Maurice de Vlaminck (Parigi, 1876 – Rueil-la-Gadelière, 1958)

Maurice de Vlaminck (1876 – 1958)

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Biografia di Maurice de Vlaminck

La formazione

L’artista nasce a Parigi e si forma da autodidatta in ambiente parigino. Le sue opere evidenziano fluidità coloristica ottenuta da pennellate libere ed immediate, stese con una spontaneità tale da non permettere interpretazioni letterali o filosofiche.

I primi passi

I suoi primi lavori sono ispirati all’Impressionismo ma in breve tempo si distacca da quella coloristica guardando con interesse alle stesure con toni più accesi di Henri Matisse ed André Derain.

Verso i Fauves

Nelle opere che seguono il cambio di direzione dell’artista si evidenziano l’acceso cromatismo ed i forti contrasti. Inoltre gli elementi paesaggistici, che sono ancora semplificati, pur creando un forte dinamismo e senso del ritmo, hanno poca grazia. Detto in poche parole le sue pennellate hanno molta forza ma poca armonia.

I suoi dipinti piacciono a Henri Matisse che lo convince a partecipare ad una manifestazione al Salon des Indépendants.

Più tardi, nel 1905, espone al Salon d’Automne insieme a Henri Matisse, Pierre-Albert Marquet,  André Derain, Othon Friesz, Henri Charles Manguin, Georges Rouault, Jean Puy e Louis Valtat.

In tale occasione i critici non hanno dubbi sull’inserimento di Maurice nel gruppo dei fauves proprio per quel cromatismo decisamente aggressivo, ottenuto con l’impiego di colori usciti direttamente dal contenitore, talvolta stesi senza pennello e direttamente dal beccuccio del tubetto. Oggi Maurice è considerato  come l’esponente più radicale dei fauves.

Verso la pittura di Cezanne

Il gruppo dei Fauves è fragile e di breve durata: dopo il 1907 si scioglie. Come tutti gli artisti appartenenti a quella corrente Vlaminck intraprende un proprio percorso indipendente alla ricerca di una pittura decisamente più pacata.

Dopo essere entrato in contatto con la pittura di Paul Cézanne, la sue tematiche si orientano verso il paesaggio e la natura morta, mentre le stesure pittoriche si fanno più pacate a fortemente espressive. I contorni si fanno meno incisivi, le pennellate – nonostante l’immediatezza e la fluidità – sono assai più pacate, il tratto è semplificato, mentre le curve si fanno armoniose.

Verso l’Espressionismo

Agli inizi del secondo decennio del Novecento, dopo un brevissimo periodo che lo vede interessato al Cubismo, le sue forme diventano più piene e assai più elaborate, avvicinandosi così alla pittura espressionista. Un cambiamento di rotta assai comune ad altri componenti del gruppo fauves.

Se analizziamo le differenze tra il fauvismo e l’espressionismo troviamo importanti punti di contatto, i cui sviluppi, oltre che seguire una parallela evoluzione, vengono integrati con reciproche influenze nonostante la diversa sensibilità verso la coloristica dei singoli artisti.

Sia i Fauvisti che gli Espressionisti superano in modo definitivo la rappresentazione impressionista. Mettendo infatti a confronto le due pitture, quella impressionista risulta decisamente pacata e priva di ogni interiore problematica, mentre l’altra (fauves ed espressionisti), cupa e perturbata, evidenzia angosciosi stati d’animo alla ricerca continua della propria identità.

Vlaminck espressionista

Dopo la Grande Guerra, Vlaminck lascia la città natale e si trasferisce a Rueil-la-Gadelière. Preferisce vivere in campagna ma nei lavori di questo periodo si evidenzia il profondo segno lasciato dalle terribili esperienze avute durante conflitto. I suoi dipinti, generalmente a tema paesaggistica, acquistano una rinnovata fisionomia sempre più tendente alla pittura espressionista, il cromatismo fa più cupo creando drammatiche ed inquietanti atmosfere.

Lapide della tomba di di Maurice Vlamink
Lapide della tomba di di Maurice Vlaminck

La paesaggistica di questo periodo è caratterizzata soprattutto da strade isolate e silenziose, che corrono seguendo una nuova profondità prospettica fino a disperdersi nell’orizzonte, penetrandolo. La natura non è più pacata ed armonicamente raffigurata ma diventa minacciosa ed ostile, mentre gli elementi in essa inseriti simbolizzano la sua drammatica visione dell’esistenza. I cieli, spesso nuvolosi e cupi, hanno toni freddi e le pennellate perdono fluidità ed immediatezza, dando l’idea di una mano che agisce a fatica sulla tela ed evidenziando un forte scoraggiamento esistenziale.

Nel 1944 Vlaminck viene arrestato per la sua collaborazione con i nazisti, a cui seguirà una forte emarginazione.

Muore l’11 ottobre 1958 a Rueil-la-Gadelière.




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