Vela e lunetta con Iesse, Davide e Salomone nella volta della Cappella Sistina

Michelangelo Buonarroti: Vela sopra Iesse, Davide e Salomone

Michelangelo Buonarroti: Vela sopra Iesse, Davide e Salomone, 245 x 340 cm, intorno agli anni 1511-12
Michelangelo Buonarroti: Vela sopra Iesse, Davide e Salomone, 245 x 340 cm, intorno agli anni 1511-12

Sugli affreschi

La vela sopra la lunetta di Iesse, Davide e Salomone è un affresco di Michelangelo realizzato nell’anno 1511-12 ed appartiene alla decorazione della volta della Cappella Sistina in Vaticano. La composizione, che misura 245 x 340 cm., fu commissionata da papa Giulio II.

La lunetta di Iesse, Davide e Salomone (più sotto descritta) è anch’essa opera del Buonarroti. Il riquadro, che fu realizzato intorno 1511-1512, misura 340 x 650 cm. e fa parte della stessa decorazione, commissionata dallo stesso papa.

Le otto vele con le sottostanti lunette si trovano ai lati della volta della Cappella Sistina, correndo adiacenti alle pareti lunghe. I pennacchi  (quattro in tutto) con le rispettive otto lunette (si legga tutto il discorso) si trovano agli angoli della volta. Le vele e le lunette mostrano le quaranta narrazioni del Vangelo secondo Matteo, tutte riferite agli Antenati di Cristo. Le due lunette (con Abramo e Fares) sulla parete dell’altare furono presto rimosse per dare spazio al grande affresco del Giudizio Universale.

La vela in esame – a destra della Creazione degli astri e delle piante – fu eseguita con il secondo ponteggio ligneo e fu una fra le ultime ad essere realizzata sulla volta. La sottostante lunetta, anch’essa eseguita sul secondo ponteggio (la terza della seconda fase lavori), fu probabilmente l’undicesima ad essere dipinta in ordine di esecuzione cronologica.

Michelangelo - Volta della Sistina, part.lare di Una Vela e relativi Nudi bronzei, Vaticano
Prima del restauro – Michelangelo Buonarroti: Vela sopra Iesse, Davide e Salomone, 245 x 340 cm, intorno agli anni 1511-12

Storia della vela e della lunetta con Iesse, Davide e Salomone

Le vele e le corrispettive lunette, strettamente collegate tra loro per iconologia, sebbene assai differenti per forma e stile, mostrano tutte gli Antenati di Cristo. Trattasi di figurazioni di gruppi di famiglie realizzati in spazi concavi e triangolari. Michelangelo dipinse le vele con un fondo abbastanza scuro e le lunette in sfondi assai più chiari.

Nelle figure degli affreschi (qui trattasi di Iesse, Davide e Salomone, forse anche sulla vela), per assecondare l’insolito spazio, l’artista dovette fare delle scelte riguardo gli atteggiamenti e le posizioni dei personaggi, spesso seduti per terra piuttosto che su gradoni. L’identificazione di questi ultimi, tutti tratti dal Vangelo secondo Matteo, si ricava dagli scritti sulle tabelle delle rispettive lunette. Tuttavia non c’è accordo fra gli studiosi di storia dell’arte sui singoli nominativi quando il confronto passa dalla lunetta alla vela. Michelangelo, infatti, si concentrò assai su atteggiamenti ed espressività delle figure senza preoccuparsi troppo di caratterizzare i personaggi, soprattutto quelli delle vele.

I rimanenti spazi triangolari, a sinistra e a destra di ogni vela, mostrano una coppia di nudi in monocromo che simula il bronzo. L’artista li ha configurati in simmetria, divisi da un teschio di ariete, sbalzanti da un fondo scuro e violaceo.

Anche le vele, come le lunette e tutto il resto della decorazione della volta della cappella, furono realizzate in due fasi, procedendo dalla parete d’ingresso verso quella dell’altare.

Gli episodi più vicini a quest’ultimo, nonché prossimi alla parete del Giudizio universale, sono gli ultimi ad essere stati dipinti. Tuttavia, la cronologia relativa ai testi biblici risulta invertita all’osservatore che entra in cappella e procede verso l’altare.

Riguardo la prima fase dei lavori, eseguiti nella prima metà della cappella con il primo ponteggio, si pensa che fosse terminata intorno all’estate del 1511. Nell’ottobre dello stesso anno fu montato il secondo ponteggio lungo la rimanente metà, procedendo nella stessa direzione.

Michelangelo portò a compimento l’intero lavoro, nel 1512, poco prima la vigilia di Ognissanti, giorno di scopertura della maestosa decorazione.

Da quanto sopra riportato si ricava che la vela e la lunetta – relative a Iesse, Davide e Salomone – furono fra gli ultimi affreschi ad essere stati realizzati sul soffitto.

Descrizione e stile della vela

Nella lunetta sottostante è certa l’identificazione, indicata dalla relativa tabella nelle figure del re Davide e di Salomone. La qui presente vela dovrebbe quindi mostrare Iesse, il bambino che appare appena accennato a destra nello sfondo, con i propri genitori.

La donna, raffigurata in primo piano al centro del triangolo, è ripresa frontalmente seduta a terra, con le gambe incrociate all’altezza delle caviglie, in un atteggiamento pensieroso ed impenetrabile. Il suo braccio destro poggia sulla rispettiva gamba, all’altezza del ginocchio, mentre quello sinistro, che grava con il gomito sulla coscia, è verticale portando la mano al dorso del viso.

Sulla sinistra appare un uomo, eseguito in modo più compendiario con pennellate veloci e decise, mentre sulla destra si scorge il bambino quasi nascosto nell’oscurità del retrostante ambiente.

I nudi simulati in bronzo

Le due figure appaiono incuneate, simmetricamente opposte, negli spazi triangolari ai lati della vela.

La loro posa, che a partire dalle gambe è ripresa di profilo, appare con il busto in torsione, fino a mostrare spalle e nuca all’osservatore. Entrambi i nudi bronzei compiono in simmetria la stessa azione, quella cioè, di appoggiarsi con una mano sulla cornice sulla cornice della vela mentre con l’altra tengono la corda dorata che pende dal teschio d’ariete nelle due zone.

Trattasi di figure derivate dallo stesso cartone, usato e poi ribaltato, configurate a specchio, con piccole diversità atte a rompere il loro schema generale.

Descrizione e stile della lunetta

Come già sopra accennato, le lunette raffigurate sulla volta narrano il Vangelo di Matteo, in particolare la genealogia di Cristo. La composizione si trova nella parete a destra, con l’osservatore che guarda verso dall’altare, in corrispondenza della Creazione degli astri e delle piante. Appaiono in tabella i nomi dei personaggi, che dovrebbero coincidere con quelli della vela e che tuttavia in essa non sono esattamente stati identificati.

Io gruppo risulta configurato nelle due metà, divise dalla tabella con i nominativi di “ “IESSE / DAVID / SALOMON”. La lunetta, che appartiene alla seconda parte dei lavori, eseguita sopra il secondo ponteggio, ha la targa alquanto semplificata, data la pressione del papa sull’artista per portare a termine la decorazione in tempi assai più rapidi. Per tal motivo anche il cromatismo del fondo e della figurazione si fa più sciolto e deciso, mentre le figure si fanno più grandi. L’ingrandirsi di queste ultime, però, deriverebbe soprattutto dall’accortezza di Michelangelo, che valutò il procedere dell’osservatore dall’ingresso verso l’altare, nel modificare illusionisticamente profondità e grandezza delle zone.

Le figure identificate nella parte sinistra, con pieno accordo fra gli studiosi di storia dell’arte, sono re David in primo piano e re Salomone (il bambino con il velo in testa alle sue spalle). La donna a destra del tabellone dovrebbe identificarsi in Betsabea e quindi, il bambino rappresentato coi genitori nella corrispondente vela, dovrebbe essere Iesse.

Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Iesse, Davide e Salomone, 340 x 650 cm, 1511-12
Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Iesse, Davide e Salomone, 340 x 650 cm, 1511-12

 


Il Serpente di bronzo nella volta della Cappella Sistina

Il Serpente di bronzo di Michelangelo Buonarroti

Michelangelo: Il Serpente di bronzo in uno dei quattro pennacchi della volta della Cappella Sistina.
Michelangelo: Il Serpente di bronzo in uno dei quattro pennacchi della volta della Cappella Sistina.

Sull’opera di Michelangelo

Il Serpente di bronzo è un affresco, realizzato da Michelangelo Buonarroti intorno al 1511-1512 in uno dei quattro pennacchi ubicati agli angoli della volta della Cappella Sistina in Vaticano. La composizione, che misura 585 × 985 cm., fu commissionata da papa Giulio II e fa quindi parte della decorazione del soffitto.

Storia

Michelangelo decise di procedere con la decorazione del soffitto iniziando dalle campate dell’ingresso, la cui porta veniva aperta per lo svolgimento delle solenni cerimonie in cappella, sempre presiedute dal papa. Nella settimana santa una processione, a cui partecipava il pontefice ed i suo seguito, si spingeva fin sopra le campate dell’altare. Il pennacchio con l’episodio del Serpente di bronzo (Numeri 21,1-9), trovandosi in prossimità dell’altare (sul lato sinistro dell’osservatore con le spalle rivolte verso l’ingresso), appartiene alle ultime composizioni realizzate sulla volta.

Descrizione

Il Serpente di bronzo è una delle quattro narrazioni del Vecchio Testamento, realizzate nei pennacchi agli angoli del soffitto della Cappella Sistina.

Gli episodi sono tutti legati alla difesa di Israele da parte di Dio. Il popolo israelita, che mormorava contro Dio e Mosè, subì l’arrivo di serpenti velenosi che incominciarono ad uccidere gli insoddisfatti. Più tardi Mosè, pentito e impietosito della forte azione d’ira verso quella popolazione, forgiò il Nehustan, un serpente di bronzo che guariva le persone morsicate dai rettili velenosi soltanto guardandolo.

L’episodio appare, al culmine del suo svolgimento, nel pennacchio sul lato destro. La scena mostra un tumulto indescrivibile di figure che si intrecciano, realizzate con un cromatismo assai espressivo e violento.

I toni caldi – predominanti nelle figure, dal giallo al rosso infuocato – contrastano delicatamente i grigi e le gamme azzurrine del fondo e degli stessi personaggi. Anche gli scorci e le torsioni delle figure sono resi con molto efficacia, mentre i volti degli stessi appaiono con espressioni di forte panico.

Al centro, in contrasto con un fondo chiarissimo dai toni grigio-azzurrini, spicca il Nehustan (il serpente di bronzo). A sinistra appaiono gli scampati alla morte che, con concitati atteggiamenti e segni diretti all’immagine salvifica, esprimono riconoscenza. Altri implorano per la salvezza di quelli morsicati dai serpenti velenosi.

La presente composizione, della quale parlò molto bene Giorgio Vasari ne “Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori, e architettori ”, rimase un ottimo esempio da cui trassero ispirazione alcuni pittori manieristi, fra i quali ricordiamo Giulio Romano, e lo stesso Vasari.

Da un punto di vista puramente iconologico, l’episodio in esame prefigura la crocifissione di Gesù. Infatti nel Vangelo di Giovanni si legge «come Mosè innalzò il serpente di bronzo nel deserto, così il figlio dell’uomo sarà innalzato» (3,14).


Separazione della luce dalle tenebre nella volta della Cappella Sistina

Separazione della luce dalle tenebre – Michelangelo Buonarroti

Michelangelo: Separazione della luce dalle tenebre, Volta della Cappella Sistina
Michelangelo: Separazione della luce dalle tenebre, 1512, 180 x 260 cm. Volta della Cappella Sistina

Sull’opera in esame

La Separazione della luce dalle tenebre è un affresco sul soffitto della Cappella Sistina, realizzato da Michelangelo Buonarroti intorno al 1512. Il riquadro misura intorno ai 180 x 260 cm. e fa parte della decorazione della volta. L’opera fu commissionata da papa Giulio II.

Storia

Nel dipingere i riquadri del soffitto, l’artista procedette dalle campate vicino alla porta d’ingresso, progredendo verso l’altare. La porta veniva aperta in occasione dei solenni ingressi in cappella, ai quali partecipava il pontefice e tutto il suo seguito. Nelle giornate della settimana santa era prevista una processione, che dall’entrata in cappella si spingeva fino alle campate sopra l’altare.

L’artista realizzò gli affreschi dell’intera decorazione della volta in due blocchi, separati più o meno in corrispondenza della Creazione di Eva. Il primo blocco lo dipinse con il primo ponteggio, mentre per l’altra metà dei lavori dovette attendere lo smontaggio dell’impalcatura esistente e l’innalzamento della stessa nell’altra metà della cappella. La Separazione della luce dalle tenebre (Genesi 1,1-5) appartiene quindi al secondo blocco. Nonostante la posizione, relativa all’ordine di lettura, il riquadro fu l’ultimo fra quelli principali ad essere realizzato.

Ad un certo punto dei lavori di decorazione del soffitto, il papa incominciò ad esercitare forti pressioni su Michelangelo affinché arrivasse ad un rapido completamento dell’opera. Infatti l’artista riuscì a portare a compimento la seconda fase del ciclo con un’eccezionale velocità.

Michelangelo realizzò il riquadro della Separazione della luce dalle tenebre in un solo giorno lavorativo, sintetizzando con maestria lo stile senza comprometterne la dinamica dell’intero contesto. Il trasferimento del disegno dal cartone all’intonaco avvenne per incisione diretta.

Descrizione

L’affresco appartiene alla serie dei tre episodi legati alla Creazione del mondo, insieme alla Creazione degli astri e delle piante e alla Separazione delle acque dalla terra. In ognuna di queste narrazioni domina la figura dell’Eterno, sempre rappresentato in volo, con vesti rosate.

L’interpretazione delle tre scene, secondo gli studiosi di storia dell’arte, è da collegare ai testi di S. Agostino. La presente raffigurazione (tenebre e luce) farebbe riferimento al Giudizio universale, mentre le altre due all’opera che la Chiesa svolge nel mondo (terra e acqua) e alla venuta di Cristo (astri e piante). Altri studiosi, invece, pensano ad un’allusione alla Trinità.

Spicca in questa rappresentazione il maestoso atteggiamento del Creatore, che riempie da solo l’intera scena, fluttuando armoniosamente in uno sfondo chiarissimo. L’Eterno, ripreso dal basso e roteato, appare impegnato nel proprio atto generativo mentre dà forma ad ogni cosa, originando luce e tenebre.

La coloristica è molto semplificata, come generalmente tutte le figure realizzate dopo i solleciti del papa ad una più rapida esecuzione. Tuttavia le variazioni cromatiche dell’intero riquadro, ove dominano il viola ed altri toni freddi (azzurrini, biancastri e grigi), risultano ben accordate e realizzate con estrema cura. Il viola, infatti, era il colore dei paramenti che il clero indossava nelle solenni celebrazioni nella Cappella Sistina, tra cui ricordiamo quelle dell’Avvento e della Quaresima.


L’Ebbrezza di Noè nella volta della Cappella Sistina

Ebbrezza di Noè – Michelangelo Buonarroti

Michelangelo - Ebbrezza di Noè - volta della Cappella Sistina
Michelangelo – Ebbrezza di Noè – volta della Cappella Sistina

Sull’opera in esame

L’Ebbrezza di Noè è un affresco di Michelangelo Buonarroti, commissionato da papa Giulio II. L’artista lo realizzò intorno al 1508-1510, misura 170 x 260 cm. e fa parte della decorazione del soffitto della Cappella Sistina nei Musei Vaticani.

Storia

Nella decorazione del soffitto Michelangelo procedette dalle campate vicino all’entrata progredendo verso l’altare. La porta d’ingresso veniva aperta al pubblico in occasioni delle solenni cerimonie, ove era immancabile la presenza del papa con il suo seguito. Durante la settimana santa era prevista una processione che, partendo dall’entrata in cappella, arrivava fino alle campate sopra l’altare. Il riquadro dell’Ebbrezza di Noè (Genesi 9,20-27) è perciò da considerare appartenente al primo blocco dei lavori, realizzato con il primo ponteggio, e portato a termine intorno al 1510.

Descrizione

L’affresco in esame appartiene alla serie delle Storie della Genesi, nove in tutto. In particolare è il riquadro conclusivo, che chiude anche i tre specifici episodi del patriarca, il settimo, l’ottavo e il nono. Il Settimo avrebbe dovuto essere il Diluvio universale, a cui sarebbe seguito il Sacrificio di Noè. Secondo alcuni studiosi di storia dell’arte, Michelangelo, preferendo uno spazio maggiore per il Diluvio, ha invertito l’ordine dei primi due. Per altri studiosi, invece, la ragione è legata a motivi di interpretazione simbolica delle narrazioni.

Le scene della Genesi componevano un mosaico che rappresentava le storie dell’umanità prima di Mosè, le cui raffigurazioni di artisti quattrocenteschi (fra cui il Botticelli) si possono ammirare lungo pareti della cappella (Storie di Mosè).

Ogni episodio aveva anche una lettura a ritroso in relazione alla Settimana Santa. L’Ebbrezza di Noè veniva infatti interpretata, già dai tempi di sant’Agostino, come quella del “Cristo deriso”. La vigna sulla sinistra, che lo stesso Noè sta lavorando, era considerata un simbolo dell’Incarnazione.

Michelangelo raffigura la scena dell’Ebbrezza di Noè in un ambiente interno ma illuminato a giorno dall’ampia apertura sulla sinistra. Il patriarca, nudo, ebbro ed assopito, è disteso su un basso e fragile e giaciglio, appena scostato da terra da assi nel margine inferiore. Accanto a sé ha una brocca ed una ciotola.

Sulla destra appaiono i suoi figli, anch’essi completamente nudi che, essendosi appena accorti dell’ebbrezza del padre, pare vogliano coprirlo con un manto. Cam, la figura di mezzo, indicando il padre ebbro fa un gesto di derisione, per cui al suo risveglio Noè ne maledirà la stirpe.


La creazione di Eva nella volta della Cappella Sistina

La Creazione di Eva di Michelangelo

Michelangelo Buonarroti: la Creazione di Eva nella Volta della Cappella Sistina
Michelangelo Buonarroti: la Creazione di Eva, 170 x 266 cm. (1511) nella Volta della Cappella Sistina

serie opere n° 2

Sull’opera in esame

La Creazione di Eva è un affresco di Michelangelo Buonarroti commissionato da Giulio II. Fu realizzata intorno al 1511, misura 170 x 260 cm. e fa parte della decorazione del soffitto della Cappella Sistina in Vaticano.

Ascanio Condivi, nel presentare la biografia dell’artista (1550) scriveva: «della costa d’Adamo ne trahe la donna, la quale fù venendo à mani giunte, et sporte verso Iddio, inchinatasi con dolce atto, par che lo ringratie, et che egli lei benedica»[Vita di Michelagnolo Buonarroti raccolta per Ascanio Condivi da la Ripa Transone].

Dell’episodio qui raffigurato ne parlò anche Giorgio Vasari: «fé il suo cavar della costa della madre nostra Eva, nella quale si vede quegli ignudi l’un quasi morto per essere prigion del sonno, e l’altra divenuta viva e fatta vigilantissima per la benedizione di Dio»[Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori (1568), Michelagnolo Buonarruoti.].

Storia

La posizione del riquadro ed i ponteggi

Nei lavori di decorazione del soffitto della Cappella Sistina Michelangelo iniziò a dipingere dalle campate vicine all’ingresso. La porta di entrata si apriva raramente e sempre in occasione delle solenni cerimonie, con la presenza del papa ed il suo seguito.

Le opere della volta furono realizzate in due tempi con due ponteggi, costruiti singolarmente a distanza di tempo l’uno dall’altro. Arrivati a metà decorazione (1510) si rese necessario smontare il primo ponteggio, che arrivava a circa metà cappella, per essere completamente rimontato, entro l’autunno del 1511, lungo tutta l’altra metà della cappella.

Il punto di divisione della lavorazione coincide più o meno in prossimità della Creazione di Eva, che prese forma con il secondo ponteggio. L’opera in esame (Genesi 2,18-25) fu perciò il primo episodio ad essere realizzato nel secondo tempo della decorazione e quindi intorno all’autunno del 1511.

L’accelerazione dei tempi

A partire dalla composizione della Creazione di Eva, le figure perdono un po’ di quella monumentalità ed eloquenza, tipica di Michelangelo. Questo perché vi fu una drastica riduzione delle giornate necessarie alla portata a termine dell’intero lavoro. Per la realizzazione di ogni affresco, precedente a quello in esame, si impiegavano 12-13 giorni lavorativi, mentre dalla scena della Creazione di Eva questi si dovettero ridurre a 4. Tale riduzione spiega il perché Michelangelo eseguì in appena un anno la seconda metà dell’intera decorazione del soffitto. Numerose, infatti, furono le continue sollecitazioni del papa per velocizzare la decorazione della volta. Giulio II morì 3-4 mesi dopo l’inaugurazione e l’accesso al pubblico della decorazione, che avvenne il 31 ottobre 1512.

Le fasi

L’artista iniziò a dipingere la presente composizione partendo dalla testa di Adamo che dorme, continuando con il braccio della stessa figura ed una parte dell’albero (primo giorno). Il resto del corpo lo portò a termine il secondo giorno, mentre Eva e il paesaggio li realizzò nel terzo. Il Creatore, la cui raffigurazione completava l’affresco, Michelangelo lo finì nel quarto giorno.

Per il trasferimento dalla scena dal cartone all’intonaco il pittore usò la tecnica dello spolvero.

Descrizione e stile

Il riquadro della Creazione di Eva è posizionato, più o meno, nella parte Centrale della Cappella Sistina, dove l’artista incominciò a rappresentare per la prima volta anche la figura dell’Eterno. Il Creatore è poi protagonista di altri episodi procedendo verso l’altare.

La composizione appartiene alla serie delle tre storie dei progenitori (La Creazione di Adamo, la Creazione di Eva, il Peccato originale e Cacciata dal Paradiso Terrestre). Essa appare al centro, fra le tre storie di Noè (Sacrificio di Noè, il Diluvio universale, l’Ebbrezza di Noè) e le tre storie della Creazione del mondo (Separazione della luce dalle tenebre, Creazione degli astri e delle piante, Separazione della terra dalle acque).

Per gli studiosi di storia dell’arte, la preminenza della scena in esame dovuta alla strategica posizione, nettamente centrale, si spiega con l’interpretazione simbolica degli episodi in relazione al Nuovo Testamento. La figura di Eva appariva tradizionalmente come simbolo di Maria, la quale a sua volta simboleggiava la Chiesa, intesa come tradizione teologica.

La simbologia

La creazione di Eva dalla costola di Adamo poteva, quindi, paragonarsi alla nascita della Chiesa dal sangue delle ferite uscente dal costato di Gesù crocifisso.

Il messaggio della scena in esame viene sottolineato anche dal vicino riquadro del profeta Ezechiele, le cui previsioni riguardavano della nascita di Maria, l’arrivo di un triste periodo contaminato dal peccato e lontano da Dio, a cui sarebbe seguito l’innalzamento di un nuovo Tempio. Altro riquadro vicino alla presente composizione è quello della Sibilla Cumana, che predice l’avvento di un bambino da cui sarebbe nata una nuova “Età dell’oro”.

La scena dell’affresco

Adamo appare nudo e semidisteso nell’angolo in basso sulla sinistra, con il busto, quasi all’altezza della spalla destra, appoggiato all’albero.

Eva, anch’essa nuda ed in atteggiamento di forte dinamismo, pare uscire dal costolato di Adamo, sollecitata dal perentorio gesto del Creatore in piedi difronte a lei.

La figura dell’Eterno di questa scena ha, più o meno, le tipiche peculiarità michelangiolesche come tutte le altre raffigurazioni del soffitto, con la differenza che qui sta in piedi, mentre negli altri riquadri appare sempre in volo. Dio, con una tunica di color rosso-violaceo, avvolto da un ampio mantello con toni sempre violacei ma assai più chiari della veste, ha il braccio destro alzato, come in altre scene, ed uno sguardo intenso.

Il braccio alzato dell’Eterno pare aver indicato ad Eva una ben definita direzione, cioè quella verso l’alto. La nuova creatura, già uscita da Adamo dormiente, sta gradualmente emergendo con le mani giunte ed uno sguardo di gratitudine e riconoscenza, quasi a voler benedire quel gesto divino.

Michelangelo rende la scena di grande efficacia con giochi di linee parallele e perpendicolari. Il torso di Adamo, ad esempio, è parallelo alle cosce di Eva (ma perpendicolare al torso di quest’ultima) ed al braccio alzato del Creatore; gli avambracci dei due progenitori sono paralleli ma perpendicolari a quello di Dio. Inoltre in un asse comune obliquo troviamo le teste dei tre protagonisti ed il torso di Eva.

I corpi dei progenitori, pur essendo massicci, appaiono con una muscolatura poco marcata, tipica degli adolescenti, assai diversa da quella delle figure del Peccato originale.

Lo sfondo paesaggistico appare chiaro, spoglio ed assai sintetizzato: deboli sono i contrasti fra il cielo e la collina. Ancor più deboli sono quelli fra quest’ultima ed un lembo di mare, come pure con il prato.

Si rilevano alcuni pentimenti nella zona attorniante la testa di Adamo, nei rami dell’albero secco, nel corpo e nella testa di Eva


Particolari del Diluvio universale di Michelangelo

Michelangelo Buonarroti: Particolari del Diluvio universale

Volta della Cappella Sistina, Diluvio Universale, anno 1508 (9), 280 x 570 Vaticano
Volta della Cappella Sistina,  Diluvio Universale, anno 1508 (9), 280 x 570 Vaticano.

Continua dalla pagina precedenteSoffitto della Cappella Sistina

I gruppi

Ugo da San Vittore interpreta l’episodio del Diluvio universale suddividendo l’umanità in tre gruppi principali, che appaiono nella raffigurazione in esame:

  1. I giusti si sistemano nell’arca (simbolo della Chiesa) andando verso “Salvezza”.
  2. I reprobi (i respinti dalla giustizia divina) cercano di assalire l’arca.
  3. Il resto dell’umanità che, pur non avendo commesso grossi peccati, si perde per il troppo attaccamento alle cose materiali, causa del proprio destino. Questo gruppo, che cerca un riparo sulla terra ferma, appare in primo piano e sta portando con sé i propri beni.

Qualcuno tenta di salvarsi salendo sugli alberi, altri invece pensano ai propri famigliari tenendoli ad una certa altezza da terra.

Al terzo gruppo appartengono anche figure che appaiono sull’isolotto di destra, dove un robusto anziano con grande fatica tiene in braccio il figlio stremato dall’avvenimento in corso.

Secondo gli studiosi di storia dell’arte pare che queste ultime persone, come altre della stessa tipologia raffigurativa, siano perfettamente consapevoli della loro sorte. Dalle espressioni dei loro volti e dagli atteggiamenti in atto, i diluviati mostrano dolore e rassegnazione ma anche tanta voglia di aiutare, per quanto possibile, le persone più deboli.

Ritornando invece ai reprobi, questi li vediamo anche sulla barchetta posta al centro. Alcuni stanno discutendo in modo acceso, altri litigando, sulla decisione da prendere: se mettere in salvo altra gente oppure rischiare l’affondamento imbarcandola.

Alcune persone in difficoltà cercano di assalire l’arca con una scala. Altre invece hanno intenzione di farla a pezzi con un’accetta. Comunque la grandiosa e capiente imbarcazione in cui appare, sulla sinistra, Noè e la colomba dello Spirito Santo, pare essere indistruttibile. Al centro del cielo appare come un disco dorato il segno divino di un raggio di sole.

Lo svolgimento del Diluvio

L’opera del Diluvio dura ventinove giorni: i primi cinque riguardarono le figure rappresentate sull’isolotto posto sulla destra. Queste vennero realizzate “a secco” (le due figure in primo piano a destra del barilotto) e, secondo alcuni studiosi, non a “buon fresco” (si osservi il giovane senza indumenti sdraiato al centro). (Si veda la tecnica dell’affresco ed anche quella dell’encausto)

Dopo la scena del quinto giorno si dovette assistere ai contrasti con gli aiuti, che vennero radiati, per cui Michelangelo dovette portare a termine da solo il progetto a “buon fresco”. In queste parti si rileva facilmente una migliore freschezza, mentre in altre – non eseguite dall’artista – appaiono pennellate più impacciate e legate alla preoccupazione degli assistenti di seguire scrupolosamente il grafico del cartone, mettendone in secondo piano la coloristica.

Nonostante le summenzionate imperfezioni, l’opera del Diluvio universale, viene considerata dagli studiosi di storia dell’arte una grandiosa creazione compositiva.

Michelangelo - Volta della Cappella Sistina, particolare del Diluvio Universale
Particolare di una tenda affollata: Volta della Cappella Sistina, particolari del Diluvio Universale, anno 1508 (9), 280 x 570 Vaticano
Michelangelo - Volta della Cappella Sistina, particolare del Diluvio Universale, Vaticano
Particolare di tre volti: Volta della Cappella Sistina, particolari del Diluvio Universale, anno 1508 (9), 280 x 570 Vaticano

serie opere n° 2

Sopra: particolari del Diluvio Universale della volta della Cappella Sistina:

La prima foto raffigura i rifugiati sotto una tenda improvvisata sul sulla vetta più alta illudendosi di sfuggire all’ira divina, mentre nella seconda si legge la disperazione della gente che fugge con il loro misero carico di scorte.


David e Golia nella Volta della Cappella Sistina

Michelangelo Buonarroti: Particolare del David e Golia

Michelangelo: David e Golia, volta della Cappella Sistina, anno 1509
Michelangelo: David e Golia, volta della Cappella Sistina, anno 1509

serie opere n° 1

Davide e Golia

Il pennacchio con la scena di Davide e Golia è un affresco di Michelangelo Buonarroti, realizzato intorno al 1509-1509. La composizione, che fa parte parte della decorazione del soffitto della Cappella Sistina,  fu commissionata da papa Giulio II.

In questa raffigurazione il famoso passo biblico (Samuele I, XVII) viene colto nella fase culminante, nel momento in cui David sta decapitando il gigante Golia. La scena si svolge davanti ai soldati, che osservano la scena ripresi appena accennati nell’ombra.

Nel dipinto, prima del grande restauro, si notavano, in prossimità del vertice basso del Pennacchio, zone d’arriccio prive d’intonaco.

Particolare della Cappella Sistina
Prima del restauro: Michelangelo Buonarroti: Particolare del David e Golia, anno 1509, 570 x 970 cm. Vaticano, Volta della Cappella Sistina.

Storia

Michelangelo decise di configurare il procedimento dei lavori iniziando dalle campate in corrispondenza dell’ingresso, la cui porta veniva aperta per le solenni cerimonie in cappella, presiedute dal pontefice. Durante il periodo della settimana santa era prevista una processione, a cui partecipava il papa ed i suo seguito, che dall’entrata si spingeva fin sopra le campate dell’altare. Il pennacchio con la scena del Davide e Golia (1 Samuele 17,1-54), trovandosi in prossimità dell’ingresso (vicinissimo alla porta, sul lato destro), appartiene alle prime composizioni realizzate sulla volta.

Descrizione

La scena in esame appartiene alla serie dei pennacchi della volta della cappella: quattro pennacchi con episodi del Vecchio Testamento, in cui l’Eterno protegge il popolo d’Israele.

La scena del Davide e Golia, nonostante si svolga in ambito notturno, appare assai ricca di chiaroscuri con i protagonisti che spiccano, al centro dell’affresco, rischiarati da una forte illuminazione.

I due personaggi si avvinghiano in un duello mortale, con Golia ormai già caduto a terra in preda al terrore e Davide che gli è sopra e già lo sta afferrando per i capelli con l’intento di decapitarlo. Spicca con forza la pesante spada, già alzata sulla mano destra del giovane, e pronta al biblico taglio.

In primo piano, davanti al gigante, appare la fionda che Davide ha lasciato cadere per terra dopo l’uso. Il fondo della scena mostra una luminosissima tenda con gamme violacee, ai cui lati si intravedono – a mezza figura – soldati in apprensione per gli imminenti sviluppi del duello.

Michelangelo, per poter lavorare su una superficie alquanto irregolare, ha dovuto studiare accuratamente il modo di far apparire l’immagine il più realistica possibile. A tal proposito forzò lo scorcio delle due figure principali, soprattutto quella del Davide, facendo entrare la parte superiore del suo corpo nel perimetro della tenda, già ripresa da molto in alto (vedasi la parte che fa da tetto). In tal modo, l’accelerazione prospettica creatasi lungo l’asse centrale, fa sì che i due protagonisti al centro della scena si rovescino sullo spettatore, nonostante appaia parte della copertura della tenda.

Il presente episodio si può collegare iconologicamente con quello di Giuditta e Oloferne, dove una donna uccide un temibile nemico di Israele, liberando il suo popolo. Entrambi i pennacchi prefigurano il trionfo della Chiesa.


Il profeta Isaia nella volta della Cappella Sistina

Profeta Isaia nella Cappella Sistina – Michelangelo Buonarroti

Michelangelo: Il profeta Isaia nella volta della Cappella Sistina.
Michelangelo: Il profeta Isaia nella volta della Cappella Sistina.

serie opere n° 2

Il profeta Isaia nella volta della Cappella Sistina

Dall’atteggiamento assunto dalla figura di Isaia, secondo il Vasari, il profeta risponde ad uno dei due Assistenti che lo sta chiamando. Infatti gli assistenti sono entrambi collocati in secondo piano alla sua sinistra.

Isaia venne inteso soprattutto come un messaggero divino, che porta con sé buone o cattive notizie. Il panneggio della tunica prima del grande restauro era abbastanza rovinato.

Storia

Michelangelo iniziò la decorazione della volta della Cappella Sistina procedendo dalle campate prossime all’ingresso, la cui porta veniva aperta in occasione delle solenni cerimonie in cappella. Durante la settimana santa era prevista anche una processione, a cui partecipava il pontefice con il suo seguito, che dall’ingresso arrivava fino all’altare.

Dato che la raffigurazione del profeta Isaia appare nella terza campata, procedendo dalla porta d’ingresso, la presente scena fa parte del primo blocco di lavori (primo ponteggio), portato a termine nel 1510 inoltrato.

Descrizione

Michelangelo - Volta della Capp.la Sistina, partic.lare del profeta Isaia
Prima del restauro: Volta della Cappella Sistina, particolare del profeta Isaia, anno 1509, 365 x 380 cm. Vaticano.

Descrizione sommaria e generica dei Veggenti della volta

L’affresco appartiene alla serie dei Veggenti, tutti raffigurati su ampi troni architettonici. Sui pesanti scranni marmorei, sostenuti da peducci, ogni veggente ha a suo fianco due giovani assistenti.

I veggenti sono raffigurati fra due plinti con altorilievi simulati, dove appaiono putti in coppia in svariati atteggiamenti. I loro nominativi sono scritti (nel riquadro in esame è ESAIAS) in tabelle sorrette da un putto sotto la base del trono.

Sul profeta Isaia

Il profeta appare in atteggiamento assai dinamico, come se qualcuno lo avesse interrotto in quel momento nella lettura del libro. Infatti, sembra stia rispondendo ad uno dei due assistenti, tenendo ancora il dito della mano destra tra le pagine del volume appena riposto al suo fianco, sotto il braccio sinistro.

Essendo stato chiamato improvvisamente dall’inserviente in primo piano, Isaia volge il capo verso verso di lui, con un’espressione d’angoscia, preoccupazione e uno sguardo pressoché vagante. Tale concitazione si evidenzia soprattutto dalla fronte aggrottata, dalla torsione delle membra e dai piedi incrociati, le cui dita evidenziano forti tensioni.

La vigorosa dinamicità della figura è confermata dalla curva del mantello (con toni azzurrini e verdastri) sollevato dal repentino movimento del veggente. Le sue vesti sono di un color ocra giallastra, a cui fanno coro cangianti riflessi argentini, e un colore rosato.