Banchetto nuziale di Pieter Bruegel

Pieter Bruegel: Banchetto nuziale

Pieter Bruegel: Banchetto nuziale
Pieter Bruegel: Banchetto nuziale, cm. 114 x 163,  Kunsthistorisches Museum, Vienna.

Sull’opera: “Banchetto nuziale” è un dipinto autografo di Pieter Bruegel, realizzato con tecnica a olio su tavola nel 1568, misura 114 x 163 cm. ed è custodito nel Kunsthistorisches Museum a Vienna.

Sulla presente tavola, il fatto che si tratti oppure no del pendant della “Danza di contadini” (si veda la pagina precedente), con cui si accompagna per gran parte della vicenda storica, può essere interpretato, a prescindere dall’idea iniziale per lo spunto tematico, nel senso che il destino delle due opere dovette coincidere, e quindi far sì che fossero considerate ‘gemelle’. A rafforzare tale considerazioni è la fascia di 5,5 cm. aggiunta  nella parte bassa del “Banchetto nuziale” per portarlo alle dimensioni dell’altro dipinto.

L’opera risulta venduta nel 1594 all’arciduca Ernesto d’Austria per la somma di 160 fiorini.

Nel 1659, come “original von Brogel“, viene citata nei cataloghi imperiali viennesi, dai quali – insieme alla “Danza dei contadini” – non verrà mai più rimossa.

Nel 1809 fu trasferita in Francia come bottino di guerra delle truppe napoleoniche, facendo poi ritorno alla vecchia sede.

Particolari:

22 Bruegel - Particolare parte sinistra del banchetto nuziale

Particolare della parte sinistra

23 Bruegel - Particolare parte destra del banchetto nuziale
Particolare della parte destra

Il misantropo (Capodimonte) di Pieter Bruegel

Pieter Bruegel: Il misantropo (Capodimonte)

Pieter Bruegel: Il misantropo (Capodimonte)
Pieter Bruegel: Il misantropo, diam. cm. 85 su tela di 86 x 85, Gallerie Nazionali di Capodimonte.

Sull’opera: “Il misantropo”, o “La perfidia del mondo” è un dipinto autografo di Pieter Bruegel, realizzato con tecnica a tempera su tela intorno al 1568, misura 86 x 85 cm. ed è custodito nelle Gallerie Nazionali di Capodimonte. 

La tela è firmata e datata in basso, sull’estrema destra, con la scritta “BRVEGEL 1568”, che da alcuni studiosi – tra i quali, il Tolnay ed il Jedlicka – è considerata apocrifa. I due versi in basso, che tradotti prendono i significati di “Giacché il mondo è così infido” e “mi vesto a lutto”, sono invece considerati autografi da Hulin de Loo.

Non tutti i critici sono d’accordo che il tema rappresentato riguardi il misantropo. Per alcuni la composizione tratterebbe l’eresia come dimostra l’antico titolo del dipinto, l’ “Eresia”, attribuitogli nel museo e tenuto attivo fino agli inizi del Novecento.

Alla fine del Cinquecento l’opera si trovava — pervenuta non si sa da quale luogo — a Parma presso la residenza del conte Masi, al quale fu confiscata nel 1611 dai Farnese. Nel 1680 apparve catalogata negli inventari di Palazzo del Giardino, sempre a Parma. Nel 1734 pervenne a Napoli insieme a tutto il patrimonio della famiglia Farnese.

Per quanto riguarda la cronologia, gli studiosi di storia dell’arte De Rinaldis (1911) e Denis e Glùck – con l’avallo del Tolnay – ritenendo autografa e quindi valida l’indicazione della scritta, la riferiscono all’anno 1568, mentre il RomdahI l’anticipa al 1563; Hulin de Loo, Friediànder e Michel (con evidente titubanza) ipotizzano l’anno 1565.

Gli storpi, o I mendicanti, o I lebbrosi di Pieter Bruegel

Pieter Bruegel: Gli storpi, o I mendicanti, o I lebbrosi

Pieter Bruegel: Gli storpi
Pieter Bruegel: Gli storpi, o I mendicanti, o I lebbrosi, cm. 18 x 21, Louvre, Parigi.

Sull’opera: “Gli storpi”, o “I mendicanti”, o “I lebbrosi” è un dipinto autografo di Pieter Bruegel, realizzato con tecnica a olio su tavola nel 1568, misura 18 x 21 cm. ed è custodito nel Museo del Louvre a Parigi. 

 La tavoletta è firmata e datata, nella parte in basso, sulla sinistra, con la scritta “BRVEGEL M.D.LXVIN”. Anche sul retro appaiono due scritte, forse apocrife, ma  all’apparenza, cinquecentesche. Una, scritta in lingua fiamminga ed incompleta, che esprime un augurio agli storpi: “[k]ruepelen, hooch, dal u nering betern moeg” (o storpi, che i vostri affari possano prosperare).

L’altra, formata da due distici in lingua latina, che paragonano la potenza espressiva della pittura con quella della natura, che il Genaille legge e traduce: “NATVRAE DEERAT N0STRAE QVOD DEFVIT ARTI / HAEC DATA PICTORI GRATIA TANTA [FUIT] / ALIVD / HIC NATVRA STVPET PICTIS EXPRESSA FIGVRIS / VISA SVIS CLAVDIS HVNC BRVEGEL ESSE PAREM” (Nemmeno la natura possiede ciò che manca alla nostra arte, tanto grande è il privilegio concesso al pittore; qui la natura, tradotta in immagini dipinte e vista nei suoi storpi, stupisce rendendosi conto che il Bruegel le è pari).

La piccola-grande opera attualmente si trova in buono stato di conservazione.

Il ladro di nidi di Pieter Bruegel

Pieter Bruegel: Il ladro di nidi

Pieter Bruegel: Il ladro di nidi
Pieter Bruegel: Il ladro di nidi, cm. 59 x 68, Kunsthistorisches Museum, Vienna.

Sull’opera: “Il ladro di nidi” è un dipinto autografo di Pieter Bruegel, realizzato con tecnica a olio su tavola nel 1568, misura 59 x 68 cm. ed è custodito nel Kunsthistorisches Museum, Vienna. 

 La tavola, in basso a sinistra, reca la firma e la data con la scritta: “BRVEGEL MD-LXVHI”. Secondo lo studioso Hulin de Loo si tratterebbe di un’illustrazione di un famoso proverbio fiammingo, che tradotto in italiano si legge: “Chi sa dov’è il nido si limita a saperlo; chi lo ruba lo ha”.

Lo stesso tema appare anche nel disegno a penna degli apicoltori (203 x 309, Kupterstichkabineit, Berlino). Altri studiosi, tra cui, Jedlicka e Vanbeselaer, facendo leva sul fatto moralistico e osservando che l’ingenuo bifolco in primo piano sta inconsapevolmente cadendo nel ruscello, riferiscono la presente composizione al Vangelo secondo Matteto (VII, 3) dove si dice che “…. non bisogna badare alla pagliuzza nell’occhio del fratello, dimenticando la trave nel proprio”. Altri ancora vi leggono l’esasperato pessimismo del Bruegel.

In precedenza, certamente già dal 1659, l’opera apparteneva – con l’attribuzione a Pieter Bruegel il Giovane – all’arciduca Guglielmo Leopoldo. La tavola rimase sempre parte integrante del patrimonio artistico viennese, eccetto il brevissimo periodo (1809-15) del trasferimento a Parigi come bottino di guerra napoleonico.

Il quadro non si presenta in buono stato di conservazione in quanto ha una zona, nella parte destra, che ha subito danni a causa di un’infelice pulitura.

La gazza sulla forca di Pieter Bruegel

Pieter Bruegel: La gazza sulla forca

Pieter Bruegel: La gazza sulla forca
Pieter Bruegel: La gazza sulla forca, cm. 45,9 x 50,8, Landesmuseum, Darmstadt.

Sull’opera: “La gazza sulla forca” è un dipinto autografo di Pieter Bruegel, realizzato con tecnica a olio su tavola nel 1568, misura 45,9 x 50,8 cm. ed è custodito nel Landesmuseum a Darmstadt. 

La tavola reca, a sinistra in basso, la firma dell’artista e la data: “BRVEGEL 1568”. Secondo il van Mander, che nel tema vi vedeva il parlar male della gente (“con la gazza intendeva le male lingua, degne della forca”), il Bruegel la lasciò per testamento alla moglie proprio quando si trovava in punto di morte.

Esistono molteplici interpretazioni del tema, ma per gli esperti di iconologia il nocciolo della questione è ancora da definire. Comunque nella tavola viene raffigurato un corteo i cui componenti – certamente tutti contadini – si dirigono, allegramente ballando, verso la forca in primo piano, su cui è ben riconoscibile la gazza.

Hanno parlato del dipinto:

Hulin de Loo, a proposito dei contadini, che “sono figurette minute nel gran paesaggio, contrariamente alla tendenza monumentale che caratterizza le opere di questo estremo periodo. II paesaggio è da riguardarsi come una meraviglia di pittura, d’unità luministica assoluta”

Il Tolnay, a proposito della pianura attraversata dal fiume, che appare “immersa in una luce, in una serenità quasi paradisi acne”

Il Grossmann, a proposito dell’armonia delle figure con le colline e le forche, con “il ritmo a sbalzi e scossoni della danza paesana è in perfetta consonanza con l’ondeggiare delle colline in primo piano e la disposizione ritmica delle forche … la luminosità e la tecnica punteggiata paiono anticipare le conquiste del secolo XIX”.

L’adorazione dei magi sotto la neve di Pieter Bruegel

Pieter Bruegel: L’adorazione dei magi sotto la neve

Pieter Bruegel: L'adorazione dei magi sotto la neve
Pieter Bruegel: L’adorazione dei magi sotto la neve, cm. 35 x 55, Collezione Reinhart, Winterthur.

Sull’opera: “L’adorazione dei magi sotto la neve” è un dipinto prevalentemente attribuito a Pieter Bruegel, realizzato con tecnica a olio su tavola intorno al 1567 misura 35 x 55 cm. ed è custodito nella Collezione Reinhart a Winterthur. 

In basso, sulla sinistra, si scorgono ancora delle tracce d’una scritta che alcuni studiosi di storia dell’arte, tra cui il Glùck, interpretano: “M.D. LXVH BRVEGEL”. Per il Tolnay la prima parte è da leggere: “M.D. LXIII” anziché “M.D. LXVH”.

La tavola in esame, che risulta catalogata nell’inventario dei lasciti del famoso collezionista d’arte Eberhard Jabach, di origine francese e morto nel 1696, viene così descritta: “Inverno, con molte figure: in primo piano (sulla sinistra), i re dei re che adorano Nostro Signore; cade fitta la neve, un ragazzino (in primo piano, sulla destra) si diverte con la slitta sul ghiaccio: del Vecchio Bruegel”.

Nella prima metà del Novecento fece parte della collezione del conte Saurma, a Schlesig, il quale la vendette alla  Reinhart di Winterthur.

Per quanto riguarda l’autografia del Bruegel molti studiosi non hanno dubbi; tuttavia alcuni, rifacendosi tra l’altro alla dubbia indicazione della firma, ipotizzano che non si tratti della mano dell’artista. Tra questi, il Tolnay che la pensa strutturata dal maestro, ma portata a termine da altri pittori.

Danza di contadini di Pieter Bruegel

Pieter Bruegel: Danza di contadini

Pieter Bruegel: Danza di contadini
Danza di contadini, cm. 114 x 164, Kunsthistorisches Museum, Vienna.

Sull’opera: “Danza di contadini” è un dipinto autografo di Pieter Bruegel, realizzato con tecnica a olio su tavola nel 1568, misura 114 x 164 cm. ed è custodito nel Kunsthistorisches Museum a Vienna. 

 La tavola è firmata con la scritta “BRVEGEL”. Per quanto riguarda il tema di questa composizione – “la danza dei contadini” – la critica si esprime unanimemente e concorda anche sul fatto che, insieme al banchetto nuziale, appartenga all’ultimissimo periodo dell’attività artistica del Bruegel (1568-69).

Il Jedlicha, con l’avallo dal Genaille, ipotizza una datazione anteriore (1565-66), mentre il Grossmann sceglie una via di mezzo proponendo l’anno 1567.

A proposito di entrambe le tavole, Chrétien de Mechel (catalogo del 1784) insiste sul fatto che esse siano state realizzate come “pendants”, ma i dubbi degli altri critici frenano tale ipotesi, ancorata soltanto alla similitudine delle dimensioni, che appare spesso nei formati dall’artista .

“La danza dei contadini” risulta nei cataloghi del Kunsthistorisches Museum di Vienna fin dai primi anni del Seicento (“ein paurenmusica vom Altenbruegel”).

Nella prima metà del Settecento apparteneva alla  Weltlische Schatzkammer che, nel 1748, la vendette alla Galleria Imperiale, quindi — come già sopra riportato — comparve nel catalogo (1784) del Mechel. Nel 1809, assieme al “Banchetto nuziale”, fu trasferita in Francia come bottino di guerra delle truppe napoleoniche; nel 1815 le due pregiatissime opere fecero ritorno alla vecchia sede.

Nella dinamica rappresentazione del ballo campestre l’artista porta al livello più alto il tema che ama di più, già più volte affrontato in passato.

Corposo, radioso ed intenso è il cromatismo di questa bellissima composizione.

Paesaggio invernale con pattinatori e trappola per uccelli di Pieter Bruegel

Pieter Bruegel: Paesaggio invernale con pattinatori e trappola per uccelli

Pieter Bruegel: Paesaggio invernale con pattinatori e trappola per uccelli
Pieter Bruegel: Paesaggio invernale con pattinatori e trappola per uccelli, cm. 38 x 56, Collezione F. Delporte, Bruxelles.

Sull’opera: “Paesaggio invernale con pattinatori e trappola per uccelli” è un dipinto prevalentemente attribuito a Pieter Bruegel, realizzato con tecnica a olio su tavola nel 1565, misura 38 x 56 cm. ed è custodito nella  Collezione F. Delporte a Bruxelles. 

L’opera è firmata e datata, in basso a destra con la scritta “BRVEGEL M.D.LXV”. Venne venduta alla Collezione F. Delporte di Bruxelles dalla galleria di Louis Manteau operante nella stessa città. Alcuni studiosi, tra i quali il Marlier come maggior sostenitore, identificano il luogo raffigurato nel villaggio di Pede-Ste-Anne nel Brabante.

In questa bellissima veduta paesaggistica la critica coglie un intento moraleggiante del Bruegel, paragonando la minaccia che incombe sugli ignari uccelletti (la trappola, zona di destra) e il pericolo che si aggrava sugli altrettanto sprovveduti giovani pattinatori (zona di sinistra), costituito, oltre che dal rischio del ghiaccio, dai costanti rischi nel semplice svolgimento della vita.

Il dipinto apparve nel 1927 alla “Rassegna dell’arte fiamminga e belga del 1300-1900”, allestita alla Royal Academy di Londra, provocando accesi dibattiti, soprattutto sulla paternità.

A proposito di ciò, il Friediànder in una sua recensione (“C”1927) ribadiva la piena autografia del Bruegel riguardo l’opera in esame, che venne poi accettata quasi unanimemente dagli esperti di storia dell’arte.

Anche il Michel, che contestava tale paternità, nel 1931, finì con l’approvarla (°AP” 1948) nonostante ritenesse che rispetto ai ‘Mesi’ (si vedano le pagine precedenti), realizzati nello stesso periodo (1565), fosse più “dettagliatamente” rappresentata.

Censimento a Betlemme di Pieter Bruegel

Pieter Bruegel: Censimento a Betlemme

Pieter Bruegel: Censimento a Betlemme
Pieter Bruegel: Censimento a Betlemme, cm. 116 x 164,5, Musée Royaux des Beaux Arts, Bruxelles.

Sull’opera: “Censimento a Betlemme”, o “Il pagamento delle decime”, è un dipinto autografo di Pieter Bruegel, realizzato con tecnica a olio su tavola nel 1566, misura 116 x 164,5 cm. ed è custodito nel Musée Royaux des Beaux Arts a Bruxelles. 

L’opera è firmata e datata nella zona in basso a destra con la scritta “BRVEGEL 1566”. Il Wauters nel 1908 ipotizzò l’identificazione dell’opera in esame con una “Fuga in Egitto” di Bruegel, citata nell’inventario dei beni di famiglia del cardinale GranveIle a Besancon (fonte: Castan, “MSED” 1867).

Più tardi lo stesso studioso la identificava con un’opera del Rubens (Anversa, 1640), sostenendo che i vecchi catalogatori avessero sbagliato inserendola negli elenchi con tutt’altra titolazione. A questo punto dobbiamo dire che nulla si conosce del dipinto prima dell’Ottocento, quando, fonti più tarde, lo indicavano come proprietà di van Colen de Bouchout di Anversa. Poi, sempre nella stessa città, passò alla raccolta Huybrechts, dalla cui vendita – svoltasi nel 1802 – pervenne al Musée Royaux des Beaux Arts di Bruxelles, l’attuale sede.

Sia il primo titolo che il secondo (“Il pagamento delle decime”), rispettando pienamente la descrizione della composizione in esame, possono integrarsi l’un l’altro. Il primo, che è in relazione con un passo  evangelico (II, 1-5) di Luca, parla del censimento indetto dall’Imperatore Augusto e riguarda l’arrivo a Betlemme – in seguito all’ordine imperiale – di Maria incinta e Giuseppe (nell’angolo destro in basso). L’altro concerne i funzionari governativi (nella zona a sinistra), che istituiscono nella locanda “Alla verde corona” l’ufficio per la riscossione delle decime approfittando del censimento.

La parabola dei ciechi di Pieter Bruegel

Pieter Bruegel: La parabola dei ciechi

Pieter Bruegel: La parabola dei ciechi
Pieter Bruegel: La parabola dei ciechi, cm. 86 x 154, Gallerie Nazionali di Capodimonte. (Particolare di un cieco)

Sull’opera: “La parabola dei ciechi” è un dipinto autografo di Pieter Bruegel, realizzato con tecnica a tempera su tela nel 1568, misura 86 x 154 cm. ed è custodito nelle Gallerie Nazionali di Capodimonte. 

Il tema della tela in esame, firmata e datata nella zona in basso – verso sinistra – con la scritta “BRVEGEL M.D.LX.VIII”, è tratto dal Vangelo secondo Matteo (XV 14) e dal Vangelo secondo Luca (VI 39): “se un cieco guida un altro cieco, entrambi cadono in qualche fosso”, ovvero, ciò che il Bruegel ha voluto descrivere nella presente composizione e, ancor più fedelmente, in un disegno (1562), oggi custodito nelle raccolte Berlinesi, dove compaiono due soli ciechi.

Del dipinto ha parlato il Dvoràk, secondo il quale la paesaggistica — nonostante la schiettezza fiamminga — ha forti richiami alla pittura veneziana del periodo 1510-20 (si veda l’ “Amor sacro e amor profano” di Tiziano, custodito nella Galleria Borghese a Roma). Il critico, inoltre, mette in evidenza la composizione con il “Giudizio Universale” di Michelangelo, indicandola priva di tono eroico: “In qualche posto alcuni poveri ciechi sono vittime di un incidente; nessuno gli baderà -,. la vita della natura e la vita dell’uomo proseguono, come se una foglia e nient’altro fosse caduta dall’albero … Questo stoicismo, questo senso della fatalità è tra i più importanti fattori del manierismo nordico: nei Ciechi si perpetua in modo indimenticabile quanto, dopo Montaìgne, ha occupato tutti gli spiriti più eletti”.

La stesura cromatica del dipinto è alquanto sottile ed in molte zone si notano sofferenze del pigmento e cadute del colore, soprattutto nella parte centrale, dove si rivela il supporto.

A proposito di ciò, Hulin de Loo metteva in evidenza, che l’impiego della tempera — causa principale delle cattive condizioni — conferì monumentalità alla composizione, precisando anche che tale esecuzione avvenne con un “pennelleggiare secco, a tratti in croce” conforme allo stile dell’incisione.