"L’atelier" o "Pittore al lavoro"di Jan Vermeer

Jan Vermee

Jan Vermeer: L'atelier
L’atelier, o Pittore al lavoro, cm. 120 x 100, Kunsthistorisches Museum, Vienna.

Sull’opera: “L’atelier” o “Pittore al lavoro”, è un dipinto autografo di Jan Vermeer, realizzato con tecnica a olio su tela nel 1665, misura 120 x 100 cm. ed è custodito nel Kunsthistorisches Museum a Vienna.

Sulla composizione sono stati sollevati molti problemi iconologici, tra cui quello della carta geografica appesa alla parete. Questa, che raffigura i Paesi Bassi e – ai lati – venti vedute delle più importanti città olandesi, reca nella parte alta una scritta, parzialmente nascosta da elementi di un lampadario, dove si legge: “NOVA XVI] PROVINCIARVM […]A[…)ERI[…]RIS DESCRIPTIO […] ET ACCVRATA EARVNOEM […] EDITA […] PER NICOLAVM PISCATOREM”. Diverse furono le interpretazioni, tra le quali riportiamo quella del Tolnay [“GBA” 1953] che intese le prime parole della scritta come “Nova XVII Provinciarum Germaniae Interioris descriptio …”, evidenziando la raffigurazione dell’aquila bicipite (stemma degli Asburgo di Spagna) e facendo specifico riferimento alla non bella situazione politica dei Paesi Bassi al tempo della dominazione spagnola, che si protrasse fino al 1581, anno in cui le diciassette province si proclamarono indipendenti. Lo stesso Tolnay identificò – con la concordia di Hultén (“KT” 1949) – nell’autore della carta (Nicolas Piscator) Nicolas Visscher (1618-79 e.)

La carta raffigurata nella composizione risulta assolutamente irreperibile, e tra l’altro venne identificata dal Hultén in un’opera di Ochtervelt (1634-1682), che potrebbe benissimo averla ricopiata dal Vermeer.

All’asta del 1696 svoltasi ad Amsterdam un’opera veniva cosi descritta: “Ritratto di Vermeer in una stanza, con vari accessori; d’una bellezza rara; dipinto da lui stesso” (45 fiorini); e che la suocera del maestro, cui il dipinto pervenne dalla vedova Catharina con ‘piena libertà’ di disporne come volesse, ebbe a protestare allorché il curatore della successione a Vermeer lo fece porre all’incanto”. Fra gli studiosi, pochi sono disposti ad identificarci il dipinto in esame.

Alla morte dell’artista il dipinto (probabilmente quello di cui stiamo parlando) passò a Catharina (la vedova di Vermeer), che lo cedette (1676) alla madre come saldo, o garanzia, di un prestito di 1000 fiorini, fatto l’anno precedente al pittore. Nella seconda metà del Settecento apparteneva all’ambasciatore d’Austria, barone van Swieten,  che lo trasferiva prima a Bruxelles, poi a Parigi e, quindi, a Berlino. Nel 1813 fu acquistato per 50 gulden austriaci dalla Collezione Czernin di Vienna, nella quale rimase fino al 1942, anno in cui venne confiscato da Hitler. Nel 1945 l’opera – restituita – venne trasferita a Vienna e, dallo stesso anno, si trova al Kunsthistorisches Museum, dove era già esposto prima della guerra.

Il dipinto è firmato dall’artista sul bordo inferiore della carta geografica appesa alla parete di fondo.




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