La visione di Sant’Eustachio del Pisanello

Pisanello: La visione di Sant’Eustachio

Pisanello: La visione di Sant'Eustachio
Pisanello: La visione di Sant’Eustachio, cm 65 x 53, National Gallery, Londra.

Sull’opera: “La visione di Sant’Eustachio” è un dipinto prevalentemente attribuito a Antonio Pisano detto il Pisanello, realizzato con tecnica a tempera su tavola nel 1436-38, misura 65 x 53 cm. ed è custodito nella National Gallery do Londra. 

Non si conosce l’ubicazione originale né il commissionario dell’opera in esame che generalmente viene riferita al periodo veronese del Pisanello (1433-1438), quando furono realizzati gli affreschi nella chiesa di Sant’Anastasia.

 Ne “Le Vite” il Vasari parla di un Sant’Eustachio visto nella cappella, ma per molti studiosi si tratterebbe di un perduto affresco integrativo, che altri però lo identificano con la presente composizione.

Dell’opera si parla per la prima volta nel 1895, quando questa pervenne alla National Gallery di Londra dalla collezione Ashburnam.

Un’iscrizione posta sul retro della tavoletta indusse, in precedenza, gli studiosi di storia dell’arte ad assegnarla a Dürer e poi a Jean Fouquet.

Il primo studioso a restituire l”autografia al Pisanello fu il Bode seguito a ruota da Tschudi nel 1885. Tale attribuzione venne poi accolta all’unanimità dagli altri critici di Storia dell’arte (catalogo del pittore veronese).

Esistono diversi studi grafici (si vedano le pagine precedenti) certamente riferibili a studi sulla presente composizione.

Breve biografia di Antonio Pisano detto il Pisanello

Pagine correlate al Pisanello: I dipinti – Le medaglie – La criticaPisanello dalle Vite di Vasari (pdf) – Il periodo artistico – Bibliografia.

Pisanello: La data ed il luogo di nascita del Pisanello non sono conosciuti. Si presume sia nato tra il 1380 e il 1395 a Pisa. La prima formazione artistica di Antonio Pisano (questo il suo vero nome), avviene nell’ambito della scuola di pittura di Altichiero da Zevio e Turone.

La Madonna della quaglia, cm. 50 x 33, Museo di Castelvecchio, Verona.
La Madonna della quaglia, cm. 50 x 33, Museo di Castelvecchio, Verona.

Il suo bagaglio artistico-culturale si forma sotto la guida dei maestri Stefano da Verona (Stefano da Zevio 1375(4)-1439(?)) e Gentile da Fabriano (1370 – 1427).

Il primo dipinto che può essere con certezza attribuito a Pisanello è “La Madonna della quaglia”, custodito nel Museo veronese di Caltelvecchio, dove sono evidenti gli influssi di Stefano da Verona e di Michelino da Besozzo.

Anche dal ritratto della Principessa Ginevra d’Este, custodito nel Louvre, si rilevano gli influssi della pittura fiorentina, ampiamente diffusa da Giotto e dai suoi allievi Altichiero e Stefano da Verona.

Medaglia di Gianfrancesco I Gonzaga (verso), diam. cm. 10
Pisanello: Medaglia di Gianfrancesco I Gonzaga (verso), diam. cm. 10

Il Pisanello è famoso soprattutto per gli splendidi lavori di affresco di grande dimensione, colmi di piccole figure, caratterizzate dalla brillantezza e dalla precisione del tratto. In tutto l’arco della sua carriera artistica non mancano lavori di oreficeria. Molte sono le medaglie di commemorazione con le effigi del committente stampate: tra queste quella di Gianfrancesco I di Gonzaga, Giovanni VIII Paleologo, Niccolò Piccinino e la serie di Lionello d’Este, tutte ancora in buone condizioni.

Molti suoi dipinti arrivano a noi abbastanza rovinati, mentre i disegni hanno ancora un buono stato di conservazione.

Ritratto di una principessa d’Este, cm. 43 x 30, Louvre, Parigi.
Ritratto di una principessa d’Este, cm. 43 x 30, Louvre, Parigi.

Pisanello si sposta frequentemente nelle varie zone d’Italia: lavora a Roma per il papa, a Venezia per il Doge e presso le corti di Mantova, Ferrara, Verona, Rimini e Milano. Oltre il papa ed il doge di Venezia, i suoi committenti più celebri sono la famiglia d’Este e quella dei Gonzaga.

È assistente di Gentile da Fabriano negli affreschi del palazzo Ducale alla Sala del Gran Consiglio. Nel 1424, a Pavia, realizza gli affreschi del Castello, mentre nel 1426 effettua la decorazione del monumento di Niccolò Brenzoni, scolpito da Nanni di Bartolo.

Tra il 1431 ed il 1432 si trasferisce a Roma per completare gli affreschi iniziati da Gentile da Fabriano in San Giovanni in Laterano. Dell’opera realizzata in San Pietro non rimane nulla, perché rimossa dalla ristrutturazione del 1650 per ospitare le opere del Borromini.

Il suo lavoro più famoso risulta essere quello realizzato nella Cappella Pellegrini di Santa Anastasia nel 1434 (alcuni critici pensano intorno agli anni Venti).

Apparizione della Madonna ai santi Antonio Abate e Giorgio, cm. 47 x 29, National Gallery di Londra.
Apparizione della Madonna ai santi Antonio Abate e Giorgio, cm. 47 x 29, National Gallery di Londra.

Dal 1439 inizia per Antonio Pisano una vita molto difficile: per i suoi legami con la famiglia dei Gonzaga, sua protettrice, deve suo malgrado arruolarsi nelle milizie dei Visconti, da essa appoggiati, nella disputa contro la Repubblica di Venezia che, sotto la guida di Niccolò Piccinino, attaccano la sua amatissima Verona. La città viene saccheggiata ed assediata, ma presto è riconquistata dalla Repubblica di Venezia e i rettori di Verona segnalano Pisanello al Consiglio dei Dieci. Il pittore viene quindi condannato insieme alla completa confisca dei beni. Nello stesso periodo subisce la perdita della madre.

Negli ultimi anni lavora presso le corti di Lionello d’Este a Ferrara e  dei Malatesta a Rimini. Morirà probabilmente a Napoli, dove realizzerà le sue ultime opere, negli anni tra il 1450 ed il 1455.

Citazioni e critica al Pisanello

Citazioni e critica al Pisanello (citazioni tratte dai “Classici dell’Arte”, Rizzoli Editore)

Quello che gli studiosi della Storia dell’arte hanno detto di Pisanello:

Nelle opere pisanesche il progresso non appare rapidissimo ma continuato; non si rilevano abbandoni violenti di sistemi, come in Giuseppe Ribera, che dagli arditi contrasti di chiari e di ombre e dalle pennellate vigorose è passato alle morbidezze della luce diffusa; ne si scoprono i capricci del veronese Carotto o del valenzano Mancip, che nella versatilità dell’ingegno sapevano variare infinitamente il loro stile.  (Spaventi).

Nel Pisanello il lavorìo del pensiero è tutto originale, è una continua opera di selezione elaborata lentamente e cessata solo in quel giorno in cui la morte gli tolse di mano il pennello. S. M. spaventi, Vittor Pisano, 1892

La prospettiva lineare è trattata intuitivamente ed empiricamente, come dai suoi contemporanei delle Fiandre al di là delle Alpi, anche se non con la loro stessa maestria. Egli, particolarmente attratto dal difficile scorcio del cavallo dal davanti e dal dietro, varia continuamente questo tema nel suo affresco di Sant’Anastasia come nelle medaglie e nei disegni, ripetendo in ciò un atteggiamento già tipico della scuola di Altichiero.

Anche nella costruzione dei suoi sfondi Pisanello dipende dalla vecchia Scuola di Verona, dalla quale deriva. Non si può parlare per questo artista di un paesaggio vivente, come accade invece per i fiamminghi: il terreno si eleva, per lo più graduato in forme di terrazze, in alto fino al bordo del quadro, impedendo la libera vista del cielo. … Anche il modo con cui l’artista orna lo sfondo con una ricca architettura gotica tra rocce, come nell’affresco della leggenda di san Giorgio in Sant’Anastasia, trova il suo aspetto corrispondente negli antichi affreschi padovani. Infine è da mettere in rilievo ancora la sua dipendenza per quel che riguarda i tipi chiesastici dell’arte più antica, come per esempio nell’Annumiata a fresco in San Frermo.    J. VON schlosser,  1895 (ed. ital., 1965)

II Pisanello mostra affinità evidenti con Gentile da Fabriano, tanto che non sembra casuale l’associazione fatta dal Vasari dei due artisti, forse compagni a Venezia nel dipingere i fasti della Serenissima nel palazzo ducale, iniziatore l’uno e continuatore l’altro degli affreschi di San Giovanni Laterano-Se si osservi la figura dell’Annunciata del Pisanello in San Fermo di Verona, e si paragoni con le Madonne del Museo di Berlino e delle gallerie di Perugia e di Pisa, si vedrà lo stesso tipo muliebre; se poi si guardino certe figure viste di faccia e rivolte all’insù nel quadro di Gentile all’Accademia di Belle Arti in Firenze, ed altre similmente atteggiate nell’affresco del Pisanello in Sant’Anastasia di Verona, si riconoscerà almeno che entrambi gli artisti ricorsero a forme comuni. Però il Pi­sanello, meno erudito nel disegnar le figure, è nei movimenti più vivo. Se dipinge figure virili di convenzione, arriccia chiome e barba e baffi a mo’ di serpentelli; e allora ricorda in qualche modo Gentile, benché abbia una certa energia sconosciuta al suo contemporaneo e collega. Il Pisanello è sempre più umano, più vero; ma, rispetto a Gentile ligio alla tradizione, misurato e savio, sembra un improvvisatore, il quale tragga da ogni cosa che lo circonda i motivi dell’arte sua, e più dalla terra che dall’uomo, più dalla vita degli animali che da se stesso o da’ suoi simili.   A. Venturi in le Vite scritte da Vasari: Gentile da Fabriano e il Pisanello, 1896

Pisanello è fra i grandi talenti del Rinascimento; ma non potrebbe dirsi affatto ch’egli ruppe col passato … Egli non ha la vigorosa inquietudine d’un innovatore; ma una raffinatezza, una preziosità, da ultimo rampollo d’un nobile lignaggio. L’evoluzione artistica dette nell’opera di Pisanello lo specchio idealizzante d’un prodotto parallelo dell’evoluzione sociale : la cavalleria ormai sul tramonto … Intellettualità, senso dei significati spirituali, ed altre fra le massime qualità illustrative, Pisanello n’ebbe perfino meno d’Altichiero; ma nell’interpreta-zione dei singoli oggetti del mondo naturale, non restò forse addietro a nessun contemporaneo, di qualsiasi parte del mondo. Dipinse uccelli come soltanto i giapponesi. I suoi bracchi e levrieri, i suoi cervi, non la cedono neppure a quelli dei van Eyck. Il suo posto, approssimativamente, è fra i tardi miniaturisti medievali franco-fiamminghi; i Limbourg da una parte e dall’altra i van Eyck, ma assai più accosto ai primi. Non è certamente con Masaccio, Uccello, e lo stesso Fra Angelico.   B. bsrenson, North Italian Painters of the Renaissance, 1897 (ed. ital., 1954)

Pisanello non fondò una scuola di pittura nel vero senso del termine : non lasciò cioè dietro di sé un gruppo di pittori che ne continuassero i metodi e la maniera. Troviamo … tracce della sua influenza in luoghi assai distanti tra loro e presso pittori di caratteri assai diversi : la sua opera sembra essere stata quella di stimolare gli artisti che vennero in contatto con lui a ulteriori sviluppi anziché sopraffarli con la forza della sua personalità. Nondimeno nell’Italia settentrionale del suo tempo, e specialmente dopo la morte di Gentile da Fabriano, non vi sono altre personalità pittoriche paragonabili al Pisanello, il cui predominio è totale fino al sorgere del Mantegna e di quella scuola veneziana che egli aveva contribuito a creare. Tuttavia, poiché fu essenzialmente un artista di transizione, si trova a soffrire del destino di questa categoria.    G. F. hiill, Pisanello, 1905

Benché Pisanello abbia goduto quando ancora era in vita di una grande fama, e benché questa fama oggi sia in aumento, la sua personalità resta abbastanza misteriosa per noi. Poiché nacque a Verona, fu avvantaggiato meno dei toscani dalla prolissità del Vasari.    J. de foville, Pisanello et les medailleurs italiens, 1908

E Pisanello appare nel cielo della pittura italiana come una meteora, che improvvisamente fiammeggia ed improvvisamente scompare.   G. M. richter, Pisanello studies, in “The Burlington Magazine”, 1929

i due ritratti estensi del Pisanello, dove la specie umana è osservata a guisa d’una curiosità di natura, quasi si trattasse di un caribù, di una foglia rara o di un’ala di vanessa.  R. longhi, Officina ferrarese, 1934

Benché la pittura regionale dell’alta Italia, e in special modo la lombarda, si sia attenuta ancora per decenni alla tradizione dello “stile cortigiano”, caratteristica del gotico tardo, Pisanello mediante questo indirizzo artistico conduce la schiera dei pittori dell’Italia settentrionale, fra il Trecento e il Quattrocento, ad un apice deviato forse in parte dalla naturale loro linea di sviluppo e che segna quindi per essi il termine di uno stile. Era l’Italia settentrionale che in quell’epoca, pur nella grande varietà delle forme artistiche, aveva raggiunto una limpidezza stilistica maggiore. Ora è di nuovo la volta della Toscana. E ci seduce che l’avvicendarsi al primato dell’alta Italia e dell’Italia centrale nello stile cortigiano, si ripeta per così dire nella persona di un singolo in grazia ai legami naturali di Pisanello con la Toscana, da un lato, e la sua stretta relazione con un pittore dell’Italia centrale. Gentile da Fabriano.   B. degehart, Pisanello, 1941 (ed. ital., 1945)

Disegnatore principe, allo stesso titolo di un Leonardo o di un Dürer, Antonio Pisano si è ormai configurato nella coscienza comune come l’iniziatore pressoché mitico di un nuovo mondo dell’arte. Per i più egli resta infatti l’animalista per eccellenza, capace di pareggiare le opere del creato, come suona l’encomio tributatogli dall’umanista Guarino; non meno delle celeberrime medaglie, le acutissime immagini del suo bestiario favoloso hanno assunto un valore addirittura proverbiale, quali archetipi e paradigmi di insuperabile naturalezza.

Nei confronti di consimili elogi la critica non può tuttavia esimersi dal suo compito consueto : ricuperare cioè la storicità dell’arte pisanelliana e qualificarne, per via di aderenti analisi, il linguaggio … Ora, non si ripeterà mai abbastanza che la sua arte si aggira tutta, da capo a fondo, nell’ambito della civiltà figurativa tardo gotica, fiorita, cavalieresca e profana, inserendosi — s’intende con un proprio ben riconoscibile timbro e con l’autorità di un’affermazione conclusiva — nella medesima amplissima cerchia cui appartengono, con Giovannino de’ Grassi, Michelino e gli altri lombardi, Stefano da Zevio, Gentile da Fabriano, i coevi maestri franco-fiamminghi, renani e boemi.   G. A. dell’acqua, Pisanello, 1952

Come la prima fioritura, allo sbocciare della primavera, reca

l’incanto della primizia e ci dona nella sua purezza il migliore alito di risveglio e il più delizioso profumo, così Pisanello, precursone nell’ardito volo della superba rinascenza dell’arte, custodisce nelle sue creazioni tutta la estasiante magìa, tutto il fascino amoroso del primo frutto del rinnovato canto libero e armonioso, della parola nuova : ragione intima’ della bellezza delle sue creazioni e della loro fortuna. R. Brenzoni, Pisanello 1952

Nella pittura del Pisanello quelli che potremmo chiamare valori icastici e semantici (l’acume e la vivezza della evocazione figurativa, la calzante proprietà dell’immagine, l’aderenza al motivo), si compongono coi valori lirici della metodicità lineare in un equilibrio di compiuta sintesi, come in nessun altro pittore del così detto “gotico internazionale”. Il “contenuto di natura” si risolve, così, nella “forma di natura” : vale a dire che, col Pisanello, quel così detto gotico internazionale è, senz’altro, superato.   L. Coletti, Pisanello 1953

Più certo è che il materiale duttile e sensibilissimo della cera rivelò Pisanello a se stesso, fu il limite tecnico che gli suggerì una sua più vera libertà. La luce di tramonto sul Malatesta Novello, abbracciato al Crocifisso come un colono di Romagna al tronco dell’olmo ferito; la luce di luna che colma la valle melanconica con la fanciulla e l’unicorno, nel verso della medaglia per Cecilia Gonzaga; i cavallacci riottosi e vaganti del Paleologo e di Filippo Maria Visconti sono invenzioni così soline ed ariose che, ove non lo sapessimo per riscontri certi, non ci si arrenderebbe tanto facilmente a credere si parli ancora del miniatore fuori misura dell’affresco di San-t’Anastasia, o dell’autor di ritratti su tavola dove lo “zògrafos” (come il Pisanello grecamente si sottoscrive nella medaglia del Paleologo) non è più “delineatore della vita” nel senso greco, ma proprio “zoografo”, e cioè pittar d’animali, nel senso alterato che la parola ebbe più tardi … Scrutatore a freddo, perduto a lungo fra i taccuini interminabili della corrotta natura; grande pittore il Pisanello fu soprattutto e letteralmente, o mi sbaglio, nel “rovescio della medaglia”.   R. longhi, Una mostra a Verona, in “L’Approdo letterario”, 1958

Forse in nessuna opera come in questa San Giorgio e la principessa è evidente quale sia stata la sua posizione d’uomo moderno; lontano dall’ideale classicità dell’Alberti e del Brunelleschi, insensibile ai rigori geometrici dei prospettici e dei plastici toscani, il Pisanello non per questo s’involve in posizioni di goticismo raffinato e ritardato, sia pure del respiro di Stefano, Gentile da Fabriano o Michele Giambone.

Egli svolge dal filone inesausto del naturalismo medioevale quell’immagine cosmica che è il dono assoluto della sua poesia; le cose, gli animali e le persone, meglio gli organismi, sono l’oggetto della sua creazione. Quasi per un perduto furore di approfondire ogni singolo plesso vitale egli sembra immemore di quelle misure d’ordine e di struttura che regolano la visione architettonica rinascimentale: non a caso le torri, i palazzi, le’case, le guglie dello sfondo emergono in questo affresco da un impennato orizzonte fuori d’ogni principio prospettico; nel teatro del mondo il suo occhio non scorre felice e sciolto, ne si fissa in una classica contemplazione, ma penetra indagatore e accanito; gli impiccati, i fossili, i ritratti sono simboli di questo suo interesse per ogni immagine di vita — o di morte che in questo caso è lo stesso — ove ci sia da scoprire una vibrazione, una nervatura caratteristica del cosmo.    L. magagnato, Da Altichiero a Pisanello, 1958

I dipinti e i disegni del Pisanello

I dipinti e i disegni del Pisanello

Le opere pittoriche del Pisanello

1 Pisanello - La Madonna della quaglia

La Madonna della quaglia, cm. 50 x 33, Museo di Castelvecchio, Verona.

2 Pisanello - studio di cani ed episodio aulico

Studio di cani ed episodio aulico, cm. 25 x 18, Louvre, Parigi.

3 Pisanello - l'annunciazione e nudi femminili

L’Annunciazione e nudi femminili, cm. 22,2, x 16,6, Museum Boymans – Van Beuningen, Rotterdam.

4 Pisanello - la lussuria

La lussuria, cm. 12,9 x 15,2, Albertina, Vienna.

5 Pisanello - l'Annunciazione

L’Annunciazione, cm. 850 x 550, Basilica di San Fermo Maggiore, Verona.

7 Pisanello - Testa d'uomo in profilo

Testa d’uomo in profilo, cm. 33,3 x 21,1, Louvre, Parigi.

8 Pisanello - Cane da caccia

Cane da caccia, cm. 16 x 19,5, Louvre, Parigi.

9 Pisanello - Mulo bardato

Mulo bardato, cm. 18,8 x 24,9, Louvre, Parigi.

10 Pisanello - Testa di donna in profilo verso destra

Testa di donna in profilo verso destra, cm. 25 x 17,2, Louvre, Parigi.

11 Pisanello - Testa di donna in profilo verso sinistra

Testa di donna in profilo verso sinistra, cm. 25 x 17,2, Louvre, Parigi.

12 Pisanello - Sei impiccati - dama in profilo - bambino di fronte

Sei impiccati – dama in profilo e bambino di fronte, cm. 28,3 x 19,3, British Museum, Londra.

13 Pisanello - Testa di cavallo

Testa di cavallo, cm. 26,9 x 16,8, Louvre, Parigi.

14 Pisanello - Particolare di San Giorgio e la principessa

San Giorgio e la principessa,  cm. 223 x 620, Chiesa di Sant’Anastasia, Verona.

22 Pisanello - Cavaliere e dama

Cavaliere e dama, cm. 27,2 x 19,3, Musée Condé, Chantilly.

23 Pisanello - Testa d'uomo con pizzetto

Testa d’uomo con pizzetto, cm. 28,1 x 20,1, Louvre, Parigi.

24 Pisanello - Cicogna

Cicogna, cm. 18,6 x 20,9, Louvre, Parigi.

25 Pisanello - Mucche sdraiate

Mucche sdraiate, cm. 17,6 x 22,6, Louvre, Parigi.

26 Pisanello - Upupe

Upupe, cm. 16,2 x 21,7, Louvre, Parigi.

27 Pisanello - ritratto di una principessa d'Este

Ritratto di una principessa d’Este, cm. 43 x 30, Louvre, Parigi.

28 Pisanello - ritratto di Lionello d'Este

Ritratto di Lionello d’Este, cm. 28 x 19, Accademia Carrara, Bergamo.

29 Pisanello - Apparizione della madonna ai Santi

Apparizione della Madonna ai santi Antonio Abate e Giorgio, cm. 47 x 29, National Gallery di Londra.

Visione di Sant'Eustachio

La visione di Sant’Eustachio, cm 65 x 53, National Gallery, Londra. (foto tratta da Wikimedia Commons).

L’Annunciazione della basilica di S. Fermo di Pisanello

Pisanello: L’Annunciazione della basilica di S. Fermo

Pisanello: L'Annunciazione della basilica di S. Fermo
Pisanello: L’Annunciazione, cm. 850 x 550, Basilica di San Fermo Maggiore, Verona.  (due particolari)

Sull’opera: “L’Annunciazione” è un dipinto autografo di Antonio Pisano detto il Pisanello, realizzato con tecnica a fresco su muro intorno al periodo 1424-26, misura 850 x 550 ed è custodito nella Basilica di San Fermo Maggiore a Verona. 

 Il complesso pittorico reca la scritta “PISANVS PINSIT”.

In alto, al centro, domina la figura dell’Eterno, mentre nelle edicole laterali sono raffigurati gli arcangeli Raffaele e Michele. Ubicato subito all’entrata nella chiesa superiore, sulla parete di sinistra, rappresenta il completamento pittorico del monumento funebre scolpito negli anni 1424-26 dal Rosso (Nanni di Bartolo di Firenze) per Niccolò Brenzoni, un ricco cittadino veronese morto nel 1422.

Le numerose aree consumate dal tempo e dagli agenti atmosferici vennero restaurate nel 1963 a cura dell’Istituto centrale del Restauro di Roma: la zona in basso, sulla destra, venne probabilmente distrutta intorno alla fine Settecento o nel primo decennio dell’Ottocento (fonte: Brenzoni, 1952). Poco più tardi, nel 1831, fu distrutto anche l’affresco dello stemma della famiglia Brenzoni, come riportato da Diego Zannandreis (1768-1836) ne “Le vite dei pittori, scultori e architetti veronesi”.

La documentazione globale dell’impianto pittorico sussiste in una incisione di Pietro Nanin, realizzata e pubblicata nel 1864. Tra gli studiosi si suppone che la parte pittorica dell’intero complesso sia stata realizzata in contemporanea con l’opera scultorea del Rosso, per l’appunto nel triennio 1424-26.

Ecco un passo della dettagliata descrizione dell’opera di cui il Vasari inserì con grande lode ne “Le Vite” (1568): “…. la Vergine Annunziata dall’Angelo: le quali due figure, che sono tocche d’oro, secondo l’uso di que’ tempi sono bellissime, sì come sor: ancora certi casamenti ben curati, & alcuni piccoli animali, et uccelli, sparsi per l’opera tanto proprii, e vivi, quanto è possibili immaginarsi”.

Le medaglie del Pisanello

Le medaglie del Pisanello

Pagine correlate:  – Biografia e vita artistica – I dipinti e i disegni – La critica – Il periodo artistico – Bibliografia.

30 Pisanello - Medaglia di Giovanni VIII paleologo (recto)

Medaglia di Giovanni VIII Paleologo (recto), diam. cm. 10,2.

31 Pisanello - Medaglia di Giovanni VIII paleologo (verso)

Medaglia di Giovanni VIII Paleologo (verso), diam. cm. 10,2.

32 Pisanello - Medaglia di Gianfrancesco I Gonzaga (recto)

Medaglia di Gianfrancesco I Gonzaga (recto), diam. cm. 10.

33 Pisanello - Medaglia di Gianfrancesco I Gonzaga (verso)

Medaglia di Gianfrancesco I Gonzaga (verso), diam. cm. 10.

34 Pisanello - Medaglia di Niccolò Piccinino (recto)

Medaglia di Niccolò Piccinino (recto), diam. cm. 8,85.

35 Pisanello - Medaglia di Niccolò Piccinino (verso)

Medaglia di Niccolò Piccinino (verso), diam. cm. 8,85.

36 Pisanello - Medaglia di Lionello d'Este (recto)

Medaglia di Lionello d’Este – 1° versione (recto), diam. cm. 6,5.

37 Pisanello - Medaglia di Lionello d'Este (verso)

Medaglia di Lionello d’Este – 1° versione (verso), diam. cm. 6,5.

38 Pisanello - Medaglia di Lionello d'Este (recto)

Medaglia di Lionello d’Este – 3° versione (recto), diam. cm. 6,85.

39 Pisanello - Medaglia di Lionello d'Este (verso)

Medaglia di Lionello d’Este – 5° versione (verso), diam. cm. 10,1.

40 Pisanello - Medaglia di Sigismondo Pandolfo Malatesta (recto)

Medaglia di Sigismondo Pandolfo Malatesta – 1° versione (recto), diam. cm. 9.

41 Pisanello - Medaglia di Sigismondo Pandolfo Malatesta (verso)

Medaglia di Sigismondo Pandolfo Malatesta – 1° versione (verso), cm. diam. 9.

42 Pisanello - Medaglia di Sigismondo Pandolfo Malatesta (recto)

Medaglia di Sigismondo Pandolfo Malatesta – 2° versione (recto), diam. cm. 10.

43 Pisanello - Medaglia di Sigismondo Pandolfo Malatesta (verso)

Medaglia di Sigismondo Pandolfo Malatesta – 2° versione (verso), diam. cm. 10.

44 Pisanello - Medaglia di Novello Malatesta (recto)

Medaglia di Novello Malatesta (recto), diam. cm. 8,5.

45 Pisanello - Medaglia di Novello Malatesta (verso)

Medaglia di Novello Malatesta (verso), diam. cm. 8,5.

46 Pisanello - Medaglia di Pier Candido Decembrio (recto)

Medaglia di Pier Candido Decembrio (recto), diam. cm. 8.

47 Pisanello - Medaglia di Ludovigo III di Gonzaga (recto)

Medaglia di Ludovigo III di Gonzaga (recto), diam. cm. 10,1.

48 Pisanello - Medaglia di Ludovigo III di Gonzaga (verso)

Medaglia di Ludovigo III di Gonzaga (verso), diam. cm. 10,1.

49 Pisanello - Medaglia di Alfonso V di Aragona (recto)

Medaglia di Alfonso V di Aragona – 1° versione (recto), diam. cm. 11.

50 Pisanello - Medaglia di Alfonso V di Aragona (verso)

Medaglia di Alfonso V di Aragona – 1° versione (verso), diam. cm. 11.

51 Pisanello - Medaglia di Alfonso V di Aragona (recto).jpg

Medaglia di Alfonso V di Aragona – 2° versione (recto), diam. cm. 10,6.

52 Pisanello - Medaglia di Alfonso V di Aragona (verso)

Medaglia di Alfonso V di Aragona – 2° versione (verso), diam. cm. 10,6.

53 Pisanello - Medaglia di Alfonso V di Aragona (recto)

Medaglia di Alfonso V di Aragona – 3° versione (recto), diam. cm. 10,8.

54 Pisanello - Medaglia di Alfonso V di Aragona (verso)

Medaglia di Alfonso V di Aragona – 3° versione (verso), diam. cm. 10,8.

55 Pisanello - Medaglia di Inigo d'Avalos (recto)

Medaglia di Inigo d’Avalos (recto), diam. cm. 7,8.

56 Pisanello - Medaglia di Inigo d'Avalos (verso)

Medaglia di Inigo d’Avalos (verso), diam. cm. 7,8.

La Madonna della quaglia del Pisanello

Pisanello: La Madonna della quaglia

Pisanello: La Madonna della quaglia
Pisanello: La Madonna della quaglia, cm. 50 x 33, Museo di Castelvecchio, Verona.

Sull’opera: “La Madonna della quaglia” è un dipinto autografo di Antonio Pisano detto il Pisanello, realizzato con tecnica a tempera su tavola intorno al 1420, misura 50 x 33 cm. ed è custodito nel Museo di Castelvecchio a Verona. 

In precedenza – già con attribuzione al Pisanello – la tavola faceva parte della collezione Bernasconi di Verona, dalla quale passò, dopo il 1862, alle collezioni civiche delle stessa città e, più tardi, nel Museo di Castelvecchio, l’attuale sede.

A proposito della composizione in esame, Lo studioso di storia dell’arte Magagnato la considerava come “una primizia degli anni intorno al 1420, d’un accento di così singolare originalità da non poter trovare luogo che nel catalogo del Pisanello”.

Studio di cani ed episodio aulico del Pisanello

Pisanello: Studio di cani ed episodio aulico

Pisanello: Studio di cani ed episodio aulico
Studio di cani ed episodio aulico, cm. 25 x 18, Louvre, Parigi.

Sull’opera: “Studio di cani ed episodio aulico” è un composizione autografa – con due tematiche diverse – di Antonio Pisano detto il Pisanello, realizzata con tecnica a inchiostro a penna su cartoncino intorno al periodo 1414-22, misura 25 x 18 cm. ed è custodita nel Museo del Louvre.

 Il cartoncino ha un colore tendente al rosso, non “proprio” del supporto e certamente steso dall’artista.

Ciò che più colpisce l’occhio del fruitore è l’estraneità del rapido schizzo nella zona destra, che nulla ha di attinente con l’intero contesto. Un’insieme di architetture con molte figure, cui Wickhoff [1883] aveva identificato come un eventuale abbozzo riferito al perduto affresco (“Federico Barbarossa supplicato dal figlio Ottone”) di Palazzo Ducale a Venezia.

L’ipotesi avanzata dallo studioso venne pressa in seria considerazione da altri eminenti critici, tra cui indichiamo Adolfo Venturi, Gruyer, Krasceninnikova, Muntz, Degenhart, Coletti e Brenzoni, ma respinto da Hill (1905) e Manteuffel (1909). Accettata invece con riserva dalla Fossi Todorow (1966).

L’Annunciazione e nudi femminili del Pisanello

Pisanello: L’Annunciazione e nudi femminili

Pisanello: L'Annunciazione e nudi femminili
L’Annunciazione e nudi femminili, cm. 22,2, x 16,6, Museum Boymans – Van Beuningen, Rotterdam.

Sull’opera: “L’annunciazione e nudi femminili” è un composizione – con due tematiche diverse e non attinenti le une alle altre – da alcuni attribuita a Antonio Pisano detto il Pisanello, realizzata con tecnica a inchiostro a penna su pergamena intorno al 1424, misura 22,2 x 16,6 cm. ed è custodita nel Museum Boymans – Van Beuningen a Rotterdam. 

 In precedenza la pergamena faceva parte della collezione Koenigs.

Nel 1945 Degenhart, studiando l’opera, riconobbe una forte relazione fra i disegni e l’affresco del Pisanello della basilica di San Fermo Maggiore a Verona (per l’appunto, l’ “Annunciazione”), mettendo in evidenza le somiglianze fra il viso della quarta figura femminile e quello della Vergine annunciata.

Qualche anno più tardi lo stesso studioso (1949), ritornando sugli schizzi, non solo metteva in risalto alcune analogie fra l’angelo del disegno e quello dell’affresco, ma anche fra i nudi femminili e la nutrice del “Miracolo del vassoio rotto” (tempera su tavola, 108 x 62,5 cm.) custodito agli Uffizi a Firenze.

La Fossi Todorow [1966] invece fa distinzione fra le figure femminili, che considera opera del Pisanello, e la composizione grafica dell’Annunciazione, che la ritiene  opera di allievi.

La lussuria del Pisanello

La lussuria del Pisanello

La lussuria del Pisanello
Pisanello: La lussuria, cm. 12,9 x 15,2, Albertina, Vienna.

Sull’opera: “La lussuria” è un disegno autografo di Antonio Pisano detto il Pisanello, realizzato con tecnica a inchiostro di penna e bistro su cartoncino – tinto di rosso – intorno al periodo 1420-30, misura 12,9 x 15,2 cm. ed è custodito nella Albertina a Vienna. 

L’assegnazione all’artista, che venne avanzata per la prima volta dallo Stix (1923), è oggi universalmente accolta dagli studiosi, che propendono riferirla all’attività giovanile del Pisanello.

La Fossi Todorow (1966) mise in evidenza forti analogie iconografiche e stilistiche con l’ “Annunciazione” della basilica di San Fermo a Verona (pagina successiva).