Olimpia (Museo d’Orsay) di Edouard Manet

Édouard Manet: Olimpia (Museo d’Orsay)

Edouard Manet: Olimpia (Museo d'Orsay)
Manet: Olimpia, 1863 olio su tela cm. 130 x 190 Museo d’Orsay, Parigi.

Altra serie di opere di Manet

Sull’opera: “Olimpia” o “Olympia” è un dipinto autografo di Édouard Manet realizzato con tecnica ad olio su tela nel 1863, misura 130 x 190 cm. ed è custodito nel Museo d’Orsay, Parigi.

Manet realizzò “Olimpia” in sole tre sedute (o forse due), con pennellate decise e quindi senza alcun ripensamento. Richardson indicò le probabili fonti a cui l’artista si ispirò. La più certa è la “Venere di Urbino” di Tiziano (Uffizi, Firenze), segue la “Maja desnuda” di Goya (Museo del Prado, Madrid), l'”Odadsca con schiava” dì Ingres (Louvre, Parigi), l'”Odalisca di Jalabert” (Carcassonne, Musée); ma allo stesso tempo precisò, che l’Olimpia di Manet oltrepassava tutti i modelli e, quindi, doveva essere considerata come “one of the key-paintings of the XIXth century”.

Manet la realizzò pochi mesi dopo la “Colazione sull’erba” – quadro che già aveva provocato un grande scalpore – con un linguaggio ancor più spinto ed audace, semplificandone al massimo le forme, ravvivando i contrasti nella contrapposizione di forti chiari contro un fondo scurissimo. Proprio in questo sfondo, che a prima vista sembrerebbe dare idea di piattezza, si rivela un vasto senso dello spazio, ottenuto con gli accorti accostamenti di elementi che si contrastano nella loro pur scarsa luminosità. Hanno importanza anche le suggestive linee di contorno e la solidità degli impasti che conferiscono al corpo di di Olimpia un meraviglioso e morbido carnato.

Manet presentò l’opera alla manifestazione del Salon del 1865, provocando forti clamori e perplessità, tanto che nell’ultimo periodo della mostra l’opera fu spostata in un punto più alto in modo da scoraggiarne l’attenta osservazione. L’artista non s’aspettava questo grande scalpore e rimase enormemente ferito dalle aspre critiche:  “La vue de cette toile défierait la mélancolie la plus intense, la douleur la plus exaltée; il faut rire en la regardant…” (Leroy, “CH” 1865). “Je dois dire que le còte grotesque de son exposition tient a deux causes: d’abord à une ignorance presque enfantine des premiers elements du dessin, ensuite, a un parti pris de vulgarité inconcevable” (Chesneau, “CL” 1865). “Olympia ne s’explique d’aucun point de vue, méme en la prenant poùr ce qu’elle est, un chétif modèle étendu sur un drap … Nous excuserions encore la laideur, mais vraie. étudiée. relevée par quelque splendide effet de couleur … lci. il n’y a rien, nous sommes fachés de le dire, que la volonté d’attirer les regards a tout prix” (Gautier. “MU” 1865). E poi la celebre critica di Paul de Saint-Victor (“PR” 1865): “La foule se presse comme a la Morgue devant l’Olympia faisandée de M. Manet. L’art descendu si bas ne mérite pas qu’on le blame”.

Manet sentì profondamente tutte le insinuazioni riguardo l’opera e si sfogò in una scoraggiata lettera indirizzata al poeta Baudelaire. Questi gli rispose, contrariamente a quanto l’artista avrebbe pensato, con severi rimproveri per suscitargli nuovo coraggio seguendo l’esempio di altri pittori che in passato avevano avuto le stesse vicissitudini. Pochi giorni dopo, scrivendo a Champfleury, Baudelaire asseriva che “Manet a un fort talent, un talent qui resisterà. Mais il a un caractère faible. Il me parait désolé et étourdi du choc- Ce qui me frappe aussi, c’est la joie des imbéciles qui le eroient perdu” ovvero “Manet ha un forte talento, un talento che resisterà. Ma ha un carattere debole. Sembrava dispiaciuto e stordito dallo shock – Ciò che mi colpisce anche, è la gioia degli imbecilli che lo credono perso”.

Dopo la morte del pittore, l’opera fu messa in vendita ma non ebbe acquirenti; nel 1889 fu esposta al Palais des Beaux-Arts dell’Exposition Universelle e piacque ad un collezionista d’arte americano, che voleva acquistarla ma, dal momento che gli impressionisti volevano destinarla al Museo del Louvre,  il pittore Sargent – fermo sostenitore di questa decisione – avvertì Monet il quale promosse una sottoscrizione per fare in modo che l’opera venisse donata Stato.

Nonostante gli incidenti di percorso, la sottoscrizione ebbe successo ed il quadro, con un decreto ministeriale, entrò nel Musée du Luxembourg. Qui vi rimase fino al gennaio del 1907, quindi fu trasferito al Louvre. Oggi si trova nel Museo d’Orsay.

Il piffero di reggimento di Edouard Manet

Édouard Manet: Il piffero di reggimento

Edouard Manet: Il piffero di reggimento
Edouard Manet: Il piffero di reggimento, 1866 olio su tela cm. 160 x 98, Museo d’Orsay, Parigi.

Altra serie di opere di Manet

Sull’opera: “Il piffero di reggimento” è un dipinto autografo di Édouard Manet realizzato con tecnica ad olio su tela nel 1866 , misura 160 x 98 cm. ed è custodito nel Museo d’Orsay, Parigi.

Il presente dipinto è uno tra i grandi capolavori di Manet, tanto caro all’amico scrittore Emile Zola. Come modello, l’artista scelse un piccolo suonatore militare che fu accompagnato nel suo studio dal comandante Lejosne, amico di Baudelaire ma anche dello stesso Manet. Jamot (in “RAAM” nel 1927) ipotizzò che il volto effigiato, a causa di un numero di sedute troppo alto, non fosse del ragazzo militare ma di  Victorine Meurent.

Sempre a proposito del volto del pifferaio, Tabarant fa notare che, invece, il pittore potrebbe aver chiesto di posare a Leon Koélla Leenhoff.

L’opera fu presentata al Salon del 1866 ma venne respinta dalla giuria. In questa circostanza Emile Zola scrisse un articolo che attirò molte contestazioni fra i lettori.

“Cane Maltese” o “Cane King” di Edouard Manet

Édouard Manet :”Cane Maltese” o “Cane King”

Edouard Manet: "Cane Maltese" o "Cane King"
Edouard Manet: “Cane Maltese” o “Cane King” 1866, 47 x 37 cm. Collezione Msr. Mellon Bruce, New York.

Altra serie di opere di Manet

Sull’opera: “Cane Maltese” o “Cane King” è un dipinto autografo di Édouard Manet realizzato con tecnica ad olio su tela nel 1866 , misura 47 x 37 cm. ed è custodito nella Collezione Msr. Mellon Bruce, New York.

Manet lo espose nel suo atelier insieme alle opere rifiutate dal Salon del 1867.

Le citazioni e la critica a Manet

 (Le citazioni e la critica a Manet citazioni tratte dai “Classici dell’Arte”, Rizzoli Editore)

Cosa hanno detto le più autorevoli voci della Storia dell’arte su Manet:

Manet ha le qualità d’un mago, effetti luminosi, toni fiammanti che imitano Velàzquez e Goya, i suoi prediletti : ad essi ha pensato nel comporre ed eseguire il circo [Catalogo, n. 65]. Nel suo secondo quadro, Angeli al sepolcro di Cristo, ha imitato, col medesimo furore, un altro maestro spagnolo, El Greco, probabilmente a mo’ di sarcasmo contro i compunti innamorati della pittura discreta e linda. Quel Cristo morto, seduto come una persona normale e visto di faccia, le braccia lungo il corpo, è orribile a vedersi : forse sta risuscitando sotto le ali dei due angeli che lo assistono. E quanto strane, quelle ali d’un altro mondo, colorate d’un azzurro più intenso dell’estremo limite del cielo! Gli uccelli della terra non hanno un simile piumaggio, ma può darsi che gli angeli, questi uccelli del cielo, portino tali colori; e il pubblico non ha il diritto di riderne, dal momento che non ha mai visto angeli… Di angeli e di colori, non bisogna discutere.

Riconosco, tuttavia, che quel formidabile Cristo e quegli angeli dalle ali blu di Prussia sembrano non curarsi di quanto dice il mondo: “Roba mai vista! Un’aberrazione!”. Era una signora distintissima ad apostrofare in tal modo il povero Cristo di Manet, esposto allo scherno dei farisei parigini. Ciò non toglie che i bianchi del lenzuolo funebre e i toni delle carni siano quanto mai appropriati, e che il modellato del braccio destro, soprattutto, e lo scorcio delle gambe del Cristo richiamino maestri alquanto apprezzati : Rubens nel Cristo morto e nel Cristo sulla paglia del Museo d’Anversa, e anche Annibale Carracci in taluni Cristi eseguiti nei momenti di libertà e di grandiosità. L’accostamento è singolare. Il Cristo di Manet, nondimeno, somiglia a quelli del Greco, allievo di Tiziano e maestro di Luis Tristan, divenuto, a sua volta, maestro di Velàzquez.

Non dirò altro di tali eccentricità, che nascondono un vero pittore, le cui opere, un giorno, saranno forse applaudite. Ricordiamoci gli esordi di Eugène Delacroix, il suo trionfo all’Esposizione universale del 1855, e quel che ha venduto, dopo morto!  th. thoré-burger, in “Indépendance belge”, 1864.

Caro signore: non so se si ricorda di me e delle nostre antiche discussioni. Tanti anni passano così presto! Leggo con molta assiduita quello che scrive e desidero ringraziarla del piacere che mi ha procurato allorché ha preso le difese del mio amico Édouard Manet e gli ha reso un po’ di giustizia. Nelle opinioni che ha emesso, però, c’è qualche cosuccia che va corretta.

Manet, che la gente considera pazzo furioso, è un uomo assai leale e semplice, che fa il possibile per essere ragionevole;

ma, per sua sfortuna, è improntato, fin dalla nascita, di Romanticismo.

Il termine ‘imitazione’ non è appropriato. Manet non ha mai visto niente di Goya; Manet non ha mai visto niente del Greco; Manet non ha mai visto la galleria Pourtalès. Ciò le sembrerà incredibile, ma è vero. Anch’io ho considerato con stupefazione queste misteriose coincidenze.

Al tempo in cui fruivamo di quel meraviglioso museo spagnolo che la sciocca Repubblica francese, nel suo malinteso rispetto della proprietà, ha restituito ai principi d’Orléans, Manet serviva a bordo d’una nave. Gli hanno tanto parlato delle sue imitazioni da Goya, che, adesso, cerca di vedere dei Goya.

Che abbia visto dei Velàzquez, non so dove, è vero. Dubita di quel che le dico? Dubita che, in natura, possano verificarsi parallelismi geometrici così sbalorditivi? Ebbene, io vengo accusato d’imitare Edgar Poe. Ma sa perché ho studiato Poe con tanta pazienza? Perché mi rassomigliava. La prima volta che ho aperto un suo libro, ho visto, spaventato e rapito, non soltanto soggetti da me sognati ma FRASI pensate da me e scritte da lui vent’anni prima. Et nunc erudimini, vos qui judicatùì

Non se l’abbia a male ; conservi invece, di me, in un qualche angolo del suo cervello, un buon ricordo. Ogni volta che cercherà di rendere un servigio a Manet, la ringrazierò.

Porto questo scarabocchio al signor Bérardi perché glielo trasmetta. Avrò il coraggio, o, meglio, il cinismo assoluto del mio desiderio. Giti la mia lettera, o qualche riga di essa. Le ho detto la pura verità …   cm. baudelaire, lettera a Thoré-Biirger, 7 maggio 1864.

Caro amico [H. Fantin-Latour],

come vorrei che fosse qui : quanta gioia avrebbe provato a vedere Velàzquez, che vale, da solo, tutto il viaggio. I pittori di tutte le scuole, che lo circondano al museo di Madrid, dove sono molto ben rappresentati, sembrano tanti poveracci. È il pittore dei pittori. Non mi ha sorpreso : mi ha incantato. Il ritratto in piedi che abbiamo visto al Louvre non è opera sua. Solo l’infanta non può essere contestata. C’è qui un quadro enorme, pieno di figurine come quelle che si trovano nel quadro del Louvre intitolato / cavalieri; ma queste figure di donne e di uomini sono superiori, forse, e, soprattutto, assolutamente esenti da restauro. Lo sfondo, il paesaggio, è di un allievo di Velàzquez.

Il pezzo più sorprendente di questo splendido complesso, e forse il pezzo più sorprendente di tutta la pittura che sia mai stato fatto, è il quadro indicato nel catalogo come il ritratto di un attore celebre al tempo di Filippo IV. Lo sfondo scompare :

l’uomo, vestito di nero, e vivo, è circondato d’aria. E Le filatrici, e il bei ritratto di Alonzo Cano, e las Meninas (i nani), quadro straordinario anche questo! Che pezzi stupendi, i filosofi ! E tutti i nani : soprattutto uno, seduto di faccia, coi pugni sulle anche : pittura di elezione per un vero conoscitore. Magnifici i ritratti; bisognerebbe enumerar tutto; non ci sono che capolavori. Un ritratto di Carlo V eseguito da Tiziano, meritatamente rinomatissimo, e che altrove mi sarebbe parso certamente buono, qui mi sembra di legno.

E Goya ! Il più curioso, dopo il pittore da lui troppo imitato, nel senso più servile dell’imitazione. Ma vivacissimo. Di lui, al museo, ci sono due bei ritratti equestri, alla maniera di Velàzquez; e tuttavia di molto inferiori. Ciò che finora ho visto di lui non mi è piaciuto enormemente. In questi giorni debbo vederne una magnifica collezione in casa del duca d’Ossuna. Sono desolato : starnarli il tempo è bruttissimo, e temo che la corrida che dovrebbe aver luogo stasera, e alla quale mi fa piacere assistere, debba essere rinviata. A quando? Domani vado a Toledo. Dove vedrò il Greco e Goya : molto ben rappresentati, a quanto mi si dice.

Madrid è una città piacevole, piena di distrazioni. Il Prado, passeggiata deliziosa, con tante belle donne in mantiglia : il che costituisce uno spettacolo originalissimo. Nelle strade, ancora molti costumi : i toreros, che, anch’essi, hanno un curioso abito da citta.        E Manet, lettera a Fantin-Latour, da Madrid, 28 maggio 1865.

II posto di Manet è segnato al Louvre, come quello di Courbet, come quello di ogni artista di forte e implacabile temperamento …

Ho cercato di restituire a Manet il posto che gli appartiene, uno dei primi. Si riderà, forse, del ‘panegirista’, come si è riso del pittore. Un giorno, entrambi saremo vendicati. C’è una verità eterna, che mi sostiene in fatto di critica : è che solo i temperamenti vivono e dominano il tempo. È impossibile — capite —, impossibile che Manet non trionfi, schiacciando le timide mediocrità che lo circondano …  E. zola, in “Evénement illustrè”, 10 maggio 1866.

… Mi metto davanti ai quadri di Édouard Manet come davanti a fatti nuovi che desidero spiegare e commentare.

Quello che in essi mi colpisce per prima cosa è la delicatissima esattezza dei rapporti tonali. Mi spiego. C’è della frutta, posata su un tavolo, che spicca sul fondo grigio; vi sono, tra frutto e frutto, a seconda che siano più o meno avvicinati, dei valori cromatici che formano un’intera gamma di tinte. Se partite da una nota più chiara di quella reale, dovrete seguire una gamma sempre più chiara; mentre si dovrà avere il contrario, quando partite da una nota più cupa.

È quello che si chiama, mi pare, la legge dei valori. Nella scuola moderna non conosco che Corot, Courbet ed Édouard Manet che abbiano costantemente obbedito a questa legge dipingendo delle figure. Le opere ottengono in tal modo una singolare nitidezza, una grande verità, ed esercitano un’enorme attrazione.

Édouard Manet, di solito, parte da una nota più chiara di quella esistente nella natura. I suoi dipinti sono biondi e luminosi, di un pallore sottile. La luce cade bianca e ampia, rischiarando gli oggetti con dolcezza. Non c’è il minimo effetto forzato; i personaggi e i paesaggi sono immersi in una specie di lieto chiarore che riempie tutta la tela.

Quello che mi colpisce, in seguito, è una conseguenza necessaria dell’osservazione esatta della legge dei valori. L’artista, posto di fronte a un soggetto qualunque, si lascia guidare dagli occhi che percepiscono tale oggetto in tinte larghe, che si regolano a vicenda …

… L’intera personalità dell’artista consiste nel modo in cui è organizzato il suo occhio : che vede biondo, e per masse. Ciò che mi colpisce, in terzo luogo, è una grazia un po’ secca, ma affascinante. Intendiamoci : non parlo della grazia rosa e bianca che hanno le teste delle bambole di porcellana; parlo di una grazia penetrante e autenticamente umana …

La prima impressione che produce una tela di Édouard Manet è di una certa durezza. Non siamo abituati a vedere traduzioni della realtà tanto semplici e sincere- Poi. come ho detto. c’è qualcosa di rigidamente elegante che sorprende. Dapprima l’occhio non scorge che delle tinte, applicate largamente; ben presto, però, gli oggetti si disegnano e si mettono al loro posto;

in capo a pochi secondi, l’assieme appare vigoroso, e si prova un autentico incanto contemplando questa pittura chiara e grave, che rende la natura con una brutalità dolce, se così si può dire. Avvicinandosi al dipinto, si vede che il mestiere è più delicato che brusco; l’artista non usa che un grosso pennello, ma se ne serve prudentemente; non vi sono grumi di colore, bensì uno strato uniforme. Questo audace, di cui tanti si sono fatti beffe, usa procedimenti molto prudenti : e, se le sue opere hanno un aspetto particolare, non lo devono che al modo tutto personale in cui egli vede e traduce gli oggetti. E. zola, Edouard Maunrt. Etude biographique et critique, 1867.

continua

Il balcone (Museo d’Orsay) di Edouard Manet,

Édouard Manet: Il balcone (Museo d’Orsay)

Edouard Manet: Il balcone (Museo d'Orsay)
Edouard Manet: Il balcone, 1868-69 olio su tela cm. 169 x 125, Museo d’Orsay, Parigi.

Altra serie di opere di Manet

Sull’opera: “Il balcone” o “Quattro persone a un balcone” è un dipinto autografo di Édouard Manet realizzato con tecnica ad olio su tela nel 1868 – 1869, misura 169 x 125 cm. ed è custodito nel Museo d’Orsay, Parigi.

Si conoscono tutti e quattro i personaggi effigiati: in primo piano sono collocati il pittore paesaggista Antoine Guillemet, la violinista Fanny Claus e Berthe Morisot (seduta su una sedia), cognata di Manet; alle spalle di Berthe e di Antoine si intravede Leon Koélla che reca un vassoio con delle bevande.

Ci vollero ben cinque sedute per far sì che Manet non avesse più bisogno dei modelli e quindi continuare ad andare avanti con gli altri particolari.

Richardson, in poche parole sintetizzò l’opinione della maggior parte degli studiosi di storia dell’arte mettendo in evidenza che le figure venivano considerate incantevoli e realizzate con maestria. Ma non mancò di  fare delle considerazioni negative riguardo l’assenza di vincoli tematici fra le stesse immagini, vedendole andare ognuna per conto proprio.

Il dipinto di Manet fu accettato dalla giuria al Salon del 1869 e quindi esposto alla manifestazione dello stesso. P. Mantz l”GBA” 1869) scrisse a proposito del “Balcone”: “des tons de chairs extremement délicats, et s’ì! [Manet] n’a pas résolu le problème, il faut lui sa” voir gré de l’avoir pose”. Più severo Chesneau [“CL” 18691: “Manet; mèmes qualités, mémes dé-(auts. Le visiteur, qui s’habitue a cotte peinture, la trouve meilleure aujourd’hui qu’autrefois; il se trompe: ce n’est pas le peintre qui s’est modifié, c’est le public”.

Opere di Edouard Manet

Alcuni tra le più conosciute opere di Manet

I quadri di Édouard Manet

6 Natura morta

Natura morta – frutta su un tavolo, 1864 tela cm. 45 x 73,5 Museo d’Orsay Parigi.

13 giove e antiope

Giove e Antiope, 1856-57 olio su tela 47 x 65 collezione privata Parigi.

18 il balletto spagnolo

Il balletto spagnolo, 1862 olio su tela 61 x 91 Washington the Phillips Collection.

20 il vecchio musicista

Il vecchio musicista, 1862 olio su tela 186 x 247 Washington, National Gallery of Art Chester Dale Collection.

21 chitarra e cappello

Chitarra e cappello, 1862 olio su tela 77 x 121 Musée Calvet Avignone.

23 torero morto

Torero morto, 1864 olio su tela cm. 75 x 155 Washington Nationa Gallery of Art, Josef Widener Collection.

24 olympia

Olympia, 1863 olio su tela cm. 130 x 190 Museo d’Orsay, Parigi.

25 la negra

La negra, studio per Olympia, 1863 olio su tela 61 x 50 collezione privata.

29 Peonie

Peonie, 1864 olio su tela cm. 93 x 70,5 Parigi Museo d’Orsay.

30 uva e fichi

Uva e fichi, 1864 olio su tela cm. 21 x 26.

31 la posada

La Posada, 1865-66 Acquerello cm. 24 x 41 collezione privata New York.

32 il piffero

Il piffero, 1866 olio su tela cm. 160 x 98 collezione privata in U.S.A.

33 cane king

“Cane Maltese” o “Cane King”, 1866, 47 x 37 cm. Collezione Msr. Mellon Bruce, New York.

38 il balcone

Il balcone, 1868-69 olio su tela cm. 169 x 125 Museo d’Orsay Parigi.

39 emile

Emile Zola, 1867-68 olio su tela cm. 190 x 110 Museo d’Orsay Parigi.

Altri quadri

41 il levriere

Il levriere, 1871 olio su tela cm. 19,5 x 24,5 collezione privata.

43 guillaudin

Il pittore Guillaudin a cavallo, 1870 olio su tela cm. 88 x 116 collezione privata negli U.S.A.

44 berthe morisot

Berthe Morisot col mazzolino di violette, 1872 olio su tela cm. 55 x 38 collezione privata Parigi.

49 il battello nero

Il battello nero a Berk, 1873 olio su cartone cm. 20,3 x 33,2 collezione privata.

51 in barca

In barca, 1874 olio su tela cm. 96 x 130 Metropolitan Museum of Art (lascito di Mrs H.O. Havemeyer 1929.

53 mallarmè

Ritratto di Stéphane Mallarmé, 1876 olio su tela cm. 25 x 34 Museo d’Orsay Parigi.

54 la bruna

La bruna col seno nudo, 1872 olio su tela cm. 60 x 49 collezione privata Parigi.

54 nana

Nana, 1877 cm. 150 x 116 Amburgo Kunsthalle.

55 bionda

Bionda col seno nudo, 1875 olio su tela 62 x 51 Museo d’Orsay Parigi.

56 rue mosnier

Rue Mosnier imbandierata, 1878 olio su tela cm. 65 x 81 (dalla collezione di Mrs. e Mr. Paul Mellon.

57 panoramica

Studio “panoramica dalla place Clichy, 1878 cm. 65 x 81.

58 al caffè

Al caffè, 1878 olio su tela cm. 77 x 83 Winterthur collezione Oscar Reinhart.

61 la cameriera

La cameriera della birreria, 1878-79, olio su tela, cm. 77,5 x 65 Museo d’Orsay Parigi.

62 isabelle

Isabelle Lemonnier seduta, 1879-79 (schizzo) cm. 33 x 41 collez. priv. St. Davis (Pa).

63 isabelle

Isabelle Lemonnier, 1880 acquerello cm.20,1 x12,4, Museo d’Orsay Parigi.

65 la madre

La madre di Manet nel giardino di Bellevue, 1880 cm.82 x 65 collezione privata Parigi.

65 cestino di fiori

Cestino di fiori, 1880, schizzo su tela cm. 65 x 82.

66 l'evasione

L’evasione di Rochefort, olio su tela cm. 80 x 73 collezione privata Cannes.

Altri quadri

67 la modella del bar

La modella del “Bar alle Folies-Bergère” (particolare), 1881, cm. 54 x 34 Musée des Beaux-Arts.

68 Un bar alle Folies-Bergère

Un Bar alle Folies-Bergère, olio su tela 96 x 130, Courtauld Institute Galleries Londra.

68 studio

Studio per “Un bar alle Folies-Bergère”, 1881 olio su tela cm. 47 x 56, custodito ad Amsterdam Stedelijk Museum da collezione privata.

69 autunno

Autunno”Méry Laurent”, 1881-82, olio su tela cm. 73 x 51 Nancy Musée des Beaux-Arts.

70 Primavera

Primavera di Jeanne de Marsy”, 1881 olio su tela cm. 73 x 51New York collezione Harry Payne Bingham.

Pittori S-Z

Frammenti

È assai difficile trovare nell’arco dei secoli un artista che, al pari di un solo pittore di quel ristretto gruppo di Impressionisti, sia la figura altrettanto genuina,  immediata, spontanea e piena di risorse essenziali proprie della società dalla quale egli si esprime.

Prendiamo ad esempio Manet, artista colto e raffinato, persona di mondo con principi umanitari e liberali, erede della borghesia francese sulla vetta del benessere e dello splendore rivista nei suoi livelli più intellettualmente aperti sul mondo.

Continuano frammenti

Un pittore intimamente e sottilmente radicato nella società che normalmente frequenta, capace di esprimere efficacemente l’attualità viva e palpitante e di assorbire, allo stesso tempo in una vastità ed in uno sfondo senza pari, l’essenza della cultura.

In modo esemplare egli interpreta la concezione di vita che è praticamente il fondamento della visione impressionistica, quella di una società che si avvantaggia delle numerose e grandi scoperte della tecnica, mai viste in passato, e soprattutto della propria creatività nello sviluppo industriale e nel progresso.

Quest’ultimo inteso non soltanto come qualcosa di conquista materiale ma come realizzazione di ideali che sono stati gli importanti traguardi dell’Ottocento. Una concezione del mondo pronta ad accettare in maniera assoluta i nuovi fatti della vita moderna ed a modificare il proprio modo di sentire le nuove emozioni sociali.

Ritratto di Emile Zola di Edouard Manet

Édouard Manet: Ritratto di Emile Zola

Edouard Manet: Ritratto di Emile Zola
Edouard Manet: Ritratto di Emile Zola, 1867-68 olio su tela cm. 190 x 110, Museo d’Orsay, Parigi.

Altra serie di opere di Manet

Sull’opera: “Emile Zola” è un dipinto autografo di Édouard Manet realizzato con tecnica ad olio su tela nel 1867 – 1868 , misura 190 x 110 cm. ed è custodito nel Museo d’Orsay a Parigi.

Émile Zola (Parigi, 1840 – Parigi, 1902) era un noto giornalista e scrittore, considerato il creatore del pensiero naturalista. Scriveva spesso articoli a favore di Manet il quale, in segno di gratitudine, volle realizzargli un ritratto. A cavallo degli anni 1868 – 1869 Emile Zola andò per otto  volte nell’atelier del pittore per posare.

Richardson fece notare, a proposito dell’opera, che l’importanza della coerenza stilistica veniva scemata per la caratterizzazione dell’immagine, sottolineando anche che Manet ne era consapevole. Ma la figura, nel suo insieme, appare priva di modellato mettendo in evidenza molte zone piatte dove il colore risulta fin troppo omogeneo, mentre le ombre riportate sono pressoché assenti. Sulla parete appaiono le illustrazioni dell'”Olimpia”, di una stampa giapponese e parte di un’incisione del Goya sui “Beoni” di Velázquez.

Thoré-Bùrger scrisse su “IB” nel 1868: “On ne l’a pas trouvé trop inconvenant, ni trop excentrique. On a consideré que les livres, surtout un livre a gravures grand ouvert, et d’autres objets encombrant la table ou accrochés au lambris, étaient d’une réalité étonnante. Mais le mérite principal du portrait de M. Zola, comme des au-tres oeuvres d’Edouard Manet. c’est la lumière qui circule dans cet intérieur et qui distribue par-tout le modelé et le relief.

P. Mantz scriveva su”ILL” nel 1868): “M. Manet réussit assez bien dans les su-jets de nature morte; portraitis-te, il est moins heureux. Dans le portrait de M. Emile Zola, l’intére! principal appartient non au personnage, mais a certains dessins japonais dont les murailles sont couvertes. La téle est indifferente et vague, et quant a ces noirs que M. Manet fait profession d’aimer, ils sont louches et sans audace”.

Opere di Manet: Ritratti e figure

Alcuni tra ritratti e figure più celebri di Manet

I quadri di Manet

Édouard Manet nel più drammatico incombere della sua terribile malattia che lo porterà alla morte, e quasi nell’incapacità di stringere con la mano il pennello, scrive al sindaco di Parigi, affinché il consiglio comunale gli accordi, attraverso una raccolta di opere da realizzarsi nel ristrutturato edificio municipale, di narrare con pitture i vari aspetti della vita parigina: Paris-Chemins de fer, Paris-Halles, Paris-Souterain, Paris-Courses, Jardins, Paris-Port,  ecc… poi nel soffitto una vera e propria galleria dove dare movimento ai personaggi di ingegno «che abbiano contribuito o contribuiscano alla grandezza di Parigi».

Bevitore di assenzio, cm. 106, Ny Carlsberg Glyptotek, Copenaghen.

Bevitore di assenzio, cm. 106, Ny Carlsberg Glyptotek, Copenaghen.

Musica alle Tuileries, cm. 119, National Gallery of London.

Musica alle Tuileries, cm. 119, National Gallery di Londra.

Ragazzo con ciliegie, cm. 55, Fundacao Calouste Gulbenkian, Oeiras.

Ragazzo con ciliegie, cm. 55, Fundacao Calouste Gulbenkian, Oeiras.

Natura morta con pesci e ostriche, cm. 92, Art Institute, Chicago.

Natura morta con pesci e ostriche, cm. 92, Art Institute, Chicago.

Victorine Meurent in costume di Espada, cm. 129, Metropolitan Museum of New York.

Victorine Meurent in costume di Espada, cm. 129, Metropolitan Museum of New York.

Suonatrice ambulante , cm. 109, Museum of Fine Arts of Boston.

Suonatrice ambulante, cm. 109, Museum of Fine Arts of Boston.

Natura morta con poenie, cm. 46, Louvre, Parigi.

Natura morta con peonie, cm. 46,5 – Museo d’Orsay, Parigi.

Ritratto di Zacharie Astruc, cm. 116, Kunsthalle, Brema.

Ritratto di Zacharie Astruc, cm. 116, Kunsthalle, Brema.

Altre opere

L'esposizione Universale di Parigi, cm. Nasjonalgaleriet, Oslo.

L’esposizione Universale di Parigi, cm. Nasjonalgalleriet , Oslo.

Corsa di cavalli a Longchamp, cm. Art Institute of Chicago.

Corsa di cavalli a Longchamp, cm. Art Institute of Chicago.

La lettura, cm. 73,5, Louvre (Jeu de Paume) Parigi

La lettura, cm. 73,5, Museo d’Orsay Parigi.

Alla ferrovia, cm. 112, National Gallery , Washington

Alla ferrovia, cm. 112, National Gallery , Washington.

Onde e bricole sul Canal Grande, cm. 48, Provident Securities Company, San Francisco.

Onde e bricole sul Canal Grande, cm. 48, Provident Securities Company, San Francisco.

Al pattinaggio, cm. 72, Fogg Art Museum of Cambridge.

Al pattinaggio, cm. 72, Fogg Art Museum of Cambridge.

Signora con ventagli, cm. 166,5, Louvre (Jeu de Paume) Parigi

Signora con ventagli, cm. 166,5, Museo d’Orsay, Parigi.

Ritratto di Clemenceau, cm. 74, Louvre (Jeu de Paume) Parigi

Ritratto di Clemenceau, cm. 74, Museo d’Orsay, Parigi

Ritratto della signora Jacob, cm. 46,5, Louvre (Jeu de Paume) Parigi

Ritratto della signora Jacob, cm. 46,5, Museo d’Orsay, Parigi.

Ritratto della signora Zola, cm. 46, Louvre (Jeu de Paume) Parigi

Ritratto della signora Zola, cm. 46, Museo d’Orsay, Parigi.

Nudo di schiena, cm. 46, proprietà privata, Zurigo.

Nudo di schiena, cm. 46, proprietà privata, Zurigo.

Pertuiset cacciatore di leoni, cm. 170, Museu de Arte, San Paolo.

Pertuiset cacciatore di leoni, cm. 170, Museu de Arte, San Paolo.

Ritratto di Henri Rochefort, cm. 66,5, Kunsthalle, Amburgo.

Ritratto di Henri Rochefort, cm. 66,5, Kunsthalle, Amburgo.

Ritratto di Mery Laurent, cm. 44, Musée des Beaux Arts, Digione.

Ritratto di Mery Laurent, cm. 44, Musée des Beaux Arts, Digione.

Signora con cappello nero, cm. 46, Louvre (Jeu de Paume) Parigi

Signora con cappello nero, cm. 46, Museo d’Orsay, Parigi.

Ritratto della signora Levy, cm. National Gallery of Art, Washington

Ritratto della signora Levy, cm. National Gallery of Art, Washington.

Il levriere di Edouard Manet

Édouard Manet: Il levriere

Edouard Manet: Il levriere
Edouard Manet: Il levriere, 1871 olio su tela cm. 19,5 x 24,5 collezione privata.

Altra serie di opere di Manet

Sull’opera: “Il levriere” è un dipinto autografo di Édouard Manet realizzato con tecnica ad olio su tela nel 1871, misura 19,5 x 24,5 cm. ed è custodito in una collezione privata.

Guillaudin a cavallo di Edouard Manet

Édouard Manet: Guillaudin a cavallo

Edouard Manet: Il pittore Guillaudin a cavallo
Edouard Manet: Il pittore Guillaudin a cavallo, 1870, olio su tela cm. 88 x 116, collezione privata negli U.S.A.

Altra serie di opere di Manet

Sull’opera: “Il pittore Guillaudin a cavallo è un dipinto autografo di Édouard Manet realizzato con tecnica ad olio su tela nel 1870, misura 88 x 116 cm. ed è custodito in una collezione privata negli U.S.A.