Pittori rococò

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Frammenti d’arte: Pittori Rococò

  • La cultura rococò prende aspetti diversi nelle varie regioni d’Italia.

  • Il centro più fecondo della pittura di questo periodo non è più Roma ma Venezia.

  • A Napoli è attivo il De Matteis che prosegue, nel campo della decorazione, l’arte di Luca Giordano. Francesco Solimena (1657-1743) prosegue invece con rielaborazioni nel costruttivo dei chiaroscuri, l’arte di Mattia Preti (detto il Cavaliere Calabrese).

  • Francesco Murra (1696-1765), allievo di Solimena, ha un tratto del disegno assai disinvolto che soverchia il cromatismo dei chiari (maniera settecentesca), come si evidenzia negli affreschi (Soffitto di Santa Chiara) e nelle opere da cavalletto, tra cui numerosi ritratti.

  • Corrado Giaquinto (1699-1765), allievo del Solimena, ha un cromatismo morbido, leggero e biondo, con molta luminosità, dal quale si evidenzia la sua vigorosa sensibilità e nello stesso tempo la sua agile personalità, scorrevole e lieta nelle opere d’affresco lasciate a Roma (l’abside e la volta di Santa Croce in Gerusalemme). Molto vicino alla sua pittura è Giuseppe Bonito (1707-1789); anch’egli lavora alla volta in Santa Croce in Gerusalemme, ma preferisce di gran lunga lavorare sui primi piani figurativi, quali ritratti e mezzi busti, e su tematiche di genere, anziché su pitture sacre.

  • A Roma sono attivi Giuseppe Chiari, Francesco Trevisani di origine veneta, Sebastiano Conca, Benedetto Luti di origine fiorentina, Giuseppe Ghezzi (1634-1721) ed il figlio Pierleone (1764-1755), il picenese Antonio Mercurio Amorosi (1600…?-1736) esperto pittore dalle intense luci ed ombre (Contadinello e contadinella), Eberhard Keil (1624-1687) allievo di Rembrandt, e il piacentino Giov. Paolo Panini (1691?-1764), un vedutista di Roma di ampia ariosità.

  • In Toscana lavorano Pietro Dandini, Anton Domenico Gabbani, Camillo Sagrestani, Sebastiano Galeotti e Giovanni Domenico Ferretti (692-1768).

  • A Bologna è attivo Giov. Giosefo del Sole (1654-1719) che si avvicina allo stile del Reni con la sua chiara intonazione cromatica. Marcantonio Franceschini (1648-1729), influenzato dalle pitture di Giov. Maria Bibbiena e del Cignani, con il suo armonico equilibrio cromatico si avvicina molto all’Albani, sfiorando talvolta il neoclassico. Vittorio Maria Bigari è un ottimo decoratore che impiega la stessa formula prospettica di Stefano Orlandi (ornamenti a Verona, Milano e al Palazzo Regale di Torino). I fratelli Gaetano ed Ubaldo Gandolfidallo adottano uno spiccato e vivace colorismo; il primo, ridondante di fantasia,  si avvicina alla pittura veneta del periodo.

  • Nella regione emiliana è attivo Giovanni Antonio Burrini che, influenzato dal Quercino e dai pittori veneti, si collega ad una pittura di macchia. Il modenese  Donato Creti  è idilliaco e postrenesco. Giuseppe Gamberini conferisce respiro alle sue pitture di genere con un saldo cromatismo. Ilario Spolverini, di origine parmigiana, è forte nella ritrattistica. Felice Boselli è esperto in nature morte adottando un efficace cromatismo che conferisce ai soggetti valenze realistiche. Giuseppe Maria Crespi, conosciuto come lo Spagnolo (1665-1747), con formazione derivata dal Canuti e dal Cignani, passa piuttosto dalle pitture del Burrini per arrivare a quelle del Guercino, nella sua sostanza chiaroscurale, mentre per i tocchi luministici si richiama ai pittori fiamminghi ed olandesi; importanti sono le tele con i Sette Sacramenti (attualmente a Dresda).

  • A Genova operano Gregorio de Ferrari e Giov. Maria delle Piane, detto il Mulinaretto, che adotta la maniera ornamentale francese che in questo periodo è molto ricercata negli ambienti milanesi, parmensi e napoletani, soprattutto alla corte di quest’ultimo. Carlo Tavella di origine milanese si dedica alla paesaggistica con un cromatismo molto vicino a Poussin ed al Tempesta (Pietro Mulier).

  • Alla corte della famiglia Savoia operano pittori decoratori di larga fantasia come D. Guidobono, D. Seiter, S. M. Legnani, N. Grassi, F. de Mura, Giuseppe Bibiena, C. Giaquinto, che collaborano alla realizzazione delle pale di Sebastiano Ricci, del Conca, del Maratta, del Trevisani.

  • Un decoratore di spicco è G. B. Crosato (1686c.-1758), di origine veneziana, con formazione primaria avuta dall’Amigoni e dal Pellegrini, che con le sue pitture si avvicina al Piazzetta ed al Tiepolo (fonti dicono che di questi fosse discepolo, nonostante l’età più avanzata, del Crosato). Il Crosato ha decorato la palazzina Caccia di Stupigni e il Palazzo Reale di Torino. Altro decoratore meritevole di un cenno è Bernardino Galliari di formazione crosatesca, pittore di tematiche dove la prospettiva è dominante; opera a Milano, Berlino e Parigi ma non disdegna qualche ambiente torinese dove si va formando un gruppo dal carattere eclettico. A questo gruppo appartengono Claudio Beamount, i fratelli Giovan Battista e Carlo Andrea van Loo di origine francese e Domenico Molinari. Fuori dal gruppo, ma che riflette lo stesso eclettismo con forte fantasia, è il pittore Pietro Francesco Gaula.

  • A Milano si evidenzia Alessandro Magnasco, conosciuto come il Lissandrino (1677-1749), che opera per un lungo periodo a Firenze (1723-27) ed in altri centri d’Italia, ritornando nella sua città soltanto nel 1735. Si era formato con Filippo Abbati, del quale rimane pochissimo. Il suo talento è soprattutto nella macchia, che lo porta a creare con pennellate decise ed immediate, figure movimentate in drammatici paesaggi, tormentati da piogge e turbinanti venti, o ambienti interni con intonazioni fosche e grigie in penombra, animati da colpi di luce o scintillii portati all’esasperazione. I suoi soggetti più frequenti sono suore e frati in meditazione, pezzenti, zingari e gentaglia  (fonti delle ricerche: “L’arte italiana” di Mario Salmi).

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