Il profeta Giona nella Cappella Sistina

Michelangelo Buonarroti: Il profeta Giona nella volta della Cappella Sistina

Michelangelo Buonarroti: il profeta Giona sul soffitto della Cappella Sistina
Michelangelo Buonarroti: il profeta Giona sul soffitto della Cappella Sistina.

IL PROFETA GIONA

Michelangelo - Particolare del profeta Giona, Vaticano Volta della Cappella Sistina
Michelangelo, prima del grande restauro: Particolare del profeta Giona, anno 1511, 400 x 380 cm. Vaticano Volta della Cappella Sistina.

In questa composizione l’attitudine del profeta fu, dalla maggior parte degli studiosi, legata praticamente con i numerosissimi episodi che accompagnarono le sue avventure, sia pure — per la presenza della balena — con più propensione per quelli legati all’inghiottimento da parte dello stesso cetaceo.

Gli Assistenti furono visti come una costante nelle traversie del Profeta. Quello collocato nel registro superiore fu creduto una fanciulla a simbolizzare la Chiesa, Ninive (città assira sulle rive del Tigri annoverata nella Bibbia e legata alla profezia di distruzione del Veggente), la Compassione, o altro ancora….

Nel dipinto, prima del grande restauro, si notavano varie crepe e riparazioni.

Storia dell’affresco

Nel procedere con la realizzazione dei riquadri della volta, Michelangelo iniziò dalle campate subito dopo l’entrata, la cui porta si apriva per le solenni cerimonie in cappella, presiedute dal papa e tutto il suo seguito. Era prevista anche una processione durante la settimana santa che si spingeva fino alla campata sopra l’altare.

Giona, il profeta del riquadro in esame, che si trova in corrispondenza dell’altare, fu una tra le ultime figure realizzate dal maestro sul soffitto della cappella.

La struttura compositiva dell’affresco mantiene tutte le caratteristiche delle ultime raffigurazioni, con pennellate rapide e decise, derivate soprattutto dall’ansia di portare a termine il lavoro. Infatti l’artista, in tale periodo, era continuamente sollecitato da papa Giulio II per accorciare drasticamente i tempi. Tuttavia l’alto valore espressivo michelangiolesco, anche in questa figura, si mostra con tutta la sua potenza.

Le dimensioni più grandi rispetto alle figure delle prime campate sono considerate dagli studiosi di storia dell’arte come un intelligente accorgimento prospettico. Il pittore, infatti, pensò di dare un primo impatto visivo del reale ai visitatori che, entrando in cappella, avrebbero alzato lo sguardo  sulla volta per una visione globale.

Michelangelo per portare a compimento il profeta Giona impiegò dieci giorni.

L’affresco fu lodato da Giorgio Vasari nelle Vite del 1568 dove si legge «Ma chi non amirerà e non resterà smarrito veggendo la terribilità dell’Iona, ultima figura della cappella? Dove con la forza della arte la volta, che per natura viene innanzi girata dalla muraglia, sospinta dalla apparenza di quella figura che si piega indietro, apparisce diritta e vinta dall’arte del disegno, ombre e lumi, pare che veramente si pieghi indietro?»

Descrizione

Il profeta Giona appartiene al ciclo dei Veggenti, che appaiono su troni architettonici sostenuti da peducci. Ognuno di loro (profeta o sibilla), assiso su uno scranno marmoreo, è raffigurato insieme a due giovani aiutanti. Il trono si trova tra due plinti con con altorilievi simulati, dove appaiono coppie di putti ripresi in svariati atteggiamenti.

Il nome del veggente (quello in esame è IONAS) appare in una tabella, retta da un putto, sotto la base del trono. Soltanto la scritta relativa al profeta Zaccaria (ZACHERIAS), sotto la quale si trova lo stemma Della Rovere, ne fa eccezione.

Citazioni

Nelle Vite di Vasari, in pieno accordo con la maggior parte degli studiosi di storia dell’arte di ogni tempo, si legge che Giona è impostato in un efficacissimo virtuosismo illusionistico, con l’intento di poter annullare l’effetto della curvatura dando alla figura una certa inclinazione. A tal proposito anche il Condivi si soffermò sulla “stupenda” maestria dell’artista di “girar le linee, negli scorci e nella prospettiva”, data la repentina torsione all’indietro del corpo in un asse obliquo, bilanciato dal grosso pesce.

Dalla scrittura biblica si ricava, infatti, che un pesce inghiotti Giona e lo tenne dentro di sé per tre giorni e tre notti. Uno dei giovani aiutanti pare essere raffigurato nell’atto voler fermare il pesce, mentre l’altro, stupito dall’evento che si sta appena consumando, solleva una mano in segno di voler impedire l’accadimento. Tuttavia, nella violenta dinamicità motoria della figura, spicca la statica raffigurazione delle gambe, che appaiono quasi penzoloni.

L’angoscioso dinamismo della figura

Giona, a differenza di ogni altro profeta o sibilla del ciclo, non ha né rotoli da sfogliare ne libri. Le sue conoscenze pare derivino una diretta contemplazione dell’Eterno.

In questo riquadro Michelangelo rappresenta il profeta con la massima energia, certamente superiore a tutti quelli realizzati in precedenza sul soffitto della cappella. Secondo gli studiosi di storia dell’arte, tanto più ci si avvicina all’altare, tanto più energiche si fanno le scene, soprattutto nell’espressione interiore dei Veggenti. Si raffronti, ad esempio, la calma e la serenità di Zaccaria in meditazione, la scena del veggente più lontano dall’altare, con la terribile disperazione di Geremia, nonché entrambe le figure con l’inquietudine di Giona qui rappresentato.

Il dinamismo di Giona mostra chiaramente l’angoscioso sconvolgimento del furor profetico. Questo affresco porta a conclusione il crescendo espressivo di turbamento delle figure appartenenti al ciclo dei Veggenti.

Il corpo del profeta è ripreso quasi in scorcio, con gli arti inferiori verso il fruitore. Il muscoloso busto, vestito di un aderente corpetto con toni cangianti azzurrini, violetti e verdastri, è in torsione e rovesciato all’indietro. Spicca anche la potente muscolatura, delle gambe, del collo e del braccio. La testa che, seguendo l’inclinazione del corpo, viene ripresa in scorcio rovesciato, è rivolta verso l’alto (e a destra), in direzione del riquadro della Separazione della luce dalle tenebre.


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