Tondo Bartolini di Filippo Lippi

Filippo Lippi: Tondo Bartolini

Filippo Lippi: Tondo Bartolini
Filippo Lippi: Tondo Bartolini, 1465 circa, diametro cm. 135, tempera su tavola, Galleria Palatina Firenze.

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Sull’opera: “Tondo Bartolini” (Madonna col Bambino – Nascita della Vergine – Incontro di Gioacchino e Anna) è un dipinto di Filippo Lippi realizzato con tecnica a tempera su tavola intorno al 1465, ha un diametro di grandezza pari a 135 cm. ed è custodito nella Galleria Palatina Firenze. 

Secondo la tradizione, considerando le diverse menzioni in documenti degli anni 1452-1453 (inizio del soggiorno a Prato per gli affreschi del duomo), la presente composizione avrebbe avuto come committente Leonardo Bartolini di Firenze.

Studi più recenti (Jeffrey Ruda), però, hanno fatto perno sullo stemma che appare sul verso della tavola, appartenente ad un membro della famiglia Martelli, postdatandone quindi la cronologia, in riferimento anche a dati stilistici assai vicini a quelli degli ultimi affreschi della Cappella Maggiore del Duomo, realizzati nella seconda metà degli anni Sessanta.

Il tondo viene catalogato negli inventari del 1761 di Palazzo Pitti con una voce che lo indica come custodito nelle “soffitte”.

Madonna col Bambino (Alte Pinakothek, Monaco) di Filippo Lippi

Filippo Lippi: Madonna col Bambino (Alte Pinakothek, Monaco)

Filippo Lippi: Madonna col Bambino (Alte Pinakothek, Monaco)
Filippo Lippi: Madonna col Bambino, 1465 circa, cm. 76,3 x 54,2, Alte Pinakothek Monaco.

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Sull’opera: “Madonna col Bambino” è un dipinto di Filippo Lippi realizzato con tecnica a tempera su tavola intorno al 1465, misura 76,3 x 54,2 cm. ed è custodito nella Alte Pinakothek a Monaco. 

 Uno studio approfondito con l’aiuto di un’analisi radiografica della composizione in esame ha permesso di chiarire come essa fosse nata come seconda versione della Lippina (Galleria degli Uffizi), modificata solo un secondo tempo.

La nuova rappresentazione della “Madonna col Bambino” fu a sua volta presa come modello dalla pittura della seconda metà del Quattrocento, assai ammirata e spesso copiata all’eccesso, come testimoniano alcune riproduzioni uscite dalla bottega del Verrocchio (attualmente custodite al Louvre di Parigi ed alla Gemäldegalerie di Berlino).

Probabilmente l’opera venne commissionata da un privato e non si conoscono le vicende storiche fino al 1808, anno in cui fu acquistata a Firenze dall’abate Rivanni, per entrare più tardi a far parte dei beni d’arte del principe Ludovico di Baviera (Monaco di Baviera, 1845 – Lago di Starnberg, 1886).

Madonna col Bambino (Medici-Riccardi) di Filippo Lippi

Filippo Lippi: Madonna col Bambino (Medici-Riccardi)

Filippo Lippi: Madonna col Bambino (Medici-Riccardi)
Filippo Lippi: Madonna col Bambino, 1466-1469 circa, cm. 115 x 71, Palazzo Medici-Riccardi, Firenze.

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Sull’opera: “Madonna col Bambino di Palazzo Medici-Riccardi” è un dipinto di Filippo Lippi realizzato con tecnica a tempera su tavola intorno al 1466-69, misura 115 x 71 cm. ed è custodito nel Palazzo Medici-Riccardi a Firenze. 

Sul verso del supporto pittorico appaiono uno schizzo raffigurante una testa maschile – che alcuni studiosi identificano in San Girolamo – e studi di occhi e di un tabernacolo. 

La tavola venne scoperta dallo studioso di storia dell’arte Giuseppe Poggi (da non confondere con il celebre architetto fiorentino vissuto tra il 1811 ed il 1901) nel 1907 quando era esposta su una parete dell’ospedale psichiatrico di San Salvi a Firenze.

Lo stesso storico, dopo un’attento esame, la ricondusse ad un verosimile precedente luogo di provenienza: dalla villa di Castelpulci, appartenuta in passato alla famiglia Riccardi che, nel 1655, era entrata in possesso del palazzo Medici.

L’ipotesi tradizionale è quella che l’opera, in origine, facesse parte del corredo d’arte del Palazzo Medici e che quindi avesse seguito tutte le vicende della famiglia Riccardi (Pittaluga, 1949). Motivo, questo, che indusse l’amministrazione del pubblico patrimonio a farla rientrare a Palazzo Medici, la vecchia ed attuale sede, dove può essere ammirata al primo piano nella Sala del Trionfo delle Arti, prossima alla Galleria di Luca Giordano.

La tavola nel 2001 fu sottoposta a lavori di restauro presso l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze.

Madonna col Bambino (Parma) Filippo Lippi

Filippo Lippi: Madonna col Bambino (Parma)

Filippo Lippi: Madonna col Bambino (Parma)
Filippo Lippi: Madonna col Bambino, anni 1450-1455, cm. 80 x 52,5, tempera su tavola, Fondazione Magnani-Rocca, Parma.

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Sull’opera: “Madonna col Bambino” è un dipinto di Filippo Lippi realizzato con tecnica a tempera su tavola intorno al 1450-55, misura 80 x 52,5 cm. ed è custodito presso la Fondazione Magnani-Rocca a Parma. 

L’opera, commissionata probabilmente da un privato e realizzata per la devozione domestica, non viene mai ricordata dalle antiche fonti, e ne è sconosciuta la provenienza.

La tavola fu pubblicata nel 1932 dal Toesca, come facente parte da tempo imprecisato delle proprietà della contessa Foglietti, mantenute nel Castello di Montauto,  nei pressi di Firenze.

Un’attenta ricerca effettuata dagli studiosi di storia dell’arte sugli elementi stilistici ha fatto presupporre un periodo cronologico riferito alla prima metà degli anni Cinquanta.

La Madonna col Bambino viene ripresa a mezzo busto frontale, con il figlioletto tra le braccia, sporgente oltre un parapetto in finto marmo, che rimanda alla pittura fiamminga. Anche il fondo, a toni scuri, richiama la tradizione dei pittori nordici.

Secondo alcuni studiosi la composizione appare affine ad alcune opere attribuite al Maestro della Natività di Castello, considerato un allievo del Lippi.

La Pala Alessandri di Filippo Lippi

Filippo Lippi: La Pala Alessandri

Filippo Lippi: Pala Alessandri
Filippo Lippi: Pala Alessandri, 120,9 x 105,9 cm. (riquadro centrale) , 72,4 x 38,1 cm. (laterali), Metropolitan Museum of Art, New York.

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Sull’opera: la “Pala Alessandri” è un complesso pittorico di Filippo Lippi realizzato con tecnica a tempera su tavola nel intorno al 1453, le cui misure sono 120,9 x 105,9 cm. per il riquadro centrale e 72,4 x 38,1 cm. per quelli laterali. La Pala, conosciuta anche con il titolo di “San Lorenzo in trono fra i santi Cosma e Damiano e donatori” è custodita nel Metropolitan Museum of Art di New York. Pannello di sinistrapannello di destra. 

 La storia della presente composizione è alquanto controversa ed è stata in passato oggetto di accese discussioni, a partire dall’identificazione negli antichi scritti: si pensa comunque che sia da identificasi nella tavola descritta nelle Vite del Vasari, che la riteneva commissionata dagli Alessandri per la chiesa della loro Villa, presso Firenze.

Seguendo, quindi, la pista aperta dal Vasari, intorno al 1790 la pala fu spostata nel palazzo in Borgo Albizi, sempre a Firenze, appartenente alla stessa famiglia. Nel 1912 appare sul mercato londinese per approdare poi New York,  ove vi rimase, entrando nel 1935 nel Metropolitan Museum of Art.

Anche il riferimento cronologico è assai incerto: la maggior parte degli studiosi la inserisce tra il 1445 ed il 1453. Alcuni pensano che la pala fosse stata regalata in occasione delle nozze di Ginevra degli Alessandri, che sposò Giovanni de’ Medici (figlio di Cosimo il Vecchio) il 20 gennaio 1453.

Si presuppone che in origine le raffigurazioni fossero contenute in un unico supporto pittorico, poi smembrato nel tempo e quindi ricostituito nell’odierna configurazione, a forma di trittico.

La nuova ricostruzione, che molti studiosi di storia dell’arte pensano sia la più affine a quella originale, comportò il fatto che si rifacessero ampie zone del fondo e la totale ridipintura delle gambe di san Lorenzo (Zeri, 1971).

In origine le figure inginocchiate erano quattro: una di queste, sulla destra, è praticamente perduta.

Altre zone della superficie pittorica riportano il segno di gravi danneggiamenti, ma quelle rimaste integre evidenziano la pregiata maestria del Lippi.

Annunciazione con angelo e santi di Filippo Lippi

Filippo Lippi: Annunciazione con angelo e santi – Vergine Annunziata, Angelo Annunziante, Sant’Antonio Abate e San Giovanni Battista

Filippo Lippi: Annunciazione con angelo e santi - Vergine Annunziata, Angelo Annunziante, sant'Antonio Abate e san Giovanni Battista
Filippo Lippi: Annunciazione con angelo e santi, 1452-1453, cm. 57 x 24 ciascuna, tempera su tavola, Galleria degli Uffizi, Firenze.

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Sull’opera: i quattro singoli pannelli con la “Vergine Annunziata”, “Angelo Annunziante”, “Sant’Antonio Abate” e “San Giovanni Battista” sono dipinti di Filippo Lippi realizzati con tecnica a tempera su tavola intorno al 1452-53, misurano ciascuno 57 x 24 cm. e sono custoditi nella Galleria degli Uffizi a Firenze. 

Poche e frammentarie sono le notizie storiche delle presenti composizioni, che pervennero alla Galleria degli Uffizi nel 1919.

Il formato delle tavole è comunque rimasto quello originale, come pure la cornice.

Le loro dimensioni escludono l’ipotesi che potesse trattarsi di pannelli posti ai lati di una pala d’altare e potrebbero far pensare invece alla decorazione di qualche oggetto ecclesiastico.

La qualità delle stesure pittoriche non è molto alta, per cui molti studiosi le hanno riferite alla bottega dell’artista, ma l’accertamento della presenza di varie ridipinture, insieme allo stato di conservazione non proprio ottimale, portano a far presupporre che possa effettivamente trattarsi di opere autografe del Lippi.

Madonna del Ceppo di Filippo Lippi

Filippo Lippi: Madonna del ceppo

Filippo Lippi: Madonna del Ceppo
Filippo Lippi: Madonna del Ceppo, anno di esecuzione 1452-1453, cm. 187 x 120, tecnica a tempera su tavola, Museo Civico, Prato.

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Sull’opera: “Madonna del Ceppo” è un dipinto di Filippo Lippi realizzato con tecnica a tempera su tavola intorno al 1452-53, misura 187 x 120 cm. ed è custodito nel Museo Civico di Prato. 

La “Pia Casa dei Ceppi”, conosciuta semplicemente con il nome di “Ceppo” era un ente assistenziale della città di Prato. Fu fondata nel 1282 da Monte Turino de’ Pugliesi e venne subito conosciuta come “Ceppo” (parola derivata dal fatto che si inserivano elemosine in un ceppo d’albero).

Più tardi sorse un nuovo “Ceppo” per volontà testamentaria di Marco Datini, che per essere distinto dall’altro vennero impiegate per entrambi nuove denominazioni: “Vecchio Ceppo” e “Nuovo Ceppo”. Nel 1545 i due “Ceppi” furono riunificati in un’unica organizzazione con il nominativo di “Casa Pia dei Ceppi dei poveri di Prato”, avente come scopi primari quelli dell’assistenza e delle elemosine agli indigenti.

L’organizzazione, presente in diverse città della toscana, a Prato aveva sede in palazzo Datini (dal secondo fondatore), dove la presente composizione rimase in un cortile fino al 1858, anno in cui pervenne al Museo Civico.

La lunga permanenza a contatto diretto con la luce e con gli agenti atmosferici hanno determinato una grossa caduta cromatica della stesura pittorica, incidendo purtroppo anche sulle figure.

La tavola viene anche citata nelle Vite del Vasari, come opera commissionata nel biennio 1452-53 dai Buonomini del Ceppo, i quattro soprintendenti agli ornamenti della Cappella Maggiore di Santo Stefano nel Duomo di Prato.

Esiste una ricevuta, datata 28 maggio 1453, che testimonia il pagamento dell’opera con una somma pari a 85 fiorini d’oro.

La composizione è da sempre considerata autografa dell’artista, tutt’al più, secondo alcuni, realizzata con la collaborazione di aiuti di bottega, in particolare il Pesellino o Fra’ Diamante, nella stesura dei volti dei quattro committenti.

Annunciazione (Palazzo Barberini) di Filippo Lippi

Filippo Lippi: Annunciazione (Palazzo Barberini)

Filippo Lippi: Annunciazione (Palazzo Barberini)
Filippo Lippi: Annunciazione, periodo 1440-45, cm. 155 x 144, tecnica a tempera su tavola, Galleria Nazionale di Palazzo Barberini, Roma.

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Sull’opera: “Annunciazione” è un dipinto di Filippo Lippi realizzato con tecnica a tempera su tavola intorno agli anni 1440-45, misura 155 x 144  cm. ed è custodito nella Galleria Nazionale di Palazzo Barberini a Roma. 

Il Cavalcaselle (Studioso di storia dell’arte) nel 1892, dopo un’accurata ricostruzione, ipotizzò che la composizione in esame sarebbe provenuta dalle zone di Bagno a Ripoli.

Dieci anni dopo il Supino (1902) scoprì, inoltre, che la tavola era stata impiegata per decorare l’oratorio dei Bardi-Larioni di Pian di Ripoli, e che le due figure inginocchiate potevano essere identificate in Lorenzo di Ilarione de’ Bardi ed Alessandro di Andrea de’ Bardi, i committenti dell’opera.

Il perno che regola l’intera composizione è quello della Vergine, inserita al centro della scena, secondo una struttura compositiva riproposta poi dall’artista in molte altre versioni. Essa spicca in un ambiente interno la cui architettura, aperta ad un paesaggio con vegetazione ed alberelli, le fa da cornice (si noti l’arco e le colonne ai lati). L’Angelo, inginocchiato, le sta consegnando il giglio bianco, simbolo della sua purezza.

In primo piano sulla destra, inginocchiati e con le braccia appoggiate sulla balaustra, appaiono i due committenti vestiti secondo la moda del momento, che secondo il Supino fanno parte della famiglia Bardi-Larioni.

Esequie di san Gerolamo (Prato) di Filippo Lippi

Filippo Lippi: Esequie di san Gerolamo (Prato)

Filippo Lippi: Esequie di san Gerolamo (Prato)
Filippo Lippi: Esequie di san Gerolamo, anni 1452-1460, cm. 268 x 165, tempera su tavola, Museo dell’Opera del Duomo, Prato.

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Sull’opera: “Esequie di san Gerolamo” è un dipinto di Filippo Lippi realizzato con tecnica a tempera su tavola intorno al 1452-60, misura 268 x 165 cm. ed è custodito nel Museo dell’Opera del Duomo, Prato. 

La pregiata pala ebbe come commissionario Geminiano Inghirami, il Preposto di Prato, un uomo dalla personalità dinamica e sempre in ottimi rapporti con i grandi nomi degli ambienti artistici fiorentini. Esso portò a Prato diversi personaggi di quel mondo, tra cui Donatello, Michelozzo e lo stesso Filippo Lippi, per la decorazione della cappella Maggiore del Duomo e per i lavori al pulpito.

La cronologia della tavola non è mai stata riferita all’anno 1440 – certamente apocrifo –  che è riportato sulla stesura pittorica, per l’incongruenza stilistica con le opere del Lippi realizzate nello stesso periodo.

Attualmente la tendenza degli studiosi è quella di inserirla tra il 1450, l’arrivo dell’artista Prato, ed il 1460, anno della morte di Inghirami.

La pala, che non ha mai lasciato la cattedrale di Prato, pervenne nel Museo dell’Opera nel corso del Novecento.

Incoronazione Maringhi di Filippo Lippi

Filippo Lippi: Incoronazione Maringhi

Filippo Lippi: Incoronazione Maringhi
Filippo Lippi: Incoronazione Maringhi, periodo 1441-1447 circa, cm. 200 x 287, tempera su tavola, Galleria degli Uffizi, Firenze

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Nota: foto a bassa risoluzione perché protetta dalla legislazione sulla protezione dei beni culturali.

Sull’opera: L’ “Incoronazione Maringhi”, conosciuta anche come “L’incoronazione della Vergine”, è una pala d’altare autografa di Filippo Lippi, realizzata con tecnica a tempera su tavola intorno al 1441-47. La tavola principale misura 200 x 187 cm. ed è custodita nella Galleria degli Uffizi a Firenze, mentre un riquadro della perduta predella, con raffigurato il “Miracolo di sant’Ambrogio“, misura cm. 28 x 52,5 ed è custodito nella Gemäldegalerie a Berlino. 

Agli inizi degli anni Trenta l’artista aveva lasciato il convento del Carmine per recarsi a Padova. Al suo rientro aprì una bottega (1437) per svolgere in proprio l’attività artistica ma, non avendo danaro da corrispondere agli apprendisti ed aiutanti, incominciò soltanto con i suoi due unici compagni abituali, Fra’ Diamante e Fra’ Carnevale e con un ignoto “Piero di Lorenzo dipintore”, probabilmente da identificarsi nel Maestro della Natività di Castello.

La tavola principale aveva una ricca cornice in legno, intagliata ed indorata (andata perduta), realizzata da Domenico del Brilla e Manno de’ Cori. La pala era stata voluta dal procuratore di Sant’Ambrogio e canonico di San Lorenzo, Francesco Maringhi, nelle sue volontà scritte poco prima di morire (1441). Esistono documentazioni attestanti che egli aveva destinato i suoi beni per la decorazione dell’altare maggiore della chiesa di Sant’Ambrogio. Da altre documentazioni, ricevute di pagamento datate dal 1439 al 1447, si ricava  quando furono iniziati i primi contatti con l’artista e quando fu portata a compimento l’intera opera.

Nel 1446 la pala, ormai quasi completata, fu trasferita dalla casa di Filippo Lippi al monastero benedettino di Sant’Apollonia, dove veniva conservato il pregiato pigmento, blu oltremare, da impiegare per le rifiniture. L’anno successivo la pala veniva ubicata definitivamente in Sant’Ambrogio.

Per quest’opera l’artista si avvalse di sei collaboratori esterni per le fasi finali, tra cui i già citati intagliatori della perduta cornice.

In origine la pala era corredata di predella, che venne smembrata in più parti e oggi è perduta, tranne parte di un riquadro con il Miracolo di sant’Ambrogio, attualmente custodito nei Musei Statali di Berlino.

Nel 1810 la pregiata tavola venne trafugata dalla chiesa e poco dopo rivenduta da un privato alla Galleria dell’Accademia di Firenze, da dove passò agli Uffizi, l’attuale sede.