Pittore Amico Aspertini

Amico Aspertini (Bologna 1474 circa, Bologna 1552)

Volta della Cappella della Croce in San Frediano, Lucca
Sopra, un’opera decorativa dell’artista: Volta della Cappella della Croce in San Frediano, Lucca.

Cenni biografici di Amico Aspertini

Nascita: Bologna, intorno al 1474.

Morte: Bologna 1552.

Formazione artistica: appartenente ad una famiglia di pittori (suo padre era Giovanni Antonio, suo fratello si chiamava Guido), riceve i suoi primi insegnamenti artistici da Francesco Francia e Lorenzo Costa. Il suo stile è fortemente influenzato dalla pittura del Pinturicchio.

Periodo di appartenenza: Rinascimento.

La sua pittura: Rinascimentale con un linguaggio artistico abbastanza complesso che si sposta verso l’eclettico e l’eccentrico, anticipando in qualche modo quello manieristico.

Aspertini è uno fra i più grandi esponenti del gruppo appartenente alla Scuola bolognese. L’artista spesso lavora contemporaneamente con due pennelli, uno nella mano destra l’altro nella sinistra riuscendo a fare tocchi multipli di chiaro-scuro.

Dove è artisticamente attivo: Bologna, Roma.

Alcune sue opere

Adorazione dei Pastori custodita negli Staatliche Museen di Berlino.

Affreschi dell’Oratorio di Santa Cecilia a Bologna.

L’Adorazione dei Pastori custodito nella Galleria degli Uffizi di Firenze.

Pieta con San Marco, Battaglia delle Amazzoni.

“Continenza di Scipione” e “Ratto delle Sabine” al Museo del Prado di Madrid.

Un cenno bibliografico:

John P. O’Neill, Francis P. Smyth, Il periodo del Correggio e del Carracci (The Age of Correggio and the Carracci): (Dipinti emiliani) Emilian Painting of the 16th and 17th Centuries (in inglese) Washington DC, National Gallery of Art, 1986.


Pittore Giuseppe Arcimboldo (i)

(Milano, 5 aprile 1526 – Milano, 11 luglio 1593)

L'Imperatore Rodolfo
L’imperatore Rodolfo II in veste di Vertumno (1591, Skoklosters slott di Stoccolma).
L'ortolano
L’ortolano o Ortaggi in una ciotola, Museo Civico “Ala Ponzone” di Cremona.

Biografia

Nascita: Milano 1527? (1526/1530?).

Morte: 11 luglio 1593.

Formazione artistica: i primi insegnamenti li riceve dal padre Biagio, anch’esso pittore. Anche le prime esperienze artistiche le fa nella bottega del padre e con lui realizza importanti opere per il duomo di Milano.

Sue, con molta probabilità, sono le preparazioni su cartoni delle storie di Santa Caterina di Alessandria che dovevano servire per la realizzazione delle vetrate del duomo.

Periodo di appartenenza: Manierismo ma si stacca da esso con le sue curiose tematiche

 La sua pittura: Si rileva la stravaganza pittorica di Arcimboldo nelle “Teste Composte”, fisionomie capricciose ottenute attraverso grottesche composizioni di un’inconsueta varietà di “cose” viventi.

I suoi lavori più famosi sono evidentemente le otto tavole di modeste dimensioni (50 x 66 cm.) che raffigurano, sotto l’aspetto di ritrattistica allegorica, non solo le quattro stagioni dell’anno, cioè la Primavera, l’Estate, l’ Autunno e l’Inverno ma anche i quattro elementi dell’universo (Aria, Terra, Acqua e Fuoco).

Queste otto opere allegoriche, nelle quali spicca la meticolosa cura dei particolari di chiara influenza nordica e la ricchissima varietà cromatica di brillanti impasti, sono nati nella mente di Arcimboldo per fronteggiarsi le une con le altre nelle stanze della residenza imperiale di Massimiliano II d’Asburgo.

Dove è artisticamente attivo:  Milano, Monza, Como, Austria (parte alla volta di Vienna nel 1562, invitato a corte dal futuro imperatore Massimiliano II d’Asburgo.

Alcune sue opere: 148 i disegni del famoso Carnet di Rodolfo II custodito alla Galleria degli Uffizi di Firenze), Primavera, Estate, Autunno e Inverno, (realizzati nel 1573), tutti olio su tavola conservati al Musée du Louvre. Primavera, (realizzato nel 1563), Estate ( nel 1563), Inverno ( nel 1563), L’Acqua (nel 1563-64), Il Fuoco, (nel 1566), olio su tavola, custoditi al Kunsthistorisches Museum di Vienna; Primavera,  alla Real Accademia di Belle Arti di S. Fernando a Madrid. Ritratto di Rodolfo, Il Bibliotecario (1566), L’Avvocato (1566), L’Ortolano o Ortaggi in una ciotola, Autoritratto (1575 circa).

Un cenno  bibliografico: BARTHES, Arcimboldo Abscondita, anno 2005,  Milano.


Pittore Alesso (o Alessio) Baldovinetti

Pittore Alesso Baldovinetti (Firenze, 14 ottobre 1425 – Firenze, 29 agosto 1499)

Alesso Baldovinetti: Madonna col Bambino
Alesso Baldovinetti: Sopra, un’opera dell’artista: Madonna col Bambino, 1470, Louvre, Parigi.

Cenni biografici su Alesso Baldovinetti (o Alessio)

Nascita: Firenze, 1425.

Morte: Firenze, 1499.

Formazione artistica: probabilmente discepolo di Domenico Veneziano, subisce le influenze di Beato Angelico. Un suo importante allievo è il Ghirlandaio.

Periodo di appartenenza: Rinascimento.

La sua pittura: rinascimentale prevalentemente ad affresco.  Realizza anche diversi mosaici.

Alcune sue opere

Ciclo di affreschi, realizzati insieme a Domenico Veneziano, nella chiesa di Sant’Egidio (andati completamente distrutti tranne alcuni frammenti delle sinopie, L’Annunciazione (custodita agli Uffizi), un’altra Annunciazione (custodita a Firenze nella chiesa di S. Miniato al Monte), una Madonna (custodita al Louvre),  mosaici nel Battistero di San Giovanni (nel soffitto).

Bibliografia

L. Becherucci, I musei di S. Croce e di S. Spirito, anno 1983, Firenze.

R. Bartalini in Pittura di luce, Alesso Baldovinetti – Giovanni di Francesco e l’arte fiorentina di metà Quattrocento, anno 1990, Milano.

R. W. Kennedy, Alesso Baldovinetti. A critical and historical Study, anno 1938, New Haven.


Pittore Balducci Giovanni detto il Cosci

 Balducci Giovanni detto il Cosci (Fi, 1560 – Na, dopo il 1631)
Pala del perdono di Carlo Gesualdo
Giovanni Balducci: Sopra, una pala d’altare dell’artista: Pala del perdono di Carlo Gesualdo, 1609, Chiesa santa Maria delle Grazie, Gesualdo.

Cenni biografici su Balducci Giovanni detto il Cosci

Nascita: Firenze, 1560.

Morte: Napoli ma non si hanno più notizie dal 1631.

Formazione artistica: il suo primo avvio alla carriera artistica si compie nella bottega di Giovan Battista Naldini, un pittore manierista influenzato dalla pittura del Vasari.

Collabora, nella realizzazione degli affreschi del Giudizio Universale a Firenze in S. Maria del fiore, con Federico Zuccaro.

Si iscrive all’Accademia delle Belle Arti (sezione disegno) nel 1578.

La sua pittura: Rinascimentale. Nella sua pittura, prevalentemente affreschi, si evidenziano note di classicismo del Quattrocento, specialmente nelle immagini in atteggiamenti devozionali, che richiamano appunto la pittura religiosa fiorentina di quel tempo, influenzata da Santi di Tito.

Dove è artisticamente attivo: Firenze, Roma, Volterra e negli ultimi periodi a Napoli.

Alcune sue opere

Gli affreschi, in collaborazione con Naldini, a Roma nella chiesa di Trinità dei Monti; Gli affreschi, in collaborazione con altri artisti guidati da Alessandro Allori, ai soffitti dei corridoi dell’ultimo piano nella Galleria degli Uffizi a Firenze; l’ultima Cena in Santa Maria del fiore; il matrimonio mistico (le nozze mistiche) di Santa Caterina a San Gimignano nella chiesa di Sant’Agostino; un ciclo sulla vita del Cristo nell’Oratorio dei Pretoni a Firenze; il Miracolo dei pani e dei pesci  nel duomo di Volterra.


Pittore Giovanni Battista Caracciolo meglio conosciuto come il Battistello

Breve biografia di Battistello (Napoli, 1578 – ivi, 1635)

Battistello - Salomè
Battistello: Sopra, un’opera dell’artista: Salomè, Galleria degli Uffizi, Firenze

Breve biografia di Battistello

Il Battistello – attivo a Napoli, Roma, Genova e Firenze – fu un importante seguace della pittura caravaggesca.

Il suo linguaggio pittorico ebbe un grosso sussulto nell’apprendistato presso il pittore Fabrizio Santafede (Napoli, 1560 – 1634), uno dei forti sostenitori dell’arte del Caravaggio quando questi, intorno alla fine del seicento, soggiornò per circa otto mesi  nella città partenopea per sottrarsi all’arresto in seguito all’omicidio compiuto a Roma.

L’impatto sull’arte del Battistello in quel periodo di apprendistato fu rapido e profondo.

Appena sei anni più giovane del Caravaggio, e discepolo di Belisario Corenzio (Acaia, 1558 – Napoli, 1646?) e Francesco Imparato, fu uno dei più grandi interpreti del rivoluzionario stile introdotto dal grande maestro, incentrato sulla drammaticità e sul profondo tenebrismo in una pittura di scarsa dilatazione spaziale – e quasi piana – con solide figure i cui contrasti di luce-ombra rendevano quasi superflua la la prospettiva geometrica.

Uno fra i primi dipinti di netto stampo caravaggesco fu “La liberazione di San Pietro”, realizzata tra il 1608 ed il 1610 per la chiesa del Pio Monte della Misericordia, la stessa struttura che attualmente conserva le “Sette opere di Misericordia” del Caravaggio).

La sua arte incominciò a farsi più raffinata già dal 1614, durante il soggiorno romano, dopo essere diventato il più importante esponente della scuola napoletana.

Le tematiche  che più amava erano quelle a sfondo sacro, con decorazioni ad affresco e pale d’altare, talvolta impiegando in modo troppo integrale il linguaggio caravaggesco, che le rendeva insolite.

Il periodo romano del Battistello in effetti, oltre che sviluppare il suo stile, lo aiutò ad apprezzare le varie correnti che in quel periodo dominavano nella capitale, acquisendo quindi nuovi elementi che progressivamente lo allontanarono dall’integralismo caravaggesco.

Nel 1618 si recò a Genova, poi a Firenze e quindi fece ritorno nella capitale, dove fu influenzato dalla pittura classicheggiante di Annibale Carracci e della scuola emiliana, integrando quindi il suo personale – e già raffinato – caravaggismo con le nuove tendenze barocche.

Quando ritornò nella città partenopea, mise in pratica la nuova sintesi stilistica sulle ultime e maestose decorazioni, tra le quali ricordiamo quella de “La lavanda dei piedi” realizzata nel 1622, il suo grande capolavoro realizzato per la Certosa di San Martino.

Il Battistello morì nel 1635 a Napoli [Storia e civiltà della Campania, Il Rinascimento e l’Età Barocca” – Pugliese Carratelli Giovanni – Electa Napoli, 1993].

Opere del Battistello

San Giovanni Battista nel deserto, intorno agli anni 1610-1620, tecnica a olio su tela, 50 x 37 cm, Art Museum, Berkeley.

Cristo davanti a Caifa, intorno agli anni 1611-1620, tecnica a olio su tela, 73 x 103 cm, Ermitage, San Pietroburgo.

Cristo e l’angelo nell’orto, anni 1615-17, tecnica a olio su tela, 148 x 124 cm, Kunsthistorisches Museum, Vienna.

Liberazione di san Pietro, anno 1615, tecnica a olio su tela, Chiesa del Pio Monte della Misericordia, Napoli.

Madonna delle anime purganti tra i santi Francesco e Chiara, tecnica a olio su tela, già in S. Chiara di Nola, attualmente nel Museo di Capodimonte, Napoli.

Salomè con la testa di Giovanni Battista, anni 1615-20, tecnica a olio su tela, Galleria degli Uffizi, Firenze.

Riposo durante la fuga in Egitto, intorno all’anno 1618, tecnica a olio su tela, 205 x 186 cm, Palazzo Pitti, Galleria Palatina, Firenze.

Cupido dormiente, anno 1618, tecnica a olio su tela, 92 x 127 cm, Royal Collection, Hampton Court.

Madonna con Bambino, intorno all’anno 1620, tecnica a olio su tela, 107 x 81 cm, County Museum of Art, Los Angeles.

Sant’Onofrio, intorno al 1625, tecnica a olio su tela, 180 x 116 cm, Galleria Nazionale d’Arte Antica, Roma.

Cristo alla colonna, intorno al 1625, tecnica a olio su tela, 183 x 129 cm, Museo di Capodimonte, Napoli.

Madonna col Bambino e sant’Anna, intorno agli anni 1620-25, tecnica a olio su tela, 119 x 152 cm, Kunsthistorisches Museum, Vienna.

La presentazione di Gesù al Tempio, tecnica a olio su tela, Marcianise (CE).

Martirio di San Lorenzo, primo decennio Seicento, Casa-Museo Signorini Corsi, L’Aquila.

Madonna col Bambino in gloria e Santi anno XV secolo, tecnica a olio su tela, Stilo (provincia di Reggio Calabria).


Pittore Domenico Beccafumi

Domenico Beccafumi (Valdibibiena, Montaperti, 1486 – Siena, 1551)
Stimmate di santa Caterina
Domenico Beccafumi: Stimmate di santa Caterina, intorno al 1515, Pinacoteca Nazionale di Siena.

Cenni biografici del Beccafumi

Nascita: Valdibibiena, Montaperti (Siena), 1486.

Morte: Siena, 1551.

Formazione artistica: avviene negli ambienti fiorentini; inoltre viene influenzato dal clima creato da Raffaello, M. Albertinelli e Fra’ Bartolomeo, come testimoniano i suoi primi lavori giovanili, tra cui citiamo il Trittico della Trinità (anno 1513) custodito nella Pinacoteca di Siena e gli affreschi dell’Oratorio di San Bernardino (anni 1517-1518) a Siena. Influenzato anche dallo studio delle opere del Perugino e del Sodoma.

Periodo di appartenenza: Rinascimento.

La sua pittura: Manierista. Nelle sue opere il Beccafumi raggiunge una peculiarità coloristica di alto livello in una vibrante e luminosa atmosfera che mette in evidenza la suggestione dell’arte nord-europea del suo periodo.

Dove è artisticamente attivo: Roma, Firenze, Siena.

Il Beccafumi fu celebre anche per le sue incisioni, di notevole levatura, di cui gli studiosi più volte, e fino a tempi recenti, ne hanno inspiegabilmente negata l’autografa realizzazione, nonostante le notizie affermative del Vasari, che fu stretto amico dell’artista senese.

Le opere del Beccafumi

Incontro di Gioacchino e Anna alla Porta d’Oro, 1513, affresco, Siena, Complesso museale di Santa Maria della Scala.

Trittico della Trinità, anno 1513, Pinacoteca nazionale, Siena.

Comunione miracolosa di santa Caterina da Siena, anni 1513-1515, Getty Museum, Los Angeles.

Santa Caterina da Siena riceve le stimmate, anni 1513-1515, Getty Museum, Los Angeles.

Sacra Famiglia (opera attribuita all’artista), intorno al 1514, Musei civici, Pesaro.

Ratto d’Europa (opera attribuita all’artista), intorno al 1514, proprietà privata, Siena.

Sacra Famiglia con san Giovannino, intorno al 1514-1515, Galleria degli Uffizi, Firenze.

Giuditta con la testa di Oloferne, intorno al 1514-1515, Wallace Collection, Londra.

San Paolo in trono, intorno al 1515, Museo dell’Opera del Duomo, Siena.

Santa Caterina da Siena riceve le stimmate tra i santi Benedetto e Girolamo, intorno al 1515, Pinacoteca nazionale, Siena.

Madonna Bellanti, intorno al 1515, Pinacoteca Nazionale, Siena.

Sacra Famiglia, intorno al 1517, proprietà privata, Henfield (Sussex).

Storie della Vergine (con gli aiuti del Sodoma e di Girolamo del Pacchia), intorno al 1518, Oratorio di San Bernardino, Siena.

Penelope, intorno al 1519, Pinacoteca Manfrediana, Venezia.

Camera di Francesco di Camillo Petrucci, anno 1519, divisa tra Firenze, Roma, Birminghan e Londra:

  • Lupercali, Casa Martelli, Firenze.

  • Culto di Vesta, Casa Martelli, Firenze.

  • Cornelia, Galleria Doria Pamphili, Roma.

Venere, Barber Institute di Fine Art, Birminghams.

Tanaquilla, National Gallery, Londra.

Marzia, National Gallery, Londra.

Storia di Papirio, intorno al 1520, National Gallery, Londra.

Madonna col Bambino e sant’Anna, intorno al 1520, palazzo Chigi-Saracini, Siena.

Decorazioni del pavimento tratte da suoi cartoni, anni 1519-1524, Duomo di Siena, Siena.

Episodi della storia romana, intorno al 1520-1524, Palazzo Bindi Sergardi, Siena.

Marcia, intorno al 1520-1525, National Gallery, Londra.

Ercole al bivio, intorno al 1520-1525, Museo Bardini, Firenze.

Tanaquilla, intorno al 1520-1525, National Gallery, Londra.

Ratto di Europa, intorno al 1520-1525, collezione Guarini del Taja, Siena.

Deucalione e Pirra, intorno al 1520-1525, Museo Horne, Firenze.

Santa Lucia, anno 1521, Pinacoteca Nazionale, Siena.

Matrimonio mistico di santa Caterina, intorno al 1521, Ermitage, San Pietroburgo.

Sacra Famiglia con san Giovannino e l’agnellino, intorno al 1521-1522, Alte Pinakothek, Monaco di Baviera.

Sacra Famiglia con san Giovannino e l’agnellino tra serafini, intorno al 1521-1522, Galleria Palatina, Firenze.

Putti reggenti un tondo con l’ebbrezza di Noè, intorno al 1522-1523, Museo Horne, Firenze.

Madonna col Bambino e i santi Giovannino e Gerolamo, intorno al 1523-1524, Museo Thyssen-Bornemisza, Madrid.

Natività, intorno al 1524, chiesa di San Martino, Siena.

San Michele scaccia gli angeli ribelli, intorno al 1524, Pinacoteca Nazionale, Siena.

Sacra Famiglia con san Giovannino e un donatore, intorno al 1525, Museo Horne, Firenze.

Sant’Ignazio d’Antiochia sventrato per ordine di Traiano, anni 1525-1527, Art Institute, Chicago.

Continenza di Scipione, intorno al 1525-1530, Lucca, Museo di palazzo Mansi.

Autoritratto, intorno al 1525-1530, tecnica a olio su carta applicata a tela, 32 x 24,5 cm, Galleria degli Uffizi, Firenze.

Miracolo di san Michele sul Gargano, intorno al 1526-1528, Carnegie Museum of Art, Pittsburgh.

Apparizione di san Michele a Castel Sant’Angelo di fronte a papa Gregorio Magno, intorno al 1526-1528, Carnegie Museum of Art, Pittsburgh.

Sposalizio mistico di santa Caterina da Siena, anno 1528, Collezione Chigi-Lucarini-Saracini, Siena.

San Michele scaccia gli angeli ribelli, anni 1526-1535, chiesa di San Nicolò al Carmine, Siena.

Visione di santa Caterina da Siena, anno 1528, Philbrook Museum of Art, Tulsa.

Battesimo di Cristo, anno 1528, Philbrook Museum of Art, Tulsa.

San Bernardino predica in piazza del Campo, anno 1528, Fitzwilliam Museum, Cambridge.

Venere e Cupido con Vulcano (opera attribuita all’artista), intorno al 1530, New Orleans Museum of Art, New Orleans.

Affreschi della Sala del Concistoro, anni 1529-1535, Palazzo Pubblico, Siena.

Discesa di Cristo al Limbo, anni 1530-1535, Pinacoteca Nazionale, Siena.

San Francesco riceve le stigmate, anno 1537, Museo del Louvre, Parigi.

Affreschi nell’abside, anni 1535-1544, Duomo di Siena.

Madonna e santi, anno 1537, oratorio di San Bernardino, Siena.

Cristo al Limbo, intorno al 1537, Slovak National Gallery, Bratislava.

Mosè spezza le Tavole della Legge, anno 1537, Duomo di Pisa.

Castigo di Core, anno 1538, Duomo di Pisa.

San Luca, anno 1538, Duomo di Pisa.

San Giovanni evangelista, anno 1538, Duomo di Pisa.

San Matteo, anno 1538, Duomo di Pisa.

San Marco, anno 1538, Duomo di Pisa.

Incoronazione della Vergine, Intorno al 1539, Pinacoteca nazionale, Siena.

Madonna col Bambino e San Giovannino, intorno al 1540, chiesa di San Bartolomeo, Santo Stefano di Magra.

Madonna col Bambino e san Giovanni Battista, intorno al 1540, Galleria nazionale d’arte antica, Roma.

Madonna col Bambino e san Giovanni Battista, intorno al 1542, National Gallery of Wales, Cardiff.

Natività della Vergine, anni 1540-1543, Pinacoteca Nazionale, Siena.

San Cristoforo, anni 1540-1545, Istituto femminile Monna Agnese, Siena.

Natività, intorno al 1545-1550, Allentown Art Museum, Allentown.

Sacra Famiglia con angeli, intorno al 1545-1550, National Gallery of Art, Washington.

Annunciazione, intorno al 1546, chiesa di San Martino in For, Sarteanoo.

Bibliografia

Luigi Dami, Domenico Beccafumi, in “Bollettino d’Arte”, anno ed. 1919.

Jacob Judey, Domenico Beccafumi, anno ed. 1932, Friburgo.

Maria Gibellino Krasceninnikowa, Il Beccafumi, anno ed. 1933, Firenze.

Cesare Brandi, Disegni inediti di Domenico Beccafumi, in “Bollettino d’Arte”, anno ed. 1934.

Bernard Berenson, La pittura italiana del Rinascimento, anno ed. 1936, Milano.

Luisa Becherucci, Manieristi toscani, anno ed. 1944, Bergamo.

Evelyn Sandberg Vavalà, Sienese studies, anno ed. 1953, Firenze.

Giuliano Briganti, La Maniera italiana, anno ed. 1961, Roma.

Anna Maria Francini Ciaranfi, Domenico Beccafumi, anno ed. 1967, Milano.

Donato Sanminiatelli, Domenico Beccafumi,, anno ed. 1967 Milano.

Anna Maria Francini Ciaranfi, Beccafumi, Sadea Editore/Sansoni, anno ed. 1967, Firenze.

Giulio Carlo Argan, Storia dell’arte italiana, anno ed. 1968, Firenze.

Edi Baccheschi, L’opera completa di Domenico Beccafumi,, anno ed. 1977 Milano.

Da Sodoma a Marco Pino, Pittori a Siena nella prima metà del Cinquecento, catalogo, anno ed. 1988, Firenze.

Mino Gabriele, Le incisioni alchemico-metallurgiche di Domenico Beccafumi, anno ed. 1988, Firenze.

Alessandro Angelini, in Bullettino senese di storia patria, 96.1989, rif. pagine 371-383, Il Beccafumi e la volta dipinta della camera di casa Venturi: l’artista e i suoi committenti.

Beccafumi e il suo tempo, catalogo, anno ed. 1990, Milano.

Alessandro Angelini, Uno studio per il San Damiano del ‘trittico’ della Trinità: (nota sulla grafica del giovane Beccafumi), in Dal disegno all’opera compiuta: atti del convegno internazionale, Torgiano, ottobre-novembre 1987 / Fondazione Lungarotti. A cura di Mario Di Giampaolo, Perugia, Volumnia Editrice, anno ed. 1992.

Marco Ciampolini, Sulla prima versione della “Caduta degli angeli ribelli” di Beccafumi, in La Diana, 6/7.anni ed. 2000/01(2003), rif. alle pagine 115-117.

Anna Maria Guiducci, L’arte eccentrica di Domenico Beccafumi, pittore senese, in Il settimo splendore: la modernità della malinconia Palazzo Forti. A cura di Giorgio Cortenova, Marsilio, anno ed. 2007, Venezia.

Gabriele Fattorini, Domenico Beccafumi e gli affreschi del “nicchio” del duomo, in Le pitture del Duomo di Siena a cura di Mario Lorenzoni, Cinisello Balsamo, Silvana Editoriale, anno ed. 2008, Milano.


Pittore Giovanni Bizzelli

Giovanni Bizzelli (1556 – 1612)

Giovanni Bizzelli: Cristo deposto
Bizzelli: Cristo deposto (o Deposizione), Pieve di Sant’Ippolito, Vernio.

Cenni biografici su Giovanni Bizzelli

Nascita: 1556.

Morte:  1612.

Formazione artistica: il Bizzelli si forma nella scuola fiorentina ed è influenzato dalla pittura manierista.

Un cenno biografico: assai vicino ad Alessandro Allori, egli partecipa alla realizzazione degli affreschi del soffitto di uno dei corridoi degli Uffizi (corridoio est) insieme ad Antonio Tempesta. Realizza anche i cartoni per la celebrazione dei funerali di Margherita d’Austria e Filippo II di Spagna.

Periodo di appartenenza: Tardo rinascimento (Manierista).

La sua pittura: scuola fiorentina, manierista.


Pittore Giuliano Bugiardini

Giuliano Bugiardini (Firenze, 1476 – 1555)

Martirio di Santa Caterina d'Alessandria
Giuliano Bugiardini: Sopra, un’opera dell’artista: Martirio di Santa Caterina d’Alessandria, Santa Maria Novella (1530-1540), Firenze.

Breve biografia di Giuliano Bugiardini

Dalle Vite del Vasari (edizione 1568) si ricava che il Bugiardini frequentò la nota Accademia dei Giardini Medicei di San Marco a Firenze, dove conobbe Michelangelo Buonarroti, del quale divenne amico e seguace.

Lavorò come apprendista nelle botteghe del Ghirlandaio e di Piero di Cosimo e, più tardi, collaborò per un lungo periodo con l’Albertinelli e Fra’ Bartolomeo in un ambito classicheggiante derivato dalla scuola di Raffaello.

In lavori successivi il Bugiardini fu influenzato dalla pittura di Michelangelo, soprattutto dall’energica e solida plasticità appresa nel periodo in cui aiutò il celebre maestro nella decorazione della volta della Cappella Sistina. Più tardi, lo stesso Buonarroti gli fornì diversi disegni.

 Le opere più significative del Bugiardini

Madonna con Bambino e san Giovannino,  Galleria Sabauda, Torino.

Madonna della Palma, anno 1520, Galleria degli Uffizi, Firenze.

Il Martirio di Santa Caterina, Santa Maria Novella, Firenze.

Numerosi ritratti e Madonne, all’Ermitage di San Pietroburgo e proprietà della Collezione Liechtenstein di Vienna.

La monaca o Ritratto femminile (già attribuito a Leonardo ma ancora non del tutto assegnato all’artista: altri nomi sono Mariotto Albertinelli e Ridolfo del Ghirlandaio), Galleria degli Uffizi, Firenze.

 Ritratto femminile o Ritratto di giovane donna, 1520, olio su tavola (alcuni studiosilo attribuiscono a Giulio Romano) Museo Calouste Gulbenkian, Lisbona.

Bibliografia

Tancred Borenius, A Portait by Bugiardini (Un Ritratto del Bugiardini), “The Burlington Magazine for Connoisseurs”, volume n° 29, n° 157, anno 1916, riferimenti alle pagine 11-13.

Laura Pagnotta, Giuliano Bugiardini, Umberto Allemandi & C., anno 1987, Torino.

Luisa Sampaio, Peinture au Musée Calouste Gulbenkian, anno 2009, ed. Skira, 2009, Milano.


Pittore Lorenzo Costa, detto anche il Vecchio

Biografia di Lorenzo Costa (Ferrara, 1460 – Mantova, 5 marzo 1535)

Lorenzo costa: L'altare della Madonna in trono
Lorenzo Costa: Sopra, un’opera dell’artista: L’altare della Madonna in trono (anno 1492, Basilica di San Petronio, Bologna).

Biografia di Lorenzo Costa

Lorenzo Costa, padre di Ippolito (anch’esso pittore) e nonno di Lorenzo (sempre pittore) fu uno dei più maggiori esponenti delle scuole, ferrarese e mantovana, del XVI secolo.

La prima formazione artistica la svolse in ambienti legati al Tura e al de’ Roberti, quindi si recò a Firenze, per conoscere le novità dei pittori toscani, dove iniziò a lavorare presso la bottega di Benozzo Gozzoli.

Non ancora soddisfatto dei risultati ottenuti, nel 1483, si trasferì a Bologna, testimoniando con ciò il contemporaneo sviluppo artistico di quella città che era ormai diventata un importantissimo centro culturale.

Qui integrò gran parte del suo stile con quello di Ercole de’ Roberti e Francesco del Cossa, che poco prima vi avevano soggiornato per la realizzazione dei perduti affreschi (rimangono solo piccoli frammenti) della Cappella Garganelli nella cattedrale di San Pietro e per la predella del polittico Griffoni (attualmente nella Pinacoteca Vaticana).

L’esperienza emiliana del Costa, tanto era forte, riuscì a ripercuotersi anche sul forlivese-ravennate Baldassarre Carrari il Giovane (Forlì, 1460 circa – Ravenna?, 1516).

Nel capoluogo emiliano il Costa ebbe importanti committenze, tra cui i Bentivoglio, signori della città, per i quali realizzò la Pala Bentivoglio e i Trionfi,  per la Basilica di San Giacomo Maggiore e per il palazzo.

La sua pittura, fatta di soffici gamme cromatiche e morbidamente accostate tra loro, ricordano il linguaggio di Filippo Lippi, del Perugino di Francesco Francia (1450 – 1517) e di Piero di Cosimo. Lo sviluppo raggiunto dal pittore in esame, sotto influenze eclettiche, tuttavia accettate gradevolmente dalla critica coeva, per molti artisti non potevano non evolvere in cadenze manierate: questo non successe per il linguaggio del Costa, che rimase legato ai canoni tradizionali fino al termine della sua carriera artistica.

Intorno alla fine del Cinquecento il pittore ritornò in Toscana e nel territorio natio, quindi si recò a Roma in occasione dell’elezione di Giulio II. [“Le Muse”, De Agostini, Novara, anno 1965, Vol. 3, riferimento a pag. 464].

Nel 1506, chiamato da Isabella d’Este come pittore di corte, si recò a Mantova, dove, tra l’altro, conobbe la pittura del Mantegna. Le prime realizzate per la marchesa furono il “Ritratto di Isabella d’Este” (di dubbia autografia per molti studiosi), “Ritratto Giovanni II Bentivoglio e la sua famiglia”, il “Regno del dio Como” (su un disegno non portato a termine del Mantegna) e “Isabella d’Este nel regno di Armonia”, destinati ad ornare lo studiolo della stessa marchesa.

Le opere più significative di Lorenzo Costa

La spedizione degli argonauti periodo 1484 – 1490, Museo degli Eremitani, Padova.

Concerto, decennio 1485-95, National Gallery, Londra.

Pala Bentivoglio, anno 1488, Basilica di San Giacomo Maggiore, Bologna.

San Petronio, anno 1490, San Giacomo Maggiore, Bologna.

San Sebastiano, biennio 1490-91, Galleria degli Uffizi, Firenze.

Ritratto di Giovanni II Bentivoglio, anni 1490-92, Galleria degli Uffizi, Firenze.

Madonna e santi, anno 1492, Basilica di San Petronio, Bologna.

L’altare della Madonna in trono, anno 1492, Basilica di San Petronio, Bologna.

Adorazione dei Magi, anno 1499, Pinacoteca di Brera, Milano.

Madonna col Bambino e san Francesco, Pinacoteca Civica, Forlì.

Incoronazione della Vergine, anno 1501, chiesa di San Giovanni in Monte, Bologna.

Sposalizio della Vergine, anno 1505, Pinacoteca Nazionale, Bologna.

Isabella d’Este nel regno di Armonia, anno 1506, Museo del Louvre, Parigi.

Regno di Como, anno 1511, Museo del Louvre, Parigi.

Ritratto di gentildonna, Hampton Court, Londra.

Madonna in trono e santi, anno 1525, Basilica di Sant’Andrea, Mantova.

San Sebastiano, Gemäldegalerie, Dresda.

Regno delle Muse, Museo del Louvre, Parigi.

Ritratto di Federico Gonzaga, Collezione von Clary-Aldringen, Teplice.


Pittore Dosso Dossi

Pittore Dosso Dossi (Giovanni di Niccolò Luteri Dossi) (intorno al 1486 – 1542)

Giove pittore di farfalle
Sopra, un’opera dell’artista: Giove pittore di farfalle, Mercurio e la Virtù (periodo 1515-18).

Biografia del Luteri, meglio conosciuto come Dosso Dossi

Dosso Dossi, attivo nei primi anni del Cinquecento, fu un importantissimo artista presso la corte ferrarese degli Este. Fu anche un suggestivo rappresentante delle fantastiche evocazioni dell’Ariosto.

Alcuni dei suoi temi mitologici ispirarono i pittori emiliani del primo Seicento, tra i quali spicca il nome di Annibale Carracci [De Vecchi-Cerchiari,. cit., pag. 234].

Elementi biografici sull’artista, di cui non si conoscono con certezza neanche le date e i luoghi di nascita/morte (si parla di: Tramuschio, 1486 – Ferrara, 1542), ci giungono scarsi e frammentati.

Si sa che suo padre, un economo al servizio degli estensi ferraresi, era originario del Trentino che e suo fratello minore Battista svolgeva, come lui, l’attività di pittore. La famiglia visse agiatamente nella già denominata “Villa Dossi”, dalla quale i celebri componenti – Dosso e Battista – ne acquisirono il nome d’arte.

La prima formazione artistica di Dosso comprende studi sulla pittura veneta contemporanea, in particolare quella del Giorgione, integrata da scrupolose ricerche sul classico e su Raffaello, nonché uno sviluppo della sua già vigorosa attitudine alla narrazione [fonte: Zuffi, citazione a pag. 287]. Più tardi fu influenzato dai pittori ferraresi.

Nel 1510 il Dossi soggiornava a Mantova al servizio dei Gonzaga e poi, nel 1514, presso la corte di Ferrara con il titolo ufficiale di “Pittore di corte”. In tale veste venne incaricato nei più significativi lavori decorativi di Alfonso d’Este, come quelli relativi ai Camerini d’alabastro. All’artista viene infatti assegnata la globale struttura coreografica dell’impianto, alla quale parteciparono anche i celebri pittori veneziani Tiziano e Giambellino, nonché alcune raffigurazioni, tra le cui citiamo il Trionfo di Bacco in India. A proposito di quest’ultimo dipinto, si sa che avrebbe dovuto dipingerlo Raffaello, il quale riuscì a portare a termine soltanto il disegno a causa della sua prematura scomparsa. All’artista in esame sono assegnate anche le tele che decoravano i soffitti ed altri vari dipinti di minore importanza. Il ciclo dei Camerini venne smantellato subito dopo il passaggio di Ferrara allo Stato Pontificio (1598) e molti pezzi si dispersero. Alcune delle opere di Dossi furono infine trasferite alla Galleria Estense di Modena [Zuffi, cit., pag. 287].

Sempre per la città di Ferrara, nel periodo tra il 1518 e il 1521, su commissione della Confraternita della Mensa Comune dei Preti eseguì la pala per l’altare di San Sebastiano nel duomo.

Dosso soggiornò ripetutamente a Roma, Firenze e Venezia, riuscendo ad integrare la sua pittura con continue novità, soprattutto quelle provenienti dagli artisti veneziani, stabilendo proficui contatti con Tiziano, che gli giovarono all’arricchimento delle sue armonie cromatiche, nonché una migliore resa nei temi paesistici. Nonostante tutto nei suoi modi di dipingere non si evidenziano forti variazioni stilistiche tra i vari periodi della sua vita ma piuttosto l’impiego del fattore emozionale a seconda del soggetto da rappresentare: monumentalità nelle pale d’altare, fluidità e ricchezza creativa nelle tematiche con soggetti letterari e mitologici. Queste ultime sono attualmente considerate come la parte dei lavori più apprezzati dagli studiosi di Storia dell’arte [De Vecchi-Cerchiari,. cit., pag. 234].

L’artista ebbe anche diretti contatti con Michelangelo Buonarroti.

Intorno al 1530, su commissione dei Della Rovere, decorò la Villa Imperiale di Pesaro.

Più tardi collaborò con il Romanino (Brescia, 1484 circa – 1566 circa) ai lavori nel Castello del Buonconsiglio a Trento [Zuffi, cit., pag. 287].

Nelle ultime sue produzioni si riscontrano accentuati contrasti di luce-ombra e diversi fattori simbolici [Zuffi, cit., pag. 287].

Le opere di Dosso Dossi

Gige e Candaule, anni 1508-1510, tecnica ad olio su tela, 41×54 cm, Galleria Borghese, Roma.

Ninfa e satiro, anni 1510 – 1516 circa, tecnica ad olio su tela, 58×83 cm, Galleria Palatina, Firenze.

Madonna col Bambino e santi, anno 1510 circa, olio su tavola, 49,5×73,5 cm, Museo di Capodimonte, Napoli.

San Giorgio, anni 1513 – 1515 circa, olio su tavola, 27×24 cm, Getty Museum, Los Angeles.

In collaborazione con Benvenuto Tisi da Garofalo Polittico Costabili, anni 1513 – 1514, olio su tavola, 960×577 cm, Pinacoteca Nazionale Palazzo dei Diamanti, Ferrara.

Baccanale, anni 1514 – 1515, 109×162 cm, tecnica ad olio su tela, Museo nazionale di Castel Sant’Angelo, Roma.

Tre età dell’uomo, anno 1515 circa, tecnica ad olio su tela, 77,5×111,8 cm, Metropolitan Museum, New York.

Riposo durante la fuga in Egitto, anni 1515 – 1516 circa, tempera su tavola, 52×42,5 cm, Galleria degli Uffizi, Firenze.

Litigio,annianni 1515 – 1516, olio su tavola a forma di rombo, 107×95 cm, Fondazione Giorgio Cini, Venezia.

Compianto sul Cristo morto, anno 1517 circa, olio su tavola, 36,5×30,5 cm, National Gallery, Londra.

Sibilla,anni 1516 – 1520, tecnica ad olio su tela, 68,5×64 cm, Ermitage, San Pietroburgo.

Adorazione del Bambino, anni 1519 circa, olio su tavola, 50×32 cm, Galleria Borghese, Roma.

Ritratto d’uomo,anni 1518 – 1520, tecnica ad olio su tela, 95×77 cm, Musée du Louvre, Parigi.

Pala di San Sebastiano, anni 1518  –  1521, olio su tavola, Duomo di Modena, Modena.

Discesa di Enea nei campi elisi, anno 1520 circa, tecnica ad olio su tela, 58,4×167,8 cm, National Gallery of Canada, Ottawa.

Enea e Acate sulla costa libica, anni 1520 circa, tecnica ad olio su tela, 58,7×87,6 cm, National Gallery of Art, Washington.

Santa Lucrezia, anno 1520 circa, olio su tavola, 53×41 cm, National Gallery of Art, Washington.

Melissa (o Circe), anno 1520 circa, tecnica ad olio su tela, 176×174 cm, Galleria Borghese, Roma.

Ritratto di Nicolò Leoniceno, anno 1521, tecnica ad olio su tela, 85×72 cm, Pinacoteca di Palazzo Volpi, Como.

Viaggiatori in una foresta, anno 1520 circa, tecnica ad olio su tela, 46,2×45,4 cm, Musée des Beaux-Arts et d’Archéologie, Besançon.

Trionfo di Bacco in India, anni 1520 – 1524 circa, tecnica ad olio su tela, collezione privata, Bombay.

Pan e la ninfa, anno 1524 circa, tecnica ad olio su tela, 64×57 cm, Getty Museum, Los Angeles.

Giove pittore di farfalle, Mercurio e la Virtù, anni 1523 – 1524 circa, tecnica ad olio su tela, 111,3×150 cm, Castello di Wawel, Cracovia.

Bacco, anno 1524 circa, tecnica ad olio su tela, 93×75 cm, collezione privata.

Due amanti, anno 1524 circa, olio su tavola, 55×75,5 cm, National Gallery, Londra.

Circe e i suoi amanti in un paesaggio, anno 1525 circa, 100,8×136 cm, tecnica ad olio su tela, National Gallery of Art, Washington.

Apollo e Dafne, anno 1525 circa, tecnica ad olio su tela, 191×116 cm, Galleria Borghese, Roma.

Martirio di santo Stefano, anno 1525 circa, tecnica ad olio su tela, 80×90 cm, Museo Thyssen-Bornemisza, Madrid.

Madonna col Bambino, anno 1525 circa, tecnica ad olio su tela, 35×28 cm, Galleria Borghese, Roma.

Visitazione, anno 1525 circa, Lendinara (Rovigo), chiesa di San Biagio.

Santi Giovanni e Bartolomeo con donatori, anno 1527, olio su tavola, 248×162 cm, Galleria nazionale di arte antica, Roma.

Sacra Famiglia con sant’Anna, anni 1527 – 1528 circa, tecnica ad olio su tela, 169,7×172,7 cm, Royal Collection, Hampton Court.

Sacra Famiglia, anni 1527 – 1528 circa, tecnica ad olio su tela, 236×171 cm, Pinacoteca Capitolina, Roma.

Diana e Callisto, anno 1528 circa, tecnica ad olio su tela, 49×61 cm, Galleria Borghese, Roma.

Allegoria della Musica, anno 1530 circa, tecnica ad olio su tela, Museo Horne, Firenze.

Ritratto di guerriero, anno 1530 circa, tecnica ad olio su tela, 86×72 cm, Galleria degli Uffizi, Firenze.

San Giuliano, 1530 – 1535 circa, tecnica ad olio su tela, 84,5×73,2 cm, Royal Collection, Hampton Court.

Apparizione della Madonna col Bambino ai santi Giovanni Battista ed Evangelista, 1530 – 1540 circa, olio su tavola trasferito su tela, 153×114 cm, Galleria degli Uffizi, Firenze.

Adorazione dei Magi, anni 1530 – 1542 circa, olio su tavola, 85,6×108,4 cm, National Gallery, Londra.

Santi Cosma e Damiano con devoti, anni 1534 – 1542, tecnica ad olio su tela, 225×157 cm, Galleria Borghese, Roma.

Ercole e i pigmei, anno 1535 circa, tecnica ad olio su tela, 114×146,5 cm, Landesmuseum Joanneum, Graz.

Allegoria di Ercole, anno 1535 circa, tecnica ad olio su tela, 143×144 cm, Galleria degli Uffizi, Firenze.

Allegoria della Fortuna, anni 1535 – 1538 circa, tecnica ad olio su tela, 179×217 cm, Getty Museum, Los Angeles.

San Giovanni Battista, tecnica ad olio su tela, 73×56 cm, Galleria Palatina, Firenze.

Madonna col Bambino adorata dai santi Sebastiano e Rocco, tecnica ad olio su tela, 113×75,7, Pinacoteca civica, Budrio (BO).

Deposizione dalla croce, olio su tavola, 214×142, Pinacoteca Civica, Forlì.

San Girolamo in un paesaggio, olio su tavola, 106×153 cm, Musée du Louvre, Parigi.

Ritratto di donna, tecnica ad olio su tela, 82×67 cm, Museo Condé, Chantilly.

Bibliografia

Amalia Mezzetti, Il Dosso e Battista Ferraresi, Ferrara, Cassa di Risparmio, anno 1965.

Alessandro Ballarin, Dosso Dossi. La pittura a Ferrara negli anni del ducato di Alfonso I, Cittadella, Bertoncello Artigrafiche, anno 1994.

Dosso Dossi. Pittore di corte a Ferrara nel Rinascimento, cat. della mostra a cura di Andrea Bayer, Ferrara, Ferrara Arte, anno 1998.

Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell’arte, volume 2, Bompiani, anno 1999, Milano.

Stefano Zuffi, Il Cinquecento, Electa 2005, Milano.

Marco Jellinek, Giovio, Leoniceno, Dosso: un ritratto dimenticato, in Il camerino delle pitture di Alfonso I, curato da A. Ballarin, t. VI, Cittadella, Bertoncello Artigrafiche, anno 2007 (invece è del 2008), pp. 129–158.

Vincenzo Farinella, Dipingere Farfalle. Giove, Mercurio e la Virtù di Dosso Dossi: un elogio dell’otium e della pittura per Alfonso I d’Este, Polistampa, anno 2007, Firenze.

Il camerino delle pitture di Alfonso I, a cura di Alessandro Ballarin, tomi I-VI, Bertoncello Artigrafiche, 2002-2007, Cittadella.