La coquette o Due gentiluomini e donna (o coppia) con bicchiere di Jan Vermeer

Jan Vermeer: La coquette o Due gentiluomini e donna (o coppia) con bicchiere

Jan Vermeer: La coquette
Jan Vermeer: La coquette, cm. 78 x 67,5, Herzog Anton Ulrich-Museum, Braunshweig

Descrizione e storia

Sull’opera: “La coquette”, o “Due gentiluomini e donna (o coppia) con bicchiere”, è un dipinto autografo di Jan Vermeer, realizzato con tecnica a olio su tela nel 1660, misura 78 x 67,5 cm. ed è custodito nel Herzog Anton Ulrich-Museum a Braunshweig.

La firma di Vermeer si trova sulla finestra, in basso a destra.

Come già indicato nella pagina precedente (“Galantuomo e donna che beve”), l’imposta della vetrata, compresa l’insegna araldica, anche in questo dipinto è la stessa, come pure nella “Donna con brocca”.

Sulla parete di fondo è appeso un dipinto raffigurante un ritratto maschile, di cui non si conosce l’autore, sul quale il Descargues avanzò ipotesi di significato ironico.

Secondo lo stesso studioso di storia dell’arte, l’intero contesto della composizione si avvicina a quello del “Bicchiere di vino rifiutato”, ma tale ipotesi non viene accolta con grande favore dal resto della critica, che non considera neanche autografo quest’ultimo dipinto.

È molto probabile che, incauti restauri definirono l’espressione affettata della “pretesa giovane civetta”.

L’Astronomo di Jan Vermeer

L’Astronomo di Jan Vermeer

Jan Vermeer: Astronomo
Astronomo, cm. 50,8 x 46,3, Louvre, Parigi.

Descrizione e storia

Sull’opera: “Astronomo” è un dipinto autografo di Jan Vermeer, realizzato con tecnica a olio su tela nel 1669 (?), misura 50,8 x 46,3 cm. ed è custodito nel Museo del Louvre a Parigi.

I vari titoli

Altri titoli dell’opera, nell’ordine, via via assegnati tra il Settecento e l’Ottocento, sono: Filosofo, Geometra, Geografo, Astrologo. Può darsi che insieme a questi ci sia anche il titolo “Il matematico”, come riportato nel catalogo della vendita Christie, così descritto: “Un signore seduto a un tavolo …… su cui è un globo”.

L’autografia e la cronologia

La tela è firmata e datata sull’anta dell’armadio, ma l’autografia di tale scritta – a prescindere da quella del dipinto – viene messa in dubbio da moltissimi studiosi. Anche per quanto riguarda la data, anch’essa suscita forti perplessità, soprattutto per la strana stesura delle cifre, tanto che il Mündler [in Thoré-Bürger], esaminando la tela, in occasione della vendita di Christie del 1863, pensò di dover correggere il 1668 in 1673.

Il Goldscheider, giustamente, avanza l’ipotesi che le scritte possano essere state scritte sulla cornice originaria (andata perduta). A rafforzare la tesi della “non originalità”, è l’esistenza di un’incisione del dipinto, che appare nel catalogo della collezione Lebrun [1792], dove non c’é traccia alcuna di iscrizioni.

L’identificazione

Risultano abbastanza numerose le identificazioni avanzate dai critici per la figura del sapiente. Secondo la tradizione, il volto dovrebbe essere quello di Spinoza, ma non esiste elemento possa giustificare tale  attribuzione, neanche le notizie astronomiche riferibili allo scienziato, pur se il Vermeer possa aver conosciuto presunto effigiato.

I vari passaggi di proprietà

L’opera fu citata per la prima volta nel catalogo di una vendita del 1713 allestita a Rotterdam, durante la quale l’ “Astronomo” ed il “Geografo” furono acquistati per un totale di 300 fiorini. Entrambi i dipinti vennero poi, nel 1720, aggiudicati a soli 160 fiorini nell’asta di H. Sorgh ad Amsterdam. Nel 1729, sempre ad Amsterdam, nella vendita di G. Looten, a 104 fiorini.

Più tardi l’opera apparteneva alla collezione parigina di Lebrun, finché nel 1797 passò – attraverso la vendita di D. Nijman di Amsterdam (“Un filosofo nello studio … Molto naturale e artisticamente eseguito”; 270 fiorini) – a J. Gildemeester. Alla vendita di quest’ultimo, nell’Ottocento, venne aggiudicato a 340 fiorini. Più tardi apparve all’asta di Christie e quindi a quella parigina di L. Doublé (1881).

Nel 1907 entrò a far parte della collezione de Rothschild, ed oggi si trova nel Museo del Louvre.

Geografo di Jan Vermeer

Geografo di Jan Vermeer

Jan Vermeer: Geografo
Geografo, cm. 53 x 46,5, Städelsches Kunstinstitut, Francoforte.

Descrizione e storia

Sull’opera: “Geografo” è un dipinto autografo di Jan Vermeer, realizzato con tecnica a olio su tela nel 1669 (?), misura 53 x 46,5 cm. ed è custodito nello Städelsches Kunstinstitut, Francoforte.

Autografia, cronologia e identificazione

La firma e la data si trovano sulla parete frontale, nella zona alta a destra, ma la scrittura che le comprende viene considerata apocrifa dalla maggior parte degli studiosi. Su un’anta dell’armadio c’è un’altra firma, anch’essa ritenuta falsa. Occorre però segnalare che questa seconda firma fu riconosciuta autografa dall’autorevole studioso Thoré-Bùrger nel 1886. Questo potrebbe far presupporre che tale scritta – alquanto indebolita ed in via di dissolvimento – sia stata più tardi rafforzata con altra pittura.

Nel personaggio del geografo, Huyghe ritenne probabile l’identificazione di un figlio di Vermeer, mentre il Malraux vi riconobbe lo stesso artista: ipotesi, questa, che ormai nessuno potrà mai più convalidare.

la storia e i vari passaggi di proprietà

La storia esterna della tela in esame è abbastanza movimentata e segue quella dell’ “Astronomo” fino alle tre “vendite” nella città di Amsterdam, poi – e questo è dubbio – apparve disaccoppiata all’asta Crammer (Amsterdam, 1778) dove fu aggiudicata a 172 fiorini, e a quella D. Nijman (Amsterdam, 1797), aggiudicata a 133 fiorini.

Sempre nella stessa città, l’opera appartenne, poi, al mercante C. Josi, quindi partecipò all’asta De Lange (1803), dove venne aggiudicata per 720 fiorini, e all’asta Goll van Frankenstein (1833), nella quale fu assegnata a 195 fiorini.

Più tardi passò alla collezione Dumont di Cambrai che la rimise sul mercato. Passò poi per l’asta Pereire di Parigi (1872), dove fu acquistata per 7.200 franchi.

In seguito, faceva parte della collezione parigina M. Kahn che la cedette a quella del principe Demidoff a San Donato (presso Firenze).

Nel 1880 ricomparve ad un’asta a Firenze e, nel 1885, in quella di A. J. Bosch a Vienna. Sempre nello stesso anno, l’opera apparteneva al mercante parigino Sedelmeye che la vendette al  Kunstverein di Francoforte.

La lettera d’amore di Jan Vermeer

Jan Vermeer: La lettera d’amore

Jan Vermeer: La lettera d'amore
Jan Vermeer: La lettera d’amore, cm. 38,5, Rijksmuseum, Amsterdam.

Sull’opera: “La lettera d’amore”, o “Fantesca e signora con lettera”, o “Amoroso”,  è un dipinto autografo di Jan Vermeer, realizzato con tecnica a olio su tela nel 1667, misura 44 x 38,5 cm. ed è custodito nel Rijksmuseum ad Amsterdam.

Firmato sulla sinistra, nella zona sopra il cesto della biancheria.

Il terzo titolo, riferito all’ “Amoroso”, è quello tramandato dalla tradizione e viene – naturalmente – collegato al gusto interpretativo di gran parte dell’opera vermeeriana, ma tuttavia ben distinto da quello di altre raffigurazioni dell’artista dove compaiono altre scene epistolari: distinzione dovuta soprattutto dall’eccezionalità della struttura compositiva che tanto assomiglia ad un trittico, con la scena principale collocata al centro, ripresa attraverso l’apertura di un non ben definito uscio, parzialmente coperta in alto da una tenda che scende sullo ‘scomparto’ di destra, proseguendo dietro un seggiolone sul cui sedile poggiano moltissimi spartiti musicali. Nell’ala di sinistra, su una parete, ripresa in scorcio, è appesa una grande carta geografica.

Al centro, ben evidenziati in primo piano su contrastanti pianelle, appare lo spazzolone insieme ad altri elementi per le pulizie, mentre in secondo piano si svolge la scena principale con la signora e la fantesca. La prima, con una scintillante veste gialla e toletta d’ermellino, ha una citara ed indossa molti gioielli; la seconda, un vestito con forme e colori più volte impiegato dal pittore . Dietro alla fantesca, in alto, pende una veduta paesaggistica (secondo il Bloch si tratta di “nella maniera di Wijnants”) e un paesaggio marino non identificato. Più sotto, dietro le due donne, un pannello di cuoio con ornamenti dorati (come nella “Fede”). A destra, attraverso la cornice e la colonna, s’indovina un caminetto.

L’opera in esame faceva parte della collezione di J. F. van Lennep di Amsterdam, quindi passò, nel 1892, per la “vendita Messchert van Vollenhoven” della stessa città, dove venne acquistata per 41.000 fiorini. Infine nel 1893 pervenne al Museo.

Per quanto riguarda la cronologia, la tela viene generalmente riferita agli anni 1665-70, con tendenza — da parte degli studiosi del Novecento — verso il termine più tardo.

Suonatrice di liuto di Jan Vermeer

Suonatrice di liuto di Jan Vermeer

Jan Vermeer: Suonatrice di liuto
Suonatrice di liuto, 52 x 46 cm., Metropolitan Museum, New York.

Sull’opera: “Suonatrice di liuto” è un dipinto autografo di Jan Vermeer, realizzato con tecnica a olio su tela nel 1663-64, misura 52 x 46 cm. ed è custodito nel Metropolitan Museum a New York.

La tela è firmata sul tavolo. Anche in questa composizione appare la carta geografica dell’Europa e molti altri elementi, che l’artista impiega usualmente nello sviluppo delle varie tematiche (suppellettili, sedie, pavimenti, finestre, tendaggi, vestiti, spartiti, ecc.).

La luce, come nella maggior parte delle opere vermeeriane proviene da sinistra. Nella ragazza, attenta ad accordare una corda dello strumento, è probabilmente indicato un movimento.

Per il Descargues, la nota stonata del dipinto è la raffigurazione del liuto – che non risulta affatto esatta – se si pensa ad un Vermeer conosciuto come grande esperto di strumenti musicali.

L’opera pervenne nel 1925  al Metropolitan Museum di New York dalla collezione di C. B. Huntington (della stessa città), che l’aveva reperita in Gran Bretagna.

Per quanto riguarda la cronologia, il dipinto viene generalmente riferito al 1663-64 (Valentiner, Trantscholdt, De Vries, Gowing, ecc.). Il Goldscheidsr gli assegna con decisione l’anno 1664, evidenziando una più scarsa luminosità a confronto delle composizioni realizzate nel suddetto biennio. Il Bloch la ritarda al 1665.

L’opera subì un positivo processo di ripulitura nel 1944, che riportò alla luce la grande perla pendente dall’orecchio della suonatrice (altro usuale elemento impiegato dall’artista), fino allora nascosta da ridipintura raffigurante un diverso gioiello.

“L’atelier”, o “Pittore al lavoro” di Jan Vermeer

“L’atelier”, o “Pittore al lavoro” di Jan Vermeer

Jan Vermeer: L'atelier
L’atelier, o Pittore al lavoro, cm. 120 x 100, Kunsthistorisches Museum, Vienna.

Sull’opera: “L’atelier” o “Pittore al lavoro”, è un dipinto autografo di Jan Vermeer, realizzato con tecnica a olio su tela nel 1665, misura 120 x 100 cm. ed è custodito nel Kunsthistorisches Museum a Vienna.

Le varie interpretazioni iconologiche

Sulla composizione sono stati sollevati molti problemi iconologici, tra cui quello della carta geografica appesa alla parete. Questa, che raffigura i Paesi Bassi e – ai lati – venti vedute delle più importanti città olandesi, reca nella parte alta una scritta, parzialmente nascosta da elementi di un lampadario. Qui vi si legge: “NOVA XVI] PROVINCIARVM […]A[…)ERI[…]RIS DESCRIPTIO […] ET ACCVRATA EARVNOEM […] EDITA […] PER NICOLAVM PISCATOREM”.

Diverse furono le interpretazioni, tra le quali riportiamo quella del Tolnay [“GBA” 1953] che intese le prime parole della scritta come “Nova XVII Provinciarum Germaniae Interioris descriptio …”, evidenziando la raffigurazione dell’aquila bicipite (stemma degli Asburgo di Spagna) e facendo specifico riferimento alla non bella situazione politica dei Paesi Bassi al tempo della dominazione spagnola, che si protrasse fino al 1581, anno in cui le diciassette province si proclamarono indipendenti. Lo stesso Tolnay identificò – con la concordia di Hultén (“KT” 1949) – nell’autore della carta (Nicolas Piscator) Nicolas Visscher (1618-79 e.)

La carta raffigurata nella composizione risulta assolutamente irreperibile, e tra l’altro venne identificata dal Hultén in un’opera di Ochtervelt (1634-1682), che potrebbe benissimo averla ricopiata dal Vermeer.

La storia del dipinto

All’asta del 1696 svoltasi ad Amsterdam un’opera veniva cosi descritta: “Ritratto di Vermeer in una stanza, con vari accessori; d’una bellezza rara; dipinto da lui stesso” (45 fiorini); e che la suocera del maestro, cui il dipinto pervenne dalla vedova Catharina con ‘piena libertà’ di disporne come volesse, ebbe a protestare allorché il curatore della successione a Vermeer lo fece porre all’incanto”. Fra gli studiosi, pochi sono disposti ad identificarci il dipinto in esame.

Alla morte dell’artista il dipinto (probabilmente quello di cui stiamo parlando) passò a Catharina (la vedova di Vermeer), che lo cedette (1676) alla madre come saldo, o garanzia, di un prestito di 1000 fiorini, fatto l’anno precedente al pittore. Nella seconda metà del Settecento apparteneva all’ambasciatore d’Austria, barone van Swieten,  che lo trasferiva prima a Bruxelles, poi a Parigi e, quindi, a Berlino.

Nel 1813 lo acquistò Collezione Czernin di Vienna per 50 gulden austriaci, nella quale rimase fino al 1942, anno in cui venne confiscato da Hitler.

Nel 1945 l’opera – restituita – venne trasferita a Vienna e, dallo stesso anno, si trova al Kunsthistorisches Museum, dove era già esposto prima della guerra.

Il dipinto è firmato dall’artista sul bordo inferiore della carta geografica appesa alla parete di fondo.

La suonatrice di chitarra di Jan Vermeer

La suonatrice di chitarra di Jan Vermeer

Jan Vermeer: Suonatrice di chitarra
Suonatrice di chitarra, cm. 53 x 46,3 Kenwood House, Londra.

Descrizione e storia dell’opera

Sull’opera: “Suonatrice di chitarra” è un dipinto autografo di Jan Vermeer, realizzato con tecnica a olio su tela nel 1667, misura 53 x 46,3 cm. ed è custodito nella Kenwood House a Londra.

L’autografia

La tela reca la firma dall’artista (all’epoca dello studioso Thoré-Bùrger non era rilevabile) sul bordo basso della tenda, a destra . La figura, che in questa composizione assume un’espressione sorridente – raramente rilevabile negli atteggiamenti vermeeriani – indossa un copribusto visibile in altri altre opere, qui elaborato con più eleganza, insieme a tutto il resto del drappeggio.

Anche per quanto riguarda la precisione nella rappresentazione dello strumento musicale, gli studiosi di storia dell’arte sono pienamente d’accordo. Vi riscontrano infatti la doppia corda secondo le tradizioni seicentesche, mentre la ‘rosa’ metallica al centro (quella che oggi chiamiamo bocca, o buca, della chitarra)  viene raffigurata in maniera alquanto insolita.  Del quadro appeso sulla parete di fronte, raffigurante un paesaggio agreste, non si conosce l’autore.

L’identificazione in “Una giovane che suona la chitarra”

Assai verosimilmente l’opera in esame può essere identificata in quella aggiudicata per 70 fiorini all’asta di Amsterdam del 1696, con titolo e dicitura “Una giovane che suona la chitarra: ottimo”. Il Thoré-Bùrger nei suoi scritti rivela di aver visto e aver voluto comprare il dipinto presso il mercante de Gruyter ad Amsterdam, e che nell’impossibilità di ottenerlo direttamente, lo fece acquistare tramite il suo amico Cremer.

Il Goldscheider riteneva  che dal 1871 il dipinto appartenesse alla collezione W. Cowper-Temple. Di certo nel 1888 passò alla collezione di A. E. Ashiey, che lo vendette all’antiquario londinese Agnew, dal quale pervenne – nel 1889 – al conte IIveag. Oggi si trova nella Kenwood House a Londra.

La pulitura del dipinto

In seguito a una pulitura avvenuta nel Novecento, il dipinto — già in buono stato di conservazione — acquistò maggiore luminosità e ricchezza di particolari, tanto che ritornò alla luce la firma dell’artista. Il Thoré-Bùrger prima della ripulitura descriveva la suonatrice “come immersa in una dolce penombra”.

“La lettera” o “Fantesca e signora che scrive una lettera” di Jan Vermeer

“La lettera” o “Fantesca e signora che scrive una lettera” di Jan Vermeer

Jan Vermeer: La lettera
La lettera, cm. 71,1 x 60,5, Collezione Beit, Blessington

Descrizione e storia

Sull’opera: “La lettera”, o “Fantesca e signora che scrive una lettera”, è un dipinto autografo di Jan Vermeer, realizzato con tecnica a olio su tela nel 1667, misura 71,1 x 60,5 cm. ed è custodito nella Collezione Beit, Blessington.

L’autografia

La firma dell’artista è riportata sul tavolo, sotto il braccio sinistro della signora che sta scrivendo. Le vesti della fantesca sono simili a quelle di altri dipinti vermeeriani, con particolare riferimento alla “Signora e fantesca che fanno i conti”.

Per alcuni studiosi, il grande quadro appeso alla parete di fondo – raffigurane Mosè salvato dalle acque – viene identificato come opera di Jacob van Loo (1614, Sluis – 1670, Parigi), o di artista vicino al suo stile italianizzante.

La storia

Per quanto riguarda la storia esterna del dipinto in esame, assieme alla “Suonatrice di chitarra”, dopo la morte di Vermeer, rimase presso la moglie Catharina, la quale li cedette entrambi al loro fornaio H. van Buyten per saldare un debito di 617 fiorini e 6 stuyvers.

Nel 1730 il dipinto, ormai separato dall’altro, si trovava alla vendita J. van Belle di Rotterdam con la dicitura “Giovane seduta che scrive una lettera, mentre, dietro, la domestica sta attendendo”, dove fu acquistato per 155 fiorini. Più tardi si trovava da F. van Bieiswijk di Delft (menzionato nell’inventario del 1734 di H. van Slingelandt, suo diretto erede, con valutazione pari a 30 fiorini).

In seguito – probabilmente – passò attraverso la vendita di Bl. de Gagny, svoltasi a Parigi nel 1776 sotto il nome di Terborch (“Donna che scrive e fantesca che aspetta”); poi, attraverso la vendita di Poulain, svoltasi nel 1780 nella stessa città. Sempre verosimile, ma certamente più sicuro, è il fatto che la tela passasse per la vendita di M. von Aichholz a Vienna.

Nel 1889, all’asta parigina di Secrétan, l’acquistarono per 62-000 franchi . Nel 1892 risultava presso l’antiquario Sedelmeyer; quindi, nella collezione Marinoni, e — ancora a Parigi — sul mercato. Infine pervenne alla casa Kleinberger che la cedette a Sir A. Beit.

La Merlettaia di Jan Vermeer

La Merlettaia di Jan Vermeer

Jan Vermeer: Merlettaia
Merlettaia, cm. 24 x 21 (circa), Louvre Parigi

Sull’opera: “Merlettaia”, o “Piccola merlettaia”, è un dipinto autografo di Jan Vermeer, realizzato con tecnica a olio su tela nel 1665, misura 24 x 21 cm. ed è custodito nel Museo del Louvre a Parigi.

L’autografia e l’identificazione

La tela reca la firma dell’artista sulla parete di fondo, in alto sulla destra. Secondo il Descargues, la ragazza, in relazione all’elegante vestito che indossa, dovrebbe essere una “donna di qualità”. Il Malraux, invece, vi identifica – come in moltissimi altri quadri vermeeriani – la moglie del pittore, Catharina Vermeer, indicandone anche l’età: trentacinque anni.

Il tappeto sul tavolo si è già visto in altri quadri. Qui riscontriamo un elemento non ricorrente nelle composizioni di Vermeer:  la provenienza della luce da destra che ritroviamo nella “Ragazza con flauto“,  nella “Ragazza con cappello rosso” e nella “Suonatrice di chitarra“).

La storia e i vari passaggi di proprietà

 Per quanto riguarda la storia esterna, possiamo iniziare dalla probabile identificazione dell’opera nel “pezzo” n° 12, presente nel catalogo dell’asta di Amsterdam svoltasi nel 1696, accompagnato dalla dicitura. Vi si legge: “Una giovane che lavora” (28 fiorini). Un’altra identificazione – questa volta assai certa – è da riconoscersi in una tela circolata nella stessa città presso varie altre “vendite”: J. Crammer (1778: prezzo 150 fiorini), J. Schepens (1811), H. Muilman (1813: asta in cui venne acquistata anche la “Lattaia” dello stesso Vermeer) e un’altra non identificata vendita svoltasi nel 1815 (9 fiorini). Poco più tardi, nel 1817,  passò per la vendita Lapeyriére di Parigi e quindi – nel 1851 – per quella van Nageli dell’Aia (260 fiorini). Nel 1870, sempre a Parigi, alla dispersione della raccolta D. Vis Blokhyzen di Rotterdam fu venduta per 7.270 franchi a Napoleone III.

A proposito del dipinto in esame, il Péhgnon scriveva: “Quadro dipinto con la più grande cura, in cui l’autore ha saputo rendere — pur con fare largo — la finitezza naturale, la varietà delle cose, la sericite dei tessuti, mediante la precisione delle tinte e degli effetti” (fonte: Catalogo della vendita Lapeyriére del 1817).

Renoir considerava la Merlettaia e l’ “Imbarco per Citera” di Watteau come i due più grandi capolavori presenti nel Museo del Louvre.

Per quanto riguarda la cronologia, alla tela viene generalmente assegnato il biennio 1665-66, tendente più verso il primo anno.

Signora seduta alla spinetta di Jan Vermeer

Signora seduta al virginale, o Signora seduta alla spinetta di Jan Vermeer

Jan Vermeer: Signora seduta alla spinetta
Signora seduta al virginale, cm. 51,5 x 45,5, National Gallery di Londra

Descrizione e storia del dipinto

Sull’opera: “Signora seduta al virginale, conosciuta anche come “Signora alla spinetta”,  è un dipinto autografo di Jan Vermeer, realizzato con tecnica a olio su tela nel 1670. Misura 51,5 x 45,5 cm. ed è custodito nella National Gallery di Londra con il titolo di “A young woman seated at the Virgina”.

L’autografia e il contenuto

L’opera reca la firma di Vermeer sulla parete di fondo, a destra della figura (sotto il quadro), il virginale è più o meno lo stesso di quello nel dipinto successivo, pur tuttavia con una paesaggistica del tutto diversa raffigurata sul coperchio. A proposito dello strumento musicale, Descargues ipotizzò che fosse stato eseguito ad Anversa dai Ruckers.

Il posizionamento dell’archetto della viola da gamba – incastrato tra le corde ed il ponticello – che a prima vista potrebbe sembrare alquanto insolito, era invece normale per i musicisti dell’epoca . Sulla parete frontale è appeso un quadro di Dirck van Baburen (1595 – 1624) come nel “Concerto a tre” (questa volta assai più nitido, dettagliato e, quindi, e meglio identificabile), la cui tematica non venne mai messa in relazione allo stato della musicista.

La storia e i vari passaggi di proprietà

Per quanto riguarda la storia esterna dell’opera, si può iniziare dalla sua probabile presenza nell’asta del 1696 (meglio descritta nella pagina seguente con la “Signora ritta al virginale”, considerata come quadro gemello).

Nel 1867 apparteneva allo studioso d’arte Thoré-Bürger che l’acquistò alla vendita dei beni degli Schònborn di Pommersfelden svoltasi nel 1866 (fonte: lo stesso Thoré-Bürger, 1866).

Alla morte dello studioso, l’opera finì nella vendita dei suoi beni, svoltasi a Parigi, nel 1892, al prezzo globale di 25.000 franchi, acquistata dall’antiquario T. H. Ward di Londra.

Nel 1898 il dipinto si ritrovava a Parigi nella residenza di Sedelmeyer, quindi, alla collezione londinese di G. Salting, che volle legarla alla città facendola pervenire alla National Gallery.

A proposito della composizione in esame, il Gerson nel 1966 vi riscontrava un “saggio perfetto di interesse puramente formale, affatto indifferente a qualunque esteriorità”