista fornisce attraverso vedute un’immagine realistica della Gran Bretagna del Settecento, realizzando al contempo un vero e proprio spaccato della società inglese a lui contemporanea, come ne è esempio la Rotonda di Ranelagh, uno dei luoghi più noti e frequentati della capitale,dove si poteva conversare,prendere un tè e ascoltare un concerto.

Veduta del castello di Warwick

Canaletto: Prospetto sud di Warwick Castle, cm. 71 Warwick Castle collezione priva
Canaletto: Il castello di Warwick (Prospetto sud di Warwick Castle), 42 x 71 cm. Warwick Castle, collezione privata, anno 1751.

Nell’ammirare l’imponente architettura del castello l’osservatore può misurarsi con le immense distese della pianura anglosassone, nel mezzo di una veduta riprodotta con una visuale a grandangolo, che non trascura lontane case e campanili, evidenziando la tranquillità del luogo. La stessa quiete espressa anche nel Ponte Walton.

Il ponte Walton

Il ponte Walton (1754), Londra, Dulwick Picture Gallery. Dimensioni della tela: (48 X 76 cm.).

Il dipinto mostra in primo piano gente che passeggia lungo la riva del Tamigi e sullo sfondo il ponte di legno baciato dal sole,sotto un cielo coperto da nuvole scure, dove l’effetto a grandangolo lascia vedere le case della città sullo sfondo.

Veduta del Tamigi e della city da un arco del ponte di Westminster

Antonio Canal: Veduta del Tamigi e della city da un arco del ponte di Westminster (1746 – 47), Collezione privata. Dimensioni della tela 57 X 95 cm.
Canaletto: Veduta del Tamigi e della city da un arco del ponte di Westminster (1746 – 47), Collezione privata. Dimensioni della tela 57 X 95 cm.

Le vedute panoramiche, i parchi e i ponti sul Tamigi confermano la sensibilità di Canaletto per le atmosfere paesaggistiche, ma anche il suo interesse di vita mondana inglese. Come fosse un cronista dell’epoca, Canaletto coglie i traffici frenetici della vita commerciale, ma anche il fasto della città che si specchia nel Tamigi.

Vista da un angolo insolito, quasi romantico, con in cui il pittore sembra manifestare il proprio affetto per la città inglese.

Il Tamigi con la cattedrale di St. Paul nel giorno di Lord Mayor

Canaletto: Il Tamigi con la Cattedrale di Saint Paul il giorno di Lord Mayor, anno 1746, Praga, Collezione Lobkowicz. Dimensioni della tela 38 X 27 cm.
Canaletto: Il Tamigi con la Cattedrale di Saint Paul il giorno di Lord Mayor, anno 1746, Praga, Collezione Lobkowicz. Dimensioni della tela 38 X 27 cm.

La luminosità diffusa,caratteristica dello stile del pittore, infonde serenità nei quadri perché rende i dettagli dello sfondo nitidi e definiti come quelli del primo piano. Le vedute panoramiche sul Tamigi confermano la sensibilità del pittore per le atmosfere paesaggistiche,ma anche il suo interesse di vita mondana inglese.

Palazzo Ducale e Piazza San Marco

Antonio Canal: Palazzo Ducale e Piazza San Marco (1755 circa), Firenze, Galleria degli Uffizi. Dimensioni della tela 51 X 83 cm.
Canaletto: Palazzo Ducale e Piazza San Marco (1755 circa), Firenze, Galleria degli Uffizi. Dimensioni della tela 51 X 83 cm.

Si tratta d’una bella prova dell’abilità quasi “fotografica” del Canaletto, che era solito realizzare i suoi capolavori (forse anche questo) servendosi della camera ottica: un dispositivo che gli permetteva di riprodurre ciò che vedeva nella realtà.

I colori sono tersi, tipici dell’ariosa pittura “gioiosa” del Canaletto,che realizzava i suoi dipinti senza far percepire il declino politico della Repubblica di Venezia durante il Settecento: la Venezia del Canaletto sembra una città sempre in festa. O almeno molto trafficata, come in questo caso.

Il bacino di San Marco è pieno di gondole e imbarcazioni che navigano in ogni direzione. Nella visuale che ci propone il Canaletto,notiamo da sinistra la Zecca, il palazzo dell’attuale Biblioteca Marciana,la piazza con il Palazzo Ducale,e poi continuiamo osservando le prigioni fino ad arrivare aPalazzo Dandolo, sede oggi dell’Hotel Danieli.

RITORNO A VENEZIA

Rientrato a Venezia,Canaletto si dedica a vedute di fantasia,secondo un genere pittorico chiamato “capriccio”,ossia unisce in una stessa veduta edifici di città diverse, oppure accosta palazzi realmente esistenti ad architetture mai realizzate. Sfruttando l’abilità tecnica appresa in teatro,Canaletto libera la propria capacità inventiva e confonde realtà e finzione.

I CAPRICCI

Forse stanco del vedutismo, Canaletto prova di mescolarlo con la sua fantasia ed offre vedute reali a costruzioni mai realizzate oppure vedute di architetture unite sulla tela, ma, in realtà esistenti in città differenti.

Capriccio con edifici Palladiani

Canaletto: Capriccio con edifici Palladiani (1756 – 59), Parma, Galleria nazionale. Dimensioni della tela 58 X 82 cm.
Canaletto: Capriccio con edifici Palladiani (1756 – 59), Parma, Galleria nazionale. Dimensioni della tela 58 X 82 cm.

Il dipinto raffigura un corso d’acqua che sembra preso dalla veduta di Windsor, attraversato da un ponte.

Le gondole,le barche e i vari tipi d’imbarcazione ci dicono che siamo a Venezia, ma gli edifici (esistenti realmente),in realtà, si trovano in tutt’altra città.

Il dipinto infatti è un capriccio, un genere pittorico che ebbe fortuna nel Settecento. Sulla destra,è raffigurata la Basilica Palladiana e a sinistra, si vede Palazzo Chiericati, due celebri architetture progettate da Andrea Palladio, ma che nulla hanno a che fare con gondole o barche in genere, trovandosi infatti a Vicenza.

Il capriccio del pittore sembra esaltarsi di fantasia al centro della composizione, dove si vede un ponte, che era un progetto del Palladio per il “suo” Ponte di Rialto(progetto mai realizzato), ma che il capriccio di Canaletto riproduce fedelmente.

Capriccio con rovine ed edifici classici

Antonio Canal: Capriccio con rovine ed edifici classici (1756), Milano, Museo Poldi Pezzoli. Dimensioni della tela 91 X 124 cm.
Canaletto: Capriccio con rovine ed edifici classici (1756), Milano, Museo Poldi Pezzoli. Dimensioni della tela 91 X 124 cm.

Giunto ormai alla fine della carriera, in questo capriccio dai monumenti antichi liberamente inventati, riemergono i colori tellurici degli esordi, in una fantasiosa città di Roma, identificata attraverso diversi richiami architettonici, come la cupola azzurra della basilica di San Pietro, oppure l’arco di trionfo ispirato ai fori romani.

Alcune rovine immaginarie evocano suggestioni mitologiche. Anche questi fantasiosi dipinti di Canaletto si distinguono per la loro grande accuratezza. Il pittore muore nella sua Venezia il 19 aprile 1768.

Altri Capricci di Canaletto: Capriccio con colonnato e cortile, Capriccio con rovine classiche.

Parco di Badminton da Badminton house

Canaletto: Veduta del parco di Badminton dalla loro residenza.(1748 – 49), Badminton House, Collezione del Duca di Beaufort. Dimensioni della tela 86 X 122 cm.
Canaletto: Veduta del parco di Badminton dalla loro residenza.(1748 – 49), Badminton House, Collezione del Duca di Beaufort. Dimensioni della tela 86 X 122 cm.

Canaletto: Veduta del parco di Badminton dalla loro residenza.(1748 – 49),
Badminton House, Collezione del Duca di Beaufort. Dimensioni della tela: (86 X 122 cm.)
In questo dipinto il pittore sembra compiacersi dell’assoluta tranquillità del vasto panorama, che offre allo spettatore la possibilità di misurarsi con le immense distese della pianura anglosassone nel mezzo di una vasta veduta dipinta spesso con effetto di grandangolo, per decantare la grandezza della proprietà del Duca di Beaufort.

Le ricerche su questa pagina sono state effettuate da Paolo Dotta.