Opere di Francisco Zurbaran

Alcune tra più celebri opere di Francisco Zurbarán

Zurbaran: Autoritratto (attribuito)
Zurbaran: Autoritratto a lui attribuito, 1635-1640, Madrid, Museo del Prado

Pagine correlate all’artista: Cenni su biografia e vita artistica – Elenco delle opere – La critica – Il suo periodo.

Alcuni tra i quadri più importanti di Zurbarán

01 Zurbaran - Dipinti per San Pablo el Real a Siviglia

Dipinti per San Pablo el Real a Siviglia – Cristo Crocifisso,  cm. 290 x 168, Art Institute, Chicago.

04 Zurbaran - Dipinti per la Merced Calzada a Siviglia

Dipinti per la Merced Calzada a Siviglia – Visione della Gerusalemme celeste – cm. 179 x 223, Madrid, Museo del Prado.

07 Zurbaran - Dipinti per la Merced Calzada a Siviglia

Storie di San Bonaventura per un collegio francescano a Siviglia – Funerali di San Bonaventura –  cm. 250 x 225, Parigi, Louvre.

09 Zurbaran - Cristo fanciullo contempla la corona di spine

Cristo fanciullo contempla la corona di spine, cm. 165 x 230, Museum of Art, Cleveland.

10 Zurbaran - visione di Alonso Rodriguez

Visione di Alonso Rodriguez, cm. 266 x 167, Academia de San Fernando, Madrid.

11 Zurbaran - L'immacolata Concezione

L’immacolata Concezione, cm. 174 x 138, Colegio Parroquial de Nuestra Señora del Carmen, Jadraque (Castiglia-La Mancia).

12 Zurbaran - Il volto Santo

Il volto santo, cm. 70 x 51,5, Nationalmuseum, Stoccolma.

13 Zurbaran - L'immacolata Concezione con due giovani chierici

L’immacolata Concezione con due giovani chierici, cm. 252 x 168, Museo de Arte de Cataluna, Barcellona.

14 Zurbaran - Fatiche di Ercole e battaglie per il buen retiro

Fatiche di Ercole e battaglie per il buen retiro – La difesa di Cadice – cm. 302 x 323, Museo del Prado, Madrid.

16 Zurbaran - Cristo Crocifisso con un pittore.jpg

Cristo Crocifisso con un pittore, cm. 105 x 84, Museo del Prado, Madrid.

17 Zurbaran - Santa Rufina

Santa Rufina, cm. 183 x 109, National Gallery of Ireland, Dublino.

18 Zurbaran - Dipinti per Nuestra Senora de la Defension a Jerez de Frontera

Dipinti per Nuestra Señora de la Defension a Jerez de Frontera.

22 Zurbaran - Dipinti per San Roman a Siviglia

Dipinti per San Roman a Siviglia – San Romano e San Barula – cm. 246 x 185, Art Institute, Chicago.

23 Zurbaran - Dipinti del monastero de Guadalupe

Dipinti del monastero de Guadalupe.

26 Zurbaran - Dipinti per l'ospedale de la Sangre a Siviglia

Dipinti per l’ospedale de la Sangre a Siviglia – Santa Dorotea – cm. 173 x 103, Museo Provincial de Bellas Artes, Siviglia.

27 Zurbaran - San Gerolamo

San Gerolamo, cm. 185 x 103, Fine Arts Gallery, San Diego.

28 Zurbaran - San Francesco in meditazione

San Francesco in meditazione, cm. 64 x 53, Alte Pinakothek, Monaco.

Francisco Zurbaran: Dipinti per San Pablo el Real a Siviglia – Cristo Crocifisso

Francisco Zurbarán: Cristo Crocifisso

Francisco Zurbaran: Dipinti per San Pablo el Real a Siviglia
Dipinti per San Pablo el Real a Siviglia – Cristo Crocefisso,  cm. 290 x 168, Art Institute, Chicago.

Sull’opera: “Cristo Crocefisso” è un dipinto autografo Francisco Zurbarán, appartenente al ciclo dei “Dipinti per San Pablo el Real a Siviglia”, realizzato con tecnica a olio su tela nel 1627, misura 290 x 168 cm. ed è custodito nell’Art Institute di Chicago.

Storia e descrizione

Quando ancora si trovava a LIerena l’artista ricevette la committenza (documento datato 07.03.1626) da parte di fra Diego de Bordas, priore del convento di San Pablo (oggi chiesa parrocchiale de la Magdalena).

Zurbaran si impegnava a consegnare in otto mesi ventuno tele con quattordici narrazioni sulla vita di san Domenico e sette figure di dottori della Chiesa (quattro della Chiesa latina insieme ai santi Tommaso, Domenico e Bonaventura).

Nel documento della richiesta (27-6-1629), avanzata all’ayuntamiento di Siviglia dal consigliere Rodrìgo Suarez, si rileva che Zurbaràn avrebbe dovuto stabilirsi in detta città.

In San Pablo viene ricordato anche un Cristo crocefisso (quello sopra raffigurato) ubicato nell’oratorio della sagrestia, che non viene specificato nel contratto.

Inoltre, in una lettera di Zurbarán inviata il 29-5-1630 al visconte de la Corzana il pittore annuncia di aver portato a compimento un’altra tela per la stessa sagrestia, senza fornire però ulteriori indicazioni a tal proposito.

Dalle fonti settecentesche si ricavano solo indicazioni generiche sulle opere, che andarono in gran parte disperse nel 1691, a causa probabilmente del parziale sprofondamento strutturale della chiesa e, soprattutto, a causa degli effetti della rivoluzione francese e della secolarizzazione del convento, quest’ultima avvenuta nel 1835.

I “Dipinti per San Pablo el Real a Siviglia” che attualmente conosciamo sono: la “Apparizione della Vergine al monaco di Soriano” e la “Guarigione del beato Reginaldo d’Orléans” (entrambi di 190 x 230 cm., nella chiesa di Santa Magdalena); un “Sant’Ambrogio”, un “San Gregorio” e un “San Gerolamo” (tutti e tre di cm. 198 x 125, nel Museo Provincial de Bellas Artes, Siviglia); il presente “Cristo crocefisso”, firmato e datato dall’artista con la scritta “Franco Dezur fa 1627” (Art Institute di Chicago).

Cristo crocefisso

Sul cartiglio posto ai piedi della croce si legge “Franco Dezur fa 1627”. Il dipinto viene ricordato con grande elogio nel documento datato 1629 (si veda sopra).

Scomparve nel 1810 dall’oratorio del convento a seguito degli effetti della rivoluzione francese ed approdò presso il seminario gesuita di Canterbury intorno ai 1880, quindi nel collegio di Jersey (sempre dei gesuiti). Nel 1951 si trovava presso seminario di Chantilly.

L’opera, che venne proposta senza successo ai vari musei francesi, venne acquistata da un privato di Basilea nel 1952 da cui pervenne nell’attuale sede (1954).

Considerata come capolavoro da tutte le fonti ed elogiato da parte della critica contemporanea, l’opera apportò probabilmente un importante contributo alla carriera del giovane artista (allora ventinovenne): a tal proposito l’opera viene ricordata per motivare la necessità che il pittore si dovesse trasferire a Siviglia per la realizzazione delle ventuno tele.

Palomino, nel descrivere il quadro informava anche sugli gli effetti che esso produceva sui visitatori che, trovandosi in penombra e dietro un’inferriata, veniva di solito scambiato per una scultura.

Guinard ne evidenziò il realismo nella fattura dei chiodi, nelle asperità delle assi della croce, nell’irregolarità del cartiglio, non tralasciando quello derivato dalla disposizione dei piedi, giustapposti invece che incrociati, tipico dei crocifissi del Pacheco.

Il Crocifisso ed altre raffigurazioni del ciclo

01 Zurbaran - Dipinti per San Pablo el Real a Siviglia

Cristo Crocifisso,  cm. 290 x 168, Art Institute, Chicago.

02 Zurbaran - Dipinti per San Pablo el Real a Siviglia

San Gregorio, cm. 198 x 125, Museo Provincial de Bellas Artes, Siviglia.

03 Zurbaran - Dipinti per San Pablo el Real a Siviglia

San Gerolamo, cm. 198 x 125, Museo Provincial de Bellas Artes, Siviglia.

Sant'Ambrogio

Sant’Ambrogio, cm. 198 x 125, Museo Provincial de Bellas Artes, Siviglia.

Guarigione del beato Reginaldo d'Orléans

Guarigione del beato Reginaldo d’Orléans, 190 x 230 cm., chiesa di Santa Magdalena.

Apparizione della Vergine al monaco di Soriano

Apparizione della Vergine al monaco di Soriano, 190 x 230 cm., chiesa di Santa Magdalena.

Biografia e vita artistica di Francisco Zurbaran

Biografi di Zurbaran (Fuente de Cantos, 1598 – Madrid, 1664)

Zurbaran: Autoritratto (attribuito)
Zurbaran: Autoritratto a lui attribuito, 1635-1640, Madrid, Museo del Prado

Da documentazioni certe si ricava che Francisco de Zurbarán fu battezzato il 7 novembre 1598 nella chiesa di Fuente de Cantos, nell’Estremadura. Suo padre era Luis de Zurbarán, un ricco commerciante di origine basca, e sua madre Isabel Márquez.

A sedici anni entrò come allievo nella bottega di Pedro Diaz de Villanueva a Siviglia, un pittore poco noto che realizzava soggetti a tema devozionale.

Il primo dipinto arrivato ai nostri giorni con la sua firma (“Franco de Zurbarán fac/1616”) è l’Immacolata Concezione, realizzata su commissione di un convento sivigliano ed attualmente custodita a Bilbao presso una collezione privata. In questa opera, piuttosto modesta nel suo insieme, vengono evidenziati gli influssi di artisti italiani come Tiziano, Pordenone, Donatello, Marco Dente e Domenico Campagnola.

Nel 1617 si stabilì a Llerena dove conobbe Maria Paez de Silices, una donna di dieci anni più grande di lui, figlia di un norcino locale. Con essa si unì in matrimonio e, nel febbraio dell’anno successivo, nacque la sua prima figlia, Maria.

Il 5 novembre 1618 gli venne affidato l’incarico per la realizzazione di una Madonna, andata perduta, della quale è documentato il compenso che l’artista ricevette dal Municipio di Llerena nell’anno successivo.

Il 20 luglio 1620 nacque il secondogenito, Juan.

Nel 1622 realizzò per la Cappella del Rosario della chiesa di Fuente de Cantos un ciclo di quindici tele aventi per tema i Misteri del Rosario. Il ciclo, oggi completamente disperso, fu richiesto dalla parrocchia per volontà testamentaria del canonico Alonso Garcia del Carro.

Il 13 luglio 1623 gli nacque la terzagenita, Isabel Paula, ma poco dopo, nello stesso anno, gli morì la moglie Maria. Due anni dopo Zurbarán si risposò con una nobile vedova llerenese, Beatriz de Morales, anche questa volta di una diecina di anni più anziana di lui.

Dipinti per San Pablo el Real - Apparizione della Vergine.
Dipinti per San Pablo el Real – Apparizione della Vergine.

Il 17 marzo 1626 gli vennero commissionati ventuno dipinti (“Dipinti per San Pablo el Real a Siviglia”) dal priore del convento (attualmente chiesa della Magdalena) di San Pablo a Siviglia, da realizzare in un periodo abbastanza ristretto, otto mesi: quattordici tele dovevano narrare la vita di san Domenico, mentre le rimanenti avrebbero dovuto rappresentare i Dottori della Chiesa nel loro esercizio.

In seguito alla guerra napoleonica del 1810 e, più tardi, alla secolarizzazione del convento (1835), dell’intero ciclo è rimasto ben poco: la “Apparizione della Vergine al monaco di Soriano” e la “Guarigione del beato Reginaldo d’Orléans” (nella stessa chiesa); un “Sant’Ambrogio”, un “San Gregorio” e un “San Gerolamo” (Museo di Siviglia); un “Cristo crocefisso”, firmato e datato dall’artista con la scritta “Franco Dezur fa 1627” (Art Institute di Chicago).

Dipinti per San Pablo el Real a Siviglia - Cristo Crocefisso, cm. 290 x 168, Art Institute, Chicago.
Dipinti per San Pablo el Real a Siviglia – Cristo Crocefisso, cm. 290 x 168, Art Institute, Chicago.

Quest’ultimo, non citato nell’elenco dei dipinti della committenza ma proveniente anch’esso dal convento sivigliano, scomparve nel 1810 dal convento e riapparve nel 1880 in Inghilterra. Nel 1954 venne acquistato dall’ Art Institute di Chicago.

Sia nella composizione della “Guarigione del beato” che in quella dell’ “Apparizione della Vergine” si evidenziano gli influssi di Juan Sánchez Cotán (1560 – 1627), un pittore fra i massimi esponenti spagnoli del genere del bodegòn, e la predilezione per strutture compositive oblique, nonché per le figure allungate come la Maddalena della stessa Annunciazione. Queste ultime, unite ai volti con lo sguardo pensieroso,  diventeranno il modello delle sue future rappresentazioni femminili. Secondo la storica dell’arte, Mina Gregori (Cremona, 7 marzo 1924), il vigoroso contrasto luminoso a cui le figure in primo piano sono soggette «le astrae dal contesto ambientale, nello stesso tempo caricandole di realtà quotidiana. Indagandole più a fondo, ci si rende conto che assecondano una strutturazione simmetrica dello spazio pittorico, imperniata su direttrici ortogonali, e che la fonte luminosa concorre con la sua drastica unicità a stringere legami di per sé resi ben saldi dal ricorso a schemi tanto elementari» (Mina Gregori).

Il “Cristo crocefisso” dell’Art Institute di Chicago, appartenente al ciclo “Dipinti per San Pablo el Real a Siviglia” viene considerato dagli studiosi di tutti i tempi come il primo capolavoro realizzato dall’artista, quando aveva ventinove anni. Questo dipinto certamente contribuì ad aprire a Francisco la strada per una carriera di grande successo. In esso si rileva una pittura solida, di forte effetto plastico e realistica nel dettaglio. Guinard ne evidenziò il realismo nella fattura dei chiodi, nelle asperità delle assi della croce, nell’irregolarità del cartiglio, non tralasciando quello derivato dalla disposizione dei piedi, giustapposti invece che incrociati, tipico dei crocifissi del Pacheco.

Il 26 maggio gli fu affidato l’incarico per la decorazione di un altare nella chiesa del convento de la Encarnación ad Arcos de la Frontera; nel registro basso l’artista doveva raffigurare, ai lati di una scultura situata nella zona centrale, i due San Giovanni (Evangelista e Battista); nel registro principale doveva essere rappresentata l’Annunciazione fra i santi Francesco e Chiara e,  nell’attico, il Cristo crocefisso.

Nel 1637 Zurbarán rientrò a Siviglia con il titolo di pittore alla corte del re: in quel periodo la sua fama aveva raggiunto il massimo livello. Qui realizzò importantissimi cicli pittorici, tra i quali ricordiamo quello per i certosini di Jerez (oggi smembrato in più parti) ed uno per i geronimiti di Guadalupe, questi ultimi caratterizzati da vigorosi contrasti luministici.

Negli anni Cinquanta iniziò il declino dell’artista, con il grande pubblico che preferiva la pittura del giovane Murillo  arrivato a Siviglia nel 1645. I questo periodo Zurbarán incominciò a lavorare con committenze legate alle colonie spagnole in America, soprattutto quelle nel Messico.

“Dipinti per la Merced Calzada a Siviglia” di Francisco Zurbaran

Dipinti per la Merced Calzada a Siviglia di Francisco Zurbarán

Francisco Zurbaran: Dipinti per la Merced Calzada a Siviglia
Dipinti per la Merced Calzada a Siviglia: Sopra – Visione della Gerusalemme celeste – cm. 179 x 223, Madrid, Prado.

Sull’opera: “Dipinti per la Merced Calzada a Siviglia” è un ciclo pittorico di Francisco Zurbarán realizzato con tecnica a olio su tele intorno al 1629-30 (o forse più). Il complesso fu smembrato ed alcune opere andarono disperse, mentre altre si trovano presso i vari musei. 

Descrizione e storia

Il presente ciclo determinò il trasferimento dell’artista, che dovette spostarsi da Llerena a Siviglia.

Il contratto, datato 23-08-1628 e stipulato con fra’ Juan de Herrera, priore del convento mercedario (poi trasformato nel Museo de Bellas Artes), prevedeva la realizzazione entro dodici mesi di ventidue tele con le storie di san Pietro Nolasco (fondatore di quell’Ordine), destinate alla decorazione del chiostro piccolo.

Poiché su una delle tele è riportata la data (1630), è verosimile pensare che il ciclo, nonostante l’impiego di aiuti, fosse stato portato a compimento in tempi più lunghi.

Ai lavori partecipò probabilmente Francisco Reyna, come lascia supporre una descrizione manoscritta [in Palomino e Ponz] delle opere del convento, datata 1732.

La tela del 1630, comunque, risultava integrata con dipinti non contemplati nel contratto, ovvero: diverse figure di dottori (undici secondo Ceàn) dell’Ordine mercedario (per Guinard da assegnare al periodo 1630-35, in cui compaiono un monaco dell’Ordine, fra’ Jeronimo Perez, fra’ Pedro Machado, fra’ Francisco Zumel, fra’ Hernando de Santiago, fra’ Pedro de Oña, un vescovo, un altro monaco mercedario), il San Serapione (1628) e alcuni martiri dello stesso ordine.

Il complesso pittorico fu smembrato prima degli eventi politici e sociali che portarono alla rivoluzione francese. Varie raffigurazioni di Dottori furono portate via da Manuel Godoy per arricchire la propria collezione a Madrid.

Alcune storie di san Pietro Nolasco furono vendute dagli stessi religiosi a persone o organizzazioni non identificabili; infine, le rimanenti tele andarono perdute in seguito alla secolarizzazione del convento, avvenuta nel 1835.

Oltre alle opere autografe di Zurbarán a noi pervenute, riferite al presente complesso pittorico ed quelle certamente documentate (di cui si si fa l’elenco qui di seguito), rimane da ricordare una Professione di san Pietro Nolasco che passò per la vendita (1860) di Lopez Cepero, mancante purtroppo di altre notizie.

Nella sopracitata descrizione del 1732 sono inoltre riportati: otto Fondatori (formato ovale) di Ordini a mezzo busto negli angoli del chiostro; un san Pietro Nolasco che visita la tomba di san Raimondo Nonnato, attribuito a Francisco Reyna.

Un’altra tela, che Guinard ipotizzava legata al San Raimondo di Peñafort.

Lo studioso si riferiva sicuramente allo stesso ciclo di quattro storie di san Pietro Nolasco custodite nella cattedrale di Siviglia, che lui stesso attribuiva a Reyna, e cioè: il “Miracolo della Vergine”, il “Miracolo della barca”, la “Morte di san Pietro Nolasco” e “San Ferdinando che consegna una statua della Vergine”.

Qui di seguito sono elencate le opere

Nella sala De Profundis

  • IL BEATO SERAPI0NE, Hartford, Wadsworth Atheneum, 120 X 103, anno 1628. Sul cartiglio posto a destra si legge: “B. Serapius. Franco de Zurbaràn fabt. 1628″. In origine si trovava nella sala De Profundis (cosi chiamata perché in essa vi si esponevano i monaci defunti prima della sepoltura) a un lato della porta del refettorio. Nella parte opposta si trovava il suo pendant (opera successiva, andata perduta), anch’essa raffigurante un monaco mercedario. Probabilmente identificabile con il dipinto di ugual tema (ma con misure leggermente diverse: 115 x 92 cm.) elencato nei depositi dell’Alcazar nel 1810. Guinard ipotizzò però che tale registrazione fosse riferita ad un’altra versione, proveniente dalla Merced Descalza,  le cui tele si pensa siano passate tutte all’Alcazar. L’opera, comunque, appartenne fino al 1832 a Julian Williams, console inglese a Siviglia. Più tardi passò al londinese Richard Ford, alla cui vendita – svolta nel 1836 – fu acquistato da Montagne John Cholmeley (Easton Hall, Grantham) e quindi, nel 1947, dalla collezione newyorkese Koetser, dalla quale pervenne alla sede attuale. Trattasi di uno dei più importanti dipinti della produzione giovanile di Zurbarán.

  • MONACO MERCEDARIO, anno 1628 (?) Pendant del Beato Serapione: già alla fine del Settecento non risultava più in loco.

  • Altro MONACO MERCEDARIO, Madrid, Rumeu de Armas-Cruzat, 68X55, anno 1628. Nel 1905 apparteneva al marchese di Casa Argudin a Madrid. Registrato da Scria come probabile pendant del Beato Serapione, con ritratto lo stesso modello.

Nella chiesa

  • BUSTO DI SANTO anni 1628-30(?). Le antiche fonti parlano di due composizioni con lo stesso tema appese ai pilastri vicino l’altare: pare che non siano identificabili con nessuna delle opere note di Zurbarán.

Nel Chiostro piccolo

  • VISIONE DELLA GERUSALEMME CELESTE, Madrid, Museo del Prado, 179 X 223, anno 1629. La tela fu venduta dagli stessi frati a Lopez Cepero che più tardi (1821) !a cedette a Ferdinando VII. Guinard evidenziò come la strutturazione dell’angelo, “robusto ragazzo, un po’ rustico”, si stesse affinando nella produzione successiva del pittore.

  • APPARIZIONE DI SAN PIETRO CROCIFISSO A SAN PIETRO NOLASCO, Madrid, Museo del Prado, 179 X 223, anno 1629, firmato e datato in basso al centro: “FRANCISCVS DE ZVRBARAN / FACIEBAT 1629”. Le vicende dstoriche sono le stesse della VISIONE.

  • SAN PIETRO NOLASCO CON TRE GENTILUOMINI, (conosciuto anche come il Ritrovamento dell’immagine della Vergine del Puig), Dallas, Stewart (notizia del 1970), 171 X 212, anno 1630. L’opera si trovava, nel 1838, nella Galene espagnole del Louvre. Passò alla collezione Drax di Londra tramite la vendita delle collezioni di Luigi Filippo avvenuta nel 1853 e quindi, nel 1935, alla collezione Seligmann a New York. Nel 1944 approdò alla International Studio Art Corporation della stessa città, dal quale pervenne a Stewart.

  • RITROVAMENTO DELL’IMMAGINE DELLA VERGINE DEL PUIG, Cincinnati, Art Museum, 164 X 208, anno 1630. Firmato e datato in basso a sinistra con la scritta “FRANco DE ZURBA[RAN] FAT./1630″. Sarebbe stata tagliata una fascia di 15 cm nella parte superiore e 7,5 cm. per ogni lato [Soria]. Apparteneva a Luigi Filippo, alla cui vendita, svoltasi nel 1853, fu acquistato da Pearce. Alla vendita di quest’ultimo (1872) passò a Myers. Nel 1915 apparve alla vendita Crews (1915) dalla quale passò a Sulley che ne fece dono nel 1917 all’Art Museum di Cincinnati.

Nella Sala de Laminas

  • SAN JERÓNIMO CARMELL, Siviglia, Museo Provincial de Bellas Artes, 194 X 110, anno  1630. La tela reca la scritta: “S. CARMELO OBISPO DE TE/RVEL”. Pendant del prossimo dipinto, con cui pervenne nel 1836 nell’attuale museo. L’appartenenza delle due tele al ciclo della Merced Calzada fu dimostrata Guinard [“AEA” 1947].

  • SAN JERÓNIMO CARMELL, Madrid, Chiesa di santa Barbara, 211 x 124, anno 1630 (si veda la precedente opera).

  • SAN PEDRO PASQUAL, Siviglia, Museo Provincial de Bellas Artes, 194 X 110, anno 1630. In alto sulla destra si legge: “SAN PASQUAL / OBISPO DE JAEN” (si vedano le due opere precedenti).

Nella Biblioteca

  • MONACO MERCEDARI0, Madrid, Academia de San Fernando, 204 X 122, anno 1633. L’opera apparteneva certamente sicuramente, con le prossime quattro tele qui elencate, al ciclo Merced Calzada. Tutti e cinque i dipinti vennero requisiti durante l’invasione francese dal ministro Godoy a suo personale beneficio. Pervennero all’Academiade san Fernando nel 1816.

  • FRA’ JERONIMO PEREZ, Madrid, Academia de San Fernando, 204 X 122, anno 1633. In alto a destra si legge “M[aestr]o F[ray] GERONIMO PEREZ”.

  • FRA’ FRANCISCO ZUMEL, Madrid, Academia de San Fernando, 204 X 122, anno 1633. In alto a destra si legge “M[aestr]o F[ray] FRANCISCO ZUMEL”.

  • FRA’ PEDRO MACHADO, Madrid, Academia de San Fernando, 204 X 122, anno 1633. In alto a destra si legge “M[aestr]o F[ray] PEDRO MACHADO”.

  • FRA’ HERNANDO DE SANTIAGO, Madrid, Academia de San Fernando, 204 X 122, anno 1633. In alto a destra si legge: “M[aestro] FR[AY] FERMANDO DE S[AN]TIAGO DE ORO VERA EFIGIE”.

  • FRA’ PEDRO DE ONA. Siviglia, Ayuntamiento, 200 X 116, anno 1633.  In alto a destra si legge: “D[on] F[ray] PEDRO DE ONA / OBISPO DE GAETA”. Concordemente ritenuto appartenere al ciclo in esame. Lo scoprì il marchese di Lozoya nel 1951 nel convento delle monache mercedarie a Siviglia. Pervenne tramite acquisto al municipio locale e quindi al Museo de Bellas Artes fino al 1959, anno in cui entrò nell’attuale sede.

  • VESCOVO MERCEDARIO, Pau, Musée des Beaux-Arts, 190 X 115, anno 1633. II riferimento al ciclo lo ipotizzarono Soria e Guinard. In precedenza faceva parte della collezione La Caze e dal 1872 si trova nel museo attuale. Sul dorso di un libro sul tavolo si legge: “Biblia Sacra”. Molteplici sono le ridipinture, in parte rimosse nel corso del restauro del Louvre nel 1955.

  • MONACO MERCEDARIO, anno 1630-35. In precedenza apparteneva alla collezione del marchese de Martorell. L’opera fu  pubblicata da Mayer [“ZBK” 1927-28]. L’identificazione di appartenenza al ciclo in esame l’avanzò Guinard, che giudicava l’opera interessante anche se di differente qualità pittorica,  probabilmente a causa di un improprio restauro.

Storie di San Bonaventura per un collegio francescano a Siviglia di Francisco Zurbaran

Francisco Zurbarán: Storie di San Bonaventura per un collegio francescano a Siviglia

Francisco Zurbarán: Storie di San Bonaventura per un collegio francescano a Siviglia - Funerali di San Bonaventura
Storie di San Bonaventura per un collegio francescano a Siviglia – Funerali di San Bonaventura, 250 x 225, Parigi, Louvre

Sull’opera: “Storie di San Bonaventura per un collegio francescano a Siviglia” è un ciclo pittorico, formato da quattro dipinti, realizzato da Francisco Zurbarán con tecnica a olio su tela nel 1629, misura 250 x 225 cm. ed è custodito nel Museo del Louvre a Parigi. 

II contratto, datato 30-12-1627, stipulato da Francisco Herrera il Vecchio (Siviglia, 1576 circa – Madrid, 1656 circa) con il collegio di San Buenaventura prevedeva la realizzazione di sei dipinti da portare a termine in nove mesi, consentendo al pittore sivigliano di farsi aiutare da un collega.

Al contratto apportarono variazioni poiché Herrera realizzò soltanto le prime quattro composizioni. Le altre quattro le affidarono a Zurbarán, passando da sei a otto composizioni.

Gli otto dipinti, che in origine erano esposti in alto nelle pareti della navata (da un lato quelli di Herrera, dall’altro quelli di Zurbarán), andarono tutti dispersi (alcuni riapparsi) in seguito alle conseguenze dell’invasione francese e della secolarizzazione del collegio, quest’ultima avvenuta nel 1835.

Qui di seguito sono riportate le quattro opere realizzate da Zurbarán

Le opere

VISITA DI SAN TOMMASO D’AQUINO A SAN BONAVENTURA

Dimensioni 226 X 256 cm., anno 1629.

In basso a sinistra si legge: “Fco‘” DE ZURBARAN / FATA 1629″. Si trovava nei depositi dell’Alcázar nel 1810. Fu trasferito in Francia dal maresciallo Soult ed in seguito fu acquistato dal Kaiser Friedrich Museum di Berlino nel 1852. Andò distrutto nel 1945 a causa di un bombardamento.

SAN BONAVENTURA AL CONCILIO DI LI0NE

Parigi, Louvre, 239 X 222 cm., anno 1629.

Si trovava nei depositi dell’Alcázar nel 1810.  Il maresciallo Soult lo trasferì in Francia, dalla vendita cui vendita (1352) pervenne al Museo del Louvre.

SAN BONAVENTURA IN PREGHIERA

Dresda, Gemäldegalerie, 250 X 225 cm., 1629.

Elencato nei depositi dell’Alcázar, nel 1810, con il titolo di “Sant’Antonio con un angelo”. Ritornò alla sede di origine nel 1814, ove vi rimase fino al 1835, quindi (1833) pervenne al Louvre nella Galerie Espagnole, questa volta con il titolo di “San Francesco in meditazione”. Alla vendita dei beni di Luigi Filippo (1853) l’opera entrò dal museo di Dresda.

FUNERALI DI SAN BONAVENTURA

Parigi, Louvre, 250 X 225 cm., (raffigurato sopra), anno 1629. Si trovava nei depositi dell’Alcázar nel 1810. Apparve alla vendita Soult del 1852 e diventò proprietà dello stato nel 1858. Attualmente al Louvre.

“Cristo fanciullo contempla la corona di spine” di Francisco Zurbaran

Cristo fanciullo contempla la corona di spine di Zurbaran

Francisco Zurbarán: Cristo fanciullo contempla la corona di spine
Cristo fanciullo contempla la corona di spine, cm. 165 x 230, Museum of Art, Cleveland.

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Opera successiva

Descrizione e storia del “Cristo fanciullo contempla la corona di spine”

Sull’opera: “Cristo fanciullo contempla la corona di spine”, o “La casa di Nazareth” un dipinto autografo di Francisco Zurbarán realizzato con tecnica a olio su tela nel 1630, misura 165 x 230 cm. ed è custodito nel Museum of Art di Cleveland.

  In precedenza la composizione in esame faceva parte di una collezione privata francese. Entrò nel museo di Cleveland nel 1960 come opera ignorata dalla critica. Fu Guinard ad identificarla per primo con il dipinto legato alla vendita dei beni del conte di Aldestorff, svoltasi a Parigi nel 1821, che dettagliatamente lo descrisse nel catalogo assegnandolo a “Surbarán, peintre de l’école de Valence”.

 Esistono due versioni di Zurbarán del “Cristo fanciullo che contempla la corona di spine”. Quella in esame, più grande rispetto all’altra per contenere anche la figura della Madonna, strutturata sul modulo del triangolo (figure della Vergine e del figlio, le due colombe sulla sinistra), la incontriamo su ripetute versioni di bottega, tra cui si segnalano la “Sacra Famiglia con i santi Anna e Gioacchino” del De Perinat di Madrid e “Rodrigo Fernandez de Santaella” del Seminario di Telmo a Siviglia.

Visione di Alonso Rodriguez di Francisco Zurbaran

Visione di Alonso Rodriguez di Francisco Zurbarán

Francisco Zurbarán: Visione di Alonso Rodriguez
Visione di Alonso Rodriguez, cm. 266 x 167, Academia de San Fernando, Madrid.

Sull’opera: “Visione di Alonso Rodriguez” è un dipinto autografo di Francisco Zurbarán realizzato con tecnica a olio su tela nel 1630, misura 266 x 167 cm. ed è custodito nella Academia de San Fernando a Madrid. 

In basso nella zona a sinistra si legge: “Fco DE ZURBARAN FA / 1630″. In precedenza la tela in esame si trovava presso la casa professa dei gesuiti a Siviglia, ove vi rimase per un lunghissimo periodo (nel Settecento era ancora esposto su una parete della sagrestia).

L’identificazione del modello per la figura di Alonso Rodriguez porta ad un modesto portinaio del collegio gesuita a Palma di Maiorca, presente – secondo Soria – anche in un’incisione dal vero di Anton Wierix.

“L’immacolata Concezione” di Francisco Zurbaran

L’immacolata Concezione di Francisco Zurbarán

Francisco Zurbarán: L'immacolata Concezione
L’immacolata Concezione, cm. 174 x 138, Colegio Parroquial de Nuestra Señora del Carmen, Jadraque.

Sull’opera: “L’immacolata Concezione” è un dipinto autografo di Francisco Zurbarán realizzato con tecnica a olio su tela nel 1630, misura 174 x 138 cm. ed è custodito nel Colegio Parroquial de Nuestra Señora del Carmen a Jadraque (Castiglia-La Mancia). 

Della composizione in esame non si sapeva nulla fino alla fine dell’Ottocento. Agli inizi dello scorso secolo si scoprì che apparteneva alla famiglia de Saavedra, che l’aveva ereditata da M. Q. de Jovellanos. Nel 1952, tramite donazione, l’opera entrò nel Colegio.

Nonostante l’assegnazione a Zurbarán di Beruete (1920) la tela rimase ignota a gran parte della critica fino al 1964, anno in cui apparve in una mostra dedicata all’artista.

In seguito a una pulitura della stesura pittorica, il riferimento allo Zurbarán venne confermato dalla Sanz-Pastor ed accettato da altri vari studiosi, che conversero anche sulla verosimile identificazione nel dipinto che l’Ayuntamiento di Siviglia commissionò a Zurbarán l’8 giugno 1630. Infatti tale data indica anche l’affinità con lo stile del dipinto.

“Il volto santo” di Francisco Zurbaran

“Il volto santo” di Francisco Zurbaran

Francisco Zurbarán: Il volto Santo
Il volto santo, cm. 70 x 51,5, Nationalmuseum, Stoccolma.

Sull’opera: “Il volto santo” è un dipinto autografo di Francisco Zurbarán realizzato con tecnica a olio su tela nel 1631, misura 70 x 51,5 cm. ed è custodito nel Nationalmuseum di Stoccolma. 

 Esistono altre due versioni autografe dello stesso artista, una in una collezione privata a Buenos Aires e l’altra nella collezione Avilés a Madrid.

In precedenza la presente composizione faceva parte della collezione Standish. Venne registrata nel catalogo del Louvre (1842) come opera di pittore ignoto. Dalla casa Christie di Londra (1853) passo in proprietà di Sir William Stirling Maxwell.

Si trova nell’attuale museo dal 1957.

“L’immacolata Concezione con due giovani chierici” di Francisco Zurbaran

L’immacolata Concezione con due giovani chierici di Francisco Zurbarán

Francisco Zurbarán: L'immacolata Concezione con due giovani chierici
L’immacolata Concezione con due giovani chierici, cm. 252 x 168, Museo de Arte de Cataluna, Barcellona.

Sull’opera: “L’immacolata Concezione con due giovani chierici” è un dipinto autografo di Francisco Zurbarán realizzato con tecnica a olio su tela nel 1632, misura 252 x 168 centimetri. L’opera è custodità nel Museo de Arte de Cataluna a Barcellona. 

In basso, nella zona centrale, si legge “FRANCO DE ZVRBARAN FACIE 1632″.

Sulle tavole che i due cherubini sorreggono ai lati dell’Immacolata appare la scritta “QVAE EST ISTA” e “AVRORA CONSVRGENIS” (riferita al Cantico dei cantici, VI, 10).

Altre due iscrizioni appaiono in prossimità delle labbra dei due chierici, entrambe leggibili dal basso verso l’alto. Nella, a sinistra, prima si legge “MONSTRA TE ESSE MATREM”. Nell’altra, a destra, “MITES FAC ET CASTOS” (dall’inno mariano Ave Maris Stella).

Della antica storia del dipinto non si sa nulla se non la tradizionale supposizione che sia rimasto a Siviglia e che, nel 1912, apparteneva al principe Pedro Aladro a Jerez.

Più tardi passò a far parte della collezione di Almocadén Domecq, sempre nella stessa città, da cui approdò da Jaime Espona a Barceilona, alla cui morte (1958) pervenne all’attuale museo.