Ciclo degli uomini e donne illustri di Andrea del Castagno

Andrea del Castagno: Ciclo degli uomini e donne illustri

Andrea del Castagno: Ciclo degli uomini e donne illustri
Andrea del Castagno: Uomini e donne illustri, affreschi staccati, 1448-1451, già a villa Carducci di Legnaia, Galleria degli Uffizi, Firenze.

Sull’assieme dell’opera: Il Ciclo degli uomini e donne illustri corrisponde ad una serie di affreschi autografi di Andrea del Castagno, realizzati tra il 1448 e il 1451 a Villa Carducci di Legnaia su committenza del gonfaloniere di Giustizia Filippo Carducci.

Il complesso pittorico attualmente si trova diviso tra gli Uffizi (affreschi staccati con ritratti dei personaggi illustri) e la stessa Villa Carducci, dove rimangono, tra l’altro (Eva), anche la simulazione architettonica generale, una Madonna col Bambino e un Angelo reggicortina, che non fanno parte del ciclo.

Gli affreschi staccati dal muro, sono stati trasferiti su tela e poi su gesso. Le dimensioni medie dei riquadri, eccetto la Ester (semidistrutta) si aggirano sui 250 x 150 cm.

Sotto sono riportate 9 raffigurazioni su gesso e 2 sul supporto di origine, a Villa Carducci:

Pippo Spano

Pippo Spano: il condottiero in Ungheria che combatté, a fianco del re ungherese, contro gli Ottomani diventando celebre ed importante.

Sibilla Cumana

Sibilla Cumana: era considerata all’altezza dei profeti dell’Antico Testamento.

Madonna col Bambino

Madonna col Bambino, 1450 circa (non appartenente al ciclo, rimasta a Villa Carducci).

Farinata degli Uberti

Farinata degli Uberti: Manente degli Uberti, meglio noto come “Farinata” per i suoi capelli biondastri (Firenze, ??? – 11 novembre 1264) era il capo dei ghibellini fiorentini.

Niccolò Acciaiuoli

Niccolò Acciaiuoli: aveva l’importante titolo di gran siniscalco del Regno di Napoli.

Regina Ester

Regina Ester: colei che ebbe il famoso incontro con il re Assuero per salvaguardare il popolo ebraico .

Regina Tomiris

Regina Tomiris: colei che come capo del popolo nomade dei Massageti, per vendicare l’uccisione dei propri figli, scatenò la battaglia dove morì Ciro il Grande (la figura ebbe gravi danni dall’apertura di una nuova porta nella parete).

Eva (a Villa Carducci)

Eva: ancora a Villa Carducci.

Dante Alighieri

Dante Alighieri: (Firenze, tra il 22 maggio ed il 13 giugno 1265 – Ravenna , 14 settembre 1321) il Sommo Poeta.

Petrarca

Francesco Petrarca: (Arezzo, 20 luglio 1304 – Arquà, 19 luglio 1374) grande scrittore e poeta italiano.

Giovanni Boccaccio

Giovanni Boccaccio: (Certaldo, giugno/luglio 1313 – Certaldo, 21 dicembre 1375) grande scrittore e poeta italiano.

Elenco delle opere di Andrea del Castagno

Elenco delle opere di Andrea del Castagno e quelle realizzate con altri artisti della sua scuola

Alcuni tra i dipinti più celebri di Andrea del Castagno

Storie della Vergine (realizzato assieme a Domenico Veneziano, Alesso Baldovinetti e Piero della Francesca), anno 1439 e poi 1451-1453, affreschi ormai perduti che si trovavano nella chiesa di Sant’Egidio a Firenze. Alcuni frammenti sono custoditi nel Cenacolo di Sant’Apollonia a Firenze.

Crocifissione e santi, anno 1440-1441, affresco staccato dal muro, Ospedale di Santa Maria Nuova, Firenze.

Dio Padre, Santi e i quattro Evangelisti, serie di affreschi, chiesa di San Zaccaria, Venezia.

Storie della Vergine, anni 1442-1443, cartoni per mosaici (eseguiti con altri artisti), Basilica di San Marco, Venezia:

  • Visitazione
  • Dormitio Virginis

Deposizione, anno 1444, cartone per vetrata, Santa Maria del Fiore, Firenze.

Madonna col Bambino e santi, anno 1444, affresco staccato da muro, Galleria degli Uffizi (donazione Contini-Bonacossi), Firenze.

Cenacolo di Sant’Apollonia, anno 1447, affreschi e sinopie, tutti custoditi nell’ex-monastero di Sant’Apollonia a Firenze:

  • Ultima Cena
  • Deposizione
  • Crocifissione
  • Resurrezione

Altri dipinti

Cristo in pietà sorretto da due angeli, anno 1447-1448 circa, affresco staccato d amuro, ex-monastero di Sant’Apollonia a Firenze.

Ciclo degli uomini e donne illustri, anno 1448-1451, affreschi staccati da muro: si trovavano a villa Carducci di Legnaia ed alla Galleria degli Uffiz a Firenze.

Assunzione della Vergine tra i santi Miniato e Giuliano, anno 1449-1450, tecnica a tecnica a tempera su tavola, Gemäldegalerie di Berlino.

Crocifissione, intorno al 1450, tecnica a tempera su tavola, National Gallery di Londra .

David con la testa di Golia, intorno al 1450, tecnica a tempera su pelle applicata su tavola, National Gallery of Art, Washington.

Ritratto d’uomo, anno 1450-1457 circa, tecnica a tempera su tavola, National Gallery of Art, Washington.

Adamo, Eva e Madonna col Bambino, intorno al 1450 circa, serie di affreschi, villa Carducci di Legnaia, Firenze.

San Giuliano e il Redentore, affresco, anno 1451, Santissima Annunziata, Firenze.

Trinità e santi, anno 1455, affresco, Santissima Annunziata, Firenze.

Trinità e santi, anno 1455, soltanto la sinopia, ex-monastero di Sant’Apollonia, Firenze.

Crocifissione di Santa Maria degli Angeli, anno 1455 circa, affresco staccato da muro, ex-monastero di Sant’Apollonia, Firenze.

Monumento equestre di Niccolò da Tolentino, anno 1456, affresco, Santa Maria del Fiore, Firenze.

Martirio di San Tommaso, opera della scuola di Andrea, Museo dell’Opera di Santa Croce, Firenze

Cardinale giacente, opera della scuola di Andrea, Museo dell’Opera di Santa Croce, Firenze.

Opere di Andrea del Castagno

Alcune fra le migliori opere di Andrea del Castagno

Pagine correlate all’artista: Biografia di Andrea del Castagno – Biografia dalle Vite di Vasari – Elenco delle opere di Andrea del Castagno – Periodo artistico – Opere di Paolo Uccello – Opere di Domenico Veneziano – Opere di Beato Angelico.

Le opere più significative

Crocifissione e santi

Crocifissione e santi, affresco staccato, cm. 355 x 285, biennio 1440-1441, Ospedale di Santa Maria Nuova, Firenze.

Madonna col Bambino e santi

Madonna col Bambino e santi, cm. 290 x 212, affresco staccato, anno 1444, Collezione Contini-Bonacossi, Firenze.

Cenacolo di Sant'Apollonia - L'Ultima cena

Cenacolo di Sant’Apollonia – L’Ultima cena – cm. 975 x 453, anno 1447, affresco, ex-monastero di Sant’Apollonia, Firenze.

Cenacolo di Sant'Apollonia - La Resurrezione

Cenacolo di Sant’Apollonia – La Resurrezione – anno 1447, affresco, ex-monastero di Sant’Apollonia, Firenze.

Cristo in pietà sorretto da due angeli,

Cristo in pietà sorretto da due angeli, cm. 283 x 330, affresco staccato, biennio 1447-1448 circa, ex-monastero di Sant’Apollonia, Firenze.

Ciclo degli uomini e donne illustri

Ciclo degli uomini e donne illustri, affreschi staccati, 1448-1451, già a villa Carducci di Legnaia, Galleria degli Uffizi, Firenze.

Assunzione della Vergine tra i santi Miniato e Giuliano

Assunzione della Vergine tra i santi Miniato e Giuliano, cm. 150 x 158, tempera e oro su tavola, biennio 1449-1450, Gemäldegalerie di Berlino.

David con la testa di Golia

David con la testa di Golia, cm. 115,5 x 76,5, tempera su pelle applicata su tavola, 1450 circa, National Gallery of Art, Washington.

Ritratto d'uomo

Ritratto d’uomo, cm. 54,2 x 40,4, tempera su tavola, 1450-1457 circa, National Gallery of Art, Washington.

San Giuliano e il Redentore

San Giuliano e il Redentore, cm. 223 x 209, affresco, 1451, basilica della Santissima Annunziata, Firenze.

Trinità e santi

Trinità e santi, cm. 285 x 173, affresco, 1455, basilica della Santissima Annunziata, Firenze.

Crocifissione di Santa Maria degli Angeli

Crocifissione di Santa Maria degli Angeli, cm. 270 x 347, affresco staccato, 1455 circa, ex-monastero di Sant’Apollonia, Firenze.

Monumento equestre di Niccolò da Tolentino

Monumento equestre di Niccolò da Tolentino, cm. 833 x 512 affresco, 1456, cattedrale di Santa Maria del Fiore, Firenze.

Biografia di Andrea del Castagno

Biografia di Andrea del Castagno (Castagno, 1421 circa – Firenze, 1457)

Il suo stile

Andrea di Bartolo di Bargilla, da sempre conosciuto come Andrea del Castagno, nacque a Castagno intorno al 1421. Fu uno dei principali innovatori della pittura fiorentina nel corso della seconda metà del Quattrocento, insieme Domenico Veneziano, Beato Angelico, Paolo Uccello e Filippo Lippi.

Il suo stile, pur mantenendosi assai personale, fu influenzato da elementi della pittura di Masaccio, di cui ne sviluppò la struttura prospettica e la plasticità chiaroscurale, enfatizzandole con l’impiego di un cromatismo più scuro.

Nelle sue opere risalta il realismo del gesto e della fisionomia, talvolta portato ai massimi livelli, quasi a sfiorare soluzioni espressionistiche. Tutto questo a Firenze non fu capito, né tantomeno accettato, in un periodo in cui imperava – si parla dell’età laurenziana – un gusto prepotentemente riferito alla ricercatezza del tratto ed all’armonia delle tinte chiare.

A Ferrara, invece, l’opera dell’artista venne compresa ed apprezzata, tanto che si crearono i presupposti per ulteriori sviluppi: nasceva intanto  la scuola locale di Cosmè Tura, Francesco del Cossa ed Ercole de’ Roberti.

Biografia e vita artistica di Andrea del Castagno

I genitori di Andrea erano Bartolo di Simone di Bargilla e Lagia. Il luogo natale, oggi Castagno d’Andrea, è un villaggio sulle pendici del monte Falterona a 725 metri sul livello del mare, a metà strada tra Forlì e Firenze.

Durante la guerra tra Firenze e Milano l’artista si recò con la famiglia a Corella, nella fortezza di Belforte, mettendosi al riparo dagli assalti e dalle razzie. Finita la guerra ritornò a Castagno.

Non si conosce nulla sulla sua prima formazione artistica, di cui si potrebbero supporre nomi come quello di Paolo Uccello e Filippo Lippi, ma i pittori che più influenzarono Andrea furono Masaccio e Donatello.

Crocifissione e santi, affresco staccato, cm. 355 x 285, biennio 1440-1441, Ospedale di Santa Maria Nuova, Firenze.
Andrea del Castagno: Crocifissione e santi, affresco staccato, cm. 355 x 285, biennio 1440-1441, Ospedale di Santa Maria Nuova, Firenze.

Nel 1439 si trovava, insieme a Piero della Francesca e altri artisti, come assistente di Domenico Veneziano per la decorazione – oggi completamente perduta – delle “Storie della Vergine” in Sant’Egidio, alla quale lavorò anche più tardi per portarla a compimento. Intorno al 1440-41 l’artista eseguì per l’Ospedale di Santa Maria Nuova a Firenze l’affresco della “Crocifissione e santi“. La struttura compositiva della scena appare prettamente masaccesca.

Nel 1442 partì per Venezia dove realizzò, nella cappella di San Tarasio in San Zaccaria, una decorazione con “Dio Padre, Santi e i quattro Evangelisti”. Aveva come collaboratore Francesco da Faenza (morto nel 1451). Il Dio Padre, San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista sono autografi di Andrea.

La composizione, assai asciutta nel tratto, fu strutturata in modo prospettico con coraggio, rendendo centrali soprattutto le figure umane, in netta controtendenza con pittura figurativa veneziana del periodo.

Poco dopo iniziò i lavori nella Basilica di San Marco, ove lasciò il disegno per diversi mosaici per le “Storie della Vergine”, riferiti al biennio 1442-43.

Madonna di casa Pazzi
Andrea del Castagno: Madonna col Bambino e santi, cm. 290 x 212, affresco staccato, anno 1444, Collezione Contini-Bonacossi, Firenze.

Al ritorno a Firenze, nel 1444, gli fu commissionato il cartone  con la Deposizione per una vetrata in Santa Maria del Fiore. L’anno successivo, il 30 maggio, faceva parte delle “matricole” della Corporazione dell’Arte dei Medici e degli Speziali.

Nello stesso anno realizzò la Madonna col Bambino e santi (“Madonna di casa Pazzi”, che in origine decorava l’altare della cappella al castello del Trebbio a Pontassieve, di proprietà di Andrea de’ Pazzi, un noto uomo politico) un affresco, attualmente “staccato”, facente parte della Collezione Contini Bonacossi.

Nel 1447 lavorò nel refettorio del grande convento benedettino di Sant’Apollonia a Firenze, ove affrescò uno dei suoi più significativi capolavori.

Cenacolo di Sant’Apollonia – La Resurrezione – anno 1447, affresco, ex-monastero di Sant’Apollonia, Firenze. Cristo in pietà sorretto da due angeli,
Andrea del Castagno: Cenacolo di Sant’Apollonia – La Resurrezione – anno 1447, affresco, ex-monastero di Sant’Apollonia, Firenze.
Cristo in pietà sorretto da due angeli,

Nella parte alta vi dipinse, da sinistra a destra, la Resurrezione (scene danneggiate soprattutto da scolorimento, ma ancora leggibili), la Deposizione e la Crocifissione, mentre, nella parte inferiore, l’Ultima Cena: la nota scena si svolge in un ricco ambiente, caratterizzato dalla simulazione di tarsie marmoree e da richiami all’antico (si notino le due sfingi ai margini della composizione). Nella scena, drasticamente scorciata, i personaggi, in atteggiamenti posati e solenni, sono allineati secondo il ritmo orizzontale convergendo verso il gruppo centrale, costituito dal Cristo, Giuda (seduto, a differenza degli altri apostoli, al di qua della tavolata) e Giovanni. Sempre per lo stesso convento benedettino realizzò, su una sopra-porta,  il “Cristo in Pietà sorretto da due angeli”, un affresco di cui si è riuscì a recuperare per intero anche la sinopia.

Assunzione della Vergine tra i santi Miniato e Giuliano, cm. 150 x 158, tempera e oro su tavola, biennio 1449-1450, Gemäldegalerie di Berlino.
Andrea del Castagno: Assunzione della Vergine tra i santi Miniato e Giuliano, cm. 150 x 158, tempera e oro su tavola, biennio 1449-1450, Gemäldegalerie di Berlino.

Nel biennio 1449-50 Andrea dipinse, per la distrutta chiesa di San Miniato fra le Torri, l’ “Assunzione della Vergine tra i santi Miniato e Giuliano” (Gemäldegalerie di Berlino). Nello stesso periodo realizzò, nella villa di Filippo Carducci a Legnaia, il “Ciclo degli uomini e donne illustri”, costituito dai ritratti a figura intera di Pippo Spano, Niccolò Acciaioli, Farinata degli Uberti, Dante, Petrarca, la Sibilla Cumana, Boccaccio, Ester, e Tomiri.

Al 1450 circa sono riferite le opere del “David con la testa di Golia” (National Gallery of Art, Washington), della Crocifissione di Londra e del “Ritratto d’uomo” (National Gallery of Art, Washington).

Tra il gennaio 1451 ed il settembre 1453 portò a compimento la decorazione – iniziata  Domenico Veneziano a Sant’Egidio – con le “Scene della vita della Vergine”, andate purtroppo perdute. A ottobre Filippo Carducci gli commissionò, per la propria villa a Legnaia, altre decorazioni, comprendenti la “Madonna col Bambino”, “L’angelo reggicortina” ed “Eva”.

San Giuliano e il Redentore, cm. 223 x 209, affresco, 1451, basilica della Santissima Annunziata, Firenze.
Andrea del Castagno: San Giuliano e il Redentore, cm. 223 x 209, affresco, 1451, basilica della Santissima Annunziata, Firenze.

Nel 1455 affrescò, nella chiesa della Santissima Annunziata, “San Giuliano e il Redentore” e la “Trinità e santi”. In quest’ultimo l’artista seppe integrare l’accentuazione delle forme espressive ad un enfatizzato realismo. Si pensa che nello stesso periodo avesse realizzato l’affresco della Crocifissione di Santa Maria degli Angeli, attualmente custodito in Sant’Apollonia.

Risale al 1456 il “Monumento equestre di Niccolò da Tolentino” nello stesso Duomo, in pendant con il “Monumento a Giovanni Acuto” di Paolo Uccello.

Andrea del Castagno morì di peste il 19 agosto 1457.

Bibliografia:

  • “I tempi dell’arte”, volume 2, Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, Bompiani, Milano 1999.

  • “Il Quattrocento”, Stefano Zuffi, Electa, Milano 2004.

Trinità e santi (Firenze) di Andrea del Castagno

Andrea del Castagno: Trinità e santi (Firenze)

Andrea del Castagno: Trinità e santi (Firenze)
Andrea del Castagno: Trinità e santi, cm. 285 x 173, affresco, 1455, basilica della Santissima Annunziata, Firenze.

Sull’opera: “Trinità e santi” è un affresco autografo di Andrea del Castagno realizzato con tecnica nel 1455, misura 285 x 173 cm. ed è custodito nella basilica della Santissima Annunziata a Firenze. 

 L’affresco venne realizzato su commissione di Gerolamo Corboli per la sua cappella, subito dopo che l’artista raffigurò il “San Giuliano e il Redentore”, di quella attigua, ed il ciclo di affreschi di Sant’Egidio, andati perduti.

 Della presente composizione non si seppe più nulla dal 1553, anno in cui, nel passaggio della cappella  dalla famiglia Corboli a quella dei Caiani da Montauto, la parete che la conteneva fu ricoperta da una pala d’altare con raffigurato il “Giudizio universale” di Alessandro Allori (1535 – 1607).

Nel 1899 Brockhaus, mettendo a confronto l’edizione delle Vite del Vasari edita nel 1550 con quella del 1568, si accorse della differenza sulla decorazione della cappella e suggerì la rimozione della pala dell’Allori, facendo portare alla luce l’affresco di Andrea del Castagno.

Nel 1937 l’opera fu sottoposta a pulitura e ad integrazioni di colore in varie lacune nella parte bassa. Nel 1967, in occasione dei vari interventi del “dopo alluvione” fu strappato dal muro e restaurato. In tale circostanza si riuscì a recuperare anche la sinopia con la raffigurazione dei santi.

La scena rappresentata si può considerare suddivisa in due parti: quella superiore con la maestosa raffigurazione della Trinità, scorciata dall’alto verso il basso in profondità (come nessun altro pittore aveva mai fatto prima), e quella inferiore, con i santi sorpresi dalla poderosa visione.

San Giuliano e il Redentore di Andrea del Castagno

Andrea del Castagno: San Giuliano e il Redentore

Andrea del Castagno: San Giuliano e il Redentore
Andrea del Castagno: San Giuliano e il Redentore, cm. 223 x 209, affresco, 1451, basilica della Santissima Annunziata, Firenze.

Sull’opera: “San Giuliano e il Redentore” è un affresco autografo di Andrea del Castagno realizzato nel 1451, misura 223 x 209 cm. ed è custodito nella basilica della Santissima Annunziata a Firenze. 

 La composizione in esame, citata fin dalle prime fonti, venne realizzata nel 1451 in occasione  delle edificazioni delle cinque cappelle della basilica dell’Annunziata.

La parte della parete che la conteneva venne nascosta nel 1692 per la collocazione di una pala d’altare di Carlo Loth (1632-1698), che durante la sua rimozione, avvenuta nel 1857, riportò gravi danneggiamenti nella zona inferiore ove erano raffigurate le “Storie di san Giuliano”, descritte nelle Vite del Vasari: “… con buon numero di figure ed un cane in iscorto, che fu molto lodato”.

Il tema principale dell’affresco è il pentimento di Giuliano dopo aver commesso il fatale errore di assassinare i propri genitori, per via di un sospetto inculcatogli da un diavolo mimetizzato.

La redenzione è resa evidente dalle scene e dalle iscrizioni, che mettono in risalto l’eremitaggio (eremo a sinistra) e l’instancabile preghiera (tempietto a destra) di Giuliano, nonché il perdono di Cristo (in alto) dalla cui bocca esce un ipotetico fumetto che si dirige verso il santo.

Monumento equestre di Niccolò da Tolentino di Andrea del Castagno

Andrea del Castagno: Monumento equestre di Niccolò da Tolentino

Andrea del Castagno: Monumento equestre di Niccolò da Tolentino
Andrea del Castagno: Monumento equestre di Niccolò da Tolentino, cm. 833 x 512 affresco, 1456, cattedrale di Santa Maria del Fiore, Firenze.

Sull’opera: “Monumento equestre di Niccolò da Tolentino” è un affresco autografo di Andrea del Castagno realizzato nel 1456, misura 833 x 512 cm. ed è custodito nella cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze. L’opera fa pendant, nella stessa chiesa, al vicino Monumento equestre di Paolo Uccello dedicato a Giovanni Acuto (si veda la pagina ad esso relativa). 

Esclusi alcuni particolari, il monumento in esame è stato realizzato impiegando principalmente gamme monocromatiche per meglio simulare una scultura marmorea.

Su di un sarcofago classicheggiante che funge da saldo piedistallo, strutturato secondo una prospettiva costruita per una perfetta visione dal basso (si consideri i quasi 10 metri in altezza di tutto l’insieme) ed affiancato da due ignudi con armi araldiche, si erge il maestoso monumento equestre di Niccolò da Tolentino, contro un fondo scuro, pensato per esaltarne il contrasto.

Esso è strutturato seguendo una prospettiva frontale, diversa da quella del sarcofago (visto dal basso). Il risultato che ne consegue è quello che cavallo e cavaliere non vengono visti in scorcio e danno l’impressione che entrambi si stiano ribaltando verso l’osservatore: si noti a tal proposito gli zoccoli del cavallo che dovrebbero essere nascosti, come pure altri elementi dell’uomo (braccio sinistro, la parte alta del cappello ecc….), nonché l’assenza di visione della pianta del piede destro di Niccolò.

L’animale è ispirato al Cavallo Riccardi e al monumento equestre al Gattamelata di Donatello, realizzato poco prima a Padova, del quale l’artista aveva certamente potuto vedere in uno dei tanti disegni che già all’epoca lo riproducevano.

Tipica dell’artista è soprattutto la sapiente resa anatomica ed il deciso impiego del chiaroscuro, vigoroso ed incisivo, talvolta enfatizzato al punto da creare effetti non non proprio bene accolti da autorevoli osservatori, come ad esempio il Vasari.

David con la testa di Golia di Andrea del Castagno

Andrea del Castagno: David con la testa di Golia

Andrea del Castagno: David con la testa di Golia
Andrea del Castagno: David con la testa di Golia, cm. 115,5 x 76,5, anno 1450 circa, National Gallery of Art, Washington.

Sull’opera: “David con la testa di Golia” è un dipinto autografo di Andrea del Castagno realizzato con tecnica a tempera su pelle tavola (attualmente su pelle applicata a tavola) nel 1450, misura 115,5 x 76,5 cm. ed è custodito nella National Gallery of Art a Washington.

 Il dipinto del “David con la testa di Golia” è l’unico esempio di scudo decorato da un grande maestro che sia mai arrivato ai nostri giorni.

Fu acquistato nel 1852 in Italia dal ricco ereditario inglese, William Drury-Lowe, sceriffo alto del Derbyshire, e quindi, dopo essere passato per i vari suoi discendenti, pervenne, nel 1913, nella collezione dello statunitense Peter A.B. Widener, i cui eredi ne fecero dono al Museo di Washington (1942).

Il supporto pittorico del David era uno scudo da battaglia e l’usanza  di dipingerci sopra è ben nota nella Storia dell’arte.

Numerosissimi sono i tradizionali stemmi ed emblemi araldici ma rara è invece la presenza in esso di un episodi narrativi. Probabilmente trattasi di un elemento cerimoniale, impiegato – più che negli scontri – nei cortei e nelle sfilate ufficiali.

In quel periodo nell’Italia centrale – e particolarmente nel capoluogo toscano – la figura di Re David aveva assunto particolari significati simbolici, da come si ricava anche dai “David” del Verrocchio e di Donatello, ai quali farà da apoteosi quello di Michelangelo ad inizio Cinquecento.

La Repubblica fiorentina, simboleggiata per l’appunto dalla figura David, era spesso messa in pericolo da terribili Golia, che di volta in volta soccombevano alla sua pronta reazione  (si pensi al papa, al re di Napoli, al duca di Milano, al doge di Venezia ecc…).

Ritratto d’uomo (Washington) di Andrea del Castagno

Andrea del Castagno: Ritratto d’uomo (Washington)

Andrea del Castagno: Ritratto d'uomo (Washington)
Andrea del Castagno: Ritratto d’uomo, cm. 54,2 x 40,4, tempera su tavola, 1450-1457 circa, National Gallery of Art, Washington.
10.000 lire con la raffigurazione del busto d'uomo di Andrea del castagno
10.000 lire con la raffigurazione del busto d’uomo di Andrea del castagno

Sull’opera: “Ritratto d’uomo” è un dipinto autografo di Andrea del Castagno realizzato con tecnica a tempera su tavola nel 1450-57, misura 54,2 x 40,4 cm. ed è custodito nella National Gallery of Art a Washington. La presente composizione è nota anche per essere stata stampata (1976-84) su una delle ultime banconote da 10.000 lire.

Tradizionalmente assegnata all’ultimo periodo dell’attività artistica di Andrea del Castagno, apparteneva probabilmente ai Del Nero di Firenze, una famiglia di origine genovese, famosa per numerosi priorati ed gonfalonierati di Giustizia, che nel Settecento si fuse con i Torrigiani.

 L’opera – se ne conosce la presenza, nel corso dell’Ottocento, a Palazzo Torrigiani-Del Nero – fu acquistata da Charles Fairfax Murray, un celebre bibliofilo e collezionista inglese, che la immise poco più tardi nel mercato antiquario di Parigi. Nel 1907 passò a J. Pierpont Morgan, un facoltoso banchiere e filantropo statunitense, che la trasferì a New York.

Ceduto nel 1955 dai discendenti di Pierpont Morgan ad Andrew W. Mellon, il ritratto approdò  – dopo la sua morte, per donazione – al museo di Washington nel 1937.

Crocifissione (Santa Maria degli Angeli) di Andrea del Castagno

Andrea del Castagno: Crocifissione (Santa Maria degli Angeli)

Andrea del Castagno: Crocifissione (Santa Maria degli Angeli)
Andrea del Castagno: Crocifissione di Santa Maria degli Angeli, cm. 270 x 347, 1455 circa, ex-monastero di Sant’Apollonia, Firenze.

Sull’opera: “Crocifissione di Santa Maria degli Angeli” è un affresco attribuito ad Andrea del Castagno realizzato intorno al 1455, misura 270 x 347 cm. ed è custodito nell’ex-monastero (Museo del Cenacolo) di Sant’Apollonia a Firenze. 

 L’affresco in esame, citato dalle più antiche fonti tra cui  l’Anonimo Magliabechiano e il Vasari, era raffigurato in una delle lunette del chiostro del monastero di Santa Maria degli Angeli. Il Vasari ne parlò sia nelle “Vite de’ più eccellenti …” edite nel 1550, sia in quelle del 1568: “nella testa del chiostro sopra l’orto”.

Il Richa parlava di un affresco mal conservato e scialbato, rinvenuto nel convento da un monaco camaldolese, mentre il Milanesi, il Cavalcaselle ed il Crowe, che probabilmente lo osservarono in un luogo poco illuminato, ne respinsero l’autografia. In tempi assai più recenti viene invece considerato dalla maggior parte degli studiosi come opera dell’artista.

Per quanto riguarda la cronologia, la critica si divide ipotizzando momenti assai differenziati: l’ipotesi di assegnarlo al periodo tardo di Andrea, avanzata dal Salmi e dalla Horster, è quella che risulta la più accettata dal resto degli studiosi di storia dell’arte.

La Crocifissione, come altre opere realizzate – anche – in periodi alquanto distanziati, testimoniano la forza espressiva dell’artista. Qui i personaggi, con pose ed atteggiamenti del tutto naturali e realistiche, certamente meditate da Andrea in riferimento all’opera donatelliana, dimostrano una perfetta conoscenza anatomica (si noti il corpo del Cristo in ogni suo elemento). Vi si evidenzia anche una padronanza nella stesura di un chiaroscuro deciso e vigoroso, derivato in primis dalla pittura masaccesca, ma ulteriormente invigorito da tinte più decise, con eccellenti risultati di coloristica e luminosità.