Le opere di Palma il Giovane e breve biografia

Alcune fra le opere più significative di Giacomo Negretti, detto Palma il Giovane

Giacomo Negretti: Autoritratto, tecnica a olio su tela, 126 × 96 cm., Pinacoteca di Brera, Milano
Palma il Giovane: Autoritratto, tecnica a olio su tela, 126 × 96 cm., Pinacoteca di Brera, Milano

Biografia e vita artistica di Palma il Giovane

Giacomo Negretti , detto Palma il Giovane (Venezia, 1544/1550 – Venezia, 14 ottobre 1628) nacque a Venezia tra il 1544 e il 1550 da Antonio Palma, pittore e Giulia de’ Pitati, nipote di Bonifacio de’ Pitati, anch’egli pittore. Appartiene quindi, fin dalla nascita ad una famiglia di pittori; fu subito iniziato agli studi
pittorici sulle orme del padre e dello zio di questo, Palma il Vecchio e del fratello della madre Bonifacio de’ Pitati (detto, Bonifacio Veronese). Giacomo come segno di continuità con la tradizione famigliare del padre, assunse l’appellativo di Palma il Giovane.

Lo spostamento della data di nascita in un arco di tempo dal 1544 al 1550 (rispetto al 1544, come nella biografia di Carlo Ridolfi, è dovuto a diversi
elementi: tra questi, il disegno con l’Autoritratto della Morgan Library di New York, datato 1606, dove Palma si dichiara di anni 58 (quindi nato nel 1548),e un documento inedito (Venezia,parrocchia di Santa Giustina) in cui il 17 ottobre 1628 si registra la morte del “Signor Giacomo Palma pittor di anni 78” (quindi
nato nel 1550).

Dopo un presumibile apprendistato nella bottega paterna, ebbe l’opportunità di vivere un’esperienza inconsueta per un artista veneziano, cioè di confrontarsi con i grandi pittori romani (specie con Raffaello). Nel 1564, infatti Guidobaldo II della Rovere,duca di Urbino, in visita a Venezia, apprezzò il talento di Palma il Giovane e lo invitò dapprima a corte, ad Urbino, e in seguito lo inviò a Roma, ospite del proprio ambasciatore, Traiano Mario. A Roma, Palma il Giovane fece un’esperienza così significativa che ne avrebbe sempre riconosciuto l’importanza, esprimendo la sua gratitudine per tutta la vita.

A Roma venne infatti a contatto con Raffaello e la sua bottega. Fece comunque ritorno nella natia Venezia, dove amò soprattutto la pittura di Tiziano, di cui eseguì alcune copie e nella cui bottega collaborò: sicuramente fu lui a portare a termine la celebre Pietà di Tiziano. Nel 1581, su commissione del parroco della chiesa veneziana di San Giacomo dall’Orio dipinge l’insolita tela in cui il
parroco don Giovanni Maria Da Ponte viene presentato alla Madonna col Bambino, tra Santi.

Le opere di Palma il Giovane

Il parroco Da Ponte davanti alla Madonna col Bambino con i Santi Giacomo, Silvestro e Marco

Palma il Giovane. Il parroco Da Ponte davanti alla Madonna col Bambino con i Santi Giacomo, Silvestro e Marco (1581) Venezia, chiesa di San Giacomo dall’Orio.
Palma il Giovane: Il parroco Da Ponte davanti alla Madonna col Bambino con i Santi Giacomo, Silvestro e Marco (1581)
Venezia, chiesa di San Giacomo dall’Orio.

L’opera fu commissionata a Palma il Giovane da don Giovanni Maria Da Ponte, parroco della chiesa di San Giacomo dall’Orio e mostra senz’altro affinità alla scuola veneziana nella colorazione, ma anche del manierismo romano, che aveva conosciuto nel suo soggiorno a Roma.

Un devastante incendio scoppiato il 20 dicembre 1577,nel Palazzo Ducale di Venezia,distrusse importantissimi cicli pittorici,tra cui quelli del soffitto della Sala del Maggior Consiglio. Il quale dovette essere completamente rifatto.

Su progetto di Cristoforo Conte,che coordinò l’insieme delle opere di decorazione del palazzo,Palma il Giovane ricevette l’incarico di dipingere il soffitto della sala con Venezia coronata dalla Vittoria.

Venezia coronata dalla Vittoria

Giacomo Negretti. Venezia coronata dalla Vittoria (1584) Venezia, Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale.
Palma il Giovane. Venezia coronata dalla Vittoria (1584), Venezia, Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale.

Nel 1581 i Padri Crociferi e il procuratore di San Marco Pasquale Cicogna si accordarono per arricchire l’oratorio contiguo all’ospizio dei Crociferi con un ciclo di dipinti volti a raffigurare la storia dell’Ordine; la realizzazione venne
affidata a Palma il Giovane,che vi lavorò fino al 1590, quando l’arredo poteva dirsi concluso.

BREVE NOTA SU PASQUALE CICOGNA

La famiglia Cicogna aveva dato nomi insigni alla Serenissima Repubblica di
Venezia durante tutto il XVI secolo; in particolare i tre fratelli Pasquale,Giovanni e Antonio, si erano distinti nella battaglia di Lepanto(1571), Giovanni morì nella battaglia, mentre Antonio fu investito della dignità di procuratore di
San Marco. Pasquale, nel 1585, verrà eletto ottantottesimo doge di Venezia.
Palma il Giovane dipinse: “Pasquale Cicogna assiste alla Messa celebrata da Padre Balbi” e “Pasquale Cicogna riceve nella chiesa dei Crociferi la notizia della sua nomina in Doge”.

Il ciclo pittorico inizia ovviamente dall’istituzione della congregazione con il dipinto “Cristo in Gloria benedicente,  il Doge Renier Zen, la Dogaressa e i Procuratori di San Marco”.

Cristo in Gloria benedicente, la famiglia dogale e i Procuratori di San Marco (1585)

Palma il Giovane. Cristo in Gloria benedicente, la famiglia dogale e i Procuratori di San Marco (1585)
Palma il Giovane: Cristo in Gloria benedicente, la famiglia dogale e i Procuratori di San Marco (1585), Venezia, Oratorio dei Crociferi. Dimensioni della tela: (390 X 350 cm.)

Il dipinto raffigura Papa Cleto che istituisce l’Ordine dei Crociferi.

Sono raffigurati quattro frati che ricevono dal Papa la missiva grazie a cui i Padri Crociferi verranno riconosciuti come Ordine religioso, che si occupa della protezione dei Crociati.

LA CHIESA DEI PADRI CROCIFERI

La chiesa dei Crociferi, presso l’ospizio, nel campo dei Gesuiti aveva sempre
avuto un ruolo significativo a Venezia. Il complesso era strettamente legato alla protezione dei più bisognosi; in
effetti, nella Repubblica di Venezia era frequente questo reciproco rapporto tra devozione e assistenza, ideologia
civile e ideologia religiosa. E tale legame è intrinseco agli stessi Padri Crociferi: questi appartenevano probabilmente
ad un Ordine formatosi in Oriente, ma le cui origini risalgono addirittura ai primi cristiani. Secondo quanto
affermavano, la loro fondazione era avvenuta grazie a San Cleto e vennero rifondati da San Ciriaco, patriarca di
Gerusalemme nel IV secolo; successivamente, nel 1169, Papa Alessandro fornì loro una costituzione e una Regola
simile a quella degli Agostiniani. E furono uno degli Ordini che affiancarono i Templari alle Crociate.

Pasquale Cicogna assiste alla Messa celebrata da Padre Balbi

Giacomo Negretti. Pasquale Cicogna assiste alla Messa di Padre Balbi (ante 1585) Venezia, chiesa dei Crociferi.
Palma il Giovane: Pasquale Cicogna assiste alla Messa di Padre Balbi (ante 1585)
Venezia, chiesa dei Crociferi. Dimensioni della tela: (369 X 262 cm.)

Il protagonista del telero è il munifico protettore dell’Ordine dei Crociferi,Pasquale Cicogna, che ancora in abito di Senatore assiste alla Messa celebrata da Padre Balbi, all’epoca ospedaliere dei Crociferi.

Il dipinto, uno dei capolavori di Palma,oltre al valore artistico, ci restituisce una dettagliata descrizione di com’era, a quel tempo, l’interno dell’oratorio dei Crociferi. Ritrae Pasquale Cicogna mentre sta adorando il Santissimo Sacramento da Padre Balbi offerto sull’altare.

Pasquale Cicogna è ancora in abito di Senatore, perché solo nel 1585 verrà nominato doge: motivo per cui l’opera deve essere datata ante 1585, quando il Cicogna indosserà abiti dogali.

“Sulla scena squadrata con sobrietà cinquecentesca – scriveva Giovanni Mariacher nel 1980 – si muovono personaggi, tutti accuratamente ritratti con gusto quasi verista”.

Palma il Giovane per il ciclo dei Crociferi dipinse anche: “Pasquale Cicogna,nella chiesa dei Crociferi, riceve l’annuncio della sua elezione al dogado” e, “Pasquale Cicogna in veste di Doge visita la chiesa dei Crociferi”.

Pasquale Cicogna, nella chiesa dei Crociferi, riceve l’annuncio della sua elezione al dogado

Palma il Giovane. Pasquale Cicogna riceve in chiesa l’annuncio della sua elezione al dogado (1586)
Palma il Giovane: Pasquale Cicogna riceve in chiesa l’annuncio della sua elezione al dogado (1586), Venezia, Oratorio dei Crociferi. Dimensioni della tela: (369 X 262 cm.)

Anche questo telero facente parte dei dipinti di Palma il Giovane per il ciclo della chiesa dei Crociferi, ha per protagonista il procuratore di San Marco Pasquale Cicogna. Il dipinto mostra infatti il procuratore , inginocchiato ai piedi dell’altare, nella chiesa dei Crociferi, in compagnia di alcuni padri dell’Ordine, mentre un fanciullo gli porta la notizia della sua nomina al dogado (è il 18 agosto 1585).

Il dipinto di Palma descrive accuratamente una scena reale all’interno della chiesa dei Crociferi: grazie a questa raffigurazione pittorica,siamo in grado di ricostruire l’originale assetto della cappella maggiore, prima della sua distruzione.

Con questo dipinto abbiamo la conferma della capacità di Palma il Giovane di raccontare, negli ultimi decenni del Cinquecento, con semplicità i fatti della realtà quotidiana, un aspetto questo della sua pittura poco considerato, o quantomeno, poco valorizzato, almeno fintanto che non ci si trovi al cospetto di questo ciclo pittorico, che ci conferma il felice esito derivante dall’istintiva adesione del pittore alla realtà che lo circonda, agli uomini e alle cose.

Un altro aspetto fondamentale sotteso alla decorazione dell’oratorio, è la maestria che il Palma dimostra nei confronti della ritrattistica: anche se gli esempi noti sono scarsi, non possiamo non accorgerci di quanto il pittore rimanga affascinato dall’individuo colto nella sua oggettività naturalistica, e di quanto virtuosismo egli dimostri nel restituire sulla tela, coadiuvato dall’uso di una materia densa e ricca d’impasto, l’intensità espressiva di ogni volto, colto nelle espressioni più diverse, in cui spiccano gli occhi penetranti.

Viene da chiedersi come il pittore sia giunto a questi esiti, dato che nessun elemento figurativo, nella Venezia di allora, poteva servirgli da stimolo.

Pasquale Cicogna in veste di Doge visita la chiesa dei Crociferi

Giacomo Negretti. Pasquale Cicogna in veste dogale visita la chiesa dei Crociferi (1568- 87) Venezia, Oratorio dell’ospedale dei Crociferi. Dimensioni della tela: (369 X 262cm.)
Palma il Giovane: Pasquale Cicogna in veste dogale visita la chiesa dei Crociferi (1568- 87)
Venezia, Oratorio dell’ospedale dei Crociferi. Dimensioni della tela: (369 X 262 cm.)

Anche questo dipinto facente parte del ciclo della chiesa dei Crociferi, dipinto da Palma il Giovane entro il 1587,ha per soggetto Pasquale Cicogna, il quale, divenuto Doge, fa visita alla chiesa dei Padri Crociferi, di cui fu sempre il protettore, anche dopo esser stato nominato Doge.

Il ciclo di dipinti di Palma il Giovane per l’oratorio dei Crociferi comprendeva anche una “Deposizione di Cristo” e “Flagellazione di Cristo”.

Deposizione di Cristo

Palma il Giovane. Cristo deposto dalla croce viene portato nel sepolcro (1590 circa) Venezia, Oratorio dei Crociferi. Dimensioni della tela: (292 X 203 cm.)
Palma il Giovane: Cristo deposto dalla croce viene portato nel sepolcro (1590 circa) Venezia, Oratorio dei Crociferi. Dimensioni della tela: (292 X 203 cm.)

La Deposizione di Cristo come anche la Flagellazione di Cristo sempre dipinti da Palma il Giovane per la chiesa dei Crociferi, rimandano al carattere liturgico dell’oratorio per il quale furono dipinti, in particolare, questo dipinto, insieme alla Flagellazione di Cristo, aveva lo scopo di far riflettere a chi frequentava il sacro tempio, che la sofferenza dell’umanità è necessaria per la sua purificazione.

Flagellazione di Cristo

Giacomo Negretti. Flagellazione di Cristo (1591 -92), Venezia, Oratorio dei Crociferi. Dimensioni della tela: (345 X 320 cm.)
Palma il Giovane: Flagellazione di Cristo (1591 -92), Venezia, Oratorio dei Crociferi. Dimensioni della tela: (345 X 320 cm.)

La scena è rappresentata con tale verismo, nelle espressioni e nella descrizione particolareggiata dell’ambiente, che induce lo spettatore ad immedesimarsi nella sofferenza della tortura.

LA SALA DEL SENATO: Palma il Giovane partecipò alla decorazione e3lla Sala del Senato di Palazzo Ducale.

BREVE NOTA SU LA SALA DEL SENATO Nella Sala del Senato di Palazzo Ducale,venivano prese decisioni di politica estera,come per esempio la nomina di nuovi ambasciatori. In questo campo bisogna ricordare che Venezia era all’avanguardia: il servizio diplomatico era considerato già allora di estrema importanza e Venezia adottò per prima l’uso d’inviare in pianta stabile ambasciatori presso le corti straniere, in modo da poter tenere sempre informati il Senato e il Consiglio dei Dieci.

Nella Sala del Senato, Palma il Giovane dipingerà:
-“Allegoria della vittoria sulla Lega di Cambrai”
-“Il Doge Francesco Venier presenta le città sottomesse a Venezia”
– “Il Doge Loredan mentre supplica la Vergine”.

Allegoria della vittoria sulla Lega di Cambrai

Palma il Giovane. Allegoria della vittoria sulla Lega di Cambrai (1590 circa) Venezia, Sala del Senato.
Palma il Giovane: Allegoria della vittoria sulla Lega di Cambrai (1590 circa)
Venezia, Sala del Senato.

Allegoria della vittoria sulla Lega di Cambrai rappresenta Venezia che assistita dal Doge Leonardo Loredan, alza la spada contro l’Europa che si difende con uno scudo su cui ci sono le insegne dell’imperatore, del Papa e delle monarchie francese e spagnola. Sullo sfondo si vede Padova, la prima città recuperata da Venezia.

Il Doge Francesco Venier presenta le città sottomesse a Venezia

Palma il Giovane. Il Doge Venier presenta le città sottomesse a Venezia (1595) Venezia, Palazzo Ducale, Sala del Senato.
Palma il Giovane: Il Doge Venier presenta le città sottomesse a Venezia (1595)
Venezia, Palazzo Ducale, Sala del Senato.

Palma il Giovane. Il Doge Venier presenta le città sottomesse a Venezia (1595)
Venezia, Palazzo Ducale, Sala del Senato.

Le ricerche sui contenuti di questa pagina sono di Paolo Dotta.


Tardo Rinascimento – La pittura veneta

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La pittura nella regione veneta

Tintoretto: La Resurrezione
Tintoretto: La Resurrezione

Come agli inizi del Rinascimento si imposero modelli che provenivano soprattutto da Firenze e dintorni, dove primeggiavano le leggi della prospettiva e della proporzione distribuita sui vari piani, alla stessa stregua, nel Tardo Rinascimento, nella regione veneta prendono forza gli intellettualismi prodotti dalle zone centrali della penisola, specialmente da Roma.

Tutto questo avviene per opera dei precettisti che, equivocando, trasferiscono l’invenzione – ormai fatta divenire il primo dei generi – dal mondo artistico a quello retorico, conferendo all’uomo quella preminenza che è sempre stata la caratteristica principale della pittura toscana, sia nel disegno che negli effetti plastici ottenuti con le variazioni del chiaroscuro.

I pittori veneti, però, avevano già prima ricercato un’altra visione atta ad introdurre l’uomo nell’ambiente, come parte integrante del contesto e non come figura dominante. Tale ricerca portò come risultato un’evidente perdita d’importanza per il disegno e per il chiaroscuro e una conseguente valorizzazione della coloristica.

Vedremo in una frammentata panoramica come abbia reagito l’arte veneta agli immancabili influssi culturali dell’Italia centrale, premettendo che questi non influenzarono  la scultura nonostante che un grande personaggio come il Sansovino – originario di Firenze – si fece veneziano.

Nella pittura incomincia ad entrare con forza, principalmente nelle tematiche decorative della stessa Venezia, la maniera di due artisti come Cecchin Salviati e Giovanni da Udine, quindi quella di Battista Franco e di altri minori, finché non entra in gioco, nel tardo Cinquecento, Federico Zuccari (1542/3-1609) nel Palazzo Ducale.

Frammenti

I Pittori veneti

Tintoretto: San Rocco in carcere confortato da un angelo
Tintoretto: San Rocco in carcere confortato da un angelo

Jacopo Robusti, meglio conosciuto come il Tintoretto (1518-1594), originario di Venezia e di formazione tizianesca, è uno dei primi pittori (il primo fra i grandi) che studia con determinazione intellettualistica, una sistematica integrazione della maniera veneta con quella ormai imperante in Italia centrale, specie negli ambienti fiorentini e romani.  Come sopra accennato, nella pittura veneziana domina il cromatismo (tizianesco) per il risalto dei volumi a scapito del chiaroscurale (michelangiolesco), con aggiunta di effetti luminosi ottenuti con forti contrasti che predominano sui fattori chiaroscurali, generando drammaticità. In fatto di luministica, il Tintoretto supera – secondo alcuni studiosi – tutti gli artisti coevi e passati, inclusi gli stessi Michelangelo e Tiziano.

Allievi del Tintoretto sono i figli Marietta e Domenico (anch’essi con lo stesso appellativo del padre), Antonio Vassilacchi (meglio conosciuto come l’Aliense), Andrea Vicentino ed altri ancora, ma data l’alta spiritualità del grande artista, nessuno di essi riuscirà a svilupparne l’arte.

Jacopo Bassano: Autoritratto
Jacopo Bassano: Autoritratto

Iacopo (o Jacopo) da Ponte, meglio conosciuto come il Bassano (c.1515-1592), compie la sua prima formazione artistica sotto la guida diretta del padre Francesco (Ponte Seniore un artista assai modesto) nella città di nascita (appunto Bassano) e poi nella bottega di Bonifacio de Pitati (conosciuto anche come Bonifacio Veronese) a Venezia. È per merito di quest’ultimo che il Bassano acquista e sviluppa una splendida coloristica. Testimonianza di questo merito, che troviamo soltanto nel cromatismo, è il “Riposo in Egitto” (Ambrosiana di Milano), dove però domina un impianto figurativo piuttosto personale, alquanto articolato e con un tratto agitato e movimentato che richiama il Parmigianino. La sua coloristica – dal 1550 – si fa ancora più ricca di effetti luminosi, ma allo stesso tempo, si abbassa di tono avvicinandosi quindi al Tintoretto, però mantenendo la sua personale maestria nell’impiego di dolci, pregiati e scintillanti tocchi di pennello (Battesimo di Santa Lucilia nel Museo civico di Bassano). Anche il suo disegno subisce delle influenze ed i suoi modi figurativi vengono accostati al Greco, dove prevale la stilizzazione e la deformazione nelle ampie tele a tematica pastorale e di ambienti interni, questi ultimi considerati a tutti gli effetti come quadri di genere.

Francesco (1548-1598), Leandro (1558-1622) e Girolamo (1560-1622) da Ponte, figli del Bassano, riescono a continuare ed a divulgare l’arte del padre soprattutto nella tematica di genere. Il migliore dei tre fratelli è Leandro che diventa anche un celebre e stimato ritrattista e decoratore di pale d’altare in molte città della regione veneta.

Veronese: Giuditta con la testa di Oloferne
Veronese: Giuditta con la testa di Oloferne

Un grande esponente della pittura veneta è Paolo Caliari, meglio conosciuto come il Veronese (1528-1588), formatosi in una scuola che già prima del Rinascimento aveva la pregevolezza della forma. Egli ha avuto più maestri, con i quali collaborerà portandone avanti la tradizione cinquecentesca, come Paolo Antonio Badile, Battista Zelotti, Giov. Antonio Fasolo (vicentino), Paolo Farinati e il Bruciasorci.

Modesti artisti risultano invece Carletto Caliari e lo zio Benedetto Caliari, rispettivamente figlio e fratello del Veronese. Anche il nipote Alvise Friso non riesce a portare avanti la sua arte.

 Nella città lagunare lavorano i discendenti di Tiziano, Cesare Francesco e Marco Vecellio ed altri numerosi artisti amanti dello stile tizianesco, tra i quali si distingue Alessandro Valotari (conosciuto come il padovano) ed altri appartenenti sempre alla regione veneta. Tutti questi artisti sono considerati di scarso interesse artistico.

Non interesse artistico ma valore storico hanno gli artisti che riecheggiano la forma accademica imperante in questo periodo nella Toscana e nel Lazio: Giuseppe Porta detto il Salviati (1520-1575 allievo di Francesco Salviati), il De Mio, Giulio Licinio (nipote di Bernardino Licinio), Battista del Moro e l’India.

Palma il Giovane: Autoritratto
Palma il giovane: Autoritratto

Tra i molti merita di essere ricordato Iacopo di Antonio Palma (Jacopo d’Antonio Negretti nato nel 1544/50, morto nel 1628) detto Palma il Giovane. Fra gli epigoni, Palma il Giovane è sicuramente l’artista più animato, appassionato, alla continua ricerca di un proprio stile, avendo come modello quello di Tiziano e del Tintoretto. Un linguaggio fatto interamente di espansività, tanto che diventa celebre anche fuori dalla regione veneta fino a raggiungere la Toscana ed il Lazio. La vetta più alta il Palma la raggiunge con le tele rappresentanti le storie del doge Cicogna (oratorio dei Crociferi a Venezia). Il suo capolavoro in assoluto è quello riguardante la scena in cui Pasquale Cicogna assiste alla messa di Priamo Balbi, suo padre.