Citazioni e critica a Umberto Boccioni

Citazioni e critica a Umberto Boccioni

La critica su Umberto Boccioni nel Novecento (citazioni tratte dai “Classici dell’Arte”, Rizzoli Editore)

Pagine correlate all’artista: Biografia e vita artistica – Le opere – Il periodo artistico.

Cosa hanno detto le più autorevoli voci della Storia dell’arte su Boccioni

… L’originalità del gruppo futurista di pittura è che esso vuole riprodurre il movimento. Si tratta di una ricerca assolutamente legittima, ma assai da molto tempo i pittori francesi hanno risolto questo problema nella misura in cui può essere risolto …  (G. Apollinaire)

Boccioni è prima di tutto sotto l’ascendente di Picasso che oggi domina tutta la nuova pittura, non soltanto a Parigi ma nel mondo intero … Ebbene questi pittori così influenzati dalla giovane pittura contemporanea francese … si dichiarano ‘assolutamente opposti’ all’arte dei nuovi pittori francesi, e là dove essi si separano dai nuovi pittori francesi mi sembra di scorgere la condanna dell’arte futurista … Tuttavia l’esposizione dei futuristi insegnerà ai nostri giovani pittori ad avere ancora più audacia di quanta non abbiano avuta finora … L’arte futurista fa sorridere un poco a Parigi, ma bisognerebbe che non facesse sorridere gl’italiani: ciò sarebbe tanto peggio per loro.   G. apollinaire  in “Le Petit Bleu’, 9.II.1912

… v’è un’altra soluzione, più intellettuale questa, e profonda, del movimento. La dobbiamo al pittore Boccioni.

La sua dote essenziale, genuinamente artistica, è quella di saper portare sopra un piano lirico colla forza della sua calorosissima pittura, quello che resta per molt’altri mero enunciato. Così la compenetrazione dei piani che nel cubismo non è spesso che un arbitrario prolungamento lineare, in luì è vera e propria compenetrazione materiata di piani colorati, vibranti, pulvisco-lari, atomici … Si è ch’egli possiede un senso enormemente dinamico della materia, e trova ogni spediente fantastico per imprimerle moto. Questo è già manifesto nelle prime opere che pretendono a stati d’animo e fanno parte per sé … Dallo studio dei piani superficiali del cubismo, per non raggelare la materia anzi per scatenarla, egli è venuto a concepirla come un sovrapporsi di piani che si sfogliano, che si smallano come intorno un com­patto nucleo centrale : ed è il moto rotatorio impresso a questo nucleo che gli fa scartocciare la forma all’esterno come Saturno libera da sé gli anelli.

Tutto questo è chiaro nell’osservare come si sollevi … il metallo della ringhiera in Materia: ogni piccola ondulatoria è seguita fino al limite massimo, lanciata nell’orbita più violenta; il piccolo saliente della prima falange del pollice gli basta per farlo risalire m una barriera di carne.   L Longhi in “Pittori Futuristi” 10/04/191 

… Egli è contro il cubismo dell’arte francese, la figura scomposta come una natura morta, la figura privata delle condizioni della sua vita. Con Boccioni si ritorna ai concetti spaziali più propri dell’arte italiana mediterranea. Il plasticismo esasperato lo condusse alla scultura che affrontò con un coraggio ostinato in. una sorta di presentimento, ma che rimane forse la più fortunata esperienza della sua breve e severa carriera d’artista. Boccioni non fu avanguardista alla maniera di oggi, di una leggiadra decadente extemporalisteria. Fu l’uomo delle strade delle grandi città moderne, delle periferie per pittori poveri, dell’asfalto e dei tralicci neri unti di grasso e di benzina, delle stazioni, delle conquiste femminili fulminee e sentimentali, dei caffè sulle piazze. La sua fu una rude scuola d’arte sorretta da un messianismo modernistico che si rifiutava ai compromessi.  M. sironi, Omaggio a Boccioni, in “Spazio”, 1950

Di Umberto Boccioni, morto a poco più di trent’anni, non conosciamo che le esperienze generose e le tappe bruciate di una formazione impaziente, ma in nessun modo inquieta. È difficile dire s’egli avesse tutte le qualità di un grande maestro ; ma ogni atto della sua breve carriera d’artista appare dettato da una scelta motivata e sicura, reca l’impronta di un temperamento deciso ad affrontare tutte le esperienze e a trarre da esse tutte le conseguenze.

Fu pittore, scultore, scrittore: come tale, piuttosto un critico che un teorico, anche se alle sue riflessioni sull’arte moderna europea preferì dar forma di enunciati teorici, di programmi e di manifesti. Là sua prosa critica e la sua opera figurativa nascono dalla stessa volontà, hanno lo stesso carattere impulsivo e riflessivo ad un tempo, mirano ugualmente alla definizione, e alla più chiara definizione possibile, di una posizione ideologica. Nell’una e nell’altra si avverte lo stesso impegno senza risparmio, lo stesso accento dimostrativo e accaldato, lo stesso mescolarsi di intuizioni acutissime e talora abbaglianti con un’irruenza polemica fatta di sdegni e d’entusiasmi fin troppo ovvi; ma soprattutto, la stessa insistenza ostinata sul paragone, in quegli anni più che mai necessario, tra la situazione italiana e la situazione europea.

Nessuno più di lui ebbe chiara coscienza delle difficoltà e delle contraddizioni che fecero del Futurismo l’espressione di tutta una generazione d’artisti italiani; eppure, se la sua figura non può completamente inquadrarsi nello schema corrente del Futurismo, ciò non si deve soltanto al fatto che, al momento della sua adesione al Futurismo di Marinetti, egli avesse già compiuto molte e diverse esperienze artistiche. L’incontro con Marinetti e il Futurismo determinò soprattutto una crisi morale di chiarificazione : gli permise di eliminare dalla propria coscienza talune sopravvissute censure borghesi, di dare una direzione ai proprii impulsi, un senso rivoluzionario e attivistico alla propria critica, di bandire dalla propria personalità (per quanto ciò possa sembrare strano) certi atteggiamenti estremisti che forse era il primo a detestare ma dei quali non sarebbe riuscito altrimenti a liberarsi, di sormontare infine una propria inconfessata ma incontestabile insofferenza per la ‘pittura’.

C’è una necessità logica nell’adesione di Boccioni al Futurismo di Marinetti. come nel suo distacco da esso: un distacco senza abiure e pentimenti, che basterebbe da solo a dimostrare quanta maggior ricchezza di argomenti pittorici l’artista avesse acquistato nel corso della sua fase futurista. Gli stessi manifesti della pittura e della scultura futuriste, che Boccioni formulò e non senza motivo volle chiamare ‘tecnici’, si distinguono nettamente dagli altri programmi futuristi per una serrata e lucidissima revisione della recente storia figurativa europea. Il suo contributo dev’essere dunque cercato non al di là, ma all’interno d’una cultura di cui avvertiva la crisi imminente: superabile, forse, ma soltanto attraverso una severa autocritica e l’intervento di nuove forze. Queste s’identificavano, per Boccioni, con il ‘genio’ italiano, ed era evidentemente un’illazione affatto gratuita; ma era almeno altrettanto ingenuo supporre che la ‘modernità’ di altri paesi europei, o più precisamente il ritmo di vita determinato dal progresso industriale, fosse una specie di vitale e salutare barbarie. Quando Boccioni limita il suo esame al problema artistico, del quale ha un’esperienza più precisa, riconosce che il limite di quella barbarie è lo spirito scientifico e che esso può essere superato solo attraverso lo storicismo, che a sua volta costituisce il limite della vita italiana; sicché la sua obbiezione non investe il valore della storia, ma solo quella sua interpretazione limitativa che conduce a contrapporre la storia antica alla moderna o, più esattamente, la tradizione inerte alla storia viva …

La curiosa combinazione di riflessione critica e d’impazienza creativa determina uno degli aspetti più appariscenti dell’opera di Boccioni, il desiderio di ‘far grande’. È superfluo rilevare che questa persistente aspirazione ad una sorta di tumultuosa monumentalità non trova giustificazione in alcuno dei diversi tipi di visione successivamente sperimentati, si tratti della scomposizione coloristica del Divisionismo o della scomposizione formale del Cubismo. Sul terreno pratico della polemica artistica italiana, però, anche il gusto del colpo di scena pittorico e di una scapigliata grandiosità d’effetti era un argomento : da usarsi contro il ‘piccolo’ degli ultimi epigoni dei Macchiaiuoli, l’impressionismo a buon mercato, l’aneddoto e la macchietta, come contro la rettorica inutile della pittura dannunziana. Ma quell’aspirazione prevalentemente letteraria, che ambienta le opere pre-futuriste nelle confuse intenzioni sociali di Previati o Segantini o Pellizza, sopravvive all’ampliarsi e al precisarsi dell’esperienza figurativa; e ritorna, benché con accento diverso, anche nelle opere futuriste. … Del resto è chiaro che il ‘contenuto’ per Boccioni è tutto di testa, programmatico : i suoi temi riflettono generici ideali sociali e umanitari, motivi già letterariamente scontati di poetica ‘stracittadina’. Ne il parossismo, la forzatura, l’esagerazione voluta hanno altro scopo che di solleci­tare, in un clima di ostentato estremismo, le più audaci defor­mazioni e le più vistose esasperazioni coloristiche.

S’intende che un processo di deformazione stilistica fon­dato su di un’enfasi artificiosa del contenuto rischia sempre di sconfinar nel gratuito; ed un che di gratuito si può indicare in quasi tutte le soluzioni formali di Boccioni, anche se si deve riconoscere che proprio a quell’azzardo s’affida il compito di tener vivo lo spirito rivoluzionario o l’impulso romantico del primo Impressionismo, affatto spenti nella metrica spaziale e luminosa di Seurat o nell’analitica del Cubismo. Lo scopo segreto di Boccioni è, infine, di restituire alla visione impressionista uno slancio polemico, un più caustico mordente espressivo: perché, in Italia, l’esperienza dell’Impressionismo doveva compendiare l’insufficiente esperienza romantica. Per Boccioni, si è parlato molto di Seurat e pochissimo di Toulouse-Lautrec:

eppure alla lezione di Seurat è di contrappeso costante la lezione di Lautrec, facilmente riconoscibile nelle incisioni e nei disegni, in un ritratto a pastello della madre (1907), presente in Maestra di scena e culminante in Idolo moderno. …

Dall’espressionismo alla poetica dello ‘stato d’animo’ il passo è breve; e nella poetica dello ‘stato d’animo’ emergono già alcuni elementi di scomposizione cubista. Ma quella scomposizione non discende da un’analisi del dato di visione; è soltanto la proiezione di uno stato emotivo, di una condizione del soggetto. Si precisano così le ragioni dell’interferenza costante di motivi impressionisti ed espressionisti. Boccioni sa che il Cubismo si fonda interamente sui principi di visione dell’Impressionismo, benché si proponga di contrapporre una costruzione alla dissoluzione plastica impressionista. Avulso da quei principi, svuotato del ‘lirismo’ impressionista, il Cubismo non avrebbe potuto che sviluppare intellettualisticamente le tendenze classi-cistiche, ingresiane, già riaffiorate in Renoir, in Degas e finalmente in Seurat. Una pittura moderna non può nascere dal rifiuto, ma soltanto dalla continuazione dell’Impressionismo, e dall’inquadramento della sua esperienza visiva nella più larga esperienza ideologica romantica: di qui l’insistenza sul valore del contenuto e, implicitamente, dell’oggetto e dell’emozione.  G. C. argan, Umberto Boccioni, 1953.

Opere di Boccioni (seconda serie)

Opere di Boccioni (seconda serie)

Articoli correlati all’artista: Altre opere di Boccioni (prima serie) – Biografia e vita artistica – La critica – Il periodo artistico

Idolo moderno, cm. 59,7 x 58,4 Collezione Estorick of London
Idolo moderno, cm. 59,7 x 58,4 Collezione Estorick of London.

L’opera raffigurata è un dipinto autografo di Umberto Boccioni realizzato con tecnica ad olio su tavola nel 1911, misura 59,7 cm. ed è custodito nella Collezione Estorick di Londra.

Le opere di Boccioni e relative descrizioni

38 Boccioni - materiaMateria, cm 225 x 150 Collezione Mattioli, Milano.

39 Boccioni - elasticità

Elasticità, cm. 100 x 100 Collezione Jucker, Milano.

40 Boccioni - scomposizione di figura di donna a tavola

Scomposizione di figura di donna a tavola, cm. 86 x 86 Galleria d’Arte Moderna, Milano.

41 Boccioni - volumi orizzontali

Volumi orizzontali, cm. 95 x 95 Proprietà privata.

42 Boccioni - sviluppo di una bottiglia nello spazio

Sviluppo di una bottiglia nello spazio, altezza cm. 18,1 Collezione Mattioli, Milano.

43 Boccioni - forme uniche della continuità nello spazio.jpg

Forme uniche della continuità nello spazio  cm. in altezza 110,5.

46 Boccioni - dinamismo di un corpo umano

Dinamismo di un corpo umano n° 1 cm. 100 x 100 Galleria d’Arte Moderna Milano.

47 Boccioni - dinamismo di un corpo umano 2

Dinamismo di un corpo umano n° 2 cm. 85 x 60 Galleria d’Arte Moderna, Milano.

48 Boccioni - dinamismo di un ciclista

Dinamismo di un ciclista, cm. 76 x 95 Collezione Mattioli, Milano.

49 Boccioni - dinamismo di un foot baller

Dinamismo di un foot-baller, cm. 195 x 200 Museum of Modern Art of New York N.Y.

50 Boccioni - bevitore

Bevitore cm. 87 x 86 Collezioni Jucker, Milano.

51 Boccioni - forme plastiche di un cavallo

Forme plastiche di un cavallo, cm. 40 x 40 Collezione Sprovieri, Roma.

52 Boccioni - costruzione spiralica

Costruzione spiralica, cm. 95 x 95 Galleria d’Arte Moderna, Milano.

53 Boccioni - natura morta - cocomero

Natura morta: Cocomero, cm. 80 x 80,3 Niedersachsisches Landesmuseum, Hannover.

54 Boccioni - cavallo + cavaliere + caseggiato

Cavallo + Cavaliere + Caseggiato cm. 10,2 x 13 Galleria d’Arte Moderna, Roma.

55 Boccioni - selciator

Selciatori, cm. 100 x 100 Collezione Winston, Birmingham.

56 Boccioni - sotto la pergola

Sotto la pergola a Napoli cm. 83 x 83 Galleria d’Arte Moderna, Milano.

57 Boccioni - nudo simultaneo

Nudo simultaneo, cm. 52 x 82 Collezione Toninelli, Milano.

58 Boccioni - sintesi plastica di figura seduta

Sintesi plastica di figura seduta, cm. 82 x 65 Galleria d’Arte Moderna, Roma.

59 Boccioni - interno con due donne

Interno con due donne, cm. 65,6 x 45,8 Raccolta Bertarelli, Milano.

60 Boccioni - natura morta con brocca e scodella

Natura morta con brocca e scodella, cm. 35 x 50 Galleria d’Arte Moderna, Milano.

61 Boccioni - due amiche

Le due amiche 202 x 151,5 Galleria d’Arte Moderna, Milano.

62 Boccioni - paesaggio montuoso

Paesaggio montuoso, cm. 33 x 55 Collezione Mattioli, Milano.

63 Boccioni - ritratto del Maestro ferruccio Busoni

Ritratto del Maestro Ferruccio Busoni, cm. 176 x 120 Galleria d’Arte Moderna, Roma.

64 Boccioni - ritratto della signora BusoniRitratto della signora Busoni, cm. 38 x 46,5 Milano, Galleria d’Arte Moderna.

Opere di Umberto Boccioni

Le più belle ed importanti opere di Umberto Boccioni

Pagine correlate all’artista: Altre opere di Boccioni – Biografia e vita artistica – La critica a Boccioni – Il suo periodo artistico – Il Manifesto del FuturismoFilippo Tommaso MarinettiCarlo CarràFortunato Depero – Luigi Russolo.

Particolare del suo autoritratto tratto da una tela
Particolare del suo autoritratto tratto da una tela

Sull’opera raffigurata: “Autoritratto” è un dipinto autografo di Umberto Boccioni realizzato con tecnica ad olio su tela nel 1908, misura 70 x 100 cm. ed è custodito a Milano nella Pinacoteca di Brera.

Storia e descrizione dei quadri di Boccioni

Ritratto della pittrice Adriana Bisi Fabbri, cm.55 x 45 Collezione Campilli Roma.
Ritratto dello scultore Brocchi

Ritratto dello scultore Brocchi, cm. 102 x 124 Collezione Marinotti, Milano.

3 Boccioni - La signora Massimino

La signora Massimino, cm. 123 x 151 Milano Collezione Palazzoli.

4 Boccioni - Brughiera

Brughiera, cm. 36 x 46 Proprietà privata.

5 Boccioni - Il riposo

Il riposo, cm 47 x 32 Lugano Collezione Chiattone.

6 Boccioni - Campagna lombarda sinfonia campestre

Campagna lombarda: Sinfonia campestre, cm. 93 x 140 Lugano Collezione Chiattone.

9 Boccioni - Paolo e Francesca

Paolo e Francesca, 140 x 130 Milano collezione Palazzoli.

10 Boccioni - Autunno lombardo

Autunno lombardo, cm. 34 x 25 Milano collezione Chiattone.

11 Boccioni - Veneriamo la madre

Veneriamo la madre, cm 27 x 56 Milano Collezione Mazzotta.

Officine a Porta Romana,

Officine a Porta Romana, 75 x 45, Banca commerciale di Milano.

14 Boccioni - Interno - mamma che lavora

Interno: Mamma che lavora, cm. 32 x 25 Treviso collezione Lovisatti.

15 Boccioni - tre donne

Tre donne cm. 180 x 132 Banca commerciale Milano.

16 Boccioni - Il mattino

Il mattino,  cm. 60 x 55 Collezione Mazzotta Milano.

17 Boccioni - controluce

Controluce, cm. 62 x 55 Collezione Lovisatti di Treviso.

18 Boccioni - Primavera

Primavera, 32 x 35 Collezione Palazzoli Milano.

La città che sale

La città che sale, cm. 200 x 290,5 Museum of Modern Art (Guggenheim) of New York N.Y.

19 Boccioni - La città che sale

La città che sale (abbozzo)  cm. 33 x 47 Collezione Mattioli Milano.

22 Boccioni - contadino al lavoro

Contadino al lavoro, cm. 48 x 52 Galleria d’Arte moderna Roma.

Altre opere

23 Boccioni - Rissa in galleria

Rissa in Galleria, cm. 76 x 64 Collezione Jesi Milano.

24 Boccioni - Notturno

Notturno, cm 120 x 100 Galleria d’Arte Moderna Torino.

25 Boccioni - Ines

Ines, cm. 135 x 93 Galleria d’Arte Moderna Milano.

26 Boccioni - visioni simultanee

Visioni simultanee, cm 100 x 100 Nedersachsisches Landesmuseum Hannover.

27 Boccioni - le forze di una strada

Le forze di una strada, cm. 100 x 80 Proprietà Hangi Basilea.

La risata di Boccioni

La risata, cm. 100,2 x 145,4, Museum of Modern Arts di New York.

30 Boccioni - gli addii degli stati d'animo

Stati d’animo (ciclo n°1): 1 – Gli addii, cm. 58,4 x 86,4 Galleria d’Arte Moderna Milano.

31 Boccioni - gli addii degli stati d'animo

Stati d’animo (ciclo n° 2): 1 –  Gli addii, cm. 71,2 x 94,2 proprietà privata.

32 Boccioni - Quelli che vanno degli stati d'animo

Stati d’animo (ciclo n° 1): 2 – Quelli che vanno, cm. 70 x 95 Galleria d’Arte Moderna Milano.

33 Boccioni - Quelli che vanno degli stati d'animo

Stati d’animo (ciclo n° 2): 2 – Quelli che vanno cm. 70,3 x 96 Proprietà privata.

34 Boccioni - Quelli che restano degli stati d'animo

Stati d’animo (ciclo n° 1): 3 – Quelli che restano, cm. 71 x 96 Galleria d’Arte Moderna Milano.

35 Boccioni - Quelli che restano degli stati d'animo

Stati d’animo (ciclo n° 2): 3 – Quelli che restano, cm. 70,2 x 95,6 Proprietà privata.

36 Boccioni - scomposizione d'una testa di donna

Scomposizione di una testa di donna, cm. 46 x 61 proprietà privata.

Autoritratto di Umberto Boccioni

Autoritratto di Umberto Boccioni

Autoritratto di Umberto Boccioni
Autoritratto, tela 70 x 100 cm., Milano Pinacoteca di Brera (Attenzione! Foto non fedele all’originale per quanto riguarda lo sfondo nella zona centrale).

Alla pagina della seconda serie di opere di Umberto Boccioni

Sull’opera: “Autoritratto” è un dipinto autografo di Umberto Boccioni realizzato con tecnica ad olio su tela nel 1908, misura 70 x 100 cm. ed è custodito a Milano nella Pinacoteca di Brera.

Breve descrizione e storia

In alto, sulla destra c’è la scritta “U. Boccioni 1908”. Nel suo diario in data 13 maggio 1908 l’artista scriveva: “… ho finito un autoritratto che mi lascia completamente indifferente. Sono stanco e non ho alcuna idea”.

Anche questo era uno dei tanti esperimenti per risolvere il suo annoso  problema nell’accordare gli elementi paesaggistici alla figura. Nello sfondo, un paesaggio con un linguaggio che anticipa Periferie con case in fase di costruzione.

L’opera, realizzata nel 1908 presso lo studio milanese di via Adige, offrì a Umberto l’opportunità di configurare, per la prima volta, ed in maniera ottimale, il paesaggio della periferia di Milano, che troverà ampio spazio nei lavori eseguiti poco prima della sua adesione al movimento futurista.

Tale configurazione è godibile anche nel bozzetto de La Città che sale.

La presente opera fu donata nel 1951 alla Pinacote di Brera da Vico Baer, amico e insaziabile collezionista delle opere di boccioni.

Ritratto della pittrice Adriana Bisi Fabbri di Umberto Boccioni

Umberto Boccioni: Ritratto della pittrice Adriana Bisi Fabbri

Boccioni: Ritratto della pittrice Adriana Bisi Fabbri
Boccioni: Ritratto della pittrice Adriana Bisi Fabbri, cm.55 x 45 Collezione Campilli, Roma

Alla pagina della seconda serie di opere di Umberto Boccioni

Sull’opera: “Ritratto della pittrice Adriana Bisi Fabbri è un dipinto autografo di Umberto Boccioni realizzato con tecnica ad olio su tela nel 1907, misura 55 x 45 cm. ed è custodito nella Collezione Campilli a Roma.

In basso sulla destra si legge “Boccioni U. – Padova 5 – VII”. In questa tela il Boccioni, pur conservando una pennellata a tocchi decisi e con accostamenti divisionistici che conferiscono brillantezza e plasticità, – caratteristica assai vicina alla ritrattistica del suo periodo – configura la paesaggistica sullo sfondo con vivo movimento ma riuscendo allo stesso tempo a dare minore importanza agli elementi secondari; il tutto nonostante l’evidente intreccio coloristico tra la figura in primo ed il paesaggio.

L’artista in questa composizione anticipa, in qualche maniera, la tematica delle ”compenetrazioni” che tanto lo appassioneranno nel periodo futurista.

Autunno lombardo di Umberto Boccioni

Umberto Boccioni: Autunno lombardo

Autunno lombardo
Autunno lombardo, cm. 34 x 25 Milano, Collezione Chiattone

Alla pagina della seconda serie di opere di Umberto Boccioni

Sull’opera: “Autunno lombardo (Campagna con alberelli e case) – Autunno nei dintorni di Milano – è un dipinto autografo di Umberto Boccioni realizzato con tecnica ad olio su tela nel 1909, misura 34 x 25 cm. ed è custodito a Milano nella Collezione Chiattone.

Se non si prende in considerazione gli effetti della prospettiva atmosferica, la composizione in esame presenta molti aspetti impressionistici con variatissime gamme cromatiche – soprattutto nei primi piani – che conferiscono solidità, armonia e movimento.

Veneriamo la Madre di Umberto Boccioni

Umberto Boccioni: Veneriamo la Madre

Boccioni: Veneriamo la madre
Boccioni: Veneriamo la madre, cm 27 x 56 Milano Collezione Mazzotta.

Alla pagina della seconda serie di opere di Umberto Boccioni

Sull’opera: “Veneriamo la madre è un dipinto autografo di Umberto Boccioni realizzato con tecnica ad olio su tavola nel 1909, misura 27 x 56 cm. ed è custodito a Milano nella Collezione Mazzotta.

È questa una composizione in cui il Boccioni sente di più il momento simbolista, come si evidenzia dalle forme, ma con un ritorno significativo della tecnica divisionistica precedente come nel Paolo e Francesca.

Esiste un disegno preparatorio (tecnica a matita su carta, di dimensioni 39x 57,9 cm.) appartenente collezione Winslon a Birmingham (Michigan).

Ritratto dello scultore Brocchi di Umberto Boccioni

Umberto Boccioni: Ritratto dello scultore Brocchi

Umberto Boccioni: Ritratto dello scultore Brocchi
Umberto Boccioni: Ritratto dello scultore Brocchi, cm. 102 x 124 Collezione Marinotti, Milano.

Alla pagina della seconda serie di opere di Umberto Boccioni

Sull’opera: “Ritratto dello scultore Brocchi è un dipinto autografo di Umberto Boccioni realizzato con tecnica ad olio su tela nel 1907 misura 102 x 124 cm. e fa parte della Collezione Marinotti di Milano.

L’opera in esame è da identificarsi con il “Ritratto di scultore”, esposta alla manifestazione del 1916, “postuma” dell’artista. Il cromatismo ha efficaci effetti di luminosità con un’ottima resa della prospettiva atmosferica, a cui l’artista integra con due stili ad esso assai vicini: quello di Seurat e quello di Balla.

I tocchi decisi e netti sulla figura in primo piano conferiscono ad essa un’importante plasticità.

Idolo moderno di Umberto Boccioni

 Umberto Boccioni: idolo moderno

Boccioni: Idolo moderno
Boccioni: Idolo moderno, cm. 59,7 x 58,4 Collezione Estorick of London

Alla pagina della prima serie di opere di Umberto Boccioni

Sull’opera: “Idolo moderno è un dipinto autografo di Umberto Boccioni realizzato con tecnica ad olio su tavola nel 1911, misura 59,7 cm. ed è custodito nella Collezione Estorick di Londra.

Il quadro fu portato dallo stesso Boccioni a Milano per essere esposto alla Mostra d’arte libera del 1911. L’anno successivo, l’“Idolo Moderno”, come moltissime altre opere dell’artista, partecipò alle rassegne futuriste nelle principali città d’arte europee, quindi in altre manifestazioni nazionali. Prima di pervenire all’attuale sede (Collezione Estorick di Londra), l’opera passò attraverso diversi proprietari. La tematica della composizione è di natura simbolista permeata da un vigoroso cromatismo di stampo espressionistico, dove dominano gli accesi gialli e rossi, i profondi blu e viola, i vivi verdi, il tutto in una equilibrata rispondenza, anche se un po’ ….. manierata.

Qui il Boccioni esalta in un certo qual modo il nottambulismo alla maniera di Toulouse-Lautrec, ma, come affermava Calvesi, non manca il “modernismo sociale” del futurismo marinettiano, né il binomio Seurat-Lautrec, insieme ad una componente espressionistica munchiana: “accanto al binomio Seurat-Lautrec è da tener presente la componente espressionistica che risale a Munch (mi riferisco all’invenzione stessa di questa maschera campeggiante fra fiotti di luce, oltre che al suo ‘grottesco’ tipicamente nordico)”

Il Boccioni scriveva: “I nostri grandi pittori nazionali ed anche esteri se non si sentono d’accordo col passato sudano freddo. Ai primi tempi dell’impressionismo il violetto era accettato per i prati, i cieli, i boschi … Guai a vederlo sul viso, sulle braccia, sul seno di una donna bella”.

Contadino al lavoro di Umberto Boccioni

Umberto Boccioni: Contadino al lavoro

Umberto Boccioni: Contadino al lavoro
Umberto Boccioni: Contadino al lavoro, cm. 48 x 52 Galleria d’Arte Moderna Roma.

Alla pagina della seconda serie di opere di Umberto Boccioni

Sull’opera: “Campagna con un contadino al lavoro – Paesaggio è un dipinto autografo di Umberto Boccioni realizzato con tecnica ad olio, probabilmente nel 1910, misura 48 x 52 cm. ed è custodito nellaa Galleria d’Arte Moderna di Roma.

CAMPAGNA CON UN CONTADINO AL LAVORO (PAESAGGIO), Roma, Galleria d’Arte Moderna (A. Grubicy).

libris di Isa Foà Errera
libris di Isa Foà Errera

In quest’opera il Boccioni ritorna timidamente alla tecnica divisionista nella paesaggistica con figure di lavoratori della terra.

La cronologia non è certa ma sembra comunque abbastanza attendibile per varie similitudini (ad esempio, l’albero e l’atteggiamento del contadino) con l’ex libris di Isa Foà Errera, cui il Boccioni firmò e datò: “U: Boccioni 1910” .