La tomba di Seti I (KV17)

I dati della tomba di Seti I (KV17):

  • Località: Valle dei re

  • Sigla della tomba: KV17

  • Titolare della tomba: Seti I (conosciuta anche come “Tomba Belzoni”)

  • Dinastia: XIX

  • Periodo: 1294 – 1279 a. C.

  • Lunghezza: Intorno ai 100 metri
  • Note sul sarcofago: –
  • Data della scoperta: 16/18 ottobre 1817
  • Note sullo scopritore: Giovanni Battista Belzoni
Particolare della decorazione di un pilastro della prima sala con il faraone
Particolare della decorazione di un pilastro della prima sala con il faraone.

La tomba di Seti I, figlio di Ramesse I e padre di Ramesse II, per il suo buono stato di conservazione, viene considerata dagli esperti come la tomba più bella ed interessante.

L’italiano Belzoni, suo scopritore, iniziava gli scavi il 16 ottobre del 1817 ai piedi di un ripido pendio, convinto di non fallire nell’impresa. I suoi aiutanti, i fellah lavoravano con grande scetticismo ma non riuscirono a far cambiare idea al Belzoni.

L’entrata, bloccata da due grossi massi, fu trovata dopo soltanto due giorni di lavoro. Una volta liberato l’ingresso dai massi si ebbe il libero accesso ad una grandissima tomba della lunghezza di 110 metri. La esplorarono  in lungo ed in largo e furono stupiti dall’ottimo stato di conservazione generale e della decorazione ancora intatta.

Il giorno dopo, il Belzoni riuscì a superare un pozzo che ostacolava il suo proseguimento e si accorse della vastità della tomba. Vennero così scoperte un gran numero di stanze e di corridoi.

Dalla visione generale delle bellezze dell’intera tomba, Belzoni si aspettava di trovare un ricchissimo tesoro, ma rimase per questo deluso: furono trovati soltanto alcuni frammenti di giare, frantumi di statuette ed una carcassa di toro. Nonostante la bellezza della tomba, questa fu quasi snobbata dalla maggior parte degli archeologi; soltanto pochi anni fa, nel 1991 furono pubblicate per la prima volta alcune fotografie, scattate nel 1921.

La meravigliosa tomba contiene anche i libri che descrivono il rito della sepoltura. Alcune raffigurazioni presenti nella tomba sono incomplete, ma si pensa che ci sia stata la volontà di spiegare, con l’incompiutezza, le varie fasi di lavorazione nella decorazione parietale.

Uno dei lavori più stupefacenti è il sarcofago del faraone, costruito in calcite (un tipo di alabastro preziosissimo), con proprietà di buone trasparenze quando la luce ne colpisce le pareti. Il coperchio fu danneggiato, mentre l’intero sarcofago è oggi conservato in un Museo  privato, il Sir John Soane’s Museum a Londra. Alcuni bassorilievi si trovano nel museo del Louvre, altri al “Museo”  di Firenze.

Seti era anche un ottimo costruttore e, probabilmente proprio per questa ragione la sua tomba è la più ampia e bella. La tomba è composta da lungo corridoio intervallato da scale A e B. Dopo aver raggiunto la camera del pozzo C e la prima stanza a pilastri D, la quale permette l’accesso ad un’altra sala E, il corridoio continua cambiando leggermente l’orientamento verso sinistra (F, G, H) ed incanala ad una seconda stanza a pilastri “I” tra due cappelle (K,L) proseguendo fino alla cappella del sarcofago M. Due piccole stanze decorate (N a sinistra ed O a destra) si affacciano sulla stanza del sarcofago. Dalla stanza seguente (P), priva di decorazione, si passa ad un altro corridoio, parzialmente esplorato e probabilmente incompiuto.

28-01 antichi egizi - pianta tomba di Seti I

Pianta della tomba

28 antichi egizi - tomba di Seti I

Raffigurazione della quinta divisione del Libro delle Porte (prima sala) 

29 antichi egizi - tomba di Seti I

Raffigurazione della quinta divisione del Libro delle Porte (prima sala)

30 antichi egizi - tomba di Seti I

Due pilastri e la figura di Osiri tra due feticci di Anubi; sul fondo ci sono scene dal Libro di Amduat

31 antichi egizi - tomba di Seti I

La barca del Sole con il dio dalla testa di ariete insieme ad altre divinità. Sulla prora ci sono due serpenti che simboleggiano le divinità protettrici Nefti ed Isi.

32 antichi egizi - tomba di Seti I

Particolare del soffitto delle costellazioni

32 antichi egizi - tomba di Seti I part
Particolare del soffitto delle costellazioni

Tomba di Thumtmose III (KV34)

antichi egizi - pianta Tomba di Thutmose III
Tomba di Thumtmose III (KV34)

I dati della tomba di Thumtmose III (KV34):

  • Località: Valle dei re

  • Sigla della tomba: KV34

  • Titolare della tomba: Thutmose III (o Thutmose II)

  • Dinastia: XVIII

  • Periodo: 1458 – 1425 a. C.(o 1479 – 1425 a. C.)

  • Lunghezza: Intorno ai 55 metri
  • Note sul sarcofago: in arenaria rossa, sopra un basamento di alabastro
  • Data della scoperta: 12/02/1898
  • Note sullo scopritore: Victor Loret.

La KV35 appartiene a Thutmose III ma forse, come egli stesso riportò, in quella tomba vi fu sepolto il padre, Thutmose II.

La tomba si trova nell’estremità meridionale della Valle. La pianta è molto semplice: prima il corridoio con scale (A), segue la scala B e la scala C per accedere al pozzo D. Quindi si entra in un’anticamera a pilastri E. Da qui, con un netto cambio di direzione, si va verso il sarcofago F. La forma del cartiglio che racchiude il nome del re è ellittica con quattro piccoli annessi (H,G,I,J)

Le pareti sono decorate con figure accennate dal tratto rapido e sommario. I geroglifici sono corsivi come stesi su un grandissimo papiro.

Le scene alludono al viaggio del Sole nel mondo dei morti (Libro dell’Amduat)

03 antichi egizi - pianta Tomba di Thutmose III

Viaggio del sole nel mondo dei morti – il dio Atum con un serpente alato

04 antichi egizi - Tomba di Thutmose III

Viaggio del sole nel mondo dei morti – Il sovrano con lo scettro e mazza – il sovrano allattato dalla dea Isi.

05 antichi egizi - Tomba di Thutmose III
Viaggio del sole nel mondo dei morti – La quarta ora della notte con la barca solare che discende alla caverna di Sokari.

Tomba di Amenofi II (KV35)

I dati della tomba di Amenofi II (KV35):

  • Località: Valle dei re

  • Sigla della tomba: KV35

  • Titolare della tomba: Amenhotep II

  • Dinastia: XVIII

  • Periodo: 1425 – 1401

  • Lunghezza: Intorno ai 60 metri

  • Note sul sarcofago: in arenaria rossa
  • Data della scoperta: 09/03/1898
  • Note sullo scopritore: Victor Loret
Tomba di Amenofi II (KV35)
Nella foto sopra: Il re davanti alla dea Hathor che gli offra il segno della vita.

Questa tomba è più o meno uguale a quella di Thutmose III (KV34). Si presenta con un corridoio, una sala a pilastri che, con un cambio di direzione a 90 gradi porta alla camera del sarcofago, di forma rettangolare a sei pilastri, l’unica con decorazioni.

Nei pilastri sono rappresentati i dipinti con le figure del faraone accolto da alcune divinità.

In questa tomba sono state rinvenute nove mummie regali e trasferite al Museo del Cairo. Nell’antichità la tomba è stata più volte depredata.

/07 antichi egizi - Tomba di Amenofi
Nella foto a sinistra: La sala del sarcofago con le scene del libro dell’Amduat.

La pittura e la nascita dello stile classico nell’antica Grecia

Lo stile classico 480-450 a. C.

I periodi intorno al 480 e 470 a. C. vedono per ben due volte la distruzione completa di Atene da parte dell’esercito persiano. La città era un centro di assoluta importanza per l’arte greca, soprattutto nel campo della pittura.

La ceramica primeggiava in tutto il bacino del Mediterraneo, praticamente senza concorrenza, e un’immensa quantità di opere pittoriche rappresentate su supporti parietali ornavano ogni ambiente della città. Queste purtroppo vengono perdute. Atene però reagisce immediatamente ed in breve tempo si risolleva, grazie al suo grande spirito, alla ricca creatività ed alle prosperose miniere d’argento del Laurio che permettono di organizzare un’importante flotta da guerra. L’imponenza di questa flotta pone Atene a capo di una lega che accorpa le più importanti città dell’arcipelago, le quali contribuiscono a rafforzarne ulteriormente anche le risorse finanziarie.

Tutto questo favorisce naturalmente anche lo sviluppo nel campo dell’arte che si estende a macchia d’olio in tutto il Mediterraneo. L’importanza e la forza artistica di Atene deriva soprattutto dalla necessità di ricostruire numerosissime nuove opere fisse in sostituzione di quelle distrutte dai Persiani. Questo bisogno richiama nella città i migliori artisti della regione portando Atene ad uno splendore superiore a quello precedente al 480 a.C.

Le devastazioni subite dalla città nelle due invasioni, rompono con i canoni tradizionali e stimolano gli artisti alla ricerca di nuove forme espressive. Il loro potenziale spirito classico porterà a tendenze diverse dagli schemi arcaici, soprattutto da quelli che inseguivano la perfezione nella rappresentazione del corpo umano. Due sono gli orientamenti: la pittura integrata all’arte vascolare e la pittura parietale e da cavalletto.

Nel campo del vaso, la tendenza verso nuove forme espressive è molto più sentita, quindi la trasformazione avviene in tempi assai rapidi, ma la forte richiesta, oltre a stimolare lo sviluppo, porta gli artisti alla realizzazione di un prodotto che si allontana dalle caratteristiche di artigianato artistico, assumendo un carattere più consono al guadagno.

Le botteghe artigianali si trasformano in fabbriche impiegando molti gruppi di persone – non necessariamente tutti artisti – che seguono il proprio maestro, i forni diventano più grandi, le decorazioni si eseguono in serie, e l’immenso movimento delle opere non permette un deciso contrasto alla negligenza di molti operai che trascurano il tratto, la colorazione, l’originalità delle tematiche decorative, e spesso l’importanza della firma nelle stesse opere. Tuttavia la domanda di questa forma d’arte artigianale rimane molto alta nel tempo e la quasi totalità si mostrerà ai nostri occhi come prodotto di alta qualità. Il boom del vaso decorato, che viene esportato su larga scala, continuerà fino alla metà del V secolo avanti Cristo.

Non si sottrae a questo tipo di commercio neanche la nostra penisola che vede l’Etruria come principale regione interessata. Il tracollo dell’arte attica nel vaso (e nella ceramica in generale) avviene proprio in coincidenza con il periodo di massimo splendore della pittura attica. Questa coincidenza stimola i fabbricanti di ceramica al ridimensionamento delle loro attività ed a richiamare validi artisti decoratori che si ispirino alla pittura contemporanea.

Tutto considerato, questo tracollo commerciale non riesce a scalfire minimamente Atene, che mantiene alto il suo splendore per le altre forme artistiche e per le sue miniere d’argento, considerando anche che l’arte applicata alla ceramica si fa assai più preziosa. Questo splendore non durerà a lungo perché già dagli anni intorno al 430 a.C nasce una concorrenza destinata a crescere ed a diventare predominante. È il caso della Magna Grecia che richiama artisti da ogni regione aumentando notevolmente, insieme al valore, la produzione e l’esportazione di materiale artistico. La sconfitta definitiva di Atene del 404 a.C., determinandone la sua rovina economica, contribuisce anche ad accelerare il fenomeno, e le sue misere fabbriche devono confrontarsi anche con la grande massa di vasi italioti in forte espansione. Poco significativa sarebbe questa concorrenza, più o meno ellenizzata, se non vi fossero – oltre ai disegni barbarici – anche altre opere, nelle quali la ricerca pittorica è più sentita di quella attica. Tuttavia il grande boom generale della pittura nel vaso crollerà in coincidenza della fine del periodo classico.

Parallelamente a questo, la grande pittura (parietale e da cavalletto) sta conoscendo in tutta l’area greca, per tutto il periodo classico, un grande momento positivo. Autorevoli fonti ci tramandano le biografie di alcuni esponenti di rilievo di alto intelletto creativo, talvolta superiore a quello dei grandi scultori: Micone, Polignoto, Apollodoro, Agatarco, Zeusi, Parrasio, Pausia, Panfilo, Timante, Eufranone, Nicia…..

tomba del tuffatore
tomba del tuffatore

Un grande spazio di tempo ci separa da questi artisti, conosciamo di loro molti aneddoti, oltre al loro linguaggio pittorico ed alle loro tematiche prevalenti, ma purtroppo ci manca il contatto concreto con le loro opere. Rarissimi sono i ritrovamenti di reperti pittorici (escludendo la ceramica) di questo meraviglioso periodo dell’arte. È stata una grande fortuna la scoperta di una tomba risalente al 480 a. C. (chiamata poi “tomba del tuffatore”) a Paestum, dal sovrintendente Mario Napoli nel 1968.

Gli echi di opere pittoriche classiche famose che incontreremo nell’arte romana all’inizio del primo secolo avanti Cristo, riguardano solamente l’ultimo periodo dell’epoca classica; ed oltretutto si hanno forti dubbi che siano delle dirette riproduzioni, ma piuttosto trasposizioni che hanno subito trasfigurazioni attraverso vari intermediari.

Purtroppo per studiare la pittura greca dobbiamo fare riferimento alle influenze che questa ha esercitato su opere di carattere artigianale, come la ceramica ed in particolare quella del vaso. Ma oltretutto occorre anche tenere presente, che per motivi commerciali e di lucro, gli artisti erano sottoposti a regole che imponevano schematizzazioni e semplicità.

I progressi nel mondo della pittura classica greca si possono rintracciare soltanto con una certa difficoltà. Intorno al 480 a. C. i pittori già disegnavano perfettamente le forme anatomiche della figura umana, anche se la colorazione non dava il senso della plasticità, del chiaroscuro (assenza delle ombre) ed i messaggi espressivi erano elementari. Dovranno passare altri 150 anni per avere una pittura plastica, ricca di gamme cromatiche con effetti di luce-ombra, espressiva e con la conquista degli spazi.

Tomba di Horemhab (KV57)

I dati della tomba di Horemhab (KV57):

  • Località: Valle dei re

  • Sigla della tomba: KV57

  • Titolare della tomba: Horemhb

  • Dinastia: XVIII

  • Periodo: 1323 a. C. – 1295 a. C.

  • Lunghezza: Intorno ai 115 metri.

  • Note sul sarcofago: –

  • Data della scoperta: 1870 (Auguste Mariette) – 22/02/1908 (Ayrton).

  • Note sullo scopritore: Edward R. Ayrton

Tomba di Horemhab  (KV57)
Foto sopra: Il faraone è raffigurato di fronte a varie divinità

Mariette, nel 1870, scoprì la tomba di Horemhab e descrisse  due tamburi di colonne  e due stipiti (i tamburi sono custoditi al Museo del Cairo, mentre gli stipiti non sono più stati trovati). I lavori degli scavi furono interrotti e sabbia e detriti ricoprirono la tomba.

Intorno alla fine del secolo la trovarono i vandali che trafugarono bassorilievi parietali e altri opere in frammenti che attualmente si trovano nei disparati musei del mondo. Nel 1908 venne scoperta in grande da Ayrton.

Cinque lastre parietali con bellissimi bassorilievi si trovano custoditi al Museo Civico di Bologna.

La tomba ha una grande struttura con una sovrastruttura di 20 x 60 m. Prima di un cortile, un pilone permette l’accesso ad un altro cortile a peristilio, dopodiché ad una sala chiamata “sala delle statue”, infine si accede ad un altro cortile a peristilio che porta su tre cappelle.

Due pozzi portano al sotterraneo dove ci sono due appartamenti funerari. La scoperta della tomba di Horemhab è di grande rilievo storico ed artistico. La tecnica con la quale sono stati realizzati i bassorilievi mette in evidenza un compromesso tra il realismo del periodo armaniana e la raffinata arte del periodo di Amenofi III.

La tomba presenta un diversificazione importante rispetto alle precedenti: non avviene il cambio di direzione a 90 gradi, il corridoio non è rettilineo. La decorazione  non è completa ma le parti raffigurate  presentano un bassorilievo con una bellissima policromia. Il faraone è raffigurato di fronte a varie divinità

Il faraone Horemhab successe a Ay. Iniziò la sua carriera come generale nel periodo di Amenofi IV. Fece costruire la sua tomba a Saqqara. Salì al trono dopo la morte di Ay e sposò Mutnegemet, una donna di sangue regale. Restaurò radicalmente politica e religione, scosse dalle eresie amarniane.

25 antichi egizi - tomba di Horemhab

Il re mentre offre due vasi globulari alle divinità. Nella stessa foto in basso si possono notare i particolari delle figure di Isi e di Osiri.

Le varie tendenze della pittura nell’arte vascolare

Pittura nell’arte vascolare: gli spazi ed i relativi inserimenti delle figure, gli atteggiamenti ed i panneggi di queste ultime rimangono pressoché invariate, come invariato rimane il disegno che le contiene.

La tendenza prevalente è quella del gusto arcaicizzante ma già si incomincia a percepire un’integrazione con un certo manierismo ed un atteggiamento teatrale e ricercato.

Queste particolarità, che richiamano periodi passati, sono perfettamente in armonia con le tendenze del momento, anche se talvolta sfiorano l’irrazionalità. Nella raffigurazione del “Cratere di Boston”, Artemide minaccia Atteone con un arco che tende con assoluta calma, mentre sembra librarsi nel vuoto ascoltando una dolce musica, nonostante abbia il piede destro ruotato esageratamente nella direzione opposta.

Il cacciatore, minacciato contemporaneamente da Artemide e dai cani, che già lo stanno azzannando, sembra vivere in un’atmosfera irreale, lontano dalla paura e dalla sofferenza, tiene solennemente innalzato il braccio destro come se fosse assorto in una recita; la sua spada è rimasta inserita nel fodero, la sua capigliatura come pure il panneggio non seguono le leggi della gravitazione.

Pittore di Pan - cratere
“Pittore di Pan ” Cratere: Artemide che uccide Atteone (Museum of fine Art of Boston)

Diverse sono invece le raffigurazioni del “Pittore di Pan”, un caratteristico esponente e pioniere del classicismo, che sceglie un disegno più scorrevole, orientandosi verso tematiche più reali e con un linguaggio meglio comprensibile: nella lekythos di Taranto è raffigurata la scena in cui Teseo abbandona Arianna, dove la strutturazione compositiva ha caratteristiche più consone alla pittura e  presenta la sovrapposizione di più piani, ma risulta ancora irreale nella raffigurazione frontale di Arianna, alla quale manca eleganza e morbidezza e che, sorridente, non sembra rendersi conto di ciò che sta avvenendo, forse perché ancora immersa nel sonno.

Pittore di Pan - lekithos
“Pittore di Pan ” Lekithos: Teseo abbandona Arianna (Taranto)

Le tematiche raffigurate dal Pittore di Pan non rompono con la tradizione del passato e le scene raffigurate, sempre tratte dalla vita quotidiana, vengono composte con forme più eleganti e morbide: anche il panneggio perde le cosiddette pieghe a scala, acquisendo armoniche ondulazioni che danno il senso della stoffa e non del metallo.

Alcuni elementi naturali come ad esempio le rocce, che verranno poi sistematicamente impiegate nelle composizioni della grande pittura classica, si vedono per la prima volta nella pittura del Pittore di Pan, con uno stile già lontano da quello dell’ultima fase arcaica. Molto meglio definite sono le rocce del “Pittore delle Sirene”, che definiscono con primaria importanza scene piene di vitalità prima di servire da integrazione alle figure umane.

Parallelamente all’arte vascolare, la grande pittura ha sviluppi più significativi che non possono non influenzare le raffigurazioni della prima. Si incomincia ad intravedere, già agli inizi dello stile classico, alcuni elementi realistici in policromia, seppur inseriti in uno sfondo a tinta unita, generalmente bianco, con una tecnica alquanto fragile e difficile, come quella ad assorbimento (tipo affresco).

Pittore di pitosseno: Particolare della coppa con Afrodite sul cigno
Pittore di Pitosseno: Particolare della coppa con Afrodite sul cigno (British Museum of London)

Il pittore Pitosseno è un prolifico decoratore che impiega questa nuova tecnica, con colori leggeri e senza ombreggiature che danno risalto ad un disegno raffinato ed elegante (Afrodite ed il cigno della “Coppa di Londra”). Il Pittore Liandro  usa una tecnica più sviluppata, come testimonia la coppa di Afrodite (Museo Archeologico di Firenze), dove la stessa Afrodite, seduta su una sedia dal tratto elegante e raffinato, ha una veste che mette a confronto l’importanza del tratto (vestiario che copre il braccio destro e le gambe) con la colorazione del vestito. Questo tipo di policromia “incompleta” nel campo dell’arte vascolare perdurerà fino a circa la metà del V secolo a. C.

Tomba di Tutankhamen (KV62)

I dati della tomba di Tutankhamen (KV62):

  • Località: Valle dei re

  • Sigla della tomba: KV62

  • Titolare della tomba: Tutankhamen

  • Dinastia: XVIII

  • Periodo: 1336 a. C. – 1327

  • Lunghezza: Intorno ai 40 metri.

  • Note sul sarcofago: Del tipo multiplo. Iniziando da quello più vicino al corpo di Tutankhamen: oro massiccio, legno dorato, legno dorato, granito, tre cappelle in materiale ligneo con rivestimenti in oro.

  • Data della scoperta: 1922.

  • Note sullo scopritore: Howard Carter.

Tomba di Tutankhamen (KV62): il sarcofago
Nella foto sopra, il sarcofago

La scoperta della tomba, nel 1928, suscitò nel mondo intero un forte entusiasmo per i meravigliosi tesori che vi erano custoditi.

La tomba è piccola e la sua pianta è anomala rispetto alle altre. Consta di una scalinata all’ingresso, un corridoio A, un’anticamera B, che a settentrione porta alla sala del sarcofago C, che comunica con la camera dei canopi D, ovvero la stanza del tesoro.

Dall’anticamera, ad est, si entra in una piccola stanza E (ripostiglio). Nonostante i sigilli e le murature alle porte d’ingresso, a quelle che accedono all’anticamera, alla camera del sarcofago ed all’annesso, agli archeologi apparve evidente che la tomba fu violata per ben due volte, presumibilmente a poco tempo dalla sepoltura. La tomba era stata richiusa con fretta lasciando tutto in completo disordine.

Tuttavia i ladri per la fretta lasciarono la maggior parte dei preziosi oggetti che costituiscono una delle più belle raccolte a livello mondiale, uno dei fiori all’occhiello del Museo del Cairo.

La decorazione interna mette in evidenza la rapidità con cui è stata realizzata: soltanto la stanza del faraone, infatti,  è decorata da disegni e tra le rappresentazioni che la ricoprono, soltanto la parete ovest si riferisce ai famosi cicli dei testi funerari regali.

08 antichi egizi - pianta Tomba di Tutankhamen

La pianta

09 antichi egizi - Tomba di Tutankhamen

Particolare della decorazione con la barca solare ed i babbuini che alludono alla prima ora del libro dell’Amduat

10 antichi egizi - Tomba di Tutankhamen

Il successore di Tutankhamen mentre compie sulla mummia, raffigurata come Osiri, il rito dell’apertura della bocca

11 antichi egizi - Tomba di Tutankhamen

Statua di legno a grandezza naturale (a sinistra), la dea Nefti (in alto) e la dea Isi (in basso).

12 antichi egizi - Tomba di Tutankhamen

La dea Nefti che offre il segno della vita al faraone (Museo Egizio del Cairo)

13 antichi egizi - Tomba di Tutankhamen

Due usciabti (statuette)

14 antichi egizi - Tomba di Tutankhamen

Particolare del sarcofago interno di oro massiccio con incrostazioni di pietre e paste vitree.

15 antichi egizi - Tomba di Tutankhamen

Particolare della spalliera del trono. Il giovane faraone è raffigurato seduto sul trono e la regina gli porge gli unguenti che sono dentro una coppa nella mano sinistra.

16 antichi egizi - Tomba di Tutankhamen

Il flabello. (Museo Egizio del Cairo)

16 antichi egizi - Tomba di Tutankhamen

Cofano di Tutankhamen, cm. 61 x 43, altezza 44

21 antichi egizi - cofano di Tutankhamen

Particolare della decorazione del cofano di Tutankhamen.

Una ripercussione della grande pittura

Pittore dei Niobidi "Cratere a Calice" (Louvre)
Pittore dei Niobidi “Cratere a Calice” (Louvre)

Nel campo vascolare, alcune forme di figure, con o senza colore (generalmente rosso), potrebbero darci un’idea di cosa sia la grande pittura che va dalla metà del V al II secolo a. C. A questo proposito possiamo prendere in considerazione un’opera molto significativa come il “Cratere a Calice” del “Pittore dei Niobidi” (Museo del Louvre), dove la struttura compositiva, ancor più articolata, rompe con la tradizione dell’arte vascolare e presenta innovazioni di un certo rilievo.

I personaggi inseriti sono numerosissimi, disposti su più piani, e pur essendo tutti raffigurati nella loro completezza, alcuni risultano essere parzialmente o addirittura totalmente nascosti tra le rocce. Non esistendo confronti dimensionali prospettici tra le figure, i vari piani sono rappresentati anche dalle varie altezze di posizionamento.

Le espressioni dei volti sono in linea con i loro sentimenti (vittoriosi e morenti), e si evidenziano, oltre le solite raffigurazioni di profilo o frontale, anche prospettive intermedie. Il senso plastico delle figure è ormai già una costante e le posture dei personaggi, molto ricercate, aiutano a capire bene i loro atteggiamenti. La ricerca nel campo anatomico ha ormai raggiunto alti livelli anche nel campo della ceramica. Le tematiche prevalenti sono ancora le scene di combattimento che decorano il vaso in tutte le sue parti esterne più esposte alla visione.

Pittore dei Niobidi Particolare del "Cratere a Calice"
Pittore dei Niobidi Particolare del “Cratere a Calice”

Tuttavia le numerose figure non hanno una prospettiva gradiente di lontananza e scorrono lungo la superficie del vaso, tutte sullo stesso piano. La bocca è regolare, il profilo del naso è generalmente dritto e mancante della caratteristica curva concava che lo unisce alla fronte.

Tutto questo ci fa pensare che si attinga alla grande pittura, le cui tematiche incominciano ad interessare i vari settori della ceramica. Il Pittore di Pentesilea (secondo quarto del IV secolo) ha dietro di sé un’imponente organizzazione ed una numerosa schiera di esecutori che fabbricano e decorano prevalentemente coppe.

Le scene raffigurate, nonostante le semplici composizioni e le banali disposizioni delle figure (ripetute in numerosi reperti), ci lasciano capire con evidenza che sono state ispirate dai grandi affreschi dello stesso periodo.

Coppa di Achille e Pentesilea del Pittore di Pentesilea (Staatliche Antikensammlungen)

La coppa di “Achille e Pentesilea” (Staatliche Antikensamlungen, Monaco) dello stesso pittore, mostra al suo interno l’incontro di Achille con Pentesilea, una delle tante scene ripresa con molta probabilità da una grande Amazzonomachia, semplificata all’essenziale, dove i due si guardano con abbandono mentre la regina delle amazzoni viene crudelmente uccisa dall’eroe greco. In questa scena sembra ripetersi anche la stessa irrealtà riguardo gli atteggiamenti dei protagonisti: la regina, nonostante abbia una spada infilata verticalmente nel torace sembra non essere sofferente, mentre gli sguardi appassionati tra Achille a Pentesilea, pur carichi di un certo èthos tipico degli eroi, avvengono in un’inspiegabile prospettiva dove il volto di lui è di profilo e quello di lei è frontale.

Cratere a volute de Pittore di Niobidi con Amazzonomachia e Centauromachia (Agrigento)
Cratere a volute de Pittore di Niobidi con Amazzonomachia e Centauromachia (Agrigento)

Si evidenzia oltretutto, da queste decorazioni, che viene sviluppato un certo gusto compositivo. Questi apporti provenienti da altri settori della pittura sono evidenti ma riguardano pochi reperti. Anche nelle decorazioni del pittore Ermonatte questi influssi appaiono alquanto isolati rispetto alle sue tematiche, prevalentemente caratterizzate da scene mitologiche, con poche figure staccate tra loro, dalle forma allungate e con ridondanti panneggi. Singolare è il suo stamno (Louvre, firmato come tutte le sue opere) dove Filolette ferito, in preda ad una grande sofferenza, viene soccorso: una scena che ritroviamo anche nel cratere di Niobidi.

Un altro pittore dello stesso periodo ed in competizione con i pittori di Taso, è Micone, di origine ateniese. Di lui conosciamo la famosa Amazzonomachia che ispira la decorazione, con questa tematica nei diversi prodotti ceramici, al Pittore dei Niobidi.

Lo stesso Micone in collaborazione con Polignoto, intorno al 465 a. C., raffigura nel Theseion di Atene un’altra Amazzonomachia insieme ad una Centauromachia; qui impiega un linguaggio diverso dal suo solito e molto simile a quello utilizzato per la decorazione del cratere a colonnette eseguito dal Pittore di Firenze: vengono raffigurate alcune scene ricopiate dettagliatamente da un affresco, in cui mancano quelle dipinte alle due estremità. Tuttavia rimangono ben mantenuti la vivacità e lo spirito epico del grande affresco. 

Le scritture tramandateci dagli autori dell’antichità ci offrono una visione che ci aiuta a comprendere meglio gli sviluppi relativi alla grande pittura, sia quella murale sia quella su altri tipi di supporto. Dalle varie forme di linguaggio è anche possibile identificare una generale personalità dei pittori che più di altri sono stati proficui durante la loro attività artistica, tra i quali Polignoto e Micone.

Del primo, lo scrittore-geografo greco Pausania ci tramanda le descrizioni dettagliate di due fra le sue opere più famose, cioè gli affreschi della Lesche dei Cnidi a Delfi, raffiguranti la caduta di Troia e l’Iliuperside  con la visita di Ulisse agli inferi, quest’ultima conosciuta anche come “La  Nekya”. Trattasi di grandi rappresentazioni con composizioni panoramiche che comprendevano varie scene tratte dalla vita reale, colme di figure umane collocate su diversi piani. Anche Plinio parla di Polignoto e lo vede come il pioniere delle grandi modifiche nelle forme umane, soprattutto riguardo l’espressività dei volti, ai quali per la prima volta vengono conferiti plasticità,  morbidezza e sentimenti.

Le tematiche della pittura di Micone sono prevalentemente riferite alla guerra. Nella sua “Battaglia di Maratona”, grande decorazione realizzata nel portico del Pecile e descritta da Zenobio, mette in primo piano le figure dei generali ateniesi e negli altri piani la flotta dei fenici: una vastissima panoramica dove le asperità della montagna dominano sulla linearità della pianura posta in secondo piano. Queste composizioni si trovano anche nella pittura della decorazione della ceramica, soprattutto nel settore vascolare, ma rappresentate in maniera alquanto sommaria.

All’indice periodo classico: introduzione

La vetta più alta dello stile classico (450 – 420)

A causa dei limitati spazi offerti dalle varie forme dei vasi e delle stringenti richieste, con il conseguente passaggio alla lavorazione in serie, talvolta massacrante, i pittori del settore vascolare non sono in grado di seguire di pari passo gli sviluppi della grande pittura parietale.

Tuttavia ci arrivano reperti di considerevole valore, tra i quali anche alcuni di altissimo pregio. Tutta la monumentalità di Polignoto non può certamente essere contenuta nella decorazione di un vaso.

Questo porta l’arte vascolare e l’arte della ceramica in generale, salvo alcuni sporadici casi, ad abbandonare le tematiche e le articolate composizioni proprie della grande pittura classica, ritornando intorno al 450 a C., alle forme più semplificate e più strettamente legate all’artigianato. Tuttavia le ricerche, pur staccandosi dallo stile classico, continuano ricorrendo ad altre fonti di ispirazione , come quello della plastica (intesa come materiale che mantiene la forma che gli viene impressa) e del classicismo attico del periodo di Pericle, stile assai elegante ed equilibrato.

Il settore della ceramica

L’arte vascolare di Atene tocca la vetta più alta con il “Pittore di Achille” (presumibilmente allievo del “Pittore di Berlino”) che ne rimane il più espressivo rappresentante. L’anfora del Vaticano (Vulci 450 a. C. in ceramica) con la raffigurazione di Achille e Briseide ci mostra due figure con espressioni di maestà e di grande serenità allo stesso tempo.

Achille si presenta con la sua monumentale figura in modo completo, con il piede destro saldamente poggiato sul terreno, quello sinistro che appena lo sfiora mentre l’equilibrio dell’intero corpo viene assicurato con l’aiuto del braccio che tiene saldamente una lancia, appena arcuata, poggiante sul terreno. Questa scorre lungo tutto il braccio ed appoggia anche sulla spalla, oltrepassandola (si tenga presente che la testa è sproporzionatamente piccola rispetto al corpo perché trovasi raffigurata sul restringimento del vaso e quindi è soltanto un’apparenza generata da un’errata prospettiva fotografica).

Particolare di Achille nell'Anfora del Vaticano
“Pittore di Achille”: Particolare dell’Anfora del Vaticano”

Nonostante la povera consistenza delle tecniche pittoriche, la resa plastica di questo dipinto è molto alta. Agli inizi, come nell’Anfora del Pittore di Achille prevalgono tematiche con scene di interni. La delicatezza e l’eleganza di questo artista è accompagnata dall’assenza di vivacità. Gli atteggiamenti sono misurati, i volti pensierosi e al tempo stesso tranquilli.

Più tardi si arriverà ad una raffigurazione che più si avvicina alla pittura parietale, dove le tinte ancora piatte, iniziano ad essere sfumate, ottenendo gradevoli risultati come nella lekythos di Lugano, dove una Musa con un volto concentrato è seduta su una roccia ed è intenta a suonare il suo strumento musicale.

"Pittore di Achille": Particolare del Lekithos di Lugano
“Pittore di Achille”: Particolare del Lekithos di Lugano – Musa seduta  che suona

 Il linguaggio della decorazione vascolare e della ceramica in generale, pur cercando di avvicinarsi a quello della grande pittura, non riesce a conferire la stessa vivacità alle medesime tematiche, tuttavia ci arrivano reperti ricchi di animazione come quelli realizzati da Paneno, nipote e coadiuvante di Fidia.

Con il passare dei decenni, intorno al 420 a.C., le tematiche sono raffigurate con scene più animate e si allontanano dalla delicata serenità dell’arte fidiaca, pur mantenendo evidenti segni di grande misura negli atteggiamenti e nell’espressione dei volti. Si ha la percezione che l’arte della decorazione vascolare abbia trovato un equilibrio tra i modelli tradizionali, propri dell’ultimo periodo arcaico, e le sobrie espressioni delle figure nella grande pittura dell’arte classica.

Queste tendenze si manifestano chiaramente nel cratere del Pittore Orfeo, dove le figure hanno una composizione semplice e sciolta ma un’espressività alquanto ricercata: la musica riesce a trasportare i Traci ed uno di essi l’ascolta appoggiando la lancia sulla roccia, in atteggiamento di puro relax, mentre quello sulla sinistra, estasiato, tiene gli occhi chiusi per sentirla a fondo.

"Pittore di Achille": Particolare del Lekithos di Lugano - Musa in piedi
“Pittore di Achille”: Particolare del Lekithos di Lugano – Musa in piedi

L’avvicinamento dell’arte decorativa vascolare alla grande pittura si manifesta prevalentemente sui crateri a colonnette, mentre sui vasi di più piccole dimensioni le tematiche vengono ulteriormente semplificate, come ad esempio nella decorazione degli scifi del “Pittore di Penelope”, dove Menade sembra librarsi nell’aria dopo essere stata sospinta, seduta su un’altalena, da un sileno.

La scena è alquanto armoniosa: la fanciulla sta muovendosi in senso obliquo verso destra, e la capigliatura, le vesti ed il modo di stringere con la mano destra la corda dell’altalena, con la loro dinamicità, ne giustificano direzione e movimento. La raffigurazione si carica di vivacità ed occorre notare che il soggetto femminile sta entrando cautamente anche nelle tematiche della ceramica. La forza, il vigore maschile e gli atti eroici in generale lasciano lentamente il posto alla delicatezza propria della femminilità. Tutto questo ha inizio dal 430 a.C. 

 Pittore di Penelope - scifo: Menade sull'altalena
Pittore di Penelope – scifo: Menade sull’altalena (Staatliche Museen, Berlino)

Da questo periodo si iniziano ad intravedere nella pittura, in un modo assai generalizzato, l’impiego delle ombre che renderanno famoso l’ateniese Apollodoro, conosciuto, per questa specifica ragione, come lo Sciografo.

Particolare del cratere del "Pittore di Orfeo":_ Orfeo ed i Traci (Staatliche Museen, Berlino)
Particolare del cratere del “Pittore di Orfeo”:_ Orfeo ed i Traci (Staatliche Museen, Berlino).  Foto in B e N.

Polignoto è l’unico pittore dell’arte vascolare che ci ha fatto pervenire opere firmate e nonostante il suo rilevante nome, egli sembra non essere il continuatore del suo maestro, il “Pittore dei Niobidi”, e neanche dei suoi grandi contemporanei.

Nelle sue composizioni manca il senso dello spazio, ma le scene sono eleganti ed assai animate, e tuttavia prive di espressività dei volti. Le sue tematiche ruotano prevalentemente intorno alla femminilità, come quelle di altri celebri decoratori vascolari. 

Polignoto - Particolare di Idria: danzatrici ed acrobati
Polignoto – Particolare di Idria: Danzatrici ed acrobati (Museo nazionale di Napoli)

È necessario tenere presente che questo non è per l’arte della ceramica il periodo della tematica al femminile. Tutti gli sviluppi ed i cambiamenti che sono in corso riflettono l’evoluzione della civiltà greca. Ci sarà il periodo in cui il nudo femminile assumerà una grande importanza nella grande pittura, la cui influenza si farà sentire anche nel campo della decorazione della ceramica.

Purtroppo, per le ragioni sopra descritte, la decorazione vascolare non potrà mai avvicinarsi a quella degli ampi spazi parietali, anche se eseguite da grandi artisti come Polignoto. Una sua famosa opera, lo “stamno di Monaco” non riesce a raggiungere gli stessi ideali di fascino femminile.

Nonostante la decisa animazione delle figure, la scena manca di profondità. Infatti le tre figure, compreso il contenitore dell’acqua, sembrano appartenere allo stesso piano, mentre il piedistallo del supporto, che dovrebbe trovarsi davanti alla fanciulla pronta per il bagno, ha una ubicazione che non può rispecchiare la realtà trovandosi tra i suoi piedi, annullando così la voluminosità del contenitore sorretto. Nonostante tutto, si rileva in questa opera una evoluzione che possiamo considerare come una timida prova di adeguamento alla linea della grande pittura di questo periodo, ma sarebbe esagerato parlare di una vera e propria ricerca di progresso.

"Gruppo di Polignoto": Particolare dello stamno: Toilette di donne (MOnaco)Stamno
“Gruppo di Polignoto”: Particolare dello stamno: Toilette di donne (Monaco) Stamno

Del “Pittore di Cleofonte”, un artista molto vicino a Polignoto, con il quale collabora spesso, arriva ai nostri giorni “La partenza del guerriero”, uno stamno con una composizione assai coinvolgente, il cui spirito vuole essere un proseguimento di quello del “Pittore di Achille”. Nella scena viene raffigurata la partenza del guerriero, una figura statuaria che sembra avere tutta la plasticità del marmo, in atteggiamento di triste commiato mentre la sua giovane sposa lo guarda con un composto ritegno, come sembra trasparire dal gesto imbarazzato della mano sinistra che tiene stretto il velo. L’imponenza stessa delle figure richiamano l’arte di Fidia.

Un altro pittore, non meno importante di quelli sopra riportati, è il “pittore di Codro”. Sua è la decorazione della coppa detta “Coppa del Pittore di Codro”, dove Egeo chiede un consulto a Temi: le due figure dialogano e sono l’una di fronte all’altra, con più o meno le stesse espressioni dei volti raffigurate sullo stamno del Pittore di Cleofonte.

Verso la pittura in policromia nel vaso

Già dalla seconda metà del V secolo a. C. i pittori fanno alcuni timidi tentativi per portare la tecnica della pittura parietale nel vaso. Lo fa il pittore di Achille e prima di lui anche i suoi predecessori, impiegando la policromia e cercando di non stravolgere quello che è la natura e l’essenza propria delle scene raffigurate, composte generalmente da figure tendenti al rosso, in uno sfondo in monocromia, prevalentemente bianco.

Più tardi queste ricerche vengono fatte con più libertà avvicinando l’arte decorativa della ceramica a quella della grande pittura, anche sotto l’aspetto espressivo, sempre però rispettando i limiti che impongono le caratteristiche della ceramica.

Già dai tempi di Polignoto di Taso e di Micone la grande pittura incomincia ad esprimersi anche su supporti assai più versatili di quelli murari, riducendo le dimensioni e quindi rendendoli anche trasportabili ed indipendenti dal precario destino della struttura parietale. In questo periodo si inizia anche ad impiegare altre tecniche come la tempera e l’encausto, con maggiori possibilità di poter degradare i chiaroscuri e di armonizzare, con gradevoli modulazioni, le parti in luce e quelle in ombra.

Nella decorazione policroma del vaso attico, le figure si arricchiscono quindi di nuove caratteristiche e soprattutto di espressività, ma gli artisti sono restii a staccarsi dalla pura espressione della linea, che rimane pressoché invariata. Il “Pittore di Sotade”, autore di raffinatissime decorazioni eseguite prevalentemente su coppe, impiega, anche per la stessa struttura del disegno, tratti digradati con ottima perizia, conferendo all’intera opera genuinità, vivace animazione ed armonia nel movimento. 

Pittore di Sotade: Particolare della coppa (lLondra)
Pittore di Sotade: Particolare della coppa (lLondra)

Questo artista tratta il mondo vegetale con un ricercatissimo naturalismo e rende alcune sue opere dei capolavori di alto pregio. Nel particolare della coppa di Londra, la fanciulla viene raffigurata con eleganza, ed i movimenti di ogni parte del suo corpo sono in armonia con l’atteggiamento assunto: in posizione eretta con il braccio destro che cerca di raggiungere qualcosa troppo in alto, si aiuta, per accorciare le distanze, impiegando le articolazioni dei piedi, mentre, con grazia, tiene stretto il velo all’altezza dell’anca, tra il pollice e l’indice.

Il Pittore di Sotade non è il solo artista del suo tempo.

Pittore della Fiala: Cratere a Calice (Musei vaticani)
Pittore della Fiala: Cratere a Calice (Musei vaticani)

La stessa atmosfera si respira nel “Cratere a calice” custodito nei Musei Vaticani, decorato dal “Pittore della Fiala”, un discepolo del “Pittore di Achille”.

Nella scena più significativa è raffigurato Ermete che consegna Dionisio fanciullo al Papposileno (seduto sulle rocce) ed alle ninfe di Nisa (ai loro lati). Nonostante si rilevi una certa semplicità nella struttura compositiva, nell’intera opera sono presenti, anche se non enfatizzati, il senso dello spazio e del movimento. Nelle espressioni dei volti si nota una certa vitalità, pur tuttavia l’espressione del fanciullo Dionisio è la stessa di Ermete, come pure l’intero volto che sembra ricopiato e rimpiccolito (forse troppo se si pensa alle più grandi proporzioni della testa del bambino rispetto al suo corpo). ).

 Per la prima volta si vede il colore elaborato dei corpi nella decorazione del vaso: il carnato delle muse, in questo cratere, ha una tonalità bianca che conferisce all’opera il globale aspetto della grande pittura. Tuttavia bisognerà attendere ancora molto tempo per ritrovare simili avvicinamenti.

Coppa attica: Apollo ed una Musa (Boston)
Coppa attica: Apollo ed una Musa (Boston)

Un’altra coppa, la cosiddetta “Coppa a coperchio di Boston” potrebbe essere grossolanamente accostata alle opere del “Pittore di Achille”, ma osservandola bene in alcune sue caratteristiche, soprattutto nelle immagini di Apollo e della Musa, ci si accorge che queste non hanno lo stesso plasticismo scultoreo dei personaggi degli altri artisti del periodo. Le figure sono in atteggiamenti dinamici, e i loro volti lanciano significativi messaggi interiori. Al corpo di Apollo, in piedi e quasi completamente nudo (con le sole braccia ricoperte da una tunica), è stato conferito un alto valore plastico, non soltanto con l’elegante tratto del disegno, ma anche con un’armoniosa colorazione, che bene si intona con quella che per oltre tre quarti circonda la sua immagine.

Anche la Musa, seduta su un supporto non troppo stabile, che guarda Apollo con uno sguardo pensieroso ed allo stesso tempo intelligente, è ricca di eleganza e di movimento, e la sua veste rende perfettamente il valore plastico delle sue forme coperte. La superficie del terreno è discontinua e movimentata e tutto l’insieme è di una straordinaria armonia.

continua nella pagina che segue:  Nasce l’espressionismo nella pittura classica greca

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