Vela e lunetta con Iesse, Davide e Salomone nella volta della Cappella Sistina

Michelangelo Buonarroti: Vela sopra Iesse, Davide e Salomone

Michelangelo Buonarroti: Vela sopra Iesse, Davide e Salomone, 245 x 340 cm, intorno agli anni 1511-12
Michelangelo Buonarroti: Vela sopra Iesse, Davide e Salomone, 245 x 340 cm, intorno agli anni 1511-12

Sugli affreschi

La vela sopra la lunetta di Iesse, Davide e Salomone è un affresco di Michelangelo realizzato nell’anno 1511-12 ed appartiene alla decorazione della volta della Cappella Sistina in Vaticano. La composizione, che misura 245 x 340 cm., fu commissionata da papa Giulio II.

La lunetta di Iesse, Davide e Salomone (più sotto descritta) è anch’essa opera del Buonarroti. Il riquadro, che fu realizzato intorno 1511-1512, misura 340 x 650 cm. e fa parte della stessa decorazione, commissionata dallo stesso papa.

Le otto vele con le sottostanti lunette si trovano ai lati della volta della Cappella Sistina, correndo adiacenti alle pareti lunghe. I pennacchi  (quattro in tutto) con le rispettive otto lunette (si legga tutto il discorso) si trovano agli angoli della volta. Le vele e le lunette mostrano le quaranta narrazioni del Vangelo secondo Matteo, tutte riferite agli Antenati di Cristo. Le due lunette (con Abramo e Fares) sulla parete dell’altare furono presto rimosse per dare spazio al grande affresco del Giudizio Universale.

La vela in esame – a destra della Creazione degli astri e delle piante – fu eseguita con il secondo ponteggio ligneo e fu una fra le ultime ad essere realizzata sulla volta. La sottostante lunetta, anch’essa eseguita sul secondo ponteggio (la terza della seconda fase lavori), fu probabilmente l’undicesima ad essere dipinta in ordine di esecuzione cronologica.

Michelangelo - Volta della Sistina, part.lare di Una Vela e relativi Nudi bronzei, Vaticano
Prima del restauro – Michelangelo Buonarroti: Vela sopra Iesse, Davide e Salomone, 245 x 340 cm, intorno agli anni 1511-12

Da qui in poi la pagina e ancora in fase di costruzione

Descrizione della lunetta

Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Iesse, Davide e Salomone, 340 x 650 cm, 1511-12
Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Iesse, Davide e Salomone, 340 x 650 cm, 1511-12

Il Serpente di bronzo nella volta della Cappella Sistina

Il Serpente di bronzo di Michelangelo Buonarroti

Michelangelo: Il Serpente di bronzo in uno dei quattro pennacchi della volta della Cappella Sistina.
Michelangelo: Il Serpente di bronzo in uno dei quattro pennacchi della volta della Cappella Sistina.

Sull’opera di Michelangelo

Il Serpente di bronzo è un affresco, realizzato da Michelangelo Buonarroti intorno al 1511-1512 in uno dei quattro pennacchi ubicati agli angoli della volta della Cappella Sistina in Vaticano. La composizione, che misura 585 × 985 cm., fu commissionata da papa Giulio II e fa quindi parte della decorazione del soffitto.

Storia

Michelangelo decise di procedere con la decorazione del soffitto iniziando dalle campate dell’ingresso, la cui porta veniva aperta per lo svolgimento delle solenni cerimonie in cappella, sempre presiedute dal papa. Nella settimana santa una processione, a cui partecipava il pontefice ed i suo seguito, si spingeva fin sopra le campate dell’altare. Il pennacchio con l’episodio del Serpente di bronzo (Numeri 21,1-9), trovandosi in prossimità dell’altare (sul lato sinistro dell’osservatore con le spalle rivolte verso l’ingresso), appartiene alle ultime composizioni realizzate sulla volta.

Descrizione

Il Serpente di bronzo è una delle quattro narrazioni del Vecchio Testamento, realizzate nei pennacchi agli angoli del soffitto della Cappella Sistina.

Gli episodi sono tutti legati alla difesa di Israele da parte di Dio. Il popolo israelita, che mormorava contro Dio e Mosè, subì l’arrivo di serpenti velenosi che incominciarono ad uccidere gli insoddisfatti. Più tardi Mosè, pentito e impietosito della forte azione d’ira verso quella popolazione, forgiò il Nehustan, un serpente di bronzo che guariva le persone morsicate dai rettili velenosi soltanto guardandolo.

L’episodio appare, al culmine del suo svolgimento, nel pennacchio sul lato destro. La scena mostra un tumulto indescrivibile di figure che si intrecciano, realizzate con un cromatismo assai espressivo e violento.

I toni caldi – predominanti nelle figure, dal giallo al rosso infuocato – contrastano delicatamente i grigi e le gamme azzurrine del fondo e degli stessi personaggi. Anche gli scorci e le torsioni delle figure sono resi con molto efficacia, mentre i volti degli stessi appaiono con espressioni di forte panico.

Al centro, in contrasto con un fondo chiarissimo dai toni grigio-azzurrini, spicca il Nehustan (il serpente di bronzo). A sinistra appaiono gli scampati alla morte che, con concitati atteggiamenti e segni diretti all’immagine salvifica, esprimono riconoscenza. Altri implorano per la salvezza di quelli morsicati dai serpenti velenosi.

La presente composizione, della quale parlò molto bene Giorgio Vasari ne “Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori, e architettori ”, rimase un ottimo esempio da cui trassero ispirazione alcuni pittori manieristi, fra i quali ricordiamo Giulio Romano, e lo stesso Vasari.

Da un punto di vista puramente iconologico, l’episodio in esame prefigura la crocifissione di Gesù. Infatti nel Vangelo di Giovanni si legge «come Mosè innalzò il serpente di bronzo nel deserto, così il figlio dell’uomo sarà innalzato» (3,14).


L’Ebbrezza di Noè nella volta della Cappella Sistina

Ebbrezza di Noè – Michelangelo Buonarroti

Michelangelo - Ebbrezza di Noè - volta della Cappella Sistina
Michelangelo – Ebbrezza di Noè – volta della Cappella Sistina

Sull’opera in esame

L’Ebbrezza di Noè è un affresco di Michelangelo Buonarroti, commissionato da papa Giulio II. L’artista lo realizzò intorno al 1508-1510, misura 170 x 260 cm. e fa parte della decorazione del soffitto della Cappella Sistina nei Musei Vaticani.

Storia

Nella decorazione del soffitto Michelangelo procedette dalle campate vicino all’entrata progredendo verso l’altare. La porta d’ingresso veniva aperta al pubblico in occasioni delle solenni cerimonie, ove era immancabile la presenza del papa con il suo seguito. Durante la settimana santa era prevista una processione che, partendo dall’entrata in cappella, arrivava fino alle campate sopra l’altare. Il riquadro dell’Ebbrezza di Noè (Genesi 9,20-27) è perciò da considerare appartenente al primo blocco dei lavori, realizzato con il primo ponteggio, e portato a termine intorno al 1510.

Descrizione

L’affresco in esame appartiene alla serie delle Storie della Genesi, nove in tutto. In particolare è il riquadro conclusivo, che chiude anche i tre specifici episodi del patriarca, il settimo, l’ottavo e il nono. Il Settimo avrebbe dovuto essere il Diluvio universale, a cui sarebbe seguito il Sacrificio di Noè. Secondo alcuni studiosi di storia dell’arte, Michelangelo, preferendo uno spazio maggiore per il Diluvio, ha invertito l’ordine dei primi due. Per altri studiosi, invece, la ragione è legata a motivi di interpretazione simbolica delle narrazioni.

Le scene della Genesi componevano un mosaico che rappresentava le storie dell’umanità prima di Mosè, le cui raffigurazioni di artisti quattrocenteschi (fra cui il Botticelli) si possono ammirare lungo pareti della cappella (Storie di Mosè).

Ogni episodio aveva anche una lettura a ritroso in relazione alla Settimana Santa. L’Ebbrezza di Noè veniva infatti interpretata, già dai tempi di sant’Agostino, come quella del “Cristo deriso”. La vigna sulla sinistra, che lo stesso Noè sta lavorando, era considerata un simbolo dell’Incarnazione.

Michelangelo raffigura la scena dell’Ebbrezza di Noè in un ambiente interno ma illuminato a giorno dall’ampia apertura sulla sinistra. Il patriarca, nudo, ebbro ed assopito, è disteso su un basso e fragile e giaciglio, appena scostato da terra da assi nel margine inferiore. Accanto a sé ha una brocca ed una ciotola.

Sulla destra appaiono i suoi figli, anch’essi completamente nudi che, essendosi appena accorti dell’ebbrezza del padre, pare vogliano coprirlo con un manto. Cam, la figura di mezzo, indicando il padre ebbro fa un gesto di derisione, per cui al suo risveglio Noè ne maledirà la stirpe.


La creazione di Eva nella volta della Cappella Sistina

La Creazione di Eva di Michelangelo

Michelangelo Buonarroti: la Creazione di Eva nella Volta della Cappella Sistina
Michelangelo Buonarroti: la Creazione di Eva, 170 x 266 cm. (1511) nella Volta della Cappella Sistina

serie opere n° 2

Sull’opera in esame

La Creazione di Eva è un affresco di Michelangelo Buonarroti commissionato da Giulio II. Fu realizzata intorno al 1511, misura 170 x 260 cm. e fa parte della decorazione del soffitto della Cappella Sistina in Vaticano.

Ascanio Condivi, nel presentare la biografia dell’artista (1550) scriveva: «della costa d’Adamo ne trahe la donna, la quale fù venendo à mani giunte, et sporte verso Iddio, inchinatasi con dolce atto, par che lo ringratie, et che egli lei benedica»[Vita di Michelagnolo Buonarroti raccolta per Ascanio Condivi da la Ripa Transone].

Dell’episodio qui raffigurato ne parlò anche Giorgio Vasari: «fé il suo cavar della costa della madre nostra Eva, nella quale si vede quegli ignudi l’un quasi morto per essere prigion del sonno, e l’altra divenuta viva e fatta vigilantissima per la benedizione di Dio»[Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori (1568), Michelagnolo Buonarruoti.].

Storia

La posizione del riquadro ed i ponteggi

Nei lavori di decorazione del soffitto della Cappella Sistina Michelangelo iniziò a dipingere dalle campate vicine all’ingresso. La porta di entrata si apriva raramente e sempre in occasione delle solenni cerimonie, con la presenza del papa ed il suo seguito.

Le opere della volta furono realizzate in due tempi con due ponteggi, costruiti singolarmente a distanza di tempo l’uno dall’altro. Arrivati a metà decorazione (1510) si rese necessario smontare il primo ponteggio, che arrivava a circa metà cappella, per essere completamente rimontato, entro l’autunno del 1511, lungo tutta l’altra metà della cappella.

Il punto di divisione della lavorazione coincide più o meno in prossimità della Creazione di Eva, che prese forma con il secondo ponteggio. L’opera in esame (Genesi 2,18-25) fu perciò il primo episodio ad essere realizzato nel secondo tempo della decorazione e quindi intorno all’autunno del 1511.

L’accelerazione dei tempi

A partire dalla composizione della Creazione di Eva, le figure perdono un po’ di quella monumentalità ed eloquenza, tipica di Michelangelo. Questo perché vi fu una drastica riduzione delle giornate necessarie alla portata a termine dell’intero lavoro. Per la realizzazione di ogni affresco, precedente a quello in esame, si impiegavano 12-13 giorni lavorativi, mentre dalla scena della Creazione di Eva questi si dovettero ridurre a 4. Tale riduzione spiega il perché Michelangelo eseguì in appena un anno la seconda metà dell’intera decorazione del soffitto. Numerose, infatti, furono le continue sollecitazioni del papa per velocizzare la decorazione della volta. Giulio II morì 3-4 mesi dopo l’inaugurazione e l’accesso al pubblico della decorazione, che avvenne il 31 ottobre 1512.

Le fasi

L’artista iniziò a dipingere la presente composizione partendo dalla testa di Adamo che dorme, continuando con il braccio della stessa figura ed una parte dell’albero (primo giorno). Il resto del corpo lo portò a termine il secondo giorno, mentre Eva e il paesaggio li realizzò nel terzo. Il Creatore, la cui raffigurazione completava l’affresco, Michelangelo lo finì nel quarto giorno.

Per il trasferimento dalla scena dal cartone all’intonaco il pittore usò la tecnica dello spolvero.

Descrizione e stile

Il riquadro della Creazione di Eva è posizionato, più o meno, nella parte Centrale della Cappella Sistina, dove l’artista incominciò a rappresentare per la prima volta anche la figura dell’Eterno. Il Creatore è poi protagonista di altri episodi procedendo verso l’altare.

La composizione appartiene alla serie delle tre storie dei progenitori (La Creazione di Adamo, la Creazione di Eva, il Peccato originale e Cacciata dal Paradiso Terrestre). Essa appare al centro, fra le tre storie di Noè (Sacrificio di Noè, il Diluvio universale, l’Ebbrezza di Noè) e le tre storie della Creazione del mondo (Separazione della luce dalle tenebre, Creazione degli astri e delle piante, Separazione della terra dalle acque).

Per gli studiosi di storia dell’arte, la preminenza della scena in esame dovuta alla strategica posizione, nettamente centrale, si spiega con l’interpretazione simbolica degli episodi in relazione al Nuovo Testamento. La figura di Eva appariva tradizionalmente come simbolo di Maria, la quale a sua volta simboleggiava la Chiesa, intesa come tradizione teologica.

La simbologia

La creazione di Eva dalla costola di Adamo poteva, quindi, paragonarsi alla nascita della Chiesa dal sangue delle ferite uscente dal costato di Gesù crocifisso.

Il messaggio della scena in esame viene sottolineato anche dal vicino riquadro del profeta Ezechiele, le cui previsioni riguardavano della nascita di Maria, l’arrivo di un triste periodo contaminato dal peccato e lontano da Dio, a cui sarebbe seguito l’innalzamento di un nuovo Tempio. Altro riquadro vicino alla presente composizione è quello della Sibilla Cumana, che predice l’avvento di un bambino da cui sarebbe nata una nuova “Età dell’oro”.

La scena dell’affresco

Adamo appare nudo e semidisteso nell’angolo in basso sulla sinistra, con il busto, quasi all’altezza della spalla destra, appoggiato all’albero.

Eva, anch’essa nuda ed in atteggiamento di forte dinamismo, pare uscire dal costolato di Adamo, sollecitata dal perentorio gesto del Creatore in piedi difronte a lei.

La figura dell’Eterno di questa scena ha, più o meno, le tipiche peculiarità michelangiolesche come tutte le altre raffigurazioni del soffitto, con la differenza che qui sta in piedi, mentre negli altri riquadri appare sempre in volo. Dio, con una tunica di color rosso-violaceo, avvolto da un ampio mantello con toni sempre violacei ma assai più chiari della veste, ha il braccio destro alzato, come in altre scene, ed uno sguardo intenso.

Il braccio alzato dell’Eterno pare aver indicato ad Eva una ben definita direzione, cioè quella verso l’alto. La nuova creatura, già uscita da Adamo dormiente, sta gradualmente emergendo con le mani giunte ed uno sguardo di gratitudine e riconoscenza, quasi a voler benedire quel gesto divino.

Michelangelo rende la scena di grande efficacia con giochi di linee parallele e perpendicolari. Il torso di Adamo, ad esempio, è parallelo alle cosce di Eva (ma perpendicolare al torso di quest’ultima) ed al braccio alzato del Creatore; gli avambracci dei due progenitori sono paralleli ma perpendicolari a quello di Dio. Inoltre in un asse comune obliquo troviamo le teste dei tre protagonisti ed il torso di Eva.

I corpi dei progenitori, pur essendo massicci, appaiono con una muscolatura poco marcata, tipica degli adolescenti, assai diversa da quella delle figure del Peccato originale.

Lo sfondo paesaggistico appare chiaro, spoglio ed assai sintetizzato: deboli sono i contrasti fra il cielo e la collina. Ancor più deboli sono quelli fra quest’ultima ed un lembo di mare, come pure con il prato.

Si rilevano alcuni pentimenti nella zona attorniante la testa di Adamo, nei rami dell’albero secco, nel corpo e nella testa di Eva


Il Diluvio universale nella volta della Cappella Sistina

Michelangelo Buonarroti: particolare del Diluvio Universale, Vaticano

Volta della Cappella Sistina, Diluvio Universale, anno 1508 (9), 280 x 570 Vaticano
Prima del restauro: Volta della Cappella Sistina,  Diluvio Universale, anno 1508 (9), 280 x 570 Vaticano.

serie opere n° 2

Il diluvio universale, commissionato da papa Giulio II, è un affresco (280×560 cm) di Michelangelo Buonarroti, realizzato intorno al 1509, misura 280 x 560 cm, e fa parte della decorazione della volta nella Cappella Sistina in Vaticano.

Cenni storici

Il Diluvio Universale

Nel dipingere la volta della Cappella Sistina, l’artista iniziò dalle campate prossime all’ingresso. La porta di entrata veniva aperta in occasione delle solenni riunioni in cappella con la presenza del pontefice ed il suo seguito.

Il Diluvio Universale di Michelangelo, quindi, appartiene al primo blocco.

Per lo studioso di storia dell’arte Ascanio Condivi quella in esame è la prima scena che fu realizzata sul soffitto.

Nella raffigurazione appaiono alcune disparità di esecuzione che confermano le notizie di inconvenienti tecnici del momento, tra cui ricordiamo un’impropria miscela di colori che provocò varie muffe. Tali disparità rilevano inoltre la presenza di aiuti ad inizio lavori.

Sin dal primo accesso al pubblico, il Diluvio Universale riscosse apprezzamenti e dimostrazioni di stima.

Il Vasari nelle sue “Vite“del 1568 scrisse: «nella storia del Diluvio, dove appaiono diverse morti d’uomini, che spaventati dal terror di quei giorni, cercano il più che possono per diverse vie scampo alle lor vite. Perciò che nelle teste di quelle figure, si conosce la vita esser in preda della morte, non meno che la paura, il terrore et il disprezzo d’ogni cosa. Vedevisi la pietà di molti, aiutandosi l’un l’altro tirarsi al sommo d’un sasso cercando scampo. Tra’ quali vi è uno che abracciato un mezzo morto, cerca il più che può di camparlo, che la natura non lo mostra meglio».

L’affresco in esame subì svariati danneggiamenti, come cadute di intonaco e numerose crepe. Queste apparvero nel 1791 in occasione dello schianto della polveriera di Castel Sant’Angelo.

Dio disse a Noè: “È venuta per me la fine di ogni uomo, perché la terra, per causa loro, è piena di violenza; ecco, io li distruggerò insieme con la terra. Fatti un’arca di legno di cipresso (Genesi 6,13-14)…Perché tra sette giorni farò piovere sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti; sterminerò dalla terra ogni essere che ho fatto”. (Genesi 7,4)…Dopo sette giorni, le acque del diluvio furono sopra la terra…”(Genesi 7,10).

Michelangelo raffigura le scene del Diluvio Universale con tutta la loro carica di drammaticità.

Per tempo gli esegeti segnalarono gli innumerevoli elementi  della “Storia” (Genesi, VII) – l’Arca, la barca stracolma in procinto di affondare, i rifugiati che si riparano sotto una improvvisata tenda sulla vetta di un monte uscito dalle acque, il travaglio della gente raffigurata in primo piano su quell’altura in cui è arrivata con l’illusione di sottrarsi al castigo divino …. –  identificando le più svariate vicende come la paura, la sofferenza, la pietà, l’amore, l’egoismo. Si salveranno Noè con i componenti della sua famiglia e coppie di animali.

Lo scatenarsi dell’ira di Dio, descritta da Michelangelo sotto la forma di una potente saetta che cade sulla la tenda, di cui ne parlò il Condivi, non è più identificabile per il distacco di una parte dell’intonaco (zona in alto a destra). Questa cadde in seguito alle scosse provocate da un’esplosione a Castel Sant’Angelo nel 1797. Quella raffigurazione del fulmine vi fu, e lo testimonia una riproduzione cinquecentesca attualmente custodita al Museo del Louvre.

Cenni descrittivi

La presente composizione appartiene alle nove Storie della Genesi (l’ottava) e, in particolare, alle tre Storie di Noè (quella di mezzo) degli ultimi riquadri.

Le scene raffigurate dovevano formare il mosaico relativo alle storie dell’umanità “ante legem”.

Le Storie della Genesi venivano prima di quelle di Mosè, rappresentate da artisti quattrocenteschi nei riquadri parietali, tra cui ricordiamo Sandro Botticelli.

Ritornando alle scene in esame, ciascuna di esse aveva altresì una lettura a ritroso in relazione alla prefigurazione della Settimana Santa, che si celebrava solennemente dentro la Cappella Sistina. In tale occasione era anche prevista una processione cerimoniale, che partendo dall’ingresso arrivava fino all’altare.

In queste concordanze nel Diluvio Universale veniva rappresentato il Battesimo di Cristo con la seguente logica: dato che l’acqua del battesimo purifica gli uomini dal peccato, così allo stesso modo il diluvio purificò il mondo da tutti i peccatori.

L’Arca di Noè,infatti, era il simbolo stesso della Chiesa: di legno, come il legno della Croce, e di salvezza come la redenzione in seguito alla crocifissione di Gesù.

Nella composizione, a differenza delle scene che seguono, appaiono una sessantina di figure, relativamente di piccole dimensioni. I personaggi, quasi tutti privi di indumenti, Michelangelo li ha distribuiti seguendo direttrici diagonali, enfatizzandone così la profondità prospettica.

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David e Golia nella Volta della Cappella Sistina

Michelangelo Buonarroti: Particolare del David e Golia

Michelangelo: David e Golia, volta della Cappella Sistina, anno 1509
Michelangelo: David e Golia, volta della Cappella Sistina, anno 1509

serie opere n° 1

Davide e Golia

Il pennacchio con la scena di Davide e Golia è un affresco di Michelangelo Buonarroti, realizzato intorno al 1509-1509. La composizione, che fa parte parte della decorazione del soffitto della Cappella Sistina,  fu commissionata da papa Giulio II.

In questa raffigurazione il famoso passo biblico (Samuele I, XVII) viene colto nella fase culminante, nel momento in cui David sta decapitando il gigante Golia. La scena si svolge davanti ai soldati, che osservano la scena ripresi appena accennati nell’ombra.

Nel dipinto, prima del grande restauro, si notavano, in prossimità del vertice basso del Pennacchio, zone d’arriccio prive d’intonaco.

Particolare della Cappella Sistina
Prima del restauro: Michelangelo Buonarroti: Particolare del David e Golia, anno 1509, 570 x 970 cm. Vaticano, Volta della Cappella Sistina.

Storia

Michelangelo decise di configurare il procedimento dei lavori iniziando dalle campate in corrispondenza dell’ingresso, la cui porta veniva aperta per le solenni cerimonie in cappella, presiedute dal pontefice. Durante il periodo della settimana santa era prevista una processione, a cui partecipava il papa ed i suo seguito, che dall’entrata si spingeva fin sopra le campate dell’altare. Il pennacchio con la scena del Davide e Golia (1 Samuele 17,1-54), trovandosi in prossimità dell’ingresso (vicinissimo alla porta, sul lato destro), appartiene alle prime composizioni realizzate sulla volta.

Descrizione

La scena in esame appartiene alla serie dei pennacchi della volta della cappella: quattro pennacchi con episodi del Vecchio Testamento, in cui l’Eterno protegge il popolo d’Israele.

La scena del Davide e Golia, nonostante si svolga in ambito notturno, appare assai ricca di chiaroscuri con i protagonisti che spiccano, al centro dell’affresco, rischiarati da una forte illuminazione.

I due personaggi si avvinghiano in un duello mortale, con Golia ormai già caduto a terra in preda al terrore e Davide che gli è sopra e già lo sta afferrando per i capelli con l’intento di decapitarlo. Spicca con forza la pesante spada, già alzata sulla mano destra del giovane, e pronta al biblico taglio.

In primo piano, davanti al gigante, appare la fionda che Davide ha lasciato cadere per terra dopo l’uso. Il fondo della scena mostra una luminosissima tenda con gamme violacee, ai cui lati si intravedono – a mezza figura – soldati in apprensione per gli imminenti sviluppi del duello.

Michelangelo, per poter lavorare su una superficie alquanto irregolare, ha dovuto studiare accuratamente il modo di far apparire l’immagine il più realistica possibile. A tal proposito forzò lo scorcio delle due figure principali, soprattutto quella del Davide, facendo entrare la parte superiore del suo corpo nel perimetro della tenda, già ripresa da molto in alto (vedasi la parte che fa da tetto). In tal modo, l’accelerazione prospettica creatasi lungo l’asse centrale, fa sì che i due protagonisti al centro della scena si rovescino sullo spettatore, nonostante appaia parte della copertura della tenda.

Il presente episodio si può collegare iconologicamente con quello di Giuditta e Oloferne, dove una donna uccide un temibile nemico di Israele, liberando il suo popolo. Entrambi i pennacchi prefigurano il trionfo della Chiesa.


Il profeta Isaia nella volta della Cappella Sistina

Profeta Isaia nella Cappella Sistina – Michelangelo Buonarroti

Michelangelo: Il profeta Isaia nella volta della Cappella Sistina.
Michelangelo: Il profeta Isaia nella volta della Cappella Sistina.

serie opere n° 2

Il profeta Isaia nella volta della Cappella Sistina

Dall’atteggiamento assunto dalla figura di Isaia, secondo il Vasari, il profeta risponde ad uno dei due Assistenti che lo sta chiamando. Infatti gli assistenti sono entrambi collocati in secondo piano alla sua sinistra.

Isaia venne inteso soprattutto come un messaggero divino, che porta con sé buone o cattive notizie. Il panneggio della tunica prima del grande restauro era abbastanza rovinato.

Storia

Michelangelo iniziò la decorazione della volta della Cappella Sistina procedendo dalle campate prossime all’ingresso, la cui porta veniva aperta in occasione delle solenni cerimonie in cappella. Durante la settimana santa era prevista anche una processione, a cui partecipava il pontefice con il suo seguito, che dall’ingresso arrivava fino all’altare.

Dato che la raffigurazione del profeta Isaia appare nella terza campata, procedendo dalla porta d’ingresso, la presente scena fa parte del primo blocco di lavori (primo ponteggio), portato a termine nel 1510 inoltrato.

Descrizione

Michelangelo - Volta della Capp.la Sistina, partic.lare del profeta Isaia
Prima del restauro: Volta della Cappella Sistina, particolare del profeta Isaia, anno 1509, 365 x 380 cm. Vaticano.

Descrizione sommaria e generica dei Veggenti della volta

L’affresco appartiene alla serie dei Veggenti, tutti raffigurati su ampi troni architettonici. Sui pesanti scranni marmorei, sostenuti da peducci, ogni veggente ha a suo fianco due giovani assistenti.

I veggenti sono raffigurati fra due plinti con altorilievi simulati, dove appaiono putti in coppia in svariati atteggiamenti. I loro nominativi sono scritti (nel riquadro in esame è ESAIAS) in tabelle sorrette da un putto sotto la base del trono.

Sul profeta Isaia

Il profeta appare in atteggiamento assai dinamico, come se qualcuno lo avesse interrotto in quel momento nella lettura del libro. Infatti, sembra stia rispondendo ad uno dei due assistenti, tenendo ancora il dito della mano destra tra le pagine del volume appena riposto al suo fianco, sotto il braccio sinistro.

Essendo stato chiamato improvvisamente dall’inserviente in primo piano, Isaia volge il capo verso verso di lui, con un’espressione d’angoscia, preoccupazione e uno sguardo pressoché vagante. Tale concitazione si evidenzia soprattutto dalla fronte aggrottata, dalla torsione delle membra e dai piedi incrociati, le cui dita evidenziano forti tensioni.

La vigorosa dinamicità della figura è confermata dalla curva del mantello (con toni azzurrini e verdastri) sollevato dal repentino movimento del veggente. Le sue vesti sono di un color ocra giallastra, a cui fanno coro cangianti riflessi argentini, e un colore rosato.