La lunetta con Eleazar e Mattan nella Cappella Sistina

Michelangelo Buonarroti: La lunetta con Eleazar e Mattan

Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Eleazar e Mattan, intorno al 1508, dimensioni 340 x 650 cm., Cappella Sistina
Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Eleazar e Mattan, intorno al 1508, dimensioni 340 x 650 cm., Cappella Sistina, Città del Vaticano.

Pagina correlata: I dipinti di Michelangelo

Sull’affresco

La lunetta con Eleazar e Mattan è un’opera di Michelangelo Buonarroti, realizzata intorno al 1508, misura circa 340 x 650 cm. ed appartiene alla decorazione della Cappella Sistina.

La composizione, che appare sul registro superiore della parete d’ingresso, sotto il pennacchio raffigurante Giuditta e Oloferne sul lato destro (entrando in cappella), fu commissionata all’artista da papa Giulio II. Precisazione: Il fruitore dell’intera decorazione, che entra nella cappella e procede verso l’altare, si deve girare, portando lo sguardo sulla parete d’ingresso, per osservare l’affresco nella zona in alto a sinistra. Vai alla pagina delle lunette.

Storia della lunetta

Nelle lunette appaiono episodi legati agli Antenati di Cristo, ricavati dal Vangelo secondo Matteo.

Michelangelo lavorò sulle composizioni delle pareti in contemporanea alla realizzazione di quelle sulla volta della Cappella Sistina. Le due decorazioni si svolsero entrambe in due fasi comuni, iniziando dall’ingresso e procedendo i lavori verso l’altare.

L’artista seguì in tal modo la medesima cronologia di esecuzione, sia per gli affreschi del soffitto che per quelli delle pareti. Anche per la realizzazione delle lunette iniziò a dipingere dalle campate vicine all’ingresso, eseguendo gli episodi in ordine inverso da come vengono presentati nel Vangelo. Ne deriva che le ultime scene degli antenati di Cristo corrispondono alle prime realizzate, e viceversa.

Il pittore portò a compimento la prima fase dell’intera decorazione (soffitto e registri superiori delle pareti) nell’estate del 1511. Per continuare i lavori della decorazione Michelangelo dovette smontare il ponte ligneo, che aveva innalzato nella prima metà della cappella, per rimontarlo sull’altra metà. La seconda fase dei lavori, che non interessa la lunetta di Eleazar e Mattan, iniziò nell’ottobre dello stesso anno terminando poco prima della vigilia di Ognissanti del 1512, giorno della “scopertura” della maestosa decorazione della volta.

Fra gli affreschi delle due decorazioni del Buonarroti, quelli che subirono maggiori annerimenti da fumi furono le lunette. Dopo il restauro di queste ultime, eseguito nel 1986, le stesure cromatiche ritornarono, stupefacentemente, all’originale splendore.

Si pensa che la lunetta con Eleazar e Mattan fosse uno dei primi affreschi ad essere realizzati nella grande decorazione michelangiolesca, e il primo sulle pareti della Cappella Sistina.

Descrizione

Le lunette di Michelangelo narrano la genealogia di Cristo ripresa dal Vangelo secondo Matteo.

I personaggi della presente composizione corrispondono ai penultimi progenitori. Eleazar e Mattan, infatti, vengono prima di Giacobbe e Giuseppe, gli antenati più diretti di Gesù.

La lunetta si trova, guardando verso l’ingresso, a sinistra sulla parete di fondo, sotto il pennacchio di Giuditta e Oloferne.

A differenza di tutte le altre – insieme a quella simmetricamente raffigurata sulla stessa parete d’entrata – la lunetta in esame ha la finestra sottostante non vera ma simulata, cioè dipinta.

La composizione è strutturata in due gruppi di figure, entrambi composti da tre personaggi. I gruppi sono ripartiti nelle due metà della lunetta, intervallati dalla tabella con i nominativi dei principali protagonisti (ELEAZAR – MATHAN), riportati in capitali romane.

La zona a sinistra

Michelangelo Buonarroti: particolare di sinistra della lunetta con Eleazar e Mattan, Cappella Sistina
Michelangelo: particolare di sinistra della lunetta con Eleazar e Mattan.

Nella zona a sinistra appaiono in primo piano Giacobbe e la madre, mentre Mattan è ripreso in ombra con il volto esterrefatto e lo sguardo rivolto verso la moglie.

La donna – strutturata come tante altre figure femminili michelangiolesche, con muscolatura corpulenta – sta forse giocando con il suo bambino. Con le braccia tese è nell’atto di sospenderlo, dimostrando grande disinvoltura nello sforzo, per appoggiarselo in piedi sulle proprie ginocchia.

Indossa una veste rossa, una camicia biancastra con la sotto-manica gialla ed un copricapo di foggia maschile, che rimanda a quello che portavano gli Armeni a Venezia.

Lungo il gradone di pietra dove la donna è seduta pendono, tenuti da una cordicella, una chiave e un sacchetto che probabilmente contiene monete.

L’intonaco caduto

A distanza di circa mezzo secolo dalla decorazione, parte della presente composizione cedette insieme all’intonaco.

È visibile la zona restaurata (papati di Pio IV e Gregorio XIII) perché fu eseguita in riferimento alla coloristica del tempo, già scurita dai fumi dei ceri. Questo testimonia infatti che, già a distanza di cinquant’anni, gli affreschi avessero subito notevolmente tale annerimento.

La zona a destra

Michelangelo: particolare di destra della lunetta con Eleazar e Mattan.
Michelangelo: particolare di destra della lunetta con Eleazar e Mattan.

Eleazar viene generalmente identificato nella giovane figura che elegantemente spicca primo piano nella zona a destra.

Esso, padre di Mattan, è ripreso con il busto frontale e il volto di profilo in un’espressione che, a prima vista, indicherebbe apprensione se la stessa non fosse smentita dall’atteggiamento generale della figura. Infatti Eleazar sembra mostrare tutt’altro che stati ansiosi, con la gamba disinvoltamente accavallata sull’altra e il braccio dinamicamente sospeso nell’atto di eseguire qualcosa che in quel momento gli passa per la mente.

Il giovane indossa una camicia bianca, che lascia scoperto parte del suo fianco destro, con una scollatura dai vistosi bordi verdastri. Ha le brache di un verdolino chiarissimo, con riflessi violacei nelle zone in ombra, ed un mantello dai toni rossastri parzialmente indossato, che gli ricopre appena parte di un braccio e della gamba sinistra.

Secondo gli studiosi di storia dell’arte, nella figura in esame sono presenti due pentimenti: uno nel profilo del viso, l’altro nella spalla sinistra.

Dietro di lui appare, in ombra, la scena di una donna che pare stia giocando con un bambino.

Raffronto sulle due zone

Gli effetti plastici risultano notevoli in entrambe le zone, dove si contrappongono le pose dei due gruppi, che sembrano create per dare importanza anche ad effetti di variazione. Infatti la struttura compositiva di sinistra è più rigida e statica di quella a destra, che appare invece più fluida e dinamica.


La lunetta con Naasson nella Cappella Sistina

Michelangelo Buonarroti: la lunetta con Naasson

Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Naasson, intorno al 1511-12, dimensioni 340 x 650 cm., Cappella Sistina, Città del Vaticano.
Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Naasson, intorno al 1511-12, dimensioni 340 x 650 cm., Cappella Sistina, Città del Vaticano.

Pagina correlata: I dipinti di Michelangelo

Sull’affresco

La lunetta con Naasson è un’opera di Michelangelo Buonarroti, realizzata intorno al 1511-12, misura circa 340 x 650 cm. ed appartiene alla decorazione della Cappella Sistina. La composizione, che si trova sul registro superiore della parete sotto il pennacchio con il serpente di bronzo (a destra guardando verso l’altare), fu commissionata all’artista da papa Giulio II. Vai alla pagina delle lunette.

Storia della lunetta

Nelle lunette appaiono scene degli Antenati di Cristo prese dal Vangelo di Matteo.

Michelangelo eseguì le composizioni delle pareti in contemporanea agli affreschi sulla volta della Sistina. I lavori di decorazione si svolsero in due fasi, iniziando dall’ingresso e procedendo verso l’altare.

L’artista seguì così la stessa cronologia esecutiva, sia per i riquadri del soffitto che per le lunette. Anche per la realizzazione di queste ultime iniziò da quelle vicine all’ingresso, dipingendo gli episodi in ordine inverso a quello del Vangelo. Ne deriva che le ultime scene del Vangelo corrispondono alle le prime realizzate.

L’artista portò a termine la prima fase dell’intera decorazione nell’estate del 1511 e, insieme a questa, anche le lunette sui registri superiori delle pareti lunghe. Per continuare i lavori della decorazione dovette smontare il ponteggio ligneo, che aveva montato nella prima metà della cappella, per innalzarlo di nuovo sull’altra metà. La seconda fase dei lavori iniziò nell’ottobre dello stesso anno e terminò poco prima della vigilia di Ognissanti del 1512, giorno dell’inaugurazione e “scopertura” della maestosa decorazione.

Fra gli affreschi della decorazione michelangiolesca, quelli che subirono maggiori annerimenti, derivati da fumi, furono le lunette. Dopo il restauro del 1986 i colori dei dipinti ritornarono, stupefacentemente, agli antichi splendori.

La presente lunetta, cioè quella con Naasson, fu probabilmente la tredicesima (sulle sedici originarie) che Michelangelo realizzò sulle pareti della cappella. L’affresco fu il quinto ad essere portato a compimento sul secondo ponte, e il penultimo della serie a noi pervenute, dato che quelli con “Abramo, Isacco, Giacobbe, Giuda” e “Fares, Esrom e Aram” furono raschiati per ottenere più spazio per il grande dipinto del Giudizio Universale.

Descrizione e stile

La lunetta con Naasson si trova sotto il pennacchio raffigurante Il serpente di bronzo, sulla parete destra procedendo verso l’altare (l’ultimo della parete). In opposizione, frontalmente a sinistra, troviamo la lunetta di Aminadab sotto il pennacchio con “La punizione di Aman”.

La composizione è configurata con due personaggi inseriti su ciascuna metà della lunetta.

Le due figure, a differenza di tutte le altre lunette, eccetto quella di Aminadab, qui sono intervallate da una tabella con un solo nominativo, scritto in capitali romane: “NAASON” (sic).

Nelle lunette della seconda parte dei lavori di decorazione – e qui siamo in questa fase – la targa prende una forma più semplice e fluida. Questo perché iniziarono le pressioni di papa Giulio II, che invitava Michelangelo a portare a compimento l’intero ciclo in tempi assai più rapidi. Anche il cromatismo subì dei cambiamenti nelle lunette, soprattutto nei fondi, diventando più chiaro. Successe pure alle figure, che appaiono più grandi, evidenziano un’esecuzione più veloce e sciolta.

L’ingrandirsi delle proporzioni, che certamente fece sì che i tempi si accorciassero, fu soprattutto un accorgimento tecnico dell’artista per creare un’illusione ottica all’osservatore che, entrando in cappella, procedeva verso l’altare. In tal modo riuscì ad amplificare e rendere più leggibili i dipinti più lontani, più sottoposti a scarsa illuminazione e più soggetti ad effetti di controluce delle finestre.

In questo affresco le figure non sono simmetricamente in contrapposizione ma, per la prima volta nella decorazione dei registri superiori delle pareti, appaiono con il profilo orientato nella stessa direzione.

La mancanza della simmetria compositiva dà subito nell’occhio. Tale orientamento si trovava anche in un’altra lunetta, poi raschiata – raffigurante Abramo, Isacco, Giacobbe e Giuda – dove i cinque personaggi dipinti erano tutti rivolti verso destra.

L’uomo, sulla destra

Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Naasson, intorno al 1511-12, particolare dell'uomo., Cappella Sistina, Città del Vaticano.
Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Naasson, particolare dell’uomo., Cappella Sistina.

Anche se a prima vista le figure appaiono entrambe femminili, non c’è dubbio che quella nella zona a destra sia identificata in Naasson.

L’uomo è comodamente seduto su uno scalone con le gambe sollevate – una su qualcosa che sembra un gradino ligneo, l’altra appoggiata all’asta del leggio – con la schiena adagiata al bordo della tabella.

Un mantello rosso lo avvolge quasi completamente, lasciando scoperta la testa, ripresa di profilo, e parte della gamba destra, che probabilmente calza uno stivale.

Il profilo del viso ed il disinvolto atteggiamento di Naasson fanno pensare ad una figura adolescenziale spensierata e, tuttavia, leggermente corrucciata. Non pare affatto interessato alla donna raffigurata nell’altra zona e si mostra, invece, carico di pensieri.

La donna, sulla sinistra

Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Naasson, particolare della donna, Cappella Sistina
Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Naasson, particolare della donna, Cappella Sistina

La zona di sinistra mostra una donna in piedi, ripresa in modo tale da poter essere interamente raffigurata in uno spazio appena disponibile, assecondante il bordo superiore della lunetta.

Ha i piedi nudi – uno sul terreno, un po’ sconnesso, l’altro su un gradone di marmo – nell’atto di osservare la propria immagine riflessa nel piccolo specchio ovale, che tiene nella mano. Una scena che, inserita nell’epoca dell’informatica, richiamerebbe invece l’atto di una ragazza impegnata su Internet in una chat a lei cara. Insistendo sul paragone, lontanissimo dall’essere affine con il ritratto in esame, si osservi tuttavia l’interesse della donna a quel piccolo oggetto piatto, da cui sembra non voler toglier lo sguardo.

La testa della donna è abbastanza elaborata. Si noti la bionda chioma – raccolta in una crocchia, o nodo – da cui si protrae una lunga coda, che le cade nascosta oltre la spalla. Spicca l’orecchino con il suo lungo pendente, che la giovane pare a sfiorare con l’indice quello indossato nell’orecchio nascosto. Il profilo del viso è ben marcato, i cui toni sono in armonia con le variazioni cromatiche e i delicati trapassi chiaroscurali creati dalla fonte luminosa proveniente da sinistra.

La giovane indossa un vestito dai toni verdastri con spessi bordi a pelliccia assai più chiari, tenuti con borchie auree. Ha una fascia gialla come cintura, visibile solo dalla parte della schiena. La camicia ha toni rosati, con ombre cangianti arancioni nei forti contrasti, e rossi nelle parti completamente in ombra, come ad esempio nel braccio sinistro.

Esistono due studi sulla posa della figura nel cosiddetto “Codice di Oxford”, custodito nell’Ashmolean Museum (Università di Oxford), ed un nudo virile a Casa Buonarroti a Firenze.


La lunetta con Aminadab nella volta della Cappella Sistina

Michelangelo Buonarroti: la lunetta con Aminadab

Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Aminabad, intorno al 1511-12
Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Aminadab, intorno al 1511-12, dimensioni 340 x 650 cm., Cappella Sistina, Città del Vaticano.

Pagina correlata: I dipinti di Michelangelo

Sull’affresco

La lunetta con Aminadab è un’opera di Michelangelo Buonarroti, realizzata intorno al 1511-12, misura circa 340 x 650 cm. ed appartiene alla decorazione della Cappella Sistina. L’affresco, che si trova sul registro superiore della parete sotto il pennacchio della Punizione di Aman (a sinistra guardando verso l’altare), fu commissionato all’artista da papa Giulio II. Vai alla pagina delle lunetteVai alla pagina della volta della Cappella Sistina.

Storia

Le lunette, nelle cui raffigurazioni appaiono scene degli Antenati di Cristo (Vangelo di Matteo), vennero eseguite in contemporanea agli affreschi sulla volta, in due fasi, procedendo verso l’altare.

Michelangelo, iniziando dalle lunette vicine all’ingresso, dipinse gli episodi in ordine inverso a quello narrato dal Vangelo, quindi le ultime scene furono le prime ad essere realizzate.

Nell’estate del 1511 l’artista portò a compimento la prima fase dell’intera opera decorativa sulla volta e, insieme a questa, anche le lunette. Per continuare la decorazione del soffitto dovette smontare il ponteggio ligneo, che si trovava nella prima metà della cappella, per rimontarlo sull’altra metà. La seconda fase, iniziata nell’ottobre dello stesso anno, terminò poco prima della vigilia di Ognissanti del 1512, giorno dell’inaugurazione dell’intero ciclo pittorico.

Gli affreschi della decorazione michelangiolesca che subirono maggiori annerimenti da fumi furono proprio le lunette. Dopo il restauro del 1986 i colori ritornarono, stupefacentemente, agli antichi splendori.

La lunetta in esame, cioè quella con Aminadab, fu verosimilmente la quattordicesima (sulle sedici originarie) che Michelangelo realizzò sui registri superiori delle pareti. La composizione fu la sesta ad essere portata a compimento usando il secondo ponte ligneo, e l’ultima della serie a noi pervenute, dato che le lunette con “Abramo, Isacco, Giacobbe, Giuda” e “Fares, Esrom e Aram” furono rimosse per dare spazio al grande dipinto del Giudizio Universale.

Essa si trova sotto il pennacchio raffigurante la Punizione di Aman, sulla parete sinistra procedendo verso l’altare. In opposizione, sulla parete destra, troviamo la lunetta di Naasson sotto il pennacchio con il Serpente di bronzo.

Descrizione

Come già sopra accennato tutte le lunette narrano la genealogia di Cristo, riferita al Vangelo secondo Matteo.

Il personaggio riportato sulla tabella è Aminadab, dipinto nella zona di sinistra, mentre la figura che appare sull’altra metà è sua moglie.

La composizione mostra due figure, su ciascuna metà, separate dal tabellone centrale con la scritta in caratteri grandi “AMINADAB”.

Nelle lunette appartenenti alla seconda fase dei lavori la targa risulta con una forma alquanto semplificata per le pressioni del papa su Michelangelo, affinché portasse a termine la decorazione della volta in maniera più rapida possibile. Quindi anche la colorazione degli sfondi diventa più semplice, mentre le figure si fanno più grandi ed ottenute con pennellate più rapide e decise.

Riguardo alle dimensioni dei personaggi si pensa, però, che l’ingrandirsi delle proporzioni è dovuto al fatto che si volle creare un’illusione ottica atta ad amplificare la grandezza di forme e spazio, data la lontananza dall’occhio degli osservatori, che dall’ingresso procedevano verso l’altare.

Le ultime lunette – quelle a cui fa parte la presente composizione, “Naasson”, “Abramo, Isacco, Giacobbe, Giuda” e “Fares, Esrom e Aram” – come confermano le tradizionali fonti, furono portate a termine con la massima rapidità.

Per la fretta del pontefice si dovette graffiare l’intonaco, non ancora completamente essiccato, direttamente con pennelli che lasciarono testimonianza perdendo alcune setole, ancora visibilmente imprigionate nella malta.

In diverse zone dell’affresco, come ad esempio nei piedi della donna, lo spessore pittorico è quasi inesistente e pare essere ottenuto da una sola pennellata.

Al centro del dipinto è abbastanza visibile un ampio rifacimento, dai toni più scuri, in seguito a un distacco di intonaco per forte umidità. La tonalità della zona restaurata, essendo più scura, testimonia come come già in quel periodo – restauro del Carnevali, eseguito nel 1564 – le lunette fossero pesantemente annerite.

La figura nella zona  a sinistra

Michelangelo: Particolare di Aminabad, lunetta della Cappella Sistina.
Michelangelo: Particolare di Aminabad, lunetta della Cappella Sistina.

Il principe dei Leviti, Aminadab, appare nella zona sinistra ripreso seduto in un rigoroso frontale, con il busto quasi eretto e le gambe leggermente divaricate. I piedi dell’uomo appaiono uniti ed allineati, mentre le mani si intrecciano con forza tra le ginocchia che sostengono l’appoggio degli avambracci, su cui grava il peso del busto leggermente reclinato in avanti.

Il suo volto, che esprime una forte preoccupazione, ha i tratti assai marcati sotto una capigliatura rossastra, tenuta in parte da una fascia bianca. Porta gli orecchini, uno differente dall’altro, ottenuti da rapidissime pennellate, ed una mantellina arancione con toni cangianti nelle parti in luce, tendenti al verde pallido.

Indossa calzoni di colore bianco, talmente aderenti alle gambe tanto da mostrare la sua atletica muscolatura.

Il disegno preparatorio oggi si trova in uno studio del “Codice di Oxford”. Ebbe nel corso dei secoli grande divulgazione, da cui molti artisti trassero spunto per le varie raffigurazioni di Cristo. Tra questi ricordiamo Celio Gaspare (1571/ 1640) e Valeriano Giuseppe con il loro “Cristo deriso”, che si trova a Roma nella Chiesa del Santissimo Nome di Gesù.

La figura della zona a destra

Michelangelo: Particolare di della donna nella lunetta di Aminabad
Michelangelo: Particolare di della donna nella lunetta di Aminabad, Cappella Sistina.

La donna si trova nella zona a destra. Essa è ripresa seduta con una gamba accavallata sull’altra, mentre sta sta pettinando i suoi lunghi e biondi capelli. La posa, se paragonata all’iconografia del periodo e a quella dei tempi passati, risulta alquanto inconsueta e si pensa che Michelangelo l’abbia studiata dal vero.
Il busto è leggermente contorto, le spalle appena inclinate, la schiena ricurva e la testa chinata, rivolta verso l’osservatore.

La veste, che è molto aderente al corpo, soprattutto sulle braccia, mette in evidenza l’atletica e mascolina muscolatura. Tale struttura fisica delle figure la troviamo anche in alcune sibille dipinte dallo stesso Michelangelo sulla volta della cappella.

Spicca l’ampio panno, dai toni verdolini chiari, disteso sulle sue cosce, che bene si armonizza con i toni rosati della veste e dello sfondo. Questo aiuta a conferire all’intera figura plasticità ed a sbalzarla dal contesto.

Si pensa che uno studio, appena abbozzato della donna, faccia parte del “Codice di Oxford”, conservato all’Ashmolean Museum.


Le lunette di Michelangelo nella Cappella Sistina

Michelangelo Buonarroti: le lunette nella Cappella Sistina

Michelangelo Buonarroti: Lunette nella Cappella Sistina, 340 x 650 cm, 1508-12.
Michelangelo Buonarroti: Lunette nella Cappella Sistina, 340 x 650 cm, 1508-12.

Ai dipinti di Michelangelo

Sugli affreschi

Le lunette nella Cappella Sistina, raffigurate sul registro superiore delle pareti, sono una serie di composizioni di Michelangelo Buonarroti, realizzate con tecnica ad affresco intorno al 1508-1512 [De Vecchi, citazione a pag. 14].

Esse si trovano a ridosso del soffitto, adiacenti alle vele ed ai pennacchi della grande decorazione della volta, che pur non facendone parte, generalmente vengono ad essa associate. Infatti fanno parte dello stesso programma in coincidenza di tempi, iconografie, committenza, esecuzione e sue fasi.

Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Iesse, Davide e Salomone, 340 x 650 cm, 1511-12
Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Iesse, Davide e Salomone, 340 x 650 cm, 1511-12, Cappella Sistina

Le lunette, che si trovano sopra le arcate delle finestre, sono quattordici in tutto, dopo che le due con “Abramo, Isacco, Giacobbe e Giuda” e “Fares, Esrom e Aram” vennero raschiate nel 1537 dallo stesso Michelangelo. L’artista le rimosse per dare ulteriore spazio alla raffigurazione del suo Giudizio Universale.

Tutte le scene delle lunette sono riprese dal Vangelo di Matteo e riguardano le quaranta generazioni degli Antenati di Cristo.

Storia

Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Roboamo e Abia, 240 x 350 cm, realizzata intorno agli anni 1511-12
Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Roboamo e Abia, 240 x 350 cm, realizzata intorno agli anni 1511-12

Non esistono testimonianze sul fatto che le lunette fossero in precedenza già state decorate. Si pensa comunque, ma non c’è la certezza, che mostrassero partiture geometriche, realizzate dagli artisti quattrocenteschi tra il 1481 ed il 1482.

Secondo il Tolnay Michelangelo realizzò le lunette tra l’ottobre 1511 e l’ottobre 1512 [De Vecchi, citazione a pag. 14]. Lo stesso critico d’arte sosteneva che fossero realizzate utilizzando un ponteggio appositamente studiato, ipotesi contrastante con le fonti tradizionali e poi respinta nel 1978 anche dal Wilde.

Michelangelo - lunetta con Asaf Iosafat e Ioram - 245 x 340 cm, intorno agli anni 1511-12, volta della Cappella Sistina in Vaticano.
Michelangelo – lunetta con Asaf Iosafat e Ioram – 245 x 340 cm, intorno agli anni 1511-12, volta della Cappella Sistina in Vaticano.

Le lunette furono realizzate sulle stesse impalcature che Michelangelo usava per dipingere la volta della cappella. L’ordine di esecuzione corrisponde quindi a quello delle raffigurazioni del soffitto, cioè procedendo dall’ingresso verso l’altare [De Vecchi, citazione a pag. 16]. In tal modo l’artista, dopo i grandi disagi derivati dalla lavorazione con le braccia alzate e la testa reclinata all’indietro, aveva modo di dipingere le lunette in fase di rilassamento.

Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Iosias Echonias e Salatiel, intorno al 1508-11, dimensioni 340 x 650 cm., Cappella Sistina, Città del Vaticano.
Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Iosias Echonias e Salatiel, intorno al 1508-11, dimensioni 340 x 650 cm., Cappella Sistina, Città del Vaticano.

Il fatto che fossero dipinte con gli stessi ponteggi impiegati per il soffitto viene confermato anche dagli schizzi preparatori di Michelangelo, nel “Taccuino di Oxford”, che mostrano solamente le lunette realizzate della seconda parte della cappella (secondo ponteggio), quelli cioè della seconda fase, dopo il 1511 [De Vecchi, citazione a pag. 16].

Nel corso dei secoli le lunette subirono annerimenti e restauri impropri, tanto che in molti ingenerosamente le giudicarono “tenebrose” e, quindi, sottostimate rispetto ai riquadri del soffitto. Quando nel 1986 si completarono i restauri delle lunette, ritornò alla luce il vero cromatismo michelangiolesco.

Il tempo impiegato

Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Ozias, Ioatham e Achaz, intorno al 1508-11, dimensioni 340 x 650 cm., Cappella Sistina, Città del Vaticano.
Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Ozias, Ioatham e Achaz, intorno al 1508-11, dimensioni 340 x 650 cm., Cappella Sistina, Città del Vaticano.

L’artista portò a compimento l’intero ciclo delle lunette in tempi assai rapidi: 45-50 giornate d’affresco, cioè impiegando una media di tre “giornate”  per ogni raffigurazione. Per giornate di affresco si intende, naturalmente, il tempo impiegato soltanto per esse, non i giorni passati tra l’inizio e la portata a termine delle sedici raffigurazioni.

Michelangelo riportò direttamente il disegno delle sedici composizioni sull’intonaco senza l’impiego dei cartoni preparatori. Per alcuni particolari, che dovevano essere ben centrati ed assiali, come ad esempio i tabelloni con i nominativi, Michelangelo dovette usare strumenti come il regolo, il filo a piombo e un’incisione guida sulle superfici parietali [De Vecchi, citazione a pag. 18].

La tecnica

I personaggi, generalmente raffigurati in primo piano, misurano circa due volte l’altezza media reale di una persona. Il pittore li delineò sommariamente sull’arriccio. Esistono alcuni piccoli schizzi che rimandano a studi preparatori, di cui non si conoscono notizie: è probabile, però, che Michelangelo avesse eseguito studi in dimensioni maggiori … ma non necessariamente [De Vecchi, citazione a pag. 18].

La coloristica

Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Ezechia, Manasse e Amon, intorno al 1508-11, dimensioni 340 x 650 cm., Cappella Sistina
Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Ezechia, Manasse e Amon, intorno al 1508-11, dimensioni 340 x 650 cm., Cappella Sistina, Città del Vaticano.

Il colore, come in tutti i riquadri della volta della cappella, riveste anche qui una funzione strutturale, definendo valori plastici, volumetrici e di dilatazione spaziale.

La stesura pittorica è generalmente assai diluita, quasi al punto da non lasciare spessore. L’artista ricorre spesso ai colori puri confidando sul fatto che le successive velature riescano a creare i mezzi toni.

Michelangelo Buonarroti: Lunetta con ZorobabeleAbiud ed Eliacim, intorno al 1508-11, dimensioni 340 x 650 cm., Cappella Sistina, Città del Vaticano.
Michelangelo Buonarroti: Lunetta con ZorobabeleAbiud ed Eliacim, intorno al 1508-11, dimensioni 340 x 650 cm., Cappella Sistina, Città del Vaticano.

Le composizioni, soprattutto nel panneggio delle figure, hanno colori con variazioni ricche di contrasti ed effetti cangianti. Si pensa che tali energie coloristiche fossero create per aumentare la leggibilità delle scene, collocate in lontananza, in semioscurità e sottoposte a reali effetti di controluce, trovandosi ubicate sopra le finestre [De Vecchi, citazione a pag. 19].

Le ultime lunette, quelle prossime all’altare,  appaiono con pennellate più veloci e decise per le pressioni di papa Giulio II, che nel corso della seconda fase decise improvvisamente per una più rapida portata a termine dell’intera opera d’affresco. Michelangelo dovette quindi semplificare tutte le composizioni rimanenti, non soltanto le lunette ma anche i riquadri, le vele e i pennacchi della volta. Le ultime lunette mostrano assai chiaramente tali semplificazioni, soprattutto nella forma dei tabelloni.

Descrizione delle lunette nella Cappella Sistina

Le lunette, tutte raffigurate sui registri superiori delle pareti, si trovano sopra la cornice marcapiano che delimita i dipinti dei papi, realizzati da artisti quattrocenteschi. Esse mostrano un’ampia superficie semicircolare (da cui deriva il termine lunetta), di 340 x 650 cm, resa concava nella parte inferiore in corrispondenza degli archi delle finestre.

Ai lati le lunette confinano con i peducci sotto i troni dei profeti e delle sibille, mentre il profilo alto è in comune con le otto vele ed i quattro pennacchi. Vele e pennacchi, come già sopra riportato, sono raffigurati sulla volta della cappella.

Ogni lunetta è raffigurata in due zone: lato sinistro e lato destro, separati da una tabella con i nominativi dei vari personaggi, scritti in lingua latina a caratteri maiuscoli. Entrambe le zone mostrano figure sedute, generalmente riprese di profilo e simmetricamente contrapposte, molto spesso adattate alla disponibilità dello spazio e alla forma. Da notare la totale mancanza di caratterizzazione identificativa dei personaggi, che Michelangelo ha trascurato per riversarla sugli atteggiamenti e sulle espressività.

Anche le lunette – come le scene della volta, quelle degli artisti quattrocenteschi e le raffigurazioni dei papi – vanno lette iniziando dalla parete che fa angolo con l’altare per procedere verso l’ingresso, spostandosi alternatamente da destra a sinistra, incontrando gli antenati come riportati dal Vangelo di Matteo.

Sei lunette le troviamo agli angoli della cappella sotto i pennacchi, quattro in prossimità dell’ingresso e due vicine all’altare. Per affinità iconografica, e quindi per rendere più facili i paragoni, descriviamo le lunette insieme alle rispettive vele.

Le lunette nella Cappella Sistina con le soprastanti vele:

1 – La vela e la sottostante  lunetta con Salmòn, Booz e Obed.

2 – Vela la sottostante lunetta con Iesse, Davide e Salomone.

3 – La vela la sottostante lunetta con Roboamo e Abia.

4 – Vela e la sottostante lunetta con Asaf, Giosafat e Ioram.

5 – La vela e la sottostante lunetta con Ozia, Ioatam e Acaz.

6 – Vela la sottostante lunetta con Ezechia, Manasse e Amon.

7 – La vela e la sottostante lunetta con Zorobabele, Abiud ed Eliacim.

8 – Vela e la sottostante lunetta con Giosia, Ieconia e Salatiel.

Le lunette corrispondenti ai pennacchi

1 – La lunetta di Aminabad sulla parete di sinistra: si trova sotto il pennacchio raffigurante la Punizione di Aman. È la prima lunetta della parete e, per meglio osservarla, arrivati in fondo alla cappella, alzare lo sguardo avendo l’altare sulla destra.

2 – Lunetta di Naasson sulla parete di destra: si trova sotto il pennacchio con il Serpente di bronzo. Arrivati all’altare ed avendo il Giudizio universale sulla sinistra, la lunetta è la prima che appare sulla parete.

3 – La lunetta di Eleazar e Mattan: si trova sotto il pennacchio raffigurante Giuditta e Oloferne nella parete di ingresso, sul lato destro. Girandosi ed osservando la lunetta con le spalle rivolte all’altare la troviamo a sinistra.

4 – Lunetta di Azor e Sadoc: si trova sulla parete lunga sotto il pennacchio raffigurante Giuditta e Oloferne all’entrata, sul lato destro, procedendo verso l’altare. Per rivolgersi verso la lunetta, bisogna essere presso la campata d’ingresso ed avere l’altare sulla sinistra.

5 – La lunetta con Giacobbe e Giuseppe: si trova sulla parete dell’entrata, sotto il pennacchio di Davide e Golia, sul lato sinistro procedendo verso l’altare. Naturalmente per poterla osservare bisogna voltarsi verso l’entrata per averla in alto a destra.

6 – Lunetta di Achim e Eliud: si trova sulla parete lunga all’entrata a sinistra (la prima procedendo verso l’altare) sotto il pennacchio raffigurante Davide e Golia. Per poterla ammirare occorre essere nella campata d’ingresso ed avere l’altare alla propria destra.

Le lunette rimosse

Come si ricava dal sottotitolo, le prime due lunette, quelle dipinte sul registro superiore ai lati della parete dell’altare, furono raschiate nel 1537 per dare maggior spazio al grande affresco del Giudizio universale.

Esistono però le incisioni delle due lunette, realizzate dal disegnatore Adamo Ghissi. Tali copie ci permettono almeno di conoscere le raffigurazioni rimosse e, quindi, grazie ad esse oggi conosciamo i gruppi delle due composizioni: “Abramo, Isacco, Giacobbe e Giuda” nella lunetta a destra e “Fares, Esrom e Aram” a sinistra.

Pensando che non sia necessario soffermarsi tanto su queste due composizioni, portiamo a termine la presente pagina con le loro illustrazioni.

Lunetta di Abramo, Isacco, Giacobbe, Giuda sulla parete dell’altare (rimossa)

1 – La lunetta di Abramo, Isacco, Giacobbe, Giuda sulla parete dell’altare (rimossa per fare spazio al Giudizio universale): Questa lunetta si trovava sotto il pennacchio che raffigura la Punizione di Aman.

Lunetta Fares, Esrom e Aram sulla parete dell'altare (raschiata)
Lunetta Fares, Esrom e Aram sulla parete dell’altare (raschiata)

2 – Lunetta Fares, Esrom e Aram sulla parete dell’altare (raschiata per dipingere elementi del Giudizio): Si trovava era il pennacchio del Serpente di bronzo.


Vela e lunetta con Zorobabele, Abiud ed Eliacim – Cappella Sistina

Michelangelo: vela e lunetta con Zorobabele, Abiud ed Eliacim

Michelangelo Buonarroti: Vela sopra Zorobabele, Abiud e Eliacim, intorno al 1510,
Michelangelo Buonarroti: Vela sopra Zorobabele, Abiud e Eliacim, intorno al 1510, circa 245 x 340 cm., Cappella Sistina, Città del Vaticano.

Sugli affreschi

La vela sopra la lunetta – raffigurante Zorobabele, Abiud e Eliacim – è un affresco di Michelangelo Buonarroti realizzato intorno al 1510. La composizione, che appartiene alla decorazione del soffitto della Cappella Sistina, misura intorno ai 245 x 340 cm. e venne commissionata da papa Giulio II.

La lunetta con Zorobabele, Abiud e Eliacim (più sotto descritta) è opera dello stesso artista e fu realizzata intorno allo stesso periodo. L’affresco, che misura circa 340 x 650 cm., appartiene anch’esso alla decorazione della Cappella Sistina, sempre commissionata da papa Giulio II. Vai alla pagina delle lunette.

Le composizioni prima del restauro si presentavano, in alcune zone, con guasti dovuti all’umidità.

Le otto vele della decorazione sono state dipinte ai lati della volta della cappella e sopra le lunette, che appaiono sui registri superiori delle pareti.

Anche i pennacchi, che si trovano ai quattro angoli della volta, hanno le sottostanti lunette. Tali composizioni hanno due lunette ad essi adiacenti, che si trovano sui registri superiori agli estremi di ogni parete: otto in tutto (ma si legga l’intero discorso). Nei pennacchi, nelle vele, e nelle adiacenti lunette, appaiono le storie del Vangelo di Matteo, relative agli Antenati di Cristo. Le due lunette, con Abramo e Fares, sulla parete dell’altare vennero rimosse intorno al 1537 per fare spazio al Giudizio Universale.

Michelangelo realizzò la vela in esame – a sinistra del Peccato originale e Cacciata dall’Eden (1509-10) – lavorando sul primo ponte ligneo. L’affresco fa parte quindi della prima fase del ciclo che l’artista dipinse sul soffitto della Cappella. La corrispettiva lunetta con Zorobabele, Abiud ed Eliacim, che si trova sul registro superiore della parete, fu anch’essa fra le opere eseguite nella prima fase dei lavori, probabilmente la quinta ad essere dipinta.

Storia della vela e della lunetta con Zorobabele, Abiud ed Eliacim

Le otto vele raffigurate ai lati dei riquadri centrali della volta e le sottostanti lunette, nel registro alto delle pareti, mostrano scene collegate fra loro. Sebbene siano diverse nella struttura e nella coloristica, narrano tutte le storie degli Antenati di Cristo.

Gli affreschi qui rappresentati mostrano gruppi familiari che il pittore dovette eseguire anche in zone non perfettamente piane, limitate sia per la forma che per lo spazio. Per quanto riguarda il cromatismo dei vari contesti, quello nelle vele è un po’ più scuro che nelle lunette.

Per le figure delle composizioni (qui trattasi di Zorobabele, Abiud ed Eliacim, presenti nella lunetta e forse anche sulla vela), per poter dare al fruitore dell’opera la dovuta illusione prospettica, Michelangelo dovette scegliere la configurazione adatta fra i pochi atteggiamenti permessi dagli spazi limitati, anche nella forma. I personaggi, infatti, sono ripresi molto spesso seduti o accucciati (ma anche sdraiati) in terra, anziché su comodi rialzi.

L’identificazione dei vari personaggi si ricava dalle tabelle nelle lunette, ove appaiono i loro nominativi. Tuttavia non c’è un pieno accordo fra gli studiosi di storia dell’arte sui vari gruppi quando il confronto si deve spostare dalla lunetta alla corrispettiva vela. Il pittore, pare, avesse curato molto meglio atteggiamenti ed espressività delle figure, trascurandone invece la caratterizzazione.

Negli spazi triangolari, lungo i lati delle cornici delle vele (a sinistra e a destra), appaiono due nudi contrapposti in monocromo simulanti il colore bronzeo. Il Buonarroti li raffigurò, contrapposti in simmetria, su un fondo scuro con toni violacei. Tutti i nudi sono separati da un teschio di ariete.

Le fasi della decorazione

Le vele e lunette, come del resto tutta la decorazione michelangiolesca sul soffitto Cappella Sistina e sui registri alti delle pareti, vennero eseguite in due tempi. Il pittore iniziò dipingendo dalle campate vicine all’ingresso e procedette, man mano, verso la parete dell’altare. I riquadri più vicini a quest’ultimo, quelli cioè prossime alla parete dove è raffigurato il Giudizio universale, sono fra gli ultimi lavori di Michelangelo. Tuttavia la cronologia della Bibbia risulta invertita all’osservatore, che dall’ingresso procede in direzione dell’altare.

La prima fase della dei lavori sulla volta, quella eseguita utilizzando il primo ponteggio, nella prima metà della cappella ed in prossimità dell’ingresso, si pensa che l’artista l’avesse portata a compimento nell’estate del 1511. A ottobre di quell’anno lo stesso Michelangelo innalzò un altro ponte, lungo la rimanente metà della Sistina, e procedette con la lavorazione degli affreschi nella stessa direzione, fino alle lunette di Abramo e Fares. Queste ultime vennero completamente rimosse nel 1537 perché occorreva più spazio per la raffigurazione del Giudizio universale.

Michelangelo portò a termine l’intera opera nel 1512, poco prima della vigilia di Ognissanti, giorno in cui fu “scoperta” la grande decorazione della volta della Cappella Sistina.

Da quanto sopra detto più volte, risulta che la vela e la lunetta – con Zorobabele, Abiud ed Eliacim – fanno parte delle prime composizioni che il pittore realizzò sul primo ponte ligneo all’entrata in Cappella.

Descrizione e stile della vela

Non c’è accordo fra gli studiosi di storia dell’arte circa l’attribuzione dei nominativi ai personaggi raffigurati nella lunetta sottostante. Tuttavia nella vela viene tradizionalmente identificata la famiglia di Zorobabele, insieme al fratello ed ai genitori.

La composizione mostra una donna in primo piano ed il marito dietro di lei, entrambi seduti sulla nuda terra. Il bambino, ripreso in atteggiamento di torsione aggrappato alle gambe della madre dovrebbe essere Zorobabele, mentre  l’altro fanciullo che si trova in ombra, appena abbozzato, nella zona destra è suo fratello. La configurazione dell’affresco ricorda quella delle varie composizioni della “Fuga in Egitto”.

La donna, colpita da un’energica fonte luminosa proveniente da destra, è ripresa di profilo con il busto girato verso l’osservatore. Essa indossa una veste dai caldi toni giallo-rossastri, cangianti nelle parti in luce, e una camicia verdolina che in ombra diventa violacea. Sul braccio destro, all’altezza della spalla, porta una fascia gialla, mentre sull’altra spalla grava la tracolla di una bisaccia bianca. Il bambino seminudo pare gettarsi con tutto il suo peso tra le sue gambe.

Dietro la donna, sommariamente raffigurato, appare un uomo col busto seminudo, indossante un manto rosso che lo copre soltanto dall’addome in giù. Un altro bambino, appena abbozzato, si scorge a destra nella penombra.

Michelangelo impiegò tre giornate per portare a completo compimento l’affresco.

I nudi bronzei

I due nudi bronzei, come quelli delle altre vele, si trovano in posizione di contrapposta simmetria, sdraiati negli spazi triangolari ai lati delle cornici. Entrambi hanno il busto rivolto verso il fruitore dell’opera.

I nudi furono riportati sull’intonaco da un solo cartone, dritto e poi ribaltato, con alcune lievi differenze atte a rompere una troppo rigida simmetria.

Descrizione e stile della lunetta

Michelangelo Buonarroti: Lunetta con ZorobabeleAbiud ed Eliacim, intorno al 1508-11, dimensioni 340 x 650 cm., Cappella Sistina, Città del Vaticano.
Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Zorobabele Abiud ed Eliacim, intorno al 1508-11, dimensioni 340 x 650 cm., Cappella Sistina, Città del Vaticano.

Nelle lunette, tutte raffigurate sul registro superiore delle pareti della cappella, appaiono scene degli antenati di Cristo, riprese dal Vangelo di Matteo.

Zorobabele, Abiud ed Eliacim appartengono alla penultima lunetta della parete destra (l’ultima è quella di Achim e Eliud), provenendo dall’altare. Uno dei tre personaggi – probabilmente lo stesso Zorobabele, ma non vi è accordo fra gli studiosi – appare nella soprastante vela.

L’affresco mostra due gruppi di figure, separati dal tabellone con i nominativi dei protagonisti: ZOROBABEL / ABIVD / ELIACHIM.

Per la carenza di caratterizzazioni e di attributi iconografici è assai difficile l’identificazione dei personaggi. La due scene, pare, vogliano esprimere lo stesso significato per la studiata corrispondenza simmetrica, gestuale e di posizione. Infatti, nelle due zone appare un bambino amorosamente protetto dal proprio genitore: sia la donna (a sinistra) che l’uomo (a destra) sono ripresi di profilo, seduti e curvi, ma con il volto frontale, mentre tirano a sé il loro bambino.

La donna, che indossa una veste chiarissima ed un manto giallo, porta il fanciullo sulle proprie ginocchia mentre lo abbraccia amorosamente. L’uomo, completamente ricoperto da un manto violaceo, cerca premurosamente di trattenerselo vicino.


Vela e lunetta con Ezechia, Manasse e Amon – Cappella Sistina

Michelangelo: Vela e lunetta con Ezechia, Manasse e Amon

Michelangelo Buonarroti: Vela sopra Ezechia, Manasse e Amon, intorno al1510, Cappella Sistina, Città del Vaticano (Roma)
Michelangelo Buonarroti: Vela sopra Ezechia, Manasse e Amon, intorno al 1510, circa 245 x 340 cm., Cappella Sistina, Città del Vaticano.

Sugli affreschi

La vela sopra la lunetta – raffigurante Ezechia, Manasse e Amon – è un affresco di Michelangelo Buonarroti realizzato nel 1510 (circa) e appartenente alla decorazione del soffitto della Cappella Sistina. Detta composizione, che misura intorno ai 245 x 340 cm., fu commissionata da papa Giulio II.

La lunetta con Ezechia, Manasse e Amon (più sotto meglio descritta) è opera dello stesso Michelangelo e fu realizzata più o meno nello stesso periodo. La composizione, che misura circa 340 x 650 cm., appartiene al ciclo decorativo sulle pareti della cappella, sempre commissionato da Giulio II. Vai alla pagina delle lunette.

Prima del grande restauro le composizioni presentavano, in alcune zone, guasti legati all’umidità.

Le otto vele del grande ciclo pittorico sono raffigurate ai lati della volta della Sistina, adiacenti alle lunette che si trovano sui registri superiori delle pareti.

Anche i pennacchi, come le vele, hanno le sottostanti lunette. Rappresentati agli angoli, hanno non una ma due lunette ad essi adiacenti: otto in tutto (si legga l’intero discorso). Nelle vele, nei pennacchi e nelle sottostanti lunette, appaiono le quaranta storie del Vangelo di Matteo, sugli Antenati di Cristo. Due lunette (quelle con Abramo e Fares, sulla parete dell’altare) furono rimosse dopo qualche decennio (1537 circa) per dare spazio al Giudizio Universale.

Michelangelo eseguì la vela in esame – a destra del Peccato originale e Cacciata dall’Eden (1509-10) – usando il primo ponteggio ligneo. La composizione appartiene quindi alla prima fase della decorazione sulla volta della Cappella. La sottostante lunetta con Ezechia, Manasse e Amon, realizzata sul registro superiore della parete usando lo stesso ponte, fu anch’essa fra le opere affrescate nella prima fase, probabilmente la settima.

Storia della vela e della lunetta con Ezechia, Manasse e Amon

Le otto vele e le sottostanti lunette nel registro superiore delle pareti sono iconologicamente collegate fra loro. Sebbene diverse nella struttura e nella coloristica, appaiono tutte con le storie degli Antenati di Cristo.

Gli affreschi in oggetto rappresentano gruppi familiari che l’artista dovette eseguire anche in zone concave, limitate sia nella forma che nello spazio. Per quanto riguarda la coloristica, quella delle vele è un po’ più scura che nelle lunette.

Per le figure di queste composizioni (qui trattasi di Ezechia, Manasse e Amon, probabilmente presenti anche sulla vela), per poter conferire all’osservatore la dovuta illusione prospettica, l’artista dovette studiare fra i pochi atteggiamenti permessi dal limitato spazio. I personaggi, infatti, sono ripresi quasi sempre seduti o accucciati (talvolta anche sdraiati) in terra, anziché su comodi gradoni.

L’identificazione dei gruppi si ricava dalle tabelle inserite nelle lunette, ove appaiono i vari nominativi. Tuttavia non c’è un pieno accordo fra gli studiosi di storia dell’arte nelle identificazioni dei vari gruppi quando il confronto si sposta dalla lunetta alla soprastante vela. Il pittore, pare, avesse curato assai di più atteggiamenti ed espressività, trascurando le caratteristiche identificative delle figure.

Nei rimanenti spazi triangolari sopra le vele (a sinistra e a destra) appaiono due nudi in toni monocromatici simulanti il bronzo. Il Buonarroti li eseguì, in simmetria tra loro, in uno sfondo alquanto scuro con toni violacei. Tutti i nudi bronzei sono separati da un teschio di ariete.

Le fasi della decorazione

Le vele e lunette, come tutti gli altri affreschi sulla volta della Cappella Sistina e sul registro superiore delle pareti, furono realizzate in due tempi. Michelangelo dipinse i riquadri iniziando dalle campate adiacenti all’ingresso, procedendo, man mano, verso dell’altare. Le composizioni più vicine a quest’ultimo, quelle cioè prossime alla parete del Giudizio universale, risultano fra le ultime realizzati dal pittore. Tuttavia la cronologia riportata dalla Bibbia risulta invertita all’osservatore, che entrando in Cappella procede verso l’altare.

In relazione alla prima fase della decorazione sul soffitto, quella eseguita sulla prima metà della cappella (campate vicine all’ingresso)  e sul sul primo ponte ligneo, si pensa che Michelangelo l’avesse portata a termine intorno all’estate del 1511. A ottobre dello stesso anno l’artista lavorò sopra un altro ponte, lungo la rimanente metà della Sistina, procedendo con la lavorazione dei riquadri nella stessa direzione, fino alle lunette di Abramo e Fares. Queste ultime furono rimosse intorno al 1537 per fare spazio a scene del Giudizio universale.

Il Buonarroti portò a termine l’intero ciclo pittorico nel 1512, poco prima della vigilia di Ognissanti, giorno in cui fu “scoperta” ed inaugurata la grande decorazione della volta della Cappella Sistina.

Da quanto sopra ampiamente detto e ripetuto, risulta che la vela e la lunetta – con Ezechia, Manasse e Amon – fanno parte delle ultime composizioni che Michelangelo affrescò con il primo ponte ligneo all’entrata in Cappella.

Descrizione e stile della vela

Nella lunetta sottostante sono identificati Ezechia e Amon, quindi il gruppo della vela in esame dovrebbe rappresentare la famiglia di Manasse.

Nell’affresco, portato a compimento in due giornate, appare in primo piano una donna seduta di profilo, con le gambe accavallate ma col busto ruotato verso il fruitore dell’opera. Essa indossa una veste bianca quasi completamente ricoperta da un ampio manto verde, i cui riflessi vanno dai cangianti toni giallastri, nelle parti illuminate, ai violetti in ombra.

Dietro la donna appare un fanciullo (per alcuni trattasi di una femminuccia) in piedi, con una cuffietta che gli copre parte della capigliatura. Nello sfondo appare un uomo canuto con un gran tonacone rossastro, anch’esso disteso.

Un’illuminazione proveniente da sinistra colpisce la donna ed il bambino. L’uomo, ripreso quasi completamente in ombra, ha un leggero colpo di luce sulla testa, proveniente dall’alto, dovuto probabilmente ad un riflesso interno.

I nudi bronzei

La coppia dei due nudi bronzei in monocromo, che l’artista dipinse in una sola giornata, appare in simmetria con le figure contrapposte lungo i lati della cornice, negli spazi triangolari adiacenti alla vela.

Come in tutte le altre coppie di nudi delle vele, appartenenti alla stessa decorazione, anche qui la rigorosa simmetria è stata resa un po’ meno rigida, dopo il trasferimento dei disegni sull’intonaco. Si osservino a tal proposito i busti, di ognuno di essi, il profilo dei volti e la fonte luminosa, che provenendo da una stessa direzione colpisce parti diverse dei due corpi. Tuttavia i nudi furono ricavati da uno stesso cartone, prima dritto e poi ribaltato.

Descrizione e stile della lunetta

Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Ezechia, Manasse e Amon, intorno al 1508-11, dimensioni 340 x 650 cm., Cappella Sistina
Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Ezechia, Manasse e Amon, intorno al 1508-11, dimensioni 340 x 650 cm., Cappella Sistina, Città del Vaticano.

Le lunette, come già sopra accennato, si riferiscono alle storie del Vangelo di Matteo, in particolare alla genealogia di Cristo.

L’affresco con Ezechia, Manasse e Amon lo incontriamo nella quarta lunetta sul registro superiore della parete sinistra, a partire dall’altare. Uno o più, fra questi tre personaggi, si trova nel gruppo familiare della corrispondente vela.

La composizione è configurata con un gruppo di figure (una donna e due bambini) nella zona di sinistra, ed un anziano pensieroso a destra. Le due scene sono intervallate da una tabella con i nominativi dei personaggi (EZECHIAS / MANASSES / AMON) in capitali romane.

La giovane donna, ripresa di profilo, è seduta e pare stia cullando il neonato che regge tra le braccia, appoggiandolo sulla coscia. Un altro bambino si trova alla sua sinistra, in basso, in una culla oscillante di vimini, che lei tiene in movimento facendoci forza con un piede. Essa è tradizionalmente identificata come Mesullemet, mentre uno dei due bambini come Amon.

Nella zona di destra appare un anziano, ripreso di profilo, con il busto reclinato su sé stesso in un atteggiamento che indica grande preoccupazione. Il personaggio, tradizionalmente identificato come Manasse, ha il volto in ombra e sul capo porta un cappuccio dai toni violacei. Sembra in preda allo sconforto per aver incoraggiato, da giovane, i culti idolatrici e perseguitato i monoteisti di Jahvé.

Osservando le scene raffigurate nelle due metà, si percepisce un forte confronto emotivo: a destra una completa desolazione, mentre nell’altra parte si svolge una scena di serenità e di amore. Il cromatismo di entrambi i gruppi è caldo ed armonioso, con le vesti intonate su gamme assai variate, più ricca di contrasti a sinistra e più rischiarata a destra.


Vela e lunetta con Ozia, Ioatam e Acaz – volta della Cappella Sistina

Michelangelo Buonarroti: Vela e lunetta con Ozia, Ioatam e Acaz

Michelangelo Buonarroti: vela sopra Ozia, Ioatam e Acaz, intorno al 1510, affresco sulla volta della Cappella Sistina
Michelangelo Buonarroti: vela sopra Ozia, Ioatam e Acaz, intorno al 1510, circa 245 x 340 cm.affresco sulla volta della Cappella Sistina in Vaticano (Roma).

Sugli affreschi

La vela sopra la lunetta – raffigurante Ozia, Ioatam e Acaz – è un affresco di Michelangelo Buonarroti realizzato intorno al 1510 e appartenente alla decorazione del soffitto della Cappella Sistina. La composizione, che misura circa 245 x 340 cm., venne commissionata da papa Giulio II.

La lunetta di Ozia, Ioatam e Acaz (più sotto descritta) è opera dello stesso Buonarroti e fu realizzata nello stesso periodo. La composizione, che misura circa 340 x 650 cm., appartiene al ciclo decorativo sulle pareti della cappella e fu anch’essa commissionata da Giulio II. Vai alla pagina delle lunette.

Prima del grande restauro le composizioni presentavano, in alcune zone, guasti legati all’umidità.

Le otto vele della grande decorazione corrono ai lati della volta della Sistina adiacenti alle pareti lunghe, i cui registri superiori mostrano le rispettive lunette.

I quattro pennacchi con con le otto lunette ad essi sottostanti (si legga tutto il discorso) stanno ai quattro angoli della volta. In tutte le vele, i pennacchi e le sottostanti lunette, appaiono le quaranta storie del Vangelo di Matteo, che narrano gli Antenati di Cristo. Due lunette (quelle sulla parete dell’altare, raffiguranti Abramo e Fares) vennero rimosse per fare più spazio alla grande composizione del Giudizio Universale.

Michelangelo eseguì la vela in esame – a sinistra del Peccato originale – usando il primo ponteggio ligneo. Il presente affresco appartiene quindi alla prima fase dei lavori sulla volta della Cappella. La rispettiva lunetta con Ozia, Ioatam e Acaz, realizzata con lo stesso ponte, fu anch’essa fra le opere affrescate nella prima fase, probabilmente l’ottava.

Storia della vela e della lunetta con Ozia, Ioatam e Acaz

Le vele raffigurate sulla volta e le sottostanti lunette presenti nel registro superiore delle pareti sono iconologicamente collegate fra loro e, sebbene diverse nella struttura, appaiono tutte con le storie degli Antenati di Cristo.

Le composizioni in oggetto (vele e lunette) mostrano gruppi familiari che Michelangelo dovette realizzare anche in zone concave, limitate da forma e spazio. Per quanto riguarda il cromatismo, i toni delle vele risultano un po’ più scuri di quelli delle lunette.

Per i personaggi di queste composizioni (qui trattasi di Ozia, Ioatam e Acaz, forse presenti anche sulla vela), per poter conferire la dovuta illusione prospettica, l’artista dovette scegliere fra i pochi atteggiamenti, pose e posizioni dei personaggi, di frequente ripresi seduti per terra, accucciati (anche sdraiati) su terreno impervio, anziché su comodi gradoni.

L’identificazione dei personaggi di questi affreschi si ricava dai tabelloni presenti nelle lunette, ove appaiono i vari nominativi. Tuttavia non c’è accordo fra gli studiosi di storia dell’arte sulle identificazioni dei gruppi quando il confronto si sposta dalla lunetta alla corrispondente vela. Il Buonarroti, pare, avesse dato molta più importanza agli atteggiamenti ed alle espressività, trascurando le caratteristiche identificative del personaggio da configurare.

Negli spazi triangolari sopra le vele (adiacenti ad esse, a sinistra e a destra) appaiono due nudi in monocromo simulante il bronzo. Michelangelo li dipinse, in simmetria tra loro, inserendoli in uno sfondo abbastanza scuro con toni violacei. Tutti i nudi appaiono separati da un teschio di ariete.

Le fasi della decorazione

Gli affreschi in oggetto, come tutte gli altri della grande decorazione sulla volta della cappella e sul registro superiore delle pareti, furono dipinte in due fasi. Il pittore iniziò a dipingere i vari riquadri iniziando dalle campate dell’ingresso, procedendo, via via, verso dell’altare. Gli affreschi più vicini a quest’ultimo, ossia quelli prossimi alla parete del Giudizio universale, sono fra gli ultimi realizzati dall’artista. Tuttavia la cronologia riportata dai testi biblici risulta invertita all’osservatore, che entrando nella Cappella Sistina procede verso dell’altare.

In relazione alla prima fase dei lavori di decorazione della volta, quella realizzata sulla prima metà della cappella e sul sul primo ponte ligneo, si pensa che fosse portata a compimento intorno all’estate del 1511. A ottobre dello stesso anno Michelangelo innalzò un altro ponteggio lungo la rimanente metà della cappella, procedendo con le raffigurazioni nella stessa direzione, fino alle lunette di Abramo e Fares (poi rimosse) della parete del Giudizio universale.

L’artista porto a termine l’intera decorazione del soffitto nel 1512, poco prima della vigilia di Ognissanti, giorno in cui fu “scoperta” ed inaugurata.

Da quanto sopra riportato, risulta che la vela e la lunetta – relative a Ozia, Ioatam e Acaz – fanno parte delle ultime composizioni che Michelangelo affrescò sul primo ponteggio innalzato all’entrata della Cappella Sistina.

Descrizione e stile della vela

Nella sottostante lunetta, raffigurata nel registro superiore della parete, si identificano Ioatam e Acaz, quindi i personaggi della vela in esame dovrebbero corrispondere alla famiglia di Ozia.

Nel presente affresco, che l’artista ha realizzato in due giornate, appare un gruppo familiare con una donna seduta in primo ed un bambino che sta cercando il latte del seno materno. Essa ha il busto leggermente ruotato verso l’interno, e un po’ curvato, per facilitare al poppante il raggiungimento della propria mammella.

Dietro di loro, nella zona di sinistra, si trova un giovane uomo che abbraccia un fanciullo.

A destra, all’angolo della vela, si vede in scorcio un un sacco chiuso dai toni grigiastri, che potrebbe anche corrispondere ad un cuscino.

I colori nella vela

Il cromatismo delle vesti si gioca con toni abbastanza tranquilli ma molto variati da figura a figura. Spicca il rosso della manica dell’uomo, che bene si armonizza con i cangianti toni riflessi nei panneggi, che in alcune zone sostituiscono gli scuri ombreggianti. A tal proposito si osservi la voluminosa veste giallastra della donna in primo piano, le cui parti in ombra hanno toni tendenti al verde.

Come in altri riquadri della volta, le figure più sbalzanti sono quelle rappresentate in primo piano. Il fanciullo in secondo piano appare completamente in ombra.

Nudi bronzei

L’artista realizzò la coppia dei nudi bronzei in una sola giornata. Come negli altri riquadri della volta, furono inseriti negli spazi triangolari ai lati della vela. Appaiono in simmetria, sdraiati lungo la cornice, con il corpo frontale verso l’osservatore ed il viso di profilo. I due nudi hanno lo sguardo fisso e contrapposto a sé stessi.

Michelangelo li trasferì sull’intonaco usando un solo cartone, dritto e poi ribaltato. Per rompere la perfetta simmetria il pittore ha differenziato alcuni piccoli particolari come, ad esempio, le braccia lungo la cornice, e le spalle. Altre dovute correzioni sono quelle dell’illuminazione che deve colpire entrambi provenendo da destra.

Descrizione e stile della lunetta

Michelangelo Buonarroti:  Lunetta con Ozia, Ioatam e Acaz, intorno al 1508-11, dimensioni circa 340×650 cm,  Cappella Sistina, Vaticano (Roma).
Michelangelo Buonarroti:  Lunetta con Ozia, Ioatam e Acaz, intorno al 1508-11, dimensioni circa 340×650 cm,  Cappella Sistina, Vaticano (Roma).

Nelle lunette Michelangelo rappresentò le storie del Vangelo di Matteo con la genealogia di Cristo. I tre personaggi riportati nel tabellone – Ozia, Ioatam e Acaz – appaiono nella quarta lunetta sul registro superiore della parete destra a partire dall’altare, in corrispondenza del Peccato originale. Uno dei tre personaggi del gruppo è raffigurato nella vela soprastante, ma non si sa precisamente chi sia.

La composizione rappresenta un gruppo familiare disposto nelle due metà della lunetta, separate dal tabellone con i nominativi riportati in capitali romane: “OZIAS – IOATHAM – ACHAZ”.

I personaggi principali, con l’uomo nella zona di sinistra e la donna in quella di destra, simmetricamente contrapposti, appaiono con il busto frontale e con il volto di profilo guardando verso l’esterno.

Stile

Il gruppo a sinistra si identifica tradizionalmente con Ioatham ed Acaz, suo figlio. Il primo, che indossa una tunica gialla molto aderente, è avvolto da un ampio mantello verde, i cui chiaroscuri vengono influenzati da riflessi violacei, che sulla spalla diventano più energici. In testa porta una cuffia, con toni più grigi, fissata da nastri rosso-porporeo. L’uomo, che pare calmo e rilassato con un braccio posato sulla coscia, ha lo sguardo nella direzione che il fanciullo gli sta indicando.

Il gruppo di destra appare con una donna e due fanciulli. Essa è completamente ricoperta da un vasto manto dai toni giallo-rossastri, che ben si armonizza con l’intero contesto.

Il corposo fanciullo nudo, raffigurato in primo piano, ricorda quei genietti presenti nei sarcofagi funerari romani. Il secondo fanciullo, di cui è ripreso solo il busto interamente di profilo, risulta in ombra e realizzato con pennellate rapide e decise.

Michelangelo realizzò tutta la lunetta con estrema rapidità, in una stesura fatta con passate ben diluite e trasparenti.


Vela e lunetta con Asaf, Giosafat e Ioram nella volta della Cappella Sistina

Michelangelo Buonarroti: vela sopra Asaf, Giosafat e Ioram

Michelangelo - vela sopra Asaf Iosafat e Ioram - Cappella Sistina
Michelangelo – vela sopra Asaf Iosafat e Ioram – 245 x 340 cm, intorno agli anni 1511-12, volta della Cappella Sistina in Vaticano.

Sugli affreschi

La vela sopra la lunetta di Asaf Iosafat e Ioram è un affresco di Michelangelo Buonarroti eseguito intorno al 1511-1512, che fa parte della decorazione della volta della Cappella Sistina in Vaticano. La composizione, che misura intorno ai 245 x 340 cm., venne commissionata da papa Giulio II.

La lunetta di Asaf Iosafat e Ioram (più avanti meglio descritta) è anch’essa opera del Buonarroti. L’affresco, eseguito intorno agli anni 1511-1512, misura circa 340 x 650 cm. e appartiene alla decorazione sulle pareti della stessa cappella, commissionata dallo stesso pontefice. Vai alla pagina delle lunette.

Le otto vele appaiono lungo i lati della volta, mentre le rispettive lunette corrono adiacenti ad esse sul registro superiore delle pareti lunghe. I pennacchi, quattro in tutto, con le rispettive otto lunette (si legga l’intero discorso) appaiono ai quattro angoli della volta. Tutte le composizioni in esame mostrano le quaranta narrazioni del Vangelo secondo Matteo, riferite agli Antenati di Cristo. Gli affreschi di due lunette – nei quali erano raffigurati Abramo e Fares – sulla parete dell’altare vennero rimossi per dare più spazio al grande Giudizio Universale.

La vela in oggetto e la sottostante lunetta – a destra della Creazione di Adamo – furono realizzate dell’artista lavorando sul secondo ponteggio. Entrambe si considerano perciò fra le ultime composizioni realizzate sul soffitto e sul registro superiore della parete.

Storia della vela e della lunetta con Asaf, Giosafat e Ioram

Le vele sulla volta e le sottostanti lunette affrescate sul registro superiore delle pareti della cappella sono iconologicamente  collegate tra loro e, sebbene realizzate con una differente struttura, mostrano tutte gli Antenati di Cristo.

Nelle composizioni appaiono gruppi di famiglie che il Buonarroti dipinse anche in spazi concavi a forma triangolare. La colorazione delle vele è un po’ più scura che nelle lunette.

Nelle figure degli affreschi in oggetto (qui trattasi di Asaf, Giosafat e Ioram, forse qualcuno di loro, o tutti, anche sulla vela), per poter dipingere e conferendo le dovute illusioni sull’insolito spazio, Michelangelo dovette scegliere fra i vari atteggiamenti, pose e posizioni dei personaggi, spesso realizzati seduti per terra su rialzi occasionali, anziché su comodi gradoni.

L’identificazione dei personaggi dei riquadri in esame, che richiamano quelli del Vangelo di Matteo, si ricava dai tabelloni delle lunette, dove vengono riportati i vari nominativi. Tuttavia non c’è mai stato pieno accordo fra gli studiosi di storia dell’arte sui nomi dei gruppi rappresentati quando il confronto si sposta dalla lunetta alla soprastante vela. L’artista, pare, avesse dato più importanza agli  atteggiamenti ed alle espressività delle varie figure, tralasciandone la caratterizzazione identificativa, soprattutto sulle vele.

Negli spazi triangolari adiacenti alle vele, appaiono due figure nude in monocromo che simula il bronzo. L’artista le inserì in un fondo abbastanza scuro e violaceo, in simmetria tra loro, e separate da un teschio di ariete.

Le fasi della decorazione

Sia le vele che le lunette, come tutti gli affreschi della maestosa decorazione del soffitto, furono realizzate in due fasi. Michelangelo iniziò a dipingere in corrispondenza delle campate vicine all’entrata per procedere in direzione dell’altare. Le composizioni più prossime a quest’ultimo, ossia le più vicine alla grande raffigurazione parietale del Giudizio universale, sono fra le ultime realizzate dall’artista. Tuttavia la cronologia delle scene dei testi biblici risulta invertita al fruitore dell’opera, che procede dall’entrata in cappella e va in direzione dell’altare.

Riguardo la prima fase dei lavori, eseguiti nella prima metà della cappella sul primo ponte ligneo, si pensa che fosse stata portata a compimento intorno all’estate del 1511. A ottobre dello stesso anno Michelangelo montò un secondo ponteggio lungo la rimanente metà della cappella, procedendo nella stessa direzione, cioè verso l’altare fino alla parete del Giudizio.

L’intera decorazione terminò  nel 1512, poco prima della vigilia di Ognissanti, giorno in cui fu “scoperta” ed inaugurata la maestosa raffigurazione.

Da quanto sopra detto risulta che la vela e la lunetta – relative a Asaf, Giosafat e Ioram – furono fra gli ultimi affreschi che il Buonarroti realizzò sul soffitto della Cappella Sistina.

Descrizione e stile della vela

La sottostante lunetta mostra un gruppo familiare, il cui tabellone al centro indica la presenza di Asaf, Giosafat e Ioram. Non è certa, però, l’identificazione in vela nei tre personaggi in essa contenuti.

Il gruppo della vela, che Michelangelo portò a termine in una sola giornata, appare con una donna in primo piano, seduta su un morbido cuscino e ripresa per intero di profilo, con il volto che guarda verso destra. Essa, che per motivi di spazio viene raffigurata accucciata e col busto piegato in adiacenza alla cornice della vela, ha un atteggiamento assai pensieroso. Il suo braccio destro pare in completo abbandono sebbene rimanga appoggiato al ginocchio.

Sullo sfondo, abbastanza ombreggiato, si intravedono due figure realizzate con pennellate veloci e decise, raffiguranti un uomo ed un fanciullo.

Per il trasferimento del disegno preparatorio sull’intonaco Michelangelo usò la tecnica dell’incisione, con tratti rapidi e decisi.

I nudi simulati in bronzo

I due nudi bronzei, che si trovano ai lati della vela, simmetricamente opposti, appaiono in una posizione alquanto contorta. Sembra che facciano forza sulle contrapposte mani, che si incontrano dietro il teschio dell’ariete, per tirarsi fuori dallo stretto e disagiato spazio in cui si trovano. La loro postura è quasi perfettamente speculare e sapientemente configurata, soprattutto in considerazione dei limitatissimi spazi rimasti a disposizione.

I nudi bronzei furono ricavati dallo stesso cartone preparatorio, prima dritto e poi ribaltato, con piccole differenze atte rompere la perfetta simmetria. Si osservi a tal proposito la luce, che colpisce le figure provenendo dalla stessa direzione, i glutei (uno appoggiato alla cornice della vela, l’altro no) e la diversa fisionomia dei volti.

Descrizione e stile della lunetta

Michelangelo - lunetta con Asaf Iosafat e Ioram - 245 x 340 cm, intorno agli anni 1511-12, volta della Cappella Sistina in Vaticano.
Michelangelo – lunetta con Asaf Iosafat e Ioram – 245 x 340 cm, intorno agli anni 1511-12, Cappella Sistina in Vaticano.

La lunetta con Asaf, Giosafat e Joram è la terza che si incontra sul registro della parete sinistra con l’osservatore che procede dall’altare verso l’ingresso.

L’identificazione dei tre personaggi si ricava dal tabellone con la scritta “ASA – IOSAPHAT – IORAM”, posto al centro della composizione. Uno dei tre riportati nella scritta è raffigurato nella vela ma, come già sopra riportato, e di difficile riconoscimento e, tal riguardo, non c’è accordo fra gli studiosi.

Le figure sono disposte su ciascuna metà della lunetta, che appartiene alla seconda fase dei lavori di decorazione, quella cioè effettuata sul secondo ponteggio. Conoscere la fase a cui la composizione appartiene è di fondamentale importanza, perché coincide con le semplificazioni strutturali, con le dimensioni delle figure (che si fanno più grandi) e con le raffigurazioni nei fondi più veloci e decise. Tutto questo deriva dalle pressioni di papa Giulio II su Michelangelo per una più rapida portata a termine dell’intera decorazione. La targa è perciò meno elaborata di quelle realizzate nella prima fase dei lavori.

Per quanto riguarda le dimensioni più grandi delle figure, è più accettabile – dal punto di vista della logica – che trattasi di un accorgimento studiato dall’artista; un modo per dare un’illusione ottica al fruitore dell’opera, che generalmente procede dalla porta d’ingresso verso l’altare, ingrandendogli illusionisticamente ciò che la normale prospettiva tende a rimpicciolire.

Descrizione

Nella zona a sinistra appare un uomo anziano assai magro, ripreso di profilo, tradizionalmente identificato come Giosafat. Il vecchio siede pensieroso su un gradone marmoreo in una caratteristica postura, che indica una forte concentrazione. Ha la gamba sinistra distesa e la destra con il piede che poggia sul sedile. La posizione di quest’ultima gli permette di poggiare il foglio di pergamena all’altezza del ginocchio dove egli riporta, con una cannuccia, i propri pensieri.

Giosafat è avvolto da un ampio mantello giallastro le cui variazioni cromatiche assumono, nelle zone d’ombra, toni rossi e verdastri. I calzoni sono di un colore bianco rosato, come pure la veste della parte superiore del corpo, di cui è visibile un accenno sul petto e parte della manica. I piedi sono ricoperti da calzari rosati, mentre il copricapo riprende i colori della parete di fondo ma con toni più scuri.

Elisabetta Sirani: particolare della Carità del "La Giustizia, la Carità e la Prudenza",
Elisabetta Sirani: particolare della Carità del “La Giustizia, la Carità e la Prudenza”, anno 1664 (Comune di Vignola). La Carità

Il lato destro della lunetta mostra un gruppo familiare: tre fanciulli con una gran voglia effusioni d’amore verso la loro madre. Uno, che in molti vedono come figura femminile, gravandole sulla schiena la abbraccia al collo baciandola sulla guancia; uno che pare stia cercando di raggiungere il seno per la poppata; un altro che porta il viso sul petto della madre che lo tiene sottobraccio.

La scena ricorda il quadro di Elisabetta Sirani che, nel 1664, riprende la presente scena nelle allegorie de “La Giustizia, la Carità e la Prudenza”.

Nella raffigurazione michelangiolesca gli abiti della donna, dai caldi toni giallastri, che in ombra si fanno più rossi, è bene armonizzato con tutto il contesto riprendendo quelli della zona a destra.


Vela e lunetta con Roboamo e Abia nella volta della Cappella Sistina

Michelangelo Buonarroti: Vela sopra Roboamo e Abia

Michelangelo Buonarroti: vela sopra Roboamo e Abia, volta della Cappella Sistina
Michelangelo Buonarroti: vela sopra Roboamo e Abia, 245 x 340 cm, intorno agli anni 1511-12, volta della Cappella Sistina.

Sugli affreschi

La vela sopra la lunetta di Roboamo e Abia è un affresco di Michelangelo realizzato intorno al 1511-12 che fa parte della decorazione della volta della Cappella Sistina in Vaticano. La composizione, che misura 245 x 340 cm., fu commissionata da papa Giulio II.

La lunetta di Roboamo e Abia (più avanti descritta) è anch’essa opera di Michelangelo. Il riquadro, eseguito intorno 1511-1512, misura circa 340 x 650 cm. e fa parte della decorazione sulle pareti, sempre commissionata dallo stesso pontefice. Vai alla pagina delle lunette.

Le otto vele con le raffigurazioni delle rispettive lunette si trovano ai lati della volta e corrono adiacenti ad esse sulle pareti lunghe. I pennacchi  (uno in ogni angolo) con le rispettive otto lunette (si legga tutto il discorso) appaiono ai quattro angoli della volta. Tutti i riquadri (vele le lunette) mostrano le quaranta narrazioni del Vangelo secondo Matteo, riferite agli Antenati di Cristo. Le raffigurazioni di due lunette – dove apparivano Abramo e Fares – sulla parete dell’altare furono rimosse per dare spazio al Giudizio Universale.

Le qui presenti vela e lunetta – a sinistra della Creazione di Adamo – l’artista le realizzò sul secondo ponteggio ligneo. Esse si considerano pertanto fra ultime realizzate sulla volta.

Storia della vela e della lunetta con Roboamo e Abia

Le vele e le corrispettive lunette affrescate sul registro delle pareti sono iconologicamente  collegate tra loro e, sebbene assai diverse nella strutturazione, mostrano tutte gli Antenati di Cristo.

Trattasi di gruppi di famiglie che l’artista realizzò in spazi concavi e triangolari. Il cromatismo nelle vele è più scuro di quello delle lunette.

Nelle figure dei riquadri (qui trattasi di Roboamo e Abi, forse anche sulla vela), per poter dipingere e dare le giuste illusioni sull’insolito spazio, anche concavo e a forma di triangolo, l’artista dovette fare delle scelte riguardo le varie pose e atteggiamenti dei personaggi, spesso ripresi seduti sul pavimento, anziché su gradoni.

L’identificazione delle figure, tutti personaggi del Vangelo secondo Matteo, si ricava dalle tabelle delle rispettive lunette, dove vengono riportati i loro nominativi. Tuttavia non c’è accordo fra gli studiosi di storia dell’arte sui vari gruppi quando il confronto passa dalla lunetta alla vela. L’artista, infatti, pare assai più concentrato sugli  atteggiamenti e sulle espressività delle varie figure, tralasciando la caratterizzazione dei personaggi, soprattutto quelli che dipinse nelle vele.

Nei rimanenti spazi triangolari, ai lati di ogni vela, appare una coppia di nudi in monocromo che simula il bronzo. Michelangelo li inserì in un fondo scuro e violaceo, in simmetria, e separati da un teschio di ariete.

Le fasi della decorazione

Anche le vele e le lunette, come tutto il resto della decorazione della volta, furono realizzate in due fasi. Si iniziò dalle campate vicine alla porta d’ingresso per procedere verso l’altare. I riquadri più vicini a quest’ultimo, nonché i più prossimi al dipinto del Giudizio universale, sono gli ultimi realizzati da Michelangelo. Tuttavia la cronologia riportata dai testi biblici risulta invertita all’osservatore, che procede dall’ingresso della cappella verso l’altare.

Riguardo la prima fase dei lavori di decorazione della volta, eseguiti nella prima metà della cappella usando il primo ponteggio, si pensa che fosse stata portata a termine nell’estate del 1511. A ottobre dello stesso anno fu montato un altro ponte lungo la rimanente metà, procedendo nella stessa direzione.

Michelangelo portò a completamento l’intera decorazione nel 1512, poco prima della vigilia di Ognissanti, giorno di scopertura della maestosa opera.

Da quanto sopra detto risulta che la vela e la lunetta – relative a Roboamo e Abi – furono fra le ultime raffigurazioni che l’artista realizzò sulla volta.

Descrizione e stile della vela

La sottostante lunetta mostra un gruppo familiare, la cui tabella indica la presenza di Roboamo e Abia. Non è certa, però, l’identificazione delle figure in vela nei due personaggi – donna e fanciullo – raffigurati in primo piano.

Il gruppo della vela, che Michelangelo portò a termine in due sole giornate, appare con una donna in primo piano, seduta e ripresa di profilo, che per motivi di spazio è raffigurata accucciata e col busto assai piegato. Essa, in un atteggiamento pensieroso ed enigmatico, volge lo sguardo al bambino appoggiato alle sue gambe, mentre lo tiene stretto a sé con il braccio destro. La sua capigliatura, che a prima vista sembra un articolatissimo copricapo, è alquanto elaborata, mentre la veste lascia trasparire la tipica muscolatura dei personaggi femminili michelangioleschi.

Risalta il luminoso manto giallastro che le ricopre la parte inferiore del corpo.

Sullo sfondo, nella zona a destra, appare appena accennata la figura di un uomo anziano.

I nudi simulati in bronzo

I due nudi bronzei, che si trovano ai lati della vela, simmetricamente opposti, appaiono furiosi e urlanti in un dinamismo altrettanto movimentato e furente. La loro postura, quasi perfettamente speculare, è sapientemente configurata anche in considerazione dei limitatissimi spazi a disposizione.

Le due figure hanno la schiena eretta ed il busto voltato verso l’osservatore, con il bacino appoggiato alla cornice della vela su cui sembrano scivolare. La loro posa è talmente simmetrica e speculare che ogni atteggiamento di parti destre dell’uno corrisponde a quello di parti sinistre dell’altro, sia in dinamismo che in posizioni statiche.

Michelangelo li riportò sull’intonaco da uno stesso cartone, dritto e poi ribaltato, con piccole differenti particolarità, atte a rompere la perfetta simmetria. Si osservi, a tal proposito, la luce che arriva sempre da sinistra e, di conseguenza, le ombre di entrambe le figure proiettate a destra sulla parete. Si osservino anche le capigliature dei due bronzi mosse da un vento proveniente da sinistra.

Descrizione e stile della lunetta

Michelangelo Buonarroti: Vela sopra Roboamo e Abia, 240 x 350 cm, realizzata intorno agli anni 1511-12
Michelangelo Buonarroti: lunetta di Roboamo e Abia, 340 x 650 cm, realizzata intorno agli anni 1511-12, Cppella Sistina, Città del Vaticano.

Come già sopra accennato le lunette narrano la genealogia di Cristo del Vangelo secondo Matteo. I personaggi indicati dalla tabella sono Roboamo e Abia.

Il dipinto corrisponde al terzo affresco sul registro superiore della parete destra, procedendo dall’altare verso l’uscita della cappella.

La lunetta in esame è organizzata con figure disposte su ciascuna metà: una a sinistra e due nella zona destra. Esse sono intervallate dalla tabella con i nominativi dei protagonisti principali in cui si legge “ROBOAM – ABIAS”.

Nelle lunette, quelle che Michelangelo realizzò nella seconda fase dei lavori, la targa ha una forma più semplificata, date le pressioni del papa sull’artista per portare a termine i lavori in tempi più rapidi. Per tale ragione anche il riempimento degli spazi nei fondi risulta con un cromatismo più chiaro, mentre le forme diventano più grandi e semplificate, realizzate con pennellate rapide e decise.

Descrizione

Gli spazi della lunetta, divisi dal tabellone con i nominativi, mostrano personaggi raffigurati con estrema naturalezza.

Nella zona di sinistra appare una donna seduta, ripresa in tre quarti con il volto frontale e lo sguardo verso l’osservatore che si trova al centro della cappella. Essa ha il braccio destro appoggiato su una gamba e quello sinistro sullo schienale della sedia marmorea, accessorio che non troviamo in nessun’altra lunetta e che manca anche nella zona di destra della presente raffigurazione.

La veste della donna, che senza dubbio è incinta, appare armoniosamente configurata, sia nelle forme del panneggio che nelle variazioni cromatiche, con toni rossi e gialli nel mantello, verdi nel velo e biancastri nel cuscino.

Il giovane a destra, che dovrebbe essere Roboamo, appare ripiegato su se stesso, con un braccio penzolone e la testa appoggiata su una gamba, in un atteggiamento di completo abbandono. Le vesti dell’uomo hanno la stessa tonalità nella figura femminile ma leggermente più attenuate e, comunque, ben armonizzate con il contesto cromatico generale.

Dietro di lui appare, appena abbozzato, un fanciullo (forse il figlio Abia) che, sembrando preoccupato dall’atteggiamento dell’uomo, pare voglia aiutarlo a rialzarsi tirandolo per il braccio.

Gli schizzi

Esistono due schizzi a penna dell’immagine del giovane dormiente, nell’Ashmolean Museum, del cosiddetto “Codice di Oxford”. Quest’ultimo è composto da otto fogli, quasi tutti riferibili alle lunette realizzate nella seconda fase dei lavori di decorazione della volta della Cappella Sistina.


Vela e lunetta con Iesse, Davide e Salomone nella volta della Cappella Sistina

Michelangelo Buonarroti: Vela sopra Iesse, Davide e Salomone

Michelangelo Buonarroti: Vela sopra Iesse, Davide e Salomone, 245 x 340 cm, intorno agli anni 1511-12
Michelangelo Buonarroti: Vela sopra Iesse, Davide e Salomone, 245 x 340 cm, intorno agli anni 1511-12, Cappella Sistina.

Sugli affreschi

La vela sopra la lunetta di Iesse, Davide e Salomone è un affresco di Michelangelo realizzato nell’anno 1511-12 ed appartiene alla decorazione della volta della Cappella Sistina in Vaticano. La composizione, che misura 245 x 340 cm., fu commissionata da papa Giulio II.

La lunetta di Iesse, Davide e Salomone (più sotto descritta) è anch’essa opera del Buonarroti. Il riquadro, che fu realizzato intorno 1511-1512, misura 340 x 650 cm. e fa parte della decorazione sulle pareti della cappella, commissionata dallo stesso papa. Vai alla pagina delle lunette.

Le otto vele con le sottostanti lunette si trovano ai lati della volta della Cappella Sistina, correndo adiacenti alle pareti lunghe. I pennacchi  (quattro in tutto) con le rispettive otto lunette (si legga tutto il discorso) si trovano agli angoli della volta. Le vele e le lunette mostrano le quaranta narrazioni del Vangelo secondo Matteo, tutte riferite agli Antenati di Cristo. Le due lunette (con Abramo e Fares) sulla parete dell’altare furono presto rimosse per dare spazio al grande affresco del Giudizio Universale.

La vela in esame – a destra della Creazione degli astri e delle piante – fu eseguita con il secondo ponteggio ligneo e fu una fra le ultime ad essere realizzata sulla volta. La sottostante lunetta, anch’essa eseguita sul secondo ponteggio (la terza della seconda fase lavori), fu probabilmente l’undicesima ad essere dipinta in ordine di esecuzione cronologica.

Michelangelo - Volta della Sistina, part.lare di Una Vela e relativi Nudi bronzei, Vaticano
Prima del restauro – Michelangelo Buonarroti: Vela sopra Iesse, Davide e Salomone, 245 x 340 cm, intorno agli anni 1511-12

Storia della vela e della lunetta con Iesse, Davide e Salomone

Le vele e le corrispettive lunette, strettamente collegate tra loro per iconologia, sebbene assai differenti per forma e stile, mostrano tutte gli Antenati di Cristo. Trattasi di figurazioni di gruppi di famiglie realizzati anche in spazi concavi e triangolari. Michelangelo dipinse le vele con un fondo abbastanza scuro e le lunette in sfondi assai più chiari.

Nelle figure degli affreschi (qui trattasi di Iesse, Davide e Salomone, forse anche sulla vela), per assecondare l’insolito spazio, l’artista dovette fare delle scelte riguardo gli atteggiamenti e le posizioni dei personaggi, spesso seduti per terra piuttosto che su gradoni. L’identificazione di questi ultimi, tutti tratti dal Vangelo secondo Matteo, si ricava dagli scritti sulle tabelle delle rispettive lunette. Tuttavia non c’è accordo fra gli studiosi di storia dell’arte sui singoli nominativi quando il confronto passa dalla lunetta alla vela. Michelangelo, infatti, si concentrò assai su atteggiamenti ed espressività delle figure senza preoccuparsi troppo di caratterizzare i personaggi, soprattutto quelli delle vele.

I rimanenti spazi triangolari, a sinistra e a destra di ogni vela, mostrano una coppia di nudi in monocromo che simula il bronzo. L’artista li ha configurati in simmetria, divisi da un teschio di ariete, sbalzanti da un fondo scuro e violaceo.

Le fasi della decorazione

Anche le vele, come le lunette e tutto il resto della decorazione della volta della cappella, furono realizzate in due fasi, procedendo dalla parete d’ingresso verso quella dell’altare.

Gli episodi più vicini a quest’ultimo, nonché prossimi alla parete del Giudizio universale, sono gli ultimi ad essere stati dipinti. Tuttavia, la cronologia relativa ai testi biblici risulta invertita all’osservatore che entra in cappella e procede verso l’altare.

Riguardo la prima fase dei lavori, eseguiti nella prima metà della cappella con il primo ponteggio, si pensa che fosse terminata intorno all’estate del 1511. Nell’ottobre dello stesso anno fu montato il secondo ponteggio lungo la rimanente metà, procedendo nella stessa direzione.

Michelangelo portò a compimento l’intero lavoro, nel 1512, poco prima la vigilia di Ognissanti, giorno di scopertura della maestosa decorazione.

Da quanto sopra riportato si ricava che la vela e la lunetta – relative a Iesse, Davide e Salomone – furono fra gli ultimi affreschi ad essere stati realizzati sul soffitto.

Descrizione e stile della vela

Nella lunetta sottostante è certa l’identificazione, indicata dalla relativa tabella nelle figure del re Davide e di Salomone. La qui presente vela dovrebbe quindi mostrare Iesse (padre di re Davide), il bambino che appare appena accennato a destra nello sfondo, con i propri genitori.

La donna, raffigurata in primo piano al centro del triangolo, è ripresa frontalmente seduta a terra, con le gambe incrociate all’altezza delle caviglie, in un atteggiamento pensieroso ed impenetrabile. Il suo braccio destro poggia sulla rispettiva gamba, all’altezza del ginocchio, mentre quello sinistro, che grava con il gomito sulla coscia, è verticale portando la mano al dorso del viso.

Sulla sinistra appare un uomo, eseguito in modo più compendiario con pennellate veloci e decise, mentre sulla destra si scorge il bambino quasi nascosto nell’oscurità del retrostante ambiente.

I nudi simulati in bronzo

Le due figure appaiono incuneate, simmetricamente opposte, negli spazi triangolari ai lati della vela.

La loro posa, che a partire dalle gambe è ripresa di profilo, appare con il busto in torsione, fino a mostrare spalle e nuca all’osservatore. Entrambi i nudi bronzei compiono in simmetria la stessa azione, quella cioè, di appoggiarsi con una mano sulla cornice sulla cornice della vela mentre con l’altra tengono la corda dorata che pende dal teschio d’ariete nelle due zone.

Trattasi di figure derivate dallo stesso cartone, usato e poi ribaltato, configurate a specchio, con piccole diversità atte a rompere il loro schema generale.

Descrizione e stile della lunetta

Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Iesse, Davide e Salomone, 340 x 650 cm, 1511-12
Michelangelo Buonarroti: Lunetta con Iesse, Davide e Salomone, 340 x 650 cm, 1511-12, Città del Vaticano.

Come già sopra accennato, le lunette raffigurate sulla volta narrano il Vangelo di Matteo, in particolare la genealogia di Cristo. La composizione si trova nella parete a destra, con l’osservatore che guarda verso dall’altare, in corrispondenza del riquadro della Creazione degli astri e delle piante. Appaiono in tabella i nomi dei personaggi, che dovrebbero coincidere con quelli della vela e che, tuttavia, in essa non sono facilmente identificabili.

Il gruppo risulta configurato nelle due metà, divise dalla tabella con i nominativi di “ “IESSE / DAVID / SALOMON”.

La lunetta, che appartiene alla seconda parte dei lavori, eseguita perciò sopra il secondo ponteggio, ha la targa alquanto semplificata. Questo derivò dalla pressione del papa sull’artista per portare a termine la decorazione in tempi assai più rapidi. Per tal motivo anche il cromatismo del fondo e della figurazione si fa più sciolto e deciso, mentre le figure si fanno più grandi. L’ingrandirsi di queste ultime, però, deriverebbe soprattutto dall’accortezza di Michelangelo, che valutò il procedere dell’osservatore dall’ingresso verso l’altare, nel modificare illusionisticamente profondità e grandezza delle zone.

Le figure identificate nella parte sinistra, con pieno accordo fra gli studiosi di storia dell’arte, sono re David in primo piano e Salomone (il bambino con il velo in testa alle sue spalle). La donna a destra del tabellone dovrebbe identificarsi in Betsabea e quindi, il bambino rappresentato coi genitori nella corrispondente vela, dovrebbe essere Iesse.

David, ripreso per intero frontalmente verso l’osservatore, è seduto di lato con busto e gambe in una leggera inclinazione verso la tabella. Tale atteggiamento evidenzia efficacemente la robustezza fisica e il prestigioso senso autoritario dell’uomo, mentre Salomone e Betsabea appaiono – probabilmente per voluta elaborazione di contrasto dell’artista – rispettivamente piccolo, lui, e leggermente ricurva lei.

Il re indossa un abito di tipo orientale con colori variati: la parte superiore è violacea e in gran parte sormontata da un manto verde, mentre le gambe sono interamente ricoperte da un panno giallastro. I chiaroscuri del suo panneggio, che vanno da armoniosi accostamenti cromatici a forti contrasti, sbalzano in primo piano la sua austera figura. Il volto, in parte ombreggiato da un caratteristico copricapo verde – più cappuccio che cappello – rileva un atteggiamento di forte concentrazione. La barba pare essere stata realizzata con poche e decise pennellate.

La donna, seduta ed interamente ripresa di profilo, appare con colori meno contrastanti. Indossa un manto viola, che ricopre gran parte della camicia dai toni azzurrini e biancastri. Un velo dai toni grigiastri le ricopre gran parte della testa, nascondendo la capigliatura.

Dal suo volto, attento al lavoro all’arcolaio, che appare assai curato anche nei minimi particolari, traspare un’atteggiamento di tristezza e malinconia. Sulla mano destra ha il gomitolo che deve sciogliere mettendo in movimento lo strumento che ha di fronte a sé.

Al cromatismo ambientale fa forte contrasto il panno giallo che pende dallo scalone su cui è seduta la donna.