Poveri in riva al mare di Pablo Picasso

Poveri in riva al mare di Picasso

Poveri in riva al mare
Poveri in riva al mare, anno 1903, olio su tela, 105 × 69 cm. Cleveland Museum of Art di Cleveland. La foto è a bassa risoluzione e, quindi, inserita a solo scopo didattico.

Descrizione e storia dell’opera

“Poveri in riva al mare” è un dipinto di Pablo Picasso realizzato nel 1903 con tecnica a olio su tela, misura 105 × 69 cm. ed è custodito nel Cleveland Museum of Art di Cleveland.

La composizione in esame fu dipinta da Pablo Picasso durante il suo “periodo blu”, quando si trovava a Parigi, dove conobbe i pittori che poco dopo avrebbero formato il gruppo dei Fauves, a cui l’artista non volle mai aderire distaccandosi presto. Nonostante ciò nelle opere future di Picasso sono presenti forti cariche espressioniste.

Le ombre crude e il tratto alquanto agitato di questa composizione richiamano, tuttavia, le curve morbide e gentili di Matisse e le ampie campiture di Derain, ma anche e soprattutto la pittura di El Greco e Goya. Qui Picasso, invece, si rivela buon erede della pittura degli impressionisti, soprattutto nella resa del cromatismo, in quel blu in alcune zone tendente al rosa, al verde e – un po’ meno – al giallo: il colore caldo è del tutto assente.

Dall’impostazione delle tre figure umane si evidenzia la preparazione accademica di Picasso. Queste, infatti, hanno un contorno assai marcato e si presentano con una solida plasticità, rafforzata soprattutto dalle ombre. Si legge in esse un senso misterioso di chiusura in se stessi, che lascia trasparire malinconia, dolore e quotidiana solitudine.

Come la maggior parte dei lavori di questo periodo il tema rappresenta l’incomunicabilità. Le figure sono statiche ed incapaci di colloquiare fra loro.

Moulin de la Galette di Pablo Picasso

Il Moulin de la Galette di Picasso

Il Moulin de la Galette
Il Moulin de la Galette, anno 1900, olio su tela, 88,2 × 115 cm. Museo Guggenheim, New York. La foto è a bassa risoluzione e, quindi, inserita a solo scopo didattico.

Descrizione dell’opera

Il Moulin de la Galette è un’opera di Pablo Picasso realizzata nell’anno 1900 con tecnica ad olio su tela, misura 88,2 x 115 cm. ed è custodita nel Guggenheim Museum a New York.

La presente composizione, eseguita da Picasso a soli 19 anni durante il suo primo soggiorno parigino (fine ottobre – dicembre 1900), ricorda la pittura impressionista, soprattutto quella di Edouard Manet e Edgar Degas.

Per quanto riguarda il tema impiegato nell’opera, trattasi di una scena notturna ripresa dall’artista nel famoso locale parigino, con persone che ballano o conversano attorno ai tavoli bevendo. Si osservi, a tal proposito, in primo piano a sinistra i bicchieri con la bottiglia già vuota in pieno svolgimento di serata. Picasso riprende la scena già dipinta nel 1876 da Renoir e nel 1889 da Toulouse Lautrec (si veda la scena)

Seguendo la tecnica impressionista Picasso volutamente realizza le figure senza tanto particolareggiare, dando al contesto pittorico freschezza, ricchezza cromatica e movimento.

Spicca in quest’opera la libertà espressiva dell’artista, nonché quella tendenza alla deformazione delle figure, usando pennellate decise, toni accesi e forti e contrasti.

Pittrice Georgia O’Keeffe

Georgia O’Keeffe (Sun Prairie, 15 novembre 1887 – Santa Fe, 6 marzo 1986)

Bianco Malvone e Little Hills
Sopra, un’opera dell’artista: di Ram Head Bianco Malvone e Little Hills, anno 1935, al Brooklyn Museum.

La foto è a bassa risoluzione ed è stata inserita al solo scopo didattico

Breve biografia di Georgia O’Keeffe

   Georgia O’Keeffe nacque nel 1887 nei pressi di Sun Prairie (Wisconsin). Si formò alla School of the Art Institute di Chicago e poi all’Art Students League di New York.

Nel 1908 rimase fortemente impressionata dagli acquerelli di Rodin, che ammirò nella galleria del fotografo newyorchese Alfred Stieglitz, suo futuro marito. Questi, nel corso degli anni, gli allestì importanti mostre che la aiutarono ad inserirsi negli ambienti dell’avanguardia di New York e ad entrare in contatto con molti pittori americani, tra i quali ricordiamo Arthur Garfield Dove, Charles Demuth, John Marin, Marsden Hartley, Edward Steichen e Paul Strand.

Le sue prime opere, prevalentemente illustrazioni astratte, realizzate con la tecnica dell’acquerello e del carboncino, provocarono un’ondata di innovazione nell’arte del primo decennio del Novecento statunitense. Esse sono caratterizzate da un astrattismo lirico dove l’andamento del tratto si combina armoniosamente con quello della variazione cromatica, dando risalto all’eleganza delle forme.

Più tardi lasciò l’acquerello per dedicarsi alla tecnica dell’olio su supporti di grande formato, ove rappresentava forme naturali esageratamente ingrandite, ispirate soprattutto ad edifici newyorkesi. Opere che senza dubbio contribuirono alla sua notorietà, tanto che, già dagli anni Venti, O’Keeffe veniva considerata tra le più rappresentative pittrici americane del periodo.

Dal 1929 iniziarono i lunghi e ripetuti soggiorni dell’artista nel Nuovo Messico, ove realizzò molte opere di cui alcune oggi considerate fra le più famose di tutta la sua produzione.

In esse, nella rappresentazione dei paesaggi (colline desertiche, spesso rocciose), dei fiori e di soggetti di altro genere (per lo più, ossa di animali e conchiglie), tipici del territorio, O’Keeffe condensa tutto il suo astrattismo: i contorni sono increspati e contorti, mentre la coloristica, fatta di timidi accostamenti cromatici, trasfigura i soggetti in efficacissime immagini astratte, talvolta di forte intensità erotica.

Nel 1946 le morì il marito.

Nel 1949 si trasferì definitivamente nel Nuovo Messico ove, negli anni Cinquanta, realizzò opere rappresentanti soggetti architettonici, molte delle quali ispirate alla propria abitazione, e numerosi dipinti con nuvole, la cui caratteristica era il punto di ripresa (osservandole, infatti, danno l’impressione di essere viste attraverso finestrini di aeroplani).

Nei primi anni Settanta O’Keefe incominciò a soffrire di una malattia alla vista che, anno dopo anno, la costrinse a limitare considerevolmente la sua attività.

Nel 1977 l’artista fu insignita della Presidential Medal of Freedom (Medaglia presidenziale della libertà), una la prestigiosa onorificenza statunitense conferitale direttamente dal Presidente degli Stati Uniti.

Morì a Santa Fe il 6 marzo 1986.

Pittore  James Ensor

James Sidney Edouard, Barone di Ensor (Ostenda, 13 aprile 1860 – ivi, 19 novembre 1949)

Entrata di Cristo a Bruxelles
Sopra, un’opera dell’artista: L’Entrata di Cristo a Bruxelles, anno 1889.

La foto sopra riportata è a bassa risoluzione ed è stata inserita al solo scopo didattico

Cenni biografici

   James Ensor seguì diverse tendenze artistiche, soprattutto quelle del Novecento (compreso l’Espressionismo), pur senza aderire ad alcun movimento in particolare.

Dopo il periodo giovanile, le cui opere risentono certamente influenze legate alla pittura impressionista, in breve tempo il suo linguaggio si avvicinò al Realismo, talvolta con enfatizzazioni che raggiungevano accenti caricaturali.

Nel 1883 realizzò una serie di dipinti raffiguranti le maschere, tema suo prediletto di quel periodo, col quale Ensor intendeva rappresentare l’altra faccia dell’Uomo, grottesca e viziata.

Intorno al 1888 il pittore incominciò ad affrontare tematiche sempre più articolate e complesse, fino ad arrivare alla realizzazione del grande dipinto dell’Ingresso di Cristo a Bruxelles (1888).

Nella fase successiva la coloristica dell’artista si fece, via via, più nitida e violenta impiegando spesso toni molto accesi. Anche le tematiche, ancor più rinnovate, bene si abbinano alla sua nuova poetica: trasfigurazioni della realtà, allegorie funambolesche, scene fantastiche e satiriche. Non non mancano, però, paesaggi e nature morte di pregiata raffinatezza cromatica.

Ensor mantenne questi due modi, visionario e naturalistico, di interpretare il suo mondo fino all’ultima fase della sua carriera artistica con numerosissimi dipinti ed incisioni.

Le sue ultime opere, per la delicatezza del tratto e l’armonia cromatica, vengono oggi considerate tra le migliori opere prodotte dall’arte moderna.

James Ensor fu anche scrittore, poeta, nonché un valido compositore di musica.

 

Pittore René Magritte

René Magritte (Lessines, 21 novembre 1898 – Bruxelles, 15 agosto 1967)

Questa non è una pipa, anno 1948
Sopra, un’opera dell’artista: Questa non è una pipa, anno 1948.

La foto sopra raffigurata, a bassa risoluzione, è stata inserita al solo scopo didattico.

Cenni biografici

  René Magritte, noto anche per la sua sorprendente originalità, è considerato uno dei principali esponenti del movimento surrealista.

I suoi dipinti, semplici a prima vista, sono il risultato di un’articolata riflessione sulla realtà di ogni giorno e sul mondo dei sogni

Studiò presso l’Accademia di Bruxelles ed i suoi esordi ruotarono intorno alle avanguardie del Novecento, orientandosi verso linguaggi cubisti e futuristi.

Verso il surrealismo

Più tardi – come egli stesso scrisse – volse al surrealismo dopo aver ammirato il dipinto di De chirico “Canto d’amore”, ove vengono raffigurati – accostati accanto ad un edificio – un immenso guanto in lattice ed la grossa testa di una statua greca.

 Nel 1926 entrò in contatto con Andrè Breton (Tinchebray, 19 febbraio 1896 – Parigi, 28 settembre 1966), il teorico del surrealismo che sistematicamente promuoveva incontri e mostre attraverso riviste e stesure di manifesti.

Lo spostamento a Parigi

Nel 1927 René Magritte si trasferì a Parigi, ove rimase per circa tre anni. Dopo il soggiorno parigino la sua vita artistica si svolse prevalentemente in Belgio.

Nelle prime opere surrealiste di Magritte si evidenzia la ricerca di sconcertanti effetti con giochi di comparazione, opposizioni, scambi e svariati accostamenti di oggetti comuni, il tutto riprodotto con grande cura nel fedele rispetto naturalistico-rappresentativo: “La bagnante” (1925, Musée des beaux-arts, Charleroi) e “L’impero delle luci” (1954, Musées royaux des beaux-arts, Bruxelles).

Dal 1936 la sua pittura si fa più articolata e densa di messaggi, ove la realtà ottica diventa pura espressione del pensiero.

Dopo un periodo, che possiamo definire neoimpressionista, l’artista ritornò all’antica maniera, raffigurando scene visionarie.

Assai significativa è la tela “La Riproduzione Vietata“, realizzata 1937, dove viene raffigurato un uomo, apparentemente tranquillo, davanti ad uno specchio la cui immagine risulta ripresa dal dietro. Si vedono, infatti, le spalle e la nuca anziché il volto.

L’ultimo periodo

Nell’ultima fase della sua attività artistica René Magritte sperimentò nuovi linguaggi espressivi e nuove tecniche, tra cui la pittura murale, la fotografia e le incisioni alla plastica.

Ciò che invece è rimasto immutato nel corso della sua intera carriera artistica è l’automatismo psichico – assai forte nel surrealismo – che mai interferisce con l’inconscio dell’osservatore ma svela i misteri della natura, avvicinando di più, in un certo senso, la sua poetica al pensiero metafisico.

Magritte è stato anche scrittore, poco sistematico ma fecondo. I suoi testi sono raccolti in un unico volume: Tutti gli scritti (1979).

Pittore Willem de Kooning

Willem de Kooning (Rotterdam, 24 aprile 1904 – New York, 19 marzo 1997)

de Kooning Willem: Gotham News anno 1955
Sopra, un’opera dell’artista: Gotham News, anno 1955.

Foto a bassa risoluzione inserita al solo scopo didattico

Biografia Willem de Kooning

Willem de Kooning, insieme a Jackson Pollock, è una delle figure più note dell’Espressionismo astratto, anche se – e qui è giusto ricordarlo – uno dei suoi più alti  contributi non fu limitato alla sola astrazione.

L’artista, infatti, ricorrendo spesso ad un linguaggio figurativo (lo straziante ciclo delle “Donne” ne è un chiaro esempio), influì decisamente sulle generazioni coeve e future, tra le quali spiccano illustri nomi come Francis Bacon (Dublino, 28 ottobre 1909 – Madrid, 28 aprile 1992) e Lucian Freud (Berlino, 8 dicembre 1922 – Londra, 21 luglio 2011).

De Kooning iniziò la sua carriera in tenerissima età come allievo presso una bottega di pittori newyorkesi. Frequentò l’Accademia delle Belle Arti di Amsterdam, completando la sua formazione artistica presso scuole di Anversa e Bruxelles.

Nel 1926, quando negli Stati Uniti si incominciavano a sentire i primi effetti della grande crisi economica, Willem decise di trasferirvisi definitivamente. Appartengono a quel periodo gli affreschi eseguiti per il WPA Federal Art Project.

Nel corso della seconda guerra mondiale l’artista entrò in contatto con molti pittori emigranti europei, tra i quali un gruppo di artisti astratti a cui confermò la propria adesione.

Nel 1947 allestì la sua prima mostra personale alla Egan Gallery, affermandosi come uno degli esponenti più alti dell’espressionismo astratto [“Le Muse”, De Agostini, 1965, Novara, Vol. IV, riferimenti a pag.123].

Tuttavia Willem riuscì a non stravolgere completamente la sua cultura di base, di origine olandese, traendo quelle peculiarità comuni a pittori delle Fiandre come Vincent Van Gogh, James Ensor e Kees Van Dongen (Delfshaven, 26 gennaio 1877 – Monte Carlo, 28 maggio 1968), dalla pittura dei quali si evidenzia la necessità di esprimere forti emotività, molto spesso anche attraverso angosciosi messaggi.

All’artista fu diagnosticato il morbo di Alzheime che, insieme allo sregolato stile di vita, dedito anche all’alcol, lo portò alla morte, avvenuta il 19 marzo 1997 a New York.

Lo stile di Willem de Kooning

Già dai suoi primissimi lavori, anche se di stampo decisamente realista, si incomincia ad intravedere uno stile destinato a modificarsi nel tempo.

Gradatamente le sue opere si orientano verso l’espressionismo astratto di cui l’artista diventa uno dei più significativi rappresentanti.

La sua pittura rappresenta la trasfigurazione violenta di una visione che astrae il mondo esteriore.

Il suo realismo, divenuto via via sempre più nascosto ma comunque riscontrabile anche in dipinti dove l’informale appare assoluto, è la peculiarità che lo distingue dagli altri pittori astrattisti.

La notorietà di Willem, però, come già sopra accennato, si è soprattutto affermata grazie alle sue mostre personali alla Sydney Janis Gallery, ove spicca il ciclo delle “Donne” del 1953.

Lo stile dell’artista nel corso degli anni Cinquanta subisce altri cambiamenti che fanno pensare ad una ricerca di punti fermi anche in presenza di linee caotiche e violente, che tendono a distruggere ogni fattore compositivo.

Si creano, quindi, nuovi equilibri strutturali e coloristici ed inediti rapporti fra ritmo ed armonia, attraverso i quali avviene un recupero delle forme ed un rinnovo di valori. È  questo il periodo della serie di immagini femminili protrattasi per circa un ventennio (anni Cinquanta e Sessanta) con visioni cariche di contraddizioni rappresentanti una realtà crudele e drammatica, che diventerà tema costante delle sue composizioni.

Biografia e vita artistica di Georges Braque

Pagine correlate all’artista alla biografia di Georges Braque: Il periodo artistico – La critica.

Gerges Braque: Porto di La Chotat
Gerges Braque: Porto di La Chotat, anno 1907 (foto a bassa risoluzione inserita al solo scopo didattico)

Georges nasce nel 1882 ad Argenteuil-sur-Seine.

Suo padre gestisce un’azienda, ereditata dalla famiglia, che si occupa di verniciature nel campo dell’edilizia.

Con Georges ancora in tenera età, la famiglia si trasferisce a Le Havre, dove lo inizia agli studi liceali.

Più tardi si iscrive all’Accademia delle belle Arti, e qui entra in contatto con Raoul Duffy e Othon Friesz.

Qualche anno dopo, nel 1899, lavora come allievo presso la bottega di un pittore a Le Havre e, nell’anno 1900, si trasferisce nella capitale francese ed aiuta un altro artigiano. In questo periodo della sua vita, dopo la giornata lavorativa, frequenta corsi serali di disegno.

Nell’anno 1902, all’Accademia Humbert, conosce Maria Laurencin e Francis Picabia. Frequenta spesso il Louvre, dove viene affascinato dall’arte greca e da quella egizia. Oltre al Louvre frequenta assiduamente la Galleria Druet, il Museo del Lussemburgo e la Galleria Vollard.

Nell’anno 1903 frequenta, per un brevissimo periodo, la Scuola Nazionale Superiore delle Belle Arti, poi decide di aprire uno studio in via Orsel, per dedicarsi alla pittura.

Braque - bottiglie e pesci
Braque – bottiglie e pesci (foto a bassa risoluzione inserita al solo scopo didattico)

Più tardi si trasferisce in Bretagna e Normandia per dipingere quadri a tematica paesaggistica delle zone di Honfleur e Le Havre, iniziando ad allestire le sue prime mostre personali nell’anno 1906.

L’anno successivo, in compagnia di  Othon Friesz, si reca ad Anversa dove incomincia a dipingere seguendo il linguaggio fauvista.

Nel 1907 conosce Pablo Picasso ed Apollinaire e, in seguito a quest’incontro, incomincia a prendere le distanze dal fauvismo, per diventare un pioniere del cubismo analitico.

L’anno dopo si reca a l’Estaque, dove più tardi incontrerà Raoul Dufy, venuto appositamente per lui.

Essendo stato rifiutato dal Salon d’Automne, Georges allestisce la sua prima importante mostra personale alla Galleria Kahnweiler: nell’occasione, la prefazione del catalogo riguardante le sue opere, viene scritta Da Apollinaire.

Incomincia così ad essere conosciuto a livello nazionale, tanto che sul giornale Gil Blas del 14 novembre 1908, lo studioso d’arte Louis Vauxcelles pubblica una recensione, descrivendo le opere di Braque come delle composizioni di piccoli cubi: è da qui che ha origine il termine cubismo, nato però con un significato alquanto umoristico per definire la nuova scuola.

Braque: uomo con chitarr
Braque: uomo con chitarra (foto a bassa risoluzione inserita al solo scopo didattico)

Intorno all’anno 1911, insieme  a Pablo Picasso, approfondisce gli studi a linguaggio cubista, avviando la fase del “cubismo ermetico”, contraddistinta per l’inserimento, nei dipinti, di numeri e lettere.

I primi collages, con il linguaggio del cubismo sintetico, vengono esposti in una cittadina vicino ad Avignone.

Dopo la grande guerra, alla quale partecipa attivamente riportando anche importanti ferite, riprende in pieno la sua attività artistica, conosce Henri Laurens e Juan Gris. Soprattutto con quest’ultimo Georges contribuirà al notevole sviluppo del cubismo sintetico.

Nel 1919 allestisce con successo una importante mostra nella Galleria di Lèonce Rosenberg e l’anno dopo espone, da Kahnweiler, oltre alle sue opere pittoriche anche una scultura in stucco, raffigurante un “Nudo in piedi”.

La sua ultima e lunga fase artistica, quella classica, inizia nel 1925, quando si stabilisce in un appartamento costruito appositamente per lui da Auguste Perret. Il soggetto reale, nelle sue tele, rappresenta il pretesto di una composizione plastica elegante e preziosa, sia vista come materia che come linguaggio pittorico. Le tematiche sono prevalentemente nature morte e altre come:  Canéphores  et  Cheminées (nel ‘22),  Barques (nel ‘29), Ateliers (nel’39), Billard, Oiseaux, e Terrasses (rispettivamente nel 44 -48 -49).

Ormai famoso, Braque, espone le sue opere nelle più importanti capitali europee.

Nel 1948 vince il primo premio alla Biennale di Venezia.

Negli anni 1952-53 dipinge il soffitto della sala “Enrico I” nel Louvre di Parigi, con una raffigurazione stilizzata di uccelli.

Georges Braque muore nel 1963 a Parigi.

Le opere:

  • Strada all’Estaque (anno 1906).
  • Paesaggio presso Anversa (anno 1906).
  • Veduta dell’Estaque dall’hotel Mistral (anno 1907).
  • Piccola baia a La Ciotat (anno 1907).
  • Nudo di schiena (anno 1907).
  • Viadotto all’Estaque (anno 1907).
  • Case all’Estaque (anno 1908).
  • Viadotto all’Estaque (anno 1908).
  • Strumenti musicali (anno 1908).
  • Alberi all’Estaque (anno 1908).
  • Grande nudo (anno 1907-anno 1908).
  • Il castello a La Roche-Guyon (anno 1909).
  • Chitarra e fruttiera (anno 1909).
  • Violino e tavolozza (anno 1909).
  • Mandorla (anno 1910).
  • Pianoforte e mandorla (anno 1910, iniziato nel anno 1909).
  • Violino, bicchiere e coltello (anno 1910).
  • l flauto (anno 1911 iniziato nel anno 1910).
  • ITavolino (anno 1911).
  • Violino (anno 1911).
  • Portoghese (anno 1911-anno 1912).
  • Omaggio a Bach (anno 1911-anno 1912).
  • Natura morta con grappolo d’uva (anno 1912).
  • Violino: “Mozart/Kubelick” (anno 1912).
  • Fruttiera e bicchiere (anno 1912).
  • Testa di donna (anno 1912).
  • Uomo con violino (anno 1912).
  • Uomo con pipa (anno 1912).
  • Natura morta con carte da gioco (anno 1913).
  • “Le quotidien”, violino e pipa (anno 1913).
  • Donna con chitarra (anno 1913).
  • Violino e bicchiere (anno 1913).
  • Clarinetto (anno 1913).
  • Chitarra e programma: “Statue d’epouvante” (anno 1913).
  • Bottiglia di “Eau de vie” (anno 1914).
  • Aria di Bach (anno 1914).
  • Uomo con chitarra (anno 1914).
  • Canefora (anno 1926).
  • Tavolino (anno 1929).
  • Grande natura morta (anno 1932).
  • Duo (anno 1937).
  • Pazienza (anno 1942).
  • Uccelli (anno 1954-anno 1962).

Pittrice Adelaide Ametis Frassati

Adelaide Ametis Frassati (Torino, 17 febbraio 1877 – 18 giugno 1949)

Brevi cenni biografici

Ritratto di Luciana Frassati
un’opera dell’artista: Ritratto della figlia Luciana Frassati Il dipinto raffigurato è a bassa risoluzione ed è stato inserito al solo scopo didattico

Adelaide si formò sotto la guida di Alberto Falchetti e Lorenzo Delleani.

Partecipò più volte alla Biennale di Venezia.

Il 5 settembre 1898 si sposò con l’editore Alfredo Frassati (Pollone, 28 settembre 1868 – Torino, 21 maggio 1961), fondatore del giornale “La Stampa” del quale divenne, nel 1909, direttore.

Adelaide ebbe tre figli, tra i quali Pier Giorgio Frassati, che fu beatificato da papa Wojtyla (oggi è beato patrono delle Confraternite e dei Giovani di Azione Cattolica), e Luciana Frassati (18 agosto 1902 – 7 ottobre 2007), madre del noto giornalista Jas Gawronski.

Pittore Francis Bacon

Francis Bacon (Dublino, 28 ottobre 1909 – Madrid, 28 aprile 1992)

Studio del ritratto di Innocenzo X
Sopra, un’opera dell’artista: Studio del ritratto di Innocenzo X, anno 1953 (da un’opera di Velazquez)) foto a bassa risoluzione inserita al solo scopo didattico

Cenni biografici

Francis Bacon nasce a Dublino il 28 ottobre 1909 e muore a Madrid il 28 aprile 1992. Egli è influenzato dalla cultura artistica londinese e dall’Espressionismo tedesco.

Inizia la sua carriera come illustratore.

I suoi “Tre studi per le figure alla base di una crocifissione”, destano scalpore nel pubblico e reazioni violente nella critica, perché eseguiti con il più forte linguaggio espressionistico.

Crea clamore e meraviglia anche lo studio della figura del papa Innocenzo X (si veda la foto in alto), eseguita come riproduzione a memoria di un quadro di Velázquez. Nella pittura di Francis Bacon c’è un’analisi radicale delle forme, dei colori e dei valori emozionali. Le sue opere rimangono tragiche ed intransigenti.

Francis Bacon, insieme a Lucian Freud, è stato il massimo  esponente della “Scuola di Londra”. Il suo linguaggio artistico si orientava contro tutti i canoni della pittura: del passato, di quella moderna e coeva, comprese alcune forme (soprattutto relative all’astrattismo) dello stesso Espressionismo di cui egli stesso era un grande sostenitore.

Alcune espressioni dell’artista tratte da “Interviste a Francis Bacon” di David Sylvester , Skira, 2008:

Ricordo che quando c’era l’oscuramento spruzzavano il parco di qualcosa di fosforescente, con l’idea che gli Zeppelin avrebbero scambiato quella luminescenza per le luci di Londra e avrebbero lanciato le bombe nel parco; ma non funzionò».

«Mentre ero a Parigi ho visto una mostra di Picasso alla galleria Rosemberg, e in quel momento ho pensato: beh, cercherò anch’io di fare il pittore».

«Non sto cercando di dire qualcosa, io sto cercando di fare qualcosa».

«Voglio che la mia vita sia il più libera possibile, voglio solo il migliore tipo di atmosfera in cui lavorare».

 

Pittore Michele Baretta

Michele Baretta (Vigone, 1 gennaio 1916 – Vigone, 14 agosto 1987)

Nastro rosa
Sopra, un’opera dell’artista: Nastro rosa Foto a bassa risoluzione, inserita esclusivamente a scopo didattico.

Biografia

Nascita: Vigone, 1 gennaio 1916. Morte: Vigone, 14 agosto 1987.

Formazione artistica: Dal 1929 al 1935 frequenta la Scuola di pittura del Reffo nel Collegio Artigianelli di Torino.

Più tardi continua come autodidatta sperimentando molte tecniche pittoriche e dedicandosi anche a quella dell’affresco.

Nel 1947 il Baretta, a Pinerolo e nei pressi, affresca l’abside della chiesa del Cottolengo e la Certosa di Motta Grossa.

Più tardi realizza gli affreschi della cupola nella chiesa di Nostra Signora a Torino e di altre chiese a Vignone ed a Pinerolo.

 Per saperne di più http://www.michelebaretta.it/