Il sogno di Ossian (acquerello) di Jean-Auguste-Dominique Ingres

Jean-Auguste-Dominique Ingres: Il sogno di Ossian (acquerello)

Jean-Auguste-Dominique Ingres: Il sogno di Ossian (acquerello)
Jean-Auguste-Dominique Ingres: Il sogno di Ossian, acquerello, cm. 23,8 x 28,2,  Proprietà privata, Montauban.

Sull’opera: “Il sogno di Ossian,” è un dipinto autografo di Ingres realizzato con tecnica ad acquerello intorno al 1811, misura 23,8 x 28,2 cm. ed è custodito in una collezione privata a Montauban. 

Sulla montatura originale della composizione si legge “Ingres, invenit et fecit”.

In precedenza l’opera apparteneva a Gilibert, che probabilmente la ricevette direttamente dall’artista nel 1821.

La bagnante di Valpinçon di Ingres

Jean-Auguste-Dominique Ingres:

Jean-Auguste-Dominique Ingres: La bagnante di Valpinçon
Jean-Auguste-Dominique Ingres: La bagnante di Valpinçon, cm. 146 x 97,5, Louvre, Parigi.

Sull’opera: “La bagnante di Valpinçon” è un dipinto autografo di Ingres realizzato con tecnica a olio su tela nel 1808, misura 146 x 97,5 cm. ed è custodito nel Museo del Louvre a Parigi. 

 In basso a sinistra si legge: “Ingres. Rome 1808”.

Insieme ad “Edipo e la Sfinge” costituiva l'”envoi de Rome”(invio di Roma) dell’anno 1808, alla cui esposizione parigina apparve con il titolo di “Femme assise”, suscitando tra gli appassionati della pittura e, soprattutto,  fra la giuria giudicante, lodevoli commenti per la delicatezza del colore e la verità del tratto.

Le due peculiarità sopra evidenziare persuasero appieno anche lo scrittore-pittore Étienne-Jean Delécluze (Parigi, 1781 – Versailles, 1863) quando ammirò la composizione all’Exposition universelle del 1855. In tale occasione pure Perrier (“LA” 1855) ebbe modo di trovarsi di fronte alla pregiata stesura, come egli stesso definì di notevole ricchezza cromatica, dichiarandola, insieme ai fratelli Edmond ( 1822-1896) e Jules(1830-1870) de Goncourt, “degna di Rembrandt“.

L’opera in esame fu subito acquistata dal conte Rapp, tramite la mediazione del pittore francese Pascal Simon Gérard (Roma, 1770 – Parigi, 1837), della cui collezione fece parte fino al 1822.

Poco più tardi pervenne, per acquisto al prezzo di 400 franchi, a quella di Valpinçon (dal quale deriverebbe il titolo suddetto).

Da Questa passò a L. Pereire,  da cui pervenne, nel 1879 al prezzo di 60.000 franchi, all’attuale Museo.

Si veda anche “La piccola bagnante“.

Il sogno di Ossian di Ingres

Jean-Auguste-Dominique Ingres: Il sogno di Ossian

Jean-Auguste-Dominique Ingres: Il sogno di Ossian
Jean-Auguste-Dominique Ingres: Il sogno di Ossian, cm. 348 x 275, Musée Ingres, Montauban.

Sull’opera: “Il sogno di Ossian” è un dipinto di Ingres realizzato con tecnica a olio su tela nel 1813 (rimaneggiato nel 1841 da R. Balze, sotto indicazioni dello stesso artista, ma non portato a termine), misura 348 x 275 cm. ed è custodito nel Musée Ingres a Montauban. 

Sulla roccia, in basso al centro, comparve – durante un restauro eseguito in occasione della a Parigi del 1967 – la scritta “Ingres F. 1813”.

L’opera fu commissionata nel 1811 per la decorazione del soffitto della camera da letto di Napoleone nel palazzo del Quirinale a Roma, dove venne ubicata, allora in forma ovale (ancora adesso visibile nella zona in basso a sinistra), tra quattro rilievi di Alvarez, un condiscepolo di Ingres nella bottega di David (Jaques-Louis David, Parigi 1748 – Bruxelles, 1825).

Probabilmente il dipinto fu rimosso dal soffitto di quella stanza nel 1815 insieme al “Romolo porta al tempio di Giove le armi dello sconfitto Acrone” (una tempera su tela dello stesso Ingres di 276 x 530 cm., attualmente custodita all’Ècolec des Beaux Arts a Parigi). Il pittore, riottenendolo nel 1835 tramite acquisto, lo inviò a Parigi, e nel 1867 – anno della sua morte – lo lego al museo che oggi porta il suo nome.

Con il consenso e sotto la supervisione dello stesso Ingres la tela fu rielaborata da R. Balze, che non riuscì a portare a compimento l’importante compito, peraltro protrattosi – probabilmente – oltre il 1841.

La grande odalisca (Louvre) di Jean-Auguste-Dominique Ingres

Jean-Auguste-Dominique Ingres: La grande odalisca (Louvre)

Jean-Auguste-Dominique Ingres: La grande odalisca (Louvre)
Jean-Auguste-Dominique Ingres: La grande odalisca, cm. 91 x 162, Museo del Louvre, Parigi.

Sull’opera: “La grande odalisca” è un dipinto autografo di Ingres realizzato con tecnica a olio su tela nel 1814, misura 91 x 162 cm. ed è custodito nel Museo del Louvre a Parigi. 

Il dipinto è conosciuto anche con i titoli: “Odalisca adagiata” e “Odalisca Pourtalès”.

 Nella zona in basso a destra si legge “I. A. Ingres P.at 1814. Rom.”. La composizione fu commissionata nel 1813 da Maria Annunziata Carolina Bonaparte (Ajaccio, 1782 – Firenze, 1839) , sorella di Napoleone I e moglie di Gioacchino Murat, come costituzione di pendant per il “Nudo di donna assopita” già in possesso della stessa regina di Napoli.

Il dipinto non venne mai consegnato a causa della caduta della dinastia franco-napoletana e fu invece venduto, nel 1819 per la somma di 1200 franchi, al ciambellano del re di Prussia, il conte de Pourtalès-Gorgier, da cui deriva uno dei titoli suddetti. Dopo diversi passaggi di proprietà, nel 1899, pervenne tramite acquisto al Museo del Louvre.

Partecipò alle esposizioni del Salon degli anni 1819, 1846 e 1855, suscitando critiche abbastanza negative, soprattutto per il presunta debolezza disegnativa (Kératry, 1820) e per la scarsa variazione cromatica (Landon, 1819), nonché per le forme anatomiche – secondo Kératr, Mantz (1855) ed altri – troppo elaborate: errori, questi, considerati per di più come una valutazione impropria dell’artista, cioè volontari.

Riguardo alla presente opera, con Ingres in vita, pochissimi furono i suoi sostenitori – ridotti ad una ristrettissima cerchia – che, viceversa, consideravano indispensabili tali forzature per il pregiato fluire dell’impianto compositivo.

Ritratto del conte Guriev di Ingres

Jean-Auguste-Dominique Ingres: Ritratto del conte Guriev

Jean-Auguste-Dominique Ingres: Ritratto del Conte Guriev
Jean-Auguste-Dominique Ingres: Ritratto del conte Guriev, cm. 107 x 86, Hermitage, Leningrado.

Sull’opera: “Conte Guriev” è un dipinto autografo di Ingres realizzato con tecnica a olio su tela nel 1821, misura 107 x 86 cm. ed è custodito nell’Hermitage a Leningrado. 

Nella zona in basso a sinistra, sul tavolo, si legge: “Ingres Flor. 1821”. L’effigiato, come riportato nel titolo del quadro, è il conte Guriev (1792-1849), un valoroso ufficiale che partecipò alle guerre contro Napoleone Bonaparte.

Guriev soggiornò a Firenze nel biennio 1620-21, in occasione del suo viaggio di nozze (fonte: Ternois).

Nel dicembre 1821 ottenne l’incarico di ambasciatore di Russia all’Aia. Fu nel capoluogo toscano che venne realizzato il ritratto in esame e non – come si pensava, con forti dubbi, in base alle caratteristiche del paesaggio sul fondo – a Roma o a Napoli, sedi in cui si recò in un periodo più tardo).

Permane comunque qualche incertezza sul fatto che si tratti verosimilmente d’un uomo di appena ventinovenne (Ternois, “C” 1967).

Pur tuttavia la tela risulta accennata in modo alquanto chiaro in una missiva dello stesso artista inviata a Gilbert – datata 20. IV. 1821 – che pare possa eliminare il diretto rapporto con un’altra lettera, spedita il 18. X. 1839 da H. Lehmann alla contessa d’Agouit. In quest’ultima, infatti, un ritratto dello stesso Guriev appariva in via di realizzazione o comunque in progetto, quadro di cui non si parlò più, probabilmente mai eseguito.

Ritratto di Madame Marcotte de Sainte-Marie di Ingres

Jean-Auguste-Dominique Ingres: Ritratto di Madame Marcotte de Sainte-Marie

Jean-Auguste-Dominique Ingres: Madame Marcotte de Sainte-Marie
Madame Marcotte de Sainte-Marie, cm. 93 x 74, Louvre, Parigi.

Sull’opera: “Madame Marcotte de Sainte-Marie” è un dipinto autografo di Ingres realizzato con tecnica a olio su tela nel 1826, misura 93 x 74 cm. ed è custodito nel Museo del Louvre a Parigi. 

 Sulla stesura pittorica si legge “Ingres, 1826”.

L’effigiata della presente composizione, il cui nome di nascita era Salvaing de Boissieu, donna alquanto “malaticcia”, era cognata di Marcotte d’Argenteuil, uno stretto amico dell’artista.

 Fino al 1923 il pregiato ritratto rimase presso i discendenti della famiglia della modella.

Opera, questa, indubitabilmente interessante, ma con qualche enfatizzazione virtuosistica di troppo, soprattutto nella resa del panneggio.

La piccola bagnante di Ingres

Jean-Auguste-Dominique Ingres: La piccola bagnante

Jean-Auguste-Dominique Ingres: La piccola Bagnante
La piccola Bagnante, cm. 35 x 27, Louvre, Parigi.

Sull’opera: “La piccola Bagnante” è un dipinto autografo di Ingres realizzato con tecnica a olio su tela nel 1828, misura 35 x 27 cm. ed è custodito nel Museo del Louvre a Parigi. 

 La presente composizione – datata e firmata, in basso a sinistra, con la scritta “Ingres 1828” – è conosciuta anche con i titoli “Donne al bagno” e “Interno di harem”.

Il dipinto fu commissionato da Mme Coutan, e, nel 1880, non più appartenente alla famiglia dell’effigiata, già si trovava sul mercato francese. Dopo alcuni passaggi, nel 1908 perveniva tramite acquisto – per la somma di 6600 franchi – al Louvre.

Sostanzialmente può essere considerato a tutti gli effetti una replica de “La bagnante di Valpinçon”, o “Grande Baigneuse” (custodita nello stesso museo). La figura, e naturalmente anche la modella, è praticamente la stessa (compare anche nel “Bagno turco“, un tondo di 108 cm., Louvre), sebbene, probabilmente, resa più morbida dalla pur lieve differenza del panno sul braccio sinistro.

Ritratto di Monsieur Bertin l’Aine di Ingres

Jean-Auguste-Dominique Ingres: Ritratto di Monsieur Bertin l’Aine

Jean-Auguste-Dominique Ingres: Monsieur Bertin l'Aine
Monsieur François Bertin l’Aine, cm. 116 x 95, Louvre, Parigi.

Sull’opera: “Monsieur François Bertin l’Aine” è un dipinto autografo di Ingres realizzato con tecnica a olio su tela nel 1832, misura 116 x 95 cm. ed è custodito nel Museo del Louvre a Parigi. 

 Sul fondo, in alto a sinistra, si legge: “J, Ingres pinxit 1832”. Sempre in alto, ma a destra, compare anche la scritta: “L. F. BERTIN”. L’uomo ritratto nel presente dipinto (1766-1841) era un potente affarista, fondatore (1789) e direttore del “Journal des Débats”, un quotidiano francese stampato fino al 1944.

 Alcune documentazioni, per lo più disegni – attualmente custoditi nel Musée Ingres a Montauban, nel Metropolitan Museum di New York e  nel Fogg Art Museum di Cambridge (Massachusetts) – evidenziano  le lunghe indecisioni che precedettero la ricerca della della posa ideale, che il pubblico – semplici appassionati ma anche critici d’arte – del Salon del 1833, dove il dipinto era esposto, considerarò volgare fino a sfiorare il ridicolo, tanto che circolava insistentemente la voce – nata per vie traverse – che la stessa figlia di François non ci vedeva un gran signore ma un “grosso fattore”.

Questo avveniva nel periodo relativo alla nascita del quadro in esame.

Oggi si può invece convenire, in base alle notizie date dai successivi studiosi (fino a Ternois in “C”, 1967), che soprattutto grazie alla posa ed alla mole dell’effigiato, volutamente enfatizzata, il ritratto è carico di messaggi interiori: un’eccellente penetrazione psicologica creata e certamente “voluta” da Ingres.

L’odalisca con schiava di Ingres

Jean-Auguste-Dominique Ingres: L’odalisca con schiava

Jean-Auguste-Dominique Ingres: L'odalisca con schiava
L’odalisca con schiava, cm. 72 x 100, Walters art Gallery, Baltimora (foto da Wikimedia Common).

Sull’opera: “L’odalisca con schiava” è un dipinto autografo di Ingres realizzato con tecnica a olio su tela nel 1832, misura 72 x 100 cm. ed è custodito nella Walters art Gallery a Baltimora. 

 La presente composizione, datata e firmata con la scritta “J. Ingres, Rom, 1839”, fu commissionata da Marcotte, amico dell’artista, presso la cui famiglia – sia pure in seguito a vendite e riacquisti – restò fino all’anno 1875.

Il dipinto, dopo diversi passaggi di proprietà pervenne, tramite il lascito Winthrop (1943) alla Walters art Gallery di Baltimora, l’attuale sede. Si evidenzia con certezza un ulteriore sviluppo figurale del “Nudo di donna assopita” (conosciuta anche come “La dormiente di Napoli”), un tema realizzato in più versioni, qualcuna andata perduta, altre in musei e collezioni private.

Sempre riguardo alla tematica, orientaleggiante e romantica allo stesso tempo, l’idea di inserirla nella presente composizione fu dettata certamente dal periodo in atto.

Per quanto concerne l’aspetto puramente iconografico, secondo una ricerca svolta dallo studioso di storia dell’arte King (“JWG” 1942), per il nudo non risultano particolari riferimenti al di là di quello della “Dormiente di Napoli”: infatti in una lettera di Ingres a Gatteaux datata 7. 12. 1840, si legge che la composizione deriva da “dessins” (disegni, probabilmente, della Dormiente), impiegati “en l’absence du modèle vivant” (in assenza di un modello vivo). L’ambientazione potrebbe invece, secondo Ternois (“C”, 1967), essere stata tratta da miniature orientali, per lo più persiane, e da iconografia turca. Tuttavia l’aspetto d’insieme appare certamente “occidentalizzato”.

Ritratto di Madame Cavé di Ingres

Jean-Auguste-Dominique Ingres: Ritratto di Madame Cavé

Jean-Auguste-Dominique Ingres: Madame Cavè
Madame Cavé, cm. 40,6 x 32,7, Metropolitan Museum of New York.

Sull’opera: “Madame Cavé” è un dipinto autografo di Ingres realizzato con tecnica a olio su tela nel 1844, misura 40,6 x 32,5 cm. ed è custodito nel Metropolitan Museum di New York. 

 In basso a destra compare la dedica autografa del pittore: “Ingres a Madame Cavé”. La donna ritratta è Marie-Elisabeth Blavot, amica di Ingres (lo era anche di Delacroix), sposata con il suo allievo Cl. Boulanger, che la lasciò vedova nel 1842. Due anni dopo, nel 1844 – anno della presente composizione – ella divenne moglie di Cavé.

 La donna era una pittrice acquerellista, alla cui tecnica dedicò due ampi trattati – uno edito nel 1850, l’atro nel 1851 – che ottennero largo riscontro nel pubblico del periodo.

Il dipinto in esame, una normale tela rettangolare, fu adattato per moltissimo tempo in una cornice a forma ovale.

Per quanto riguarda la storia ‘esterna’, la composizione rimase presso la famiglia dei Cavé fino al 1911, dalla quale, dopo diversi passaggi di proprietà, pervenne a Mrs Grace Raney Roger di New York che la fece pervenire al Metropolitan Museum, l’attuale sede.

La stesura pittorica appare decisa ed assai fluente: un’opera certamente creata per una “collega”, innegabilmente sensibile al colore ed in condizione di comprenderne a fondo i valori reali, indipendentemente da elaborati sfondi.

Detto questo, si può senza dubbio affermare che la dedica di Ingres all’effigiata assume un significato ben specifico.