Vedutismo

 Pagine correlate al Vedutismo: Barocco e Rococò – Dal Rococò al Neoclassicismo – Pittura di genere – Alla Pittura veneta dell’Ottocento.

Il Vedutismo e la scuola veneziana

Canaletto: la scala dei giganti in Palazzo Ducale
Canaletto: la scala dei giganti in Palazzo Ducale

Molto vasta è la corrente degli artisti delle vedute che comprende alcuni dei più grandi personaggi della pittura dell’intero Settecento, non soltanto a livello regionale ma anche e certamente europeo.

Affiancata alla grande pittura elogiativa che, come abbiamo notato, ha una divulgazione molto più consistente di quella dei secoli passati, il Settecento porta dentro di sé anche, e principalmente, il gusto per la realizzazione artistica con meno spettacolarità, sia per la tematica sia per dimensioni, destinata alla committenza privata per all’arredo e in ogni caso, per collezionisti amatoriali.

Una grandissima parte di questa produzione è strutturata dal “vedutismo”, che incoraggia il piacere, propriamente illuminista, dei viaggi a tappe da una città all’altra: è da questi “grands tours” che viene partorita appunto la parola odierna turismo.

Canaletto: Piazza S Marco
Canaletto: Piazza S Marco

Le grandi città e soprattutto le capitali di tutta l’Europa sono esse stesse, e sempre più,  oggetto di rappresentazione artistica, sia pittorica con vedute panoramiche (che si estenderanno soprattutto dopo il 1750), sia con scorci di zone urbane significative sotto il profilo monumentale o pittoresco; e in tutte le città, specialmente in quelle definite storiche, nascono botteghe d’arte  con artisti che aderiscono al vedutismo.

I pittori

Venezia in questo periodo ha uno sviluppo notevole e conosce momenti di splendida fioritura  con pittori inclini a tale modello, tra i quali Marco Ricci (1676 – 730), diretto discendente ed aiutante di Sebastiano e Luca Carlevaris (1663-1730), entrambi molto preparati e capaci di trasferire sulla città lagunare l’esperienza acquisita, soprattutto nel confronto con la scuola romana e con gli artisti, provenienti dall’Olanda, venuti per lavorare in Italia.

Francesco Guardi: La Piazzetta verso l'isola di san Giorgio
Francesco Guardi: La Piazzetta verso l’isola di san Giorgio

I capisaldi del vedutismo veneziano, ormai circoscritto da proprie caratteristiche e diversificato dall’esercizio del paesaggio come si intende generalmente, sono Giovanni Antonio Canal, detto il Canaletto (1697 – 1768), Francesco Guardi (1712-93) e Bernardo Bellotto (1721(22?) -80).

Il Canaletto, dopo le esperienze nelle atmosfere romane, dove ha modo di entrare in contatto con toccanti vedute del Pannini e del Vanvitelli, nelle quali i soggetti stessi della natura parlano un linguaggio di sorprendente suggestione cromatica, ritorna a Venezia (1720) ed inizia a mettere in pratica un’irriducibile rappresentazione delle moltissime parti significative della città, realizzata direttamente con l’ausilio di disegni dal vivo.

Bellotto: Una veduta di Varsavia
Bellotto: Una veduta di Varsavia

La sua rappresentazione è in ogni caso originale e coinvolgente, in quanto il rispetto verso il particolare e la descrizione delle singole figure, è accompagnata da un taglio prospettico molto vasto, profondo e nello stesso tempo arioso. Per eseguire la perfetta inquadratura del paesaggio e per ordinarne tutte le sue singole parti, il Canaletto si serve dell’antenata della nostra macchina fotografica, cioè della camera ottica, che per mezzo di un sistema di specchi fornisce, nel suo supporto, l’immagine virtuale dello spazio da rappresentare, e in molti casi consente di studiare tagli a grandangolo del componimento globale; l’accorgimento tecnico e le preparazioni teoriche si accompagnano a un senso di energica luminosità, e a una squisita vivacità nella resa delle figure con pochi tocchi di pennello, ma tali da rendere ognuna delle sue panoramiche, opera di grande sensazione lirica.

Bellotto: una veduta di Dresda
Bellotto: una veduta di Dresda

Subito richiesto da numerosissimi clienti e collezionisti, specialmente inglesi, egli esegue un’ampia serie di vedute panoramiche dall’inconfondibile fisionomia ma sempre differenti fra loro, e via via dal tratto più sciolto e spedito. Egli esprimerà lo stesso stile nel decennio che trascorrerà in Inghilterra a partire dal 1746; le differenti caratteristiche dei paesaggi inglesi e le svariate gamme cromatiche dell’atmosfera, trasformeranno la sua tavolozza, ma non influiranno sulla qualità e sull’originalità del suo stile.

Suo nipote Bernardo Bellotto prendendo insegnamento da lui, ripropone gli stessi tagli prospettici, utilizzando però una tavolozza meno luminosa e rende le scene con uno splendore più pulito e più fermo. Attivo in molte città e località italiane (celebre è la sua veduta della “Gazzada” presso Varese, del 1743, Milano, Brera), verso la metà del secolo va a soggiornare a Dresda ed in altre città del centro Europa, in particolare Varsavia, della quale lascia bellissime testimonianze.

Francesco Guardi: Capriccio con il porticciolo presso una città turrina
Francesco Guardi: Capriccio con il porticciolo presso una città turrina

Francesco Guardi, membro di una numerosa famiglia di pittori di origine trentina, prosegue nella tematica della veduta panoramica, riproponendo anche soggetti e tagli di composizione a maniera del Canaletto, ma con un soffio vitale differente.

Utilizzando un tocco molto leggero e rapido, impregna le sue scene dalle dolci gamme cromatiche azzurrine con figure appena abbozzate, ma dinamiche e piene di vita, che spesso arrivano ai limiti della “macchietta”, e nello stesso tempo, in alcuni casi, sembrano piene di accorata malinconia.

Alle vedute, che quasi tutte documentano i luoghi simbolici delle città, affianca talvolta scene fantasiose ambientate per lo più presso resti archeologici denominate “capricci”, a dimostrazione di prediligere non tanto il documento, quanto la testimonianza emotiva, fatta di pura creatività.

Dei vedutisti finora menzionati, il Guardi è quello che, nello stile e nel gusto, si identifica più di tutti gli altri con l’atmosfera rococò. Egli continuerà a esprimersi con lo stesso linguaggio per tutta la sua carriera artistica, anche se alla fine del secolo il Rococò avrà ormai ceduto il passo ad un nuovo movimento, il Neoclassicismo. Il Guardi, nonostante ciò, trasforma il suo modo di dipingere verso una direzione che darà un forte contributo al vedutismo del nuovo secolo, con carattere più introspettivo.




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