La Madonna di Manchester di Michelangelo Buonarroti

Michelangelo Buonarroti: Madonna di Manchester

Michelangelo: Madonna di Manchester, intorno agli anni 1496-97, tecnica a tempera su tavola,  102 x 76 cm., National Gallery, Londra
Michelangelo: Madonna di Manchester, intorno agli anni 1496-97, tecnica a tempera su tavola,  102 x 76 cm., National Gallery, Londra.

Ai dipinti di Michelangelo

Sull’opera

La Madonna di Manchester è un’opera incompiuta attribuita a Michelangelo Buonarroti, che la realizzò intorno al 1495-97 con tecnica a tempera su tavola. Il dipinto, rimasto non portato a compimento, misura 102 x 76 cm. ed è custodito nella National Gallery di Londra.

Storia del dipinto

La “Madonna col Bambino, san Giovannino e angeli” si trovava a Roma nella raccolta Borghese.

La tavola è tradizionalmente attribuita al giovanissimo Michelangelo, all’epoca del suo primo periodo romano, quando il banchiere Jacopo Galli, riconoscendo il grande talento del giovane artista, lo metteva in contatto con gente facoltosa procurandogli ottime commissioni, tra cui ricordiamo la Deposizione di Cristo nel sepolcro per Sant’Agostino. Si pensa che allo stesso filone di richieste appartenga anche il dipinto delle Stimmate di san Francesco per San Pietro in Montorio.

L’opera in esame nel 1857 venne esposta per la prima volta a Manchester nell’esibizione temporanea Art Treasures of the United Kingdom. Per tal motivo venne da allora denominata “Madonna di Manchester”.

In riferimento all’assegnazione, il dipinto è ormai attribuito a Michelangelo dalla maggior parte degli studiosi di storia dell’arte, anche se con qualche dubbio.

Nel primo periodo veniva riferito al Ghirlandaio, nella cui bottega, dieci anni prima, vi lavorava come apprendista il tredicenne Michelangelo [Bisogna voler bene a Michelangelo, In Internet Archive, inserito il 7 giugno 2012]. Lo Zeri invece, nel 1953, lo riferiva ad un “Maestro di Manchester”, allievo o seguace dello stesso Buonarroti, che probabilmente lo aiutava nella lavorazione grafica.

Descrizione

Maria, ripresa su un ruvido trono che sembra scolpito sulla roccia, è preoccupata da ciò che sta leggendo nel libro di profezie, da cui apprende la sorte del figlio. Il Bambino – ripreso di profilo, con il busto leggermente ruotato verso lo spettatore – è fra le sue ginocchia e sembra voler partecipare alla ricerca degli avvenimenti, ma la Madre pare volerlo allontanare dal libro, probabilmente per proteggerlo.

Dietro di loro sta Giovannino, raffigurato con le braccia incrociate (simboleggianti la croce), mentre ai lati si trovano due coppie di angeli, delle quali quella a sinistra e rimasta incompiuta.

In quest’opera è da evidenziare il deciso richiamo al Tondo Doni, unica tavola con autografia certa di Michelangelo, nella stesura cromatica ed in alcuni particolari. Si noti a tal proposito il seno turgido e scoperto della Vergine, che in quel momento non sta affatto allattando.

Si allontanano, invece, le similitudini dalle caratteristiche michelangiolesche nelle fisionomie, più leonardesche, della Vergine e degli angeli.

Anche le figure non perfettamente riuscite del Bambino e di san Giovannino, con la testa leggermente sproporzionata al corpo, danno adito a qualche dubbio sull’autografia dell’artista.


Tormento di sant’Antonio – Michelangelo Buonarroti

Michelangelo: Tormento di sant’Antonio

Michelangelo: Tormento di sant'Antonio, intorno agli anni 1487-89,
Michelangelo: Tormento di sant’Antonio, intorno agli anni 1487-89, tecnica a tempera su tavola, Kimbell Art Museum di Fort Worth in Texas

Ai dipinti di Michelangelo

Sull’opera

Il Tormento di sant’Antonio è un’opera attribuita (con incertezza) a Michelangelo Buonarroti, realizzata con tecnica mista (tempera e olio) su tavola intorno al 1487-89, misura 47 x 35 cm. e custodita nel Kimbell Art Museum di Fort Worth in Texas.

Storia

Pare che si tratti di una riproduzione di un incisione di Martino d’Ollandia raffigurante le Tentazioni di sant’Antonio; tale ipotesi trova concordi il Condivi, il Vasari ed il Varchi.

Si pensa che Michelangelo, all’epoca del quadro, avesse avuto poco più di dodici-tredici anni di età e che l’avesse realizzato su suggerimento di Francesco Granacci, apprendista come lui nella bottega di Domenico Ghirlandaio. Il Varchi aggiunse che si trattava del primo dipinto di Michelangelo, mentre il Condivi aggiungeva che fosse stato realizzato su legno e come “oltre all’effigie del santo, c’erano molte strane forme e mostrosità di demoni”.

L’opera in esame avrebbe, forse, anche smosso l’invidia del titolare della bottega, presso cui i due adolescenti lavoravano.

Del dipinto si persero le tracce per diversi secoli, fino a quando alcuni studiosi dell’epoca moderna, già nell’Ottocento, tentarono di intercettarlo. Il primo a provarci fu G. Bianconi che si imbatté una pittura con lo stesso tema, proponendola come autografa di Michelangelo, ma che fu respinta da altri studiosi [in Gulandi, 1840].

Il Tormento di sant’Antonio in questione venne invece pubblicato nel 1861 da Clément. Lo stesso dipinto fu segnalato nel 1837 a Pisa nella collezione Scorzi, quando passò al barone Triqueti. Nel 1886 appartenne ai Lee-Child e, quindi, nel 1905 a sir Paul Harwey. Quest’ultimo, nel 1960, lo mise in vendita ad un’asta di Sotheby’s.

Tuttavia, l’autografia sostenuta da diversi critici, fra cui Montaiglon (1875), fu messa in dubbio anche da Mantz (1876) [Camesasca, pagina 85].

Si persero di nuovo le tracce fino al 13 maggio 2009, quando il dipinto ritornò prepotentemente nei dibattiti in occasione dell’acquisto da parte del Kimbell Art Museum, che finalmente lo espose al pubblico.

Descrizione

L’opera in oggetto mostra sant’Antonio Abate mentre viene trascinato in alto dai demoni. I dettagli espressivi di questi ultimi risultano attenuati rispetto a quelli della tipica tradizione nordica e, di conseguenza, a quelli di Martino d’Ollandia, dalla cui opera Michelangelo trasse la copia.

Sotto il gruppo di figure appare, in lontananza, una semplificata paesaggistica tra le quinte di due blocchi rocciosi. Trattasi di un libero apporto integrante rispetto all’incisione originale.

Il cromatismo appare fresco, fluido, deciso ed equilibrato, con la prevalenza di toni rossi spenti e verdastri di vario tono.

Lo stile, dovuto necessariamente alla fedeltà dell’incisione, risulta derivato da quello della tradizione nordica. Tuttavia si evidenziano in alcuni particolari, come nella testa di sant’Antonio, influenze ghirlandaiesche.


Il San Pietro di Michelangelo Buonarroti

Michelangelo: San Pietro

Michelangelo Buonarroti: San Pietro, tecnica a penna e sanguigna su carta, anno 1488-90, dimensioni 31,7 × 19,7 cm., Staatliche Graphische Sammlung, Monaco di Baviera.
Michelangelo Buonarroti: San Pietro, tecnica a penna e sanguigna su carta, anno 1488-90, dimensioni 31,7 × 19,7 cm., Staatliche Graphische Sammlung, Monaco di Baviera.

Ai dipinti di Michelangelo

Sull’opera

Il San Pietro in esame è un disegno di Michelangelo Buonarroti, realizzato con tecnica a penna e sanguigna su carta intorno al 1488-90, misura 31,7 × 19,7 cm. ed è custodito nel Staatliche Graphische Sammlung a Monaco di Baviera. L’autografia di Michelangelo e accettata con unanimità.

Descrizione

L’opera è una riproduzione di un affresco di Masaccio (Tributo, o Pagamento del tributo), che si trova nella Cappella Brancacci a Firenze. Trattasi di una delle più antiche opere attribuite al giovanissimo Michelangelo.

L’artista ricopiò su un foglio di carta il San Pietro che si trova con il gabelliere nella zona destra della scena masaccesca, mentre sta pagando il tributo richiestogli.

In quel periodo Michelangelo, che frequentava la bottega di Domenico Ghirlandaio, stava riproducendo diverse opere di grandi artisti di ambito fiorentino, tra cui ricordiamo quelli delle cappelle Peruzzi e Brancacci ove si trovano, rispettivamente, gli affreschi di Giotto e Masaccio.

Nel disegno raffigurato in questa pagina, in particolare, si nota come lo studio del giovane artista si focalizzi principalmente sulle articolazioni chiaroscurali del panneggio.

La resa espressiva dell’intera figura, rappresentata con uno studiato tratteggio incrociato,  non soltanto coglie esattamente quella dell’originale ma la accentua in modo efficace, rendendola ancor più monumentale.

Lo stesso foglio michelangiolesco mostra anche uno studio raffigurante un braccio alzato, visibile in basso a destra.


La lunetta con Achim e Eliud nella Cappella Sistina

Michelangelo Buonarroti: la lunetta di Achim e Eliud

Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Achim e Eliud, intorno al 1508-1512, dimensioni 340 x 650 cm., Cappella Sistina, Città del Vaticano.
Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Achim e Eliud, intorno al 1508-1512, dimensioni 340 x 650 cm., Cappella Sistina, Città del Vaticano.

Pagina correlata: I dipinti di Michelangelo

Sull’affresco

La lunetta con Achim ed Eliud è un affresco di Michelangelo Buonarroti, realizzato in un periodo compreso tra il 1508 ed il 1511, misura circa 340 x 650 cm. ed appartiene alla decorazione della Cappella Sistina. Il dipinto, insieme agli affreschi della volta, venne commissionato all’artista da papa Giulio II.

La lunetta si trova sulla parete sinistra all’entrata (la prima procedendo verso l’altare), sotto il pennacchio raffigurante il Davide e Golia.

Precisazione: Il fruitore dell’intera decorazione, che entra nella cappella e procede verso l’altare, per ammirare l’affresco con Achim e Eliud, deve trovarsi nella campata d’ingresso e voltarsi verso la parete avendo l’altare alla propria destra. Vai alla pagina delle lunette.

Storia della lunetta

Nelle lunette, tutte raffigurate sui registri superiori delle quattro pareti della cappella (due rimosse, nel 1537, dalla parete di fondo) sono rappresentate scene degli Antenati di Cristo, tratte dal Vangelo di Matteo.

Michelangelo realizzò le composizioni delle pareti (lunette) in contemporanea con gli affreschi del soffitto della Cappella Sistina. L’artista svolse le due decorazioni in due fasi comuni, iniziando ad affrescare dalle campate prossime all’entrata e procedendo verso la parete di fondo dove, qualche decennio più tardi (1541), portò a termine il grande affresco del Giudizio Universale. Seguì in tal maniera la stessa cronologia per i due cicli: l’intera volta e le quattro pareti della cappella.

Anche per le esecuzioni delle composizioni nelle lunette il pittore iniziò dalle campate prossime all’ingresso, dipingendo gli episodi con cronologia inversa rispetto a quelli scritti nel Vangelo. Ne deriva, perciò, che le ultime narrazioni di Matteo corrispondono alle prime raffigurazioni della cappella, e viceversa.

Il Buonarroti portò a compimento la prima metà del soffitto e delle pareti (registri superiori) nell’estate del 1511, lavorando su un ponteggio di legno. Per continuare a decorare la cappella dovette smontare quest’ultimo ed innalzarlo lungo l’altra metà della grande stanza. La seconda fase dei lavori, che non interessa la lunetta di Achim ed Eliud, iniziò nell’ottobre del 1511 ed ebbe termine esattamente un anno dopo, nelle giornate vicine alla vigilia di Ognissanti, quando avvenne la “scopertura” della grande decorazione michelangiolesca.

Fra gli affreschi (volta e registri superiori delle pareti), quelli che ebbero maggiori danneggiamenti da fumi di ceri furono le lunette. Il restauro del 1986 riportò, stupefacentemente, il cromatismo degli affreschi, all’originale splendore.

Si pensa che la lunetta con Achim ed Eliud fosse una delle prime ad essere realizzate (probabilmente la terza).

Descrizione della lunetta

L’artista rappresentò nelle lunette le scene degli antenati di Cristo, riprese da Vangelo secondo Matteo.

La raffigurazione con Achim ed Eliud si trova nella prima lunetta della parete sinistra, procedendo verso l’altare. Per ammirare l’affresco, dopo essere entrati in cappella, bisogna voltarsi a sinistra per avere l’altare alla propria destra, quindi alzare lo sguardo sul registro superiore.

La struttura compositiva della lunetta in esame è organizzata con due gruppi di figure, ripartite su due metà, intervallate dalla tabella con scritti i nominativi dei personaggi (ACHIM – ELIVD) in caratteri maiuscoli.

Michelangelo portò a compimento la composizione in quattro giornate lavorative. Due giorni occorsero per il gruppo di sinistra, uno per quello di destra ed uno per la targa e la parte alta della cornice. Si pensa, però, che parte della scena della zona a sinistra sia stata rifatta in seguito ad un pentimento occorso in fase abbastanza avanzata, secondo il quale il vecchio venne ridipinto di getto e di sana pianta.

L’identificazione dei protagonisti ha creato nel corso dei secoli ampi dibattiti e, tutt’oggi, non c’è ancora pieno accordo tra gli esperti, data la difficoltà di discernere l’uno dall’altro.

La zona a sinistra

Michelangelo Buonarroti: particolare sinistro della lunetta con Achim e Eliud
Michelangelo Buonarroti: particolare sinistro della lunetta con Achim e Eliud

La zona sinistra mostra un anziano in un atteggiamento assai dinamico. Ripreso di profilo, è nell’atto di torcere energicamente il busto verso lo spettatore, rimanendo con lo sguardo rivolto alla bambina a sinistra.

L’energico effetto plastico della figura è in gran parte derivato dall’articolata e dinamica posa del personaggio, ripreso in un attimo di cambiamento espressivo, anche se eseguito in un contesto non troppo articolato.

L’anziano, in quell’attimo, entra improvvisamente in uno stato meditativo, pur mantenendo quella stessa energia di movimento che pare non potersi scaricare in tempi brevi.

Ad aumentare la solidità della figura sono le sapienti variazioni cromatiche del panneggio, con un mantello dai toni rossastri, una camicia gialla ed una mantellina verde.

La zona a destra

Michelangelo Buonarroti: particolare destro della lunetta con Achim e Eliud
Michelangelo Buonarroti: particolare destro della lunetta con Achim e Eliud

L’altra parte della lunetta mostra una madre che con grande spontaneità sta voltandosi verso il proprio bambino, dando le spalle al fruitore dell’opera, mentre lo tiene stretto a sé con un braccio.

La donna è nell’atto di prendere qualcosa da un piatto, che sta su uno sgabello, per portarlo alla bocca del figlio.

Anche questa zona ha grandi effetti plastici, a cui si aggiungono quelli luministici, che scandiscono il netto passaggio tra il primo piano e quelli in profondità. Infatti ol fondo è ottenuto con pennellate più fluide, veloci ed ampie, mentre le due figure risultano con tratti marcati, fitti e corposi.

Non mancano gli effetti cangianti, che amplificano la solidità delle forme, come quei colpi di luce sulla veste e sulla manica della donna.


La lunetta con Giacobbe e Giuseppe nella Cappella Sistina

Michelangelo Buonarroti: la lunetta di Giacobbe e Giuseppe

Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Giacobbe e Giuseppe, intorno al 1508, dimensioni 340 x 650 cm., Cappella Sistina
Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Giacobbe e Giuseppe, intorno al 1508, dimensioni 340 x 650 cm., Cappella Sistina, Città del Vaticano.

Pagina correlata: I dipinti di Michelangelo

Sull’affresco

La lunetta con Giacobbe e Giuseppe è un affresco di Michelangelo Buonarroti, realizzato intorno al 1508, misura circa 340 x 650 cm. ed appartiene alla decorazione della Cappella Sistina. La composizione, insieme agli affreschi della volta, fu commissionata da papa Giulio II.

L’affresco si trova raffigurato sulla parete dell’entrata, sotto il pennacchio di Davide e Golia sul lato sinistro (procedendo verso l’altare).

Precisazione: Il fruitore dell’intera decorazione, che entra nella cappella e procede verso l’altare, per ammirare la lunetta, deve voltarsi verso l’entrata per averla in alto a destra. Vai alla pagina delle lunette.

Storia della lunetta

Nelle lunette di Michelangelo sono rappresentati gli episodi degli Antenati di Cristo, presi dal Vangelo secondo Matteo.

L’artista realizzò le composizioni sui registri superiori delle pareti contemporaneamente ai riquadri della volta della Cappella Sistina. Le due decorazioni si svolsero entrambe in due fasi lavorative comuni: Michelangelo iniziò ad affrescare procedendo dalle campate in entrata verso quelle dell’altare.

Si seguì in tal modo la stessa cronologia per i due cicli pittorici: l’intero soffitto e le quattro pareti, escluso il Giudizio Universale, che il Buonarroti eseguì nel 1541.

Anche per l’esecuzione delle lunette Michelangelo incominciò a lavorare dalle campate dell’ingresso, dipingendo le scene in ordine inverso da come sono scritte nel Vangelo. Ne deriva, in tal modo, che gli ultimi episodi scritti da Matteo corrispondono a quelli delle prime lunette, e viceversa.

Il pittore portò a termine la prima metà del soffitto e dei registri superiori delle pareti, nell’estate del 1511, lavorando su un ponteggio. Per continuare i lavori dovette smontarlo ed innalzarlo sull’altra metà. La seconda fase delle decorazioni, che non interessa la lunetta di Giacobbe e Giuseppe, iniziò nell’ottobre del 1511 ed ebbe termine un anno dopo, poco prima della vigilia di Ognissanti, quando avvenne la “scopertura” della grande decorazione.

Fra gli affreschi michelangioleschi (volta e pareti), quelli che ebbero maggiori danni da fumi furono le lunette. Dopo il restauro del 1986 il cromatismo degli affreschi ritornò, incredibilmente, all’originale splendore.

Si pensa che la lunetta con Giacobbe e Giuseppe fosse una delle prime ad essere realizzate (probabilmente la seconda).

Descrizione della lunetta

Tutte e sedici le lunette che l’artista dipinse (due sono state rimosse per dare più spazio al Giudizio universale) seguono la genealogia di Cristo, riportata dal Vangelo secondo Matteo. Giacobbe e Giuseppe, nonno e padre putativo di Cristo, erano gli antenati più diretti.

La raffigurazione si trova in alto a destra sulla parete di entrata. La finestra sotto la base è semplicemente simulata a pittura.

Il dipinto in esame è strutturato con due gruppi di figure, ripartiti nelle due metà della lunetta, intervallati dalla tabella con i nominativi dei personaggi (IACOB – IOSEPH) scritti in capitali romane. Il tabellone ha la caratteristica di essere l’unico, della serie realizzata nella prima fase dei lavori, senza i modiglioni ai lati.

La zona a sinistra

Michelangelo Buonarroti: particolare sinistro della lunetta con Giacobbe e Giuseppe, intorno al 1508
Michelangelo: particolare sinistro della lunetta con Giacobbe e Giuseppe, intorno al 1508

Giacobbe, che secondo l’interpretazione tradizionale è raffigurato nella zona di sinistra, appare completamente avvolto in un ampio mantello dai toni gialli con il volto adirato e perplesso.

Il suo viso, ripreso frontalmente e ben curato, è reso assai particolareggiato con piccoli tocchi di pennello e tratteggi, spesso incrociati, per meglio conferire carattere ed espressività.

Dietro di lui appaiono – in secondo piano, descritte in maniera più sommaria – le figure di una donna e un fanciullo.

La zona a destra

Michelangelo: particolare destro della lunetta con Giacobbe e Giuseppe, intorno al 1508
Michelangelo: particolare destro della lunetta con Giacobbe e Giuseppe, intorno al 1508

Nella zona a destra appare il gruppo dove vengono identificati Maria, Giuseppe ed il Bambin Gesù.

La donna è ripresa di profilo, con il volto verso il fruitore dell’opera, ed il busto leggermente in torsione da mostrare la schiena.

Spiccano la veste ed il mantello che la ricoprono, dai toni ricchi e variegati tendenti al rosa, ed ancor di più l’articolato copricapo di forgia esotica con vistose fasce a tricorno, ben decorate con inserti cangianti.

Il tratto del volto è ben marcato nel frontale e tende a sfumare lievemente in profondità, accordandosi con i toni più spenti delle due figure dietro di lei.

Giuseppe, ripreso in penombra, tiene il Bambino tra le braccia, mentre una fanciulletta completamente nuda, torcendo leggermente il busto, sta orientando uno specchio verso di loro. L’atteggiamento della bambina richiama forse un’allegoria della Chiesa.

I dibattiti su Giuseppe

Per quanto riguarda l’identificazione di Giuseppe, nel corso dei secoli, si sono fatte diverse interpretazioni, alcune tra le quali del tutto diverse dalla presente ipotesi. Giuseppe, per altri studiosi, sarebbe infatti l’uomo a sinistra col manto giallo, mentre Giacobbe apparirebbe a destra con la propria moglie.

Questa seconda ipotesi è certamente la meno seguita, poiché la donna è messa molto in risalto, mentre i toni rosati del suo mantello sono una caratteristica tipicamente mariana. D’altronde, anche volendo seguire queste l’identificazioni, con Giuseppe a sinistra e Maria a destra, chi dovrebbe essere l’uomo insieme a Maria? Non certamente Gioacchino, suo padre, che porterebbe fuori dal tema degli antenati di Cristo!


La lunetta con Azor e Sadoc nella Cappella Sistina

Michelangelo Buonarroti: la lunetta di Azor e Sadoc

Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Azor e Sadoc, intorno al 1508- 1511, dimensioni 340 x 650 cm., Cappella Sistina
Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Azor e Sadoc, intorno al 1508- 1511, dimensioni 340 x 650 cm., Cappella Sistina, Città del Vaticano.

Pagina correlata: I dipinti di Michelangelo

Sull’affresco

La lunetta con Azor e Sadoc è un affresco di Michelangelo Buonarroti, realizzato tra il 1508 ed il 1511, misura circa 340 x 650 cm. ed appartiene alla decorazione della Cappella Sistina commissionata da papa Giulio II.

La composizione si trova all’entrata, sulla parete destra (procedendo verso l’altare), sotto il pennacchio raffigurante Giuditta e Oloferne.

Precisazione: Il fruitore dell’intera decorazione, che entra nella cappella e procede verso verso il fondo, per osservare l’affresco, si deve girare in modo che l’altare rimanga alla sua sinistra. La lunetta è nella zona alta della parete destra. Vai alla pagina delle lunette.

Storia della lunetta

Nelle lunette di Michelangelo vengono narrati episodi degli Antenati di Cristo, presi dal Vangelo di Matteo.

Il pittore affrescò i registri superiori delle pareti contemporaneamente alla realizzazione della decorazione del soffitto della Cappella Sistina. I due cicli pittorici si svolsero entrambi in due fasi comuni, iniziando ad affrescare dalle campate in entrata, procedendo verso l’altare.

Michelangelo seguì in tal modo lo stesso procedimento cronologico di esecuzione, sia per gli affreschi della volta che per quelli delle quattro pareti (escluso il Giudizio Universale, che eseguì nel 1541).

Anche per la realizzazione delle lunette l’artista incominciò a lavorare dalle campate prossime all’ingresso, dipingendo le narrazioni in ordine inverso da come sono riportate nel Vangelo. Ne deriva così che gli ultimi episodi scritti da Matteo corrispondono ai primi affreschi, e viceversa.

L’artista portò a compimento la prima metà della Cappella Sistina (soffitto e registri superiori delle pareti) intorno all’estate del 1511. Per continuare i lavori Michelangelo dovette smontare il grosso ponteggio, innalzato sulla prima metà della cappella, per costruirlo nuovamente sull’altra metà. La seconda fase dei lavori, che non interessa la lunetta di Azor e Sadoc, iniziò nell’ottobre del 1511 e terminò nell’anno successivo, poco prima della vigilia di Ognissanti, giorno della “scopertura” della grande decorazione del soffitto.

Fra gli affreschi delle due decorazioni (volta e registri superiori delle pareti) del Buonarroti, quelli che ebbero maggiori annerimenti da fumi furono proprio le lunette. Dopo il restauro del 1986 i colori degli affreschi ritornarono, sorprendentemente, all’originale splendore.

Si pensa che la lunetta con Azor e Sadoc fosse una delle prime ad essere realizzate (probabilmente la quarta).

Descrizione della lunetta

Come già sopra accennato, Michelangelo riportò nelle lunette la genealogia di Cristo riferita al Vangelo di Matteo.

La composizione di Azor e Sadoc la troviamo ubicata sull’ultima lunetta della parete destra, entrando in cappella.

Essa è strutturata con due gruppi di figure – due a sinistra, una a destra – intervallate dalla tabella centrale con i nominativi dei personaggi (AZOR – SADOCH), scritti in lettere maiuscole.

L’identificazione dei protagonisti ha creato, e continua a creare, vari dibattiti ed incertezze, data la difficoltà nella nominazione del singola figura.

La zona a sinistra con la donna ed il fanciullo

Michelangelo Buonarroti: particolare sinistra della lunetta con Azor e Sadoc.
Michelangelo Buonarroti: particolare sinistra della lunetta con Azor e Sadoc.

A sinistra appaiono una donna seduta su un gradone di marmo che indica qualcosa ad un bambino, distogliendolo da un atto che lo teneva fortemente impegnato (forse giocava, o scriveva, oppure stava disegnando). Infatti pare che il gesto della madre, avendolo distolto dalle proprie cose, lo abbia scocciato e che si stia voltando lentamente con un atteggiamento alquanto disinteressato.

In un’illuminazione proveniente da sinistra, la donna è ripresa di profilo con il busto in leggera torsione verso lo spettatore. Indossa un abito abbastanza vistoso dai toni rosati, nelle cui zone d’ombra appaiono gamme tendenti ai lilla, ed una fascia verde chiaro che la stringe in vita.

Spicca l’ampia scollatura con bordi gialli che, volutamente, le scopre la spalla destra mostrando parte della chiara camicia. Sul braccio destro pende il terminale di un mantello giallo, mentre sulla testa porta un variegato copricapo fatto di fasce terminanti con un velo.

Il volto della donna, ripreso di profilo, è contornato da un tratto rossastro, probabilmente definito con un piccolo pennello.

La figura a destra

Michelangelo Buonarroti: particolare destro della lunetta con Azor e Sadoc.
Michelangelo Buonarroti: particolare destro della lunetta con Azor e Sadoc.

Nella zona a destra appare un’anziana figura maschile ripresa di profilo il cui volto, girato frontalmente verso il fruitore dell’opera, mostra rughe profonde e ben marcate.

L’uomo, che alcuni vi hanno identificato lo stesso Michelangelo, ha un’espressione pensierosa e pare in balia di pensieri di grande apprensione. Infatti ha la fronte increspata, le sopracciglia alzate e tiene il mento appoggiato alla mano, nell’atto di trovare una soluzione ai suoi problemi.

Un mantello dai toni giallo-ocra lo avvolge quasi completamente, lasciando scoperti soltanto i piedi ed un braccio vestito da una manica verdastra.

Come nell’altra scena, la luce, sempre proveniente da sinistra, modella con nettezza l’intera figura dando solidità e rilievo plastico all’intera composizione.

Le pennellate appaiono veloci e decise.


La lunetta con Eleazar e Mattan nella Cappella Sistina

Michelangelo Buonarroti: La lunetta con Eleazar e Mattan

Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Eleazar e Mattan, intorno al 1508, dimensioni 340 x 650 cm., Cappella Sistina
Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Eleazar e Mattan, intorno al 1508, dimensioni 340 x 650 cm., Cappella Sistina, Città del Vaticano.

Pagina correlata: I dipinti di Michelangelo

Sull’affresco

La lunetta con Eleazar e Mattan è un’opera di Michelangelo Buonarroti, realizzata intorno al 1508, misura circa 340 x 650 cm. ed appartiene alla decorazione della Cappella Sistina.

La composizione, che appare sul registro superiore della parete d’ingresso, sotto il pennacchio raffigurante Giuditta e Oloferne sul lato destro (entrando in cappella), fu commissionata all’artista da papa Giulio II. Precisazione: Il fruitore dell’intera decorazione, che entra nella cappella e procede verso l’altare, si deve girare, portando lo sguardo sulla parete d’ingresso, per osservare l’affresco nella zona in alto a sinistra. Vai alla pagina delle lunette.

Storia della lunetta

Nelle lunette appaiono episodi legati agli Antenati di Cristo, ricavati dal Vangelo secondo Matteo.

Michelangelo lavorò sulle composizioni delle pareti in contemporanea alla realizzazione di quelle sulla volta della Cappella Sistina. Le due decorazioni si svolsero entrambe in due fasi comuni, iniziando dall’ingresso e procedendo i lavori verso l’altare.

L’artista seguì in tal modo la medesima cronologia di esecuzione, sia per gli affreschi del soffitto che per quelli delle pareti. Anche per la realizzazione delle lunette iniziò a dipingere dalle campate vicine all’ingresso, eseguendo gli episodi in ordine inverso da come vengono presentati nel Vangelo. Ne deriva che le ultime scene degli antenati di Cristo corrispondono alle prime realizzate, e viceversa.

Il pittore portò a compimento la prima fase dell’intera decorazione (soffitto e registri superiori delle pareti) nell’estate del 1511. Per continuare i lavori della decorazione Michelangelo dovette smontare il ponte ligneo, che aveva innalzato nella prima metà della cappella, per rimontarlo sull’altra metà. La seconda fase dei lavori, che non interessa la lunetta di Eleazar e Mattan, iniziò nell’ottobre dello stesso anno terminando poco prima della vigilia di Ognissanti del 1512, giorno della “scopertura” della maestosa decorazione della volta.

Fra gli affreschi delle due decorazioni del Buonarroti, quelli che subirono maggiori annerimenti da fumi furono le lunette. Dopo il restauro di queste ultime, eseguito nel 1986, le stesure cromatiche ritornarono, stupefacentemente, all’originale splendore.

Si pensa che la lunetta con Eleazar e Mattan fosse uno dei primi affreschi ad essere realizzati nella grande decorazione michelangiolesca, e il primo sulle pareti della Cappella Sistina.

Descrizione

Le lunette di Michelangelo narrano la genealogia di Cristo ripresa dal Vangelo secondo Matteo.

I personaggi della presente composizione corrispondono ai penultimi progenitori. Eleazar e Mattan, infatti, vengono prima di Giacobbe e Giuseppe, gli antenati più diretti di Gesù.

La lunetta si trova, guardando verso l’ingresso, a sinistra sulla parete di fondo, sotto il pennacchio di Giuditta e Oloferne.

A differenza di tutte le altre – insieme a quella simmetricamente raffigurata sulla stessa parete d’entrata – la lunetta in esame ha la finestra sottostante non vera ma simulata, cioè dipinta.

La composizione è strutturata in due gruppi di figure, entrambi composti da tre personaggi. I gruppi sono ripartiti nelle due metà della lunetta, intervallati dalla tabella con i nominativi dei principali protagonisti (ELEAZAR – MATHAN), riportati in capitali romane.

La zona a sinistra

Michelangelo Buonarroti: particolare di sinistra della lunetta con Eleazar e Mattan, Cappella Sistina
Michelangelo: particolare di sinistra della lunetta con Eleazar e Mattan.

Nella zona a sinistra appaiono in primo piano Giacobbe e la madre, mentre Mattan è ripreso in ombra con il volto esterrefatto e lo sguardo rivolto verso la moglie.

La donna – strutturata come tante altre figure femminili michelangiolesche, con muscolatura corpulenta – sta forse giocando con il suo bambino. Con le braccia tese è nell’atto di sospenderlo, dimostrando grande disinvoltura nello sforzo, per appoggiarselo in piedi sulle proprie ginocchia.

Indossa una veste rossa, una camicia biancastra con la sotto-manica gialla ed un copricapo di foggia maschile, che rimanda a quello che portavano gli Armeni a Venezia.

Lungo il gradone di pietra dove la donna è seduta pendono, tenuti da una cordicella, una chiave e un sacchetto che probabilmente contiene monete.

L’intonaco caduto

A distanza di circa mezzo secolo dalla decorazione, parte della presente composizione cedette insieme all’intonaco.

È visibile la zona restaurata (papati di Pio IV e Gregorio XIII) perché fu eseguita in riferimento alla coloristica del tempo, già scurita dai fumi dei ceri. Questo testimonia infatti che, già a distanza di cinquant’anni, gli affreschi avessero subito notevolmente tale annerimento.

La zona a destra

Michelangelo: particolare di destra della lunetta con Eleazar e Mattan.
Michelangelo: particolare di destra della lunetta con Eleazar e Mattan.

Eleazar viene generalmente identificato nella giovane figura che elegantemente spicca primo piano nella zona a destra.

Esso, padre di Mattan, è ripreso con il busto frontale e il volto di profilo in un’espressione che, a prima vista, indicherebbe apprensione se la stessa non fosse smentita dall’atteggiamento generale della figura. Infatti Eleazar sembra mostrare tutt’altro che stati ansiosi, con la gamba disinvoltamente accavallata sull’altra e il braccio dinamicamente sospeso nell’atto di eseguire qualcosa che in quel momento gli passa per la mente.

Il giovane indossa una camicia bianca, che lascia scoperto parte del suo fianco destro, con una scollatura dai vistosi bordi verdastri. Ha le brache di un verdolino chiarissimo, con riflessi violacei nelle zone in ombra, ed un mantello dai toni rossastri parzialmente indossato, che gli ricopre appena parte di un braccio e della gamba sinistra.

Secondo gli studiosi di storia dell’arte, nella figura in esame sono presenti due pentimenti: uno nel profilo del viso, l’altro nella spalla sinistra.

Dietro di lui appare, in ombra, la scena di una donna che pare stia giocando con un bambino.

Raffronto sulle due zone

Gli effetti plastici risultano notevoli in entrambe le zone, dove si contrappongono le pose dei due gruppi, che sembrano create per dare importanza anche ad effetti di variazione. Infatti la struttura compositiva di sinistra è più rigida e statica di quella a destra, che appare invece più fluida e dinamica.


La lunetta con Naasson nella Cappella Sistina

Michelangelo Buonarroti: la lunetta con Naasson

Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Naasson, intorno al 1511-12, dimensioni 340 x 650 cm., Cappella Sistina, Città del Vaticano.
Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Naasson, intorno al 1511-12, dimensioni 340 x 650 cm., Cappella Sistina, Città del Vaticano.

Pagina correlata: I dipinti di Michelangelo

Sull’affresco

La lunetta con Naasson è un’opera di Michelangelo Buonarroti, realizzata intorno al 1511-12, misura circa 340 x 650 cm. ed appartiene alla decorazione della Cappella Sistina. La composizione, che si trova sul registro superiore della parete sotto il pennacchio con il serpente di bronzo (a destra guardando verso l’altare), fu commissionata all’artista da papa Giulio II. Vai alla pagina delle lunette.

Storia della lunetta

Nelle lunette appaiono scene degli Antenati di Cristo prese dal Vangelo di Matteo.

Michelangelo eseguì le composizioni delle pareti in contemporanea agli affreschi sulla volta della Sistina. I lavori di decorazione si svolsero in due fasi, iniziando dall’ingresso e procedendo verso l’altare.

L’artista seguì così la stessa cronologia esecutiva, sia per i riquadri del soffitto che per le lunette. Anche per la realizzazione di queste ultime iniziò da quelle vicine all’ingresso, dipingendo gli episodi in ordine inverso a quello del Vangelo. Ne deriva che le ultime scene del Vangelo corrispondono alle le prime realizzate.

L’artista portò a termine la prima fase dell’intera decorazione nell’estate del 1511 e, insieme a questa, anche le lunette sui registri superiori delle pareti lunghe. Per continuare i lavori della decorazione dovette smontare il ponteggio ligneo, che aveva montato nella prima metà della cappella, per innalzarlo di nuovo sull’altra metà. La seconda fase dei lavori iniziò nell’ottobre dello stesso anno e terminò poco prima della vigilia di Ognissanti del 1512, giorno dell’inaugurazione e “scopertura” della maestosa decorazione.

Fra gli affreschi della decorazione michelangiolesca, quelli che subirono maggiori annerimenti, derivati da fumi, furono le lunette. Dopo il restauro del 1986 i colori dei dipinti ritornarono, stupefacentemente, agli antichi splendori.

La presente lunetta, cioè quella con Naasson, fu probabilmente la tredicesima (sulle sedici originarie) che Michelangelo realizzò sulle pareti della cappella. L’affresco fu il quinto ad essere portato a compimento sul secondo ponte, e il penultimo della serie a noi pervenute, dato che quelli con “Abramo, Isacco, Giacobbe, Giuda” e “Fares, Esrom e Aram” furono raschiati per ottenere più spazio per il grande dipinto del Giudizio Universale.

Descrizione e stile

La lunetta con Naasson si trova sotto il pennacchio raffigurante Il serpente di bronzo, sulla parete destra procedendo verso l’altare (l’ultimo della parete). In opposizione, frontalmente a sinistra, troviamo la lunetta di Aminadab sotto il pennacchio con “La punizione di Aman”.

La composizione è configurata con due personaggi inseriti su ciascuna metà della lunetta.

Le due figure, a differenza di tutte le altre lunette, eccetto quella di Aminadab, qui sono intervallate da una tabella con un solo nominativo, scritto in capitali romane: “NAASON” (sic).

Nelle lunette della seconda parte dei lavori di decorazione – e qui siamo in questa fase – la targa prende una forma più semplice e fluida. Questo perché iniziarono le pressioni di papa Giulio II, che invitava Michelangelo a portare a compimento l’intero ciclo in tempi assai più rapidi. Anche il cromatismo subì dei cambiamenti nelle lunette, soprattutto nei fondi, diventando più chiaro. Successe pure alle figure, che appaiono più grandi, evidenziano un’esecuzione più veloce e sciolta.

L’ingrandirsi delle proporzioni, che certamente fece sì che i tempi si accorciassero, fu soprattutto un accorgimento tecnico dell’artista per creare un’illusione ottica all’osservatore che, entrando in cappella, procedeva verso l’altare. In tal modo riuscì ad amplificare e rendere più leggibili i dipinti più lontani, più sottoposti a scarsa illuminazione e più soggetti ad effetti di controluce delle finestre.

In questo affresco le figure non sono simmetricamente in contrapposizione ma, per la prima volta nella decorazione dei registri superiori delle pareti, appaiono con il profilo orientato nella stessa direzione.

La mancanza della simmetria compositiva dà subito nell’occhio. Tale orientamento si trovava anche in un’altra lunetta, poi raschiata – raffigurante Abramo, Isacco, Giacobbe e Giuda – dove i cinque personaggi dipinti erano tutti rivolti verso destra.

L’uomo, sulla destra

Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Naasson, intorno al 1511-12, particolare dell'uomo., Cappella Sistina, Città del Vaticano.
Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Naasson, particolare dell’uomo., Cappella Sistina.

Anche se a prima vista le figure appaiono entrambe femminili, non c’è dubbio che quella nella zona a destra sia identificata in Naasson.

L’uomo è comodamente seduto su uno scalone con le gambe sollevate – una su qualcosa che sembra un gradino ligneo, l’altra appoggiata all’asta del leggio – con la schiena adagiata al bordo della tabella.

Un mantello rosso lo avvolge quasi completamente, lasciando scoperta la testa, ripresa di profilo, e parte della gamba destra, che probabilmente calza uno stivale.

Il profilo del viso ed il disinvolto atteggiamento di Naasson fanno pensare ad una figura adolescenziale spensierata e, tuttavia, leggermente corrucciata. Non pare affatto interessato alla donna raffigurata nell’altra zona e si mostra, invece, carico di pensieri.

La donna, sulla sinistra

Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Naasson, particolare della donna, Cappella Sistina
Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Naasson, particolare della donna, Cappella Sistina

La zona di sinistra mostra una donna in piedi, ripresa in modo tale da poter essere interamente raffigurata in uno spazio appena disponibile, assecondante il bordo superiore della lunetta.

Ha i piedi nudi – uno sul terreno, un po’ sconnesso, l’altro su un gradone di marmo – nell’atto di osservare la propria immagine riflessa nel piccolo specchio ovale, che tiene nella mano. Una scena che, inserita nell’epoca dell’informatica, richiamerebbe invece l’atto di una ragazza impegnata su Internet in una chat a lei cara. Insistendo sul paragone, lontanissimo dall’essere affine con il ritratto in esame, si osservi tuttavia l’interesse della donna a quel piccolo oggetto piatto, da cui sembra non voler toglier lo sguardo.

La testa della donna è abbastanza elaborata. Si noti la bionda chioma – raccolta in una crocchia, o nodo – da cui si protrae una lunga coda, che le cade nascosta oltre la spalla. Spicca l’orecchino con il suo lungo pendente, che la giovane pare a sfiorare con l’indice quello indossato nell’orecchio nascosto. Il profilo del viso è ben marcato, i cui toni sono in armonia con le variazioni cromatiche e i delicati trapassi chiaroscurali creati dalla fonte luminosa proveniente da sinistra.

La giovane indossa un vestito dai toni verdastri con spessi bordi a pelliccia assai più chiari, tenuti con borchie auree. Ha una fascia gialla come cintura, visibile solo dalla parte della schiena. La camicia ha toni rosati, con ombre cangianti arancioni nei forti contrasti, e rossi nelle parti completamente in ombra, come ad esempio nel braccio sinistro.

Esistono due studi sulla posa della figura nel cosiddetto “Codice di Oxford”, custodito nell’Ashmolean Museum (Università di Oxford), ed un nudo virile a Casa Buonarroti a Firenze.


La lunetta con Aminadab nella volta della Cappella Sistina

Michelangelo Buonarroti: la lunetta con Aminadab

Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Aminabad, intorno al 1511-12
Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Aminadab, intorno al 1511-12, dimensioni 340 x 650 cm., Cappella Sistina, Città del Vaticano.

Pagina correlata: I dipinti di Michelangelo

Sull’affresco

La lunetta con Aminadab è un’opera di Michelangelo Buonarroti, realizzata intorno al 1511-12, misura circa 340 x 650 cm. ed appartiene alla decorazione della Cappella Sistina. L’affresco, che si trova sul registro superiore della parete sotto il pennacchio della Punizione di Aman (a sinistra guardando verso l’altare), fu commissionato all’artista da papa Giulio II. Vai alla pagina delle lunetteVai alla pagina della volta della Cappella Sistina.

Storia

Le lunette, nelle cui raffigurazioni appaiono scene degli Antenati di Cristo (Vangelo di Matteo), vennero eseguite in contemporanea agli affreschi sulla volta, in due fasi, procedendo verso l’altare.

Michelangelo, iniziando dalle lunette vicine all’ingresso, dipinse gli episodi in ordine inverso a quello narrato dal Vangelo, quindi le ultime scene furono le prime ad essere realizzate.

Nell’estate del 1511 l’artista portò a compimento la prima fase dell’intera opera decorativa sulla volta e, insieme a questa, anche le lunette. Per continuare la decorazione del soffitto dovette smontare il ponteggio ligneo, che si trovava nella prima metà della cappella, per rimontarlo sull’altra metà. La seconda fase, iniziata nell’ottobre dello stesso anno, terminò poco prima della vigilia di Ognissanti del 1512, giorno dell’inaugurazione dell’intero ciclo pittorico.

Gli affreschi della decorazione michelangiolesca che subirono maggiori annerimenti da fumi furono proprio le lunette. Dopo il restauro del 1986 i colori ritornarono, stupefacentemente, agli antichi splendori.

La lunetta in esame, cioè quella con Aminadab, fu verosimilmente la quattordicesima (sulle sedici originarie) che Michelangelo realizzò sui registri superiori delle pareti. La composizione fu la sesta ad essere portata a compimento usando il secondo ponte ligneo, e l’ultima della serie a noi pervenute, dato che le lunette con “Abramo, Isacco, Giacobbe, Giuda” e “Fares, Esrom e Aram” furono rimosse per dare spazio al grande dipinto del Giudizio Universale.

Essa si trova sotto il pennacchio raffigurante la Punizione di Aman, sulla parete sinistra procedendo verso l’altare. In opposizione, sulla parete destra, troviamo la lunetta di Naasson sotto il pennacchio con il Serpente di bronzo.

Descrizione

Come già sopra accennato tutte le lunette narrano la genealogia di Cristo, riferita al Vangelo secondo Matteo.

Il personaggio riportato sulla tabella è Aminadab, dipinto nella zona di sinistra, mentre la figura che appare sull’altra metà è sua moglie.

La composizione mostra due figure, su ciascuna metà, separate dal tabellone centrale con la scritta in caratteri grandi “AMINADAB”.

Nelle lunette appartenenti alla seconda fase dei lavori la targa risulta con una forma alquanto semplificata per le pressioni del papa su Michelangelo, affinché portasse a termine la decorazione della volta in maniera più rapida possibile. Quindi anche la colorazione degli sfondi diventa più semplice, mentre le figure si fanno più grandi ed ottenute con pennellate più rapide e decise.

Riguardo alle dimensioni dei personaggi si pensa, però, che l’ingrandirsi delle proporzioni è dovuto al fatto che si volle creare un’illusione ottica atta ad amplificare la grandezza di forme e spazio, data la lontananza dall’occhio degli osservatori, che dall’ingresso procedevano verso l’altare.

Le ultime lunette – quelle a cui fa parte la presente composizione, “Naasson”, “Abramo, Isacco, Giacobbe, Giuda” e “Fares, Esrom e Aram” – come confermano le tradizionali fonti, furono portate a termine con la massima rapidità.

Per la fretta del pontefice si dovette graffiare l’intonaco, non ancora completamente essiccato, direttamente con pennelli che lasciarono testimonianza perdendo alcune setole, ancora visibilmente imprigionate nella malta.

In diverse zone dell’affresco, come ad esempio nei piedi della donna, lo spessore pittorico è quasi inesistente e pare essere ottenuto da una sola pennellata.

Al centro del dipinto è abbastanza visibile un ampio rifacimento, dai toni più scuri, in seguito a un distacco di intonaco per forte umidità. La tonalità della zona restaurata, essendo più scura, testimonia come come già in quel periodo – restauro del Carnevali, eseguito nel 1564 – le lunette fossero pesantemente annerite.

La figura nella zona  a sinistra

Michelangelo: Particolare di Aminabad, lunetta della Cappella Sistina.
Michelangelo: Particolare di Aminabad, lunetta della Cappella Sistina.

Il principe dei Leviti, Aminadab, appare nella zona sinistra ripreso seduto in un rigoroso frontale, con il busto quasi eretto e le gambe leggermente divaricate. I piedi dell’uomo appaiono uniti ed allineati, mentre le mani si intrecciano con forza tra le ginocchia che sostengono l’appoggio degli avambracci, su cui grava il peso del busto leggermente reclinato in avanti.

Il suo volto, che esprime una forte preoccupazione, ha i tratti assai marcati sotto una capigliatura rossastra, tenuta in parte da una fascia bianca. Porta gli orecchini, uno differente dall’altro, ottenuti da rapidissime pennellate, ed una mantellina arancione con toni cangianti nelle parti in luce, tendenti al verde pallido.

Indossa calzoni di colore bianco, talmente aderenti alle gambe tanto da mostrare la sua atletica muscolatura.

Il disegno preparatorio oggi si trova in uno studio del “Codice di Oxford”. Ebbe nel corso dei secoli grande divulgazione, da cui molti artisti trassero spunto per le varie raffigurazioni di Cristo. Tra questi ricordiamo Celio Gaspare (1571/ 1640) e Valeriano Giuseppe con il loro “Cristo deriso”, che si trova a Roma nella Chiesa del Santissimo Nome di Gesù.

La figura della zona a destra

Michelangelo: Particolare di della donna nella lunetta di Aminabad
Michelangelo: Particolare di della donna nella lunetta di Aminabad, Cappella Sistina.

La donna si trova nella zona a destra. Essa è ripresa seduta con una gamba accavallata sull’altra, mentre sta sta pettinando i suoi lunghi e biondi capelli. La posa, se paragonata all’iconografia del periodo e a quella dei tempi passati, risulta alquanto inconsueta e si pensa che Michelangelo l’abbia studiata dal vero.
Il busto è leggermente contorto, le spalle appena inclinate, la schiena ricurva e la testa chinata, rivolta verso l’osservatore.

La veste, che è molto aderente al corpo, soprattutto sulle braccia, mette in evidenza l’atletica e mascolina muscolatura. Tale struttura fisica delle figure la troviamo anche in alcune sibille dipinte dallo stesso Michelangelo sulla volta della cappella.

Spicca l’ampio panno, dai toni verdolini chiari, disteso sulle sue cosce, che bene si armonizza con i toni rosati della veste e dello sfondo. Questo aiuta a conferire all’intera figura plasticità ed a sbalzarla dal contesto.

Si pensa che uno studio, appena abbozzato della donna, faccia parte del “Codice di Oxford”, conservato all’Ashmolean Museum.


Le lunette di Michelangelo nella Cappella Sistina

Michelangelo Buonarroti: le lunette nella Cappella Sistina

Michelangelo Buonarroti: Lunette nella Cappella Sistina, 340 x 650 cm, 1508-12.
Michelangelo Buonarroti: Lunette nella Cappella Sistina, 340 x 650 cm, 1508-12.

Ai dipinti di Michelangelo

Sugli affreschi

Le lunette nella Cappella Sistina, raffigurate sul registro superiore delle pareti, sono una serie di composizioni di Michelangelo Buonarroti, realizzate con tecnica ad affresco intorno al 1508-1512 [De Vecchi, citazione a pag. 14].

Esse si trovano a ridosso del soffitto, adiacenti alle vele ed ai pennacchi della grande decorazione della volta, che pur non facendone parte, generalmente vengono ad essa associate. Infatti fanno parte dello stesso programma in coincidenza di tempi, iconografie, committenza, esecuzione e sue fasi.

Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Iesse, Davide e Salomone, 340 x 650 cm, 1511-12
Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Iesse, Davide e Salomone, 340 x 650 cm, 1511-12, Cappella Sistina

Le lunette, che si trovano sopra le arcate delle finestre, sono quattordici in tutto, dopo che le due con “Abramo, Isacco, Giacobbe e Giuda” e “Fares, Esrom e Aram” vennero raschiate nel 1537 dallo stesso Michelangelo. L’artista le rimosse per dare ulteriore spazio alla raffigurazione del suo Giudizio Universale.

Tutte le scene delle lunette sono riprese dal Vangelo di Matteo e riguardano le quaranta generazioni degli Antenati di Cristo.

Storia

Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Roboamo e Abia, 240 x 350 cm, realizzata intorno agli anni 1511-12
Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Roboamo e Abia, 240 x 350 cm, realizzata intorno agli anni 1511-12

Non esistono testimonianze sul fatto che le lunette fossero in precedenza già state decorate. Si pensa comunque, ma non c’è la certezza, che mostrassero partiture geometriche, realizzate dagli artisti quattrocenteschi tra il 1481 ed il 1482.

Secondo il Tolnay Michelangelo realizzò le lunette tra l’ottobre 1511 e l’ottobre 1512 [De Vecchi, citazione a pag. 14]. Lo stesso critico d’arte sosteneva che fossero realizzate utilizzando un ponteggio appositamente studiato, ipotesi contrastante con le fonti tradizionali e poi respinta nel 1978 anche dal Wilde.

Michelangelo - lunetta con Asaf Iosafat e Ioram - 245 x 340 cm, intorno agli anni 1511-12, volta della Cappella Sistina in Vaticano.
Michelangelo – lunetta con Asaf Iosafat e Ioram – 245 x 340 cm, intorno agli anni 1511-12, volta della Cappella Sistina in Vaticano.

Le lunette furono realizzate sulle stesse impalcature che Michelangelo usava per dipingere la volta della cappella. L’ordine di esecuzione corrisponde quindi a quello delle raffigurazioni del soffitto, cioè procedendo dall’ingresso verso l’altare [De Vecchi, citazione a pag. 16]. In tal modo l’artista, dopo i grandi disagi derivati dalla lavorazione con le braccia alzate e la testa reclinata all’indietro, aveva modo di dipingere le lunette in fase di rilassamento.

Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Iosias Echonias e Salatiel, intorno al 1508-11, dimensioni 340 x 650 cm., Cappella Sistina, Città del Vaticano.
Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Iosias Echonias e Salatiel, intorno al 1508-11, dimensioni 340 x 650 cm., Cappella Sistina, Città del Vaticano.

Il fatto che fossero dipinte con gli stessi ponteggi impiegati per il soffitto viene confermato anche dagli schizzi preparatori di Michelangelo, nel “Taccuino di Oxford”, che mostrano solamente le lunette realizzate della seconda parte della cappella (secondo ponteggio), quelli cioè della seconda fase, dopo il 1511 [De Vecchi, citazione a pag. 16].

Nel corso dei secoli le lunette subirono annerimenti e restauri impropri, tanto che in molti ingenerosamente le giudicarono “tenebrose” e, quindi, sottostimate rispetto ai riquadri del soffitto. Quando nel 1986 si completarono i restauri delle lunette, ritornò alla luce il vero cromatismo michelangiolesco.

Il tempo impiegato

Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Ozias, Ioatham e Achaz, intorno al 1508-11, dimensioni 340 x 650 cm., Cappella Sistina, Città del Vaticano.
Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Ozias, Ioatham e Achaz, intorno al 1508-11, dimensioni 340 x 650 cm., Cappella Sistina, Città del Vaticano.

L’artista portò a compimento l’intero ciclo delle lunette in tempi assai rapidi: 45-50 giornate d’affresco, cioè impiegando una media di tre “giornate”  per ogni raffigurazione. Per giornate di affresco si intende, naturalmente, il tempo impiegato soltanto per esse, non i giorni passati tra l’inizio e la portata a termine delle sedici raffigurazioni.

Michelangelo riportò direttamente il disegno delle sedici composizioni sull’intonaco senza l’impiego dei cartoni preparatori. Per alcuni particolari, che dovevano essere ben centrati ed assiali, come ad esempio i tabelloni con i nominativi, Michelangelo dovette usare strumenti come il regolo, il filo a piombo e un’incisione guida sulle superfici parietali [De Vecchi, citazione a pag. 18].

La tecnica

I personaggi, generalmente raffigurati in primo piano, misurano circa due volte l’altezza media reale di una persona. Il pittore li delineò sommariamente sull’arriccio. Esistono alcuni piccoli schizzi che rimandano a studi preparatori, di cui non si conoscono notizie: è probabile, però, che Michelangelo avesse eseguito studi in dimensioni maggiori … ma non necessariamente [De Vecchi, citazione a pag. 18].

La coloristica

Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Ezechia, Manasse e Amon, intorno al 1508-11, dimensioni 340 x 650 cm., Cappella Sistina
Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Ezechia, Manasse e Amon, intorno al 1508-11, dimensioni 340 x 650 cm., Cappella Sistina, Città del Vaticano.

Il colore, come in tutti i riquadri della volta della cappella, riveste anche qui una funzione strutturale, definendo valori plastici, volumetrici e di dilatazione spaziale.

La stesura pittorica è generalmente assai diluita, quasi al punto da non lasciare spessore. L’artista ricorre spesso ai colori puri confidando sul fatto che le successive velature riescano a creare i mezzi toni.

Michelangelo Buonarroti: Lunetta con ZorobabeleAbiud ed Eliacim, intorno al 1508-11, dimensioni 340 x 650 cm., Cappella Sistina, Città del Vaticano.
Michelangelo Buonarroti: Lunetta con ZorobabeleAbiud ed Eliacim, intorno al 1508-11, dimensioni 340 x 650 cm., Cappella Sistina, Città del Vaticano.

Le composizioni, soprattutto nel panneggio delle figure, hanno colori con variazioni ricche di contrasti ed effetti cangianti. Si pensa che tali energie coloristiche fossero create per aumentare la leggibilità delle scene, collocate in lontananza, in semioscurità e sottoposte a reali effetti di controluce, trovandosi ubicate sopra le finestre [De Vecchi, citazione a pag. 19].

Le ultime lunette, quelle prossime all’altare,  appaiono con pennellate più veloci e decise per le pressioni di papa Giulio II, che nel corso della seconda fase decise improvvisamente per una più rapida portata a termine dell’intera opera d’affresco. Michelangelo dovette quindi semplificare tutte le composizioni rimanenti, non soltanto le lunette ma anche i riquadri, le vele e i pennacchi della volta. Le ultime lunette mostrano assai chiaramente tali semplificazioni, soprattutto nella forma dei tabelloni.

Descrizione delle lunette nella Cappella Sistina

Le lunette, tutte raffigurate sui registri superiori delle pareti, si trovano sopra la cornice marcapiano che delimita i dipinti dei papi, realizzati da artisti quattrocenteschi. Esse mostrano un’ampia superficie semicircolare (da cui deriva il termine lunetta), di 340 x 650 cm, resa concava nella parte inferiore in corrispondenza degli archi delle finestre.

Ai lati le lunette confinano con i peducci sotto i troni dei profeti e delle sibille, mentre il profilo alto è in comune con le otto vele ed i quattro pennacchi. Vele e pennacchi, come già sopra riportato, sono raffigurati sulla volta della cappella.

Ogni lunetta è raffigurata in due zone: lato sinistro e lato destro, separati da una tabella con i nominativi dei vari personaggi, scritti in lingua latina a caratteri maiuscoli. Entrambe le zone mostrano figure sedute, generalmente riprese di profilo e simmetricamente contrapposte, molto spesso adattate alla disponibilità dello spazio e alla forma. Da notare la totale mancanza di caratterizzazione identificativa dei personaggi, che Michelangelo ha trascurato per riversarla sugli atteggiamenti e sulle espressività.

Anche le lunette – come le scene della volta, quelle degli artisti quattrocenteschi e le raffigurazioni dei papi – vanno lette iniziando dalla parete che fa angolo con l’altare per procedere verso l’ingresso, spostandosi alternatamente da destra a sinistra, incontrando gli antenati come riportati dal Vangelo di Matteo.

Sei lunette le troviamo agli angoli della cappella sotto i pennacchi, quattro in prossimità dell’ingresso e due vicine all’altare. Per affinità iconografica, e quindi per rendere più facili i paragoni, descriviamo le lunette insieme alle rispettive vele.

Le lunette nella Cappella Sistina con le soprastanti vele:

1 – La vela e la sottostante  lunetta con Salmòn, Booz e Obed.

2 – Vela la sottostante lunetta con Iesse, Davide e Salomone.

3 – La vela la sottostante lunetta con Roboamo e Abia.

4 – Vela e la sottostante lunetta con Asaf, Giosafat e Ioram.

5 – La vela e la sottostante lunetta con Ozia, Ioatam e Acaz.

6 – Vela la sottostante lunetta con Ezechia, Manasse e Amon.

7 – La vela e la sottostante lunetta con Zorobabele, Abiud ed Eliacim.

8 – Vela e la sottostante lunetta con Giosia, Ieconia e Salatiel.

Le lunette corrispondenti ai pennacchi

1 – La lunetta di Aminabad sulla parete di sinistra: si trova sotto il pennacchio raffigurante la Punizione di Aman. È la prima lunetta della parete e, per meglio osservarla, arrivati in fondo alla cappella, alzare lo sguardo avendo l’altare sulla destra.

2 – Lunetta di Naasson sulla parete di destra: si trova sotto il pennacchio con il Serpente di bronzo. Arrivati all’altare ed avendo il Giudizio universale sulla sinistra, la lunetta è la prima che appare sulla parete.

3 – La lunetta di Eleazar e Mattan: si trova sotto il pennacchio raffigurante Giuditta e Oloferne nella parete di ingresso, sul lato destro. Girandosi ed osservando la lunetta con le spalle rivolte all’altare la troviamo a sinistra.

4 – Lunetta di Azor e Sadoc: si trova sulla parete lunga sotto il pennacchio raffigurante Giuditta e Oloferne all’entrata, sul lato destro, procedendo verso l’altare. Per rivolgersi verso la lunetta, bisogna essere presso la campata d’ingresso ed avere l’altare sulla sinistra.

5 – La lunetta con Giacobbe e Giuseppe: si trova sulla parete dell’entrata, sotto il pennacchio di Davide e Golia, sul lato sinistro procedendo verso l’altare. Naturalmente per poterla osservare bisogna voltarsi verso l’entrata per averla in alto a destra.

6 – Lunetta di Achim e Eliud: si trova sulla parete lunga all’entrata a sinistra (la prima procedendo verso l’altare) sotto il pennacchio raffigurante Davide e Golia. Per poterla ammirare occorre essere nella campata d’ingresso ed avere l’altare alla propria destra.

Le lunette rimosse

Come si ricava dal sottotitolo, le prime due lunette, quelle dipinte sul registro superiore ai lati della parete dell’altare, furono raschiate nel 1537 per dare maggior spazio al grande affresco del Giudizio universale.

Esistono però le incisioni delle due lunette, realizzate dal disegnatore Adamo Ghissi. Tali copie ci permettono almeno di conoscere le raffigurazioni rimosse e, quindi, grazie ad esse oggi conosciamo i gruppi delle due composizioni: “Abramo, Isacco, Giacobbe e Giuda” nella lunetta a destra e “Fares, Esrom e Aram” a sinistra.

Pensando che non sia necessario soffermarsi tanto su queste due composizioni, portiamo a termine la presente pagina con le loro illustrazioni.

Lunetta di Abramo, Isacco, Giacobbe, Giuda sulla parete dell’altare (rimossa)

1 – La lunetta di Abramo, Isacco, Giacobbe, Giuda sulla parete dell’altare (rimossa per fare spazio al Giudizio universale): Questa lunetta si trovava sotto il pennacchio che raffigura la Punizione di Aman.

Lunetta Fares, Esrom e Aram sulla parete dell'altare (raschiata)
Lunetta Fares, Esrom e Aram sulla parete dell’altare (raschiata)

2 – Lunetta Fares, Esrom e Aram sulla parete dell’altare (raschiata per dipingere elementi del Giudizio): Si trovava era il pennacchio del Serpente di bronzo.