La Natività (Colonia) di Hans Memling

Hans Memling: La Natività (Colonia)

Hans Memling: La Natività (Colonia)
Hans Memling: La Natività cm. 29 x 21,5, Wallraf-Richartz-Museum, Colonia.

Sull’opera: “La Natività” è un dipinto autografo di Hans Memling, realizzato con tecnica a olio su tavola intorno al 1470, misura 29 x 21,5 cm. ed è custodito nel Wallraf-Richartz-Museum a Colonia.

In precedenza il dipinto si trovava in Spagna da cui pervenne, ad inizio Novecento,  nella Collezione W. Clemens di Monaco (fonte: Friedlànder, “RfK” 1803. pag. 83). Sempre come proprietà di W. Clemens fu esposta alla importantissima Esposizione del 1902 a Brugge.

Più tardi il Clemens donò la composizione al Kunstgewerbe-Museum di Colonia, che a distanza di poco tempo la concesse in prestito al WalIraf-Richartz Museum (l’attuale sede), della stessa città.

Il Friedlànder (studioso di storia dell’arte) nel 1902 scrisse che la tavoletta fu realizzata intorno al 1470 e sarebbe servita in origine – a giudicare dalla struttura prospettica del supporto – come anta destra di un trittico.

Natività di altri Grandi Maestri.

Il compianto su Cristo morto (Galleria Doria) di Hans Memling

Hans Memling: Il compianto su Cristo morto (Galleria Doria)

Hans Memling: Il compianto su Cristo morto (Galleria Doria)
Hans Memling: Il compianto su Cristo morto cm. 68 x 53, Galleria Doria, Roma.

Sull’opera: “Il compianto su Cristo morto” è un dipinto autografo di Hans Memling, realizzato con tecnica a olio su tavola probabilmente dopo il 1480, misura 68 x 53 cm. ed è custodito nella Galleria Doria a Roma.

La pregiata tavola venne pubblicata per la prima volta nel 1899 dal Kaemmerer. La pubblicazione fu talmente ricca di particolari che permise uno studio più approfondito ad molti altri studiosi quando l’opera fu esposta alla importantissima Esposizione del 1902 a Brugge.

Il Weale (“BM” I, 1903, pag. 336) si accorse che il committente donatore raffigurato alla estrema destra della composizione è lo stesso personaggio effigiato dall’artista, insieme al figlioletto, su una delle due ante attualmente nel Museul de Artă a Bucarest  (sull’altra anta è dipinta la moglie).

Il Friedlànder (“RfK” 1903, p. 84) faceva anche notare il cattivo stato di conservazione in alcuni ben definiti punti del della stesura pittorica.

Per quanto riguarda la cronologia dell’opera, sempre lo stesso studioso ipotizzava una datazione riferita ad un periodo certamente più tardo del 1480, a ridosso del Trittico Reins (Hans Memlingmuseum, Brugge) e molto tempo dopo la realizzazione del Trittico Kaufmann (Museum Boymans – van Beuningen, Rotterdam).

Madonna col Bambino in un paesaggio di Hans Memling

Hans Memling: Madonna col Bambino in un paesaggio

Hans Memling: La Madonna col Bambino in un paesaggio
Hans Memling: Madonna col Bambino in un paesaggio cm. 50 x 29, collezione Rothschild, Parigi.

Sull’opera: “Madonna col Bambino in un paesaggio” è un dipinto autografo di Hans Memling, realizzato con tecnica a olio su tavola, misura 50 x 29 cm. ed è custodito nella collezione Rothschild a Parigi.

La tavola, che si presenta centinata, fu a anche parchettata.

Trattasi di un episodio relativo alla Fuga in Egitto: infatti a destra della roccia, in secondo piano, appare San Giuseppe intento a cogliere i datteri accanto al somarello – che pare stia pascolando – ed agli immancabili oggetti da viaggio, bastone e borraccia stesi a terra.

La bellissima composizione non è molto nota e si presenta agli studiosi di storia dell’arte come opera giovanile dell’artista. Apparve per la prima volta all’asta del re dei Paesi Bassi, Guglielmo II (1792 – 1849), svoltasi all’Aia il 12 agosto 1850 (inserita nel catalogo come piccola incisione).

Fu venduta in tale occasione ad Héris, un noto collezionista di Bruxelles, il quale la cedette alla Collezione Edouard de Rothschild di Parigi, l’attuale sede. Da qui, durante l’ultima guerra, fu prelevata dall’ufficiale tedesco Hermann Wilhelm Göring (Rosenheim, 1893 – Norimberga, 1946) ma, vi fu poi ritrasferita.

Il primo studioso che prese in considerazione il presente dipinto fu il Winkler nel 1924. Il Friedlander lo inseriva nel suo catalogo nel 1928 ma lo descriveva solamente nella sua sintetica monografia, redatta nel 1949.

Maria che sorregge il Cristo morto (Granada) di Hans Memling

Hans Memling: Maria che sorregge il Cristo morto (Granada)

Hans Memling: Maria che sorregge il Cristo morto (Granada)
Hans Memling: Maria che sorregge il Cristo morto cm. 52 x 39, Capilla Real, Granada.

Sull’opera: “Maria che sorregge il Cristo morto” è un dipinto autografo di Hans Memling, realizzato con tecnica a olio su tavola, misura 52 x 39 cm. ed è custodito nella Capilla Real a Granada.

Secondo F. J. Sànchez Cantón (“Libros, tapices y cuadros que coleccionó Isabel la Catòlica”, Madrid 1950) la tavola in esame potrebbe essere identificata con la “Nuestra Señora abraçada con nuestro Señor” (fisicamente collegata ad uno sportello con la raffigurazione di santa Barbara), inserita nel 1505 in un inventario di Isabella la Cattolica.

La costruzione della Capilla Real, l’attuale sede della presente composizione (attribuita a Memling soltanto a fine Ottocento da K. Justi [“ZChK” III, 1890, pag. 203 sgg.]), fu iniziata nel 1504 da Enrique Egas su richiesta della stessa regina.

L’opera in esame fu riprodotta da M. Gómez-Moreno (fonte: “GBA” III/45, 1908, pag. 289 sgg.).

Nella seconda metà dello scorso secolo fu sottoposta a ripulitura.

Il martirio di San Sebastiano (Bruxelles) di Hans Memling

Hans Memling: Il martirio di San Sebastiano (Bruxelles)

Hans Memling: Il martirio di San Sebastiano (Bruxelles)
Hans Memling: Il martirio di San Sebastiano cm. 67 x 68, Musées Royaux des Beaux-Arts, Bruxelles.

Sull’opera: “Il martirio di San Sebastiano” è un dipinto autografo di Hans Memling, realizzato con tecnica a olio su tavola, misura 67 x 68 cm. ed è custodito nella Musées Royaux des Beaux-Arts a Bruxelles.

La celebre composizione del Memling si trova nel Musées Royaux des Beaux-Arts dal 1884, anno in cui venne acquistata presso il parigino L. Gauchez.

Il Wauters (1893) ipotizzava, senza porre alcun riferimento a documentazioni sicure, che il dipinto sarebbe stato commissionato dalla dirigenza della Corporazione degli Arcieri di Brugge. Tale supposizione benché non provata, riuscì ad ottenere molti consensi.

Nel 1899 il Kaemmerer realizzava la copia del “Martirio di San Sebastiano” dedicandola al Memling, e nello stesso anno J. Néve ne pubblicava una dettagliata descrizione (“Le martyre de St-Sébastien, tableau de Memling au Musèo de Bruxelles”, Bruxelles 1899).

Per quanto concerne la cronologia dell’opera, la convergenza degli studiosi di storia dell’arte ad uno specifico periodo – quello dell’età giovanile dell’artista – è pressoché universale, ma per il Friedlànder (1928) l’anno sarebbe da riferirsi al 1470 circa.

Il Baldass (1942), riferendosi agli elementi stilistici la colloca tra il Trittico di Danzica, portato a termine nel 1473, ed il Trittico del Matrimonio mistico di santa Caterina, che reca sulla stesura pittorica l’anno 1479. Inoltre il Baldass avanzava l’ipotesi che il dipinto sarebbe stato il pannello centrale di un trittico.

La discesa dalla croce (Granada) di Hans Memling

Dal Dittico di Granada -La discesa dalla croce (Granada)

Dal Dittico di Granada - La discesa dalla croce (Granada), cm. 51 x 36,5, Capilla Real, Granada.
Dal Dittico di Granada – La discesa dalla croce cm. 51 x 36,5, Capilla Real, Granada.

Sull’opera: “La discesa dalla croce” è un dipinto autografo di Hans Memling appartenente al “Dittico di Granada”, realizzato con tecnica a olio su tavola intorno al 1475, misura 51 x 36,5 cm. ed è custodito nella Capilla Real a Granada.

Il piccolo dittico, attualmente smembrato, è costituito da un riquadro con  la “Discesa dalla Croce” e un altro con “Le pie donne piangenti e san Giovanni Evangelista”. Nel 1505 già si trovava in Spagna e già era destinato al Capilla Real de Granada, ancora in costruzione, come testimonia l’inventario delle opere d’arte ed oggetti che dovevano essere trasferiti nel nuovo edificio.

A proposito di ciò F. Sànchez Cantón nel “Libros, tapices y cuadros que coleccionó Isabel la Católica” (Madrid 1950, p. 117) scriveva: “dos tablas encharneladas que en la una esta nuestro Señor como lo descienden de la cruz e en la otra esta nuestra Señora con manto azul e las manos abiertas”. Da tale riferimento si ricava con assoluta certezza che il dittico descritto è quello in esame.

La prima assegnazione all’artista è dovuta a K. Justi (“ZChK” III, 1890, pag. 203-10).

La “Deposizione dalla Croce” fu riprodotta molte volte: la prima copia, assai nota, fu quella  eseguita da M. Gómez-Moreno (“GBA” III/45. 1908).

Per quanto riguarda la cronologia del dittico, II Friedlànder (1928) ipotizzava un periodo intorno al 1475.

La tavola in oggetto è posizionata a sinistra.

Molto interessante appare il raffronto del dipinto con un’opera del Van der Goes* sullo stesso tema (nel 1947 a Parigi sul mercato d’antiquariato), che certamente  il Memling conobbe (fonte: Friedlànder, “OH” 1950, p. 167, ripr.): la composizione del Van der Goes è carica di passioni, sganciate dalla narrazione, mentre quella del Memling è quasi limitata al racconto, in cui tutto è nitido e palpabile.

*Hugo van der Goes (Gand, 1440 – Auderghem, 1482) fu un pittore fiammingo.

Le pie donne piangenti e San Giovanni Evangelista di Hans Memling

Hans Memling: Dal dittico di Granada – Le pie donne piangenti e San Giovanni Evangelista

Hans Memling: Dal dittico di Granada - Le pie donne piangenti e San Giovanni Evangelista
Dal dittico di Granada – Le pie donne piangenti e San Giovanni Evangelista cm. 51 x 36,5, Capilla Real de Granada.

Sull’opera: “Le pie donne piangenti e San Giovanni Evangelista” è un dipinto autografo di Hans Memling facente parte del “Dittico di Granada”, eseguito ad olio su tavola intorno al 1475, le cui dimensioni sono 51 x 36,5 cm..

La composizione, insieme alla “Discesa Dalla croce”, è custodita nella Capilla Real de Granada.

Il dittico, oggi smembrato, è costituito da un pannello con raffigurata la “Discesa dalla Croce” e un altro – quello in esame – con “Le pie donne piangenti e san Giovanni Evangelista”.

Nel 1505 già si trovava in territorio spagnolo e già era destinato al Capilla Real de Granada, ancora in stato costruzione, come si ricava dall’inventario dei quadri ed oggetti da trasferire nel nuovo edificio (cfr. pag. precedente).

Per altre particolarità si veda la pagina precedente che parla della storia esterna del dittico.

Il San Giovanni Battista di Hans Memling

Hans Memling: Dal Dittico di San Giovanni Battista e la Veronica

Hans Memling: Dal Dittico San Giovanni Battista e la Veronica - di San Giovanni Battista
Dal Dittico di San Giovanni Battista e la Veronica – San Giovanni Battista, cm. 32 x 24, Alte Pinakothek, Monaco.

Sull’opera: Il “San Giovanni Battista” è un dipinto autografo di Hans Memling appartenente al “Dittico di San Giovanni Battista e la Veronica” (attualmente smembrato), realizzato con tecnica a olio su tavola intorno al 1470, misura 32 x 24 cm. ed è custodito nella Alte Pinakothek a Monaco.

 Il Dittico in esame, idealmente ricomposto, è costituito dal San Giovanni Battista della Alte Pinakothek (riquadro a sinistra) e dalla Veronica della collezione Kress presso la National Gallery of Art di Washington (riquadro a destra).

 La tavola in esame è una delle più famose composizioni dell’artista in quanto risulta nell’attuale museo fin dal 1836, mentre la Veronica incominciò ad essere conosciuta nei primi decenni del Novecento diventando ampiamente nota solo nel 1930, anno in cui von Thyssen, un noto collezionista di Monaco, l’espose insieme ad altre opere appartenenti alla sua raccolta.

Il Friedlànder ipotizzò, in tale occasione, che la Veronica fosse appartenuta in origine al dittico con il Battista della Alte Pinakothek, il quale ha più o meno le stesse dimensioni, evidenziando che entrambi i santi si trovassero appaiati anche sul retro del Trittico Floreins (Hans Memlingmuseum, Brugge) dello stesso Memling. Il Baldass (1942), seguito da altri studiosi, approvarono l’ipotesi.

La composizione fu acquistata nel 1819 da Massimiliano I, re di Baviera (1756-1825 ), alla cui morte passò alla Galleria di Schleissheim, dalla quale pervenne all’attuale museo.

In basso a sinistra reca una scritta apocrifa in lettere auree: H. V. D. GOES 1472 (naturalmente riferita ad Hugo van der Goes), che trasse in inganno, per un certo periodo, i più importanti esperti d’arte.

La Santa Veronica di Hans Memling

Hans Memling: Dal Dittico di San Giovanni Battista e la Veronica

Hans Memling: Dal Dittico di San Giovanni Battista e la Veronica - Santa Veronica
Dal Dittico di San Giovanni Battista e la Veronica – Santa Veronica cm. 32 x 24, National Gallery of Art, Washington.

Sull’opera: La “Santa Veronica” è una composizione autografa di Hans Memling facente parte del “Dittico di San Giovanni Battista e la Veronica” (oggi diviso), eseguita ad olio su tavola intorno al 1470, misura 32 x 24 cm. ed è conservata nella National Gallery of Art (collezione Kress) a Washington.

Il Dittico, idealmente ricostituito, è formato dal San Giovanni Battista di Monaco (pannello a sinistra) e dalla Santa Veronica della collezione Kress (riquadro a destra).

La tavola ove è raffigurato S. Giovanni Battista è una delle opere più conosciute di Memling, in quanto risulta nell’attuale pinacoteca fin dal 1836, mentre quella in esame incominciò ad essere nota intorno ai primi decenni dello scorso secolo diventando universalmente popolare solo nel 1930, anno in cui il barone von Thyssen, un noto estimatore d’opere d’arte e collezionista di Monaco, l’espose insieme ad altri dipinti appartenenti alla sua raccolta.

Il Friedlànder pensò, in occasione di detta manifestazione, che la Veronica fosse appartenuta in precedenza al dittico con il S. Giovanni Battista di Monaco, il quale ha più o meno uguali misure, mettendo in evidenza che i due santi si trovassero insieme anche sul retro del Trittico Floreins (Hans Memlingmuseum, Brugge). Il Baldass (1942) approvò tale ipotesi, seguito da altri eminenti studiosi.

I precedenza, la composizione faceva parte della collezione del principe Nicolas de Démidoff (San Donato, presso Firenze), che la vendette nell’asta del 3 marzo 1870 (catalogo, n. 204 con incisione: “Memlinc”) ad un privato italiano. Del dipinto non si seppe più nulla fino all’inizio del nuovo secolo. Poco prima del 1930 S. Veronica ricomparve a Berlino sul mercato antiquario (fonti: Matthiesen e P. Cassirer), dal quale passò a far parte della collezione Thyssen (Esposizione di Monaco, 1930). Poco dopo, però, la collezione Kress di New York riuscì ad ad entrare in possesso della tavola,  che attualmente si trova nella National Gallery di Washington (sale Kress).

A. Mayer (“P” II, 1930, pag. 305) pubblicò per primo il dipinto in esame, che venne poi riconosciuto all’unanimità come opera autografa di Hans Memling.

La tavola risulta dipinta, in grisaille, anche sul retro: un calice riferito a San Giovanni (non Battista ma Evangelista) difficilmente attribuibile all’artista.

Si veda anche la pagina precedente, relativa al S. Giovanni Battista.

La passione (Torino) di Hans Memling

Hans Memling: La passione (Torino)

Hans Memling: La passione (Torino)
La passione, cm. 55 x 90, Galleria Sabauda, Torino.

Sull’opera: “La passione” è un dipinto autografo di Hans Memling, realizzato con tecnica a olio su tavola nel 1470-71, misura 55 x 90 cm. ed è custodito nella Galleria Sabauda a Torino.

Ci sono due riferimenti del Vasari che riguardano l’opera in esame. Nella prima edizione delle Vite (1550) l’autore dedicò alcune righe alla “Passione” ed all’artista: “è di sua mano la tavola di Careggi villa fuora di Fiorenza della lllustriss. casa de Medici”. Nell’edizione del 1568 metteva in evidenza che “Hausse [Hans Memling], del quale habbian come si disse, in Fiorenza in un quadretto piccolo che è in ma del duca, la passione di Christo”.

Il Passavant (“Kunstblatt” 1843, n. 62), e mezzo secolo dopo seguito dal Bock (1900), identificò nella tavola della Galleria Sabauda la composizione della famiglia de’  Medici. La cosa risulta tanto più esplicita, in quanto i due committenti, raffigurati agli angoli estremi in basso — uomo a sinistra e donna a destra — hanno i caratteri somatici dei coniugi Portinari, Tommaso e Maria (Ritratti del Metropolitan Museum of Arts di New York) come già aveva segnalato il Warburg nel 1902.

Per quanto riguarda la cronologia del dipinto, che per gli studiosi di storia dell’arte risulta intorno al biennio 1470-71, il Friedlànder fa riferimento alla giovane Maria raffigurata come donatrice. Tommaso l’aveva sposata nel 1470, quando ella era solo una adolescente quattordicenne, o forse quindicenne; la loro prima figlia nacque nell’anno successivo. Dato che nel dipinto Maria ha i tratti di una giovinetta – e si può evidenziare anche il fatto che mancano i figli – è da ipotizzare che la realizzazione dell’opera sia da riferirsi a ridosso del 1470 (Friedlànder, 1928).

Si suppone che il duca Cosimo I l’avrebbe donata a papa Pio V ((Bosco Marengo, 1504 – Roma, 1572) ) intorno al 1570-72, il quale a sua volta l’avrebbe ceduta al Convento dei Domenicani che fece costruire a Bosco Marengo d’Alessandria. Tali storici dettagli vengono riferiti da E. de Geradon (1952) e C. Aru nei loro scritti, le cui ricerche sulla composizione risultano poco attendibili perché non tanto approfondite, inesatte e con diverse supposizioni prive di riferimenti documentati.

Nel 1796 il Convento di Bosco Marengo fu razziato dalle truppe napoleoniche le quali portarono via diverse opere d’arte ma non la “Passione” del Memling, che un frate si era premunito di nascondere fino alla Restaurazione (1814) per poterla donare a Vittorio Emanuele I di Savoia (Torino, 1759 – Moncalieri, 1824). Nel 1832 il dipinto si trovava nella nuovissima Galleria Reale, venendo così annoverato tra le cose più pregiate della collezione.

Il Weale (1901: “BM” XII, 1908, pag. 309) negava con ostinazione l’identificazione della composizione in esame con la tavola posseduto dai Medici, sostenendo invece che sarebbe dovuta essere identificata con la tavola principale del “Trittico della Passione” (ormai andato perduto, ma parzialmente secondo lo studioso) realizzato dall’artista intorno agli anni 1478-80 su commissione di Willem Vrelant, noto miniatore di allora, e della moglie. Sempre secondo Weale, l’opera rimase a Brugge nella chiesa di San Bartolomeo fino al 1640-42, anni in cui fu venduta. Lo studioso però non parla di come il polittico sarebbe pervenuto in Piemonte, e del perché le figure dei donatori corrispondano – e esistono altre raffigurazioni per raffronti (cfr. i ritratti del Metropolitan Museum of Arts di New York nei links sopra riportati) – incontestabilmente a Tommaso Portinari ed alla sua giovanissima moglie.

Le storie raffigurate nella Passione, iniziando da sinistra verso destra, sono:

  • “L’Entrata di Cristo a Gerusalemme”.

  • “La Cacciata dei mercanti dal Tempio”.

  • “L’Ultima cena”.

  • “Giuda che vende Gesù”.

  • “L’Orazione nell’orto”.

  • “Il Bacio di Giuda”.

  • “Il Rinnegamento di Pietro”.

  • “Cristo davanti a Caifa”.

  • “Pilato che si lava le mani”.

  • “La Flagellazione”.

  • “L’Incoronazione di spine”.

  • “L’ Ecce Homo”.

  • “Il Trasporto della croce”.

  • “Cristo inchiodato alla croce”.

  • “Cristo in croce”.

  • “La Discesa dalla croce”.

  • “La Deposizione nel sepolcro”.

  • “La Discesa al Limbo”.

  • “La Resurrezione”.

  • “Noli me tangere”.

  • “I Pellegrini di Emmaus”.

  • “L’Apparizione di Cristo sul mare di Tìberiade”.

Per una migliore identificazione degli episodi sono riportate nella tabella di sotto gli ingrandimenti della foto:

26 Memling - La passione sn

La passione – parte sinistra

27 Memling - La passione ds

La Passione – parte destra.