Il Diluvio universale nella volta della Cappella Sistina

Michelangelo Buonarroti: particolare del Diluvio Universale, Vaticano

Volta della Cappella Sistina, Diluvio Universale, anno 1508 (9), 280 x 570 Vaticano
Prima del restauro: Volta della Cappella Sistina,  Diluvio Universale, anno 1508 (9), 280 x 570 Vaticano.

serie opere n° 2

Il diluvio universale, commissionato da papa Giulio II, è un affresco (280×560 cm) di Michelangelo Buonarroti, realizzato intorno al 1509, misura 280 x 560 cm, e fa parte della decorazione della volta nella Cappella Sistina in Vaticano.

Cenni storici

Il Diluvio Universale

Nel dipingere la volta della Cappella Sistina, l’artista iniziò dalle campate prossime all’ingresso. La porta di entrata veniva aperta in occasione delle solenni riunioni in cappella con la presenza del pontefice ed il suo seguito.

Il Diluvio Universale di Michelangelo, quindi, appartiene al primo blocco.

Per lo studioso di storia dell’arte Ascanio Condivi quella in esame è la prima scena che fu realizzata sul soffitto.

Nella raffigurazione appaiono alcune disparità di esecuzione che confermano le notizie di inconvenienti tecnici del momento, tra cui ricordiamo un’impropria miscela di colori che provocò varie muffe. Tali disparità rilevano inoltre la presenza di aiuti ad inizio lavori.

Sin dal primo accesso al pubblico, il Diluvio Universale riscosse apprezzamenti e dimostrazioni di stima.

Il Vasari nelle sue “Vite“del 1568 scrisse: «nella storia del Diluvio, dove appaiono diverse morti d’uomini, che spaventati dal terror di quei giorni, cercano il più che possono per diverse vie scampo alle lor vite. Perciò che nelle teste di quelle figure, si conosce la vita esser in preda della morte, non meno che la paura, il terrore et il disprezzo d’ogni cosa. Vedevisi la pietà di molti, aiutandosi l’un l’altro tirarsi al sommo d’un sasso cercando scampo. Tra’ quali vi è uno che abracciato un mezzo morto, cerca il più che può di camparlo, che la natura non lo mostra meglio».

L’affresco in esame subì svariati danneggiamenti, come cadute di intonaco e numerose crepe. Queste apparvero nel 1791 in occasione dello schianto della polveriera di Castel Sant’Angelo.

Dio disse a Noè: “È venuta per me la fine di ogni uomo, perché la terra, per causa loro, è piena di violenza; ecco, io li distruggerò insieme con la terra. Fatti un’arca di legno di cipresso (Genesi 6,13-14)…Perché tra sette giorni farò piovere sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti; sterminerò dalla terra ogni essere che ho fatto”. (Genesi 7,4)…Dopo sette giorni, le acque del diluvio furono sopra la terra…”(Genesi 7,10).

Michelangelo raffigura le scene del Diluvio Universale con tutta la loro carica di drammaticità.

Per tempo gli esegeti segnalarono gli innumerevoli elementi  della “Storia” (Genesi, VII) – l’Arca, la barca stracolma in procinto di affondare, i rifugiati che si riparano sotto una improvvisata tenda sulla vetta di un monte uscito dalle acque, il travaglio della gente raffigurata in primo piano su quell’altura in cui è arrivata con l’illusione di sottrarsi al castigo divino …. –  identificando le più svariate vicende come la paura, la sofferenza, la pietà, l’amore, l’egoismo. Si salveranno Noè con i componenti della sua famiglia e coppie di animali.

Lo scatenarsi dell’ira di Dio, descritta da Michelangelo sotto la forma di una potente saetta che cade sulla la tenda, di cui ne parlò il Condivi, non è più identificabile per il distacco di una parte dell’intonaco (zona in alto a destra). Questa cadde in seguito alle scosse provocate da un’esplosione a Castel Sant’Angelo nel 1797. Quella raffigurazione del fulmine vi fu, e lo testimonia una riproduzione cinquecentesca attualmente custodita al Museo del Louvre.

Cenni descrittivi

La presente composizione appartiene alle nove Storie della Genesi (l’ottava) e, in particolare, alle tre Storie di Noè (quella di mezzo) degli ultimi riquadri.

Le scene raffigurate dovevano formare il mosaico relativo alle storie dell’umanità “ante legem”.

Le Storie della Genesi venivano prima di quelle di Mosè, rappresentate da artisti quattrocenteschi nei riquadri parietali, tra cui ricordiamo Sandro Botticelli.

Ritornando alle scene in esame, ciascuna di esse aveva altresì una lettura a ritroso in relazione alla prefigurazione della Settimana Santa, che si celebrava solennemente dentro la Cappella Sistina. In tale occasione era anche prevista una processione cerimoniale, che partendo dall’ingresso arrivava fino all’altare.

In queste concordanze nel Diluvio Universale veniva rappresentato il Battesimo di Cristo con la seguente logica: dato che l’acqua del battesimo purifica gli uomini dal peccato, così allo stesso modo il diluvio purificò il mondo da tutti i peccatori.

L’Arca di Noè,infatti, era il simbolo stesso della Chiesa: di legno, come il legno della Croce, e di salvezza come la redenzione in seguito alla crocifissione di Gesù.

Nella composizione, a differenza delle scene che seguono, appaiono una sessantina di figure, relativamente di piccole dimensioni. I personaggi, quasi tutti privi di indumenti, Michelangelo li ha distribuiti seguendo direttrici diagonali, enfatizzandone così la profondità prospettica.

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