Sibilla Eritrea nella volta della Cappella Sistina

Sibilla Eritrea – Michelangelo Buonarroti

Michelangelo: la sibilla Eritrea nella volta della Cappella Sistina
Michelangelo: la sibilla Eritrea nella volta della Cappella Sistina
Veggente precedente: Profeta Isaia
Veggente successivo: Sibilla Cumana
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Sull’opera

La Sibilla Eritrea è un affresco di Michelangelo Buonarroti, realizzato intorno al 1509 e commissionato da papa Giulio II. Il riquadro misura 360 x 380 cm. e fa parte della decorazione del soffitto della Cappella Sistina in Vaticano.

Sibilla Eritrea nella volta della Cappella Sistina

Michelangelo - La Volta della Cappella Sistina, partic. della Sibilla Eritrea
Prima del restauro: La Volta della Cappella Sistina, particolare della Sibilla Eritrea, anno 1509, cm. 360 x 380 cm. Vaticano.

La sibilla Eritrea con il suo atteggiamento grave fu vista come bellicosa, aggressiva, in atto di sfida con le sue poderose braccia “da pugile” (Bérence, 1947), ed altro ancora.

La sibilla sta girando la pagina ove si legge a malapena una lettera “Q”. Alcuni critici di storia dell’arte, tra i quali il Camesasca, ipotizzarono un certa relazione con la figura del profeta Ezechiele – ubicato sulla destra – al quale si rivolge e che pare chiamarla: un collegamento unico in tutta la serie dei profeti e sibille.

L’Assistente collocato in secondo piano, che sta accendendo una lampada, fu ritenuto per lungo tempo il simbolo della divinazione.

Il Mariani nel 1964 vide nella sua scura pelle una abbronzatura solare; per altri si trattava solo degli effetti originati della riverniciatura settecentesca.

Storia

Michelangelo iniziò la decorazione del soffitto procedendo dalle campate vicine all’ingresso, la cui porta si apriva durante le solenni cerimonie in Sistina. Nel corso della la settimana santa era prevista anche una processione, che dall’ingresso arrivava fino all’altare, a cui partecipava il papa ed il suo seguito. Dato che il riquadro di Eritrea appare nella terza campata, procedendo dalla porta d’ingresso, l’episodio in esame appartiene al primo blocco di lavori (eseguito sul primo ponteggio), portato a compimento nel 1510.

Descrizione

La composizione appartiene alla serie dei Veggenti, raffigurati su ampi troni marmorei. Sui pesanti ed architettonici scranni, sostenuti da peducci, ogni sibilla (o profeta) è affiancata da due giovani aiutanti.

I veggenti sono raffigurati fra due plinti con finti altorilievi, in cui appaiono putti in coppia nelle più svariate pose. I nominativi dei veggenti sono scritti (nell’affresco in esame lo scritto è ERITHREA) in tabelle tenute da un putto sotto la base del trono.

La Sibilla è raffigurata mentre sta sfogliando il suo grosso libro. Dal dinamico atteggiamento della figura, pare che Eritrea si sia voltata in quel momento per consultare le numerose pagine del volume, posto su un leggio alla sua sinistra, ricoperto da un panno dai toni azzurrini. Infatti la massiccia, corpulenta e muscolosa figura, nonostante le dita della mano sinistra siano già fra le pagine, non pare essere ancora completamente assorta alla lettura.

Il suo corpo è ripreso in una prospettiva che, a prescindere dal profilo del viso, possiamo considerarla in tre quarti, rivolta verso la raffigurazione del profeta Ezechiele, che risulta, a sua volta, con lo sguardo orientato verso la sibilla.

Tra i due veggenti si stabilisce un profondo dialogo, che non si rileva negli altri riquadri del soffitto. La massa muscolosa e mascolina di Eritrea risalta su ogni parte scoperta del suo corpo: braccia possenti, collo taurino, caviglie e piedi massicci.

L’impiego di una variatissima coloristica nelle vesti della donna, nonostante la morbidezza e l’armonia dei vari accostamenti, fa sbalzare la poderosa figura dal resto del contesto, i cui toni si giocano tra il bianco, l’arancione, il rosato ed il verde.

Alla sua sinistra, nei secondi piani appaiono i due assistenti. Quello subito dietro il libro sta accendendo una lampada con una fiaccola, mentre l’altro, sullo sfondo, con toni assai più scuri, si sta stropicciando il viso come per schiarirsi le idee, o per  raggiungere al più presto lo stato di veglia. Il gesto del primo ha simboleggiato per un lungo periodo la divinazione, mentre quello del secondo potrebbe essere accostato al risveglio nelle anime illuminate dalla saggezza e dal sapere.

Nel corso del restauro dell’affresco si sono rilevati diversi piccoli pentimenti, che riguardano le caviglie, i piedi e il tratto superiore delle palpebre, nonché, come già sopra ricordato, una ridipintura settecentesca nell’inserviente sullo sfondo.

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