Rinascimento e il ritorno all’antico

Pagine correlate Rinascimento e il ritorno all’antico: Al primo TrecentoAl TrecentoAl fine TrecentoAl pieno QuattrocentoAl Quattrocento veneziano – Il Quattrocento, l’arte umanistica ed il Rinascimento – Il disegno nel Rinascimento – Il Rinascimento ed il ruolo dell’artista

Continua dall’articolo precedente La prospettiva nel Rinascimento

Il ritorno all’antico

Busto di Platone ritrovato nel 1925 a Roma
Busto di Platone ritrovato nel 1925 a Roma entro l’area sacra in Largo Argentina. Trattasi di una copia, attualmente nel Musei Capitolini romani, di un’opera di Silanion [Enciclopedia dell’Arte Antica (1965)].
“Rinascimento” … già questa parola lascia intendere qualcosa che ha a che vedere con il recupero del passato.

Nella cultura umanistica di questo vasto periodo il “recupero dell’antico” significava “ritorno al classico”.

Si intraprese, quindi, un accurato studio su antichi autori che il medioevo aveva posto in seconda rilevanza.

Le ricerche riguardarono anche i temi filosofici, soprattutto quelli relativi al Neoplatonismo.

Il Neoplatonismo – di cui si conosce il nome del padre fondatore, cioè il filosofo Plotino –  nacque e si sviluppò nel III secolo, dopodiché perse la sua forza.

Il Neoplatonismo

La testa, identificata come quella di Plotino, plausibile ma non esiste una prova a riguardo.
La testa identificata come quella di Plotino è plausibile ma non esiste una prova a riguardo.

Il Neoplatonismo ritornò di moda a Firenze e dintorni nel XV secolo, grazie a grandi pensatori come Giovanni Pico della Mirandola (1463 – 1494), Lorenzo Valla (1405 o 1407 – 1457) e Marsilio Ficino (1433 – 1499).

Senza entrare a fondo in questioni prettamente filosofiche possiamo affermare che il neoplatonismo fu fonte di importanti riflessioni verso temi che in beve tempo, con l’arte rinascimentale, divennero impellenti. Impellente fu, ad esempio, il recupero della bellezza.

Arte e bellezza nei vari periodi della Storia dell’arte

Molto spesso Arte e bellezza appaiono come sinonimi. Questo è vero soltanto in alcuni periodi della storia – per esempio in quello dell’antica Grecia –  quando la stessa arte aveva per fine la bellezza.

Non lo fu, invece, nel periodo medievale, dove la visione artistica era essenzialmente basata sulla religione, escludendo qualsiasi riferimento alla bellezza. L’arte aveva semplicemente un fine didattico, cioè quello insegnare la religione cristiana attraverso la storia. La bellezza passava in secondo piano e, spesso, veniva considerata assai pericolosa perché poteva spingere al peccato. Necessitava un’arte che inducesse ai buoni precetti.

Bellezza e perfezione

Nel Rinascimento invece si assistette ad un radicale cambiamento di rotta, dove gli artisti recuperarono il concetto della bellezza. Il perché è ovvio: bellezza intesa come espressione stessa della perfezione.

La perfezione, già dal Primo Rinascimento, divenne così il metro di misura per giudicare la capacità creativa dell’artista nella raffigurazione di un mondo nuovo, proprio come avvenne nel periodo dell’antica Grecia.

La riflessione sulla bellezza

Il Neoplatonismo con la sua filosofia influì molto sul pensiero degli artisti rinascimentali, che arrivarono ad una riflessione sulla bellezza: tutto quello che è bello è anche buono, come pure ciò che è buono è anche bello. Veniva in tal modo annientato l’annoso conflitto tra sfera etica ed estetica.

La questione però – come ben sappiamo – rimane nel tempo sempre controversa, alternandosi nel corso della Storia dell’arte, soprattutto in quella occidentale.

In tal modo, quindi, con il Rinascimento si ebbe un ritorno all’antico e cioè un recupero della bellezza, del gusto per le proporzioni e, quindi, per la perfezione delle forme.

Infine, proprio come avvenne per l’arte classica,  anche gli artisti rinascimentali si misero alla ricerca di un più perfetto naturalismo. Si iniziò così lo studio per una perfetta rappresentazione del mondo reale.

Possiamo perciò affermare che anche l’arte contribuì alla creazione del nuovo uomo del Rinascimento. Un uomo che con ogni mezzo cercava di approfondire accuratamente lo studio della bellezza del mondo esterno per meglio rappresentarlo.

Il rifiuto rinascimentale dell’arte gotica

Il ritorno al classico, in un primo momento,  si materializzò in architettura, poi si espanse nella scultura e nella pittura.

Il Rinascimento, sin dall’inizio, rifiutò l’architettura gotica con tutte le sue geometrie prive di ogni regolarità.

Tale rifiuto portò, in alternativa, gli architetti rinascimentali a recuperare tutte le regole della grande architettura romana.

Più tardi il ritorno all’antico si manifestò in altri campi, anche grazie ad una profonda ricerca sulla mitologia, che permise agli artisti di arricchire con nuove figure le loro rappresentazioni.

Ma il Rinascimento nella Storia dell’arte fu soprattutto, oltre che un semplice recupero di elementi decorativi, il rispetto più profondo verso la bellezza e il naturalismo.


Movimenti e linguaggi artistici nella storia dell’arte dalla M alla O

Ogni frammento riassume il Movimento artistico (i vari link portano agli approfondimenti)

Giovanni Fattori: Gotine rosse
Giovanni Fattori: Gotine rosse

Quello dei macchiaioli, è uno dei movimenti più importanti e significativi nella storia dell’arte di tutto il secolo ottocentesco. Ha origine nel cuore di un influente città d’arte come Firenze, al Caffè Michelangelo. Come per l’Impressionismo, questo movimento, non può essere riassunto schematicamente in questo spazio. Le caratteristiche principali sono: il pigmento steso a piccole macchie e la raffigurazione dal vero, caratteristiche che appartengono anche all’Impressionismo. Si consiglia di cliccare sui link di entrambi i movimenti per una descrizione più approfondita. Un nome …. Giovanni Fattori.

Pontormo: un riquadro della decorazione della Cappella Cappon
Pontormo: un riquadro della decorazione della Cappella Capponi della chiesa di Santa Felicita a Firenze

Corrente pittorica che copre una buona parte del XVI secolo, nata dalla necessità degli artisti di superare i limiti dell’eleganza, dell’armonia, dell’ordine e quindi, della perfezione che hanno caratterizzato il grande Rinascimento, orientandosi alla “maniera”, uno stile elegante, armonico e sicuro. Il Manierismo ha origine intorno al 1525 e termina, più o meno, dopo  un cinquantennio.

La pittura metafisica nasce intorno al 1919, e, il suo fondatore e principale precursore è Giorgio de Chirico. Questi rifiuta nettamente tutti i linguaggi delle nuove avanguardie valutandoli uguali a “zero”. Le opere metafisiche sono cariche di nuovi e complicati significati, con l’impiego di iconografie architettoniche, nelle quali appaiono vaste piazze e manichini.

La caratteristica fondamentale dell’Arte minimalista è ridurre al minimo la realtà: il minimalismo è un’arte astratta allo stato puro, di solito anonima, oggettiva e ripulita da ogni carattere decorativo che l’accompagni. Il messaggio che vuole fornire l’opera minimalista ha la forza di sollecitare, nel fruitore dell’opera, forti stati emozionali.

Il periodo dell’arte mobiliare abbraccia tutti e tre i paleolitici – inferiore medio e superiore – cioè dai 700000 ai 10000 anni a. C. La materia prima è l’osso che viene inciso con linee, talvolta parallele o incrociate tra loro e talvolta a zigzag, in maniera grossolana ed assai rozza, usando arnesi come denti di animale, pietre lavorate e tutto ciò che si trova in natura con capacità di scalfire.

Il modernismo viene caratterizzato da una linea sinuosa che richiama chiaramente l’arabesco, aperto all’esotismo e vincolato allo stesso tempo alle tradizioni regionali.

  • Modernismo italiano

L’influenza delle nuove rivoluzionarie tecniche pittoriche, agli inizi del XX secolo, investe anche l’Italia, ma viene sentita con un po’ di ritardo rispetto alle altre nazioni. Il Modernismo in Italia, perciò, è limitato a pochissime categorie artistiche, per gli ornamenti e le decorazioni, disegnatori, ceramisti e mobilieri.

L’inizio del rinnovamento dell’Arte ed in modo particolare del nuovo linguaggio pittorico, si identifica nel realistico contributo che Giotto e Cimabue danno alla futura pittura. Grazie al loro apporto, dal Masaccio al Perugino, sarà più facile una fruttuosa ricerca che porterà al perfezionamento pittorico, in concorrenza con la natura stessa.

Van Gogh: Il ponte di Langlois
Van Gogh: Il ponte di Langlois con la strada che costeggia il canale

Con i Nabis nasce un nuovo modo di dipingere, un inedito atteggiamento nei confronti della natura, che non viene più raffigurata facendo riferimento al reale ma alla memoria, perciò limitata all’essenza dell’idea. La nuova ricerca sulla valenza espressiva della modulazione coloristica, non si basa più sulla mimesi della visione naturale e si caratterizza del resto con pratiche più radicali: in quegli anni anche Van Gogh, in piena autonomia, fa uso del colore puro.

Il pittore naïf (dal francese il termine naïf significa “ingenuo”) è un artista che non ha frequentato nessuna scuola d’arte, né tantomeno accademie. Il quadro naïf è perciò caratterizzato principalmente dalla semplicità delle forme e dall’assenza di quegli elementi che generalmente siamo abituati a vedere nei comuni dipinti.

Il Naturalismo è un atteggiamento artistico che si distingue per la realistica raffigurazione delle tematiche, umane e non. Tale atteggiamento lo incontriamo spesso nel corso della Storia dell’arte (si pensi addirittura alla scultura egizia ai tempi della V dinastia, o all’arte Flavia [G. Becatti in “L’arte dell’Età classica”]).

I nazareni riesaminano il linguaggio pittorico dell’arte antica a tematica sacra, con una essenzialità cromatica e di tratti, che trova il suo schema di base in Beato Angelico, in Raffaello Sanzio (prima maniera) ed in altri maestri nord-europei come Dürer e Van Eyck. Il linguaggio artistico viene considerato una missione divina e viene portato al livello di verità e di fede.

Appena terminata la seconda guerra mondiale, si assiste ad un indeciso cambiamento di direzione, diramato in due ben distinti filoni: da una parte lo stile che ricalca il figurativo classicheggiante alla maniera ottocentesca, dall’altra il ritorno all’astratto, partorito, in più riprese, dalle avanguardie di inizio Novecento. Questi due linguaggi pittorici, pur essendo uno agli antipodi dell’altro, hanno un punto in comune molto importante: che l’espressione dell’arte non si scosti dai nuovi problemi dell’Italia.

Andrea Appiani: Apoteosi di Napoleone
Andrea Appiani: Apoteosi di Napoleone

Il neoclassicismo ha origine  Germania dai concetti di uomini di pensiero di quella nazione. Subito dopo le prime espressioni e manifestazioni si espande, stimolato dagli scavi archeologici in Francia, Inghilterra e nei territori napoletani. Si diffonde con esplosione, avendo ripercussioni in tutta l’Europa.  Nel “Nuovo Mondo” c’è un forte ripensamento che lo riporta all’amore dell’antico: il neoclassicismo si esprimerà nella scultura, nella pittura e nell’architettura. Il termine “neoclassicismo” delinea un ben definito movimento di gusto europeo, così da dar vita ad un caratteristico linguaggio, con una propria connotazione.

L’interesse allo stile Gotico ritorna nel periodo fine Settecento – inizio Ottocento. Tutto ciò che deriva dalla rovina e dal disfacimento, diventa una testimonianza dei tempi che ormai sono perduti: tutto quello che è “pittoresco” deve contribuire a far riapparire lo stile Gotico per via dello stesso principio, in base al quale la manifestazione artistica, non va a raffigurare l’eleganza classica ma deve stimolare emozioni e sentimenti per la sua vigorosa energia.

Seurat: il porto di Porto en Bessin in alta marea
Seurat: il porto di Porto en Bessin in alta marea

I Neo-Impressionisti sostituiscono la soggettività emotiva della visione con l’oggettività scientifica delle leggi sull’ottica, per cui la fusione delle gamme cromatiche avviene nella retina dell’osservatore creando effetti di efficace luminosità coloristica. I precursori di questo stile (Pointillisme) sono Seurat e Signac.

Nasce intorno al 1917, non appena termina la prima fase delle avanguardie. Il Neoplasticismo, può essere considerato quel movimento che spiana le strade alle nuove correnti artistiche, dopo la grande guerra (1914.18): Purismo, Costruttivismo, Tardo-Espressionismo. Il linguaggio è molto chiaro ed ha un marcato rigore razionale, con una commistione di valori mistici e anche, talvolta, irrazionali nelle pitture del nord Europa. In questo periodo, Mondrian rivendica all’arte il ruolo di mettere in contatto l’uomo con la vibrazione universale.

Marcel Duchamp: Fountain
Marcel Duchamp: Fountain

Agli inizi degli anni 60, si assiste in America ad un cambio di rotta negli interessi artistici. Per quasi tutto il decennio precedente, era valorizzata la “Dripping art” “l’action painting”, ovvero la gestualità del pittore ed il suo diretto rapporto con il quadro da dipingere. Nel periodo che segue, invece, c’è un certo distaccamento dal mondo interiore dell’artista, per concentrarsi a tutto campo nella realtà oggettuale. Riappare il Dadaismo sotto nuove spoglie ed una grande attenzione al suo “ready made” cioè all’oggetto per la sua vera consistenza. Uno dei più importanti esponenti del New Dada è Robert Rauschenberg.

Come in America si sta diffondendo il linguaggio New Dada, così in Europa va prendendo forza il suo corrispettivo movimento artistico nominato Nouveau Realisme, rappresentato da esponenti come come Cèsar, Arman, Daniel Spoerri, Mimmo Rotella, Tinguely. Questi artisti amano intensamente introdurre nelle loro tele, oggetti vecchi e logori, oggetti scartati come lattine  e scatole di metallo per alimenti, ritagli di vestiti, piatti in frantumi e tutto ciò che vediamo nella vita di ogni giorno. Questo accade nei primi anni Sessanta.

Umberto Boccioni: Elasticità
Umberto Boccioni: Elasticità

Come nasce il Novecento Italiano? Nel 1922  Lino Pesaro, un mercante  d’arte di grandissimo talento, ed un critico molto influente  come Margherita Sarfatti, fanno un’ambiziosa proposta a sette pittori di talento che vivono a Milano e provincia, un sodalizio.  I pittori sono: Achille Funi, Leonardo Dudreville, Gian Emilio Malerba, Ubaldo Oppi, Anselmo Bucci, Pietro Marussing e Mario Sironi. Il programma è grandioso: deve porsi  in contrapposizione con gli ultimi movimenti dell’avanguardia futurista e, senza un linguaggio ben definito,  deve ritornare alle tradizioni italiane, soprattutto quelle lombarde, abbracciando il naturalismo non descrittivo e non impressionista. Gli artisti otterranno un grandissimo consenso alla Biennale di Venezia del 1924, quindi decideranno di estendere il sodalizio a tutti i migliori pittori delle nuove generazioni. Nascerà il Novecento Italiano che in brevissimo tempo varcherà i confini nazionali, spingendosi fino a Buenos Aires.

Dopo il conflitto mondiale, nel 1946 nasce  il manifesto del Realismo, “Oltre Guernica”, cui farà seguito, nell’anno successivo, l’istituzione di “Fronte Nuovo  delle Arti” nella città lagunare, dove Pablo Picasso espone la sua Guernica, realizzata nel 1937. Questa sarà considerata dal gruppo, come punto di riferimento basilare e testimonianza di impegno civile. Il movimento però risulta essere composto da esponenti alquanto eterogenei; da una parte Renato Guttuso e Armando Pizzinato che sentono molto il realismo, dall’altra pittori come Renato Birolli, Ennio Morlotti, Giuseppe Santomaso ed Emilio Vedova che prediligono un linguaggio astratto pur rimanendo, tuttavia, impegnati nella risoluzione delle nuove problematiche reali del Paese.

La caratteristica di questo linguaggio consiste nella raffigurazione dell’opera, con effetti ottici suggestivi e coinvolgenti, capaci di creare un vivo movimento a forme statiche, dare tridimensionalità a forme poco significative, e, produrre una trasfigurazione illusoria agli oggetti in essa inseriti. Il tutto sfruttando anche la collaborazione del fruitore dell’opera, che si presta ai consigli dell’autore sulle modalità di osservazione.

Nasce a Corinto nel periodo dedalico ed ha una durata di circa un secolo (730-640 a.C): le figure sono nere su un fondo d’argilla che prevalentemente si avvicinava ai toni rossi. Queste hanno sempre i contorni marcati e sono integrate, nei loro particolari, con linee graffite che espongono la colorazione viva della ceramica. Immancabili sono le sovrapposizioni di pittura in rosso purpureo ed in bianco. Le tematiche sono sempre gli animali.

Ai movimenti dalla A alla LAi movimenti dalla P alla Z


Movimenti artistici e periodi pittorici dalla P alla Z

(Ogni frammento riassume il Movimento artistico (i vari link portano agli approfondimenti)

Paul Signac: Notre dame de la Garde Marseilles
Paul Signac: Notre dame de la Garde Marseilles

Come nella tecnica della pittura impressionista, i pigmenti presi dalla tavolozza vengono riportati sul sul supporto pittorico in giusto-accostamento, con la differenza che le macchioline stese diventano, in questo caso, puntini di colore puro, trasformando l’emozione soggettiva in emozione ottica. Signac arriverà ad affermare un’esaltazione mistica della visione, che aprirà la strada a rappresentazioni in chiave simbolista. (vedere anche divisionismo) …….

L’artista “Pompier”  ha una tecnica impeccabile, raffigura in maniera ben definita i soggetti, rifinisce con pazienza certosina tutti i motivi accessori necessari e “non”. Vede l’opera come fondamento di elezione morale, perché richiede attenzione e correttezza, molto lavoro, ed anche il dovere nei confronti delle pubbliche committenze: le tele, perfettamente rifinite con aree che sembrano spazzolate e senza il minimo avvallamento o rilievi di pittura, vengono abbinate inconsapevolmente a cose proibitive e sono realizzate in tempi esageratamente lunghi.

Cezanne: Natura morta con bicchiere, tazza e mele
Cezanne: Natura morta con bicchiere, tazza e mele

Il Post-Impressionismo non è un movimento ma un importante periodo (1880 – 1905) della pittura dove avvengono significativi cambiamenti, che apriranno la strada alle più disparate tendenze del nuovo secolo. È questo il periodo in cui nasce il Simbolismo, il Pointillinsme e, che Cézanne, non riconoscendosi impressionista, studia un tipo di pittura atto a liberare i suoi paesaggi e tutto il loro contenuto dagli attimi transitori, infondendo plasticità e nuova classicità.

Pop art: Terminata l’influenza americana dell”Action paint – Dripping art che caratterizza gli anni Sessanta, si incomincia a profilare la nuova tendenza artistica. Nasce la pop art, che non ha come obiettivo il rapporto emozionale dei precedenti movimenti, ma quello con la neutralità e la naturalezza degli oggetti di uso quotidiano. Oggetti insignificanti vengono perciò raffigurati con enfasi, sia nelle dimensioni che con l’aiuto delle gamme cromatiche: mollette per la stendere al sole i panni, cazzuole, tubetti di dentifricio, diventano sculture monumentali.

La pittura di genere non è altro che la rappresentazione delle scene di vita comune, avente come  soggetto episodi ed eventi quotidiani: ad esempio faccende domestiche e vita lavorativa, brulichii dei mercati, i piaceri della vita all’aria aperta, gente in preghiera, piccole e grandi feste in ambienti interni o all’esterno, ecc.   (si veda anche “Bamboccianti” in questi elenchi).

Non importa il contenuto, non importa la forma letteraria, non importa la forza poetica. La poesia visiva è soltanto composizione delle masse. Queste sono intese come masse di parole scritte che contribuiscono alla campitura dell’opera. Ecco un esempio:

senza senso senza senso senza senso
senza senso senza senso senza senso
senza senso                      senza senso
senza senso senza senso senza senso
senza senso senza senso senza senso

effettivamente senza senso!!! (affermazione che deriva, comunque, da una mia personale visione!)

Questo linguaggio artistico è prevalentemente contrassegnato da sconfinamento, ironia, eclettismo  e collages. I linguaggi che si avvicinano al postmoderno sono la pop art, il magico realismo (quello della letteratura), il decostruttivismo nel campo dell’architettura, il neoromanticismo ed anche il massimalismo.

William Holman Hunt: Capro espiatorio.
William Holman Hunt: Capro espiatorio.

Preraffaelliti: Il propulsore principale del movimento artistico è il critico d’arte e scrittore John Ruskin; più che considerare lo stile artistico, egli mira a suscitare nelle menti del gruppo, una base apostolica e un forte impulso sociale, per cui l’arte ha l’assoluta responsabilità della redenzione ed è connessa alle aspirazioni umane. In netto contrasto con le opere dell’attuale linguaggio della pittura, l’arte si rifà alle tecniche dei tempi di Raffaello Sanzio.

Anche una nazione come la Russia, viene contagiata dalle rivoluzioni dei linguaggi nei primi anni del Novecento. Molti artisti, che dalla Russia si erano spostati in Europa, sviluppano le loro ricerche riversandole nel proprio Paese, con ulteriori perfezionamenti. Hanno origine così le prime avanguardie russe con diverse ben distinte formazioni artistiche: il Primitivismo, il Suprematismo, il Raggismo ed il Costruttivismo. In questi movimenti c’è sempre un po’ di astrattismo, regole prospettiche ed anche rigore intellettuale. Il Primitivismo viene fondato nel 1908 da Natalija Gončarova ed il marito Larinov.

Ottocento: Il Purismo prende ispirazione dal Medioevo, dal Primo Rinascimento ed è in stretta sintonia con il Romanticismo. È anche in sintonia con il Neoclassicismo, pur tuttavia contrasta con esso per gli atteggiamenti melodrammatici che i puristi conferiscono ai soggetti.

Novecento: Il Purismo è originato dal Neoplasticismo e si ispira al neutro, all’economico ed al razionale. Il linguaggio artistico viene arricchito con la ricerca del funzionale, portando l’autore dell’opera, molto spesso, in un angoscioso stato d’animo.

Il Raggismo – considerato come il primo movimento d’origine russa non indirizzato all’arte figurativa – aveva come fine l’integrazione delle istanze futuriste con quelle del movimento neoprimitivista. La nuova pittura acquisiva più forza nella rappresentazione della luce e dei suoi effetti nel conglobamento dello spettro cromatico, nella diffusione, rifrazione e diffrazione dei raggi luminosi sui vari oggetti.

In questo linguaggio artistico le figure sono nitide e ben modellate, con ben definite evidenze plastiche.

Tramonto sul lago Leman (1874)
Gustave Courbet: Tramonto sul lago Leman (1874)

Ai primi cenni di smarrimento del movimento romantico, prende vigore, nelle arti visive, un nuovo e penetrante modo di vedere e sentire il mondo reale: nei rapporti con la collettività, nel paesaggio naturale, nei caratteri personali ed in quelli che contraddistinguono una comunità, in quelli di un’intera nazione. Si genera in questo modo, una nuova forma realistica, che prende aspetti differenti a seconda delle tradizioni del Paese nel quale si trasmette. Inteso soprattutto come un movimento che ha fatto la storia dell’arte, il realismo, è un importante evento che interessa l’intera Europa.

Raffaello Sanzio: Sposalizio della Vergine
Raffaello Sanzio: Sposalizio della Vergine

Questo meraviglioso periodo della storia dell’arte non può assolutamente essere sintetizzato in questa ristretta tabella, perché qualsiasi cosa si scriva sul Rinascimento in maniera riassuntiva e schematica, risulterebbe suscettibile di inesattezze ed ambiguità. Possiamo soltanto dire che nel Rinascimento c’è: un coerente controllo, sia nello spazio che nella raffigurazione, c’è la conquista di una centralità della figura umana fino a raggiungere l’ideale laico, c’è la raffigurazione della realtà in modo obiettivo, anche se molto spesso viene alquanto idealizzata. A questo si aggiungono le rinnovate tecniche, l’uso della prospettiva regolata da schemi matematici, l’aiuto dei letterati nel recupero delle antiche tradizioni classiche, ancorché un nuovo atteggiamento verso la scienza, un nuovo modo di vedere e sentire l’universo e la storia, ma …… non basta ….. si consiglia di cliccare sulla voce.

In questo stile, la ragione conquista la massima credibilità ed il sentimento diviene un puro svago, l’espressione di un linguaggio universale che si fa conoscere da Londra a Parigi, da Vienna a Madrid,  da Praga a Venezia, in tutto il continente europeo. Il Rococò si manifesta in forme assai eleganti, apprensive e al tempo stesso sorridenti, con caratteristiche di gusto contenenti un complesso di sensazioni – talvolta anche contrastanti tra loro – come la tenerezza, squisitezza e impassibilità. Il Rococò appartiene al Settecento ….. il secolo dei grandi movimenti!

L’arte romanica appartiene alle forme artistiche esistenti in Europa tra la metà del XI e la metà del XII secolo, subendo notevoli variazioni tra una zona e l’altra. A cavallo dei due secoli, questo nuovo linguaggio, divenuto quasi unitario, è oggetto di un processo disgregativo e di rimozione nei suoi contenuti, con periodi ed aspetti caratteristici, dipendenti dalle varie tradizioni. Nel campo dell’architettura, l’arte romanica nasce in dipendenza diretta con l’ambiente naturale.

Delacroix: Il massacro di Scio
Delacroix: Il massacro di Scio

Come per l’Impressionismo ed il Rinascimento, il Romanticismo non può essere  descritto sommariamente per non incorrere in inesattezze ed ambiguità. Non si tratta di un vero e proprio linguaggio, di uno stile, una maniera, ma di un movimento molto articolato, di un forte interesse per il gusto e di una nuova forma di percettibilità: l’alto valore della patria e l’importanza della tradizione medievale, i vari livelli imperscrutabili dell’animo umano, l’egocentrismo, i conflitti interiori irrimediabili si compongono in una poetica che produce, nell’arte, schemi sempre più difformi.

L’ arte rupestre appartiene al paleolitico superiore. Varie sono le caratteristiche da considerare nell’arte rupestre: le raffigurazioni delle figure umane sono sempre generalizzate, semplici vedute paesaggistiche, vedute agresti arricchite da ogni tipo di vegetazione.

La Scapigliatura (dal termine francese “bohème” = vita da zingari) fu un movimento artistico-letterario nato nelle regioni settentrionali italiane intorno al 1850-60. Ebbe Milano come epicentro e si sviluppò in breve tempo in tutta la nostra penisola.

Nel mondo dell’arte il termine secessione indica un proponimento artistico-culturale apparso intorno alla fine dell’Ottocento in varie parti d’Europa, soprattutto in Germania ed in Austria. Tale periodo coincideva con il rifiuto di alcuni giovani artisti dei canoni accademici dell’arte e dal conseguente distacco degli stessi dai circuiti espositivi tradizionali, per protestare contro l’eccessivo conservatorismo del periodo.

La Scuola romana rinnega il Novecentismo e favorisce il linguaggio espressionista. Viene fondata a Roma e i suoi esponenti sono Gino Bonichi, la moglie Antonietta Raphael e Mario Mafai, tutti e tre con esperienze di avanguardie, maturate in Francia negli ambienti degli ebrei russi, da Chagall a Soutine. La scuola romana si scioglie quando muore Gino Binocchi detto Scipione, intorno al 1933-34.

Emil Bernard: Scena medioevale
Emil Bernard: Scena medioevale, 1892, cm. olio su tela 63 x 93, Galleria del Levante, Monaco

Il Simbolismo è una corrente artistico-letteraria, che nasce e si sviluppa in Francia negli ultimi decenni dell’Ottocento, i cui esponenti e seguaci, in opposizione alla corrente realista, cercano di esprimere idee, atteggiamenti ed emozioni, usando immagini e parole, cariche di significato simbolico.

Systemic Painting è il nome dato ad una manifestazione pittorica, organizzata nel 1966, al Museo Guggenheim di New York, relativa ad una corrente artistica con linguaggio astratto. Un linguaggio che però, rifiuta l’esasperazione gestuale dell’astrattismo di Pollock. I pittori che partecipano alla manifestazione sono: Agnes Martin, Frank Stella, Robert Ryman ed Ellsworth Kelly. Invitati anche due pittori legati al puro espressionismo astratto, Ad Reinhardt e Barnett Newman.

Questo movimento tende a ricercare una forma di espressione che consenta di uscire dai legami degli strumenti che la tradizione ci mette a disposizione. Oltre a questo, vuole sorpassare i ristretti spazi dell’astrazione geometrica e del nuovo Realismo.

Gli artisti aderenti al movimento aspiravano ad un’arte finalmente affrancata dalla pura rappresentazione del reale a fini pratici ed estetici, rifiutandosi di ubbidire a quella sensibilità verso il plasticismo presente in ogni essere umano. Ricercavano quindi una pittura il cui fine sfociasse con la sola essenza dell’arte: un’arte che doveva essere “fine a se stessa”.

Il Surrealismo è un movimento tipicamente intellettuale che raggruppa dentro di se, oltre alle arti visive, la letteratura ed il cinema. Ha origine a Parigi  verso gli anni Venti e, la sua caratteristica più evidente, risulta essere la violenta critica a tutto ciò che è razionalità e pianificazione. Il linguaggio del movimento surrealista vuole arrivare ad uno stato conoscitivo che va al di là della realtà, e lo raggiunge concedendo libero e sfrenato sfogo alla creativa dell’inconscio. Una raffigurazione pittorica  con caratteristico linguaggio surreale, è certamente più onirica di altri tipi di manifestazioni artistiche, perché concede, all’osservatore dell’opera, la chiave d’accesso per un mondo che si trova al di là della realtà, oltre il mondo comunemente vissuto.

Nel campo della scultura, lo Stile Severo, tende ad una forma espressiva realistica ed ha origine nell’antica Atene ad opera di tre grandi esponenti della scultura: Nesiote, Crizio, ed Egia, mentre ad Argo, ad opera di Agelada. Siamo intorno al 460 a. C.

Il termine tachisme deriva da tache, che significa “macchia di colore”, buttata sulla tela in modo del tutto casuale.

Il linguaggio di questo movimento è di grande libertà di espressione senza dover per forza accostarsi a precisi schemi culturali. Questa libertà permette di indirizzarsi verso più ed eventuali precedenti, senza nessun problema di coerenza formale, né tanto meno di contenuto. Nel periodo che in Italia nasce Transavanguardia, in America si sviluppa il graffitismo urbano, che ha più o meno il medesimo linguaggio espressivo.

Nel 1925 Franz Roh definisce la tendenza al Realismo Magico come una versione del linguaggio espressionista, meno impegnata ideologicamente e permeata da una sfumatura poetica, atta ad attenuare la tipica crudezza del movimento a cui appartiene ed a conferire alla scena un’atmosfera immota e senza tempo.

Quella che comunemente è chiamata Arte vascolare, è l’arte della creazione e decorazione del vaso, che appartiene al periodo Neolitico.

Canaletto: Campo S. Giacometto
Canaletto: Campo S. Giacometto

Il Vedutismo è esclusivamente riferito alla pittura ed è caratterizzato dalla raffigurazione di ampie vedute prospettiche paesaggistiche. La prospettiva viene rispettata in modo assoluto e, i particolari – anche i meno importanti – sono definiti con molta cura. Il Canaletto impiega un nuovo ritrovato – l’antenato della nostra camera oscura – per riportare sulla tela, in modo perfetto, le sue vedute.

William Blake: Beatrice
William Blake: Beatrice

Le figure, dipinte dai pittori visionari, vengono sfrondate fino al raggiungimento dell’immaterialità. Perdono di consistenza, sono poco definite, e nel contempo, sono prive di antropocentrismo tipico del linguaggio neoclassico. Il bello e l’elegante non vengono più interpretati nella statica del corpo, ma con l’emergere di forze interne, che trasfigurano in modo, talvolta minaccioso, la materia, la quale può variare a seconda degli impulsi dello spirito.

ai movimenti dalla A alla L     ai movimenti dalla M alla O


Storia dell’arte: dal Gotico al Realismo

Storia dell’arte nei periodi compresi tra il Gotico e il Realismo

Dal Trecento

Pietro Lorenzetti: la natività della Vergine
Pietro Lorenzetti: la natività della Vergine

La Pittura di Ambrogio Lorenzetti

Opere di Pietro e Ambrogio Lorenzetti

Il primo Trecento nell’arte

Il Trecento pag 1 – Il primo Trecento pag. 2  –  Il Trecento pag. 3

Pittura fiammingaPittura fiamminga pag 2

Trecento e Quattrocento

Jan van Eyck: Margaretha van Eyck
Jan van Eyck: Margaretha van Eyck

Pittura fiamminga e tecnica a olioPittura fiamminga, lo spazio e la luce

Pittura fiamminga: I primitivi fiamminghiIl Quattrocento nell’arte: Arte umanistica e Rinascimento

Il Quattrocento e il Rinascimento – Pittura veneta del Quattrocento

Il disegno nel RinascimentoLa prospettiva nel Rinascimento – Rinascimento e il ritorno all’antico – Il Rinascimento ed il ruolo dell’artista

Cinquecento e Rinascimento

Leonardo: La Gioconda
Leonardo: La Gioconda

Il Primo Cinquecento nell’artePittura veneta Primo Cinquecento

Pittori romagnoli Primo Cinquecento

La pittura di Leonardo  Pittori Toscani primo Cinquecento

La pittura di Michelangelo   La Pittura di Raffaello

Il ManierismoManierismo (frammenti)

Pittori Tardo Rinascimento nord e centro 1Pittori Tardo Rinascimento nord e centro 2

Venusti Marcello: Ritratto di Michelangelo
Venusti Marcello: Ritratto di Michelangelo

Pittori Tardo Rinascimento nord e centro 3Pittori veneti Tardo Rinascimento   e Toscani 1  2

Arte della Controriforma

Arte della Controriforma 2Arte della Controriforma e le immagini

Il Rinascimento europeo

Schema riassuntivo epoche precedenti 1Schema riassuntivo epoche precedenti 2

Dal Seicento

Caravaggio: La Sacra Famiglia
Caravaggio: La Sacra Famiglia

Il Seicento ed il Barocco 1 –  Barocco pag. 2

Artisti del Barocco (frammenti 1)Artisti del Barocco (frammenti 2)Pittori Barocco (frammenti 3)Pittori Barocco (frammenti 4)

Il Seicento e la sculturaIl Seicento francese – Il Seicento fiammingoIl Seicento olandese   Il seicento spagnolo

Annibale Carracci: Decorazione della Galleria Farnese - Pan e Diana
Annibale Carracci: Decorazione della Galleria Farnese – Pan e Diana

Il Seicento asburgico, inglese e scandinavoIl Seicento napoletano

Dal Barocco al RococòScultura Decorazione e frescanti del Rococò

Rococò Pittura  – Pittori Rococò 1Pittori rococò 2

Dal Settecento

Canaletto: La piazzetta verso la torre dell'orologio
Canaletto: La piazzetta verso la torre dell’orologio

Settecento e Vedutismo – Pittura di Genere

Il Settecento francese e la scuola inglese

Dal Rococò al Neoclassicismo

Riassunto Seicento-Settecento Figure rilievo 1  2

Neoclassicismo Formazione e Fonti  Pittori neoclassiciNeoclassicismo ideologie

Fine Settecento e inizio Ottocento

Delacroix: Il massacro di Scio
Delacroix: Il massacro di Scio

Neoclassicismo in EuropaNeoclassicismo verso il romanticismo

Periodo romantico – L’arte romanticaPeriodo romantico e il Preromanticismo

Periodo romantico – nord EuropaPeriodo romantico e i pittori visionari

Romanticismo francese e Romanticismo italiano

Neogotico    Nazareni   Preraffaelliti

Riassunto Settecento   Figure di rilievo del Settecento

Camille Corot: Giardini di Boboli a Firenze
Camille Corot: Giardini di Boboli a Firenze

L’Ottocento e l’Arte Ufficiale e PubblicaL’Ottocento e gli artisti Pompier

L’Ottocento e l’industria nell’arte 1L’Ottocento e l’industria nell’arte 2

Il Realismo   Il Realismo italiano

La pittura veneta dell’Ottocento e primo  Novecento 1La pittura veneta dell’Ottocento e primo  Novecento 2

Frammentiarte, il riassunto della storia dell’arte – appunti d’arte

Gli appunti d’arte e tutto il materiale fotografico raccolto, sono presenti nelle pagine solo per motivi didattici

Stebuson


Il Cinquecento e il Manierismo

Il Cinquecento e il Manierismo

Pagine correlate: Quattrocento – Pieno Quattrocento – Pittura veneziana e veneta del Quattrocento – Primo Cinquecento – Manierismo (frammenti) – Rinascimento europeo.

La punta più alta del classicismo

La Venere dormiente di Giorgione
La Venere dormiente di Giorgione

Lo studioso svizzero Heinrich Wölfflin (Winterthur, 1864 – Zurigo 1945) riconosce a pieno quel particolare momento di splendore della civiltà rinascimentale nel figurativo, dove la pittura, soprattutto quella italiana, riesce ad esprimersi con tutto il suo vigore attraverso artisti che diventeranno un esempio per tutti i secoli a venire.

È questo il periodo degli insigni personaggi, quali Giorgione, Tiziano, Michelangelo, Correggio, Leonardo e Raffaello: un periodo di altissimo valore che lo stesso Vasari (Arezzo 1511- Firenze 1578) si spinge a definire come “l’ultima età dell’oro”.

La "Venere di Urbino" di Tiziano
La “Venere di Urbino” di Tiziano

Ad oggi e con la nostra cultura,  non è affatto semplice specificare la durata di un periodo di così sottile raffinatezza, incluso nel grande oceano rinascimentale in pieno fermento; un periodo certamente di breve durata, che si inserisce in un contesto in cui è già presente il germe della lenta ma potente crisi. Un periodo che riesce tuttavia, anche se per breve tempo, ad annullare questa crisi, e definirlo classico sarebbe troppo riduttivo. È questo un momento storico di eccezionale importanza, in cui gli ideali più alti – quali eleganza, armonia, serena raffinatezza, giusto e consapevole equilibrio tra la razionalità dell’uomo e le bellezze della natura, tra il sentimento dell’uomo e la divinità – già compresi nella cultura del Rinascimento, riescono in un eccezionale salto di qualità, di grande portata storica.

Il Manierismo

Pontormo: La pala Pucci - Madonna col Bambino
Pontormo: La pala Pucci – Madonna col Bambino

Corrente prevalentemente pittorica che copre gran parte del XVI secolo, nata dalla necessità dei pittori di superare i limiti dell’armonia, dell’ordine e della perfezione, che hanno contraddistinto il Rinascimento, ispirandosi alla “maniera”, uno stile fatto di eleganza, armonia e sicurezza.

Il Manierismo inizia intorno al 1525 e si conclude, per le tematiche religiose, intorno al 1563, continuando ancora qualche decennio per l’arte in generale.

Il termine “maniera” è sempre presente nel Cinquecento, ma con il passare del tempo assume diversi significati: il Vasari lo utilizza, ad esempio, per descrivere il virtuosismo artistico del pittore.

Giulio Romano: Madonna col Bambino
Giulio Romano: Madonna col Bambino

Con il passare dei secoli il significato della parola “maniera”, inteso dal Vasari, viene rafforzato e spesso utilizzato per dimostrare nell’arte non il virtuosismo, ma l’eccesso di virtuosismo e di artificiosità tecnica riguardante la composizione, gli effetti di luce, le numerose espressioni delle figure con altrettante varietà di pose, l’esasperata rappresentazione di intensi stati d’animo, l’importanza del drappeggio portato ai limiti del reale fino a diventare quasi innaturale, ed infine i colori delle figure stesse e degli sfondi portati agli eccessi a seconda della loro importanza.

Il Cinquecento, il tardo Rinascimento ed il Manierismo

Già  si profilano in modo evidente le molte strade che la cultura dell’arte figurativa italiana sta percorrendo: strade che si intrecciano e si distanziano, approfondendo con forza casi particolari o dirigendosi con grande vitalità verso i principali centri culturali, ad esempio Roma, Bologna, Padova, Brescia, Verona, Venezia, Milano e Firenze.

Rosso Fiorentino: La Pietà
Rosso Fiorentino: La Pietà

Quale studioso d’arte europeo potrebbe immaginarsi, intorno agli anni venti, periodo in cui dominano le pitture di Michelangelo e Raffaello, che gli audaci sperimentalismi di alcuni pittori avrebbero potuto un giorno trionfare? Proverebbe sicuramente  un senso di forte sconcerto vedendo, prima di raggiungere Roma, le opere del Correggio (Antonio Allegri 1489 – 1534) di prima maniera a Parma, dove la coloristica e l’accentuazione degli scorci e del movimento è portata al massimo, poi gli esordi di Pontormo (Jacopo Carrucci, Empoli 1494 – Firenze 1556 o 57) con le Storie dei santi (Galleria dell’Accademia di Firenze) e poi del Rosso Fiorentino (Giovan Battista di Jacopo ca. 1495-1540) con l’Incendio di Catania (Galleria Francesco I, Fontainebleau). Nel 1520 muore il giovane Raffaello e sette anni dopo, c’è la la triste vicenda del “Sacco di Roma”: è un decennio catastrofico, nel quale hanno il sopravvento le carestie, pestilenze, assedi e dure battaglie.

Correggio: Il Giorno
Correggio: Il Giorno

La prima conseguenza storico-artistica è quella della disseminazione dei grandi esponenti dell’arte, soprattutto dei pittori formatisi alla scuola di Raffaello Sanzio: Polidoro da Caravaggio (Polidoro Caldara, 1499/1500-1543) a Napoli ed in Sicilia, Giulio Romano (Giulio Pippi, Roma, 1499 – Mantova – 1546) a Mantova, Rosso Fiorentino e il Serlio (ca. 1475-1554) in Francia, Berruguete in Spagna.

La “maniera” moderna si allarga a macchia d’olio, ma allo stesso modo viene giudicata e, per certi aspetti, anche contrariata: è questo il cammino del Manierismo, sul cui riconoscimento e  sulla cui cronologia è aperto uno dei più accesi dibattiti nella storia dell’arte.

Le voci più frequenti parlano di crisi del Rinascimento o di anticlassicismo, ma già un punto di vista territoriale, come quello che consideri l’evoluzione artistica a Milano o a Venezia nel 1430 – 1440, accerterebbe molti fattori di equilibrio e consistenza piuttosto che di indecisione o ripensamenti. Nel Seicento la parola “manierismo ” verrà usata come significato di “vuota imitazione” per l’operosità artistica nel Cinquecento inoltrato, con particolare riferimento a quella dell’Italia centrale, proprio come se fosse priva di qualsiasi cenno di valore creativo.

Tuttavia per molti artisti le biografie non ricordano nessun periodo di crisi o accenti di critiche negative, ovviamente escludendo alcuni casi eclatanti come quello di Pontormo, che lo stesso Vasari accusa di eresia o pazzia nella raffigurazione degli affreschi di San Lorenzo, o quello di Michelangelo, che nelle Rime ci ha lasciato una straordinaria testimonianza del suo intimo tormento spirituale.

Domenico Beccafumi- Patto tra Elia e Ecab
Domenico Beccafumi- Patto tra Elia e Acab (beccafumi) – scena dal pavimento del Duomo di Siena

Anche sulla scorta della concezione di “maniera” elaborata dalla critica ufficiale contemporanea, gli studiosi più recenti di Storia dell’arte distinguono come fenomeno caratteristico tutto l’insieme di fermenti anticlassici, che con motivazioni differenti, insorgono nei primi decenni del Cinquecento. Rispettando questo punto di vista, l’Aspertini e il Dossi (ca. 1486/89 – 1542) in Emilia, Pontormo, Rosso Fiorentino e Beccafumi in Toscana, risultano veri sperimentatori impegnati a contestare con forza la regola classica, spesso chiamando in causa suggerimenti che arrivano dalla parte più a nord Italia ed anche alpina. D’altra parte la loro subordinazione ai “maestri” del Rinascimento è certamente evidente, anzi nel caso di Pontormo è chiaro come il suo essere anticlassico provenga dalle stesse istanze  di Michelangelo portate all’esasperazione: della liceità e del soggettivismo. D’altronde subito dopo, Greco, Tintoretto e Veronese,  daranno tre diversi, personali ma prolifici risultati alla sazietà dell’equilibrio artistico rinascimentale.

Seguendo gli artisti dell’epoca e soprattutto Giorgio Vasari, si comprende che nella considerazione corrente la “maniera” è nata in fondo come caratteristica tipica del Rinascimento – la maniera moderna, appunto – laddove il livello soggettivo dell’artista  “vince” l’imitazione della natura.

La soluzione dettata dal Vasari è a favore di un importante equilibrio tra maniera e verosimiglianza – «una licenzia che, non essendo di regola, fusse ordinata nella regola» – pur dando la preferenza all’aspetto individuale, sempre incoraggiato dal «retto giudizio». Con questa attitudine critica il manierismo viene considerato come la principale variante interna della cultura artistico – figurativa rinascimentale, quella che entra con forza nella dialettica tra soggettivo e oggettivo, tra individuo e realtà: poli che già l’Umanesimo aveva iniziato a differenziare perché l’imitazione del mondo naturale si dirigesse verso un ideale superamento dello stesso.

Dopo la breve ed energica esperienza romana di Raffaello e Bramante, che sembra ormai aver raggiunto lo scopo nell’orizzonte di un sicuro equilibrio, i due termini della questione si sono subito rivelati come i punti estremi di un rapporto di grande drammaticità,  senza quella dimensione trascendente che li aveva tenuti uniti nella coscienza medioevale.

Michelangelo diluvio universale
Michelangelo: Il Giudizio Universale

Si capisce anche come Michelangelo Buonarroti, già dal Tondo Doni e dalla cupola della Sistina, sia il punto di partenza di questo movimento che arriva al suo culmine nel Giudizio Universale e nelle tombe medicee a Firenze. Anche il tormentato cammino dei mutamenti religiosi, prima e dopo il concilio di Trento, ha diverse interpretazioni riguardo la cultura artistica e architettonica.

La forte identità del movimento protestante e di un certo intellettualismo coltivato in ambienti ad esso simpatizzanti, di alta classe sociale, trova diverse armonie con le tendenze artistiche più passionali e sofisticate del periodo. Per questo motivo la committenza del mondo cattolico decide di promuovere un linguaggio artistico popolare, chiaro ed opportuno, sia nella sostanza che nella disposizione affettiva. Da questo punto di vista la vena solare e fiduciosa della pittura di Gaudenzio Ferrari, come quella più nobile e superba di Tiziano Vecellio negli anni della Madonna di Ca’ Pesaro riescono a rinfrancare le intenzioni della Chiesa. Nasce anche un nuovo senso della realtà, che nella pittura di Savoldo e Moretto (1498-1554) mette in evidenza gli aspetti più conformi alla realtà ed alla devozione, innalzando con dense gamme cromatiche e luminosi squarci di luce il contenuto dinamico degli affetti.

Risulta di estrema facilità intravedere in questo linguaggio pittorico denso di realtà il preannuncio della poetica del Caravaggio. Ben diverso è il formalismo estetizzante delle raffinate figure del Parmigianino (1503-40), dalla Madonna di Dresda agli affreschi della Steccata a Parma: allievo di Correggio ha una lunga permanenza a Roma e non gli sono certamente estranei gli sviluppi del  Manierismo in Toscana. La sua pittura è colma di artifizi e di ricercati esperimenti di composizione.

Le architetture e le decorazioni artistiche – pittoriche di Palazzo Te contraddicono con regolarità, regole e misure, nel tentativo di percepire dalla natura l’aspetto più semplice e vitale: sperimentazioni ed ambiguità tra ambiente e artifizio, come sarà nelle figure raccapriccianti di Bomarzo e di Pratolino. Queste tendenze avranno un grande sviluppo in Europa, e con più forza in quella fiamminga e germanica, dove è attuale un’affannosa ricerca della varietà e della discordanza.

Il ruolo dei Carracci nel superamento del Manierismo.

Nella tarda metà del Cinquecento è attiva l’Accademia dei Desiderosi (diventata nel 1590 Accademia degli Incamminati), istituzione fondata dai Carracci che rimarrà per molto tempo il punto di riferimento classico dell’arte del nuovo secolo, con il grande intento di riportare la realtà nell’arte della pittura. Tutti e tre gli artisti (Annibale, Ludovico e Agostino) hanno un eccezionale talento nel disegno e già si staccano dalle regole manieristiche nella scelta di tematiche diverse da quelle prettamente classiche.

Vige in questo periodo una vera e propria gerarchia in fatto di rappresentazioni: prima figure divine, poi quelle mitologiche ed infine raffigurazioni di genere.

Tutti gli studiosi di Storia dell’arte sono d’accordo nel considerare eclettici i Carracci, in quanto influenzati da più scuole pittoriche.

Uno tra gli obiettivi principali della loro Accademia è quello di proporre una pittura comprensibile a tutti.

Se il manierismo è elitario e legato a discipline accademiche, i Carracci fanno una pittura semplice e realista e fondano un’accademia libera diversa da quelle tradizionali: non sovvenzionata da istituzioni laiche o religiose ed aperta a tutti. Se i manieristi sono elitari, i Carracci amano la semplicità e il dipingere in modo diretto e realista.

Paolo Caliari e Jacopo Robusti

Veronese: Biografia e vita artistica – Le opere – la critica

Tintoretto: Cenni biografici – Le opere – la critica

Paolo Caliari

Veronese: Il trionfo di Venezia
Veronese: Il trionfo di Venezia

Paolo Caliari, il Veronese (Verona 1528; Venezia 1588), è il più gaudioso dei pittori manieristi. Attento a Giulio Romano, al raffaellismo del Correggio, all’eleganza del Bronzino, alle architetture di Palladio e Sanmicheli, non ama problemi che non siano di forma……..Colorista eccelso capace di far brillare dello stesso incanto il dettaglio sfarzoso di un costume e la muscolatura di un cane da caccia, vertiginoso inventore di architetture dipinte, interpreta la gioia di vivere della Venezia cinquecentesca. Lascia fra i capolavori un ciclo stupendo di affreschi alla villa Bari di Masèr, le imponenti Cene, le tele nel palazzo Ducale e il prodigioso insieme delle opere a San Sebastiano, sempre a Venezia.

Il Tintoretto

Tintoretto: Ritrovamento del corpo di S. Marco
Tintoretto: Ritrovamento del corpo di S. Marco

Jacopo Robusti, il Tintoretto (Venezia 1518-94), è il grande maestro del Manierismo drammatico a Venezia, uscito dalla costola di Tiziano e dal romanismo espressionista del Pordenone. Pittore di stupefacente velocità e prolificità, influenza profondamente il gusto barocco. Fra le sue opere più spesso ricordate, le serie per la Scuola Grande di San Marco e per la Scuola Grande di San Rocco e le opere per il palazzo Ducale, sempre a Venezia. Di calda sensualità le sue figure femminili, fra cui la Susanna ora a Vienna. Nella pittura religiosa, da ricordare almeno il giudizio finale della Madonna dell’Orto a Venezia e il Ritrovamento del corpo di San Marco a Brera. Grande forza d’introspezione psicologica nei ritratti.

 Frammenti

  •  Nei secoli la parola Manierismo assume significati diversi.
  •  L’ultima fase della rinascita, che occupa in pieno il secondo cinquantennio del sedicesimo secolo, è chiamata Manierismo.
  •  Il termine Manierismo nasce come definizione di un ambiguo significato di basso livello. Quando il Vasari diffonde la teoria del progresso nel campo dell’arte, il termine cambia significato.
  •  Nel Seicento la parola Manierismo indica semplicemente “vuota imitazione dell’ultimo cinquantennio del secolo precedente.”
  •  Nel Seicento la parola Manierismo condanna principalmente le regioni centrali e soprattutto la Toscana perché “prive di ogni valore poetico e creativo”.
  •  I manieristi portano sulle spalle il peso di un’eredità troppo alta, lasciatagli dai grandi esponenti della pittura della prima metà del secolo. Da questa eredità inizia la condanna (fortunatamente rientrata nei secoli): nascono molti circoli intellettualistici nei vari centri della penisola per contrastare il nuovo fenomeno disorganico e e contraddittorio.
  •  Il Manierismo rappresenta (rappresentava) la crisi dell’arte che sfocia nello “scadente ed effimero barocchismo”.  Lo stesso scadente ed effimero barocchismo che verrà altamente glorificato soltanto nel Novecento.
  •  Manierismo = Decadenza.  Ma quale decadenza!?!?! Il Manierismo porta dentro di sé valori altamente poetici ancora di stampo rinascimentale e rielabora con eleganza e con franchezza, anche se polemica,  le grandi scoperte stilistiche del grande Rinascimento.
  •  Manierismo! Ormai questa parola, a noi italiani non  fa più paura e non ci dà più l’idea di ambiguità, ma alcuni paesi d’Oltralpe preferiscono ancora definire quel cinquantennio con il comune termine di “Tardo Rinascimento”.
  •  Da tenere presente che il linguaggio rinascimentale nel Cinquecento viene imposto in tutto il continente occidentale, originando nelle varie regioni d’Europa un concentrato di esperienze  gotiche e rinascimentali che rimarranno come solide basi per i secoli a venire.

Il Trecento e la pittura: Il Rinascimento in incubazione

Pagine correlate al Trecento e la pittura: Inizi del GoticoScuola romanaLa pittura di Giotto – La pittura di S. MartiniLa pittura di DuccioAl pieno Trecento – Il disegno nel RinascimentoLa prospettiva nel Rinascimento.

Il Trecento e la pittura

Se una delle peculiarità più incisive della Rinascita deriva dal bisogno di un’attenta osservazione della natura e di una genuina realtà priva di contraffazioni, si può certamente affermare che già nella prima metà del Duecento si respira l’aria del grande Rinascimento. Questo avviene presso la corte di Federico II Hohenstaufen del Sacro Romano Impero (Federico I di Sicilia o di Svevia :1194 – 1250).

Il Rinascimento è già da tempo in incubazione: con la struttura artistica umanistica italiana, così come si presenta alla fine del Trecento, si sente il bisogno di introdurre l’idea di un completo rinnovamento e di un riavvicinamento alle fonti classiche romane, rompendo con la tradizione medioevale.

Nelle città fiamminghe è in atto un’altra trasformazione che tende al naturalismo. La fusione tra le due tendenze rinascimentali fa nascere l’Arte Moderna Europea.

Simone Martini: Il Polittico di Pisa
Simone Martini: Il Polittico di Pisa

L’interesse, e quindi la tendenza del ritorno alle tradizioni del mondo classico, che non è mai venuto meno già dagli inizi del Trecento, diviene nella seconda metà del secolo il fattore trainante per sviluppo della cultura italiana ed in generale europea.

Mentre nella cultura italiana si sente il bisogno del ritorno al classicismo romano, in Europa, a partire dalle città fiamminghe, assistiamo ad una trasformazione che porta al naturalismo. Queste due tendenze si fondono e danno origine alla prima stagione del Rinascimento.

Madonna col Bambino e un angelo, 1465-1467, tempera su tavola
Madonna col Bambino e un angelo, 1465-1467, tempera su tavola, 110×70 cm., Musée Fesch, Ajaccio.

Il recupero, la lettura e l’imitazione dei testi antichi, danno vita ad una profonda trasformazione nell’ambito letterario, che di conseguenza si ripercuote in tutto il mondo artistico. Tutti i protagonisti letterari che recuperano testi latini e greci, partecipano attivamente alla vita artistica interessandosi anche  della Pittura. Il Petrarca diventa amico di Simone Martini, Poliziano diventa amico di Sandro Botticelli.

Il rapporto tra studi umanistici ed arti figurative ha una particolare influenza nelle categorie di interpretazione dei fenomeni artistici, inizialmente prese in prestito dalla retorica classica.

Il Rinascimento in incubazione

L’arte italiana

L’arte italiana già agli inizi della seconda metà del Duecento stava percorrendo una nuova ed autonoma strada, staccandosi sia dall’arte medievale, sia da quella gotica.

È proprio in tal periodo che gli studiosi di Storia dell’arte individuano il punto di svolta che partorì quella che oggi definiamo, per l’appunto, arte italiana, madre del Rinascimento.

Per tutto il Duecento e buona parte del Trecento, però, la nuova arte fu soggetta a diverse trasformazioni e continue sperimentazione. Soltanto nella prima metà del Quattrocento l’arte della nostra penisola riuscì a raggiungere la sua maturazione proponendo una visione del tutto muova, che segnò l’avvio della modernità.

Arte rinascimentale

Da quel momento in poi, l’arte italiana – nata in Toscana, soprattutto in ambienti fiorentini – si espanse nel resto d’Italia e, poco più tardi, in tutta l’Europa.

Dobbiamo attendere, però, l’Ottocento per sentire per la prima volta il termine “arte rinascimentale”, che fu coniato dallo storico tedesco Jacob Burckhardt.

Impiegando il termine “rinascimentale” si vuole intendere come, da quel periodo, l’arte riprese una visione estetica assai vicina a quella delle civiltà classiche.

Possiamo quindi considerare che nella prima metà del XV secolo non vi fu una nascita dell’arte ma una “rinascita” della stessa, in quanto essa propose una serie di modelli simili a quelli dell’antica Grecia e dell’antica Roma.

Se gli artisti italiani furono coscienti di sviluppare un’arte del tutto innovativa, è difficile dirlo. Loro, molto probabilmente, avevano la piena consapevolezza di un lento evolvere verso stadi di maggiore civiltà, lontani dal pensare di assistere a radicali cambiamenti.

Per noi, invece, osservando ed analizzando attentamente la cultura di quel lunghissimo periodo, la conclusione è che si tratti di una vera e propria cesura, cioè: fine del medioevo ed inizio di una nuova era, che non si limitava soltanto allo sviluppo artistico ma ad una trasformazione globale, vasta e profonda.

L’uomo, la cui intelligenza avrebbe permesso di decifrare tutto ciò che lo circondava, veniva considerato al centro del mondo e dotato di libero arbitrio. In altre parole si stava esaurendo quella visione mistica del periodo medievale, per cui l’unica conoscenza fosse quella derivata dalla parola di Dio.

Da quel momento, infatti, l’uomo, conscio delle proprie risorse, incominciò a sviluppare le proprie capacità analitiche e deduttive.

In questo contesto l’arte, soprattutto nel periodo d’incubazione del Rinascimento, non poteva non avere un suo ben specifico ruolo nella trasformazione globale, in quanto gli artisti avevano il compito della rappresentazione (quindi della conoscenza) e di razionalizzare la pittura in relazione alla nuova percezione del mondo.

Il disegno e la prospettiva

L’arte del Rinascimento, come già riportato più volte in articoli di questo stesso sito web ad essa correlati, fu segnata dalla scoperta della prospettiva.

È questa tecnica il vero punto di discriminazione: se la pittura viene eseguita seguendo le leggi della prospettiva viene considerata rinascimentale, quando siamo presenti a un’opera realizzata senza la prospettiva possiamo, invece, considerarla non rinascimentale.

Tuttavia, nonostante l’importanza di questo grande mezzo scientifico, tale elemento non fu probabilmente l’unico che rese possibile la nascita e lo sviluppo del Rinascimento. Dobbiamo quindi aggiungere l’elemento decisivo: il disegno.

Per quanto possa essere duro da credere, è questo il periodo in cui gli artisti iniziarono ad impiegare lo strumento della grafica, che negli anni fu sempre più perfezionato.

Il disegno diventò quindi un potentissimo mezzo di rappresentazione che avrebbe permesso di tradurre e raffigurare le idee degli stessi artisti: figure, oggetti, spazi e razionali dilatazioni spaziali.

Nel mondo dell’arte vi fu, proprio grazie al disegno, un’evoluzione che talvolta non viene compresa e valutata nella giusta maniera.

Ma le caratteristiche del Rinascimento non si limitano al disegno ed alla prospettiva: un ruolo importantissimo lo riveste la riscoperta dell’antichità classica, nonché una significativa evoluzione della figura dell’artista.

Filippo Bunelleschi
Filippo Bunelleschi
Frammento d’arte: Quante volte sentiamo parlare di concorsi artistici? Uno dei più celebri concorsi   della storia dell’arte è quello indetto nel 1401  a Firenze per appaltare la porta principale del battistero di S. Giovanni. Vi partecipano due personaggi d’eccezione con due opere d’eccezione: Filippo Brunelleschi  e Lorenzo Ghiberti presentano le loro opere con lo stesso titolo, “Il sacrificio di Isacco”, due formelle piene di drammaticità oggi custodite a Firenze nel Museo Nazionale del Bargello.

Jacopo della Quercia

Jacopo della Quercia nasce a Siena nel 1371 e muore nel 1438. È un grande scultore con una personalità piuttosto ambigua nell’ambito dell’arte umanistica. Alcuni dei suoi più grandi capolavori sono “la tomba di Ilaria del carretto” eseguita nel 1407, le sculture della “Fonte Gaia” di Siena, il fitto polittico della famiglia Trenta in San Frediano a Lucca e i rilievi per San Petronio a Bologna, dai quali Michelangelo Buonarroti prenderà ispirazione per i suoi monumentali lavori.

Nasce l’idea del moderno

Ghiberti: Autoritratto
Ghiberti: Autoritratto

Già nel Trecento la letteratura incomincia a dirigersi verso il genere biografico, che unisce all’elogio di uno o più artisti, l’esaltazione del vivere nella città, evidenziando il superamento di posizioni ormai vecchie, a favore delle novità ormai definite moderne proprio come fa Ghiberti, che nei suoi commenti inserisce la propria autobiografia, e Manetti che scrive la Vita di Filippo Brunelleschi.

L’inizio della rinascita dell’Arte ed in particolare del nuovo linguaggio della Pittura, viene identificato nel contributo realistico dato da Cimabue e da Giotto, cui la nuova età dal Masaccio a Perugino dà, secondo il giudizio di Vasari, un’ulteriore spinta verso la definitiva concorrenza con la verità della natura.

Il gotico internazionale, per la bellezza e la vivacità in tutti i suoi contenuti, è in continua verifica  con il protrarsi nel tempo e nello spazio di alcune sue tematiche privilegiate, tra le quali emergono il naturalismo visto ed accettato ormai  come punto di riferimento, preferenza e quindi riproposta della realtà.

Van Eyck: Vergine alla fontana
Van Eyck: Vergine alla fontana

Pensiamo inoltre ad esempio all’ambito fiammingo, dove due grandi personalità come Van Eyck e Robert Campion – detto il maestro di Flémalle – contribuiscono con le loro opere a stimolare nuove ricerche di approfondimento, con conseguente irradiazione all’intero continente.

I punti nevralgici di irradiazione del nuovo non sono solo l’Italia e le Fiandre; anche la Germania con due altri grandi personaggi come Konrad Witz (1410-51) e Stephan Lochner (1410-1451), si trova colpita in pieno da questa visione vivacissima di tutto il reale. Con il primo, attraverso un plasticismo di forme modellate come nel legno, con il secondo attraverso atmosfere sfumate e luminosissime che richiamano il nostro Stefano da Verona.

Si spiega facilmente come possano avvenire tutte queste forti influenze con i concili del primo Quattrocento, con gli scambi commerciali, la nascita e lo svilupparsi delle filiali bancarie: una fitta trama di rapporti ecclesiali mescolati con quelli economici favorisce un continuo scambio di opere d’arte e nuove idee.

Frammenti d’arte:

Varietà di gotico italiano nella pittura  (fonti delle ricerche: “L’arte italiana” di Mario Salmi)

Giotto, nella sua tarda attività, probabilmente tempra il proprio plasticismo ideale in accordo con gli ornamenti pittorici.

Taddeo Gaddi (probabile nascita intorno al 1300 – morte, 1366) ha come scopo principale la continuazione della tradizione giottesca. Lo testimoniano il suo Polittico di San Giovanni Forcivitas a Pistoia (Uffizi), gli affreschi della Cappella Baroncelli con le storie della Vergine e gli affreschi nel camposanto di Pisa con le storie di Giobbe.

Maso di Banco detto il Giottino (appellativo creato dal Vasari) aiuta Giotto nelle “Storie di San Silvestro alla Cappella Bardi in Santa Croce, in alcune tavole e durante il soggiorno napoletano dello stesso Giotto. Maso, sentendo moltissimo la valenza delle masse giottesche e portandole ad una straordinaria calma insieme ad un caldo cromatismo, raggiunge una nuova sintesi, sia nell’ampiezza spaziale che negli effetti di cromatismo.

Nardo di Cione, Giusto de’ Menabuoi e l’Orcagna sono artisti fiorentini che occupano una posizione notevole nella pittura trecentesca, ma poco hanno di originalità, subendo notevolmente gli influssi di Maso di Banco.

Bernardo Daddi, di formazione giottesca, passa più tardi ad una visione “spaziale” di stampo senese, come testimoniano i suoi affreschi con le storie di San Lorenzo e santo Stefano in Santa Croce. Nelle sue opere si riscontra una certa coerenza narrativa ed un caldo cromatismo, soprattutto nel panneggio (polittico di San Pancrazio, Uffizi).

Giotto di Stefano detto il Giottino (da non confondere con Maso di Banco), attivo negli ultimi decenni del Trecento, mostra un’alta sensibilità al cromatismo della pittura settentrionale, che integra con gli schemi giotteschi, aumentando di numero le figure sacre e committenti che turbano il dramma.

Dal 1350 in poi, soltanto Andrea di Cione detto l’Orcagna riesce a conservare un ritmo compositivo monumentale nella realizzazione del polittico di Santa Maria Novella nella cappella Strozzi (1359), un’opera questa, degna della più alta tradizione giottesca, nell’ariosità e nell’alta moralità delle figure con un fluido cromatismo dei drappeggi.

Francesco Traini, originario di Pisa, riesce ad integrare la forza del disegno fiorentino con la fantasia cromatica dei senesi, aggiungendoci un pizzico di drammaticità popolaresca, che richiama quella dei pittori bolognesi.

Spinello Aretino è un brillante frescante che riesce a fondere il senso della forma fiorentina con la scorrevole narrativa senese (cicli di Santa Caterina all’Antella con le storie della Santa).

Masolino di Panicale (1383-1435 o forse più tardi) è un grande esponente del tardogotico. Iniziato all’arte con la scultura Ghibertiana poi approdato alla pittura, a causa di un temperamento dolce e gentile subisce le influenze dei pittori che entrano in contatto con lui. Decora la Cappella Brancacci al Carmine con il suo grande discepolo, Masaccio, padre del Rinascimento. I contatti con il Masaccio proseguiranno nella Madonna col Bimbo, nella Pietà e nella collegiata, poi partirà per l’Ungheria.

Intanto a Bologna va formandosi una scuola di genuina parlata popolaresca alimentata dal sentimento gotico senese. Il suo esponente di spicco è Vitale Cavalli che affresca il duomo di Udine e l’abside della chiesa di Pomposa con un morbido e delicato chiaroscuro. Questa scuola ha contatti con quella di Rimini, dove Francesco da Rimini è l’esponente di spicco. Questi a Bologna affresca il refettorio del convento di San Francesco.

Giovanni di Giacomo da Como, meglio conosciuto come Giovanni da Milano (probabili date, 1350-1369) è attivo a Firenze per la realizzazione di affreschi nella cappella Rinuccini in Santa Croce ed a Roma in Vaticano. Egli fonde con armonia il cromatismo dei senesi con il disegno dei fiorentini. I colori dei suoi carnati tendono al cupo ed al livido, ma con forma dolcemente modellata.

Nel Veneto la tradizione bizantina continua grazie soprattutto ai grandi mosaicisti del Trecento che rivestono la facciata della basilica di San Marco. Questa tradizione fa sì che anche la pittura faccia lo stesso percorso sulle tavole con stesure di pitture “fosche e smaltate” e d’oro. Esperto di questa maniera, con figure allungate, deperite e balzanti, è il maestro Paolo, accompagnato da un artista che proseguirà la sua opera, ma con colori più caldi e più aperto al Gotico: Lorenzo Veneziano.

Gentile da Fabriano (1360?-1428), riprende il cromatismo della pittura bizantina integrandolo con un morbido e delicato chiaroscuro, che richiama quello di Tommaso, ed una linea alquanto fluente già quattrocentesca.

Antonio Pisano detto il Pisanello (probabili date, 1395-dopo il 1450) di formazione alticherana subisce gli influssi di Gentile da Fabriano e di Giovannino dei Grassi. Le sue figure spaziano in un deciso disegno e in un sicuro modellato (L’Annunciazione del monumento Berenzoni di San Fermo maggiore a Verona).