La meditazione di Sant’Antonio di Hieronymus Bosch

Hieronymus Bosch: Trittico delle tentazioni – La meditazione di Sant’Antonio

Hieronymus Bosch: Trittico delle tentazioni - La meditazione di Sant'Antonio
Raffigurazione nell’interno dell’anta destra (anta destra aperta): La meditazione di Sant’Antonio, 131,5 x 53 cm.

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Sull’opera: “La meditazione di Sant’Antonio” è un dipinto autografo di Bosch, facente parte della serie del “Trittico delle tentazioni” – anta destra, lato interno – realizzato con tecnica a olio su tavola nel 1505-06, misura 131,5 x 53 cm. ed è custodito nel Museu Nacional de Arte Antiga a Lisbona.

La tematica della presente tavola, tratta dal racconto di S. Atanasio, secondo il Baldass, richiama il “S, Antonio” della “Pala degli eremiti” (Palazzo ducale di Venezia):

La scena del demone-rospo, che tiene aperto il tendaggio e chiede ad una vecchia con nimbo satanico di versargli da bere, secondo il Castelli(1952) rappresenterebbe la “tentazione dell’illecita creazione dell’omuncolo”, mentre per il Bax (1949) – riferendosi alla fonte delle Vitae patrum – viene interpretata come un nuovo incontro di Sant’Antonio con la regina che lo condurrà nella la meravigliosa città (visibile sullo sfondo). L’altra tentazione – secondo il Bax (1949) ed il Cuttler (1957) – interpretando la tavola magica tenuta dai diavoli ignudi nella quale stanno il pane e una brocca con base a piede di porco (simbolo demoniaco), riguarda la gola. Altro elemento inquietante è il vecchio-bambino (per il Combe , un fanciullo alchemio o un omuncolo) raffigurato a destra di un grillo – altrettanto sconvolgente – con un gigantesco ventre ed un coltello nell’ombelico, sormontato da cappuccio rosso-fuoco che gli scopre l’orecchio (per il Castelli simboleggia l’ascolto degli infimi stimoli)

Nel cielo, sopra un immenso pesce, volano un demone maschio ed uno femmina. Sullo sfondo, due grandi torri orientali, un fossato che le circonda, e un’indefinibile città. Nel fossato un uomo ignudo sta affrontando un drago, mentre la folla è intenta ad assistere alla scena dagli spalti.

In questa composizione il Bosch riesce a creare una più dinamica strutturazione dello spazio reale, in cui la visione zigzagante, adottata in rapporto alla spropositata verticalità del pannello, viene inserita in una vasta dilatazione spaziale verso l’orizzonte, preludendo alle grandi opere di più ampio respiro del tardo periodo.

Le tentazioni di Sant’Antonio di Hieronymus Bosch

Hieronymus Bosch: Trittico delle tentazioni – Le tentazioni di Sant’Antonio

Hieronymus Bosch: Trittico delle tentazioni - Le tentazioni di Sant'Antonio
Hieronymus Bosch: Raffigurazione nello scomparto interno centrale: Le tentazioni di Sant’Antonio, 131,5 x 119 cm.

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Sull’opera: “Le tentazioni di Sant’Antonio” è un dipinto autografo di Bosch, facente parte della serie del “Trittico delle tentazioni” scomparto centrale interno realizzato con tecnica a olio su tavola nel 1505-06, misura 131,5 x 119 cm. ed è custodito nel Museu Nacional de Arte Antiga a Lisbona.

La composizione, situata all’interno del complesso pittorico, è quella firmata in basso a sinistra con la scritta “Jheronimus bosch”. Qui Sant’Antonio, che si trova accanto ad un’articolata tavola conviviale al centro della composizione, è inginocchiato e rivolto verso lo spettatore con la mano sinistra alzata ad indicare la cappella – visibile sullo sfondo – dove appare Gesù, oppure – secondo il Bax (1949) – in atto di dare la benedizione. Il Cristo, colto in pieno da un raggio divino, indica il Crocifisso.

 Il saio del santo, all’altezza della spalla destra, reca la lettera “T” che richiama certamente l’emblema della stampella dello stemma Antoniano. Presso di lui si sta scatenando la ridda infernale che viene interpretata in vari modi, di cui riportiamo quelli delle fonti più autorevoli: un sabba delle streghe (Tolnay, 1937; Castelli, 1952; Cuttler, 1957; Baldass, 1959; ancora il Tonay, 1965), o un “convito delle tentazioni” con relative personificazioni dei vari peccati, che all’atto del concepimento dell’opera erano molte di più (Bax, 1949).

Nel 1944 lo scomparto in esame fu sottoposto a radiografie che rilevarono alcuni pentimenti dell’artista e cioè la presenza di figure, tra le quali una con lo specchio (probabilmente come simbolo della superbia) nel gruppo dietro a S. Antonio [fonte: Tolnay].

Un sacerdote in piedi – a destra, sotto la torre – con una testa di maiale e intestini in putrefazione che s’intravedono dalla pianeta sgualcita, celebra la messa. La scena satanica che prevede anche la comunione, ad opera di una distinta coppia, si consuma pressoché al centro della composizione. A proposito della elegante coppia, il cavaliere – recante un cappello di passamaneria (cioè l’Anticristo, secondo il Baldass) – è in atto di porgere il bicchiere contenente veleno a un musicista con testa porcina sulla quale posa il gufo dell’eresia (fonte: Fraenger [1957] che,  con la frase “il loro vino è fiele di dragoni, e veleno d’aspide che non guarisce”, richiama il Deuteronomio (XXXII). Una donna nera, un simbolo eretico, reca un vassoio con sopra un rospo in posizione eretta (per il Combe, simbolo alchemico dello zolfo; per Castelli, simbolo delle religioni orientali; per altri semplicemente, stregoneria).

Dietro al santo appare un’elegante dama nell’atto di porgere una ciotola ad una monaca  nella cui vicinanza si trova un grillo. A proposito di quest’ultimo, il Baltrusaitis [1955] richiama il piccolo genio realizzato ad intaglio  nel 1320 su un sigillo finto-antico da Raoul Aubry di Lillà, mentre il  Buon [1938] lo interpreta addirittura come un autoritratto.

Sotto il gruppo dove si celebra la messa nera appare, dietro a un muro, un uomo – certamente un mago – con in capo un cilindro ed in mano una bacchetta magica, considerato dal Tolnay (1937) e dal Combe (1965) come un “orchestratore delle orrende visioni”. Nei pressi del mago, su di un panno, appare un piede reciso (anch’esso considerato simbolo alchemico).

Sempre a proposito del gruppo centrale, il Cuttler lo interpreta in senso astrologico con chiaro riferimento ai pianeti (richiamando le incisioni fiorentine del 1460) ed ai sette peccati capitali.

Il Volo e la Caduta di Sant’Antonio di Hieronymus Bosch

Hieronymus Bosch: Trittico delle tentazioni – Il Volo e la Caduta di Sant’Antonio

Hieronymus Bosch: Trittico delle tentazioni - Raffigurazione nell'interno dell'anta sinistra: Il Volo e la Caduta di Sant'Antonio
Hieronymus Bosch: Raffigurazione nell’interno dell’anta sinistra (anta sinistra aperta): Il Volo e la Caduta di Sant’Antonio, 131,5 x 53 cm.

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Sull’opera: Il “Volo e la Caduta di Sant’Antonio” è un dipinto autografo di Bosch, facente parte della serie del “Trittico delle tentazioni” – anta sinistra – realizzato con tecnica a olio su tavola nel 1505-06, misura 131,5 x 53 cm. ed è custodito nel Museu Nacional de Arte Antiga a Lisbona. 

La raffigurazione degli episodi è nell’interno dello scomparto di sinistra, visibile quando quest’ultimo è aperto. Sant’Antonio viene trascinato da demoni in volo, e quindi, dopo la caduta, soccorso dai compagni, secondo la “Leggenda aurea” ed il racconto di S. Atanasio.

La struttura compositiva della tavola – secondo il Combe – viene articolata in un incedere di piani a zigzaganti dal basso all’alto, dove si evidenzia la volontà dell’artista di voler differenziare i piani prospettici delle due tavole laterali da quelli della composizione centrale.

Il gruppo delle figure in volo rappresenta – in senso religioso – una nota stonata, tipica dell’estro compositivo dell’artista.

Il volo viene raffigurato in un spazio indefinito, in un vago “a piombo” inserito fra il primo piano – dove è caduto il Santo – ed il magnifico sfondo col mare dove appaiono imbarcazioni, tra le quali una in fase di affondamento (per il Combe la tragica scena della nave dovrebbe simboleggiare nell’artista il naufragio dell’anima, proprio come l’albero troncato della nave in volo.

La creazione del mondo di Hieronymus Bosch

Hieronymus Bosch: Trittico delle delizie – La creazione del mondo

Trittico delle delizie: raffigurazione esterna delle ante - La creazione del mondo
Hieronymus Bosch: Trittico delle delizie: raffigurazione esterna delle ante – La creazione del mondo, 220 x 195 cm.

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Sull’opera: “La creazione del mondo” è un dipinto autografo di Bosch, facente parte della serie del “Trittico delle delizie” – raffigurazioni esterne delle ante – realizzato con tecnica a olio su tavola nel 1503-04, misura 220 x 195 cm. ed è custodito nel Museo del Prado a Madrid. 

L’opera in esame, in un’unica composizione, comprende le facce esterne delle ante ed è visibile quando queste sono chiuse.

Trattasi della raffigurazione del terzo giorno della “Genesi”, dato il volo d’uccello all’interno del globo di cristallo che secondo il Tolnay (1937 – 1965) indicherebbe la fragilità dell’universo.

Su ambedue le ante, in alto, si legge la scritta biblica “Ipse dixit et facta su[n]t, // Ipse ma[n]davit et creata su[n]t” (“Salmi”, XXXII 9, CXLVIII 5).

La raffigurazione di un mondo inserito in un globo trasparente, secondo il Bax (1949) potrebbe richiamare un medaglione del Pisanello, mentre per il Tolnay il Bosch riprende il tondo con il Giudizio finale nella raffigurazione dei sette peccati capitali e trae ulteriore spunto da una miniatura (1445) del Livre des merveilles du monde (attualmente custodita nella Morgan Library di New York).

Giardino delle delizie di Hieronymus Bosch

Hieronymus Bosch: Trittico delle delizie – Giardino delle delizie

Hieronymus Bosch: Trittico delle delizie: parte centrale - Il giardino delle delizie
Hieronymus Bosch: Trittico delle delizie: parte centrale – Il giardino delle delizie, 220 x 195 cm. Museo del Prado a Madrid.

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Sull’opera: Il “Giardino delle delizie” è un dipinto autografo di Bosch, facente parte della serie del “Trittico delle delizie” – scomparto centrale – realizzato con tecnica a olio su tavola nel 1503-04, misura 220 x 195 cm. ed è custodito nel Museo del Prado a Madrid. 

 Il “Giardino delle delizie” è dipinto nel riquadro centrale del trittico, visibile ad ante aperte. In esso vi sono raffigurati gli ignudi di entrambi i sessi – appartenenti  a più razze – uniti in gruppi, o semplicemente in coppie entro strani contenitori, o separé, di natura vegetale o minerale.

Tutta questa gente è intenta ai piaceri carnali di ogni tipo. A proposito di ciò il Bax (1956) evidenzia l’aberrazione raggiunta facendo notare una giovane coppia entro la torre rossa a destra in basso, insieme ad un terzo uomo che mostra un enorme pesce.

Secondo il Tolnay (1937 e 1965) il Bosch si è ispirato alla descrizione letteraria dell’Apocalisse di Baruch (quarto ciclo, cap. X), dove appare una grande pianura con uno stagno ed enormi uccelli esotici.

Il Combe (1946 e 1957) vede la composizione come un’atmosfera onirica al “sonno delle anime” annebbiate dal vizio, mentre il Castelli (1952) indica – come già fece nel trittico del fieno – il peccato nel sopprimere il contendente, esaltando la pura-egoistica sensazione “che ignora l’altro come senziente e lo accoglie solo come sentito”.

Per il Fraenger [1947], viceversa, l’artista si è ispirato all’ “ars amandi” degli Adamiti, una raffigurazione sublime ed innocente. Il Dorfles (1953) spiega come l’ambiguo ed il gentile intrecciarsi delle figure sia probabilmente ispirato dalle “stoven”, bagni galanti e malfamati del periodo boschiano, ma – secondo altri studiosi –  i nudi hanno il considerevole pregio delle miniature fiamminghe del Quattrocento.

Al centro della rappresentazione compare la “cavalcata della libidine” che gira in senso antiorario intorno ad un laghetto, considerato come la fonte della giovinezza (il Combe lo indica come un elisir di vita), dove alcune donne sguazzano nell’acqua miracolosa, con in testa pavoni (simboli di vanità), corvi (incredulità), ibis (mangiatori di pesce morto, ovvero le gioie vissute).

Gli animali della cavalcata non sono soltanto i classici cavalli ma anche pantere, leopardi, orsi, tori, leoni, cervi, liocorni, asini, maiali grifoni, capre e cammelli – tutti ispirati dagli scritti mistici e dai bestiari – che secondo il Bax corrisponderebbero ai simboli della lussuria (per il Baldass, altri peccati, mentre per il Combe, animali del Salvatore).

Trittico delle delizie – L’inferno musicale di Hieronymus Bosch

Hieronymus Bosch:Trittico delle delizie – L’inferno musicale

Hieronymus Bosch: Trittico delle delizie - L'inferno musicale
Bosch: Trittico delle delizie: parte destra – L’inferno musicale, cm. 320 x 97 cm.

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Sull’opera: “L’inferno musicale” è un dipinto autografo di Bosch, facente parte della serie del “Trittico delle delizie” – anta destra – realizzato con tecnica a olio su tavola nel 1503-04, misura 320 x 97 cm. ed è custodito nel Museo del Prado a Madrid. 

L’inferno musicale è dipinto nella parte interna dell’anta di destra ed è visibile quando questa è aperta.

Nella composizione vengono raffigurate le anime di coloro che in vita abusarono dei piaceri carnali e che commisero altre altre colpe (il Bax – 1956 – ipotizza che si trattii dei sette peccati capitali).

Secondo il Tolnay (1937 – 1965), il Bosch in questo dipinto si ispira alla legge del contrappasso della Divina Commedia oltre che a  fonti letterarie come la “Visione di Tondalo”, soprattutto nella stesura dell’inferno di ghiaccio e di fuoco, in quella di Satana che divora le anime dannate, nella configurazione del ponte sul fiume. Per il Baldass (1959) l’artista attinge anche dal “Grand calendrier des bergers” pubblicato nel 1493.

Ai vari elementi raffigurati nella composizione gli studiosi di storia dell’arte Bax, Tolnay e Fraenger, assegnano una valenza simbolica esclusivamente relativa al sesso (pattini e coltelli, simboleggiano il maschio. Vaso e lanterna, indicano la femmina, mentre la salita della scala rappresenta l’amplesso.

Il Combe [1946 e 1957] invece fa riferimento alla Bibbia e all’alchimia (alla quale sono da collegare le fredde e scure tonalità tendenti all’azzurro degli sconvolgenti e tenebrosi pozzi infernali).

 

Trittico delle delizie – Il Paradiso terrestre di Hieronymus Bosch

Hieronymus Bosch:Trittico delle delizie – Il Paradiso terrestre

Hieronymus Bosch: Trittico delle delizie - Il Paradiso terrestre
Hieronymus Bosch: Trittico delle delizie: parte sinistra – Il Paradiso terrestre, 220 x 97 cm., Museo del Prado, Madrid.

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Sull’opera: Il “Paradiso terrestre” è un dipinto autografo di Bosch, facente parte della serie del “Trittico delle delizie” – interno anta sinistra – realizzato con tecnica a olio su tavola nel 1503-04, misura 220 x 97 cm. ed è custodito nel Museo del Prado a Madrid. 

Il riquadro del Paradiso terrestre è raffigurato sulla parte interna dell’anta sinistra ed è visibile quando quest’ultima è aperta. La composizione – che riguarda la “Creazione”, il “Peccato originale” e la “Cacciata” – è ridotta all’essenziale.

Discordanti sono le varie interpretazioni: secondo il Fraenger (1947), il Bosch presenta un’enfatizzazione dell’unione sessuale attraverso Gesù Cristo. Per il Tolnay (1965), in un’eccezionale iconografia in pittura, Adamo – già desto – viene presentato dal Creatore ad Eva.

Le caratteristiche somatiche si presentano in una forma di realismo ormai ripreso e sviluppato da van Eyck. Secondo il Combe (1946 – 1957), l’immagine dell’Eterno  raffigurato come un Cristo richiama le antiche tradizioni, trascurate dai pittori del Quattrocento ma riproposta dal Bosch, secondo cui il mondo fu creato da Dio per via del suo “Verbo”.

La struttura compositiva della dell’opera in esame viene costruita dal basso all’alto con piani che seguono un andamento circolare, in cui appaiono sinistri segnali di un’energia contro natura nelle piante, nelle tondeggianti rocce, nelle rupi e negli animali appartenenti ad una specie rara, che si divorano vicendevolmente.

Nel fondo, in tonalità azzurrina, emergono  quattro indefinibili rupi che fungono da alloggio per gli uccelli.

Lo strano cactus – sulla sinistra di Adamo – che viene comunemente considerato l’albero della vita, secondo il Combe è stato ispirato da un’incisione del “Liber chronicarum” dello Schedel (Koberger, Norimberga 1493).

 

Il Trittico delle delizie di Hieronymus Bosch

Hieronymus Bosch: Trittico delle delizie

Sull’opera: Il “Trittico delle delizie” è una serie di dipinti – alcuni autografi di Bosch, altri prevalentemente attribuitigli – realizzati con tecnica a olio su tavola nel 1503-04. Il complesso è custodito nel Museo del Prado a Madrid. 

Il complesso in esame è il secondo tra i grandi trittici – stando ad alcuni studiosi di storia dell’arte – che pervenne integro nel Museo del Prado a Madrid. In precedenza apparteneva al priore don Fernando dell’Ordine di San Juan, figlio naturale del duca d’Alba, quindi passò a Filippo II. Il trittico viene citato – con la scritta “una pintura de la variedad del mundo” – nell’inventario dei quadri che il sovrano trasferì all’Escorial l’8 luglio 1593.

Il primo titolo del complesso pittorico, dato dal frate Sigùenca (1605), fu il “Quadro delle fragole”, a cui seguirono altre denominazioni come “la lujuria”, o come – nel catalogo dell’Escoriai del Pelerò – “Los deleites terrenales”.

L’autografia riferita al Bosch è ormai universalmente riconosciuta (soltanto il Dollmayr, nel 1898 ipotizzava la mano del ‘Maestro M’) sin dal 1889 a partire dallo Justi. Per quanto riguarda la cronologia dell’opera, quella avanzata dal Baldass nel 1917, relativa al periodo giovanile dell’artista, non rispecchiava quel momento, né per lo stile, né per la configurazione arcaica dei piani e neanche per la completa assenza di realismo. Per queste ragioni, per il delicato cromatismo – diffuso alla fine del Quattrocento in tutta l’Europa – per l’eleganza tonale della stesura pittorica e per il ritorno al tardogotico di ritmi vivi e vibranti, Il Tolnay (1937) propose di ritardarla al periodo intorno al 1510, che comprende quello della realizzazione del Trittico dell’Epifania (custodito al Prado).

Per le quattro raffigurazioni,  l’interpretazione più accettata è quella moralistico-didascalica e cioè: sulle ante esterne, “La Genesi” (terzo giorno), come premessa; nello scomparto di sinistra (ad anta aperta), il “Paradiso terrestre” con integrata la “Creazione di Eva”, evento fondamentale dei mali terreni; al centro, il “Giardino delle delizie”, dove vengono raffigurati i peccati carnali; a destra, ad anta aperta, l’ “Inferno musicale” come castigo delle anime peccatrici.

Secondo il Tolnay il significato moralistico viene spiegato in senso psicoanalitico: Bosch avrebbe realizzato la composizione del sogno di un’umanità desiderosa a soddisfare le conculcate passioni di amore dell’inconscio, e quindi impiegato come simboli erotici quelli derivanti dalle teorie dei sogni di Macrobio (“Commentario al Sogno di Scipione l’Africano” di Cicerone), e le ‘chiavi dei sogni’ del tardo Quattrocento (Les songes de Daniel Prophète,1482), i cui antichi motivi si riverserebbero con un nuovo valore scientifico nella psicoanalisi di Freud e nella psicologia del profondo dello Jung.

Descrizione delle opere e raffigurazione dei particolari:

raffigurazione esterna delle ante - La creazione del mondo, 220 x 195 cm.

Trittico delle delizie: raffigurazione esterna delle ante – La creazione del mondo, 220 x 195 cm.

Trittico delle delizie, parte sinistra, Prado, Madrid.

Trittico delle delizie: parte sinistra – Il Paradiso terrestre, 220 x 97 cm.

Trittico delle delizie, parte centrale, Prado, Madrid.

Trittico delle delizie: parte centrale – Il giardino delle delizie, 220 x 195 cm.

Trittico delle delizie, parte destra, Prado, Madrid.

Trittico delle delizie: parte destra – L’inferno musicale, cm. 320 x 97 cm.

13 Bosch - Trittico delle delizie

Particolari del Paradiso Terrestre, cm. 36,7 i piccoli e cm. 75,3 il grande

14 Bosch - Trittico delle delizie

Particolare dell’inferno musicale, cm. 97

15 Bosch - Trittico delle delizie

Particolare del giardino delle delizie, cm. 28,4

16 Bosch - Trittico delle delizie

Particolare del giardino delle delizie, cm. 29,6

17 Bosch - Trittico delle delizie

Particolare del giardino delle delizie, cm. 16,2 ciascuno

18 Bosch - Trittico delle delizie

Particolare del giardino delle delizie

19 Bosch - Trittico delle delizie

 Particolare del giardino delle delizie.

Il Cammino della vita di Hieronymus Bosch

Hieronymus Bosch: Il Cammino della vita

Hieronymus Bosch: Sportelli: "Cammino della vita"
Hieronymus Bosch: Trittico del fieno Sportelli: “Cammino della vita”, 135 x 90 cm.

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Sull’opera: Il “Cammino della vita” è un dipinto autografo di Bosch, facente parte della serie del “Trittico del fieno” – esterno degli sportelli – realizzato con tecnica a olio su tavola nel 1502-04, misura 135 x 90 cm. ed è custodito nel Museo del Prado a Madrid. 

La composizione è raffigurata in un’unica soluzione nei due comparti esterni delle due ante ed è visibile quando queste ultime sono chiuse.

Al centro, in primo piano, è raffigurato un pellegrino male equipaggiato e malvestito, con una grossa borsa sulle spalle e un lungo bastone tra le mani.

L’uomo, che appare alquanto affaticato, percorre lentamente una stradicciola che porta ad un instabile ponticello (che per il Tolnay – 1965 – potrebbe essere un riferimento al Salmo XXV, 4).

L’immagine, assai triste e sconsolata, ha molte similitudini con quella del “Figliol prodigo” dello stesso Bosch (olio su tavola, 71 x 70,6 cm., custodito nel Museo di Boymans- van Beuninge di Rotterdam) ed è stata messa in relazione con l’incisione del “Maestro E. S.”, con il “Grande giardino d’amore” (Baldass, 1926) e  con la “Carta del Matto”..

Trittico del fieno – Il carro del fieno di Hieronymus Bosch

Hieronymus Bosch: Trittico del fieno – Il carro del fieno

Hieronymus Bosch: Trittico del fieno - Il carro del fieno
Hieronymus Bosch: Trittico del fieno Parte centrale: “Il carro del fieno”, 135 x 100 cm.

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Sull’opera: “Il carro del fieno” è un dipinto autografo di Bosch, appartenente alla serie del “Trittico del fieno” – parte centrale – realizzato con tecnica a olio su tavola nel 1502-04, misura 135 x 100 cm. ed è custodito nel Museo del Prado a Madrid. 

La composizione, rappresentata nello scomparto centrale, è quella che reca la firma dell’artista – in basso a destra – scritta per esteso a caratteri gotici: “Jheronimus bosch”.

Il carro, che simboleggia uno fra i più importanti beni terreni, è collocato esattamente al centro del dipinto. A proposito dell’ubicazione di quest’ultimo, il Tolnay – nel 1965 – evoca le strutture iconografiche dei trionfi italiani.

 Sempre secondo lo studioso, il carro pare avanzare autonomamente, risaltato da una sconfinata paesistica olandese sullo sfondo, che indica il diretto spirito d’osservazione dell’artista. Osservando attentamente il quadro ci accorgiamo invece che a tirare il carro verso destra con l’immenso carico – in direzione dell’inferno, rappresentato nell’anta di destra – sono esseri orrendi con teste d’animali, che lo stesso Tolnay (1965) avvicina a quelle raffigurate in scene sataniche con processioni. Sempre in riferimento agli esseri mostruosi, il Combe (1946 – 1957), riferendosi alle silografìe del Quattrocento con le metamorfosi dei compagni d’Ulisse, pensa alla rappresentazione d’una trasformazione ormai in atto nel Bosch; il Sigùenca nel 1605 vi riconobbe i simboli di più peccati.

Un turbinio sfrenato di gente d’ogni ceto si muove intorno al carro in marcia per accompagnarlo, rischiando ogni genere di strazio – come il venire schiacciati dalle le ruote – pur di conquistare pochi frammenti di fieno. Dietro il carro (sulla sinistra) stanno i personaggi più potenti della terra  – papa, imperatore e re – alla guida del corteggio, mentre monache e preti si guardano bene a non porsi dietro alla gente comune, come imposto dalla polemica pre-riformistica di quel tempo contro la corruzione del mondo clericale, ispirata dai religiosi e dai “Fratelli della Vita Comune”. Tale movimento, che prediligeva il culto della Madonna e che, tra l’altro, si occupava di opere di beneficenza, influì molto sul cambiamento del Bosch. Sul carro si trovano i peccatori appartenenti ad entrambi i sessi – simboleggianti la lussuria –  spiati da una civetta – simbolo di eresia o cecità – istigati da un diavolo con la coda di pavone – simbolo di vanità – nell’atto di suonare una tromba ottenuta dalla trasfigurazione del suo stesso naso (fonte: Combe, mentre per il Sigùenca è solo la tromba della gloria mondana). Dietro al gruppo, dal boschetto, appare la brocca del Diavolo (il Combe la riferisce alla tradizione popolare che vedeva il “Demonio” saltare fuori da una brocca nel sabba delle streghe). Sempre in relazione al gruppo sul carro, all’estrema sinistra si trova un angelo orante in ginocchio con lo sguardo diretto verso il Cristo sulla nube, che rappresenta la giusta contrapposizione al diavolo.

In basso, in primo piano, viene raffigurata una breve casistica dei peccati terreni, mentre – al centro – si sta consumando la scena di un assassinio (secondo il Baldass – 1969 –  ripresa dal Bruegel nell’incisione dell’Ira).

Nell’elencare le varie scene – da sinistra a destra – possiamo osservare le malvagie arti di due zingare (fonte: Baldass, 1943) alle quali si avvicina una donna per  per farsi leggere la mano, gli inganni d’un imbroglione, la misteriosa incitazione d’una monaca a un suonatore di cornamusa, un opulento monaco raffigurato come accanito bevitore.

Le fonti che hanno ispirato il Bosch nella tematica della composizione in esame sono interpretate dagli studiosi nella maniera più svariata. Fra tutte, quella del Tolnay (1937 e 1965) appare tra le più interessanti: un’illustrazione basata sul vecchio proverbio delle Fiandre che vede il mondo come un carro di fieno, dove ognuno arraffa tutto quello che può raggiungere (detto originale: “il mondo è come un carro di fieno, ciascuno ne arraffa quello che può”).