Profeta Zaccaria nella volta della Cappella Sistina, Vaticano

Il profeta Zaccaria nella volta della Cappella Sistina

Michelangelo: Il profeta Zaccaria nella volta della Cappella Sistina
Michelangelo: Il profeta Zaccaria nella volta della Cappella Sistina
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Sull’opera

Il profeta Zaccaria è un affresco di Michelangelo Buonarroti, realizzato intorno al 1508-9, misura 360 x 390 cm. e appartiene alla decorazione della volta della Cappella Sistina in Vaticano. L’opera in esame la commissionò Giulio II all’artista.

Il profeta Zaccaria di Michelangelo

Michelangelo - Volta della Cappella Sistina, particolare del profeta Zaccaria
Prima del restauro – Volta della Cappella Sistina, particolare del profeta Zaccaria, anno 1509, 360 x 390 cm. Vaticano.

Nell’atteggiamento assunto dal profeta Zaccaria, Il Vasari ci vide l’intento di questi a cercare tra le pagine del libro “una cosa che egli non truova” innescando un polverone di altre infinite ipotesi relative a quell’intenzione.

Questa raffigurazione fu reputata simbolo del papato, della legge, dei grandi progetti edili del papa coevo, Giulio II, ed altro ancora.

Il volto ed il libro sono stati dipinti “a fresco” mentre il panneggio con la tecnica “a secco” . Quest’ultimo, prima del grande restauro era quasi sparito del tutto.

Storia

Per la decorazione della volta della Cappella Sistina, l’artista incominciò a lavorare dalle campate, vicine all’ingresso. La porta di entrata in Sistina veniva aperta in occasione di solenni riunioni, con la presenza del pontefice ed il suo seguito. La raffigurazione del profeta Zaccaria quindi, che appare subito sopra la porta d’ingresso, fu una fra prime scene ad essere realizzata.

Prima del grande restauro la scena del profeta appariva con parecchie ridipinture, alcune delle quali risalivano addirittura al settecentesco intervento di Alessandro Mazzuoli. Uno studio a carboncino di dette ridipinture, riguardante la testa (non proprio affine all’attuale profilo), si trova a Firenze nel Gabinetto dei Disegni e delle Stampe.

Descrizione

Il profeta Zaccaria appartiene alla serie delle raffigurazioni dei Veggenti, assisi su ampi ed architettonici troni sostenuti da peducci.

Ogni veggente, rappresentato su un ampio scranno marmoreo, ha vicino a sé due giovani assistenti. Sono presenti anche coppie di putti in svariati atteggiamenti.

Il nome di ogni veggente (quello in esame è ZACHERIAS) appare in una tabella sotto il plinto (base del trono), sorretta da un putto. Soltanto la scritta di questo profeta, sotto la quale spicca lo stemma Della Rovere, ne fa eccezione.

Michelangelo raffigura il profeta Zaccaria con il busto in tre quarti e la testa di profilo, assorto nella lettura di un grosso volume di profezie, con un atteggiamento di assoluta calma. La mancanza di dinamismo in questa figura non si rileva negli altri veggenti appartenenti alla stessa serie.

La veste è di un color ocra giallastra, mentre il manto un freddissimo verdastro tendente all’azzurrino, che girando dalla spalla gli copre parte del braccio sinistro e le gambe, ha la fodera rossastra.

Michelangelo ritoccò più volte la figura di Zaccaria e lo fece impiegando diverse tecniche. Usò la tecnica ad affresco per la parte di manica che copre il polso, la tecnica a “mezzo fresco” nell’ampliamento della tunica in prossimità della schiena e della spalla, la tecnica con tempera a secco per il collo.

Dietro al profeta appaiono due fanciulli, di cui quello in primo piano sembra seguire il testo del libro, mentre l’altro fissa lo sguardo un po’ più verso il basso. Il loro cromatismo è morbido e ben armonizzato, con aggraziate ed efficaci velature, soprattutto sulle teste. Secondo gli studiosi di storia dell’arte vennero realizzati nel giro di una giornata.

La presenza di Zaccaria sopra la porta d’ingresso è suffragata dal suo ruolo nella Settimana Santa: “Gerusalemme; ecco, il tuo re viene a te; egli è giusto e vittorioso, umile e montato sopra un asino”. (Zc 9, 9).

La figura del profeta si ricollega ai riti svolti nella Cappella in tale festività, come già riportato nei primi paragrafi della Storia dell’affresco. La conferma a tale significato è data da Giona che si trova sul lato opposto, sopra l’altare. Quest’ultimo era tradizionalmente indicato come prefigurazione del Cristo risorto. Anch’esso infatti si salvò dopo il terzo giorno, quando cioè si trovava nel ventre della balena.

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