Famiglia di acrobati con scimmia di Pablo Picasso

Pablo Picasso

Famiglia di acrobati con scimmia
Famiglia di acrobati con scimmia, 1905, tecnica mista su cartoncino (Gouache e acquerello, inchiostro di china e pastello), 104 X 75 cm., Kunstmuseum, Goteborg. La foto è a bassa risoluzione e, quindi, inserita a solo scopo didattico.

Descrizione e storia del dipinto

La “Famiglia di acrobati con scimmia” è un dipinto autografo di Pablo Picasso realizzato nel 1905 con tecnica mista (Gouache e acquerello, inchiostro di china e pastello) su cartoncino, misura 104 x 75 centimetri. L’opera è custodita nel Konstmuseum di Goteborg.

L’anno in cui Picasso realizzò la presente composizione, che come già sopra accennato corrisponde al 1905, fu il periodo in cui incominciò ad inserire strati di colore rosa nei propri lavori.

Picasso si trovava a Parigi, ormai in modo continuativo, già dall’inverno del 1904 sulla collina di Montmartre alloggiato presso il Bateau Lavour.

Il “periodo rosa” seguì a quello blu. A differenza di quest’ultimo – rappresentante tristezza, solitudine, dolore … – l’artista vi associò tematiche più vitali, come ad esempio personaggi da circo. Tuttavia anche questi acrobati, clown ed arlecchini, che con la loro dinamica vitalità portano allegria a chi li osserva, tradiscono dai loro volti ed atteggiamenti un’espressione di evidente malinconia. Tale stato d’animo, per un certo aspetto, li accosta ai soggetti del periodo precedente.

Un periodo assai proficuo

Numerose opere appartenenti a questo periodo furono realizzate con tecniche miste (gouache, acquerello, pastello e inchiostro) che, secondo gli studiosi, il pittore praticava a causa delle forti difficoltà economiche. Probabilmente Picasso in quel periodo non poteva permettersi l’acquisto di materiale più costoso come colori a olio e tele. Tuttavia questa non era l’unica ragione, poiché era volontà dell’artista riprendere uno stile più classico, che per ottenerlo doveva utilizzare le tecniche che gli insegnarono all’Accademia.

Lo stile

Nell’opera in esame il nuovo stile, assai più classicheggiante di quello del precedente periodo, Picasso lo raggiunse attraverso un ordine geometrico compositivo. Si evidenzia infatti il corretto utilizzo delle zone vuote e quelle piene, con un tratto armonico, elegante e fatto con meno tristezza. Talvolta – come nella Famiglia di acrobati con scimmia – quest’ultima continua ad evidenziarsi nelle figure facendoci percepire un profondo senso di malinconia.

Alcune opere di Picasso con relativa descrizione

Pagine correlate alle opere di Picasso: La critica a Picasso – Il Cubismo – Biografia e vita artistica

Le foto in questi articoli, corredate della rispettiva storia e breve descrizione, sono a bassa risoluzione e, quindi, inserite al solo scopo didattico.

Le opere di Picasso, la storia e la descrizione

La descrizione di ogni singola opera è stata ridotta al minimo indispensabile: per una più approfondita ricerca cliccare sulla foto che invia alla pagina dove vengono descritti i più importanti dettagli.

Il Moulin de la Galette

Il Moulin de la Galette
Il Moulin de la Galette, anno 1900, olio su tela, Museo Guggenheim, New York.

Il dipinto, eseguito da Picasso a soli 19 anni durante il suo primo soggiorno parigino, ricorda la pittura impressionista, soprattutto quella di Edouard Manet e Edgar Degas … (si veda la descrizione)

Poveri in riva al mare

Poveri in riva al mare
Poveri in riva al mare, anno 1903, olio su tela, 105 × 69 cm. Cleveland Museum of Art di Cleveland.

L’opera fu realizzata dall’artista durante il “periodo blu”, mentre era a Parigi, dove conobbe gli artisti che più tardi avrebbero fondato i Fauves, a cui Picasso non volle mai aderire, distaccandosi presto.

Le due sorelle – L’incontro

le due sorelle - Picasso
LE DUE SORELLE – l’INCONTRO – 1902, olio su tela, 152×100 cm., Museo dell’Ermitage, San Pietroburgo.

La composizione fu realizzata a Barcellona nel periodo estivo del 1902, in seguito alle ricerche tecniche effettuate nel carcere femminile di Saint-Lazare. Picasso raggiunse questa città nel periodo del suo soggiorno parigino.

La famiglia Soler

La famiglia Soler, 1903
La famiglia Soler, 1903, olio su tela 150 x 200, Musèe d’Art Moderne ed d’Art Contemporain, Liegi.

L’opera con la raffigurazione della Famiglia Soler fu commissionata da un sarto di Barcellona, che in passato aveva già ricevuto altri dipinti da Picasso in cambio della realizzazione di nuovi vestiti.

Madre con bambino malato

Madre con bambino malato, anno 1903, tecnica a pastello
Madre con bambino malato, anno 1903, tecnica a pastello su carta, 47,5 X 41 cm., Museu Picasso, Barcellona.

Il dipinto venne realizzato da Picasso mentre si trovava a Barcellona, nell’estate del 1902, in seguito alle ricerche tecniche nel carcere femminile di Saint-Lazare.

Il vecchio chitarrista cieco

picasso - il vecchio chitarrista cieco
Il vecchio chitarrista cieco, 1903, olio su tela, 121 × 92 cm., Art Institute of Chicago, Chicago.

L’opera sopra raffigurata, come molte altre dell’artista, appartiene al periodo blu, dato che all’epoca egli impiegasse esclusivamente, tranne sporadiche eccezioni, gamme tendenti a quella tonalità.

La Celestina

La Celestina di Picasso
La Celestina, 1904, olio su tela, 81 × 60 cm., Musée National Picasso,Parigi

Secondo alcuni esperti la donna effigiata nel dipinto sarebbe Carlotta Valdivia, una mezzana (definizione dell’epoca di ruffiana) con il nomignolo, per l’appunto, di “Celestina”.

Famiglia di acrobati con scimmia

Famiglia di acrobati con scimmia
Famiglia di acrobati con scimmia, 1905, tecnica mista su cartoncino (Gouache e acquerello, inchiostro di china e pastello), 104 X 75 cm., Konstmuseum, Goteborg.

L’anno in cui il pittore eseguì questa composizione (1905) fu il periodo in cui incominciò ad inserire il rosa nei propri lavori. Numerose opere appartenenti a questo periodo le realizzò con tecniche miste (gouache, acquerello, pastello e inchiostro).

Ragazzo con pipa

Picasso: Ragazzo con Pipa
Ragazzo con Pipa, 1905, olio su tela, 100 × 81 cm., collezione privata, Parigi.

La composizione (in francese il titolo diventa “Garçon à la pipe”) fu eseguita quando Picasso si era appena sistemato nella sua residenza a Montmartre. L’effigiato nella tela è Petit Louis, un ragazzino che frequentava l’atelier dell’artista.

Ragazzo che conduce un cavallo

Picasso: Ragazzo che conduce un cavallo
Ragazzo che conduce un cavallo, anno 1906, 220,3 x 130,6 cm., Museum of Modern Art, New York.

Dal dipinto sopra rappresentato non traspare alcun riferimento narrativo dell’autore, né un minimo particolare che potrebbe far pensare diversamente. A ciò si aggiunge il fatto della totale mancanza di animazione sul fondo. Perché? (continua nella descrizione).

Les demoiselles di Avignon

picasso-les-demoiselles-di-Avignon
Picasso: Les demoiselles di Avignon, olio su tela, 243,9 x 233,7, Museo MoMA, New York.

Il pittore per quest’opera creò moltissimi studi preparatori (si parla addirittura di un centinaio) che, secondo alcuni studiosi, corrispondono ad una fra le ricerche più significative di Picasso per un iniziale sviluppo del Cubismo. Opinione non del tutto condivisa con altri critici …

Altre opere di Picasso sono visibili in settemuse:

La Celestina di Picasso

Celestina di Pablo Picasso

La Celestina, 1904, olio su tela, 81 × 60 cm., Musée National Picasso,Parigi
La Celestina, 1904, olio su tela, 81 × 60 cm., Musée National Picasso, Parigi. La foto è a bassa risoluzione e, quindi, inserita a solo scopo didattico.

Descrizione e storia della Celestina

La Celestina” è un dipinto autografo di Pablo Picasso realizzato nel 1904 con tecnica a olio su tela, misura 81 x 60 cm. ed è custodito nel Musée National Picasso a Parigi.

Riguardo l’effigiata

Secondo alcuni studiosi di Storia dell’arte la donna effigiata nella presente composizione sarebbe una certa Carlotta Valdivia. Trattasi di una “mezzana” (definizione dell’epoca di ruffiana) con il nomignolo, per l’appunto, di “Celestina”. Il soprannome, nonostante il richiamo ad un particolare colore, non ha nessun legame con il periodo “blu” di Picasso. Fa invece riferimento all’attività praticata dalla donna: quella della protettrice. In lingua spagnola, infatti, celestina significa “protettrice”.

Altra significativa associazione al quadro, è il fatto che all’epoca in molti paesi spagnoli le donne anziane rappresentavano, tra l’altro, anche la morte. Questo perché era generalmente loro compito portare tale notizia ai congiunti di un morto quando questo avveniva.

Lo stile

Il pittore realizzò il quadro mentre si trovava a Barcellona, nel periodo precedente al soggiorno di Parigi, meta tanto ambita da tutti gli artisti di ogni epoca. Nella città spagnola pervenivano non solo artisti francesi ma anche quelli provenienti da ogni parte del mondo.

Picasso: Il Pasto del cieco, 1903
Picasso: Il Pasto del cieco, 1903

In questo breve periodo, che dura diversi mesi (inverno 1903 – primavera 1904), Picasso realizzò molte opere che, secondo gli studiosi della Storia dell’arte, la maggior parte di esse rappresentano i capolavori più significativi dell’intero “Periodo blu”. Tra capolavori è difficile non ricordare “Il pasto del cieco”,  “Vecchio cieco e ragazzo“, “La vita” e “Il vecchio chitarrista“.

Semplicemente osservando il dipinto in esame si nota in modo evidente che l’effigiata è abbastanza anziana e che ha un occhio malformato, completamente cieco o forse con una cataratta in stato molto avanzato. Il volto, chiaro e luminoso, avvolto da un velo a tinta scura, spicca mettendo in risalto i segni del tempo.

Il colore della Celestina e del fondo è pressoché a tonalità monocromatica, cioè ogni variazione è ancorata e tendente al colore blu, nonostante quei deboli e sottili strati di rosa che compaiono sul volto.

Il dipinto, con la donna che già esprime un’enigmatica malinconia, lancia un messaggio di inquietudine, rafforzata dalle freddissime gamme cromatiche che lo compongono.

Il vecchio chitarrista cieco di Pablo Picasso

Il vecchio chitarrista cieco di Picasso

picasso - il vecchio chitarrista cieco
Il vecchio chitarrista cieco, 1903, olio su tela, 121 × 92 cm., Art Institute of Chicago, Chicago.  La foto è a bassa risoluzione e, quindi, inserita a solo scopo didattico.

Descrizione e storia

“Il vecchio chitarrista cieco” è un dipinto autografo di Pablo Picasso realizzato nel 1903 con tecnica a olio su tavola, misura 121 x 92 cm., ed è custodito nell’Art Institute of Chicago, U.S.A.

La presente composizione, come tante altre di Picasso, appartiene al cosiddetto periodo blu. Infatti si nota l’impiego esclusivo, tranne qualche eccezione (si osservi in questa occasione la tavola della chitarra), gamme tendenti a quella tonalità.

Nel dipinto appare un vecchio mendicante, con atteggiamento triste e sofferente, vestito con abiti sdruciti e – pare anche – sporchi. Seduto sui gradini con gambe leggermente accavallate e appoggiato ad un angolo di una strada, suona con evidente fatica la sua chitarra.

Se, come sopra accennato, si esclude la chitarra (tavola color ocra e manico a tinta bruna) le rimanenti zone sono tutte dominate da toni freddi che, per l’artista, simboleggiano solitudine, sofferenza e grande miseria.

Il vecchio mendicante, infatti, pare che non riesca a suonare con disinvoltura il suo strumento, appesantito da un lungo periodo passato per combattere la sua miserevole condizione, che non può certamente essere paragonata a quella di un essere umano.

L’unica consolazione in questo straziante contesto è portata dalla chitarra, la cui struttura nasconde parte dell’esile corpo emaciato e curvo, con le sue tonde curve che contrastano con i tratti duri e scavati del viso e del corpo.

Madre con bambino malato di Pablo Picasso

Madre con bambino malato di Picasso

Madre con bambino malato, anno 1903, tecnica a pastello
Madre con bambino malato, anno 1903, tecnica a pastello su carta, 47,5 X 41 cm., Museu Picasso, Barcellona. La foto è a bassa risoluzione e, quindi, inserita a solo scopo didattico.

La “Madre con bambino malato” è un dipinto autografo di Pablo Picasso realizzato nel 1903 con tecnica a pastello su carta, misura 47,5 x 41 cm. ed è custodito nel Museo Picasso a Barcellona.

La composizione in esame appartiene al periodo blu. Tra i tratti a pastello, l’artista inserisce un leggerissimo strato rosa in alcune zone, colore che diventerà dominante nel successivo periodo di Picasso.

Nel dipinto si evidenziano influssi della pittura francese e spagnola. A tal proposito si riporta uno scritto dello studioso Felicien Fagus: “… ogni influenza è transitoria. Si vede come la foga di Picasso non gli abbia ancora lasciato il tempo di forgiarsi uno stile personale, ma la sua personalità è in questa foga, questo giovane impeto spontaneo“.

Anche in questa fase della sua carriera artistica Picasso è alla ricerca di nuovi linguaggi. Questo si evidenzia in alcuni personaggi rappresentati nel periodo in cui l’artista effettuava delle visite tecniche nell’ospedale di Saint Lazare a Parigi. Incominciano ad emergere tematiche con figure femminili abbandonate nella solitudine e nella sofferenza, prostitute turbate da malattie veneree che tengono in braccio i loro piccoli, altrettanto malati, avvolte in un mantello che esprime soltanto disagio e desolazione.

La Famiglia Soler di Pablo Picasso

Famiglia Soler di Picasso

La famiglia Soler, 1903
La famiglia Soler, 1903, olio su tela 150 x 200, Musèe d’Art Moderne ed d’Art Contemporain, Liegi. La foto è a bassa risoluzione e, quindi, inserita a solo scopo didattico.

La famiglia Soler” è un dipinto autografo di Pablo Picasso realizzato nel 1903 con tecnica a olio su tela, misura 150 x 200 cm. ed è custodito nel Musèe d’Art Moderne e d’Art Contemporain a Liegi.

L’opera in esame la commissionò un sarto di Barcellona per la rappresentazione su tela del proprio gruppo famigliare: “La Famiglia Soler”. Il sarto aveva già ricevuto altri dipinti dall’artista in cambio di nuovi vestiti.

Nella composizione appare la famiglia Soler ed il loro cane, ripresi durante un pic-nic su un prato.  Sopra un telo che fa da tovaglia ci sono alcuni frutti, una bottiglia vuota, che si presume abbia contenuto il vino, e una lepre appena cacciata (visibile il fucile sulla destra).

La tonalità del fondo, di un blu monocromatico come un fondale di ribalta, non piacque al sarto, che convinse l’artista di permetterne la modifica al pittore Sebastiá Junyer Vidal, ambientandolo con un sfondo paesaggistico.

Nel 1913, quando la composizione pervenne a Daniel-Henri Kahnweiler, un noto mercante d’arte parigino, Picasso la ritoccò riportandola così all’originale tonalità del fondo.

Il dipinto pervenne più tardi al Wallraf-Richartz-Museum di Colonia ma ai tempi del nazismo fu considerato espressione di arte degenerata.

Infine entrò nel 1939, tramite acquisto, nella Galleria Fischer di Lucerna dall’attuale proprietario.

Le due sorelle – L’incontro – di Picasso

Le due sorelle di Pablo Picasso

le due sorelle - Picasso
LE DUE SORELLE – l’INCONTRO – 1902, olio su tela, 152×100 cm., Museo dell’Ermitage, San Pietroburgo. La foto è a bassa risoluzione e, quindi, inserita a solo scopo didattico.

L’opera de “Le due sorelle”, conosciuta anche come “L’incontro” è un dipinto autografo di Pablo Picasso realizzato nel 1902 con tecnica a olio su tela, misura 152 x 100 cm. ed è custodito nel Museo dell’Ermitage a San Pietroburgo.

Il dipinto in esame fu eseguito a Barcellona nell’estate del 1902, in seguito alle ricerche presso il carcere femminile di Saint-Lazare. L’artista si spostò in questa città nel periodo del suo soggiorno a Parigi.

Molti furono i disegni preparatori realizzati dall’artista prima dell’esecuzione di quest’opera.

Secondo le intenzioni di Picasso il dipinto raffigura due donne, un madre con la figlia di facili costumi. Il titolo “Le due sorelle” deriva, però, da un errore di Sabartès, amico dell’artista, che trascrisse “soeur” (dal francese sorella) invece che “mère” (madre).

La donna a destra ha un bambino in braccio, particolare che ricorda le Visitazioni, soprattutto quella di El Greco.

Alcuni studiosi di Storia dell’arte interpretano la presente composizione come l’allegoria di amore sacro e amore profano.

Le due sorelle è uno dei dipinti più significativi eseguiti nel periodo “periodo blu” dell’artista, la fase in cui egli amava dipingere soltanto con variazioni cromatiche intorno al blu, tonalità che considerava assai preziosa ed espressiva.

Danaë di klimt

Danaë di klimt

Klimt: Danae
Klimt: Danae, olio su tela, 77 x 83 cm. collezione privata, Graz.

Storia e descrizione della tela

Danaë di Klimt, è un’opera realizzata con tecnica ad olio su tela nel 1907-08, misura 77 x 83 cm. ed è conservata in una collezione privata a Graz (altre fonti indicano Vienna).

Il soggetto rappresentato da Klimt nella presente composizione è tratto dalla mitologia degli antichi greci, dove un brano racconta che Zeus, trasformatosi in una pioggia dorata, fecondò Danae mentre ella dormiva.

La struttura compositiva

Nel dipinto manca – cosa non consueta a Klimt – la struttura verticale a favore di un impianto compositivo a risoluzione ellittica. Danae, infatti, viene raffigurata in primo piano tutta raccolta e rannicchiata entro una forma ovale, che ricorda la posizione del feto nel ventre materno e quindi la fertilità universale.

Il viso

Il viso di Danaë comunica un sentimento di serenità e allo stesso tempo di estasi, con il corpo nella posizione fetale che esprime le stesse sensazioni del volto.

Nel dipinto pare che Danaë dimentichi se stessa e che viva in una magica dimensione onirica che la porta ad identificarsi con la propria sessualità.

La figura della donna e la pioggia

La figura della donna, in totale abbandono ai propri istinti, è circondata e riccamente ricoperta dai lunghissimi capelli, da un velo con ricami orientaleggianti e, sulla sinistra, dal simbolo dell’amplesso con Zeus: una pioggia d’oro.

L’intero scroscio di pioggia pare guidato nella penetrazione della donna all’altezza del suo sesso. A ridosso di esso, sulla sinistra, spicca infatti il rettangolo eretto a bordi bianchi simboleggiante la maschilità.

Pallade Atena di Gustav Klimt

Pallade Atena di Gustav Klimt

Klimt: Pallade Atena, anno 1898, olio su tela, 75 × 75 cm. Wien Museum (Vienna).
Klimt: Pallade Atena, anno 1898, olio su tela, 75 × 75 cm. Wien Museum (Vienna).

Storia e descrizione del quadro

Pallade Atena è un’opera autografa di Gustav Klimt realizzata con tecnica ad olio su tela nel 1898, misura 75 × 75 cm. ed è custodita nel Wien Museum di Vienna.

Elogi e forti polemiche

Il dipinto in esame apparve nel periodo della seconda Secessione viennese [Patrick Bade, Gustav Klimt, Parkstone International, 2011, pagina 76], dove fu oggetto di forti polemiche ed accesi dibattiti, sia da parte del pubblico che dalla critica. Tuttavia venne elogiato da Ludwig Hevesi [Otto Breicha, Gustav Klimt, Mazzotta, 1981, pagine 50 e 52]:

” … quanto è bella!… la striscia color oro, tagliando il pallore della carnagione è una soluzione artistica notevole… Klimt… ha creato la sua Pallas chiaramente pensando alla donna tipica della Secessione. O almeno immaginando una dea o demonessa secessionista … “

Descrizione dell’opera

Pallade Atena viene rappresentata frontalmente e decentrata verso sinistra. Indossa un’armatura fatta a scaglie ed un elmo con paranaso. Sulla parte alta dell’armatura, all’altezza del petto, appare il volto della gorgone Medusa.

La mano sinistra di Pallade Atena tiene una lancia mentre la destra reca una piccola Nike.

Il cromatismo

Le gamme cromatiche della composizione, non proprio abbondanti, si giocano soprattutto con toni abbastanza scuri, tra cui risalta l’oro dell’elmo e dell’armatura, quest’ultima sfumata di violetti e di azzurri. All’incarnato del volto della dea, che appare vagamente androgino, si contrappongono armoniosamente i toni rossastri e dorati dell’elmo, staccando la figura dal fondo scuro.

Le decorazioni che appaiono sullo sfondo furono tratte da antichi vasi greci realizzati a figure nere, mentre la Medusa deriva da una metopa.

Il dipinto esprime cupezza e si concentra sul viso della dea, reso inquietante dallo sguardo che pare fissare nel vuoto.

La cornice

La cornice del quadro fu realizzata da George, il fratello di Klimt, su progetto dello stesso artista [Patrick Bade, Gustav Klimt, Parkstone International, 2011, pagina 76].

Il bacio di Klimt

Gustave Klimt e il suo “Bacio”

klimt - il bacio
Il bacio. Anno 1907-1908, olio su tela, 180 × 180 cm., Österreichische

Storia e descrizione dell’opera

Il bacio è un’opera di Gustave Klimt realizzata con tecnica ad olio su tela, misura 180 x 180 cm. ed è custodita nell’Österreichische Galerie Belvedere di Vienna.

Il dipinto più famoso dell’artista

Secondo gli studiosi di Storia dell’arte Il bacio è il dipinto più celebre dell’artista e quello che meglio sintetizza la sua pittura.

Come altri dipinti dello stesso periodo, quello in esame, è stato realizzato su una tela a formato quadrato. In esso appaiono le due figure, maschile e femminile, inginocchiate nell’atto di un appassionato abbraccio.

L’impiego di oro

La composizione, eseguita intorno al 1907-08, si presenta con un intenso impiego di oro, il cui pigmento, inserito a foglie sulla tela, si materializza elegantemente nelle decorazioni. Tale tecnica si collega a quella del mosaico bizantino, che l’artista poté ammirare nel soggiorno del 1903 a  Ravenna[ Flaminia Giorgi Rossi, Klimt, Gustav, in Enciclopedia dei ragazzi, Treccani, 2006].

Per quanto riguarda lo stile, il dipinto può essere tranquillamente attribuito al «periodo aureo» dell’opera klimtiana, così definito per l’abbondante impiego dell’oro i cui riverberi sullo sfondo azzerano la dimensione di profondità.

Un prato fiorito, che funge da un indefinibile piano, circonda i due personaggi, mentre l’oro di fondo elimina la dilatazione spaziale, dando un aspetto generale di bidimensionalità.

Le figure del quadro

Delle due figure, le parti realizzate in modo  tradizionale sono i volti, le mani e gli arti della donna (braccio sinistro e le due gambe). Per il resto, sia la donna che l’uomo sono completamente coperti da vesti ridondanti di decorazioni.

Il panneggio della figura maschile è realizzato con forme geometriche rettangolari in verticale, mentre quello dell’altra figura ha decorazioni curvilinee concentriche. La differente linearità decorativa (rettangoli eretti in verticale e cerchi)  dei due panneggi è espressione simbolica della differenza di sesso.

Dell’uomo appare la testa, il collo e soltanto un parziale parziale scorcio del profilo del volto, mentre la donna mostra l’intero viso, dall’incarnato esangue, piegato fino a raggiungere un’innaturale giacitura orizzontale. Gli occhi chiusi in un’espressione di intensa estasi, insieme al pieno abbandono della donna nell’amplesso, conferiscono al dipinto un aspetto di grande sensualità.

Curiosità sull’opera

Esiste una riproduzione dei volti del Bacio di Klimt dipinti sul mappamondo di una monetina da un centesimo di euro. L’autore della curiosa composizione, realizzata con la tecnica a olio, è Stefano Busonero che vive a Porto Santo Stefano.

Stefano Busonero: Riproduzione dei volti del Bacio di Klimt su un centesimo, diametro 6,7 mm.
Stefano Busonero: Riproduzione dei volti del Bacio di Klimt su un centesimo, diametro 6,7 mm.