Dittico Bentivoglio di Ercole de Roberti

Dittico Bentivoglio di Ercole de Roberti

Giovanni II Bentivoglio
Giovanni II Bentivoglio, cm. 54 x 38, National Gallery di Londra.
Ginevra II Bentivoglio
Ginevra II Bentivoglio, cm. 54 x 39, National Gallery of Art, Washington.

Sull’opera: Il “Dittico Bentivoglio” è formato da due dipinti di Ercole de’ Roberti, realizzati con tecnica a olio su tavola, misurano rispettivamente 54 x 38 e 54 x 39 cm. e sono custoditi – sempre rispettivamente – nella National Gallery a Londra e nella National Gallery of Art a Washington. 

In precedenza il Dittico Bentivoglio si trovava nella sede dell’Università di Bologna, dalla quale passò nelle raccolte Duveen (Londra) e Kress (New York). L’opera, nel corso dei secoli ebbe molte attribuzioni, tra le quali sorgeva e tramontava l’immancabile assegnazione al Cossa.

Anche il Bode vi intravedeva la mano di un giovane Cossa, probabilmente nel suo primo soggiorno a Bologna, mentre il Berenson (1907) ipotizzava Giovanni Francesco de’ Maineri (1460C-1540C.) o Francesco Bianchi Ferrari (1457-1510). Adolfo Venturi (1914) l’attribuiva addirittura ad un seguace del Cossa.

Finalmente l’ArsIan (1936), con le sottoscrizioni del Longhi (1940) e del Nicolson (1951), la riconsegnò ad Ercole de’ Roberti.

Anche Ruhmer (1962), che parla della composizione come di una “immagine estremamente espressiva”, vi scorge la mano del de’ Roberti, ma su grafica del Cossa.

 

Ciclo Schifanoia – Il Trionfo di Vulcano (Cosmè Tura ed Ercole Roberti)

Cosmè Tura ed Ercole Roberti: Ciclo Schifanoia – Il Trionfo di Vulcano

Ciclo Schifanoia - Il Trionfo di Vulcano
Il Trionfo di Vulcano del “Ciclo dei Mesi” a Palazzo Schifanoia

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Sull’opera: “Il Trionfo di Vulcano” è un dipinto prevalentemente attribuito al Tura ed al de Roberti, appartenente al “Ciclo dei Mesi” di Palazzo Schifanoia a Ferrara, realizzato con tecnica a fresco. 

Gli studiosi di storia dell’arte Cavalcaselle e Ruhmer lo assegnano al Tura, mentre Harck e Gruyer vi ravvisano la collaborazione con uno scolaro. Il Longhi e D’Ancona lo riferiscono al de’ Roberti.

Il Longhi (1934) riferisce che “di tale argomento questa è la trattazione più aspra e diabolica che si conosca in tutto il secolo; la più ironica, e più altamente giocata. Un’astrazione del resto mai esanime; il teorema è per tutto intenerito e corretto dai riflessi leggeri che corrono come fantasmi sugli orli delle forme; oppure da nervose acutezze”.

Il Cunsolo (1966) scrive: “Atmosfera diabolica, la più cupa, terrificante ed aspra. Il sentimento umano partecipa di un elemento ultra terreno pauroso e sinistro, che ci trasporta nell’oscurità, profonda nebulosità dell’Inferno dantesco”.

L’Argan (1968) annota: “il motivo dominante della sua poetica è il movimento: non il movimento localizzato nel gesto e caratterizzante dell’azione, ma un movimento come animazione o attivazione dell’immagine. Non è un movimento che susciti spazio, ma soltanto altre immagini, vicine o lontane, affini o dissimili: con un indiavolato gusto dell’episodio, che però non è il fatto visto e annotato, ma l’immagine fulmineamente apparsa alla mente e subito soverchiata da un’altra che le succede e quasi le si sovrappone”.

San Vincenzo Ferrer (Londra) di Francesco del Cossa

Francesco del Cossa: San Vincenzo Ferrer (Londra)

Francesco del Cossa: San Vincenzo Ferrer (Londra)
San Vincenzo Ferrer, cm. 153 x 60, National Gallery, Londra.

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Sull’opera: “San Vincenzo Ferrer” è un dipinto autografo di Francesco del Cossa, appartenente al “Polittico Griffoni”, realizzato con tecnica a olio su tavola nel 1473, misura 153 x 60 cm. ed è custodito nella National Gallery di Londra. 

In precedenza l’opera si trovava nella chiesa di San Petronio a Bologna, quindi passò nella collezione ferrarese Costabili. Si trova nella National Gallery di Londra dal lontano 1858.

La tavola venne citata per la prima volta nel 1841 quando, per l’ appunto, si trovava nella collezione Costabili. Pervenne alla Galleria londinese con l’attribuzione a Marco Zoppo.

In uno scritto del Salmi (1958), a proposito del dipinto, in riferimento al santo, si legge: “quasi iconico, presentato con un virtuosismo prospettico da intarsiatore, su un complicato esagono’.

San Pietro e San Giovanni Battista di Francesco del Cossa

Francesco del Cossa: San Pietro e San Giovanni Battista

Francesco del Cossa: San Pietro e San Giovanni Battista
San Pietro e San Giovanni Battista, entrambi cm. 112 x 55, Pinacoteca di Brera, Milano.

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Sull’opera: “San Pietro e San Giovanni Battista” sono due dipinti autografi di Francesco del Cossa, appartenenti al “Polittico Griffoni”, realizzati con tecnica a olio su tavola nel 1473, misurano entrambi 112 x 55 cm. e sono custoditi nella Pinacoteca di Brera a Milano. 

 Particolari del San Pietro, ciascuno cm. 50 x 41.

Particolari del San Giovanni Battista, ciascuno cm. 50 x 41.

Le vicende storiche delle due tavole sono parallele: si trovavano nella chiesa di San Petronio a Bologna, da cui passarono nella raccolte ferraresi Barbicinti, Vendeghini e Cavalieri. Pervennero nella Pinacoteca di Brera nel 1893.

San Floriano di Francesco del Cossa

San Floriano di Francesco del Cossa

Francesco del Cossa: San Floriano
San Floriano, 79 x 55, National Gallery of Art, Washington.

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Sull’opera: “San Floriano” è un dipinto autografo di Francesco del Cossa, probabilmente appartenente al “Polittico Griffoni”, realizzato con tecnica a olio su tavola nel 1473, misura 79 x 55 cm. ed è custodito nella National Gallery of Art a Washington. 

 Questa tavola condivide le vicende storiche di quella della S. Lucia (pagina successiva).

In precedenza il dipinto faceva parte della collezione del conte Beni a Firenze, dalla quale passò al parigino Spiridon, quindi nella collezione londinese Duveen. Più tardi arrivò a New York nella raccolta Kress. Si trova nella National Gallery of Art di Washington  dal 1929.

Mario Salmi (1958) avanza qualche perplessità riguardo la ricostruzione del polittico proposta dal Longhi (si veda la pagina descrivente il “Polittico Griffoni“), dato che il santo si evidenzia “con un’intensità memore del Castagno e di Piero”, non in linea con le raffigurazioni degli altri pannelli del complesso pittorico.

Il dipinto, in precedenza attribuito al Tura, venne restituito all’artista nel 1906 da A. Venturi.

Santa Lucia (Washington) di Francesco del Cossa

Francesco del Cossa: Santa Lucia (Washington)

Francesco del Cossa: Santa Lucia (Washington)
Santa Lucia, 79 x 56, National Gallery of Art, Washington.

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Sull’opera: “Santa Lucia” è un dipinto autografo di Francesco del Cossa, forse appartenente al “Polittico Griffoni”, eseguito con tecnica a olio su tavola nel 1473, misura 79 x 56 cm. ed è custodito nella National Gallery of Art a Washington. 

 Questa tavola ha in comune le vicende storiche di quella del S. Floriano (pagina precedente). Come l’altro dipinto, anche questo era attribuito al Tura fino a quando, nel 1906, Adolfo Venturi lo riconsegnò all’artista.

La Crocifissione (Washington) di Francesco del Cossa

Francesco del Cossa: La Crocifissione (Washington)

Francesco del Cossa: La Crocifissione (Washington)
La Crocifissione, diam. cm. 63, National Gallery of Art, Washington.

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Sull’opera: “La Crocifissione” è un dipinto autografo di Francesco del Cossa, di dubbia appartenenza al “Polittico Griffoni”, eseguito ad olio su tavola nel 1473, ha un diametro di 63 cm. ed è custodito nella National Gallery of Art a Washington. 

 In precedenza si trovava nella chiesa di San Petronio a Bologna, dalla quale passò alla raccolta ferrarese Costabili, quindi fece parte delle collezioni newyorkesi Lehman e Kress. Pervenne nel 1939 alla National Gallery of Art di Washington.

 Berenson aveva attribuito il dipinto in esame ad Andrea del Castagno ma è evidente il forte contrasto con il Salmi, che ribadiva a riguardo: “ad onta della schietta espressività emiliana”.

Il Polittico Griffoni di Francesco del Cossa

Il Polittico Griffoni di Francesco del Cossa

Francesco del Cossa: Polittico Griffoni
Polittico Griffoni – National Gallery of Art di Washington, National Gallery di Londra e Pinacoteca di Brera a Milano.

Sull’opera: Il “Polittico Griffoni” è una serie di tre – o forse molti più – dipinti autografi di Francesco del Cossa (e anche di de’ Roberti: si legga sotto), realizzati con tecnica a olio su tavola nel 1473.

Il complesso pittorico si trova diviso nei vari musei, tra i quali la National Gallery of Art di Washington, la National Gallery di Londra e la Pinacoteca di Brera a Milano.

Descrizione e storia

Il complesso pittorico in esame corrispondeva al trittico realizzato per la chiesa in San Petronio a Bologna, da porre nella cappella Griffoni, per la cui cornice l’intarsiatore Agostino de’ Marchi veniva pagato il 19 luglio del 1473. L’opera venne eseguita in onore di san Vincenzo Ferrer, la cui canonizzazione – avvenuta nel 1458 – produsse grandissimi echi in tutto il territorio.

 Il Cavalcaselle ed il Crowe proposero un’ideale ricomposizione, dove si indicavano, al centro del trittico, la maestosa immagine del santo ed ai lati le raffigurazioni dei santi Pietro e Giovanni Battista.

Tale ipotesi fu accolta dal Longhi che vi aggiunse una cimasa, identificata nel tondo della Crocifissione, oggi custodita nella National Gallery of Art a Washington.

Lo studioso inoltre, nonostante la contrarietà Bargellesi, integrò al complesso pittorico – ubicandoli ai lati nella superiore – il San Floriano e la Santa Lucia, custoditi nella stessa Galleria di Washington.

Quindi vi ricollegò – come terminali laterali – altri due piccoli tondi con l’Annunciazione ed i pilastrini laterali raffiguranti opere del de’ Roberti (i santi Michele, Apollonia, Antonio, Petronio, Giorgio, Girolamo, Caterina). In più, sempre del de’ Roberti, vi inseriva i Miracoli di san Vincenzo Ferrer, custoditi nei Musei Vaticani, come predella del polittico.

Documentazioni certe ci fanno sapere che il complesso fu scomposto nel 1776.

La cappella Griffoni, infatti, nel Settecento passò – per sconosciuti fatti – alla famiglia degli Aldovrandi. Più tardi la cappella passò alla famiglia Cospi.

Si suppone quindi che in tale occasione il complesso pittorico fosse stato trasferito nel palazzo degli Aldovrandi.

Alle opere nei dettagli

28 francesco cossa - polittico griffoni

San Vincenzo Ferrer, cm. 153 x 60, National Gallery, Londra.

29 francesco cossa - polittico griffoni

San Pietro e San Giovanni Battista, entrambi cm. 112 x 55, Pinacoteca di Brera, Milano.

32 francesco cossa - polittico griffoni

San Floriano, 79 x 55, National Gallery of Art, Washington.

33 francesco cossa - polittico griffoni

Santa Lucia, 79 x 56, National Gallery of Art, Washington.

34 francesco cossa - polittico griffoni

La Crocifissione, diam. cm. 63, National Gallery of Art, Washington.

 

Citazioni e critica su Francesco del Cossa

Citazioni e critica su Francesco del Cossa (citazioni tratte dai “Classici dell’Arte”, Rizzoli Editore)

Pagine correlate all’artista: Biografia e vita artistica – Le opere – Il periodo artisticobibliografia – Pittori ferraresi e il Ciclo dei “Mesi” a Palazzo Schifanoia.

Quello che hanno i critici di Storia dell’arte a proposito di Francesco del Cossa: Contemporaneo del Tura ma più giovane e, per quanto panni, anche inferiore di merito, fu Francesco Cossa. o del Cossa. che credesi avere avuto una scuola fiorente in patria […].   G. Rosini- Storia della pittura italiana esposta coi monumenti. 1840-54.

Le figure di Cossa un po’ pesanti come quelle di Zoppo, ma meglio disegnate, hanno un grande carattere di serietà e di dignità; il dettaglio troppo ricco è eseguito con grande eleganza in una tonalità grigiastra.   J. burckhardt, Der Cicerone, 1855 (ed. it. 1952)

Ebbe un fare più grandioso di quello solito ad incontrarsi ne’ tempi suoi : molta facilità, poca sceltezza di forme, aspirazione religiosa tale che fu detto dagli scrittori contemporanei pittore devoto.   C. laderchi, La pittura ferrarese, 1857.

Un’austera grandiosità e nobiltà di atteggiamento si esprime nelle figure; una scultorea ampiezza distingue i drappeggi, ma le pietre sembrano quasi sempre studiate dalla natura; i contorni sono chiari e forti, in modo da rendere il corpo nudo e le estremità con una precisa prospettiva e anatomia ; il rilievo è ottenuto attraverso l’accuratezza del chiaroscuro, con una esatta modellatura e con colori contrastanti.    G. B. cavalcaselle – J. A. crowe, History of Paintings in North Italy, 1871.

Cossa è per certi aspetti superiore al suo concittadino Tura. È meno rigido; da agli incarnati una maggiore flessibilità e naturalezza; i suoi ricchi colori hanno gradazioni più delicate. Infine, si avvicina a soggetti profani con una disinvoltura del tutto nuova. Come gli altri artisti formatisi a Padova, amava l’arte antica e cercava, per quanto possibile, di accostarvisi. Lo testimoniano gli archi a tutto sesto, i cornicioni e i dettagli […].   G. gruyer, L’art ferrarais a l’époque des princes d’Este, 1897.

La libertà inventiva in alcuni particolari architettonici, come negli archi a fasci di canne ricurve, mostra come l’artista traesse dall’architettura vivente gli esempi […]. Se, come sembra, il pittore vide il Mantegna, non ne intese lo sforzo di ricostruzione dell’antico, perché non ebbe in sé la preparazione umanistica di quel capostipite. Ne sentì soltanto la vigoria che gli si ripercosse nelle membra poderose.     A. venturi, Storia dell’arte italiana, VII, 1914

L’arte del Cossa fu meno poderosa di quella del Tura — per la materia più delicata della quale fu composta, per l’inquietudine e l’ansietà della quale fu nutrita, fu anche meno impassibile, più spirituale e più umana.   N. barbantini, La pittura ferrarese nel Rinascimento, in “Nuova Antologia”, 1933.

Se in un primo tempo egli sente l’influsso del Tura, da cui deriva anche quel paesaggio desolato e pietroso, nei riguardi figurativi se ne discosta per un vivo interesse verso il mondo sensibile realizzato con intenzioni naturalistiche, ma nitidamente, in un plasticismo che gli viene dai fiorentini, come Andrea del Castagno, e dal Mantegna, unito ad un colore di origine pierfrancescana. E, sempre pittore per doti native, sia che illustri gioiosamente temi cavaliereschi, o s’impegni in sacre leggende, o presenti figurazioni monumentali, si esprime con spontaneità e schiettezza rusticane, che la cultura non riesce a celare e che lo riallacciano ai grandi scultori romanici emiliani.   M. salmi, Francesco del Cossa, in “Enciclopedia Universale dell’Arte”, IV, 1960.

II suo ‘modo’ d’arte, a differenza del Tura, si libera da quella drammaticità provocata dal movimento fermato e impietrito forzatamente, trova risoluzione in una libertà di agire e di muoversi […]. Si ritrovano alcuni dei motivi tipici della espressione artistica ferrarese: l’aspra plasticità, il segno ricurvo, a unghiata, il taglio drammatico, l’arrovellarsi del panneggio, il piacere dell’uso del colore a forti e calde tonalità, le vivide macchie di colore — motivo di sfoggio cromatico più che simboli od immagini —; il gusto, talora di sapore fin decadente, per un paesaggio fantastico, irreale, quasi surreale — rocce e rovine immaginose — lavorato con sensibilità tonale su gamma cromatica di vario tenue riflesso, motivo paesistico sempre in contrasto con la chiarezza plastica e la energia del primo piano figurativo.     F. cologni, Itinerari del tempo antico dell’arte: C. Tura, F. Cossa. E. de’ Roberti, 1961.

Opere di Cosmè Tura

Opere di Cosmè Tura: alcuni tra i lavori più significativi dell’artista

I quadri di  Cosmè Tura

1 cosmè tura - giovane uomo

Giovane uomo, cm. 30 x 21, Metropolitan Museum of New York.

2 cosmè tura - madonna col bambino in giardino

Madonna col Bambino in un giardino, cm. 53 x 37, National Gallery of Art Washington.

3 cosmè tura - pietà

Pietà, cm. 48 x 33, Museo Correr, Venezia.

4 cosmè tura - la primavera

La Primavera, cm. 116 x 71, National Gallery di Londra.

5 cosmè tura - madonna col bambino dormiente

Madonna col Bambino dormiente, cm. 119 x 59, Galleria dell’Accademia, Venezia.

6 cosmè tura - ante organo del duomo di ferrara

Ante d’organo del duomo di Ferrara – , Museo del Duomo, Ferrara.

Polittico Roverella

Polittico Roverella. Gli elementi – sette più un frammento residuo – si trovano sparsi per i vari musei del mondo.

15 cosmè tura - pieta

Pietà, cm. 44,5 x 86, Kunsthistorisches Museum, Vienna.

16 cosmè tura - san pietro e san giovanni

San Pietro e San Giovanni Battista, rispettivamente cm. 23,5 x 14 e 23,2 x 14,7, John G. Johnson Collection, Filadelfia.

17 cosmè tura - cristo crocifisso

Cristo crocifisso, cm. 21 x 17, Pinacoteca di Brera, Milano.

18 cosmè tura - san gerolamo

San Gerolamo, cm 100 x 57, National Gallery di Londra.

19 cosmè tura - pannelli di polittico

Pannelli di polittico (1) – Madonna con il Bambino, cm. 45 x 30, Galleria dell’Accademia Carrara, Bergamo.

21 cosmè tura - pannelli di polittico

Pannelli di polittico (2) – National Gallery of Arts, Washington: Vergine Annunciata e San Maurelio (nella foto), ciascuno cm. 30 x 11 – San Francesco d’Assisi e l’Angelo Annunciante, ciascuno cm. 30 x 11.

22 cosmè tura - polittico di san maurelio

Polittico di San Maurelio – Il giudizio di San Maurelio ed il  Martirio di San Maurelio, entrambi diam. cm. 48, Pinacoteca Nazionale di Ferrara.

24 cosmè tura - s. antonio da padova

Sant’Antonio da Padova, cm 178 x 80, Galleria Estense, Modena.

25 cosmè tura - s. maurelio

San Maurelio, cm. 21 x 12, Museo Poldi Pezzoli, Milano.