Madonna col Bambino di Domenico Veneziano

Madonna col Bambino di Domenico Veneziano

Domenico Veneziano: Madonna col Bambino
Madonna col Bambino, tempera su tavola, 83 x 57 cm., 1445-1450 circa, National Gallery of Art, Washington.

Storia e descrizione del dipinto

Sull’opera: “Madonna col Bambino” è un dipinto autografo di Domenico Veneziano realizzato con tecnica a tempera su tavola intorno al 1445-1450, misura 83 x 57 cm. ed è custodito nella National Gallery of Art (Kress) a Washington. 

Cronologia dell’opera

La cronologia della composizione in esame è tradizionalmente riferita intorno alla tarda maturità di Domenico a Firenze, e quindi al periodo della Pala di Santa Lucia dei Magnoli (opera raffigurata nella pagina precedente). 

Storia

È apparsa nel XVIII secolo, quando venne trovata presso una collezione privata inglese. Nel 1929 passò sul mercato antiquario, dove venne acquistata dai Duveen Brothers nel 1930. Questi, nel 1936 la vendettero a Samuel H. Kress, che poco più tardi ne fece dono, insieme a molte altre opere, al nascente museo di Washington.

Breve descrizione

Contro uno sfondo di rose, motivo ormai abbastanza usuale nella pittura fiorentina di quel periodo,  la Madonna è raffigurata a mezzo busto col Bambino che, facendosi leva appoggiando il piede su un cuscino, si spinge verso di lei per un caloroso abbraccio.

Il cromatismo floreale, rosa e bianco, evidenzia la prefigurazione del sangue della Passione di Gesù la verginità di Maria.

Pala di Santa Lucia dei Magnoli di Domenico Veneziano

Domenico Veneziano: Pala di Santa Lucia dei Magnoli

Domenico Veneziano: Pala di Santa Lucia dei Magnoli
Domenico Veneziano: Pala di Santa Lucia dei Magnoli, tempera su tavola, 210 x 215 cm, anno 1445-1447, Galleria degli Uffizi. Firenze.

Sull’opera: La “Pala di Santa Lucia dei Magnoli” è costituita da un riquadro principale e una predella con cinque dipinti (attualmente divisi) autografi di Domenico Veneziano.

È stata realizzata con tecnica a tempera su tavola intorno al 1445-47. Il grande riquadro misura 210 x 215 cm. ed è custodito nella Galleria degli Uffizi a Firenze, mentre gli elementi della predella si trovano in vari musei (si veda la tabella sotto riportata). 

La presente opera è firmata nel riquadro centrale con la scritta “OPVS DOMINICI DE VENETIIS HO[C] MATER DEI MISERERE MEI DATVM EST” sul primo gradino.

La “Pala di Santa Lucia dei Magnoli” è il lavoro più significativo per poter intendere il ruolo principale dell’artista nella pittura del Rinascimento fiorentino, dopo la perdita del complesso decorativo eseguito in Sant’Egidio, insieme ad Andrea del Castagno (Castagno, 1421 circa – Firenze, 1457).

La grande pala, con i cinque riquadri della predella, adornava l’altare maggiore della chiesa di Santa Lucia dei Magnoli a Firenze.

L’opera è uno fra i primi più significativi esempi a noi pervenuti di tabula quadrata et sine civoriis, come spesso ricordava il Brunelleschi, ovvero di pala moderna priva di scomparti e di quel fondo aureo che immancabilmente integrava i polittici medievali.

Nonostante tutto, la creazione di un ambiente, con colonnato e i tre archi a sesto acuto e le nicchie a forma di conchiglia, non si scosta dalla tradizionale strutturazione a scomparti, anche se configurata solo in simulazione.

Si noti come l’architettura in cui si svolge la scena rispetti infatti le più avanzate regole della prospettiva scientifica, con tre punti di fuga nei quali converge ogni linea orizzontale, compresa ognuna di quelle che strutturano la pavimentazione.

Questa equilibrata integrazione tra modernità e tradizione fa sì che il dipinto assuma un aspetto del tutto innovativo pur mantenendo la continuazione come la pittura coeva.

Nella sottostante tabella sono riportati i riquadri della predella:

San Francesco riceve le stigmate

San Francesco riceve le stigmate, 26,7 x 30,5 cm, National Gallery of Art, Washington.

San Giovanni Battista nel deserto

San Giovanni Battista nel deserto, 28,4 x 31,8 cm, National Gallery of Art, Washington.

Annunciazione
Annunciazione, 27 x 54 cm, Fitzwilliam Museum, Cambridge.
Miracolo di san Zanob

Miracolo di san Zanobi, 28 x 32 cm, Fitzwilliam Museum, Cambridge.

Martirio di santa Lucia

Martirio di santa Lucia, 25 x 29 cm, Gemäldegalerie, Berlino.

Biografia di Domenico Veneziano

Biografia di Domenico Veneziano (Venezia, 1410 – Firenze, 15 maggio 1461)

Pala di Santa Lucia dei Magnoli, tempera su tavola, 210 x 215 cm., anno 1445-1447, Galleria degli Uffizi. Firenze.
Pala di Santa Lucia dei Magnoli, tempera su tavola, 210 x 215 cm., anno 1445-1447, Galleria degli Uffizi. Firenze.

Domenico di Bartolomeo di Venezia, conosciuto come Domenico Veneziano, nacque nella città lagunare intorno al 1410 (ricavata da opere firmate, come  la Pala di Santa Lucia dei Magnoli ed il Tabernacolo Carnesecchi).

Nulla si conosce riguardo la sua formazione artistica, ma si pensa, a ragione, che iniziò nella città natale ove imperavano le novità dei pittori nordici, soprattutto di quelli fiamminghi, per essere conclusa prima a Firenze e poi a Roma.

Nel capoluogo toscano (1422-23) fu allievo di Gentile da Fabriano, da cui apprese il gusto per il naturalismo e per la rappresentazione del sontuoso.

Tabernacolo Carnesecchi, tempera su tavola trasferita su tela, anno 1440-1444 circa, National Gallery, Londra.
Tabernacolo Carnesecchi, tempera su tavola trasferita su tela, anno 1440-1444 circa, National Gallery, Londra.

Nella capitale, per un periodo assai più lungo (1423 e il 1430), lavorò con il Pisanello ove acquisì il gusto per il dettaglio descrittivo ed il particolare interesse per gli effetti di luce-ombra. Si ricorda inoltre che in questo periodo erano presenti a Roma Masolino da Panicale (Panicale, 1383 – Firenze, 1440 circa) e, probabilmente,  il Masaccio (affreschi nella basilica di San Clemente), nonché Paolo Uccello. Quest’ultimo avrebbe realizzato, insieme allo stesso Masolino, il complesso pittorico degli Uomini illustri di palazzo Orsini (fonte: Paolieri*, cit., pag. 42).

Nelle composizioni di Domenico si evidenzia l’amore per i motivi tardogotici, che certamente si possono giustificare con gli influssi dei sopraccitati pittori, ma vi si potrebbe scorgere anche l’influenza della pittura di Benozzo Gozzoli (Scandicci, 1421 – Pistoia, 1497) e delle botteghe specializzate negli ornamenti dei cassoni.

Madonna del Roseto, tempera su tavola, 80,8 x 53,2 cm., anno 1432-1437 circa, Museo nazionale d’arte rumeno, Bucarest.
Madonna del Roseto, tempera su tavola, 80,8 x 53,2 cm., anno 1432-1437 circa, Museo nazionale d’arte rumeno, Bucarest.

L’artista ritornò a Firenze nel 1432, anno in cui si indica anche il rientro di Masolino. Qui avviò la sua carriera artistica in modo del tutto indipendente (Paolieri*, cit., pag. 42). Le opere di questo periodo sono la “Madonna del Roseto” (Museo nazionale d’arte rumeno a Bucarest), la “Madonna col Bambino” (Villa I Tatti a Settignano, Firenze) ed il “Tabernacolo Carnesecchi” (National Gallery di Londra). In queste rappresentazioni si rilevano differenti stimoli, che comprendono influssi della pittura tardogotica e dei maestri fiorentini del primo Rinascimento (Paolieri*, cit., pag. 42).

L’artista soggiornò anche a Perugia. La prima documentazione certa sulla presenza di Domenico nella città umbra è datata 1437, quando inviò una missiva a Piero de’ Medici per pregarlo di poter svolgere la propria attività a Firenze, mostrandosi abbastanza informato sugli avvenimenti artistici nel capoluogo toscano, in modo particolare sulle attività del momento dei suoi colleghi Beato Angelico (Vicchio, 1395 circa – Roma, 1455) e Filippo Lippi (Firenze, 1406 – Spoleto, 1469). Stava realizzando degli affreschi – oggi perduti e visti già dal Vasari in cattive condizioni – in una della sale di palazzo Baglioni.

Nel 1439 ebbe l’incarico per la decorazione della chiesa di Sant’Egidio con una serie di affreschi relativi alle Storie di Maria, una straordinaria opera della seconda generazione del Rinascimento fiorentino a cui, tra gli altri, vi lavoravano Piero della Francesca, Alesso Baldovinetti (Firenze, 1425 – Firenze, 1499) e Andrea del Castagno (Castagno, 1421 circa – Firenze, 1457), andata purtroppo perduta e attualmente conosciuta soltanto attraverso qualche frammento, peraltro di scarsa importanza, rinvenuto sotto diverse pareti ed oggi custodito nel Cenacolo di Sant’Apollonia a Firenze. Nella realizzazione degli affreschi Domenico Veneziano aveva al suo fianco Piero della Francesca, che collaborò alla composizione di uno Sposalizio rimasto poi incompiuto (Paolieri*, pag 44).

Adorazione dei Magi, tempera su tavola, 1439-1441circa, diam. 84 cm., Gemäldegalerie, Berlino.
Adorazione dei Magi, tempera su tavola, 1439-1441circa, diam. 84 cm., Gemäldegalerie, Berlino.

Al medesimo periodo appartiene il tondo con l’Adorazione dei Magi, tradizionalmente riferito come committenza a Piero de’ Medici, dove un ambiente fantastico del tardogotico e una nuova strutturazione prospettica vengono integrati perfettamente in una vasta paesistica a motivo fiammingo (Paolieri*, pag 44). Alcuni studiosi inseriscono in questo periodo anche il Tabernacolo Carnesecchi della National Gallery di Londra.

Tra il 1445 e il 1447 (circa) Domenico realizzò la Pala per la chiesa di Santa Lucia de’ Magnoli a Firenze, il suo più grande capolavoro in assoluto, ove è raffigurata una Sacra Conversazione con la Madonna in trono col Bambino, attorniata da S. Francesco, S. Giovanni Battista, Santa Lucia e S. Zanobi. I personaggi sono ambientati in un loggiato aperto, strutturato in un impianto prospettico a tre punti di fuga. Nel fondo, attraverso tre aperture, si intravedono le fronde di un grande arancio (o più aranci) contro l’azzurro del cielo. Nella predella sono raffigurati cinque episodi: “San Francesco riceve le stigmate” e “San Giovanni Battista nel deserto” (entrambi nella National Gallery of Art di Washington), l’ “Annunciazione” (Fitzwilliam Museum Cambridge), il “Miracolo di S. Zanobi” (Galleria degli Uffizi) e il “Martirio di Santa Lucia” (Staatliche Museen, Berlin).

Da “Le Vite …” del Vasari (si clicchi sulle pagine correlate all’artista in cima al testo) si ricava che non appena portata a termine la pala, nel 1447, Domenico si recò a Loreto per decorare, insieme a Piero della Francesca, la volta della chiesa del santuario. In quello stesso periodo scoppiò una grossa epidemia di peste che indusse i due artisti ad abbandonare i lavori e a lasciare subito le Marche. Gli affreschi della chiesa andarono distrutti (Paolieri*, pag. 24).

Santi Giovanni Battista e Francesco, 1454, affresco staccato, 190 x 115 cm., Firenze, Museo di Santa Croce.
Santi Giovanni Battista e Francesco, 1454, affresco staccato, 190 x 115 cm., Firenze, Museo di Santa Croce.

Della decorazione per la cappella Cavalcanti in Santa Croce, realizzata nel 1454, rimangono il S. Giovanni Battista e il S. Francesco, staccati dal supporto murario nel 1566 ed attualmente custoditi  nel museo della basilica. Esiste un documento attestante il pagamento per quella decorazione nel 1454 (Annarita Paolieri*, pag. 54 di “Paolo Uccello, Domenico Veneziano, Andrea del Castagno”, Scala, Firenze). Più tardi il pittore viene ricordato in un documento come uno dei più valenti artisti presenti in Italia, chiamato per stimare, insieme a Filippo Lippi e Beato Angelico, la decorazione di Benedetto Bonfigli (Perugia, 1420 –  1496) nella Cappella dei Priori a Perugia. Viene citato anche, nel 1457, nel libro delle spese di Santa Trinità a Pistoia per aver espresso un suo giudizio sulla Pala della Trinità di Pesellino (Firenze, 1422 circa – 1457) e Filippo Lippi. Tali documentazioni testimoniano come ormai Domenico Veneziano fosse così apprezzato, sebbene non sia arrivato a noi nessun suo dipinto appartenente a questo specifico periodo (Paolieri).

L’artista morì nel 1461. A tal proposito, il Vasari riporta che fu ucciso da Andrea del Castagno e che questi lo riferì soltanto in punto di morte. Si sa però che Andrea morì quattro anni prima di Domenico, nel 1457 (Paolieri, pag. 42).

Opere di Domenico Veneziano

Pagine correlate alle opere di Domenico Veneziano: Biografia – Biografia dalle Vite di Vasari in pdf – Periodo artistico – Bibliografia.

Cenni sull’artista

Domenico di Bartolomeo di Venezia, meglio conosciuto come Domenico Veneziano, nacque nella stessa Venezia intorno al 1410 (data ricavata da opere firmate come, ad esempio, la Pala di Santa Lucia dei Magnoli ed il Tabernacolo Carnesecchi).

Non si conoscono notizie sulla la sua formazione artistica ma alcuni studiosi di Storia dell’arte pensano, a ragione, che iniziò nella città lagunare, ove imperavano le novità dei pittori nord-europei, soprattutto quelle dei fiamminghi, per essere continuata a Firenze e conclusa a Roma. Per la biografia più completa si vedano le pagine correlate all’articolo.

Alcuni fra i dipinti più celebri di  Domenico Veneziano

Madonna col Bambino

Madonna col Bambino (Madonna Berenson), tempera su tavola, 86 x 61 cm., anno 1432-1437 circa, Villa I Tatti (Collezione Berenson), Settignano, Firenze.

Madonna del Roseto

Madonna del Roseto, tempera su tavola, 80,8 x 53,2 cm.,  anno 1432-1437 circa, Museo nazionale d’arte rumeno, Bucarest.

Adorazione dei Magi

Adorazione dei Magi,  tempera su tavola, 1439-1441circa, diam. 84 cm., Gemäldegalerie, Berlino.

Tabernacolo Carnesecchi

Tabernacolo Carnesecchi, tempera su tavola trasferita su tela, anno 1440-1444 circa, National Gallery, Londra.

Pala di Santa Lucia dei Magnoli

Pala di Santa Lucia dei Magnoli, tempera su tavola, 210 x 215 cm., anno 1445-1447, Galleria degli Uffizi. Firenze.

Madonna col Bambino

Madonna col Bambino, tempera su tavola, 83 x 57 cm., 1445-1450 circa, National Gallery of Art, Washington.

Santi Giovanni Battista e Francesco

Santi Giovanni Battista e Francesco, 1454, affresco staccato, 190 x 115 cm., Firenze, Museo di Santa Croce.

Domenico Veneziano: Annunciazione, Fitzwilliam Museum, anno 1445, 27 x 54 cm., Cambridge, United Kingdom
Annunciazione, Fitzwilliam Museum, anno 1445, 27 x 54 cm., Cambridge, United Kingdom
Domenico Veneziano: Martirio di santa Lucia, 25×29 cm, Berlino, Gemäldegalerie
Il martirio di Santa Lucia, Martirio di santa Lucia, 25×29 cm, Berlino, Gemäldegalerie
Domenico Veneziano: San Giovanni Battista nel deserto, 28,4×31,8 cm, Washington, National Gallery of Art
San Giovanni Battista nel deserto, 28,4×31,8 cm, Washington, National Gallery of Art
Domenico Veneziano: San Francesco riceve le stigmate, 26,7×30,5 cm, Washington, National Gallery of Art
San Francesco riceve le stigmate, 26,7×30,5 cm, Washington, National Gallery of Art
Domenico Veneziano: Miracolo di san Zanobi, 28×32 cm, Cambridge, Fitzwilliam Museum
Miracolo di san Zanobi, 28×32 cm, Cambridge, Fitzwilliam Museum

I santi Giovanni Battista e Francesco (Santa Croce) di Domenico Veneziano

Domenico Veneziano: I santi Giovanni Battista e Francesco (Santa Croce)

Domenico Veneziano: I santi Giovanni Battista e Francesco (Santa Croce)
Domenico Veneziano: Santi Giovanni Battista e Francesco, 1454, affresco staccato, 190 x 115 cm., Firenze, Museo di Santa Croce.

Sull’opera: “Santi Giovanni Battista e Francesco” è un dipinto autografo di Domenico Veneziano realizzato con tecnica a fresco su muro nel 1454, misura 190 x 115 cm. ed è custodito nel Museo di Santa Croce a Firenze. 

La composizione in esame è l’unico frammento pervenutoci dal ciclo di affreschi della Cappella Cavalcanti in Santa Croce, uno degli ultimi lavori dell’artista veneziano, l’ultimo in assoluto a noi noto.

 L’affresco fu staccato dal muro nel 1566 quando fu demolito il coro della basilica, nel corso del rimodernamento diretto dal Vasari.

Nel 1954, in occasione di una mostra, la raffigurazione venne nuovamente staccata e definitivamente collocata nel museo della chiesa.

Madonna col Bambino (Madonna Berenson) di Domenico Veneziano

Domenico Veneziano: Madonna col Bambino (Madonna Berenson)

Domenico Veneziano: Madonna col Bambino (Madonna Berenson)
Domenico Veneziano: Madonna col Bambino (Madonna Berenson), tempera su tavola, 86 x 61 cm, anno 1432-1437, Villa I Tatti (Coll. Berenson), Settignano, Firenze.

Sull’opera: “Madonna col Bambino (Madonna Berenson)” è un dipinto autografo di Domenico Veneziano realizzato con tecnica a tempera su tavola intorno al 1432-37, misura 86 x 61 cm. ed è custodito nella Villa I Tatti (Collezione Berenson) a Settignano, Firenze. 

In precedenza la presente composizione apparteneva alla famiglia Panciatichi, che la mise all’asta ove venne acquistata dal noto collezionista d’arte Bernard Berenson.

Tradizionalmente la cronologia del dipinto viene riferita al periodo 1432-37, che comprende la prima maturità di Domenico a Firenze, a ridosso del ritorno da Roma, e il momento degli affreschi – purtroppo andati perduti – in una sala del palazzo Baglioni a Perugia.

Contro un fondo di un broccato rosso porpora con motivi floreali, riccamente puntinati in un cromatismo aureo, la Madonna viene raffigurata a mezzo busto, col Bambino seduto su un morbido cuscino, che pare divertirsi con il bocciolo (o foglie di pero) tenuto dalla madre.

Domenico Veneziano: Bibliografia

Domenico Veneziano: Bibliografia

Bibliografia relativa a Domenico Veneziano, il pittore conosciuto per il suo chiarissimo cromatismo impregnato di viva luminosità.

  • “Italian Pictures of the Renaissance”, B. Berenson, Oxford, 1932;

  • “Paolo Uccello, Andrea del Castagno, Domenico Veneziano”, M. Salmi, Roma 1936, Milano 1938;

  • “Civiltà fiorentina del primo Rinascimento”, M. Salmi, Firenze, 1943;

  • “Catalogo della II Mostra di affreschi staccati”, L. Berti, Firenze, 1958;

  • “Domenico Veneziano”, M. Bacci, Milano, 1964;

  • “Colnaghi’s Dictionary of Florentine Painters from the XIII to the XVII Centuries”, D. Colnaghi, Firenze, 1986.

  • “Il Primo Rinascimento, arte italiana”, L.H. Heydenreich, Bur Arte.

  • “Der Palast des Braccio Baglione in Perugia und Domenico Veneziano”, in «Repertorium für Kunstwissenschaft», W. Bombe, XXXII (1909), pp. 295-301.

  • “Paolo Uccello, Domenico Veneziano, Andrea del Castagno”, Annarita Paolieri, Scala, Firenze.

Madonna del Roseto (Bucarest) di Domenico Veneziano

Domenico Veneziano: Madonna del Roseto (Bucarest)

Domenico Veneziano: Madonna del Roseto
Domenico Veneziano: Madonna del Roseto, tempera su tavola, 80,8 x 53,2 cm,  anno 1432-1437 circa, Museo nazionale d’arte rumeno, Bucarest.

Sull’opera: “Madonna del Roseto” è un dipinto autografo di Domenico Veneziano realizzato con tecnica a tempera su tavola intorno al 1432-1437, misura 80,8 x 53,2 cm cm. ed è custodito nel Museo Nazionale d’Arte Rumeno a Bucarest. 

 Tradizionalmente la datazione della composizione viene attribuita al periodo 1432-37 nel quale sono compresi gli anni della prima maturità dell’artista a Firenze (rientro da Roma) e il momento della decorazione – purtroppo andata perduta – di una delle sale del palazzo Baglioni a Perugia.

Contro il fondo di un roseto a motivo tardogotico del nord Italia appare la Madonna, seduta su  una sedia di tipo “Savonarola” col Bambino scalciante tenuto sulle ginocchia, nell’atto di cogliere un fiore alla sua destra, suo tradizionale attributo.

Il cromatismo floreale, rosa e bianco, evidenzia la prefigurazione del sangue della Passione di Gesù la verginità di Maria.

Adorazione dei Magi (Berlino) di Domenico Veneziano

Domenico Veneziano: Adorazione dei Magi (Berlino)

Domenico Veneziano: Adorazione dei Magi (Berlino)
Domenico Veneziano: Adorazione dei Magi,  tempera su tavola, 1439-1441circa, diam. 84 cm, Gemäldegalerie, Berlino.

Sull’opera: “Adorazione dei Magi” è un dipinto autografo di Domenico Veneziano realizzato con tecnica a tempera su tavola intorno al 1439-1441, ha un diametro di 84 cm. ed è custodito nella Gemäldegalerie a Berlino. 

In precedenza si pensava che la composizione fosse in origine impiegata come vassoio o come un desco da parto, invece non è altro che una raffigurazione priva di specifica funzione, insieme al “Tondo Cook” di Filippo Lippi (Firenze, 1406 – Spoleto, 1469) e di Beato Angelico (Vicchio, 1395 circa – Roma, 1455), custodito nella National Gallery of Art a Washington .

Si conosce la committenza che viene riferita a Piero de’ Medici (Piero di Cosimo de’ Medici, 1416-1469)  nell’anno 1438, subito dopo la ricezione di una missiva che l’artista gli inviò da Perugia, nella quale Domenico chiedeva di svolgere al suo servizio la propria attività artistica a Firenze. Il dipinto dell’Adorazione dei magi fu portato a termine nel 1441.

Soddisfatto della composizione, Piero de’ Medici commissionò, poco dopo a Domenico, una decorazione ad affresco nella chiesa di Sant’Egidio a Firenze.

Qui vi lavorò insieme ad Alesso BaldovinettiAndrea del Castagno e Piero della Francesca, il quale rimase colpito dalla luminosità e dai chiaroscuri della pittura di Domenico. Purtroppo la detta decorazione andò perduta.

Il Tabernacolo Carnesecchi di Domenico Veneziano

Domenico Veneziano: Il Tabernacolo Carnesecchi

Domenico Veneziano: Tabernacolo Carnesecchi
Domenico Veneziano: Tabernacolo Carnesecchi, tempera su tavola trasferita su tela, anno 1440-1444 circa, National Gallery, Londra.

Sull’opera: Il “Tabernacolo Carnesecchi” corrisponde ad una serie di tre dipinti autografi di Domenico Veneziano realizzati con tecnica a tempera su tavola (attualmente trasferiti su tela) intorno al 1440-44. È costituito da un riquadro centrale (241 x 120 cm.) e due frammenti laterali (43 x 35,5 cm.). L’opera è custodita nella National Gallery a Londra. 

In precedenza la presente composizione si trovava al Canto dei Carnesecchi a Firenze, dove quella famiglia aveva le proprie abitazioni. Il “Canto” corrisponde all’incrocio di via Carnesecchi (oggi, via Rondinelli) con via Cerretani, nei pressi di Santa Maria Maggiore. il dipinto viene citato dal Vasari, che ne riferisce la committenza a Bernardo Carnesecchi.

L’opera, in pessimo stato di conservazione, raffigura nel riquadro centrale una Madonna in trono col Bambino e l’apparizione dell’Eterno nella zona alta che le invia, tramite raggi dorati, la benedizione insieme alla colomba dello Spirito Santo. La Vergine ha un un aspetto distinto e superbo, mentre il Bambino appare come un piccolo adulto in atto di dare la benedizione.

Nei due frammenti laterali, in origine facenti parte di ante apribili, sono stati identificati due santi: S. Antonio da Padova e S. Domenico di Guzman.

Similitudini stilistiche e compositive collegherebbero il Tabernacolo in esame con a quello dei Linaioli di Beato Angelico.

I due frammenti contenenti i santi:

Santo con la barba, 43 x 35,5 cm.

Santo con la barba, 43 x 35,5 cm.

Santo senza la barba

Santo senza la barba, 43 x 35,5 cm.