La calunnia (Uffizi) del Botticelli

Il Botticelli: La calunnia (Uffizi)

Il Botticelli: La calunnia (Uffizi)
Botticelli: La calunnia, cm. 62 x 91, Galleria degli  Uffizi, Firenze

Ritorna al primo elenco opere del Botticelli

       Sull’opera: “La calunnia” è un dipinto autografo di Alessandro Filipepi detto il Botticelli, realizzato con tecnica a tempera su tavola nel 1495, misura 62 x 91 cm. ed è custodito nella Galleria degli Uffizi a Firenze.

L’opera in esame fu commissionata da Antonio Segni il quale la lasciò in eredità al figlio Fabio nella cui residenza, nel 1550, fu vista dal Vasari.

Dalla famiglia Segni pervenne palazzo Pitti, e quindi, nel 1773, alla Galleria degli Uffizi di Firenze.

Il tema della composizione è allegorico ed è tratto dagli scritti di Luciano di Samosata – uno scrittore greco di origine siriana – e riportato nel trattato dell’Alberti (De pictura, 1435-36), il quale si riferiva alla falsa accusa che un rivale rivolgeva ad Apelle, di cospirazione contro re Tolomeo Filopatore. Questo tema fu trattato spesso dagli artisti del Quattrocento sia in riferimento al testo latino che al “De Pictura” dell’Alberti (1435-36). Il testo seguito dal Botticelli è, come già detto in precedenza, quello del Samosata, che ha certamente contiene meno dettagli di quello dell’Alberti: il re Mida, come un cattivo giudice dalle orecchie da asino ed in preda ad una grande agitazione, è seduto nel trono fra le figure che simboleggiano il Sospetto e l’Ignoranza, protendendo il braccio verso il Livore che tiene per mano la Calunnia mentre l’Insidia e la Frode le stanno acconciando la capigliatura. Il Calunniato, nudo e sofferente, viene trascinato dalla Calunnia che lo tiene stretto per i capelli. Infine, la Penitenza è raffigurata mentre si rivolge alla Verità ignuda. L’edificio in cui è ambientata la scena è del tipo classicheggiante, adornato da bassorilievi dorati statue.

Gli studiosi di Storia dell’arte sono tutti concordi nell’attribuire la cronologia al periodo maturo del Botticelli, ma c’è discordanza nell’ipotizzare l’anno preciso. Bode pensa al periodo 1485-90; Yashiro, Ulmann e, con molta riserva, il Salvini assegnano al dipinto il biennio 1490-91; Horne, Adolfo e Lionello Venturi, Gamba, Bettini, Mesnil e Argan ipotizzano il biennio 1494-95. Più tardi lo stesso Salvini, ripensandoci, non esclude la data 1496.

Particolari

Particolare 1
Particolare 1
Particolare 2
Particolare 2

Sopra: i particolari della Verità e del re Mida con le orecchie da asino

La nascita di Venere (Uffizi) del Botticelli

Il Botticelli: La nascita di Venere (Uffizi)

Il Botticelli: La nascita di Venere (Uffizi)
Sandro Botticelli: La nascita di Venere, cm. 172,5 x 278.5, Galleria degli  Uffizi, Firenze.

Ritorna al primo elenco opere del Botticelli

       Sull’opera: “La nascita di Venere” è un dipinto autografo di Alessandro Filipepi detto il Botticelli, realizzato con tecnica a tempera su tela intorno al 1482, misura 172,5 x 278,5 cm. ed è custodito nella Galleria degli Uffizi a Firenze.

L’opera in esame, insieme alla “Pallade che doma il centauro” ed alla “Primavera”, apparteneva alla collezione dei “Popolani” Lorenzo e Giovanni di Pierfrancesco de’ Medici.

Il dipinto, che si trovava esposto nella villa di Castello (presso Firenze), seguì le stesse vicende della “Primavera“, cioè, uscì dalla guardaroba dei granduchi per pervenire, nel 1815, nell’attuale sede. Secondo il Meyer (1890), il tema è tratto da alcuni passi di Ovidio (Metamorfosi, 11 27; Fasti. V 217) il quale parla dell’Ora che reca in mano il mantello da porgere a Venere Anadiomène.

Per altri, invece è tratto da Omero o da alcuni autori della letteratura umanistica. Più attendibili sono le identificazioni tematiche del Gombrich (1945) e dell’Argan (1956), i quali vi lessero una valenza neoplatonica. Il primo descrive il tema ancor meglio del secondo, identificandovi la nascita dell’Humanitas, concepita dalla Natura per via dei suoi quattro elementi, in seguito all’ unione della materia con lo spirito.

Da un’attenta osservazione della composizione, alcuni studiosi di storia dell’arte ipotizzano che alla tela – nella parte alta – sia stata ritagliata una fascia della misura dai trenta ai trentacinque centimetri (le altezze delle altre opere sono 203 per la Primavere e 207 per la Pallade).

Per quanto riguarda la cronologia, si pensa che la “Nascita di Venere”, insieme alla “Pallade che doma il centauro”, sia stata realizzata dal Botticelli al suo ritorno a Firenze da Roma. Le datazioni più attendibili sono comunque quella del Bode che gli assegna una esecuzione intorno al 1478, e quella di Schmarsow ed Argan che gli attribuiscono il biennio 1485-86. Yashiro [1929] ipotizza il 1487.

Particolari:

Particolare della veste dell'Ora
La veste
Particolare dell'Ora: il viso
Il viso
Particolari dei fiori che cadono
fiori
Particolari della Venere
La Venere

Curiosità

Esiste una copia della Nascita della venere realizzata con tecnica a olio dentro una monetina da un centesimo di euro (diametro 16 mm.).

La pittura, considerata appartenere alla categoria dei quadri microscopici, è stata dipinta da Stefano Busonero di Porto Santo Stefano nel 2020.

La foto, eseguita a fatica con il “fai da te”, risulta un po’ sfocata e non riesce a tramettere coloristicamente tutti i dettagli.

Stefano Busonero: Copia della Nascita di Venere dipinta dentro li spazio di un centesimo di euro.
Stefano Busonero: Copia della Nascita di Venere dipinta dentro li spazio di un centesimo di euro.

Pala di San Barnaba del Botticelli

Sandro Botticelli: Pala di San Barnaba

Il Botticelli: Pala di San Barnaba (Madonna con bambino in trono fra quattro angeli e sei santi)
Sandro Botticelli: Pala di San Barnaba (Madonna con bambino in trono fra quattro angeli e sei santi), cm. 268 x 280, Galleria degli  Uffizi, Firenze

Ritorna al primo elenco opere del Botticelli

Sull’opera: “Pala di San Barnaba” o “Madonna con bambino in trono fra quattro angeli e sei santi” è un dipinto di Alessandro Filipepi detto il Botticelli, realizzato (con aiuti) nel 1490 impiegando la tecnica a tempera su tavola, misura 268 x 280 cm. ed è custodito nella Galleria degli Uffizi a Firenze.

I santi raffigurati nella presente composizione sono: Caterina d’Alessandria, Agostino e Barnaba nel gruppo di sinistra. Sulla destra sono raffigurati Giovanni Battista, Ignazio e Michele.

Degli angeli in primo piano, che mostrano gli oggetti della passione, quello a sinistra reca la corona di spine, mentre l’altro, sulla destra, ostenta tre chiodi. Gli altri due, ubicati in secondo piano, stanno sollevando il baldacchino del trono.

I due tondi dietro il trono, parzialmente coperti dai tendaggi, raffigurano, in monocromia, l'”Arcangelo Gabriele annunziante” e la “Madonna annunziata”.

Sul gradino del trono, prossimo ai piedi della Madonna, si legge il verso: “Vergine madre, figlia del tuo Figlio” che corrisponde ad un verso del “Paradiso” di Dante (XXXIII, 1).

43 botticelli - pala di san barnaba particolare

Particolare dei santi Giovanni Battista ed Ignazio.

Madonna del Magnificat di Botticelli

Il Botticelli: Madonna del Magnificat

Il Botticelli: Madonna del Magnificat
Sandro Botticelli: Madonna del Magnificat, diametro 118 cm., Galleria degli Uffizi, Firenze

Ritorna al secondo elenco opere del Botticelli

Sull’opera: “Madonna del Magnificat” o “Madonna col Bambino e cinque angeli” è un dipinto autografo di Alessandro Filipepi detto il Botticelli, realizzato con tecnica a tempera su tavola nel 1483-85, misura 118 cm. di diametro ed è custodito nella Galleria degli Uffizi, Firenze.

Particolare di un angelo

Particolare di un angelo

Particolare del libro con le tre mani

Particolare del libro con le tre mani.

La composizione in esame, di cui era proprietario Ottavio Magherini, pervenne agli Uffizi nel 1784.

Non era considerata opera autografa del Botticelli fino al 1864, anno in cui, per primo, il Cavalcaselle gliela assegnò.

Per quanto riguarda la cronologia, studiosi di storia dell’arte come l’Ulmann, lo Horne, il Venturi (Adolfo), il Gamba e l’Argan ipotizzano l’anno 1482, mentre Yashiro e van Marle l’anticipano al 1481. Il Bode, lo Schmarsow, il Venturi (Lionello) e Bettini gli assegnano il 1485; il Salvini ipotizza il biennio 1482-83.

Madonna della melagrana (Uffizi) del Botticelli

Il Botticelli: Madonna della melagrana (Uffizi)

Il Botticelli: Madonna della melagrana (Uffizi)
Sandro botticelli: Madonna della melagrana, diametro cm. 143.5, Uffizi Firenze

Ritorna al primo elenco opere del Botticelli

Sull’opera: “Madonna della melagrana” o “Madonna col Bambino e sei Angeli” è un dipinto autografo di Alessandro Filipepi detto il Botticelli, realizzato con tecnica a tempera su tavola nel 1487, misura 143,5 cm. di diametro ed è custodito nella galleria degli Uffizi di Firenze.

La composizione, che faceva parte della Collezione della famiglia de’ Medici (un cardinale), nel 1675 passò a quella della famiglia dei granduchi di Toscana ed infine, nel 1870, pervenne agli Uffizi.

Da documentazioni esistenti in cui si parla di un tondo commissionato dal magistrato dei Massai (di camera nel 1487) al Botticelli, lo Horne (1908) vi identifica l’opera in esame.

A rafforzare detta ipotesi interviene il Salvini facendo osservare che la cornice originale, con un fregio a gigli, confermerebbe che il dipinto venne realizzato per un’istituzione pubblica, tanto più che gli elementi stilistici accordano pienamente con tale data.

Della stessa opinione altri studiosi di storia dell’arte come Adolfo Venturi [1925], Gamba, Chastel (1957) e Bellini [1958], quest’ultimo con qualche dubbio.

Secondo Ulmann si tratterebbe di una data più remota di quella del 1480. Van Marle gli assegna il biennio 1480-81, mentre Bode, Schmarsow, Yashiro e Lionello Venturi [1937], la ipotizzano realizzata intorno al 1482.

Sant’Agostino nello studio (Uffizi) del Botticelli

Il Botticelli: Sant’Agostino nello studio (Uffizi)

Il Botticelli: Sant'Agostino nello studio (Uffizi)
Sandro Botticelli: Sant’Agostino nello studio, cm. 41 x 27, Galleria degli  Uffizi, Firenze.

Ritorna al primo elenco opere del Botticelli

Sull’opera: “Sant’Agostino nello studio” è un dipinto autografo di Alessandro Filipepi detto il Botticelli, realizzato con tecnica a tempera su tavola nel 1495, misura 41 x 27 cm. ed è custodito nella Galleria degli Uffizi a Firenze.

La piena autografia è accolta all’unanimità dagli studiosi di Storia dell’arte, con l’eccezione di Lionello Venturi che ci legge una collaborazione con miniatori come Monte di Fora e Gherardo.

Da documentazioni certe (identificato in una citazione del Vasari che l’attribuiva a Filippo Lippi, ed in una nota di lode del Borghini del 1584) che lo descrivono, si sa che il dipinto apparteneva a Bernardo Vecchietti la cui famiglia, una fra le più note ed importanti del Medioevo, era famosa per le sue torri ed i suoi lussuosi palazzi.

L’opera, le cui tracce si perdono per tutto il Seicento e parte del Settecento, riappare presso la Collezione Ignazio Hugford a Firenze e poi nella Raccolta di Piero Pieralli il quale, nel 1779, la vendette all’attuale sede.

Per quanto riguarda la cronologia, il periodo proposto è generalmente l’ultimo decennio del Quattrocento, prorogato, tutt’al più, all’anno 1500.

Sulla parete di fondo, in alto, si può osservare un lodevole tondo in monocromia di una “Madonna col Bambino”, mentre in basso, ai piedi del santo, si trovano alcuni appunti stracciati e penne d’oca, non più adatte a scrivere, sparse in un “ordinato disordine”‘

La Primavera (Uffizi) del Botticelli

Il Botticelli: La Primavera (Uffizi)

Botticelli: La Primavera (Uffizi)
Sandro Botticelli: La Primavera, cm. 203 x 314, Galleria degli Uffizi, Firenze

Ritorna al secondo elenco opere del Botticelli

       Sull’opera: “La Primavera” è un dipinto autografo di Alessandro Filipepi detto il Botticelli, realizzato con tecnica a tempera su tavola nel 1477-1478, misura 203 x 314 cm. ed è custodito nella Galleria degli Uffizi a Firenze.

La Primavera di Botticelli è un’opera importantissima che viene citata e descritta anche dalle fonti più antiche, tra le quali l’Anonimo Gaddiano, il Vasari, ed altri con le varie documentazioni degli archivi medicei, ecc.

Fu commissionata per la villa medicea di Castello (Firenze) ed acquistata nel 1477 da Lorenzo il Popolano e dal padre Giovanni di Pierfrancesco de’ Medici.

Quando, nel 1503, Lorenzo morì, della villa con tutto il suo patrimonio artistico divenne proprietario Giovanni di Giovanni de’ Medici, il celebre Giovanni delle Bande Nere (figlio di Giovanni de’ Medici e Caterina Sforza). Nel 1526 passò al figlio, Cosimo I.

Nel 1815 pervenne all’odierna sede, la Galleria degli Uffizi di Firenze, per poi essere trasferita all’Accademia e, quindi nel 1919, ritornare agli Uffizi.

L’allegoria della composizione è sempre stata oggetto di grandi discussioni tra gli studiosi di storia dell’arte, e, fra le ipotesi, degne di essere riportate, c’è quella Warburg (1893) il quale ritiene che l’artista abbia tratto spunto dai canti degli antichi poeti e del Poliziano, rappresentando il “Regno di Venere”.

A destra della tavola c’è Zefiro che vuole possedere Flora la quale, in seguito all’amplesso, si trasforma nell’ “ora” della Primavera (figura più a sinistra) occupandosi di spargere fiori in gran quantità sul mondo intero.

Venere, sotto la cui signoria si posero gli umanisti appartenenti alla famiglia de’ Medici, è ubicata al centro della composizione e raffigura l’Humanitas.

Più a sinistra stanno le tre Grazie danzanti con Mercurio che dissolve le nubi dal cielo.

Particolari:

17 botticelli - la primavera
18 botticelli - la primavera part
19 botticelli - la primavera part
20 botticelli - la primavera part

Le opere di Sandro Botticelli

Alcune fra le più celebri opere di Sandro Botticelli

Pagine correlate a  Sandro Botticelli: Elenco opere – Altre opere – Cenni biografici e stile Biografia e vita artistica di Botticelli –  la critica – Il periodo artistico – Bibliografia.

Opere raffigurate e descritte in questa pagina

Madonna con il Bambino  e due angeli, Gallerie Nazionali di Capodimonte, Napoli. La fortezza, Uffizi, Firenze.  Ritratto d’uomo con la medaglia di Cosimo il Vecchio, Uffizi, Firenze. Adorazione dei magi, National Gallery, Londra. Adorazione dei magi, National Gallery di Londra. La scoperta del cadavere di Oloferne, Uffizi, Firenze. Il ritorno di Giuditta a Betulia, Uffizi di Firenze. Ritratto di giovane donna, Palazzo Pitti, Firenze. L’adorazione dei magi, Uffizi di Firenze. La Primavera,  Uffizi, Firenze. Madonna del libro, Museo Poldi Pezzoli, Milano. Sant’Agostino nello studio, Chiesa di Ognissanti, Firenze. Madonna del Magnificat, Galleria degli Uffizi, Firenze. Adorazione dei magi, National Gallery di Washington.

I dipinti di Botticelli

01 Botticelli - Madonna con bambino

Madonna con il Bambino  e due angeli, cm. 71, Gallerie Nazionali di Capodimonte, Napoli.

02 botticelli - La fortezza

La fortezza, cm. 87, Galleria degli Uffizi, Firenze.

03 botticelli - ritratto d'uomo con la medaglia di cosimo il vecchio

Particolare del Ritratto d’uomo con la medaglia di Cosimo il Vecchio, Galleria degli Uffizi, Firenze.

Adorazione dei magi, cm. 141, National gallery of London

Adorazione dei magi, cm. 141, National Gallery di Londra.

Adorazione dei magi

Adorazione dei magi, cm. 131,5, National Gallery di Londra.

10 botticelli - la scoperta del cadavere di oloferne

La scoperta del cadavere di Oloferne, cm. 25, Uffizi, Firenze.

11 botticelli - il ritorno di giuditta a betulia

Il ritorno di Giuditta a Betulia, cm.24, Galleria degli Uffizi di Firenze.

12 botticelli - ritratto di giovane donna

Ritratto di giovane donna, cm. 40, Palazzo Pitti, Firenze.

Altri dipinti

13 botticelli - l'adorazione dei magi

L’adorazione dei magi,  cm. 134, Uffizi di Firenze.

16 botticelli - la primavera

La Primavera, cm. 314, Galleria degli Uffizi, Firenze.

21 botticelli - madonna del libro

Madonna del libro, cm. 39,5, Museo Poldi Pezzoli, Milano.

22 botticelli - sant'agostino nello studio

Sant’Agostino nello studio, cm. 112, Chiesa di Ognissanti, Firenze.

Madonna del Magnificat

Madonna del Magnificat, diametro 118 cm., Galleria degli Uffizi, Firenze.

Adorazione dei magi, cm. 104,2, National Gallery of Washington

Adorazione dei magi, cm. 104,2, National Gallery di Washington.

Altre opere di Botticelli

Biografia e stile di Sandro Botticelli

Biografia di Sandro Botticelli

Sandro Filipepi, comunemente conosciuto come il Botticelli, un grande artista unico nel suo tempo, nasce a Firenze nel 1445, quarto figlio del noto conciatore di pellami Alessandro Filipepi.

Sin da piccolo incomincia a frequentare la bottega del pittore-scultore Antonio del Pollaiolo, dal quale apprende il ductus elegante che rimarrà sempre una discriminante nel linguaggio artistico delle sue opere.

In tutti i suoi lavori si nota la preferenza del tratto al chiaroscuro ed alle gamme cromatiche. All’età di 25 anni riesce ad aprire una bottega d’arte tutta sua, dove inizia la sua carriera artistica. Già fin dai primi anni di lavoro le sue committenze sono importanti, tanto da fargli realizzare il ritratto di Giuliano de’ Medici, fratello del famoso Lorenzo.

Il Botticelli entra nelle grazie di quest’ultimo e di tutta la famiglia de’Medici per il suo spirito aperto, indagatore, curioso e soprattutto per la sua intelligenza fine e sempre viva, anche se talvolta manca di coerenza e disciplina interiore che lo portano a ripensamenti e correzioni.

La Primavera del Botticelli
La Primavera del Botticelli, Uffizi, Firenze.

Nel 1478 realizza la Primavera (attualmente custodita agli Uffizi di Firenze), sempre su committenza di un componente della famiglia de’ Medici, Lorenzo di Pierfrancesco, un giovane affetto da una malattia mentale che oggi si definirebbe depressione.

Sia la Primavera che la “Nascita di Venere” sono inizialmente collocate nella Villa di Castello dove abita il ragazzo.

Nel 1481 Botticelli si reca nei cantieri della fabbrica romana di San Pietro per affrescare, nella Cappella Sistina, tre importanti opere di grandissimo effetto sia per l’eleganza del tratto che per l’armonia delle gamme cromatiche: “La Punizione dei Figli di Corah”, “Il giovane Mosè” e “La Tentazione di Cristo”.

È questo il periodo in cui Sandro Botticelli inizia a semplificare il suo modo di dipingere, a scarnare la sua pittura, ad eliminare i brani della decorazione e i dettagli degli insegnamenti fiamminghi.

È da qui che accresce la potenza vibrante e lumeggiante dei suoi colori evocando la pittura propria del Medioevo, ignorando la prospettiva o ribaltandola volutamente, come testimonia la “Natività mistica” custodita nella National Gallery di Londra.

Sandro Botticelli morirà povero, solo e gravemente malato, nel 1510, dopo un periodo di completa infermità a Firenze, sua città natale.

La sua pittura segnerà la crisi generale dei grandi sistemi ad orientamento figurativo che si erano sviluppati nella prima metà Quattrocento.

La pittura di Botticelli

La formazione artistica di Sandro Botticelli – influenzata da maestri come Filippo Lippi, Andrea del Verrocchio e Antonio del Pollaiolo [Santi, cit., pag. 88.] – rimase fondamentalmente una costante nel corso di tutta la sua carriera artistica. Mantenne quello stile comune nella maggior parte delle sue opere, che ben lo identifica nell’ampio panorama artistico. Tuttavia si notano nel corso del tempo delle variazioni di stile, che mai lo portarono a radicali cambiamenti.

Dal suo primo maestro, Filippo Lippi, l’artista in esame apprese la maniera nella realizzazione di eleganti figure – a cui conferisce un’ideale e rarefatta bellezza – il gusto del tratto, l’importanza dei contorni, la scioltezza delle forme, il cromatismo delicato ed armonioso e il domestico calore dei personaggi sacri [Santi, cit., pag. 88.].

Dal Pollaiolo, invece, trasse la capacità di conferire energiche vitalità espressive alle forme – rafforzando la linea del contorno – e energia nel movimento.

Da Verrocchio, che fu anche maestro di Leonardo, imparò quegli effetti luministici che lo portarono alla realizzazione di quelle solenni e monumentali forme [Santi, cit., pag. 89].

Dalla sintesi di questi motivi, a cui vanno integrate le continue e personali ricerche, il Botticelli riuscì a trarre una nuova ed autonoma espressione del proprio linguaggio artistico, caratterizzato soprattutto dalla peculiarità delle sue figure – fondate su un’eleganza senza tempo, velata da un delicato senso di malinconia – nonché dalla capacità nel dare un maggiore risalto alla figura umana senza sminuire troppo l’ambiente circostante.

Madonna del Magnificat
Madonna del Magnificat

Tuttavia nelle ultime fasi della sua carriera artistica si nota quel linearismo che talvolta lo porta a modificare le forme in rapporto agli impulsi emozionali del momento, influenzati anche dalla rivoluzione riformatrice del Savonarola, il cui rigore acetico contribuì non poco ad una crisi mistica. Il Botticelli, infatti, attaccato com’era alle componenti paganeggianti e cortesi della cultura umanistica, si trovò così di fronte ad un dilemma che gli fu difficile gestire.

Il cambiamento del suo linguaggio artistico si evidenzia anche nelle sue ultime opere, i cui personaggi si fanno più introspettivi, spesso esclusivamente religiosi, in un contesto quasi irreale e con la volontaria ripresa di arcaicismi, come le progressioni gerarchiche e il fondo oro.

Continua con biografia e vita artistica

Ritratto d’uomo con la medaglia di Cosimo il Vecchio del Botticelli

Il Botticelli: Ritratto d’uomo con la medaglia di Cosimo il Vecchio

Ritratto d'uomo con la medaglia di Cosimo il Vecchio
Sandro Botticelli: Ritratto d’uomo con la medaglia di Cosimo il Vecchio (si veda anche il particolare del volto), 57 x 44 cm., Galleria degli Uffizi, Firenze.

Ritorna al secondo elenco opere del Botticelli

Sull’opera: “Ritratto d’uomo con la medaglia di Cosimo il Vecchio” è un dipinto autografo di Alessandro Filipepi detto il Botticelli, realizzato con tecnica a tempera su tavola nel 1474, misura 57 x 44 cm. ed è custodito nella Galleria degli Uffizi, Firenze.

L’opera si trova agli Uffizi dal 1666, anno in cui morì il proprietario, il cardinale Carlo de’ Medici, che la inserì nei beni da andare in eredità.

L’autografia del dipinto, salvo qualche caso sporadico (Bode, 1921, 1926), fu accettata all’unanimità dagli studiosi di Storia dell’arte, della quale, Morelli e Frizzoni (1888) ne furono i principali sostenitori.

Per quanto riguarda l’identificazione dell’effigiato, vi furono diverse ipotesi come quelle in cui alcuni ci vedevano personaggi appartenenti alla famiglia de’ Medici (Piero di Lorenzo, Giovanni di Cosimo il Vecchio, Piero il Gottoso), altri, Pico della Mirandola, altri ancora Niccolò Fiorentino, Michelozzo e Cristoforo Geremia, questi ultimi, i tre presunti esecutori del disco che il personaggio tiene fra le mani.

L’ipotesi più vicina alla realtà potrebbe essere quella che identifica Antonio, fratello dell’artista, che a quel tempo si occupava delle richieste di rifusione di medaglie e che era collegato all’attività di riproduzione e doratura delle medaglie di Pisanello.