"Adamo ed Eva con Caino e Abele" di Fra’ Bartolomeo

Fra’ Bartolomeo

Fra' Bartolomeo: Adamo ed Eva con Caino e Abele
Adamo ed Eva con Caino e Abele, cm. 31,4 x 25, Philadelphia Museum Art, The Johnson Collection, Philadelphia.

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Sull’opera: “Adamo ed Eva con Caino e Abele” è un dipinto di Fra’ Bartolomeo realizzato su tavola, misura 31,4 x 25 cm. ed è custodito nel Philadelphia Museum Art, The Johnson Collection a Philadelphia.

Spostamenti: anno imprecisato, Dowdeswell and Dowdeswell, Londra.

Restauro: 1995, laboratorio di restauro del Philadelphia Museum of Art (esecutrice Teresa Lignelli).

Trattati, cataloghi e pubblicazioni: Berenson, 1913, pagine 42 e 43; Sweeny, 1966, pag. 7; Paintings from Europe – A concise catalogue, 1994, p. 177; Serena Padovani in “L’età di Savonarola – Fra’ Bartolomeo e la Scuola di San Marco” pag. 105, Marsilio Editori, 1996 (fonte delle presenti informazioni).

Mostre; dal 28 febbraio al 20 aprile 1995, Palmer Museum of Art,  University Park, Pennsylvania.

Pochissimo si conosce della storia del dipinto in esame fino al 1905-06, periodo in cui fu venduto a John G. Johnson, come opera dell’Albertinelli. Si pensa che provenisse dalla collezione londinese Dowdeswell and Dowdeswell.

John G. Johnson, celebre collezionista di opere d’arte, ogni qualvolta acquistava un quadro era solito inviarne la riproduzione fotografica al Berenson, che in tal occasione rispose con una missiva, datata 16 gennaio 1906, come di seguito riportato: “il piccolo Adamo ed Eva a monocromo non è di Albertinelli ma del suo molto più grande compagno Fra’ Bartolomeo. Di questo non può esserci dubbio, e si può anche tranquillamente andare oltre e dichiarare che questa è una delle sue opere più interessanti e più deliziose. La pregherei di mandarmene le misure esatte, e Le sarei molto grato se potessi averne un’altra fotografia da inviare al mio amico Herbert Horne”.

Nell’agosto dello stesso anno il piccolo capolavoro venne pubblicato sul “Burlington Magazine”, come opera di Fra’ Bartolomeo, da Frank Jewett Mather, il quale non rese noto che tale assegnazione era stata avanzata dal Berenson. Nel frattempo Horne – che dopo aver analizzato a fondo la fotografia e svolto ulteriori ricerche, identificando il dipinto in esame fra opere riportate nel documento di scioglimento della società tra l’Albertinelli ed il frate, datato gennaio 1512 (stile fiorentino) – ne informò la stessa rivista. La missiva di Horn, che venne pubblicata nel numero immediatamente successivo (settembre), identificava l’ “Adamo ed Eva” in un dipinto, citato nel documento (stile fiorentino), fra quelli “cominciati e non finiti”, di cui veniva riportata la seguente descrizione: “uno quadretto bozato di mano di Fra’ Bartolomeo, drentovi uno Adamo a sedere e una Eva ritta, circa uno 1/2 braccio”.

Tutto questo, nonostante manchi nella descrizione la presenza dei due bambini (si tenga presente che apparteneva ai dipinti “cominciati e non finiti”), ha tolto ogni dubbio sulla paternità autografica di Fra’ Bartolomeo. Inoltre la datazione, ricavata per via stilistica, corrisponde effettivamente al periodo della piena collaborazione fra i due artisti,  durata dal 1509 al 1512.




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