L’Arte della Controriforma

Pagine correlate all’arte della Controriforma: Pittori della Controriforma – Il Manierismo – La pittura di Michelangelo – Pittori veneti del Cinquecento – Pittura del nord e centro del Cinquecento.

 Il significato del termine “Controriforma”

Lo sposalizio della Vergine di Ludovico Carracci
Lo sposalizio della Vergine di Ludovico Carracci

Prima di entrare nel cuore di questo periodo artistico è bene chiarire il significato del termine Controriforma, che fu coniato nel 1776 in Germania per definire in origine la “ricattolicizzazione” dei territori conquistati dal protestantesimo.

Tale significato si arricchì più tardi comprendendo anche l’ampio rinnovamento della Chiesa cattolica, che conobbe il suo culmine nel concilio di Trento (1545-1563).

Tuttavia il termine Controriforma ha una sfumatura negativa che lo riduce ad una pura reazione contro qualcosa. Gli storici, quindi, per far sì che la riforma non venisse interpretata negativamente misero in evidenza come – già prima dei fatti del protestantesimo – la Chiesa avesse manifestato movimenti riformatori, proponendo così il termine “Riforma” invece che quello di “Controriforma”.

Attualmente vengono impiegati entrambi i termini distinguendo, allo stesso tempo, i due movimenti: si parla di Controriforma per definire tutto ciò che deriva dalla reazione contro la Riforma. Si impiega invece (o meglio, si dovrebbe impiegare) il termine di “Riforma cattolica” per definire il proposito di rinnovamento interno della Chiesa cattolica, iniziato prima della stessa Riforma (Girolamo Savonarola, umanesimo cristiano, le riflessioni di Erasmo da Rotterdam).

Il Concilio di Trento (Concilio tridentino)

Sebastiano Ricci: La visione di papa Paolo III del Concilio di Trento. Olio su tela, anno 1687-88, Musei Civici di Piacenza.
Sebastiano Ricci: La visione di papa Paolo III del Concilio di Trento. Olio su tela, anno 1687-88, Musei Civici di Piacenza.

Il XIX concilio ecumenico della Chiesa cattolica – meglio conosciuto come il Concilio di Trento, aperto nel 1545 da papa Paolo III e chiuso, dopo numerose interruzioni, da Pio IV nel 1563 – influenzò fortemente gli indirizzi teorici nel mondo dell’arte, compreso naturalmente quello della pittura.

Con questo concilio si definì la riforma (Controriforma) della Chiesa cattolica e la presa di posizione verso il calvinismo ed il luteranesimo (Riforma protestante), affinché venisse consolidato il potere papale, gravemente minacciato dall’incontrollato espandersi del nuovo pensiero religioso.

La pittura della Controriforma, quindi, prese forza in Europa nella seconda metà del Cinquecento in seguito agli effetti del Concilio di Trento.

I primi stimoli verso una una riforma della Chiesa cattolica e di una generale riorganizzazione incominciarono a nascere già dagli inizi del Cinquecento, rafforzati soprattutto dall’avvento di Girolamo Savonarola.

Intorno agli anni Cinquanta i vari orientamenti all’interno dell’ortodossia romana erano ormai diventati gravemente minacciosi per la tenuta dell’intero sistema ecclesiastico.

Il movimento, che agli inizi sembrava solamente un semplice dissenso, si fece sempre più forte e mirato soprattutto a combattere il degrado morale di tutta la gerarchia ecclesiastica, tanto che sfociò con la nascita di una Chiesa parallela.

Per contrastare la diffusione della Riforma protestante sorse la necessità di ridefinire il ruolo della Chiesa. La sfida di Lutero sugli insegnamenti della Chiesa cattolica romana metteva in discussione il potere e l’efficacia delle indulgenze, di cui gli ultimi papi ne avevano consapevolmente promossa la vendita.

A questo si aggiungevano le riflessioni dell’umanista Erasmo da Rotterdam, la pressione turca a oriente e la traballante politica negli stati feudali, ancora presenti in nord Europa, che possiamo considerare come le cause scatenanti di quelle agitazioni internazionali che portarono al Sacco di Roma del 1527.

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La pittura nel periodo della Controriforma

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L’arte pittorica della Controriforma

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Il Giudizio Universale di Michelangelo ai tempi della Controriforma

Michelangelo: Il Giudizio universale, Cappella Sistina
Michelangelo: Il Giudizio universale, Cappella Sistina

Realizzato tra il 1536 e il 1541, il Giudizio Universale di Michelangelo, rappresentava totalmente il pensiero religioso dell’artista e degli intellettuali appartenenti alla cerchia dei cardinali riformatori, Pole e Contarini: in esso vengono raffigurate 400 immagini, riprese in vario modo ma accomunate tutte dalla nudità, nella narrazione del grande dramma universale messo in luce essenzialmente dalla genuinità dell’impianto, senza integrazioni retoriche, ove primeggia la stessa nudità.

L’affresco della Cappella Sistina non venne compreso per quello che effettivamente era. A tal proposito, nel documento conciliare del 21 gennaio 1564 si legge che: «le pitture nella cappella apostolica vengano coperte, nelle altre chiese vengano invece distrutte qualora mostrino qualcosa di osceno o di patentemente falso».

Michelangelo moriva nel febbraio del 1564 e, a nemmeno un anno dalla sua morte, il pittore Daniele da Volterra fu incaricato di coprire (a secco) con delle braghe le vergogne delle figure del Giudizio, nonché di ridipingere (a fresco) la “indecente” figura del San Biagio, impudicamente accovacciato su Santa Caterina d’Alessandria.

Paolo Caliari detto il Veronese: La cena in casa Levi
Paolo Caliari detto il Veronese: La cena in casa Levi

Poco più tardi il Veronese subì un processo per il Cenacolo che realizzò nel 1573. L’Inquisizione riscontrava nel dipinto un affollamento di immagini poco attinenti alla scena sacra, accusando l’artista aver inserito arbitrariamente tali figure per indebolire il senso mistico della narrazione. Il processo si concluse con l’assoluzione del Veronese, che dovette però correggere “et emandare” la composizione prevedendo anche il cambio della titolazione con “La cena in casa Levi”.

La questione sulla rappresentazione delle immagini sacre

I più importanti riformatori, Giovanni Calvino (1509-1564) e Ulrich Zwingli (1484-1531), furono intransigenti verso tutto ciò di cui la Chiesa cattolica si vestiva, comprese naturalmente le immagini.

Andreas Rudolph Bodenstein von Karlstadt (1480 circa – 1541), da noi conosciuto come Andrea Carlostadio fu, tra i predicatori svizzeri e tedeschi, il più aggressivo verso coloro che definiva “idoli di pittura”.

Erasmo da Rotterdam, nel suo “Elogio della follia” (1511), sottolineò che le immagini sacre nella venerazione dei Santi coltivavano un rito pagano. In molte città della Germania, della Gran Bretagna e della Svizzera i riformisti passarono quindi all’atto pratico promuovendo una grande campagna iconoclasta (distruzione delle immagini), proprio come fece Savonarola a Firenze anni prima.

Lutero, il principale protagonista dei riformatori, non era affatto d’accordo con lo sviluppo del movimento iconoclasta, la cui posizione era assai vicina a quella che di lì a poco assunse la Chiesa cattolica col Concilio di Trento, attribuendo cioè alle immagini una funzione didattica, quella che la tradizione cattolica ha sempre riconosciuto tale, essenziale per lo sviluppo della fede tra le persone incolte: l’arte figurativa paragonata alla Biblia pauperum, la bibbia dei poveri analfabeti, in passato già legittimata da Gregorio Magno.

Il decreto della Chiesa romana, “De invocatione, veneratione et reliquis sanctorum et sacris imaginibus”, introdusse il controllo delle arti figurative, che doveva essere svolto dalle autorità religiose locali.

Le produzioni artistiche dovevano essere scrupolosamente esaminate e vagliate nella chiarezza, nella verità e nella fedeltà alle scritture, caratteristiche queste, ritenute imprescindibili.

La trasfigurazione, la confusione, il lusso e la disinvoltura del movimento manierista erano cose assolutamente proibite. Il decreto però non poneva delle regole ben precise e non metteva paletti ben definiti, affidandosi così al vaglio delle gerarchie locali. Proprio per la mancanza di dettagli della legge nacquero dei trattati con lo scopo di dare una codifica a quelle norme, tra i quali si ricordano i più importanti e cioè: le “Instructiones fabricae et suppellectilis ecclesiasticae” (1577) dell’arcivescovo di Milano, Carlo Borromeo (1538 – 1584), e il “Discorso intorno le immagini sacre e profane” (1582) dell’arcivescovo di Bologna, Gabriele Paleotti (1522 – 1597). Eppure, né le direttive del Concilio tridentino, né i trattati integrativi riuscirono a avere un significativo impatto sulla libertà stilistica degli artisti dell’epoca.

Pittori della Controriforma

Procaccini Giulio Cesare: Madonna del Rosario
Procaccini Giulio Cesare: Madonna del Rosario

Principali esponenti della pittura della Controriforma sono: Antonio Campi, Federico Barocci, Luca Cambiaso, Scipione Pulzone, Simone Peterzano, Marcello Venusti, Ludovico Carracci, Bartolomeo Cesi, Il Cerano Tanzio da Varallo, Jacopo Barozzi da Vignola, Camillo Procaccini, Pier Francesco Mazzucchelli detto il Morazzone, e Giulio Cesare Procaccini.