Il Giudizio universale di Michelangelo nella Cappella Sistina

Michelangelo Buonarroti: Cappella Sistina – Giudizio Universale

Michelangelo: Il Giudizio universale, Cappella Sistina
Michelangelo: Il Giudizio Universale, anno 1537-41, 1370 x 1220 cm. Cappella Sistina Vaticano (dopo il restauro).

Volta della Cappella Sistina – Ai dipinti di Michelangelo

Sull’affresco

Michelangelo: Giudizio Universale prima del restauro, Cappella Sistina
Michelangelo: Giudizio Universale prima del restauro, Cappella Sistina

Il Giudizio universale è un dipinto di Michelangelo Buonarroti, realizzato con tecnica ad affresco intorno agli anni 1535-1541. L’opera, che misura 13,7 x 12 m., si trova nella parete di fondo della Cappella Sistina e fu commissionata da papa Clemente VII.

L’affresco è considerato come uno fra i più grandi capolavori dell’arte occidentale, di ogni tempo, ed una tra le più grandiose rappresentazioni della parusia (presenza del divino, o l’essenza ideale, nel mondo materiale).

Storia

Sotto papa Clemente VII

Nel 1533 Michelangelo si trovava a Firenze e stava lavorando nella Basilica di San Lorenzo, per una commissione di papa Clemente VII. Il 22 settembre di quell’anno il pittore si spostò a San Miniato al Tedesco per un incontro con il papa, che stava partendo per la Francia. Si pensa che in tale occasione il pontefice commissionasse a Michelangelo il grande affresco del Giudizio universale nella parete di fondo della Cappella Sistina, dietro l’altare. Il gigantesco dipinto avrebbe integrato i temi già sviluppati sul soffitto e sui registri superiori delle pareti, con le narrazioni bibliche (volta della cappella sistina), evangeliche (lunette) e degli apostoli.

Pare che papa Clemente VII desiderasse legare alla grande decorazione della Cappella Sistina anche il proprio nome, come già era avvenuto con Sisto IV (Storie di Mosè e di Cristo, degli artisti quattrocenteschi), con Giulio II (volta dello stesso Michelangelo), Leone X (arazzi di Raffaello). Pur di comparire in questo grandioso elenco, il papa dimostrò di soprassedere sulla già stanca continuazione delle opere a cui Michelangelo stava lavorando a Firenze, ormai già in larga parte in mano ad allievi.

Non si sa bene quando ci furono le prime trattative per la realizzazione di questo colossale affresco nella Cappella Sistina. Quello che è certo da documentazioni è che Michelangelo prende l’incarico nel marzo 1534. Probabilmente, intorno agli ultimi mesi del 1534, quando già si accennava di commissionargli – per una delle due pareti che si fronteggiano all’ingresso – una Resurrezione, l’artista aveva già deciso di accettare.

Sotto papa Paolo III

La scomparsa di papa Clemente VII, avvenuta nel settembre del 1534, probabilmente mette in dubbio Michelangelo sul proseguimento del progetto, tanto che egli stesso se ne allontana. Subito dopo, il nuovo papa, Paolo III gli rinnova l’incarico per la realizzazione del Giudizio universale, e risulta che, esattamente il 16 aprile del 1535, ha inizio la costruzione dei ponteggi. Altra certezza è quella che nel gennaio del 1537, la raffigurazione pittorica è veramente in corso. L’inaugurazione dell’affresco “portato a termine” avviene il 31 ottobre del 1541.

Prima della realizzazione

Intanto la parete destinata al giudizio universale aveva bisogno di una bella revisione. Si dovevano murare due aperture e costruire una “scarpa” di mattoni con una particolare inclinazione verso l’interno, per ottenere una pendenza di 38 cm. alla sommità. In tal modo si creava quel tanto di dislivello che non permettesse alla polvere di proliferare e, quindi, non imbattersi in altri intoppi nella fase di affresco.

Con la realizzazione del Giudizio universale avvenne il cosiddetto primo “intervento distruttivo” nella storia della Cappella Sistina. L’aspetto iniziale venne letteralmente stravolto, sia come impostazione spaziale che come raffigurazione iconografica, delineatesi negli antichi apporti e fino a quel momento coordinati [De Vecchi-Cerchiari, pag. 151].

I dipinti rimossi furono, infatti, le composizioni quattrocentesche di Pietro Perugino (Assunta con Sisto IV inginocchiato, la Natività di Cristo, e la Nascita e il Ritrovamento di Mosè), alcune raffigurazioni di pontefici della serie che si trovano tra le finestre delle pareti, nonché le due lunette di Abramo e Fares dipinte dallo stesso Michelangelo intorno al 1508. Di dette opere pervengono a noi, soltanto con riproduzioni iconografiche, le lunette [De Vecchi-Cerchiari, pag. 149.] e la pala centrale dell’Assunta [De Vecchi, pag. 19] che si trovava sopra l’altare.

Si pensa che lo stravolgimento, che comportò anche la rimozione di importantissime opere, dovette essere per il Vaticano una delibera alquanto tormentata. Infatti, la presenza delle cornici originarie nei precedenti disegni preparatori sono la testimonianza di una scelta abbastanza sofferta.

Oggi invece, che possiamo godere la maestosa raffigurazione michelangiolesca, pensiamo che ne sia veramente valsa la pena.

Il diverbio con Sebastiano del Piombo

Quando la superficie parietale fu pronta per il grande affresco, scoppiò un aspro diverbio tra l’artista titolare della rappresentazione e Sebastiano del Piombo. Quest’ultimo, che fino ad allora fu amico e suo collaboratore, sollevò forti preoccupazioni soprattutto sulla capacità del sessantenne nel portare a compimento l’opera con una tecnica così faticosa come quella dell’affresco.

Infatti Sebastiano, appoggiato da Paolo III, fece preparare l’intonaco della parete di fondo con una “incrostatura” adatta alla tecnica ad olio. Michelangelo reagì fermamente affermando che si sarebbe rifiutato di decorare quella superficie, se non a fresco, ribadendo che il dipingere a olio fosse cosa “da donna e da persone agiate e infingarde come fra’ Bastiano” [frase che si ricava dalle Vite di Vasari, nella biografia di Sebastiano del Piombo].

Per volontà del Buonarroti l’“incrostatura” per i colori ad olio venne rimossa per far posto ad un arriccio destinato allo stendimento dei colori ad affresco.

Esistono documentazioni d’archivio che testimoniano tali lavori preparatori sulla parete dell’altare, datati intorno ai primi tre mesi del 1536 [De Vecchi, pag. 214].

I lavori subirono un ulteriore ritardo di alcuni mesi a causa di un’accurata ricerca sul reperimento dei colori, soprattutto per il blu oltremare, che soddisfacessero il pittore [De Vecchi, pag. 214 ].

Il rifiuto degli antichi schemi
Michelangelo: disegno preparatorio, matita, 38,5 x 25,3 cm., British Museum
Michelangelo: disegno preparatorio, matita, 38,5 x 25,3 cm., British Museum

Alcuni schizzi di Michelangelo – custoditi, uno al British Museum, uno a Casa Buonarroti ed uno al Museo Bonnat di Bayonne – aiutano a rendere più chiara la genesi del grande affresco.

L’artista iniziò un accurato studio delle più tradizionali rappresentazioni iconografiche per evitare di ripetere le solite strutture compositive. La scena dell’ascesa dei beati mostra infatti un intreccio di figure, come stessero lottando violentemente tra loro, simile alla raffigurazione della zona inferiore con i dannati che si azzuffano e vengono mandati all’Inferno.

Michelangelo: Studio a matita, 17,9 x 23,9 cm., Bonnat di Bayonne
Michelangelo: Studio a matita, 17,9 x 23,9 cm., Bonnat di Bayonne

La rappresentazione michelangiolesca con tutta la sua espressione carica di dinamicità, sia nei singoli personaggi che nei gruppi, si oppone agli ordinati Giudizi della tradizione iconografica fino a quel momento portata avanti [De Vecchi, pag. 216].

Avvio dei lavori e la scopertura dell’affresco

Michelangelo salì sui ponteggi nell’estate del 1536, quando era ancora impegnato con con Guidobaldo d’Urbino e, un po’ meno, con gli altri eredi Della Rovere. Nel novembre dello stesso anno, Paolo III, per liberare l’artista da impegni con le attuali committenze, emise un motu proprio (clausola che esprime la volontà di un sovrano), valido per tutto il periodo necessario alla portata a termine dell’opera [Camesasca, pag. 84].

Nel 1540, già dopo la rimozione del ponteggio, i lavori nella zona inferiore furono interrotti a causa di una caduta di Michelangelo, che lo tenne fermo per circa un mese [dalle Vite di Vasari]. Infatti l’artista non si fidava degli aiuti a sua disposizione: l’unico e fedele assistente era l’Urbino, addetto probabilmente alla stesura dei colori per la preparazione degli sfondi.

La maestosa rappresentazione fu portata a totale compimento in, più o meno, quattrocentocinquanta “giornate”, iniziando dalle lunette e scendendo, via via, verso il basso con il conseguente smontaggio delle file sopraelevate, che non servivano più [De Vecchi, pag. 214], abbassando il ponte e liberando così la meravigliosa visione, che piano piano stava prendendo forma.

Il Buonarroti portò a termine il Giudizio universale nel 1541. La scopertura dell’opera avvenne in occasione della vigilia di Ognissanti, proprio come nel 1512 con gli affreschi del soffitto [De Vecchi, pag. 214].

Descrizione

Il dipinto ha quasi quattrocento figure le cui dimensioni oscillano intorno ai cm. 250 per i personaggi collocati sui registri superiori, ed intorno ai cm. 155 per quelli appartenenti alla zona inferiore.

Michelangelo li ha distribuiti nel seguente modo: i personaggi del mondo celeste occupano la metà superiore della composizione, con il “Cristo Giudice” al centro di questa metà, con alla sua destra la Madonna, ed ai lati i santi, gli apostoli, i patriarchi, che formano una prima corona.

Una seconda corona viene costituita dai confessori della Chiesa, dalle vergini, dai martiri e da altri beati. Sotto al Cristo sono collocati S. Lorenzo e S. Bartolomeo in posizione predominante, probabilmente in relazione al fatto che proprio a questi santi doveva essere dedicata la decorazione della Cappella Sistina, oltre che, naturalmente, all’Assunta. Sopra al Cristo, nelle due lunette, sono collocati gruppi di angeli con i simboli della Passione.

Nella parte alta della metà inferiore del dipinto sono collocate numerose figure:  al centro stanno gli angeli tubicini con il compito di svegliare i defunti, ai lati stanno le persone ormai giudicate. Quelle sul lato sinistro salgono al cielo, mentre quelle sul lato destro vengono trascinate verso l’Inferno.

Nella parte bassa, sulla sinistra, sta avvenendo la resurrezione dei morti. Nel centro, è raffigurata la caverna, riconosciuta quasi all’unanimità come la bocca dell’Inferno o per alcuni come l’entrata nel Limbo (Tolnay, 1943-1960). Sulla destra viene descritto il trasporto dei dannati nella barca di Caronte, destinati ad essere giudicati da Minosse, il giudice infernale.

Per quanto riguarda le varie identificazioni dei grandi personaggi, c’è il totale accordo fra gli studiosi appartenenti a tutte le epoche, mentre per le altre figure minori, le varie ipotesi sono molto controverse.

Hanno detto sul Giudizio Universale

O sacra Roma, ornai tu puoi ben dire: Mai non mi fé’ di tal trionfo altera Cesare o gli altri miei famosi Augusti. ….. G. porrino, sonetto per lo scoprimento del Giudizio (1541?)

… cosa tanto variata d’attitudine, che chi non l’ha vista non se la potrebbe mai immaginare.     anonimo magliabechiano, 1537-42

… Ancor che l’opera sia di quella bellezza che po’ pensare V. Ill. S. … gli R.mi Chietini sono gli primi che dicono di non star bene gli ignudi in simil luogo, che mostrano le cose loro …  N Sernini, lettera al cardinale E. Gonzaga, 19 novembre 1541

Suonami nell’orecchie la fama del Giudicio : il quale penso che, per la bellezza sua, in quel dì che Cristo verrà in divinità, meritarà che egli imponga che tutti taccino quelle attitudini, mostrino quella bellezza, e l’Inferno tenga quella tenebra che Voi avete dipinte, per non si potere migliorare …A. F. doni, lettera a Michelangelo, 21 gennaio 1543.

Prima del restauro

41-2 sistina

Giudizio Universale, anno 1537-41, 1370 x 1220 cm. Cappella Sistina Vaticano (prima del restauro).

Nominativi dei personaggi

Dettaglio particolareggiato dei personaggi più significativi con l’elenco dei nomi: 1 – arcangelo Gabriele; 2 – la figlia del faraone che ritrovò Mosè, o Sarà, o Eva; 3 e 4 – Niobe e una figlia, o Eva e una figlia, o la personificazione della maternità, o la Chiesa misericordiosa e una credente; 5 – Abele, o Eva; 6 – Abramo, o S. Bernardo, o papa Giulio II; 7 – S. Giovanni Battista, o Adamo;  8 – Rachele, o la dantesca Beatrice; 9 – Noè, o Enoch, o Paolo III: 10 – S. Andrea, o il Battista, o Disma; 11 – S. Marta, o S. Anna, o Vittoria Colonna; 12 – S. Lorenzo; 13 – la Madonna, 14 -Cristo giudice; 15 – la moglie di Salomone, o Dante Alighieri; 16 – Francesco Amadori d. l’Urbino, o Tommaso de’ Cavalieri; 17 – S. Bartolomeo con le sembianze dell’Aretino;  ecc. ……….

Particolari

41-3 sistina

Particolare alto del Giudizio Universale, anno 1537-41, 1370 x 1220 cm. Cappella Sistina Vaticano (prima del restauro).

41-4 sistina

Il particolare basso Giudizio Universale, anno 1537-41, 1370 x 1220 cm. Cappella Sistina Vaticano (prima del restauro).

Altri particolari con colori prima del restauro

42 sistina

Particolare delle figure 13 e 14: La Madonna e il Cristo giudice.

43 sistina

Partic. della figura 18: Il presunto S. Paolo.

44 sistina

Particolare delle figure 21, 22 e 23: I presunti  SS. Longino, Simone Zelota e Filippo (Disma).

45 sistina

Partic. delle figure dei Beati (quelle in alto sulla destra).

46 sistina

Particolare degli eletti ascendenti al cielo aiutati da angeli (o beati).

47 sistina

Partic. della figura di S. Sebastiano.

48 sistina

Particolare di un risorgente (in basso a sinistra).

49 sistina

Particolare  della figura di un eletto (sulla destra in secondo piano).

50 sistina

Partic. dell’angelo tubicino (al centro).

51 sistina

Particolare dell’avaro (fig. 41).

52 sistina

Partic. della resurrezione dei morti (in basso a sinistra).

53 sistina

Particolare dei dannati con demoni e Minosse.


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