Madonna col Bambino Geoffry di fra’ Bartolomeo

Fra’ Bartolomeo: Madonna col Bambino Geoffry
Fra Bartolomeo: Madonna col Bambino
Madonna col Bambino , cm. 87 x 68, Geoffry F. Hammond, Stamford, Conn.

Sede dell’opera

Sull’opera: “Madonna col Bambino” è un dipinto di Fra’ Bartolomeo realizzato con tecnica ad olio su tavola (attualmente, trasportato su tela), misura 87 x 68 cm. ed è custodito nella Geoffry F. Hammond a Stamford (Conn.). (notizia del 1978-80)

Restauri

Restauro: 1004, Diane Dwyer e Mario Medesimi.

Spostamenti

Spostamenti: Collezione Salamanca (Ottocento);  proprietà Otto D. Dropp (prima del 1885), Avana, Cuba; proprietà Edmond Huybrechts (dal 1885 al 1902), Anversa; Galerie Sedelmeyer (dal 1902 al 1905), Parigi;  vendita Palais Galliera (05/12/1961), lot. A, Parigi; vendita Hotel Drouot (1962), Parigi; Sotheby’s, (08/12/1963), lot. 53, Londra.

Le pubblicazioni

Trattati, cataloghi e pubblicazioni: Serena Padovani in “L’età di Savonarola – Fra’ Bartolomeo e la Scuola di San Marco” pag. 63, Marsilio Editori, 1996 (fonte delle presenti informazioni).

Storia del dipinto

Come opera di “Scuola italiana”

Tradizionalmente il dipinto proviene dalla collezione Salamanca e viene citato per la prima volta, come proprietà di Otto D. Droop, a l’Avana. Droop nel 1885 lo vendette ad Edmond Huybrechts. Già alla vendita di quest’ultimo – da documentazioni certe si ricava che venne effettuata ad Anversa, tra il 12 ed il 15 maggio 1902, lotto 155 come opera di “Scuola italiana” – si sapeva che la stesura pittorica della composizione era da tempo stata trasferita su tela.

Come opera di Albertinelli

Più tardi, nel 1905, si trovava a Parigi presso la Galerie Sedelmeyer, dalla quale pervenne a diversi anonimi amatori (fonti: registro relativo alla vendita Palais Galliera, Parigi, del 5 dicembre 1961, lot. A, venduto con attribuzione all’Albertinelli; vendita Hotel Drouot, Parigi, 1962, secondo Realités, CXLV, dicembre 1962, p. 23; Sotheby’s, Londra, 8 dicembre 1993, lot. 53 come autografo di Albertinelli).

Geoffry F. Hammond, il suo ultimo proprietario, acquistò la composizione presso la Sotheby’s.

Ancora come opera di Albertinelli

Sedelmeyer, nel 1905 (p. 58, n. 55) pubblicò il dipinto confermando l’assegnazione allo stretto collega del frate. A distanza di venti anni (1925) anche il Venturi, dopo alcune ricerche – apparentemente più indipendenti che integrative a quelle già esistenti – lo attribuì a Mariotto. Inoltre lo studioso vi evidenziò uno stile assai prossimo a quello di Piero di Cosimo e, riscontrandovi la “grave e mistica dolcezza”, presentò il possibile autore come “un Memling italiano” In tal maniera egli collegò l’opera in esame a due artisti che assai influirono sulla formazione del giovane Baccio della Porta.

Anche Borgo (1976), riscontrando che parte del panneggio della Madonna, relativo al mantello che poggia su tutte e due le spalle, era simile quello dell’apostolo della zona all’estrema destra del “Giudizio finale” (opera di Fra’ Bartolomeo e dell’Albertinelli), l’attribuì a Mariotto.

L’attribuzione a Fra’ Bartolomeo

Ritornando ai sopra citati studiosi, Sedelmeyer, Venturi e Borgo, possiamo notare che tutti e tre inserirono la composizione nell’ambito del giovane Baccio. Trattasi certamente di un suo lavoro giovanile, realizzato intorno alla fine del Cinquecento in contiguità esecutiva con la “Sacra Famiglia” (pagina precedente) di Los Angeles. In entrambi i dipinti il Bambino, seppur simmetricamente, è seduto con la stessa posa e gli stessi atteggiamenti, con il ginocchio sollevato, ma mentre nella Sacra Famiglia alza il braccio destro in atto benedicente, nel presente dipinto alza quello sinistro ed ha in mano una piccola parte della melagrana avuta dalla Madonna.

Attualmente gli studiosi della Storia dell’arte propendono per l’attribuzione a Fra’ Bartolomeo.

Beato Ambrogio e i Santi Vincenzo Ferrer e Tommaso d’Aquino di Fra’ Bartolomeo

Fra’ Bartolomeo: lunette affrescate

Fra' Bartolomeo: Beato Ambrogio e i Santi Vincenzo Ferrer e Tommaso d'Aquino (lunette affrescate)
Beato Ambrogio e i Santi Vincenzo Ferrer e Tommaso d’Aquino (lunette affrescate) le cui misure sono rispettivamente cm. 60 x 118; 61 x 118; 56 x 113; Museo S. Marco, Firenze.

Al primo elenco delle opere di Fra’ Bartolomeo

Sulle opere: “Beato Ambrogio e i Santi Vincenzo Ferrer e Tommaso d’Aquino” sono dipinti entro lunette di Fra’ Bartolomeo realizzati con tecnica a fresco, misurano rispettivamente cm. 60 x 118; 61 x 118; 56 x 113. cm. e sono custoditi nel Museo S. Marco a Firenze.

Restauro: biennio 1986-87 a cura di Dino Dini, Firenze.

Trattati, cataloghi e pubblicazioni: ACSMF, Loddi, Notizie…, 1736, c. 212; ACSMF, Entrata e Usata… A, 1730-1761, c. 241; Sinibaldi, 1936, pag. 3; Serena Padovani in “L’età di Savonarola – Fra’ Bartolomeo e la Scuola di San Marco” pag. 272 , Marsilio Editori, 1996 (fonte delle presenti informazioni).

Sotto: altre due lunette affrescate dal frate pittore.

I Santi Pietro Martire e Domenico

I Santi Pietro Martire e Domenico, (lunette affrescate) le cui misure sono rispettivamente cm. 58 x 115; 60 x 118; 56 x 113; Museo S. Marco, Firenze.

Cristo e i pellegrini sulla strada di Emmaus di Fra’ Bartolomeo

Fra’ Bartolomeo: affresco “staccato” – Cristo e i pellegrini sulla strada di Emmaus

Fra' Bartolomeo: Cristo e i pellegrini sulla strada di Emmaus (affresco "staccato")
Fra’ Bartolomeo: Cristo e i pellegrini sulla strada di Emmaus (affresco “staccato”), cm. 103 x 116, Cappella del Giovanato (di Savonarola), Museo di S. Marco, Firenze.

Al primo elenco delle opere di Fra’ Bartolomeo

Sull’opera: “Cristo e i pellegrini sulla strada di Emmaus” è un dipinto di Fra’ Bartolomeo realizzato con tecnica a fresco su muro (oggi da esso “staccato”), misura 103 x 116 cm. ed è custodito nella Cappella di Savonarola del Giovanato, nel Museo di S. Marco a Firenze.

Spostamenti: Convento di San Marco, refettorio Piccolo,  Firenze; 1872, cappella di Savonarola nel Giovanato, Convento di San Marco,

Restauro: 1987, a cura di Dino Dini a Firenze.

Trattati, cataloghi e pubblicazioni: ACSMF, Loddi, “Notizie…”, 1736, c. 212; ACSMF, “Libro di entrate…” B, 1761-98, c. 282v; Rondoni, 1872, pag. 15; Sinibaldi, 1956, pag. 27; Bonsanti, 1985, pag. 99; Serena Padovani in “L’età di Savonarola – Fra’ Bartolomeo e la Scuola di San Marco” pag. 275, Marsilio Editori, 1996 (fonte delle presenti informazioni).

Madonna col Bambino (affresco staccato) di Fra’ Bartolomeo

Fra’ Bartolomeo: Madonna col Bambino (affresco staccato)

Fra' Bartolomeo: Madonna col Bambino (affresco staccato)
Fra’ Bartolomeo: Madonna col Bambino (affresco “staccato”), cm. 112 x 82, Museo di S. Marco, Firenze.

Al primo elenco delle opere di Fra’ Bartolomeo

Sull’opera: “Madonna col Bambino” è un dipinto autografo Fra’ Bartolomeo realizzato con tecnica a fresco su muro nel 1514, misura 112 x 82 cm. ed è custodito nel Museo di S. Marco a Firenze.

Spostamenti: Ospizio della Maddalena sito in Pian di Mugnone presso Firenze; 1701, cappella del Giovanato,  nel Convento di San Marco (l’attuale Museo di San Marco).

Restauro: 1982 a Firenze a cura di Dino Dini.

Trattati, cataloghi e pubblicazioni: ACSMF, “Libro Creditori e…”, (edizione 1482 e 1528) c. 112r e 112v; Loddi, 1736, pag. 225; Rondoni, 1876, pag. 18; Sinibaldi, 1936, pag. 27; Bonsanti, 1985, pag. 98; Serena Padovani in “L’età di Savonarola – Fra’ Bartolomeo e la Scuola di San Marco” pag. 277, Marsilio Editori, 1996 (fonte delle presenti informazioni).

L’affresco (“staccato”) è attorniato da una cornice rettangolare tendente al bruno, totalmente profilata a sinistra e nella parte alta da una fine linea luminosa atta a simulare un certo dislivello con il piano della raffigurazione. Tale espediente è stato pensato non solo per fingere un dislivello tra cornice e dipinto ma anche – e soprattutto – per suggerire un miglior posizionamento dell’opera alla parete, rispettando la direzione della fonte luminosa, che dovrebbe sempre provenire da destra, in modo da creare un gradevole effetto illusionistico.

L’opera viene generalmente identificata dagli studiosi di storia dell’arte con una delle tre composizioni a fresco – a tematica di Madonne – che due documentazioni datate 10 e 15 luglio 1514 indicano come realizzati da Fra’ Bartolomeo nel refettorio della cappella del Monte  e in corrispondenza del primo gradino della scala dell’Ospizio di Santa Maria Maddalena alle Caldine in Pian di Mugnone, nel periodo a ridosso del suo rientro da Roma, per l’appunto, del 1514.

Nel 1701 l’affresco venne staccato grossolanamente con tutto il supporto murario e quindi ubicato nella cappella del Giovanato del convento di San Marco (Museo di S. Marco), dove attualmente si trova (fonti: Loddi, 1736; Rondoni, 1876).

Madonna col Bambino (affresco) di Fra’ Bartolomeo

Fra’ Bartolomeo: Madonna col Bambino (affresco)

Fra' Bartolomeo: Madonna col Bambino (affresco)
Fra’ Bartolomeo: Madonna col Bambino (affresco), cm. 119 x 89,5, Cappella del Giovanato (di Savonarola), Museo di S. Marco, Firenze.

Al primo elenco delle opere di Fra’ Bartolomeo

Sull’opera: “Madonna col Bambino” è un affresco autografo Fra’ Bartolomeo realizzato nel 1514, misura 119 x 89,5 cm. ed è custodito nel Museo di S. Marco a Firenze (ex convento di S. Marco).

Spostamenti: Ospizio della Maddalena in Pian di Mugnone. Firenze, convento di San Marco (poi Museo di San Marco), cappella del Giovanato, 1867.

Restauro: eseguito a Firenze da Dino Dini nel 1983.

Trattati, cataloghi e pubblicazioni: Serena Padovani in “L’età di Savonarola – Fra’ Bartolomeo e la Scuola di San Marco” pag. 278, Marsilio, anno 1996 (da cui sono state tratte le presenti informazioni); Loddi, 1736, p. 225; ACSMF, Libro Creditori… (1482-1528), c, 112r; AGF, Protocollo 639, posizione 5/1. Cataloghi: Sinibaldi, 1936, p. 27;  Rondoni, 1876, p. 16; Bonsanti, 1985, p. 98.

Ritratto di Girolamo Savonarola di Fra’ Bartolomeo

Fra’ Bartolomeo: Ritratto di Girolamo Savonarola

Fra' Bartolomeo: Ritratto di Girolamo Savonarola
Fra’ Bartolomeo: Ritratto di Girolamo Savonarola, cm. 46,5 x 32,5, Museo di S. Marco, Firenze.

Al primo elenco delle opere di Fra’ Bartolomeo

Sull’opera: “Ritratto di Girolamo Savonarola” è un dipinto autografo di Fra’ Bartolomeo, realizzato con tecnica a olio su tavola, misura 46,5 x 32,5 cm. ed è custodito nel Museo di San Marco a Firenze.

Iscrizioni: “HIERONYMI FERRARIENSIS A DEO/ MISSI PROPHETAE EFFIGIES”.

Spostamenti: Metà Cinquecento, Filippo d’Averardo Salviad, Firenze (?); Cinquecento, suor Caterina de’ Ricci, convento di San Domenico, Prato; 1855, Ermolao Rubieri, Prato o Firenze; 1866, Museo di San Marco, Firenze; 1878, Ermolao Rubieri (?) ; 1926, Museo di San Marco, Firenze.

Restauro: a cura di Luisella Pennucci, Firenze.

Trattati, cataloghi e pubblicazioni: AGF, Affari dell’anno 1867, filza B, posiz. 5, n° 1, 21 novembre; AGF, Affari dell’anno 1877, filza c, posiz. 5, n° 8. Cataloghi: Rondoni, 1876, pag. 18; Sinibaldi, 1936, pag. 27; Bonsanti, 1985, pag. 98; Serena Padovani in “L’età di Savonarola – Fra’ Bartolomeo e la Scuola di San Marco” pag. 282 , Marsilio Editori, 1996 (fonte delle presenti informazioni).

A proposito del ritratto di Savonarola il Vasari scriveva (“Le Vite ….”, 1568, cfr. ed. 1879): “…per l’affezione che Baccio aveva a Fra Ieronimo, che fece in un quadro el suo ritratto che fu bellissimo, il quale fu portato a Ferrara, e di lì non è molto ch’egli è tornato in Fiorenza nella casa di Filippo di Alamanno Salviati, il quale, per esser eli mano di Baccio, l’ha carissimo”.

Tali parole sono abbastanza eloquenti per avere una seppur minima idea sul significato emozionale e artistico che il dipinto del Savonarola, che stava mantenendosi nel tempo e nell’opera di Fra’ Bartolomeo.

Ritratto di Girolamo Savonarola in sembianze di San Pietro Martire di Fra’ Bartolomeo

Fra’ Bartolomeo: Ritratto di Girolamo Savonarola in sembianze di San Pietro Martire

Fra' Bartolomeo: Ritratto di Girolamo Savonarola in sembianze di San Pietro Martire
Fra’ Bartolomeo: Ritratto di Girolamo Savonarola in sembianze di S. Pietro Martire, cm. 52 x 40, Museo di S. Marco, Firenze.

Al primo elenco delle opere di Fra’ Bartolomeo

Sull’opera: “Ritratto di Girolamo Savonarola in sembianze di San Pietro Martire” è un dipinto autografo di Fra’ Bartolomeo, realizzato con tecnica a olio su tavola, misura 52 x 40 cm. ed è custodito nel Museo di San Marco a Firenze.

Spostamenti: 1810, Galleria dell’Accademia, Firenze; 1924, Museo di San Marco, Firenze.

Restauro: nel 1993 a cura di Luisella Pennucci, Firenze.

Mostre: Firenze e la Toscana dei Medici. 1980, Il primato del disegno, Firenze.

Trattati, cataloghi e pubblicazioni: AABAF, Stato dei quadri…, 1810, e. 29r, n. 657; AABAF, Inventario degli oggetti…, 1810, c. 73r, n° 657; AGF, Masselli, 1855-1859, n° 226; inv. Accademia, 1910, n° 209. Cataloghi: Colzi, 1817, pag. 46, n° 172; Pieraccini, 1884, pag. 75, n° 172; Sinibaldi, 1936, pag. 27; Bonsanti, 1985, pag. 98; Serena Padovani in “L’età di Savonarola – Fra’ Bartolomeo e la Scuola di San Marco” pag. 284 , Marsilio Editori, 1996 (fonte delle presenti informazioni).

Il frate pittore realizzò due ritratti di Gerolamo Savonarola (si veda l’altro nella pagina precedente), nel secondo dei quali – foto rappresentata nella presente pagina – raffigurò l’amato maestro conferendogli l’aspetto di San Pietro Martire.

Secondo il Bottari (1759) l’opera, che in quel periodo era ubicata in “una cappella privata del convento di San Marco di Firenze”, sarebbe provenuta dall’Ospizio della Maddalena alle Caldine, cioè da dove venne trasferita insieme a tante altre opere di Fra’ Bartolomeo.

Tale notizia venne confermata da altri studiosi di storia dell’arte come il Milanesi (1879), il Gruyer (1903), il Crowe-Cavalcaselle (1914) e il Gabelentz (1922), che tuttavia non è presente negli scritti di padre Vincenzo Marchese.

In seguito alle razzie delle truppe napoleoniche l’opera pervenne nei locali di deposito dell’Accademia di Belle Arti di Firenze dove sostò molto tempo. Viene menzionato come presente in Galleria solo nel periodo della schedatura del Masselli, avvenuta tra il 1855 ed il 1859.

Dal 1924 si trova esposta in San Marco.

Madonna col Bambino e sei santi (Chiesa di S. Marco) di fra’ Bartolomeo

Fra’ Bartolomeo: Madonna col Bambino e sei santi (Chiesa di S. Marco)

Fra' Bartolomeo: Madonna col Bambino e sei santi (Chiesa di S. Marco)
Fra’ Bartolomeo: Madonna col Bambino e sei santi, cm. 245 x 224,5, Chiesa di S. Marco (sin dalle origini), Firenze.

Al primo elenco delle opere di Fra’ Bartolomeo

Sull’opera: “Fra’ Bartolomeo: Madonna col Bambino e sei santi”, o “Sacra Conversazione Cambi”, è un dipinto di Fra’ Bartolomeo realizzato con tecnica a olio su tavola  nel 1509, misura 245 x 224,5 cm. ed è custodito – sin dalle origini – nella Chiesa di S. Marco a Firenze. 

Iscrizioni sull’opera: «ORATE PRO PICTORE».

Trattati, cataloghi e pubblicazioni: BMLF, “Ricordanze B”, San Marco 903; ASMF, “Libro di Ricordanze…”, (1588-1750), cc. 7v e 8r. ;Serena Padovani in “L’età di Savonarola – Fra’ Bartolomeo e la Scuola di San Marco” pag. 219, Marsilio Editori, 1996 (fonte delle presenti informazioni).

Fra tutti i dipinti del frate pittore, quello in esame è il solo rimasto ubicato nel luogo d’origine, ovvero presso il secondo altare (destro), quello di San Pietro Martire nella chiesa di San Marco.

La composizione viene citata nell’elenco (con valore di 130 ducati), datato 1516, delle opere di Fra’ Bartolomeo «delle quali non s’è cavato danari», e risulta essere stata commissionata da Pietro Cambi.

Tra le figure che circondano la Vergine vengono identificati S. Giovanni Battista,  S. Pietro Martire, S. Nicola e Santa Caterina (Santa Giustina per il Rondoni, 1872).

Giudizio Finale (Museo di S. Marco) di Fra’ Bartolomeo e Albertinelli

Fra’ Bartolomeo: Giudizio Finale (Museo di S. Marco)

Fra' Bartolomeo: Giudizio Finale (Museo di S. Marco)
Fra’ Bartolomeo: Giudizio Finale (affresco staccato di Fra’ Bartolomeo ed Albertinelli), cm. 357 x 374, Museo S. Marco, Firenze.

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Sull’opera: “Giudizio Finale”, o “Giudizio Universale”, è un dipinto di Fra’ Bartolomeo ed Albertinelli, realizzato con tecnica a fresco su muro intorno al 1499-1500, misura 357 x 374 cm. ed è custodito nel Museo S. Marco a Firenze.

Spostamenti: in origine si trovava nel chiostro delle Ossa nello Spedale di Santa Maria Nuova a Firenze; nel 1657, sempre nello stesso Spedale; nel 1871, nella Galleria dei Quadri di quello Spedale; nel 1900 pervenne alla Galleria degli Uffizi: nel 1924, alla Galleria dell’Accademia; dal 1924 è godibile nel Museo di San Marco.

Restauro: Firenze, Dino Dini, 1982-85.

Trattati, cataloghi e pubblicazioni: ASF, Santa Maria Nuova 5080, “Registro di pagamenti…” (1497-1501), cc. 81v e 82r; ASF, Santa Maria Nuova 1263, “Cancelleria”, filza 61, cc. 499 e 501 r. e v.; ASF, Santa Maria Nuova, “Libro dei Ricordi”, G (1623-1641), c. 75; Ridolfi, 1899, pagine 16 e 18; Ridolfi, 1902, pag. 2; Sinibaldi, 1936, pag. 24; Spalletti in “Gli Uffizi”, 1979, pag. 147; Bonsanti, 1985, pagine 52 e 54; Serena Padovani in “L’età di Savonarola – Fra’ Bartolomeo e la Scuola di San Marco” pag. 164, Marsilio Editori, 1996 (fonte delle presenti informazioni).

È questo il primo dipinto del frate pittore di cui esistono le relative documentazioni, nonché sua prima composizione di grandezza monumentale, realizzata in corrispondenza dell’arrivo del nuovo secolo, che metterà fine – per un certo periodo – alle sue esperienze artistiche.

Il Giudizio Finale venne ceduto nel 1900 allo Stato italiano dalle Gallerie fiorentine dello Spedale di Santa Maria Nuova a Firenze per le Gallerie degli Uffizi, ove vi rimase esposto fino al 1924. Da qui pervenne alla Galleria dell’Accademia e, poco più tardi, al Museo di San Marco, la sede attuale.

Da documentazioni certe si ricava che Gerozzo di Monna Vanna Dini, il 22 aprile del 1499,  commissionò un affresco, ove fosse rappresentato il Giudizio Universale, a Baccio della Porta per una cappella dell’Ospedale di Santa Maria Nuova. Dell’opera – che è certamente identificabile nel presente dipinto – il pittore riuscì a portare a termine solamente la zona alta della lunetta, prima di farsi frate e rinunciare per alcuni anni all’attività artistica, dal 26 luglio 1500.

La composizione fu continuata dall’Albertinelli, suo collega di bottega, che riscosse i rimanenti pagamenti, come attesta una ricevuta di saldo datata 11 marzo 1501. Per portare a compimento la grande opera l’Albertinelli impiegò il “cartone finito” dell’ex collega e i suoi disegni preliminari.

Nella zona alta dell’affresco appare il “Cristo Giudice”, entro una lucente mandorla, con il braccio alzato in segno di giudizio, attorniato da serafini e cherubini. Sotto il Cristo un angelo in volo fra le nuvole reca i simboli della Passione, mentre altri due danno fiato alle trombe dell’Apocalisse.

Ai lati, e poco più in basso, si trovano Maria Vergine e gli Apostoli, disposti in scorcio, prospetticamente degradando dagli estremi verso il centro. In basso sta una schiera di figure disposte a semicerchio, attualmente poco leggibili, con al centro l’arcangelo Michele.

In tutto l’affresco si contano in totale 75 figure, tutte identificate grazie all’esistenza di due riproduzioni, una nel cortile dell’ex convento di Sant’Apollonia a Firenze (di scuola toscana) e l’altra in un cartone realizzato da Raffaello Bonaiuti nel 1871, periodo in cui avvenne lo stacco dal muro (Uffizi, Firenze).

All’Albertinelli sono attribuite generalmente le figure ubicate nella zona che va dagli angeli al centro verso il basso.

Nei personaggi raffigurati nella zona inferiore, oggi assai rovinati, venivano in passato identificate anche le effigi di Beato Angelico e Giuliano Bugiardini.

 Il Vasari parlò con tanto entusiasmo dell’opera in esame: “condusse con tanta diligenza e bella maniera in quella parte che finì che, acquistandone grandissima fama, oltra quella che aveva, molto fu celebrato per aver egli con bonissima considerazione espresso la gloria del Paradiso e Cristo con i dodici Apostoli giudicare le dodici tribù, le quali con bellissimi panni sono morbidamente colorite. […] Questa opera [rimase] imperfetta, avendo egli più voglia d’attendere alla religione che alla pittura”.

San Vincenzo Ferrer (Museo di S. Marco) di Fra’ Bartolomeo

Fra’ Bartolomeo: San Vincenzo Ferrer (Museo di S. Marco)

Fra' Bartolomeo: San Vincenzo Ferrer (Museo di S. Marco)
Fra’ Bartolomeo: San Vincenzo Ferrer, 130,6 x 118,3, Museo di S. Marco, Firenze.

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Sull’opera: “San Vincenzo Ferrer” è un dipinto di Fra’ Bartolomeo realizzato con tecnica a olio su tavola nel 1512, misura 130,6 x 118,3 cm. ed è custodito nel Museo di S. Marco a Firenze. 

Spostamenti:  Chiesa di San Marco a Firenze; 1810, Accademia di Belle Arti a Firenze; 1982, Museo di San Marco a Firenze.

Restauro: dal 1993 a 1994 a cura di Nicola Mc Gregor e Sandra Freschi.

Trattati, cataloghi e pubblicazioni: BMLF, San Marco 903, Ricordanze B, 1493 e 1532, c. 128r; ACSMF, Loddi, ‘Notizie…”, 1736, c. 225; ACSMF, “Entrate…”, 1761 e 1798, c. 281r; AABAF, “Stato dei quadri…”, 1810, c. 30r, n° 658; AABAF, “Inventario.. .”, 1810, c. 73r n° 658; AGF, Masselli, 1855-59, n° 108; AGF, Inv. Accademia 1910 n° 66; Colzi, 1817, pag. 58 n° 46; Ugolini, 1827, pag. 42 n° 57; “Descrizione…”, 1836, pag. 42; “Descrizione…”, 1837, pag. 38; Pieraccini, 1884, Sala III, pagine 120 e121 n° 61; Pieraccini, 1893, Sala del Perugino, pagine 37 e 38 n° 58; Pieraccini, 1901, pag. 26 n° 58; Procacci, 1936, pag. 51; Procacci, 1951, pag. 54; Bonsanti, 1985, pag. 55; Serena Padovani in “L’età di Savonarola – Fra’ Bartolomeo e la Scuola di San Marco” pag. 191, Marsilio Editori, 1996 (fonte delle presenti informazioni).

Il ritratto del San Vincenzo Ferrer viene descritto dal Vasari come uno tra i più appassionati dipinti di fra’ Bartolomeo (fonte: Milanesi in “Vasari”, 1879): “Si vede negli atti e ne la testa particularmente quel terrore e quella fierezza, che sogliono essere nelle teste de’ predicanti quando più s’affaticano con le minacce de la giustizia di Dio di ridurre gli uomini ostinati nel peccato, a la vita perfetta, di maniera che non dipinta, ma vera e viva apparisce questa figura a chi la considera attentamente, con sì gran rilievo è condotta” …….. “ed è peccato che si guasta e crepa tutta per essere lavorata in su la colla fresca i colori freschi”.

Così ne parla nel 1943 lo studioso di storia dell’arte Resini: “….. quadro che quantunque abbia non poco sofferto e pel tempo e forse per l’incuria degli uomini, rimane però sempre come bel monumento del suo modo di concepire e di esprimere le sembianze degli uomini ispirati”.