Busto d’uomo (Wellington Museum) di Velazquez

Diego Rodriguez de Silva y Velàzquez: Busto d’uomo (Wellington Museum)

Velazquez: Busto d'uomo (Wellington Museum), Londra Wellington Museum, 76 x 64,5
Diego Rodriguez de Silva y Velàzquez: Busto d’uomo, Londra Wellington Museum, 76 x 64,5

Sull’opera: “Busto d’uomo” è un quadro autografo di Velázquez realizzato con tecnica ad olio su tela nel 1632 – 1634, misura 76 x 64,5 cm. ed è custodito a Londra nel Wellington Museum.

Numerosissime sono state le identificazioni eseguite su quest’opera: il pittore Alonso Cano (1601-1667), Calderon de la Barca (1600-1681), Antonio Perez segretario di stato Filippo II, e naturalmente con più forza, lo stesso Velázquez. Pur tuttavia non c’é stata nessuna proposta che abbia trovato nella documentazione una seppur minima conferma.

 Si sa per certo che l’opera si trovava negli inventari del Palazzo Reale di Madrid. Più tardi il ritratto, insieme ad altre opere di Velázquez, andò in possesso di Wellington. La critica degli ultimi decenni del Novecento ammise concordemente l’autografia di Velázquez ma fu discordante per quanto riguardava la cronologia – da qualcuno posticipata addirittura di sei – otto anni (1640). La tela, fu in seguito ampliata con l’aggiunta di due strisce,  una sul lato destro, l’altra in alto.

Crocifisso di Velazquez

Crocifisso di Velàzquez

Crocifisso di Velàzquez, Madrid Prado (cm. 169)
Crocifisso, Madrid Prado (cm. 169)

Sull’opera: Cristo crocefisso è un quadro di Velázquez realizzato con tecnica ad olio su tela nel 1631, misura 248 x 169 cm. ed è custodito al Museo del Prado di Madrid.

L’opera è colma di valore emotivo, simbolico e spirituale, tipico dell’epoca di Velázquez. Esso appartiene ad una serie di opere a sfondo religioso che il pittore realizza al ritorno dal suo soggiorno romano (1629) su commissione del convento delle Benedettine di San Placido a Madrid.

Voci popolari ci dicono che questa opera fosse stata invece commissionata dallo stesso Filippo IV per ex voto dopo aver avuto una relazione sacrilega con una giovane appartenente ad un ordine religioso. L’opera fu allungata per poter essere adattata in pieno allo che gli era stato dedicato in un oratorio.

 Più tardi l’allungamento fu rimosso riportando l’opera alle sue originali dimensioni. Nonostante la drammaticità del soggetto, il quadro in tutta la sua globalità irradia un senso di pacata serenità: a questo contribuiscono le sporadiche gocce di sangue ed i piedi appena poggiati su una mensola (su suggerimento del suocero Francesco Pacheco: riportato nel trattato Arte de la pintura); L’intero corpo del crocifisso rispetta esattamente gli schemi classici.

Su quella ciocca di capelli che gli copre parte del viso, alcuni studiosi ritengono che Velázquez l’abbia formata per coprire quella parte del volto mal configurata. Se si pensa a quanto fosse alta la maestria del grande pittore, la cosa è certamente da non prendere in considerazione.

Altri studiosi invece pensano che il volto sia quello di suo zio. Le ferite sul corpo danno l’idea di essere state inferte di fresco perché ancora colanti di sangue. I chiodi piantati nelle mani e nei piedi rispettano le caratteristiche della pittura medioevale. In tutta l’opera sono stati osservati rigidamente i canoni di conformità.

I giochi di luce, di ispirazione Caravaggesca, sono assai efficaci ma, in alcuni punti, volutamente privi della rispettiva ombra. A differenza delle opere del Caravaggio realizzate su commissione, il Crocifisso di Velázquez fu accettato con gaudio dal convento delle Benedettine e molto apprezzato anche dai Gesuiti.

Esopo di Velazquez

Diego Rodriguez de Silva y Velàzquez: Esopo 

Esopo, Madrid Prado (94)
Esopo, Madrid Prado (94)

Sull’opera: “ESOPO” è un quadro autografo di Velázquez realizzato con tecnica ad olio su tela nel 1635, misura 179 x 94 cm. ed è custodito al Museo del Prado (Madrid).

Sulla tela, incorporata con i colori dello sfondo si legge una vecchia scritta: “AESOPVS pendant del n° 79” (79, un altro ritratto della stessa persona, delle stesse dimensioni, ma ripreso più di profilo con le spalle orientate sul lato sinistro) che ha avuto la solita vicenda esterna. Oltre alla riproduzione (80 A) si sa con certezza di un’altra prestigiosa copia realizzata da M. Fortuny, che ebbe molta popolarità (80 B).

Possiamo ricordare in proposito, il “San Fausto lavoratore” (80 C; un olio su tela, 84 X 62,5 cm.), da alcuni decenni pervenuto ad arricchire la collezione Arburùa (Madrid), che — tranne pochissime varianti come quella dei piedi nudi e dello sfondo paesaggistico — corrisponde senza alcuna ombra di dubbio all’Esopo in esame.

Filippo IV a cavallo di Velazquez

Filippo IV a cavallo di Diego Rodriguez de Silva y Velàzquez

Filippo IV a cavallo, Madrid Prado (314 cm.)
Filippo IV a cavallo, Madrid Prado (314 cm.)

Sull’opera: “FILIPPO IV A CAVALLO è un quadro autografo di Velázquez realizzato con tecnica ad olio su tela nel 1635, misura 301 x 314 cm. ed è custodito al Museo del Prado (Madrid).

Il dipinto fu realizzato per decorare le pareti del Buen Retiro, esattamente quelle del Salone dei Regni, insieme ad altre tre opere dello stesso Velázquez. “Filippo IV  a cavallo”‘ risulta inventariato dal 1772, ed è l’unico ritratto del principe ad essere stato ripreso di profilo.

Nelle numerose correzioni che sembrano emergere (le zampe del cavallo che avevano altre posizioni sono riaffiorate), qualche studioso ha voluto vederci un pizzico di futurismo, sebbene involontario.

Esistono due bellissime copie di quest’opera. La più prestigiosa (126 x 93) è ascritta a J.B. del Mazo ed è esposta a palazzo Pitti a Firenze, l’altra (46 x 40) è custodita nel Museo Cerralbo di Madrid. Altre riproduzioni di minore importanza sono esposte nel Museo dell’Akademie di Vienna,  nella Wallace Collection e nel Courtauid Institute.

“Filippo IV con corazza” di Velazquez

Filippo IV con corazza di Diego Rodriguez de Silva y Velàzquez

Filippo IV con corazza, Madrid Prado, 57 x 44 cm.
Filippo IV con corazza, Madrid Prado, 57 x 44 cm.

Sull’opera: “Filippo IV con corazza, un’opera realizzata da Velázquez con tecnica ad olio su tela intorno al 1625 -1628, che misura 57 x 44 cm. e custodita a Madrid nel Museo del Prado.

L’opera è nell’inventario del 1794 che riguarda la villa del duca del Arco, appartenente alla casa reale. Il dipinto si trova nel Museo del Prado dal 1819. Per Allende -Salazar si trattava di un frammento appartenente di grosso ritratto equestre che Velázquez avrebbe realizzato nel 1628.

 Meyer invece sosteneva che non poteva appartenere a tale effige in quanto aveva il capo scoperto, e sosteneva anche che la stesura del viso doveva essere stata portata a termine prima o la massimo entro il 1626.

Una radiografia eseguita intorno agli anni Settanta rivela un forte somiglianza di lineamenti con un altro ritratto di Filippo VI di cui si conosceva esattamente la data di realizzazione (1625), ma la sciarpa sulla corazza sembra essere stata aggiunta due o tre anni dopo.

Velazquez, Il buffone Sebastian de Morra

Diego Rodriguez de Silva y Velàzquez: Il buffone Sebastian de Morra

Il buffone Sebastian de Morra, Madrid Prado (cm. 81)
Il buffone Sebastian de Morra, Madrid Prado (cm. 81)

Sull’opera: “Il buffone Sebastian de Morra è un quadro autografo di Velázquez realizzato con tecnica ad olio su tela nel 1644, misura 106 x 81 cm. ed è custodito al Museo del Prado (Madrid).

P. de Madrazo nel 1872 ha identificato il nano nella persona di Sebastian de Morra. Si sa con certezza che il soggetto, dopo essere stato al servizio presso il cardinale infante Fernando, venne trasferito nel 1643 dal principe Baltasar Carlos.

In un inventario della casa reale del 1666 l’opera risulta assegnata a del Mazo ma è descritta come forma ovale (il che può lasciare anche presupporre che, pur rettangolare,  si trovasse circoscritta da una cornice di detta forma). Certamente nell’incendio dell’AIcàzar avvenuto nel 1734 il dipinto fu danneggiato. Si trova al Prado di Madrid dal 1819.

Un antica e prestigiosa riproduzione dell’opera in esame (93 A) apparteneva alla collezione della famiglia de Salamanca, ma fu dispersa nel 1875 a Parigi. Altra copia (93 B), probabilmente apparteneva (1690) al marchese del Carpio, forse quella ricordata da Curtis.

Il conte duca Olivares a cavallo di Velazquez

Diego Rodriguez de Silva y Velàzquez: Il conte duca Olivares a cavallo

Il conte duca De Olivares a cavallo, Madrid Prado (cm. 239)
Diego Rodriguez de Silva y Velàzquez: Il conte duca De Olivares a cavallo, Madrid Prado (cm. 239).

Sull’opera: “GASPAR DE GUZMAN, CONTE DUCA DE OLIVARES, A CAVALLO” è un quadro di Velázquez realizzato con tecnica ad olio su tela nel 1634, misura 313 x 239 cm. ed è custodito nel Museo del Prado a Madrid.

È questo un ritratto adulatorio del ministro Gasapar De Guzman che, fra i vari ed importanti compiti, aveva il comando di tutta la cavalleria spagnola. Il suo talento era esemplare,  e gli si attribuiva — nel culmine della sua carriera — la vittoria di Fuenterrabia (evidenziata nel fondo dell’opera in oggetto) contro il gran Condé.

Nell’angolo basso sul lato sinistro si intravede un cartiglio, ma sprovvisto di scritto alcuno (forse cancellato in seguito).

Il quadro appartenne allo stesso conte duca De Olivares e passò ai suoi discendenti; si sa per certo che nel ‘700 apparteneva al marchese de la Ensenada che lo vendette nel 1769, insieme alla sua collezione, per ordine di re Carlo III; quest’ultimo si tenne l’opera in oggetto (12.000 reali) per esporla nel Palazzo Nuovo, dove più tardi venne inventariata per ben tre volte; L’opera è custodita al Prado dal 1819 (o forse prima).

Il principe Baltasar Carlos con un nano di Velazquez

Diego Rodriguez de Silva y Velàzquez: Il principe Baltasar Carlos con un nano

Il principe Baltasar Carlos con un nano, Boston Museum of Fine Arts (cm. 104)
Il principe Baltasar Carlos con un nano, Boston Museum of Fine Arts (cm. 104)

Sull’opera: “Il principe Baltasar Carlos con un nano” è un quadro di Velázquez realizzato con tecnica ad olio su tela nel 1630, misura 136 x 104 cm. ed è custodito al Boston Museum of Fine Arts.

Intorno alla metà del Settecento il quadro – che era assegnato al Correggio con il titolo di “il principe di Parma con il suo nano” – fu acquistato in una località italiana dalla famiglia degli earis of Carlisle.

Si sa con certezza che nell’Ottocento l’opera si trovasse a Castle Howard presso i discendenti della stessa famiglia che lo acquistò.

Nel 1854 Waagen scoprì da alcuni inconfondibili dettagli, confermati dagli scritti di Pacheco (suocero del nostro artista) che il quadro era opera di Velàzquez. Il dipinto si trova al Boston Museum of Fine Arts dal 1901.

Il principe Baltasar a cavallo di Velazquez

Il principe Baltasar a cavallo di Diego Rodriguez de Silva y Velàzquez

Il principe Baltasar Carlos a cavallo, 209 x 173 cm.
Il principe Baltasar Carlos a cavallo, 209 x 173 cm.

Sull’opera: “IL PRINCIPE BALTASAR CARLOS A CAVALLO” è un quadro autografo di Velázquez realizzato con tecnica ad olio su tela nel 1635, misura 209 x 173 cm. ed è custodito al Museo del Prado (Madrid).

Eseguito assieme al ritratto di  “FILIPPO IV A CAVALLO” (foto raffigurata nella pagina precedente). L’ambiente naturale è certamente quello del Pardo; la sierra di tonalità azzurrina e ricoperta di neve, nello sfondo, dovrebbe essere quella della Maliciosa.

L’impianto compositivo  e prospettico dell’opera è stato calcolato – secondo Tormo –  per un posizionamento abbastanza elevato, al di sopra della grande porta del Salone dei Regni. Questo spiegherebbe la visibilissima sproporzione della pancia del cavallo (ginnetto) che tanto ha fatto discutere gli studiosi spagnoli nell’arco dei secoli.

Il principe Baltasar cacciatore di Velazquez

Il principe Baltasar cacciatore di Diego Rodriguez de Silva y Velàzquez

Il Principe Baltasar Carlos cacciatore, Madrid Prado (cm. 103)
Il Principe Baltasar Carlos cacciatore, Madrid Prado (cm. 103)

Sull’opera: “IL PRINCIPE BALTASAR CARLOS CACCIATORE è un quadro di Velázquez realizzato con tecnica ad olio su tela nel 1635, misura 191 x 103 cm. ed è custodito nel Museo del Prado a Madrid.

La cronologia di questa opera risulta coinvolta con la serie dei “‘cacciatori” (si veda le due pagine precedenti). Si conosce con certezza l’età dell’effigiato: “ANNO AETATIS SVAE . VI”, vale a dire sei anni. L’opera venne ridotta ritagliando una striscia sul lato destro, dove si intravede un altro cane. Si pensa che in origine gli animali fossero più di due, a giudicare dalle antiche riproduzioni attribuite con certezza alla bottega dell’artista.

 Una copia nel National Trust britannico (155×92), appartenuta al marchese di BristoI, una copia già in possesso del pittore Benczur di Budapest, ed una copia  – dove è più evidente la presenza del terzo cane – nella collezione dei duchi di Abercorn a Newtownstewart nell’Ulster (159×133).

All’opera in esame si collega con molta probabilità una serie di versioni, tutte non autografe, dove il principino compare con il capo scoperto ed armato (è visibile perfino l’elmo su un tavolo dietro di esso), talvolta col bastone di comando invece che il fucile, talaltra recante una canna da passeggio.

Il dipinto più interessante in tal senso è uno che misura 210 X 110 cm. passato per la vendita delle opere pittoriche di re Carlo I d’Inghilterra nel 1651 al prezzo di 10 scellini e attualmente a Hampton Court, attribuito alla bottega  di Velázquez.

Altra opera assai affine ma di qualità certamente inferiore (dim. 148 x 110 cm.), nel Mauritshuis dell’Aia. Ci sono altre conosciutissime versioni, tra le quali quella del Prado di 158 X 113 cm.