La lunetta con Aminadab nella volta della Cappella Sistina

Michelangelo Buonarroti: la lunetta con Aminadab

Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Aminabad, intorno al 1511-12
Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Aminadab, intorno al 1511-12, dimensioni 340 x 650 cm., Cappella Sistina, Città del Vaticano.

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Sull’affresco

La lunetta con Aminadab è un’opera di Michelangelo Buonarroti, realizzata intorno al 1511-12, misura circa 340 x 650 cm. ed appartiene alla decorazione della Cappella Sistina. L’affresco, che si trova sul registro superiore della parete sotto il pennacchio della Punizione di Aman (a sinistra guardando verso l’altare), fu commissionato all’artista da papa Giulio II. Vai alla pagina delle lunetteVai alla pagina della volta della Cappella Sistina.

Storia

Le lunette, nelle cui raffigurazioni appaiono scene degli Antenati di Cristo (Vangelo di Matteo), vennero eseguite in contemporanea agli affreschi sulla volta, in due fasi, procedendo verso l’altare.

Michelangelo, iniziando dalle lunette vicine all’ingresso, dipinse gli episodi in ordine inverso a quello narrato dal Vangelo, quindi le ultime scene furono le prime ad essere realizzate.

Nell’estate del 1511 l’artista portò a compimento la prima fase dell’intera opera decorativa sulla volta e, insieme a questa, anche le lunette. Per continuare la decorazione del soffitto dovette smontare il ponteggio ligneo, che si trovava nella prima metà della cappella, per rimontarlo sull’altra metà. La seconda fase, iniziata nell’ottobre dello stesso anno, terminò poco prima della vigilia di Ognissanti del 1512, giorno dell’inaugurazione dell’intero ciclo pittorico.

Gli affreschi della decorazione michelangiolesca che subirono maggiori annerimenti da fumi furono proprio le lunette. Dopo il restauro del 1986 i colori ritornarono, stupefacentemente, agli antichi splendori.

La lunetta in esame, cioè quella con Aminadab, fu verosimilmente la quattordicesima (sulle sedici originarie) che Michelangelo realizzò sui registri superiori delle pareti. La composizione fu la sesta ad essere portata a compimento usando il secondo ponte ligneo, e l’ultima della serie a noi pervenute, dato che le lunette con “Abramo, Isacco, Giacobbe, Giuda” e “Fares, Esrom e Aram” furono rimosse per dare spazio al grande dipinto del Giudizio Universale.

Essa si trova sotto il pennacchio raffigurante la Punizione di Aman, sulla parete sinistra procedendo verso l’altare. In opposizione, sulla parete destra, troviamo la lunetta di Naasson sotto il pennacchio con il Serpente di bronzo.

Descrizione

Come già sopra accennato tutte le lunette narrano la genealogia di Cristo, riferita al Vangelo secondo Matteo.

Il personaggio riportato sulla tabella è Aminadab, dipinto nella zona di sinistra, mentre la figura che appare sull’altra metà è sua moglie.

La composizione mostra due figure, su ciascuna metà, separate dal tabellone centrale con la scritta in caratteri grandi “AMINADAB”.

Nelle lunette appartenenti alla seconda fase dei lavori la targa risulta con una forma alquanto semplificata per le pressioni del papa su Michelangelo, affinché portasse a termine la decorazione della volta in maniera più rapida possibile. Quindi anche la colorazione degli sfondi diventa più semplice, mentre le figure si fanno più grandi ed ottenute con pennellate più rapide e decise.

Riguardo alle dimensioni dei personaggi si pensa, però, che l’ingrandirsi delle proporzioni è dovuto al fatto che si volle creare un’illusione ottica atta ad amplificare la grandezza di forme e spazio, data la lontananza dall’occhio degli osservatori, che dall’ingresso procedevano verso l’altare.

Le ultime lunette – quelle a cui fa parte la presente composizione, “Naasson”, “Abramo, Isacco, Giacobbe, Giuda” e “Fares, Esrom e Aram” – come confermano le tradizionali fonti, furono portate a termine con la massima rapidità.

Per la fretta del pontefice si dovette graffiare l’intonaco, non ancora completamente essiccato, direttamente con pennelli che lasciarono testimonianza perdendo alcune setole, ancora visibilmente imprigionate nella malta.

In diverse zone dell’affresco, come ad esempio nei piedi della donna, lo spessore pittorico è quasi inesistente e pare essere ottenuto da una sola pennellata.

Al centro del dipinto è abbastanza visibile un ampio rifacimento, dai toni più scuri, in seguito a un distacco di intonaco per forte umidità. La tonalità della zona restaurata, essendo più scura, testimonia come come già in quel periodo – restauro del Carnevali, eseguito nel 1564 – le lunette fossero pesantemente annerite.

La figura nella zona  a sinistra

Michelangelo: Particolare di Aminabad, lunetta della Cappella Sistina.
Michelangelo: Particolare di Aminabad, lunetta della Cappella Sistina.

Il principe dei Leviti, Aminadab, appare nella zona sinistra ripreso seduto in un rigoroso frontale, con il busto quasi eretto e le gambe leggermente divaricate. I piedi dell’uomo appaiono uniti ed allineati, mentre le mani si intrecciano con forza tra le ginocchia che sostengono l’appoggio degli avambracci, su cui grava il peso del busto leggermente reclinato in avanti.

Il suo volto, che esprime una forte preoccupazione, ha i tratti assai marcati sotto una capigliatura rossastra, tenuta in parte da una fascia bianca. Porta gli orecchini, uno differente dall’altro, ottenuti da rapidissime pennellate, ed una mantellina arancione con toni cangianti nelle parti in luce, tendenti al verde pallido.

Indossa calzoni di colore bianco, talmente aderenti alle gambe tanto da mostrare la sua atletica muscolatura.

Il disegno preparatorio oggi si trova in uno studio del “Codice di Oxford”. Ebbe nel corso dei secoli grande divulgazione, da cui molti artisti trassero spunto per le varie raffigurazioni di Cristo. Tra questi ricordiamo Celio Gaspare (1571/ 1640) e Valeriano Giuseppe con il loro “Cristo deriso”, che si trova a Roma nella Chiesa del Santissimo Nome di Gesù.

La figura della zona a destra

Michelangelo: Particolare di della donna nella lunetta di Aminabad
Michelangelo: Particolare di della donna nella lunetta di Aminabad, Cappella Sistina.

La donna si trova nella zona a destra. Essa è ripresa seduta con una gamba accavallata sull’altra, mentre sta sta pettinando i suoi lunghi e biondi capelli. La posa, se paragonata all’iconografia del periodo e a quella dei tempi passati, risulta alquanto inconsueta e si pensa che Michelangelo l’abbia studiata dal vero.
Il busto è leggermente contorto, le spalle appena inclinate, la schiena ricurva e la testa chinata, rivolta verso l’osservatore.

La veste, che è molto aderente al corpo, soprattutto sulle braccia, mette in evidenza l’atletica e mascolina muscolatura. Tale struttura fisica delle figure la troviamo anche in alcune sibille dipinte dallo stesso Michelangelo sulla volta della cappella.

Spicca l’ampio panno, dai toni verdolini chiari, disteso sulle sue cosce, che bene si armonizza con i toni rosati della veste e dello sfondo. Questo aiuta a conferire all’intera figura plasticità ed a sbalzarla dal contesto.

Si pensa che uno studio, appena abbozzato della donna, faccia parte del “Codice di Oxford”, conservato all’Ashmolean Museum.


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