La miniatura nel corso dei secoli

L’arte della miniatura

Cosa è una miniatura

Per miniatura si intende oggi la realizzazione – nel disegno, nella pittura, nella scultura, o in qualsiasi altra forma artistica – di una composizione in piccolo formato.

Non si sa con esattezza da cosa derivi la parola miniatura perché contiene due parole chiave che la interessano particolarmente. Per alcuni deriva dal termine latino “minius” (minio), ovvero il colore principalmente usato per le decorazioni delle lettere iniziali. Altri studiosi, invece, sono convinti che derivi dalla parola “minus” (piccolo).

Storia della miniatura

Inizi e sviluppi della miniatura

Una miniatura che rappresenta la decorazione della lettera G
Una miniatura che rappresenta la decorazione della lettera G

Le prime miniature, soltanto sotto forma di illustrazioni di testi, si incominciano ad intravedere nel campo della religione presso gli antichi egizi già dal primo millennio avanti Cristo. I testi con le piccole illustrazioni vengono riportati su supporti di papiro e di cotone, entrambi denominati “rotuli”.

Intorno al IV secolo a. C. appare in Grecia la pergamena, su cui sono scritti testi inerenti alla letteratura ed alla scienza. Purtroppo di questi minuscoli lavori ci giungono soltanto pochi e piccoli frammenti.

Nel primo millennio

Nel II secolo dopo Cristo appare il “codex”, che sostituisce i “rotuli” di papiro e di cotone. La nuova miniatura – con fogli singoli, legati assieme – diventa un vero e proprio libricino da poter sfogliare e leggere. Entra con prepotenza l’impiego della pergamena o cartapecora e, piano piano, il papiro viene sempre meno utilizzato.

Una miniatura dell'VIII secolo tratta dai Vangeli di Lindisfarne
Una miniatura dell’VIII secolo tratta dai Vangeli di Lindisfarne

Dal VI secolo sale in modo esponenziale la produzione dei “codici”. Le semplici copie scritte sui papiri e sulle pergamene dei testi religiosi vengono sostituite con i nuovi metodi di rappresentazione. Appaiono le Bibbie, i Vangeli ed altre miniature con gli avvenimenti della Chiesa nel corso del tempo.

Purtroppo tra l’VIII secolo e la prima metà di quello seguente le vicende iconoclaste portano alla distruzione della maggior parte di queste piccole testimonianze religiose. Già dalla metà del IX secolo, però, appaiono i Codici Bizantini, che ancor oggi possiamo ammirare.

Sette medici, tratto dal Codex Aniciae Julianae (intorno alla prima metà del VI secolo)
Sette medici, tratto dal Codex Aniciae Julianae (intorno alla prima metà del VI secolo)

Intorno alla metà X secolo assistiamo in Inghilterra ad una rinnovata vitalità degli Scriptoria di Canterbury e Winchester. Il consistente sviluppo è dovuto soprattutto al forte impulso delle correnti riformate, che spingono i propri sostenitori al proselitismo ed alla vita conventuale. Lo stile delle miniature, articolato e dettagliato, è caratterizzato in questo periodo da movimentati panneggi e da decorazioni con serti di foglie e tralci. Altre figurazioni appaiono come una singola linea colorata che fa da contorno.

Il percorso della miniatura nel secondo millennio

Tra l’XI ed il XIII secolo le miniature incominciano ad arricchire anche le biblioteche dei conventi. A tal riguardo ricordiamo il nord della Francia e le regioni fiamminghe, che iniziano un progressivo accorpamento degli stili carolingi, ottomani e bizantini, portando nuova linfa vitale e nuovi sviluppi nei linguaggi pittorici.

Dal Duecento

Via via le scene figurate appaiono sempre più frequenti ed incominciano a sostituire le iniziali decorate, sia quelle con motivi semplici che quelle più articolate. Le nuove raffigurazioni si orientano soprattutto sui capitelli di castelli, chiese e conventi.

I libricini (Codici), che continuano ad essere realizzati nel corso di tutto periodo medievale, vengono arricchiti poco più tardi con vere e proprie immagini. I volumi, rilegati con copertine pesanti in pelle, sono scritti a mano dai monaci amanuensi in pergamene, e non solo: vengono spesso impiegate anche lamine di metallo prezioso e gemme.

All’interno dei Codici appaiono le miniature, cioè le minute decorazioni che attorniano la prima lettera di ogni pagina (alle volte solo di ogni capitolo). Le illustrazioni sono realizzate con l’impiego di inchiostro rosso (minio), di oro e, più tardi, anche di altri colori.

Nel corso dei secoli i Codici Miniati diventano una rarità ed aumentano il loro pregio. Sono generalmente destinati alla Chiesa e ad una classe sociale abbastanza elevata, desiderosa e capace di leggerli.

Intorno alla fine del Trecento i Codici diventano sempre più numerosi, non più destinati solo a religiosi e sapienti, ma anche alla gente comune, quella naturalmente capace di leggerli ed in grado di acquistarli.

Dalla fine del Trecento

Cavallo di Troia, una miniatura tratta dal manoscritto Vergilius romanus dell'Eneide di Virgilio risalente al primo Quattrocento
Cavallo di Troia, una miniatura tratta dal manoscritto Vergilius romanus dell’Eneide di Virgilio risalente al primo Quattrocento

Il campo letterario si amplia con la narrativa e cominciano ad apparire leggende e fiabe con immagini, in volumi che possiamo definire veri e propri libri illustrati.

Intorno alla fine Quattrocento, con l’invenzione della stampa, i libri incominciano ad essere sempre più numerosi ed accessibili come prezzo di acquisto. Salvo rare eccezioni, come nei conventi ed altri luoghi di ritiro, i volumi non vengono più riprodotti a mano.

Le caratteristiche del prodotto stampato già dai primi tempi sono destinate a molti cambiamenti, sempre di miglioramento, fino a quelli della digitalizzazione dei nostri giorni. Le miniature non vengono più realizzate a mano ma riprodotte come incisioni.

Per un lungo periodo i testi dei libri vengono scritti su fogli di pergamena ricavata da animali – come capre, vitelli e agnelli – depurata dai peli e dal grasso con acqua e calce. I colori utilizzati derivano da materiale minerale e vegetale. Le miniature più pregiate vengono realizzate con sottilissime lamine in oro e argento.

Tipi di Miniature

La miniatura, che caratterizza periodi storici e nazioni, incide particolarmente nei monasteri ove i monaci si specializzano in diversi tipi di decorazioni, non tralasciando l’eleganza delle linee grafiche.

Miniatura zoomorfa o fiorita

Norandino che fugge dopo la battaglia di al-Buqaia. Miniatura tratta dal Manoscritto "Yates Thompson 12", (British Library).
Norandino che fugge dopo la battaglia di al-Buqaia. Miniatura tratta dal Manoscritto “Yates Thompson 12”, (British Library).

Fa la sua apparizione la Miniatura Zoomorfa (o Fiorita), che viene eseguita dagli amanuensi (monaci copisti, soprattutto benedettini). Qui appare la decorazione della lettera iniziale del paragrafo con figure di animali generici, uccelli, pesci, piante e fiori. La Lettera “S” iniziale si mostra spesso sotto la forma di un serpente squamato, mentre la “E” appare generalmente con pesci che la attraversano.

Miniatura caleidoscopica

miniatura caleidoscopica
un esempio di miniatura caleidoscopica

Anche la Miniatura Caleidoscopica si caratterizza per la varietà di forme animali. Qui le figure si combinano insieme, mentre il loro mescolarsi le fa apparire come viste attraverso un caleidoscopio, creando movimento alla lettera interessata. Ad esempio, un serpente che morde la coda di un piccolo animale, si può trasformare nella lettera “D”.

Miniatura figurata, istoriata, carlolingia e ottoniana

La Miniatura figurata mostra i propri personaggi che, con gesti e posture, combinano le lettere iniziali dei testi. Una figura rappresentata in lettura, ad esempio, può raffigurare la “C” o altre lettere simili.

Quella istoriata, è il tipo di miniatura assai più articolata per il fatto che trasforma la lettera iniziale in una vera e propria cornice per la raffigurazione di una scena, mentre i particolari della composizione si adattano al piccolissimo spazio a loro disposizione.

La Miniatura Carolingia, assai presente nel periodo di Carlo Magno (IX secolo), inizia a fare la sua comparsa anche con decorazioni auree con maggiori dimensioni del monogramma. Quest’ultimo prevale sul decoro fiorito, zoomorfo e figurato.

Quelli degli artisti di corte carolingi sono gli unici centri alternativi alle officine scriptoria monastiche.

La Miniatura Ottoniana, la cui denominazione deriva dal nome degli imperatori che vengono dopo Carlo Magno, appare sempre più arricchita con oro (simbolo di luce e fede). In più si caratterizza con decori ad intreccio e colori di significato personalizzato.

La miniatura italiana

Annunciazione ai pastori, miniatura tratta dal Libro d'Ore 470, della Biblioteca Trivulziana a Milano
Annunciazione ai pastori, miniatura tratta dal Libro d’Ore 470, della Biblioteca Trivulziana a Milano.

La miniatura italiana ha un percorso parallelo a quello francese, inglese ed olandese. Nel corso del Duecento e Trecento rimase fortemente legata a quella  bizantina ed appariva generalmente con l’incarnato realizzato seguendo i vecchi metodi di configurazione. Questi ultimi necessitavano l’impiego di colori olivastri, o simili, assumendo sulle linee di contorno un aspetto abbastanza scuro.

I pigmenti impiegati nella miniatura italiana erano generalmente più opachi di quelli usati nel Nord Europa. I nostri artisti erano generalmente portati a creare cromatismi con colori puri piuttosto che combinarli con pigmenti aurei.

Una delle principali caratteristiche della pittura miniata italiana era l’uso del colore rosso, preferibilmente puro e, soprattutto, vivo. La rappresentazione della figura umana non risultava realistica come quella francese o inglese, coeve, per il fatto che veniva eseguita con tratti più corposi.

Generalmente la miniatura italiana, prima dello sviluppo del Trecento, era di qualità inferiore rispetto a quella inglese, francese ed olandese.

La Tecnica delle Miniature nei vari periodi

Dal Primo Medioevo

Theophilus, monaco amanuense, descrisse in maniera dettagliata “La Schedula diversarum artium“.  I contenuti di quest’ultima trattano circa le ricette dei vari miniatori medioevali nell’approntamento di inchiostri e colori prima della loro applicazione, nonché dei diversi trucchi preparatori. L’oro, infatti, poco reperibile per il suo altissimo pregio, veniva sostituito da argento e stagno colorati con zafferano.

Per far durare nel tempo le piccole composizioni, gli antichi miniatori le spalmavano preventivamente con un preparato vermiglio, chiara d’uovo e cinabro, dopo di cui  applicavano colori ed inchiostri. Amalgamavano il tutto con collanti.

Dal Trecento

Nel Trecento la miniatura iniziava a mostrarsi codificata. Più tardi, seguendo il Breviario di Belleville (attribuito al miniatore francese Jean Pucelle), appariva generalmente configurata con margini nelle varie impaginazioni. Gli spazi così ottenuti stimolavano la creatività degli artisti con bizzarre ed ironiche combinazioni figurative. Intanto Parigi diventava la capitale della miniatura.

Dal Cinquecento

Nel Cinquecento, i pittori incominciarono a realizzate miniature impiegando la tecnica a guazzo (gouache) su un pergamena, preventivamente tesa su cartoncino. Il guazzo, già in quel periodo, prevedeva un colore a tempera trattato con altri elementi (ad esempio gesso o biacca) per renderlo più pesante ed opaco, in un miscuglio combinato con la gomma arabica. Il preparato era di un colore più opaco della normale tempera.

Dal Seicento

Nel Seicento apparirono le miniature realizzate con tecnica a smalto su metallo, mentre nel Settecento trionfava la miniatura su avorio. Gli artisti lavoravano su quest’ultimo dopo che era stato ridotto in sottilissime sfoglie, su cui potevano permettersi di giocare sulla trasparenza del foglio per arricchire o impoverire i vari colori. Sugli stessi fogli potevano dipingere al rovescio, per ottenere quindi l’effetto “lustrini” dopo averli abbinati all’argento.

Dall’Ottocento

Verso la fine dell’Ottocento ricomparve pergamena, assai più morbida, generalmente tesa su una lastra metallica o di cartone. Nello stesso periodo Incominciava a prendere forza la tecnica dell’acquerello, apprezzata soprattutto per i suoi effetti di trasparenza e luminosità.

Gli artisti miniaturisti nella pittura

Qui sotto è presente un elenco di pittori miniaturisti, ovvero quegli artisti che si si dedicano alla realizzazione di pitture in piccolo formato. Non però vanno confusi con i miniatori delle decorazioni di libri.

Curiosità sulla miniatura

Quella descritta in precedenza è la storia della miniatura. Oggi con i mezzi ottici a nostra disposizione, come ad esempio lo stereoscopio, è possibile raggiungere dimensioni ancora più piccole. Non si può non citare il miniaturista Stefano Busonero, le cui opere raggiungono spesso dimensioni sotto il millimetro, come nel caso delle pitture dentro crune di aghi da sarta e sulle punte di aghi di siringa. Le sue ultime composizioni sono le riproduzioni della Stanza della Segnatura di Raffaello in Vaticano, realizzate nel 2022 dentro la monetina da un centesimo, su cui appaiono tutti i particolari dei grandi affreschi.

La Scuola di Atene

La tecnica impiegata in questa riproduzione è a olio su supporto bronzeo della moneta da un centesimo. Oltre alla figurazione dei particolari del grande affresco sono presenti la strutturazione della stanza e il grande Raffaello sulla porta d’ingresso. Al Busonero non piaceva il vuoto lasciato da quella porta.

Scuola di Atene dentro la moneta di un centesimo di euro, diametro 15 mm
Stefano Busonero: Scuola di Atene dentro la moneta di un centesimo di euro, diametro 15 mm.

La disputa del Sacramento

Anche qui, come nella foto sottostante, la tecnica è a olio sulla monetina da un centesimo. Il Busonero, come nella foto sopra, ha riempito lo spazio vuoto della porta raffigurandoci Raffaello.

Stefano Busonero: Riproduzione della Disputa del Sacramento di Raffaello dentro una moneta da un centesimo di euro
Stefano Busonero: Riproduzione della Disputa del Sacramento di Raffaello dentro una moneta da un centesimo di euro

Il Parnaso

Stessa tecnica e stesse  dimensioni delle riproduzioni precedenti. Nella foto dell’affresco originale è impossibile escludere la porta di accesso, assai più grande e – direi – ancora più brutta delle altre due. Nella miniatura l’artista l’ha sostituita con le figure di Raffaello mentre dipinge ed il committente papa Giulio II che lo assiste.

Stefano Busonero: riproduzione del Parnaso di Raffaello realizzata dentro la moneta da un centesimo di euro.
Stefano Busonero: riproduzione del Parnaso di Raffaello realizzata dentro la moneta da un centesimo di euro.

Arte ed ansia – dipingere migliora l’umore e abbatte gli stati ansiosi

Arte e ansia: l’arte influisce positivamente sull’umore e sugli stati d’ansia.

Stefano Busonero: Esperienza
Stefano Busonero: Esperienza

Attenzione: ciò che viene descritto nella presente pagina potrebbe non essere efficace, o addirittura provocare danni alla salute. Questo scritto ha solo un fine illustrativo.

Fare arte fa bene allo spirito! Dipingere combatte ansia e attacchi di panico

Una recente ricerca, effettuata dall’Università Drexel a Philadelphia, ha messo in evidenza gli effetti benefici del dipingere su stati d’ansia e attacchi di panico.

Secondo lo studio americano, questa pratica aiuta a combattere i sopracitati disturbi.

Non occorre perciò essere dei pittori provetti, o dei veri artisti, per ottenere il massimo da quei momenti di pieno relax, quando ci immergiamo “anima e corpo” nella creatività, impiegando i vari colori.

Il dipingere risulta quindi un’ottima alternativa alle terapie farmacologiche, di cui – soprattutto a riguardo dei nostri stati interiori – siamo poco entusiasti.

Oggi sappiamo che i vari tipi di ansia e di attacchi di panico si possono affrontare anche impiegando processi creativi. I risultati sono documentati dallo studio dei ricercatori del dell’Università Drexel a Philadelphia (College of Nursing and Health Professions).

Quella ricerca ci informa come il praticare attivamente la pittura possa abbattere i tipici disturbi legati all’ansia. Si parla anche di come si possano risolvere gli aspetti più estremi – ma anche quelli più comuni – come la nausea, le vertigini, la tachicardia, la sensazione di soffocamento ed il terrore della morte (attacchi di panico)

Il dipingere e il conseguente miglioramento dello stato d’animo

Circa il 75% degli aderenti allo studio (si parla dei pazienti) ha ottenuto vistosi miglioramenti sul proprio umore nella vita di ogni giorno. Tutto questo a prescindere dalla riuscita – più o meno positiva, o addirittura negativa – riguardo al “risultato dell’oggetto della creatività”, cioè del quadro portato a termine. E qui si sottolinea che non è affatto l’aver creato qualcosa di bello a abbattere le ansie sul pittore provetto o sul principiante inesperto! È infatti l’atto in sé – sereno e spensierato – del dipingere che aiuta a vivere una vita più tranquilla. Ben venga comunque, per la soddisfazione del nostro animo, l’opera d’arte ben riuscita!

Quindi ognuno di noi – anche chi non ha mai preso in mano un pennello – può abbandonarsi al piacere di dipingere e colorare, scegliendo spensieratamente i colori preparati sulla propria tavolozza … ricevendone benefici!

Naturalmente l’atto del dipingere non deve diventare una lotta con sé stesso per cercare di ottenere il massimo risultato, ma essere un vero e proprio svago. “spensierato”! In tal modo ci si diverte nella scelta delle varie gradazioni cromatiche, dei chiaroscuri e quindi delle tonalità che più ci ispirano: quelle, cioè, che provengono dall’anima! Contribuiscono a tutto questo anche i ripetuti risciacqui del pennello e le varie selezioni dei colori da stendere sulla tela, nonché i più che necessari ripensamenti (cancellature e rifacimenti).

La ‘pratica attiva’ della pittura produce effetti rilassanti

Non solo il gioco di impastare serenamente i colori! Anche la gestualità – qualsiasi essa sia – impiegata nell’apporre i pigmenti sulla tela, fa parte di quelle operazioni semplici che danno un valido contributo alla percezione del potere della creatività.

Tutto questo, che non è altro che una distrazione dai sintomi ansiosi, innesca stati rilassanti e distensivi. In relazione a questo, il sottovalutare l’efficacia di questi metodi, certamente innocui, non aiuta certo a diminuire bisogni di sostanze farmacologiche.

Entrerà in funzione anche l’immancabile effetto placebo, ma quest’ultimo sarà soltanto un qualcosa in più … benvenuto placebo! Tuttavia l’atto del dipingere – cioè fare attivamente pittura, sia con basi preventivamente disegnate, sia solo quella gestuale – non è l’unica tecnica impiegata per abbattere gli stati ansiosi e di panico.

Ci si può indirizzare in molte altre attività ad essa correlate. Si pensa alla lettura, alla scultura della cera e argilla, al giardinaggio e ad altre pratiche di svago.

La potenza del ‘fare e creare’ dà sempre i suoi frutti, soprattutto perché vi è sempre presente il ruolo della creatività.

Che cos’è l’ansia e come si combatte

Nei precedenti paragrafi si è parlato di come l’arte, in particolare l’atto del dipingere, possa migliorare gli stati ansiosi della persona che la pratica attivamente.

Quanto detto in questo articolo risulta essere effettivamente un valido aiuto nella prevenzione e nell’abbattimento di tali disturbi. Spesso, però, si ha a che fare con stati ansiosi molto profondi, per cui il fare arte diventa soltanto un piccolo palliativo.

Essendo, questo, un sito d’arte, soprattutto di pittura, mi è sembrato opportuno collegare l’atto del dipingere agli stati d’ansia, ma per approfondimenti su questi tipi di disturbi esistono in Internet molti siti web che ne parlano professionalmente. Un ottimo articolo sull’ansia si trova nella pagina Disturbo d’ansia generalizzato di mia figlia Pamela Busonero.