Biografia e vita artistica di Guido Reni

Pagine correlate all’artista: Le opere di Guido Reni –  Citazioni e critica – Bibliografia.

Guido Reni, considerato dagli studiosi di Storia dell’arte come uno fra i maggiori pittori del Seicento, nasce il 14 Novembre 1575 a Bologna.

La sua prima formazione avvenne nello studio di Calvaert, un pittore manierista fiammingo, e quindi, intorno ai vent’anni, presso l’Accademia degli Incamminati, che i Carracci avevano istituito da pochissimo tempo.

Dopo lunghe e faticose esercitazioni, che comprendevano anche su riproduzioni di opere note, tra cui quelle di Annibale Carracci, il Reni incominciò a scostarsi dalla pittura manierista e dagli influssi del gruppo legato a quell’Accademia.

Nel 1602, all’età di ventisette anni, il pittore, che già lavorava in proprio, volle arricchire il proprio bagaglio artistico recandosi a Roma ed entrare così a diretto contatto con la pittura che in quel periodo andava per la maggiore, la lezione caravaggesca.

Nelle prime opere di Guido Reni risaltano riferimenti ai canoni accademici ma, a distanza di pochissimo tempo, intorno al biennio 1604-1605 nella capitale, realizzò la Crocefissione di San Pietro per la Chiesa di San Paolo alle Tre Fontane, dove già si evidenzia la peculiarità del suo linguaggio pittorico e di una propria ricerca estetica.

Autoritratto, olio su tela, intorno al 1632, 48,5 x 37 cm., Galleria degli Uffizi a Firenze.
Guido Reni: Autoritratto, olio su tela, intorno al 1632, 48,5 x 37 cm., Galleria degli Uffizi a Firenze.

L’artista nei suoi ripetuti esperimenti – tra cui quello, non meno importante, di superare la spettacolarizzazione e l’artificiosità barocca – mirava ad una rappresentazione più credibile della realtà, cercando di controllarla e disciplinarla con integrazioni classiciste. In breve tempo Guido Reni divenne celebre negli ambienti romani, diventando l’interprete del gusto dell’alta aristocrazia.

Data la sua fama, ormai già abbastanza consolidata, non gli mancò la protezione di grandi personaggi come papa Paolo V e Scipione Borghese.

La sua attività il Reni la divideva tra Roma e Bologna ma alla fine scelse quest’ultima dove, dal 1620, vi si stabilì in modo definitivo.

Ritratto della madre, cm. 64 x 55, Pinacoteca Nazionale di Bologna.
Ritratto della madre, cm. 64 x 55, Pinacoteca Nazionale di Bologna.

Nel periodo del soggiorno romano, nonostante la gioia per i positivi riscontri sui lavori realizzati al papa e all’alta nobiltà, il pittore si accorse di provare una certa voglia di affrancamento da tale ambiente e sentire il bisogno di una più libera espressione di linguaggio, rifiutandosi di soddisfare i singoli gusti.

Il Reni, infatti, non sopportava la mancanza di riguardo della committenza verso la propria creatività, nonché i continui solleciti per accelerare i tempi di realizzazione delle opere ancora in fase di sviluppo. Per trattenerlo negli ambienti romani gli proposero il titolo di Cavaliere che l’artista prontamente rifiutò.

Dipinti nel palazzo del Quirinale: La nascita della Vergine
Dipinti nel palazzo del Quirinale: La nascita della Vergine

Tra le grandi opere realizzate a Roma possiamo ricordare i dipinti della “Sala delle Nozze Aldobrandine”, i dipinti della “Sala delle Dame” in Vaticano, le decorazioni del Palazzo del Quirinale, quelle della Cappelle Paolina e dell'”Annunciata” in Santa Maria Maggiore, l'”Aurora” del Palazzo Rospigliosi Pallavicini.

Ritornato nella città natale l’artista realizzò la “Strage degli Innocenti” e il “Sansone vittorioso” (1611-1612), riprendendo quindi a lavorare a pieno ritmo per una clientela di alta aristocrazia – anche fuori della nostra penisola – per la quale riuscì pienamente a soddisfarne le richieste, non solo quelle a tematica religiosa ma anche altre a sfondo mitologico, impiegando uno stile atto a teorizzare la bellezza nell’accezione di morale.

Ercole e Deianira, cm. 259 x 193 Louvre Parigi
Guido Reni: Ercole e Deianira, cm. 259 x 193 Louvre Parigi

Sempre a Bologna il Reni realizzò, su commissione del duca di Mantova, “Le fatiche di Ercole” attualmente custodita al Louvre, “Lucrezia” e “Cristo al Calvario”.

Lo splendido capolavoro della “Pala del voto” (382 x 242 su supporto di seta), custodito nella Pinacoteca Nazionale di Bologna, dà inizio all’ultimo periodo della carriera artistica di Guido Reni, del quale si segnalano l’“Adorazione dei pastori” (1640-42), attualmente alla National Gallery di Londra, l’altra “Adorazione dei pastori” (1640-42; 485 x 330 cm.) della Certosa di San Martino a Napoli, la “Fanciulla con corona” (1640-42; 91 x 73 cm.) e “Cleopatra” (1640-42) entrambe custodite nella Pinacoteca Capitolina di Roma).

Il pittore si spense il 18 agosto 1642, all’età di sessantasette anni, dopo due giorni di agonia. Il suo corpo rimase esposto per due giorni nella basilica di San Domenico a Bologna.




Biografia di Pietro Cavallini

Pagine correlate all’artista: Opere di Pietro Cavallini – Il periodo artistico – La scuola romana 1 – La scuola romana 2 – Bibliografia.

Cavallini: Natività della Vergine
Cavallini: Natività della Vergine

Pietro Cavallini (Petrus Caballinus de Cerronibus) (Roma, intorno al 1240 – intorno al 1330).

Pittore romano divenuto celebre per i suoi mosaici (Storie della Vergine in Santa Maria in Trastevere) e gli affreschi in Santa Cecilia a Roma (si veda la descrizione del Giudizio universale).

Lavora anche a Napoli per Carlo I e viene considerato dagli studiosi di storia dell’arte come uno dei più influenti maestri attivi nel rinnovamento artistico della Roma del suo periodo.

Cavallini: Il Giudizio Universale, Santa Cecilia a Roma
Cavallini: Il Giudizio Universale, chiesa di Santa Cecilia a Roma

Le sue figure sono solide ed il suo trattamento sciolto della superficie superano di molto gli schemi della cultura pittorica tradizionale.

Notizie relative al Cavallini, poche e frammentate, si limitano fatti ad esso relativi avvenuti nel periodo 1273-1321, ma la data di nascita, secondo alcuni studiosi della Storia dell’arte, dovrebbe oscillare intorno al 1240 o 1250.

Cavallini: un particolare del Giudizio Universale
Cavallini: un particolare del Giudizio Universale

Quello che si sa di certo, perché documentata (definito pictor romanus), riguarda la provenienza romana dell’artista. Anche sulla morte (luogo e data) ci sono molte incertezze, nonostante venga generalmente riferita dalla critica intorno al 1325-1330, cioè dopo il suo rientro a Roma dal soggiorno presso la corte angioina napoletana.

Lo scrittore papale Giovanni Cavallini, un discendente del pittore, lo definisce una persona dalla lunga vita (“persona centenaria”): Huic commemoro Petrum de Cerronibus qui centum annorum numero vitam egit [Tomei, 2000, pagina 12]. Tale testimonianza chiarisce in modo definitivo l’identità dell’artista in esame coincidente con quella di Pietro de Cerronibus riportato in più documenti, la cui diversa longevità (apparentemente tale perché di Cavallini sono ancora dubbie le date di nascita e morte) aveva in passato tratto in inganno e considerare non correlati tali documenti, cioè notizie riferite a persone diverse [Bellosi, La pecora di Giotto, pagina 11].

Particolare dell giudizio Universale di Cavallini
Particolare dell giudizio Universale di Cavallini

Ghiberti nei suoi scritti (i Commentarii) cita il pittore romano “Pietro Cauallini, … dottissimo infra tutti gli altri maestri”.

Il Vasari, invece, ridimensiona il Cavallini a “discepolo di Giotto” (si veda il documento in pdf della vita secondo l’autorevole storico), impegnato com’era nella valorizzazione della pittura toscana, soprattutto quella fiorentina, stabilendo un assurdo anacronismo anagrafico, costruendo un pregiudizio storico-artistico durato fino a poco tempo fa: « si sforzò sempre di farsi conoscere per ottimo discepolo di Giotto»




Le navate del duomo di Siena

Cattedrale Metropolitana di Santa Maria Assunta (navata centrale e navate laterali)

Continua dalla pagina precedente con la struttura interna e controfacciata

Navata centrale del duomo di Siena

Navata centrale e cupola del duomo di Siena
Navata centrale e cupola del duomo di Siena (foto di Tango7174)

Sopra la navata centrale e sopra il coro spicca un maestoso davanzale che sovrasta un’interminabile fila di busti di papi (171 per l’esattezza e tutti, secondo gli esperti, di mediocre rappresentazione), realizzati nel periodo a cavallo tra il Quattrocento e Cinquecento da artisti anonimi [Gabriele Fattorini, in Le sculture del Duomo di Siena, Silvana Editoriale, 2009, alle pagine 47-51].

Il primo busto che si incontra (visibile subito sulla destra) è quello raffigurante S. Pietro.

Proseguendo verso il coro e poi girando in senso orario appaiono tutti gli altri pontefici succedutisi cronologicamente.

Presso la parete di fondo del coro appare il busto di Cristo e quindi papa Lucio III (1181-1185), il centosettantunesimo pontefice.

La lista avrebbe dovuto concludersi Alessandro III (1159-1181), centosettantesimo papa (di origine senese che consacrò il duomo nel 1179) ma si rese necessaria l’esclusione del busto di papa Giovanni VIII (pontefice dal 14 dicembre 872 al 16 dicembre 882), poiché poteva confondersi con la leggendaria ed imbarazzante papessa Giovanna con lo stesso nominativo (papa, si presume, nel biennio 853-855), che fece slittare, di una unità  in anticipo, tutti i papi che la succedettero. L’esclusione della papessa dalle registrazioni storiche fu voluta dal suo successore Benedetto III (855-858).

Sotto la lunga fila dei pontefici – negli sguanci degli archi, a intervalli regolari – appaiono le trentasei sculture di busti di imperatori, non identificati da didascalie, realizzati nel Cinquecento in due periodi diversi: quelli visibili nella navata centrale e cupola furono scolpiti tra il 1503 ed il 1506, mentre quelli nel coro  tra il 1568 e il 1571 [Gabriele Fattorini, in Le sculture del Duomo di Siena, Silvana Editoriale, 2009, pagine 47-51].

Il motivo per cui l’opera del duomo fosse stata spinta ad inserire busti in un edificio religioso, che nulla avevano a che vedere con le altre figure ecclesiastiche, è ancora oggetto di accesi dibattiti ma alcuni studiosi pensano ad un omaggio alla tradizione ghibellina di Siena [Gabriele Fattorini, in Le sculture del Duomo di Siena, Silvana Editoriale, 2009, pagine 47-51].

Di grande valore artistico sono i numerosissimi capitelli istoriati che si trovano in tutta la cattedrale al termine di ogni pilastro. Molti fra quelli ubicati nella navata centrale (1263-1280 circa) vengono attribuiti a Nicola Pisano o alla sua scuola. Gli altri, di più antica realizzazione e quindi di più dubbia assegnazione, appaiono di minore valore artistico. Molti di quelli in corrispondenza del coro (1340-1357 circa), invece, sono ritenuti opera di Giovanni di Agostino [Silvia Colucci in M. Lorenzoni (2009), pagine 42-46]

Sugli ultimi due pilastri appaiono due antenne, probabilmente provenienti dal carroccio senese della battaglia di Montaperti nel 1260 [ TCI, p. 520]. Data la loro importante lunghezza, superiore ai sedici metri, alcuni studiosi ritengono invece che si tratti di elementi di un solo pennone di una nave cristiana, o ottomana, attiva nella Battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571.

Navata sinistra

Registro della Maestà di Duccio
Registro della Maestà di Duccio

In tempi remoti negli altari laterali della cattedrale si poteva ammirare un eccezionale ciclo di episodi mariani che facevano parte integrante della grandiosa pala d’altare di Duccio di Buoninsegna (la Maestà del duomo di Siena).

Si trattava di capolavori realizzati da celebri artisti locali del Trecento (i Lorenzetti, il Sassetta, Simone Martini), che dopo la loro rimozione, avvenuta nel Seicento per far posto ad altre opere, si perdettero le tracce nel XVIII secolo.

Sul primo e secondo altare si possono ammirare le pale di Francesco Trevigiani raffiguranti rispettivamente i Quattro Santi coronati e il Cristo coi santi Giacomo e Filippo (1688). Sul terzo altare appare una Epifania realizzata nel 1588 da Pietro Sorri.

Per quanto riguarda il grande complesso pittorico di Duccio di Buoninsegna,  la stesura pittorica della pala, realizzata a tempera su tavola, copriva entrambi i lati (recto e verso), compresi predella e coronamento. Attualmente l’impianto è smembrato e gran parte dei riquadri è conservata nel Museo dell’Opera del Duomo. Altri comparti, appartenenti alla predella e al coronamento, furono trasferiti all’estero e si trovano attualmente in diversi musei e collezioni (sia pubbliche che private), mentre altri ancora sono dispersi.

Navata destra

Negli altari della navata destra del duomo (dal primo al quarto) si possono ammirare in successione ordinata le seguenti opere:

  • 1° altare: La pala di Domenico Maria Canuti con il San Gaetano.
  • 2° altare: La pala di Annibale Mazzuoli con l’Estasi di san Girolamo.
  • 3° altare: La pala di Raffaello Vanni (1654) con l’Estasi di san Francesco di Sales.
  • 4° altare: La pala di Pier Danidini con lo Sposalizio mistico di santa Caterina.

Proseguendo per lo stesso verso, quasi sul termine della navata, si trova la piccola porta attraverso la quale si accede all’interno del campanile. Sopra di essa appaiono frammenti ricomposti della Tomba di Tommaso del Testa Piccolomini, vescovo di Pienza, opera scolpita nel 1485 in tempo record (soli sei mesi) da Neroccio di Bartolomeo de’ Landi.

Ai lati si possono ammirare sei episodi del ciclo di 22 riquadri di Urbano da Cortona, realizzati intorno al decennio 1450-1460, provenienti dalla cappella delle Grazie, demolita nel XVII secolo. Dalla stessa cappella altre opere furono trasferite sulla facciata del duomo ed in controfacciata.

Nei pressi spicca la meravigliosa un’acquasantiera in stile gotico realizzata intorno alla prima metà del XIV secolo da un ignoto artista.




Struttura interna e controfacciata del duomo di Siena

Cattedrale Metropolitana di Santa Maria Assunta (interni e le navate)

Continua dalla pagina precedente: Il pavimento del Duomo di Siena

Sommario della struttura interna

Una veduta interna del duomo di Siena
Una veduta interna del duomo di Siena

L’aula all’interno del duomo è suddivisa in tre navate intervallate da pilastri polistili, con un transetto a quattro navate (se si sonsidera fra queste anche anche le due cappelle a sinistra, di S. Giovanni Battista e S. Ansano, e a destra della Madonna del Voto e Santissimo Sacramento) ed un profondo coro.

La lunghezza totale è 89,4 m., la larghezza massima in corrispondenza della crociera è 54,48 m., mentre quella alle navate misura 24,37 m. [Touring, cit., p. 519].

Veduta interna del duomo di Siena
Veduta interna del duomo di Siena

La crociera del transetto, fra le più vaste costruite nello stesso periodo – ma anche altri periodi non troppo scostati nel tempo – è costituita da un esagono sormontato da una cupola a base poligonale di dodici lati.

La pianta viene suddivisa in molteplici campate, che risultano a forma rettangolare nella navata centrale e quadrate in quelle laterali.

Le campate vengono divise dai pilastri e quindi scandite da delicatissimi archi a tutto sesto.

Le volte di tutte le navate, che appaiono a crociera, sono decorate con miriadi di stelle in un campo azzurro.

L’ammirevole cleristorio (livello più alto della navata), posto molto alto, è decorato con archi a sesto acuto e vi appaiono eleganti e aperture trifore e bifore (queste ultime in corrispondenza del transetto) che illuminano tutta la chiesa.

Sulla controfacciata e sul coro appaiono due bellissimi rosoni.

Quattro imponenti contrafforti esterni contrastano la spinta gravitazionale delle volte del coro.

In ogni parte strutturale interna del duomo prevale la bicromia bianco-nero, corrispondente a quella dello stemma di Siena, che, tra l’altro, conferisce un raffinato effetto chiaroscurale a tutto l’insieme.

La controfacciata del Duomo di Siena

Controfacciata del Duomo di Siena
Controfacciata del Duomo di Siena

Nella controfacciata il portale principale è incorniciato da un complesso marmoreo, allestito nel Seicento in concomitanza con i lavori di rifacimento voluti voluti da Alessandro VII (pontefice senese) [Gianluca Amato in M. Lorenzoni (2009), pp. 24-26]. Tuttavia quasi la totalità del materiale impiegato per il complesso risulta di epoca quattrocentesca: questo fa pensare, a prescindere dal coronamento, che si siano utilizzati materiali di ripiego giacenti nei vecchi cantieri.

La sistemazione delle colonne poste ai lati della controfacciata furono portate a compimento nel 1483, ma realizzate tre anni prima da Antonio Federighi e Giovanni di Stefano per la Cappella dei Quattro santi (poi smantellata). I due capomastri non lavorarono assieme ma si succedettero in tale ruolo.

Sui basamenti delle colonne appaiono sei ammirevoli pannelli scolpiti (cinque originale e uno riprodotto) mentre su quelli in alto spiccano quattro raffigurazioni con episodi della Vita della Madonna. In tutto sono nove scene, tutte scolpite da Urbano da Cortona nel decennio compreso da 1450 al 1460 (circa) per la distrutta cappella della Madonna delle Grazie. Di questi pannelli l’artista ne realizzo ben 22.

Le quattro lastre che sormontano l’architrave con episodi della Vita di Sant’Ansano furono scolpite nel biennio 1477-78 da un artista anonimo appartenente cerchia collaboratrice di Antonio Federighi. Anche queste furono realizzate per altre precedenti destinazioni: lo smantellato altare di Sant’Ansano, che si trovava in un angolo della crociera [Gabriele Fattorini in M. Lorenzoni (2009), pp. 32-35].

Per quanto riguarda l’autografia delle sei rappresentazioni sulle mensole interne di ogni portale, non si conosce l’artista, che certamente era di ispirazione gotica francese. I portali laterali furono appositamente realizzati “fuori asse” rispetto alle navate laterali, per bilanciare l’aspetto dell’intera facciata: trattasi di uno dei raffinati accorgimenti di Giovanni Pisano [TCI, p. 520]

Rosone della facciata del Duomo di Siena
Rosone della facciata del Duomo di Siena: l’Ultima Cena (1531-37) di Pastorino Pastorini da Siena. Foto di Ettore Zaffo sul sito Juza Photo

Sul rosone spicca la grande vetrata con un’opera di Pastorino de’ Pastorini del 1459, ove viene raffigurata l’Ultima Cena, realizzata su probabile  progetto di Perin del Vaga [TCI, p. 520].

Alle due estremità della controfacciata appaiono due papi (Marcello II e Paolo V). Si sa che le figure inizialmente avrebbero dovuto rappresentare i papi senesi Alessandro III (1591) e Pio II (1592) per le effigi dei quali incominciò a lavorarci lo scultore Domenico Cafaggi su richiesta del rettore Giugurta Tommasi. Successivamente (1680-90) invece si decise di affidare le due sculture alla bottega Mazzuoli che le trasformò nelle attuali sembianze [Monika Butzek, Chronologie in Walter Haas, Dethard von Winterfeld, Der Dom S. Maria Assunta, p. 20-23].

Continua nella pagina successiva con le navate del duomo di Siena.


Il pavimento del Duomo di Siena

Cattedrale Metropolitana di Santa Maria Assunta (cenni sul pavimento)

Continua dalla pagina precedente: Cupola, fiancate, campanile e facciata posteriore

Storia del pavimento

Una veduta del pavimento del duomo di Siena
Una veduta del pavimento del duomo di Siena

All’interno del Duomo di Siena è possibile ammirare un gran numero di capolavori, realizzati nel corso dei secoli da grandissimi artisti, tra cui spicca il pavimento, una tra le opere più belle secondo gli studiosi di Storia dell’arte.  Iniziato nel Trecento fu portato a compimento soltanto nel XIX secolo”.

Strage degli innocenti
Strage degli Innocenti, pavimento del Duomo di Siena, di Matteo di Giovanni

Della pavimentazione della chiesa in esame ne parlò anche il Vasari, a proposito del Beccafumi, nei suoi celebri scritti: “gli riuscì l’opera tanto bene e per l’invenzione e per lo disegno fondato e copia di figure, che egli a questo modo diede principio al più bello et al più grande e magnifico pavimento che mai fusse stato fatto, e ne condusse a poco a poco mentre che visse una gran parte”  (Domenico Beccafumi dalle Vite di Vasari).

Lupa senese pavimento del duomo di Siena
Lupa senese tra i simboli delle città alleate – pavimento del duomo di Siena (primi anni del Cinquecento)

I cartoni preparatori delle tarsie (per la precisione cinquantasei) furono realizzati da importantissimi artisti locali, tra cui prese parte anche il Pinturicchio nel 1505, unico collaboratore non senese, con il cartone per il Colle della Sapienza.

Altri nomi che vi spiccano sono quelli di Domenico Beccafumi, Matteo di Giovanni, Francesco di Giorgio Martini, Sassetta, Neroccio di Bartolomeo de’ Landi, Urbano da Cortona, Antonio Federighi. Il Beccafumi realizzò 35 episodi rinnovandone profondamente il genere.

Nelle ultime fasi di realizzazione, relative al XIX secolo, vi lavorò Alessandro Franchi, caposcuola del purismo [TCI, pagine 519-520].

L’insieme dei riquadri mostrano raffigurazioni relative ad un omogeneo disegno tematico (salvo alcune storie senesi realizzate per esigenze di celebrazione cittadina): la Rivelazione tramite la Scrittura.

Sibilla Eritrea - pavimento del duomo di Siena
Sibilla Eritrea – pavimento del duomo di Siena (ultimi decenni del Quattrocento)

La tecnica impiegata per il trasferimento dei progetti degli artisti sul marmo del pavimento è quella del graffito e del “mosaico fiorentino”, quest’ultimo conosciuto anche come “commesso marmoreo”.

Si iniziò in modo assai semplice per poi ampliare e sviluppare gradatamente le tecniche, e così avvenne fino raggiungere il primo straordinario risultato ottenuto nel tratteggiare su marmo bianco dei solchi e quindi riempirli con stucco nero.

Si incominciò di fatto a perfezionare la tecnica del graffito, che permetteva di accostare marmi con svariate combinazioni cromatiche raggiungendo gli stessi effetti di una tarsia in legno (“commesso marmoreo” o “mosaico fiorentino”).

Domenico Beccafumi- Patto tra Elia e Ecab
Domenico Beccafumi- Patto tra Elia e Acab – Scena dal pavimento del Duomo di Siena

Più tardi entrambe le tecniche divennero complementari l’una all’altra.

Spetta a Domenico Beccafumi, celebre esponente del Tardo-Rinascimento senese, la paternità dell’ulteriore sviluppo di detta tecnica combinata, con la quale si ottennero meravigliosi giochi di contrasti cromatici e di luminosità.

Tutti gli episodi della pavimentazione del duomo di Siena subirono delle restaurazioni nel corso dei secoli, per combatterne l’inevitabile usura. Alcuni furono completamente rifatti ex-novo, rispettando le antiche tecniche e gli aspetti raffigurativi.

Continua nelle pagine successive con:


Cupola, fiancate, campanile e facciata posteriore del duomo di Siena

Cattedrale Metropolitana di Santa Maria Assunta (aspetto esterno)

Continua dalla pagina precedente: Facciata superiore del duomo di Siena

Aspetto esterno del Duomo di Siena: Cupola, fiancate, campanile e facciata posteriore

La cupola

Cupola e campanile del duomo di Siena
Cupola e campanile del duomo di Siena (foto di Joanbanjo)

La cupola del duomo è costituita da due ordini di logge, che si caratterizzano per la loro diversità: quella inferiore è fatta ad archetti a sesto acuto con colonne binate slanciate, mentre quella superiore è fatta ad archetti a sesto ribassato con colonne singole assai più basse.

La cupola, costruita in laterizi, fu portata a compimento nel 1263 e si presenta con l’emisfero ricoperto da lastre di piombo.

La cima, sulla quale domina la mela di rame di Rosso Padellaio, fu ricostruita nel 1385 da Barna di Turino. L’attuale lanterna, edificata nel 1667, è alta 48 metri.

I fianchi della cattedrale

L’attuale disposizione del palazzo, subito a ridosso della parte sinistra del duomo, permette alla navata di sporgere soltanto una monofora chiusa.

Veduta del lato destro del Duomo di Siena
Veduta del lato destro del Duomo di Siena (foto di Sonny Abesamis)

La parte destra, invece, è completamente libera e si presenta con fasce bianche e nere del paramento, intervallate dai contrafforti dei pilastri delle navate. Ognuno di essi è coronato da una statua raffigurante un Profeta il cui originale, realizzato nel XIV secolo, è conservato nel Museo dell’Opera del Duomo.

Quattro finestroni a tabernacolo in stile gotico, che richiamano quelli dell’abbazia cistercense di San Galgano (Comune di Chiusdino ad una trentina di chilometri da Siena), si aprono tra i pilastri. Questi ultimi furono restaurati nel 1898 su progetto di Agenore Socini.

Madonna col Bambino di Donatello, Museo dell'Opera del Duomo di Siena
Madonna col Bambino di Donatello, Museo dell’Opera del Duomo di Siena

Sulla crociera (area definita dall’incontro del transetto con la navata centrale), dove stanno cinque aperture bifore, si apriva la Porta del Perdono (abbattuta verso il 1660 per fare posto alla Cappella della Madonna del Voto di Bernini), nella cui lunetta domina la copia di una Madonna di Donatello (originale nel Museo dell’Opera) e due imposte in bronzo di Vico Consorti, con pannelli che richiamano le Consacrazioni di Siena alla Madonna.

Il Campanile

Campanile del duomo di Siena
Campanile del duomo di Siena

Il campanile, alto 77 metri, è in stile romanico e costruito nel 1313. Si presenta con fasce marmoree bianche e verde scuro, sei ordini di finestre (monofora quella più bassa fino ad arrivare alla esafora più alta), una cuspide a piramide ottagonale e pinnacoli laterali.

Non si conosce la data in cui avviato ma, secondo gli studiosi, è comunque posteriormente alla costruzione della cupola (1264) ed innalzato sulle rovine di una preesistente torre (quella dei Bisdomini), di cui alcune strutture murarie appaiono ancora entro la cella interna.

Il campanile ha tante campane quanti sono gli ordini di finestre, che come sopra accennato sono sei. Quando vengono suonate in sequenza ordinata formano una scala musicale diatonica. Appartengono ad epoche diverse e, di conseguenza, a fusioni ottenute da differenti procedimenti.

Date e fonditori delle campane

La qualità del suono, secondo gli esperti, non è delle migliori ma sono senza dubbio valorizzate sotto il punto di vista storico.

La campana n° 1, che ha un diametro di 95 cm., fu realizzata nel 1149 dal Maestro Martino.

La campana n° 2, con sagoma tardo-gotica ed un diametro di 115 cm., fu realizzata nel 1381 da Magio Giovanni.

La campana n° 3, con sagoma gotica ed un diametro di 148 cm., fu realizzata nel 1452 da Giovanni Tofano.

La campana n° 4, con sagoma gotica ed un diametro di 113 cm., fu realizzata nel 1453 da Giovanni Tofano.

La campana n° 5, con sagoma gotica e diametro 127 cm., fu realizzata nel 1469 da da Giovanni Tofano.

La campana n° 6 (detta “Campana dei frati”), con diametro di 82 cm., fu realizzata nel 1859 dal senese Giorgio Neri.

La facciata posteriore

Facciata posteriore del Duomo di Siena
Facciata posteriore del Duomo di Siena (foto di sailko)

Anche la parte posteriore del Duomo, orientato verso sud- ovest, ha una propria facciata (nord-est), che costituisce, tra l’altro, il prospetto del battistero di San Giovanni.

La facciata è formata da due due ordini sovrapposti intervallati da un cornicione ornato a fasce di marmo bianco e verde scuro.

L’ordine inferiore si presenta con tre portali strombati, da cui si accede al Battistero del duomo, sormontati da una lunetta con arco a pieno centro, chiusa da una vetrata.

La parte superiore della facciata in esame, che corrisponde al coro del Duomo, si presenta con archetti ciechi pensili (in basso), tutti coronati da una ghimberga.

Nella parte alta spiccano due aperture bifore strombate (la terza, quella centrale, venne murata nel Cinquecento per realizzare l’abside), anch’esse coronate da ghimberghe.

La parte più alta della facciata posteriore, mai portata a compimento, è caratterizzata dalla forma a quadruplo spiovente, con al centro un rosone circolare.

Continua nelle pagine successive con:


Facciata superiore del duomo di Siena

Cattedrale Metropolitana di Santa Maria Assunta (facciata superiore)

Continua dalla pagina precedente: Facciata inferiore del duomo di Siena

Facciata superiore del duomo di Siena
Facciata superiore del duomo di Siena (foto di Emanuele.vivori) .

I lavori della parte superiore della facciata del duomo di Siena furono affidati a Camaino di Crescentino (padre dell’ancora più celebre Tino di Camaino), che li diresse dal 1299 al 1317.

In passato, però, secondo un documento male interpretato riferito ai lavori della “Facciata in piazza del Duomo, logia del vescovo”, si riteneva che tale progetto fosse opera di Giovanni di Cecco. Esso invece, si riferiva ad un’altra dimora del vescovo ubicata nella stessa piazza: il Palazzo Vescovile.

Cuspide centrale della facciata superiore del duomo di Siena
Cuspide centrale della facciata superiore del duomo di Siena con L’Incoronazione della Vergine.

Quando si ritrovò un documento del 1310, dove si richiedeva la messa in opera di un mosaico per la cuspide centrale, a cui seguì l’attenta rilettura di alcune cronache trecentesche precedentemente ignorate, risultò che tre di queste (riferite al 1317) parlano del completamento della facciata, portando chiarezza, una volta per tutte, su questo argomento.

Camaino di Crescentino costruì la facciata dandogli l’attuale aspetto a “tre cuspidi”: sotto quella centrale appare un grande oculo incorniciato da nicchie gotiche con dentro busti di Profeti, Apostoli e, posta al centro in alto, la Madonna col Bambino, la cui scultura originale si trova nel Museo dell’Opera del Duomo.

Cuspide di sinistra della facciata superiore del duomo di Pisa
Cuspide di sinistra della facciata superiore del duomo di Pisa

L’oculo reca una vetrata cinquecentesca con l’Ultima cena (visibile solo dall’interno), realizzata da Pastorino dei Pastorini.

Ai lati stanno due pilastri che, prendendo in salita la forma di pinnacoli, terminano in sottilissime guglie a conferire più slancio verso l’alto alla struttura. Ai lati di questi ultimi, sotto le cuspidi laterali, appaiono due ordini di piccole logge, mentre il tutto è dominato dalla maestosa cuspide dorata centrale con all’interno il mosaico dell’Incoronazione della Vergine realizzato nel 1878 a Venezia su disegno di Alessandro Franchi.

Le raffigurazioni nelle cuspidi laterali – sempre a tecnica musiva – eseguiti nel medesimo anno dallo stesso artista, rappresentano la Presentazione di Maria al Tempio (sinistra) e La Natività di Gesù (destra).

Cuspide destra facciata superiore duomo di Siena
Cuspide destra facciata superiore duomo di Siena

Nel complesso generale possiamo definire lo stile della facciata superiore come gotico-fiorito.

Nei primi decenni del XIV secolo, Lorenzo Maitani, un architetto senese, incominciava a lavorare alla facciata del Duomo di Orvieto, che chiaramente richiama la facciata superiore del duomo di Siena. Tuttavia, anche avendo uno stile omogeneo in tutta la facciata, quella della cattedrale di Orvieto viene considerata come una versione perfezionata della facciata in esame.

Dato che i periodi di lavorazione delle facciate delle due cattedrali si accavallano – ma si sa per certo che quella senese fu iniziata prima, e che l’arte senese influenzava maggiormente di quella orvietana – non è proprio chiaro al cento percento quale due facciate fece da modello all’altra, ma si tende ad attribuire l’ascendente a quella Senese.

Comunque nella facciata in esame, secondo gli esperti, a differenza di quella di Orvieto, si evidenzia un difetto architettonico: i pilastri situati lateralmente all’oculo non coincidono con quelli posti ai lati del portale centrale di quella inferiore.

Continua nelle pagine successive con:

Ricerche effettuate in: Monika Butzek, Chronologie in Walter Haas, Dethard von Winterfeld, Der Dom S. Maria Assunta


Facciata inferiore del Duomo di Siena

Cattedrale Metropolitana di Santa Maria Assunta (facciata inferiore)

Segue dalla pagina precedente: Il Duomo di Siena

Facciata del Duomo di Siena
Facciata (inferiore e superiore) del Duomo di Siena

Giovanni Pisano seguì il suo progetto fino al 1297, anno in cui decise improvvisamente di allontanarsi dalla città, forse a causa dei malcontenti del Comune in riferimento alla disorganizzazione del lavoro ed agli sprechi di materiale [Monika Butzek, Chronologie in Walter Haas, Dethard von Winterfeld, Der Dom S. Maria Assunta, pp. 28-29].

A questo periodo vengono assegnati i tre portali (compresi lunette, ghimberghe e strombo) e i torrioni ai due lati.[ Matthias Quast in M. Lorenzoni (2007), pp.105-117].

Il portale centrale si presenta con un arco a tutto sesto, mentre i due laterali sono leggermente ogivali. Tutti e tre hanno lo sguancio ornato da colonnine ritorte e capitelli decorati a fogliame scolpito. Sopra stanno gli archivolti con teste di satiri come chiavi di volta, sormontati da tre ghimberghe ornate con foglie rampanti nella cui zona centrale appaiono dei busti; questi ultimi inseriti, però, solo nel Seicento.

Sulla sommità delle ghimberghe appaiono tre statue (la Vergine in quella centrale e due angeli nelle altre due).

Ai lati della facciata dominano i due massicci torrioni, con finestre slanciate e edicole sulle cui cuspidi appaiono statue, coronamenti gotici e doccioni.

La decorazione scultorea della facciata inferiore, che comprende un ciclo statue in stile gotico (tutte copie di originali custoditi nel Museo dell’Opera), tra cui quattordici a figura umana (otto nella zona centrale e sei simmetricamente distribuite ai due lati), è stata curata dallo stesso Giovanni Pisano. Le statue raffigurano profeti, profetesse, filosofi (pagani) e patriarchi.

Eccezion fatta per le “Storie della Madonna”, autografe di Tino di Camaino (primi decenni del Trecento), tutte le statue a rappresentazione umana annunciano la “Venuta di Cristo”: nella zona centrale appaiono (da sinistra verso destra), Platone, Abacuc, una Sibilla, i re David e Salomone, Mosè e Gesù di Sirach. Sul lato estremo sinistro si possono ammirare una statua non identificata, Isaia e Balam, indovino e profeta involontario. Sull’estrema destra stanno Simeone, Maria di Mosè e Aristotele. Sotto le statue a figura umana troviamo quelle a forma animale.

Più in alto, appoggiate sull’architrave, appaiono le raffigurazioni antropomorfe degli Evangelisti.

Uscite dalla bottega di Giovanni Pisano sono anche le statue dei torrioni laterali, sia quelle posate in basso che quelle alte, fino alla sommità [Matthias Quast in M. Lorenzoni (2007), pp.105-117].

Intorno al 1630-40 nelle ghimberghe furono aggiunti i busti dei beati senesi – raffiguranti Ambrogio Sansedoni, Giovanni Colombini e Andrea Gallerani – scolpiti da Tommaso Redi. Anche il trigramma del nome di Cristo in bronzo, che si trova sulla lunetta centrale, viene assegnato allo stesso periodo.

La porta in bronzo del portale centrale, che rappresenta la Glorificazione di Maria, è stata realizzata nel 1958 da Enrico Manfrini [ Timothy Verdon in M. Lorenzoni (2007), pagine 17-74.].

Davanti alla facciata appaiono tarsie in marmo uguali quelle della pavimentazione interna. Trattasi di riproduzioni su campioni originali realizzati da Nastagio di Gaspare nel 1450, che rappresentano le Cerimonie dell’Ordinazione [ TCI, pagina 518].

Continua nelle pagine successive con:


Il Duomo di Siena

Storia del duomo

Duomo di Siena
Duomo di Siena

Il Duomo di Siena (Cattedrale Metropolitana di Santa Maria Assunta), il più importante luogo di culto della città, fu costruito in stile gotico tra la metà del XII secolo e il 1215 (1264 se si considera la cupola come elemento ultimo, 1296 se invece viene considerata anche la facciata inferiore) e si trova nell’omonima piazza.

Nel 1317 fu realizzato un prolungamento in direzione della retrostante Valle Piatta.

Pochissime ed incerte sono le documentazioni a noi arrivate relative al periodo della costruzione comprese tra inizio lavori e il 1227, fino a quando, cioè, nel dicembre 1226, la Repubblica di Siena non istituì le registrazioni dei costi e dei contratti presso gli uffici della magistratura finanziaria della Biccherna, relativi alla costruzione della chiesa in esame [ Matthias Quast in M. Lorenzoni (2007), pp.105-117].

Il maestoso edificio pare comunque essere stato eretto su un fabbricato preesistente, probabilmente una costruzione del IX secolo, eretta a sua volta sulle rovine di un tempio dedicato a Minerva.

Pianta del Duomo di Siena
Pianta del Duomo di Siena

La costruzione, che ha una pianta a croce latina con tre navate, fu rivestita tutta intorno da fasce di marmo bianco e verde scuro a simboleggiare lo stemma araldico senese.

Negli anni compresi tra il 1284 e il 1296, su probabile progetto di Giovanni Pisano, venne edificata la parte inferiore della facciata.

Nel 1317 iniziarono i lavori per il prolungamento della chiesa verso la retrostante “Valle Piatta”.

Il Comune, anche dopo i lavori di ampliamento, non essendo ancora pienamente soddisfatto di come si presentava la chiesa, e subendo le forti incitazioni dagli stessi senesi, desiderosi di competere con l’imponente Santa Maria del Fiore di Firenze, volle concepire l’ambizioso progetto di innalzare una colossale cattedrale, che poteva competere con le migliori costruzioni di culto europee.

Infatti nel 1339, con la delibera del Consiglio Generale della Campana del 23 agosto 1339, iniziò la costruzione del cosiddetto “Duomo Nuovo” sotto la direzione di Lando di Pietro (altre fonti indicano Lando di Piero). Nell’anno successivo la supervisione fu affidata allo scultore-architetto Giovanni di Agostino.

Nel giugno del 1357, a causa delle attuali e non buone vicende politiche, a cui si devono aggiungere le devastanti conseguenze della peste che già da quasi un decennio martoriava la città e alcuni errori di progetto che provocarono una serie di crolli strutturali, i lavori vennero interrotti lasciando testimonianza del fallimento nell’attuale piazza Iacopo della Quercia: basamenti per le colonne e incastonamenti nel Museo dell’Opera Metropolitana oltre al “facciatone”, rimasto incompiuto, che avrebbe rappresentato il maestoso duomo. Venne così portata a compimento la vecchia costruzione.

Dopo il 1376 – sotto la direzione di Giovanni di Cecco, che trasse ispirazione dal duomo di Orvieto, veniva portata a termine la parte superiore della facciata.

Il Duomo si presenta con una ricca decorazione scultorea: la parte inferiore della facciata (opera di Giovanni Pisano) ha uno stile romanico-gotico, aperta a tre portali, mentre quella superiore ha uno stile gotico-fiorito e reca nelle tre cuspidi mosaici ottocenteschi.

Il campanile, alto 77 metri, è in stile romanico e fu eretto nel 1313. Si presenta con fasce marmoree bianche e verde scuro, sei ordini di finestre (monofora quella più bassa fino ad arrivare alla esafora più alta), una cuspide a piramide ottagonale e pinnacoli laterali.
I marmi all’interno della cattedrale, che riprendendo la policromia del motivo esterno, creano, insieme ai giochi di luce ed ombra, un ambiente carico di mistero.

Le volte, decorate con stelle d’oro in campo azzurro, vennero sopraelevate nel corso del Trecento, tanto da far apparire parzialmente internato il ballatoio esterno della cupola.

Nella navata maggiore, tra le volte e gli archi ricorre una cornice che viene sostenuta da 172 busti cinquecenteschi, raffiguranti i “Primi Papi”, che sormontano busti di 36 imperatori. Tutta la pavimentazione – in marmo, comprendente 56 riquadri – venne istoriata a tarsia e graffito tra il 1369 e il 1547; generalmente, per evitare l’eccessiva usura di parti sensibili, oggi essa viene parzialmente ricoperta con tavolati lignei in corrispondenza del presbiterio e della cupola. Ai lavori presero parte oltre quaranta artisti, quasi tutti locali, nello sviluppo tematico della salvezza.

Le due acquasantiere, vicine ai primi pilastri, furono realizzate nel 1462-3 da Antonio Federighi.

La cupola, decorata da statue di santi, che appaiono nelle nicchie della base, si presenta con pianta esagonale in basso e dodecagonale in alto; nella calotta che la ricopre, a forma asimmetrica, risaltano 42 figure di profeti e patriarchi, dipinti intorno alla fine del Quattrocento.

Il complesso marmoreo dell’altare maggiore fu realizzato nel 1532 da Baldassare Petruzzi, mentre il bellissimo tabernacolo bronzeo (1467-1472) che lo domina è di Lorenzo di Pietro, meglio conosciuto come il Vecchietta.

Vetrata dell'oculo del Duomo realizzata da Duccio di Buoninsegna
Vetrata dell’oculo del Duomo realizzata da Duccio di Buoninsegna (foto di: Ho visto nina volare from Italy)

La decorazione policroma dell’imponente vetrata dell’abside fu realizzata da Duccio di Buoninsegna.

Sulla sinistra si può ammirare il pergamo, in stile gotico, realizzato dai Pisano (Nicola e Giovanni, rispettivamente padre e figlio) tra 1266-68.

La stessa navata apre alla cappella di San Giovanni Battista ove domina la figura dell’omonimo santo scolpita da Donatello nel 1457. Nei pressi di quest’ultima si accede alla Libreria Piccolomini fondata da papa Pio III, quando era ancora il Cardinale Francesco Todeschini Piccolomini, per trasferirci la biblioteca dello zio (Papa Pio II). Segue l’altare della famiglia dei due citati papi, commissionato ad Andrea Bregno intorno ai primi anni del Cinquecento, ove si possono ammirare quattro sculture di Michelangelo Buonarroti.

Infine, sulla navata di sinistra, incontriamo la Cappella Chigi (conosciuta anche come Cappella della Madonna del Voto), voluta da papa Alessandro VII nel 1661 su progetto di Bernini.

Continua nelle pagine successive con:


Eredità di Sandro Botticelli

Articoli correlati all’artista: Biografia e stile di Botticelli Le opere – L’elenco delle opere – Il periodo artistico – La critica – L’artista dalle Vite di Giorgio Vasari (pdf) – Bibliografia.

Continua dalla pagina precedente: Rientro di Botticelli a Firenze e le Storie di Nastagio degli Onesti

Autoritratto di Filippino Lippi
Autoritratto di Filippino Lippi

Dalla bottega di Sandro Botticelli, ove sono passati molti allievi, esce un solo maestro degno di questo nome: Filippino Lippi, che continuerà sviluppando in modo del tutto personale – e non può essere diversamente – il linguaggio pittorico del Botticelli; infatti, a prescindere da questo episodio, abbastanza singolo, l’arte di Sandro è troppo personalizzata per poter essere continuata integramente da altri artisti, anche se a lui molto vicini.

Le composizioni a soggetto mitologico, abbastanza importanti per gli studiosi di storia dell’arte, nel corso di tutto il periodo rinascimentale avranno invece uno stile più vicino alla pittura di Michelangelo e Raffaello.

Botticelli: cappella Sistina
Botticelli: cappella Sistina – Punizione dei Ribelli

Trascurando le lodi di Giorgio Vasari –tuttavia poche, a causa del sospetto di contatti di Botticelli con il partito di Savonarola – che lo stesso storico d’arte, allora alle dipendenze de’ Medici, non poteva perdonare, non si conoscono giudizi di studiosi di rilievo sull’artista in esame; infatti fino al tardo Settecento, il pittore è noto soltanto per i riquadri realizzati nella Cappella Sistina.

Tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, in concomitanza del periodo romantico e decadente l’artista diventerà un mito.

I Preraffaelliti studieranno il Botticelli per giocare sulla sua caratteristica linearità, con figure dal volto trasognato ed estatico che esprimono quella femminilità, cupa e passionale, mai riscontrata nello spirito umanistico. Questa analisi, alquanto fuorviante, incide molto – e per un lunghissimo periodo – sulla comprensione di tutta l’opera botticelliana.

Letture iconografiche ed analisi sullo stile dell’artista, che si integrano nei lavori della sua maturità, possono darci un quadro più completo e fedele di Botticelli. Le analisi tecniche che sono state realizzate in occasione dei restauri delle sue opere evidenziano anche una notevole perizia tecnica.